A NNALI DELLA
S CUOLA N ORMALE S UPERIORE DI P ISA Classe di Scienze
L UIGI A MERIO
Studi su gli integrali doppi del calcolo delle variazioni
Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Scienze 2
esérie, tome 10, n
o1 (1941), p. 57-89
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DEL CALCOLO DELLE VARIAZIONI (*)
di LUIGI AMERIO
(Roma).
In
questa
Memoria sistudia, seguendo
il metodo diTONELLI, l’integrale doppio
nel Calcolo delle Variazionidove D è m campo
aperto
e limitato e la funzionez(x, y)
è assolutamente con-tinua,
inD,
nel senso diTONELLI,
facendo delleipotesi particolari
sulla natura delle funzioniz(x, y), F(x,
y, z, p,q)
e del campo D.Si ammetterà sempre che la
F(x, y, z,
p,q)
sia finita econtinua,
assiemealle sue derivate
parziali Fp(x, y, z,
p,q), Fq(x, y, z,
p,q)
in tutti ipunti (x, y)
del campo D e per tutti i valori finiti
di z,
p, q, e che siaquasi-regolare positivo,
cioè si abbiaper
(x, y)
in D e per tutti i valori finitidi z,
p, po, q, qo.Studieremo
dapprima l’integrale
considerandolo nella classe delle fun- zioni che soddisfano in D alla medesima condizione di LIPSCHITZ.Si possono enunciare
cos ,
sotto condizionilarghissime
per laF(x, y, z,
p,q),
dei teoremi sulla semicontinuità inferiore di e sull’esistenza dell’estremo
assoluto. -
I risultati ottenuti sono
completati
da un lemma in cui si dimostra l’esi- stenza di almeno una funzioney),
definita in tutto ilpiano (x, y)
e iviLipschitziana,
laquale
coincida neipunti
di un insieme chiuso e limitato Econ una funzione
assegnata gg(x, y),
soddisfacente in E a una condizione di LIPSCHITZ.(*) Lavoro eseguito nel Seminario Matematico della R. Scuola Normale Superiore di Pisa.
Successivamente si dà un teorema sulla semicontinuità inferiore
dell’ integrale quando
lo si consideri nella classe delle funzioniz(x, y) integrabili,
oltreche assolutamente
continue,
inD,
e si facciano alcuneipotesi
sullaF(x,
y, z, p,q)
e sul campo D.
Nell’ultima
parte,
muovendo da un teorema dimostrato da TONELLI nella Memoria : L’estremo assolutodegli integrali doppi (i),
e da altri suoi teo-remi
sugli integrali semplici
in forma ordinaria(2),
si enunciano alcuni teoremi sull’esistenza dell’estremo assoluto pergJ D(Z)
e,infine,
sitrasportano
nel campodegli integrali doppi
i concetti relativi all’estremo inpiccolo,
introdotti da To- NELLI pergli integrali semplici (3).
§ 1. - L’integrale nella classe delle funzioni soddisfacenti in
Dalla medesima condizione di Lipschitz.
1. - Ordinariamente indicheremo con D un campo
aperto
elimitato,
con Dil campo chiuso
corrispondente.
Essendo
limitato,
il campo D sarà contenuto in unquadrato Q
coi lati pa- ralleliagli
assi x e y ; divisoQ
in 4nquadrati eguali,
indicheremo conDn
ilcampo formato dai
quadrati
che cos siottengono
e che sono costituiti intera- mente dapunti
di D.Adoperando gli
stessi simboliD,,
e D per indicare le misure deicampi Dn
e D
rispettivamente,
si avrà allora2. - TEOREMA I. - Sia
quasi-regolare positivo
edesista,
in cor-rispondenza
diogni
numeropositivo M,
una funzionefM(x, y),
definita eintegrabile
inD,
tale che risultiper (x,y) in D, |z|
Allora se C è una classe di funzioni
z(x, y),
soddisfacenti in D alla medesima condizione diLipschitz, l’integrale 8J D(Z),
considerato inC,
è se- micontinuo inferiormente perogni
funzionezo(x, y)
diC,
tale che8JD(zo)
esista finito.
(1) L. TONELLI: L’estremo assoluto degli integrali doppi. Ann. della R. Scuola Norm.
Sup. di Pisa, serie II, vol. LI, 1933, pp. 89-130.
(2) L. TONELLI: Fondamenti di Calcolo delle Variazioni, due volumi, Zanichelli, Bo- logna. Vedasi vol. II, cap. V, nn. 87 e 88.
(3)
L. TONELLI, luogo cito in(2),
vol. II, cap. V, n. 91.DIMOSTRAZIONE. -
Peripotesi,
seY 1)
eP2(X2, Y2)
sono duepunti
diD,
esiste una costante I~ per cui sia
per tutte le funzioni
z(x, y)
della classeC;
inoltre ognuna diqueste
funzioni am-mette
quasi
ovunque, inD,
le derivateparziali p
e q edè
Sia
y)
una funzione di C per esistefinito ;
essa sarà ovvia-mente limitata in
D,
cioè siavrà
.Sia lVl il
maggiore
tra i numeriR+ 1
e K e cominciamo col considerare tutte le funzioni della classe C soddisfacenti in D alla condizioneSe ora indichiamo con
Bn
l’insiemecomplementare
diDn rispetto
aD,
fis-abbiamo
quando
sia n ~ n sufficientementegrande.
Considerando ora il campo
Dn,
esso consterà di un numero m,finito,
di qua-drati ;
se A è uno diquesti
si haOra y, z, p,
q) è
funzione continua persi
può perciò prendere
con0 O~ 1,
in modoche,
perInoltre
siccome,
pera> 0,
le funzioniz(x, y)
soddisfano alla condizionee le funzioni
Fp(x, y,
zo, po,qo), qo)
sono limitate inLI,
per unteorema di TONELLI
(~), potremo
determinare (22, con0p2l~
in modo cheper
siaTenuto conto delle
(2), (3), (4),
esupposto o
minore delpiù piccolo
tra tutti inumeri p,
e O2 relativi aiquadrati
di cui ècomposto D-,
siavrà,
perche dimostra la tesi.
Osserviamo ora
che,
se la fuzioneF(x, y, z,
p,q)
soddisfa alla condizionedel teorema
I, supposta z(x, y) Lipschitziana
in D e introdotta lacorrispondente
f M(X, y), l’integrale
D
o esiste finito o vale + 00. Siccome la
y)
èintegrabile
inD,
ne segue chel’integrale JD(z)
o esiste finito o è infinitopositivo.
In
quest’ultimo
casopuò
ancoraparlarsi
di semicontinuità inferiore per5D(Z)
nel senso
precisato
dalseguente
TEOREMA II. - Sia
quasi-regolare positivo,
soddisfacente alla con-dizione del teorema L
Allora se C è una classe di funzioni
z(x, y),
soddisfacenti in D alla medesima condizione diLipschitz,
e per una funzionezo(x, y),
diC,
si hafissato un numero N
> a,
èpossibile determinare g > 0
in modo che per tutte le funzionidi
C soddisfacenti alla condizionesi abbia
DIMOSTRAZIONE. - Per
ipotesi
esiste una costanteK > 0
tale che siaper tutte le funzioni di C e per e
P2(X2, Y2)
in D.Potremo inoltre limitarci a considerare le funzioni per cui esiste finito
(4) L. TONELLI : Sur la semi-continuité des integrales doubles du Calcul des Acta Math., vol. 53, 1929, pp. 333-334.
(per
le altre il teorema è certamentevero),
e, traqueste,
soltantoquelle
soddi-sfacenti in D alla condizione
Osserviamo ora che zo, po,
qo) è limitata,
equindi integrabile,
inogni
campo
Dn
e si hae
quindi,
per sufficientementegrande,
Sia
R > 0
un numero tale cherisulti
per(x, y)
inD ;
M ilmaggiore
tra i numeriR + 1
e I~.Se
B,,
è l’insiemecomplementare
diDn rispetto
aD,
si haallora,
per le funzioni di C soddisfacenti alla(1),
n n
se
n > no
è abbastanzagrande.
considerato in
C,
è semicontinuo inferiormente per la fun- zionezo(x, y), possiamo
determinare O, con0 O 1,
in modo che per tutte le funzioni di C soddisfacenti in .D alla condizionesia
Ne segue, per la
(2),
e, per la
(3),
3. - Se C è una classe di
funzioni,
definite nel campoaperto
e limitatoD,
si dice che
g(x, y),
anch’essa definita inD,
è una funzione di accumulazione per le funzioni di C se, preso ad arbitrio esiste sempre una funzionez(x, y)
della classeconsiderata,
soddisfacente in tutto D alla condizioneDiremo
poi
che una classe C di funzioni--(x, y),
assolutamente continue inD,
per le
quali F(x, y, z, p, q)
siaintegrabile
inD,
ècompleta (5)
inD, rispetto
a
quando ogni
sua funzione diaccumulazione,
inD, cp(x, y),
che risulti assolutamente continua in D e che rendaintegrabile
nello stesso campo la2013/
f)Q9 D appartiene
a C.F(x,
y, 991 1òy)
1appartiene
aF(x
y,dy) , appartiene
a C.È
chiaro inoltreche,
se le funzioni di C soddisfano in D alla stessa condi- zione diLIPSCHITZ,
vi soddisfa ancheogni
loro funzione diaccumulazione, cp(x, y),
che risultaperciò
assolutamente continua in D.4. - TEOREMA III. - xfe
quasi-regolare positivo
e soddisfa alla condizione del teoremaI, esiste , iL
minimo assoluto inogni
classe com-pleta
C di funzioniegualmente
limitate in D e soddisfacenti alla stessacondizione di
Lipschitz.
DIMOSTRAZIONE. - Per
ipotesi
esiste una costante tale che tutte le funzioniz(x, y)
della classe Csoddisfino,
inD,
alla condizioneSi ha
poi,
perP1
eP2
inD,
e
quindi
Se ~ è il
maggiore
tra i numeri R eK,
si haallora,
per tutte le funzioni di iC,
e
quindi
l’estremo inferiore i di9_D(z),
inC,
è finito.Sia ora
una successione
minimizzante,
soddisfacente alla condizioneSiccome le funzioni della successione
(3)
sono, per la(1), egualmente
limi-tate in D e, per la
(2), egualmente
continue inD,
dalla(3) potrà
estrarsi unasuccessione
parziale
.(5) L. TONELLI, luogo cit. in
(1),
p. 118.per
laquale
sarà ancorac()+ -) convergente
uniformemente in D a unan
funzione
y)
che soddisfa ancora alle condizioni(1)
e(2),
come facilmentesi dimostra.
Ora si ha sempre
e
quindi,
per il teoremaII,
esiste finito.Essendo la classe C
completa,
sarà allorae, per la
semicontinuità,
dimostrata nel teoremaI,
5. - LEMMA. - Se
y)
è una funzione definita in un insieme chiuso elimitato
E e iviLipschitziana,
èpossibile
determinare una funzioney),
definita e
Lipschitziana
in tutto ilpiano (x, y),
coincidente in E con la(p (x, y) -
_DIMOSTRAZIONE. - Per
ipotesi,
seQi
eQ2
sono duepunti
dell’ insiemeE,
la
gg(x, y)
soddisfa alla condizionedove
Kj
è unaopportuna
costantepositiva.
Noi ci
proponiamo
di determinare una costantel~~ 7 Ki
e una funzioney),
- coincidente in
E
collarp(x, y),
in modoche, presi
duepunti qualunque, P~
eP2,
del
piano (x, y),
si abbia.
Ora è nota
(1)
l’esistenza di una funzioney),
continua in tutti ipunti
del
piano (x, y),
laquale
coincida in E colla funzioneassegnata cp(x, y),
sup-posta
continua.Noi definiremo la
y) ripetendo
la costruzione data dal LEBESGUE in L. c.(6) (salvo
un cambiamento dipiccola importanza),
e dimostreremo che se lacp(x, y)
soddisfa in E alla(1),
lay)
cos definita soddisfa alla(2).
Dividiamo,
medianteparallele agli
assi x e y, ilpiano (x, y)
inquadrati,
tutti di lato
eguale
ad1;
medianteparallele agli assi,
dividiamopoi
ciascuno diquesti quadrati
inquattro quadrati eguali ;
e cosproseguiamo
indefinitamente.Abbiamo in tal
modo, successivamente,
delle divisioni4j , Ll2,...., 4n,....
delpiano (x, y)
inquadrati
di lato1, 1 ,...., 1
2 1*"*’ 2(6) Vedi per es. H. LEBESGUE : Sur le problème de Dirichlet. Rend. Circo Mat. di Pa-
lermo, vol. XXIV, II. sem. 1907, n. 6.
Indichiamo con
D1
ilcomplesso
diquei quadrati
della divisione¿J~
che noncontengono,
all’interno o sulcontorno,
nessunpunto
diE;
conD2
ilcomplesso
di
quei quadrati
di¿J2.!.- non
interni aDi ,
eche
noncontengono, all’interno
onel
contorno, punti
diE;
conD3
ilcomplesso
diquei quadrati
did3,
non in-terni a
D1
o aD2,
e che noncontengono, all’interno
o nelcontorno, punti
diE.
E cos via.
Sia
poi
D ilcomplesso
di tutti iquadrati
facentiparte
di diD2,....,
di
Dn,,.... ,
Definiamo,
in ciascun vertice deiquadrati
diD,
la funzioney)
ponen- dolaeguale
al minimo dei valori che lagg(x, y) prende
neipunti
diE
che si trovano alla minima distanza dal vertice stesso.Sul contorno di un
quadrato Qn, m
diDn,
lay)
risulta definita in un numero finito dipunti ;
eprecisamente
nei vertici diQn, m
e in un certo gruppo dipunti,
iquali
sono sicuramente in numero finitoperchè, se g >0 rappresenta
la minima distanza del contorno diQn, m
dall’insiemeE,
non possono essere adiacenti aquadrati
di latopiù piccolo
diquelli appartenenti
alla divi- sioneLI ~°’
dove r >, n è ilpiù piccolo
interopositivo
per cui è2 i "
Definiamo la
y),
nel contorno diQn, m,
in modo che essa vari linear-mente fra i valori che assume nei
punti
in cui ègià definita ; successivamente,
sui
segmenti
delleparallele
alla retta y =x che risultanocompresi
inQn, m,
de-finiamo la
1p(x, y)
facendola variare linearmente tra i valori che assumenegli
estremi.
In tutti i
punti
di Eponiamo
infineLa funzione
1p(x, y)
che cos si ottiene risulta definita in tutto ilpiano (X, y).
Resta da dimostrare che essa è anche
Lipschitziana.
a)
Cominciamo col considerare la1p(x, y)
definita nei vertici diquadrati appartenenti
a D._
Se
P1
eP2
sono vertici di taliquadrati
esistono allora sempre in E duepunti P~’
eP2’
per cui èi i
Diremo
poi,
perbrevità,
cheP1
eP2
sono vertici diquadrati
di latoir
2r els
2srispettivamente,
se tra iquadrati
di cui èvertice,
ve n’è almeno uno di latoir ls ,
mentregli
altri hanno tutti lato2 2
2 2Supponiamo dapprima Ps
eP2
vertici diquadrati
di lato1;
si ricavaallora,
per la
(1),
indicando con A la massima distanza tra ipunti
diE,
perchè
èSe Pi
eP2
sono vertici diquadrati
di lato1,
si hadove
ö(Pi) =Pl P/
eó(P2)=P2P2’ rappresentano
le minime distanze diP1
eP2 da E,
minime distanze che non possono superare il valoreý2", perchè
se unpunto
P delpiano (x, y)
ha da E una minima distanzaó(P) > ý2, appartiene
sicuramente a
quei quadrati
della divisione~1i
1 che dannoluogo
aDs ;
se è unvertice in tale
divisione,
è vertice comune diquattro quadrati
diDi ;
se appar- tiene a un lato di unquadrato,
fannoparte
diD1
i duequadrati
che hannoquel
lato comune. Inogni
caso, P nonpuò
essere vertice di unquadrato
dilato 2.
12 . _-1
Ne segue, osservando che è 2
e
quindi
Se,
ingenerale, P1
eP2
sono vertici diquadrati
di lato2"1,si
ottiene an-cora la
(4), perchè
si haNel caso in cui
P1
eP2
siano vertici diquadrati
divale sempre la
(4), perchè
si haSupposto
infine chePi
eP2
siano vertici diquadrati
di lati 1e 1s,
2 con s >1,
si ricava
e
quindi
la(3).
Dalle
(3)
e(4)
si deduceperciò,
considerandoM)
definita neipunti
cherisultano vertici di
quadrati appartenenti
aD,
b) Supponiamo
cheP1
eP2 appartengano
a unquadrato
4 facenteparte
di D.
Sul contorno di 4 la
1jJ(x, y)
varia linearmente tra i valori che assume neipunti
che sono vertici diquadrati appartenenti
a D.Annali della Scuola Norm. Sup. - Pisa. i
1
Perciò,
sePi
eP2 appartengono
a uno stesso lato did,
si ricava facilmente che continua a valere la(5).
Se
Pi
eP2 appartengono
a due lati di 4 aventi un verticePo
comune siNel caso in cui
P1
eP2,
inA,
siano situati sulla medesimaperpendicolare
alla retta y=x, si considerino le due
parallele
alla retta y=x,passanti
perPi
e
P ,
e intersecanti il contorno di 4rispettivamente
neipunti Ri
eSi, .R2
eS~ . Se,
adesempio,
è abbassiamo daipunti Ri
eSí
leperpendi-
colari a
R2S2,
che incontreranno neipunti R2’
e82’ rispettivamente;
siccomesu e su
Rz’ 82’
lay)
varialinearmente,
ladifferenza Ì
è massima in
corrispondenze
di unacoppia
diestremi,
adesempio R,
e.R2’ :
si ha
allora,
osservando che è ..’
per la
(6).
Siano infine
P1
eP2
duepunti qualsiasi di d ;
indichiamo conP~’
ilpunto
in cui la
perpendicolare
abbassata su(supposto
ancora >incontra
R2S2 ;
siricava,
per le(6)
e(7),
c)
SianoPi
ePz
situati sul contorno diquadrati
distinti facentiparte
di D. Possono allora darsi i
seguenti
casi:1) P1
eP2 appartengono rispettivamente
a duesegmenti 03B41 e 03B42
suiquali
la
1p(x, y)
varia linearmente tra i due valori assuntinegli
estremi e talisegmenti
sono
paralleli
allo stesso asse dellecoordinate,
sulquale però
leproiezioni
di!i
e
~2
non hanno nessunpunto
interno comune. - -Esistono allora due
estremi J
e, siccome è anche j J
B i
per la
(5).
2)
Isegmenti ~i
e~2
sonoparalleli
uno all’asse della x, l’altro all’assedella y ;
inoltre la retta su cui è situatoó,
non incontraó2
in unpunto
internoe
viceversa ;
sipuò
alloraripetere
la stessa osservazione del casoprecedente
econtinua a valere la
(9).
3)
Isegmenti ó,
e~2
sonoparalleli
allo stesso asse delle coordinate e le loroproiezioni
su tale asse hanno almeno unpunto
interno comune ; in tal caso si osserviche,
siccome tantoói quanto ó2
fanno ciascunoparte
del contornodi due
quadrati distinti,
di lati~ ()i
e~~2 rispettivamente,
la loro distanzaè
~~!+~2 ed
èperciò
Presi
poi,
sub,
e sub2,
dueestremi, P1’
eP2’,
in modo che siasi ha
ed è
da
cui,
avendosii ,.,
cioè vale ancora la
(9).
’
4)
Isegmenti ó,
e~2
sonoparalleli
uno all’assedelle x,
l’altro all’assedelle y e la retta su cui è situato
bi
incontraó2
in unpunto
interno. In talcaso è sicuramente
~2 > ~~ , perchè b2
e~1
sono lati diquadrati
di due divisioni4p
e4q rispettivamente
e, perl’ ipotesi fatta,
deveSi ha allora
~2 perchè ~2
faparte
del contorno di duequadrati
dilato
~ ~2; vale
allora la(10)
equindi
la(9).
d)
SeP1
eP2
sonopunti
delpiano (x, y)
che nonappartengono
all’in-sieme E,
indichiamo con4j
ed2
iquadrati (o
due deiquadrati)
cuiapparten-
gono, con
P~’
eP2’
ipunti
in cui ilsegmento PíP2
interseca i contorni diAl, Ll2.
Si ha allora
per le
(8)
e(9).
e) Supponiamo
infine cheP1 appartenga
aD, P2
a E. In tal caso, fis- sato un numeroN> 0
comunquegrande,
internamente alsegmento PP2
esistonopunti appartenenti
acampi Dn,
conn>N.
Si
può perciò prendere
no e, in il verticePo
di unquadrato (che
noncontenga P1
e abbia almeno unpunto
comune alsegmento
in modo cherisulti
Siccome è
V(P2)
indicando conP,’
ilpunto
in cui ilsegmento PIPo
interseca il contorno del
quadrato d1
cuiappartiene P,,
si ricavaun
punto
di .E tale che siache
dimostra,
assieme alle(1)
e(11),
la tesi.Si è trovato cos per
K2
il valore 19K, (7 + ~,).
6. - TEOREMA IV. - Sia
C’D(Z) quasi-regolare positivo,
e soddisfi alla condizione del teorema I.Allora,
se C è la classe di tutte le funzioniz(x, y)
che soddisfano in D alle medesima condizione diLipschitz
.e coincidono sulla frontiera F di D con una funzione
assegnata y),
ivi
Lipschitziana,
se K è sufficientementegrande
la classe C non èvuota;
inoltre se per una funzione
z(x, y)
diC,
esistefinito,
in C esiste ilminimo assoluto per
è1 D(Z).
DIMOSTRAZIONE. - Se
Q,
eQ2
sono duepnnti
di F si ha peripotesi
e
quindi,
per il lemmadimostrato,
sipuò
affermare che perK> l9.Ki~7 + ~)
la classe C non è vuota.
Le funzioni di
C
sonoegualmente
continue inD;
esse sonoinoltre,
inD, egualmente
limitate. Infatti seQo
è unpunto
di F e P unpunto
diD,
si hadove è la massima distanza tra i
punti
di D. Non resta allora cheapplicare
il teorema III.
-
§ 2. - Un teorema sulla semicontinuità inferiore
7. -
Supponiamo
che per il campoaperto
e limitatoD, approssimabile
me-diante i
campi Dn
in modo che sia limesista,
incorrispondenza
din-·oo
ogni
n, un numero finito(variabile
conn)
dipoligonali
chiuse esemplici,
unadelle
quali contenga
nel suo interno tutte lealtre,
ciascuna costituita di un nu- mero finito di latiappartenenti
aD,
in modo che se4n
è l’insieme deipunti
interni alla
prima
ed esterni allealtre, 4n
facciaparte
diD, contenga
nel suointerno e sia inoltre interno a
Si ha ovviamente lim
4n-D ;
indicandopoi con contemporanea-
n ~ ~
mente i contorni di
4n
e diDn
e le lorolunghezze,
ammettiamo che esista un numeroÀ>0
per cui sia sempreSe le
ipotesi
ora fatte sonoverificate,
diremo che il campo D soddisfa alla condizione(2).
Ciò
posto,
dimostriamo ilseguente
TEOREMA V. - Se il campo D soddisfa alla condizione
(2);
J s,e èquasi-regolare positivo
e la funzioneF(x,
y, z, p,q)
soddisfa alleseguenti
condizioni :
a)
esistono finite econtinue,
per(x, y)
inD,
z, p, qarbitrari,
oltrealle derivate y, z, p,
q)
eFq(x,
y, z, p,q),
le derivate y, z, p,q), Fqy(xl
y, z, p,q) ;
b)
esistonoquattro
numeriz, p, q, M> 0,
tali che y,z, p, q)
siaintegrabile
inD,
esista finita la derivataFz(x,
y,z, p, q),
erisulti,
per(x, y)
inD,
c)
per tutti i valori finiti di z, p, q si haallora è semicontinuo
inferiormente,
nella classe C delle funzioniz(x, y)
assolutamente continue eintegrabili
inD,
perogni
funzione di C che renda finito.DIMOSTRAZIONE. - Sia
zo(x, y)
una funzione della classeC,
per cui esista finito.Preso
r ~ n,
indichiamo conEnr
l’ insieme costituito daipunti
esterni aDn
e interni a
LI r.
’Si ha per la condizione
c)
da
cui,
fissatoa> 0
e indicando conBn
l’insiemecomplementare
diDn, rispetto
aD,
quando
sia sufficientementegrande.
Si ha
poi
e
quindi
se z è una funzione diC,
o esiste finito o vale + oo.Possiamo evidentemente limitarci al caso di finito. In tal caso si ha dalle
(2)
e(3)
Ora,
per si ricava. Osserviamo
poi
che il campoEnpr può
non essere connesso ma consta sem-pre di un numero finito di
parti
connesse ciascuna dellequali
ha per contorni dellepoligonali chiuse,
facentiparte
diÀr
odi 1,,o.
Considerando una di
queste parti,
sia2,’
lalunghezza
dellaporzione
di
Àr
che lecompete,
lacorrispondente
diSi
ha,
per il teorema diGAUSS,
e
quindi, supposto I
si ricavaPreso Q
in modo che sia+ 2D ~ a
siricava,
per le(4), (5)
e(6),
Considerando
ora l’insieme che consta di un numero finito diquadrati,
siccome è
quasi-regolare positivo
e vale la condizione~),
la semiconti-nuità inferiore di
(z), rispetto
alla funzioney),
segue da un teorema di TONELLI(’)
equindi
la tesi è dimostrata.§ 3. - Teoremi sull’esistenza dell’estremo assoluto.
8. - Se C è una classe di funzioni definite in
D,
si dice che una funzioney),
definita inD,
è una funzione di accumulazione(8)
nell’ interno diD, rispetto
aC,
se, considerato unqualsiasi
insieme chiusoE, appartenente
aD,
e preso ad arbitrio
E > o,
esiste in C almeno una funzionez(x, y),
soddisfacentein
E
alladiseguaglianza
,Supposto poi
che le funzioni di C siano assolutamente continue e rendano p,q) integrabile
inD,
si dice che la classe C ècompleta (9)
nell’ in-(~) L. TONELLI, luogo cit. in
(2),
pp. 342-343.(8) L. TONELLI, luogo cit. in (l), p. 118.
(9) L. TONELLI, luogo cit. in (i), p. 118.
terno di
D,
seogni
funzioney),
diaccumulazione, rispetto
aC,
nell’ interno diD,
laquale
risulti assolutamente continua in D e rendaF(x,
y, z, p,q)
in-tegrabile
inD, appartiene
a C.Diremo infine che le funzioni di una classe C sono
egualmente
limitate(o egualmente continue),
nell’interno diD,
se lo sono inogni
insiemeE,
chiusoe
appartenente
a D.9. - Per
quello
che esporremo inseguito
èopportuno
richiamare ilseguente
teorema di TONELLI
(10).
Sia
quasi-regolare positivo,
soddisfacente alla condizioneseguente:
a)
esistono tre numeri a >0, #>0,
M tali che inogni punto (x, y)
di D e per tntti i valori finiti di z, p, q, risulti .
Allora se le funzioni
z(x, y)
di una classeC, completa
nell’ interno diD, rispetto
a~D(z),
sono tutteegualmente
limitate neld’ interno diD,
in C esiste il minimo assoluto di
10. - TEOREMA VI. - Sia
quasi-regolare positivo,
soddisfacente alla condizioneseguente :
a)
esistono tre numeria > 0, ,u > 0,
M tali che inogni punto (x, y)
di D e per tutti i valori finiti di z, p, q, risulti
Allora se le funzioni
z(x, y)
di una classeC, completa
nell’ interno diD,
’
rispetto
a sonoegualmente
limitate edegualmente
continue nell’ in- terno diD,
in C esiste il minimo assoluto diDIMOSTRAZIONE. - Essendo l’estremo inferiore i di
9D(Z)
in Cè finito.
Sia allora
una successione minimizzante per
in C,
tale cioè che risultiSiccome le funzioni della successione
(1)
sonoegualmente
continue edegual-
mente limitate in
possiamo
estrarre dalla(1)
una successione(10) L. TONELLI, luogo cit. in
(1),
pp. 119-121.convergente
uniformemente inD, ,
a una funzionez(i)(x, y),
laquale,
per un teorema di TONELLI(~1),
sarà assolutamente continua inD,, avendosi,
per la condizionea)
e per la(2), qualunque
sianogli
indici m e nSia
poi
una successione estratta dalla
(3), convergente
uniformemente inD2
a una fun-zione
Z(2)(X, y),
assolutamente continua inD2,
coincidente conz~~~(x, y)
inD1.
Cos
proseguendo,
siricava,
dalle(3), (5)
e dalleanaloghe
chepotrebbero
scriversi relativamente ai
campi D3, D~ ,.... ~, Dm,....,
una successionela
quale
converge in tutti ipunti
di D a una funzioneZoo (x, y),
coincidente inDm
con laz ~~~ (x, y)
equindi
assolutamente continua inDm.
Inoltre la successione
(6)
converge uniformemente allay) in ogni
cambo D~..
Osserviamo ora
che, posto c
esistono finite e conti-nue le derivate gp e gq e si ha
cioè,
per undato n, l’ integrale
è
quasi-regolare positivo.
Ne segue
che, avendosi,
per la(4),
esisterà
finito,
per un teorema di TONELLI(12), l’integrale
(11) L. TONELLI, luogo cit. in
(1),
pp. 92-96.(12)
L. TONELLI, luogo cit. in (1), pp. 114-117.Inoltre
l’integrale (7)
è semicontinuo inferiormente(13 ) rispetto
aogni
fun-zione
y),
assolutamente continua inDn,
per cuiGD (z)
esistefinito;
saràperciò
e
quindi
da cui
cioè la
y) è
assolutamente continua in D.Seguendo
una dimostrazione di TONELLI(14),
osserviamo ora che siha,
per tuttigli
med n,
cioè
Per la condizione
a)
sipuò
allora affermare che esiste finitol’integrale
per la semicontinuità inferiore di
{15),
saràOra,
per la condizionea), l’integrale
o esiste finito o è infinitoposi-
tivo e, per la
(9),
si ottieneSiccome la classe C è
completa
nell’ interno diD, rispetto
a si ricavaallora che
y) appartiene
a C e che si haOSSERVAZIONE. - La condizione del
teorema,
relativa allauguale
continuitàdelle funzioni della classe
C,
nell’ interno diD,
sarà verificata se inogni
campoD7~
le
z(x, y)
soddisfano alla condizioneoppure se sono monotone nel senso di LEBESGUE e soddisfano alla condizione
(1s)
oppure se esiste per
ogni n
un numero tale che risulti(i 7)
dove
An, Bn
eCn
sono delle costantipositive dipendenti
da n e non dalla par- ticolare funzionez(x, y),
diC,
considerata.1 i. - TEOREMA VII. - Sia
9D(Z) quasi-regolare positivo,
soddisfacente alleseguenti
condizioni :a)
esistono perogni
o con 0C
tre numeri0,
ae >0, Me
taliche risulti
per tutti i valori finiti di z, p, q, e per
(x, y)
inD,
esclusi ipunti P(x,
y,z)
interni a un cubo
Ae
di centro inPo(xo,
Yo,zo), spigoli
dilunghezza 2e
pa- ralleliagli assi,
e tale che ilquadrato
appartenga
aD ;
b) esistono,
per lo stesso e, tre numeriv, > 0, 0 ,~~ ~ 1, N,
tali cheentro
Ae sia,
per tutti i valori finiti di p e q,Allora se le funzioni di una classe
C, completa
nell’ interno diC, rispetto
sono tutte
egualmente
limitate nell’ interno diD,
inG
esiste il minimo assoluto diDIMOSTRAZIONE. - Cominciamo coll’osservare che se, per un dato valore di o, I~ è il minore tra i numeri
M,
eNe,
si hae
quindi
l’estremo inferiore i di inC,
è finito.Sia allora
una successione minimizzante per in
C,
soddisfacente cioè alla condizione(16) L. TONELLI, luogo cit. in (’), p. ii0.
(t7) L. TONELLI, luogo cit. in
(~),
pp. 97-100.Considerando il campo
può
darsi che esista tale che nella successione(2)
vi siano infinite funzioniprive
dipunti
interni adA.,.
Vale allora la condizione
a)
e, per il teorema del n.9,
sipuò
affermare cheesiste in C il minimo assoluto per
La funzione
y),
per cui è è assolutamente continua in D enon ha
punti
interni adA .
Può darsi invece
che,
perquanto piccolo
siprenda e,
esista sempre nella(2)
un ne tale
che,
pern > n~, ogni z,2(x, y)
abbiapunti
interni adAe.
Fissato,
inquesto
e considerati icampi DI, D2 ,....,
1Dn,....
pos-siamo senz’altro supporre che
Dn contenga per n >
1 ilquadrato 8,,
eche,
nellasuccessione
(2), y)
abbiapunti
interni adAn (è
chiaro che sequesto
non, n
si verifica
può
estrarsi dalla(2)
una successione per cuiavvenga).
Preso un intero
positivo
p, indichiamo conDo
e con icampi
che sip p
ottengono
da D e darispettivamente
non considerando in essi ipunti
delquadrato S~ .
_
Le
zn(x, y)
sonougualmente
continue inp Infatti si ricava dalla
a)
perogni
n,e
quindi,
per un teorema diTONELLI,
ley)
sonoegualmente
continue inogni
campo chiuso interno aD,; ponendo poi
nella(5), p+k,,
conkp
suffi-p
cientemente
grande,
inluogo
di p, si deducel’eguale
continuità dellez,,(x, y)
in
Dm
p
Considerando ora, per
ogni Zn(X2 Y),
soltantoquella parte
che risulta definita nelquadrato 8,, poniamo
neipunti
dell’insieme chiusop p
contenuto in
negli
altripunti
diS~ .
p
-
Poniamo
poi zn" (x, y) = zn(x, y)
neipunti
dell’ insieme chiuso contenutop
negli
altripunti
di ~i
conve-nendo di non considerare definite la
zn’(x, y),
o lazn"(x, y),
segli
insiemi1 non
contengono
nessunpunto.
Le sono
ugualmente
continue inBR.
Si ha infatti P
p
~
p ’
da cui si ricava
l’eguale
continuità delley)
in~
per un teorema diTONELLI. P
Allo stesso modo si
procede
per ley).
Indichiamo ora con
B~
ilparallelepipedo
~ > l’ insieme
chiuso,
contenuto in , in cui è_ - - P L
punti
diBg.
Allo stesso modo definiamo la funzionezn (x, y)
considerandop
l’ insieme in cui si ha ~
È
evidente che contenuto insono
ugualmente
continue inr
si
può
alloraprendere 03B41
>0, indipendente da n,
in modoche,
se e(X2, y2)
sono duepunti
di8ft
per cui si abbiap
risulti
Dalle
(7)
e(8)
si ricava che se(x1, yi)
è unpunto
di tutti ipunti
interni al cerchio con centro in
(x,, yj)
eraggio c)l,
econtenuti
inS_, ,
fannoparte
pAllo stesso
modo,
considerando le sipuò
determinareÓ2
> 0 indi-pendente da n,
in modo che perda cui segue che se
(x,, yt)
è unpunto
di tutti ipunti
interni al cerchio’?
di centro
(Xi, Y i)
eraggio ~2,
e contenuti inappartengono
a-IV
p p
Siccome i due insiemi "’Z e
8’ @ C_
p p non hannopunti comuni,
se d è laminima distanza tra si ricava d
+ ~2 .
Ritornando ora alle
zn(x, y),
definite inD,
indichiamo conpZn(x, y)
la super- ficie cui dàluogo
lay) quando
se ne considerino solo ipunti
non internial cubo
Al.
p _
Se osserviamo che le
y)
sonoegualmente
continue nel campom,2P
da
quanto
si è sopra dimostrato segue che lepZn(x, y)
sonoegualmente
continuein
Dm,
intendendosi con ciòche,
fissato E >0,
sipuò
determinare 03B4 > 0(che
si
può
sempre supporreòj + 52
e03B4/2p), indipendente da n,
in modo che se2p
(zi, y1)
ey,)
sono duepunti
di distanti fra loro menodi 03B4,
neiquali
la
pZn(x, y)
siadefinita,
risultiPossiamo inoltre dimostrare
(18) che,
per un dato p, èpossibile
determinarepi > p
in modoche,
per(x, y)
inS~ ,
i lezn(x, y)
nonabbiano,
perpunti
non interni adA~ .
P~p _
Infatti,
considerando unqualsiasi
campoDm,
lezn (x, y)
sonougualmente
continue nei
punti
non interni alcubo Ag ;
èquindi possibile determinare 03B4>0
in modo che per p
(18) L. TONELLI, Op. cit. in
(2),
vol. II, n. 87, p. 291.sia
se i
punti
e(X2,Y2,Zn(X2,yz»
non sono interni adA~ .
p
Sia
ora p1 > 2p
ilpiù piccolo
intero per cuiè 2 2° ;
considerando il Picubo le
y)
hannotutte,
perpunti
interni aAn
e, per la(13),
P~ P~ -
non possono averne di esterni ad
A, , quando (x, y) appartenga
aS~ .
p P~
Ciò premesso la dimostrazione del teorema si ottiene
agevolmente.
Infatti le funzioni della successione
(2)
sonoegualmente
continue edegual-
mente limitate in dalla
(2)
sipuò
allora estrarre una successioneconvergente
uniformemente inDi.,
a una funzioney)
laquale,
per la(5),
sarà assolutamente continua in
D i, (! .
-
La successione
(14)
èpoi egualmente
continua edegualmente
limitata inD2,g/2
equindi
da esse sipuò
ricavare una successione2
convergente
uniformemente in a una funzionez~z~(~, y),
assolutamente’2
continua in coincidente in con la
y).
2
Cos
proseguendo,
coicampi
siottiene,
dalle(14), (15)
e dalle
analoghe
che sipotrebbero scrivere,
una successionela
quale
converge uniformemente nel campo alla funzionez~m~~ (x, y).
, m
Posto
y)
se ilpunto (x, y) appartiene
al campoD~~
,n..2., ez,,(x., yo)=zo, la
funzioney)
risulta definita in tutti ipunti
di D.Proviamo ora che la successione
(16)
converge uniformemente in allay)
Infatti,
fissato8> °,
siprenda
Po in modo che e si determini il_ Po 2