A NNALI DELLA
S CUOLA N ORMALE S UPERIORE DI P ISA Classe di Scienze
G UIDO A SCOLI
Sopra un nuovo algoritmo per la rappresentazione delle funzioni di variabile reale
Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Scienze 2
esérie, tome 3, n
o3-4 (1934), p. 243-253
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DELLE
FUNZIONI DI VARIABILE REALE
di GUIDO ASCOLI(Pisa).
§
1. - Introduzione.1. -
L’algoritmo
accennato nel titolo dellapresente Memoria, applicabile
adogni
funzionef(x)
definita in un intervalloal-Ib
e ivilimitata, può
definirsi nelmodo
seguente.
Si dica
f(x),
perogni x dell’intervallo,
il limitesuperiore
dif(~)
inal-lx;
la
f(x)
saràfinita,
mai decrescente e sarà inoltreCon locuzione
opportuna,
laf(x) potrà
dirsi la minimomaggiorante
cre-scente
(in
sensoesteso)
dif(x)
inai-ib.
Si ponga allora
la
f!(x)
saràpositiva
onulla,
e saràfi(x)=O.
Su di essapotremo
operare come sullaf(x),
considerando cioè la sua minimamaggiorante
crescentef!(x)
e la dif-ferenza
e cos
potrà seguitarsi indefinitamente,
ottenendo una successione di funzionif~(x)
non
negative,
nulle per x = a, con lalegge
di formazioneSi ricava
allora,
per successivesostituzioni,
la formulae
questa
conduce a domandarsi perquali
funzionif(xy
avverrà che perogni x
nell’ intervallo sia
nel
qual
caso varrà il notevolesviluppo
Annali della Scuola Norm. Sup. - Pisa. 17
Alla
risposta
si èguidati
dalleseguenti
osservazioni. Percostruzione,
le1n (x)
sono funzioni non
negative,
nondecrescenti ; inoltre,
come si vedrà tra poco, èNe segue che lo
sviluppo (3) è, nell’ipotesi (2),
uniformementeconvergente ;
infatti per il resto
Rn dopo n
termini si hache per la
supposta
convergenza(anche
perx=b)
tende a zero conl/n.
Epoichè
allora,
a destra e a sinistra diogni punto
xodell’ intervallo,
i termini dellaserie,
come funzioni
monotone,
hanno limiti determinati efiniti,
lo stesso avverrà per la sommaf(x),
cioèf(x)
avrà alpiù
discontinuità ordinarie.Primo intento della Memoria sarà
quello
di invertire ilprecedente risultato, dimostrando, insomma,
il teorema :A).
Condizione necessaria e sufficiente affinchè losviluppo (3)
di unafunzione
f(x)
limitata inal---1b
per successive minimemaggioranti
crescentisia valido in tutto l’intervallo
(anzi, perchè
la serie del secondo membro viconverga)
è che laf(x)
abbia alpiù
discontinuità ordinarie.Un secondo
risultato,
chepotremo
sin d’ora riteneredimostrato,
è ilseguente : B).
Se losviluppo
èvalido,
la condizione necessaria e sufficiente affinchè laf(x)
sia continua in unpunto
zo è che siano continui in xo tuttii termini dello
sviluppo.
Si vede infatti subito che se
f(x)
è continua in xo, tale è anchef(x), quindi fi (x), quindi f1 (x),
e cos via.Viceversa,
se laf(x)
e lefr(x)
sono continue in xo, tale è anche laf(x)
per la convergenza uniforme della serie inquestione.
Un terzo risultato si
collega
al caso in cui losviluppo (3)
risulta assolu- tamenteconvergente. Raccogliendo
allora insieme i terminipositivi
e inegativi
si ottiene
f(x)
come differenza di due funzioni nondecrescenti ;
essa èdunque
avariazione limitata.
Ora,
la cosa è invertibile e ammette anche un notevolecomple- mento,
dandoluogo
al teoremaseguente :
C).
Condizione necessaria e sufficiente affinchè losviluppo (3)
siaassolutamente
convergente
è che laf(x)
sia inai-ib
a variazione limitata.In tale
ipotesi
si hapoi :
dove
Pf(x)
eNf(x)
sono levariazioni, positiva
enegativa,
dif(x)
inai-ix.
In altre
parole,
associando nellosvil1tppO
i termini diposto dispari
equelli
di
posto pari
si ottiene laf(x)
nella forma canonica di Jordan.L’ultima circostanza
permette
di considerare la(3)
come un’ estensione delladecomposizione
diJORDAN,
valida per tutte le funzioni con sole discontinuità ordi-narie,
anche se non a variazione limitata.§
2. - Primeproprietà
dellefn, fn.
2. -
È
chiaro anzitutto che :Se sarà
Ne segue subito :
E
sempreSi ha infatti da
cui, applicando
il teoremaa)
e notando che la minimamaggiorante
crescente distessa,
si ottiene la tesi.c)
Esempre
Dif atti ,
ide,
perb),
la tesi.Da
queste proposizioni
segue che le successioni non cresconomai,
ed essendo i loro elementi nonnegativi
concludiamo che esse tendonoa tre funzioni
determinate,
nonnegative.
Il teoremaA)
sarà dimostrato ove siaprovato
che esse sono identicamente nulle sef(x)
ha solo discontinuità ordinarie.Ciò faremo nei
paragrafi seguenti, prima
per le funzioni continue epoi
nel casogenerale.
z
§
3. - 19 teoremaA)
per le funzioni continue. , 3. - Premettiamo ilseguente
Lemma. - Se le funzioni
99,,(x),
continue(o
anche solosuperiormente
semi-continue) in ai- b
tendono senza mai crescere alla funzione(superiormente semicontinua) tJ>(x),
il massimo diggn(x)
tenderà al massimo ditJ>(x).
Sia ln
il massimo di99n(x)
nell’ intervallo sicchè sia sempre~n(x) ln.
Neseguirà,
essendoPoichè inoltre da segue si vede che
gli ln
hannoun limite finito
À,
ed èConsideriamo ora l’insieme
In
deipunti
dial-Ib per ~i quali
è~(~)~~;
esso esiste
perchè
tra i valori di99.(x)
sitrova ln > ~ ;
ed èchiuso, poichè J?n(x)
è
superiormente
semicontinua. Poichè .chiaramente~n
contiene~n+1,
esiste almenoun
punto ~
comune a tuttigli In,
tale cioè che si ha perogni n
e
quindi
Da
(a), (b)
seguee da
(a)
si ricava allorache À,
limite dei massimiLn,
è il massimo di4i(x)
in
a H b,
e. d. d.(1).
Con le notazioni del n.° 1 il lemma dimostrato
può
enunciarsi nella relazioneche si ottiene
applicando
il teorema stesso ad unaparte qualunque al-Ix
di~!2013!~.
4. - Sia ora
f(x)
continua in~!2013!~;
come si ègià osservato,
riescono allora continue tutte lefn(x)
efn(x)
da essa dedotte colprocedimento
del n.O1,
e lesuccessioni
f2,n-i(x), f2n(x), fn(x) tendono,
senza mai crescere, a tre funzioni nonnegative, superiormente
semicontinue. Sia peresempio
verificandosi le condizioni del lemma
sarà,
con i solitisimboli,
e sottraendo
da
cui,
ancora per illemma,
Ma le successioni
f2.-í(x), f2,,(x)
hanno un unicolimite,
che èquello
dellefn(x) ;
deve
dunque
essereDimostreremo ora che dalla
(5)
e dal fatto che leqJ(x), pi(x)
sono supe- riormente semicontinue segue identicamentee
quindi
la voluta relazione(2),
per il caso in esame.Sia infatti in
qualche punto q~(x) > o,
sicchè il massimo dig~(x)
inal-I b
siapositivo.
L’insieme deipunti
oveg~(x)
assumequesto
valore massimo èchiuso, quindi
esiste in esso unprimo punto ~,
che non è a ; per esso si hadunque
mentre per è e
quindi
(i) Questo teorema dà, per 45(z) = 0, il corollario : Se le funzioni g~n(x), superiormente semi- continue in a I-I b, tendono a zero senza mai crescere, la convergenza è uniforme. Applicando questo a funzioni della forma fn(x) - f(x), ove f, fn siano continue, si ottiene un classico teorema di DINI ; e per fn superiormente semicontinua, f continua, una sua facile estensione. Cfr.
CARATHÉODORY : Reelle Funktionen. (Leipzig, 1918), pag. 176, Satz 4.
Si ha ora sicchè per
Per
x=~
è invece~(~)==0~ dunque
il massimo diPi(X)
in cioèminore di
§(8).
Ciò è contro la(5)
e dimostra che èeffettivamente,
inogni punto dell’ intervallo, g~(x) = o.
Ne segue e il teorema èdimo-
strato.§
4. - Il teoremaA)
nel casogenerale.
5. - Ci occuperemo ora del caso in cui
f(x)
possegga alpiù
discontinuitàordinarie,
o, come diremobrevemente,
sia una funzione(S).
Una tale funzione è limitata inal-lb perchè
è limitata nell’ intorno diogni
suopunto,
e si dimostraanche facilmente che l’insieme dei suoi
punti
di discontinuità è finito o nume-rabile
(2).
-Se la
f(x)
è funzione(S),
tale essendo inogni
caso laf(x),
anche lafi(z)
è funzione
(8),
e cos laf2(x), f3(x),...., fn(x),....
Ed esse avranno alpiù gli
stessipunti
di discontinuità dellaf(x), perchè
si è visto che ovef(x)
è continua tale è anchef(x).
6. - Ricondurremo il caso
generale
delle funzioni(S)
aquello
delle funzionicontinue mediante un
procedimento che, potendo
servire in moltequestioni analoghe,
ci sembra
degno
di nota.Dato in un intervallo
ari b
un insieme finito o numerabile dipunti,
CI, C2,...., cn,.... èpossibile
in infiniti modi costruire una funzionedefinita in
~!2013t~, crescente,
continua inogni punto
diversodai cj
e avente inciascuno dei ei, a destra e a
sinistra,
una discontinuità diprima specie.
Bastainfatti fissare i
salti, positivi
e di sommafinita,
eaggiungere
ad una funzionecontinua e crescente in
~!2013i 6
la cos detta funzione dei salti(3).
Per fissar leidee,
assumeremo in ci saltieguali
a Ei, con~ 8i finita,
e porremo_per x diverso
dai ci
per x=c~;
la verifica è del resto assai facile.
(2) Cfr. TONELLI (L.) : Discontinuità di la specie e gruppi di punti. (Rend. Istit. Lombardo, IIa, XLI, 1908), pag. 773.
(3) LEBESGUE (H.): Legons sur l’intégration et la recherche des fonctions primiti’IJ8s.
(Paris, 1904), pag. 58.
Mediante le
(6)
1’ intervalloai-ib
vienerappresentato
su un certo inter-vallo
A 1-1 B da
cui siano esclusi certi intorni destri e sinistri deiCn,
e cioègli
intervalli
semiaperti
che diremoIn
e che diremoIn";
uno solo di essi dovrà essere considerato se cn coincida con a o con b.
Ciò
posto,
essendo data in una funzione(S), f(x),
avente le sue disconti-nuità nei
punti
cn, la trasformazione(6)
la muterà in una funzione diX, F(X),
definita nella detta
parte
diAI-1B,
e cioè fuoridegli
intervalliIn, In’.
LaF(X)
è continua in
ogni punto
del suo campo di esistenza salvo neipunti C.
che vicompariscono
ormai comepunti isolati;
e al tendere di X a asinistra,
o a
Cn + En,
adestra,
essa tende ai limiti determinatif(cn-0), ’( Cn + O).
Seperciò
si pone .
e si
collegano
i valoriassegnati agli
estremidegli In"
mediante arbitrarie funzioni continue e monotone(per esempio lineari),
laF(X) potrà
ritenersi defi- nita e continua in tuttoSi vede allora subito che il massimo dei valori di
F(X)
in un intervalloQ,
dove P e
Q corrispondono
aipunti
p e q di èeguale
al limitesuperiore
di
f(x)
infatti ivalori
diF(x)
in hanno la formaf(x),
of(x + 0),
variando x in
P 1-1 q,
o sono intermedi traquesti.
Inparticolare, dunque,
saràper
ogni coppia
dipunti corrispondenti x, X
e
quindi,
pergli
stessi valoriMa vediamo di
più
che risulta dedotta da comeF(X)
dif(x).
Intanto,
con unpassaggio
al limite per z - cndit
0 si hache
corrispondono
alle(7),
e basterà ora vedere chenegli In’, In"
laFi(X)
risultacontinua e monotona. La continuità è
evidente;
si osservipoi,
riferendosi adesempio
all’intervalloIn’,
che essendopossono
presentarsi
solo iseguenti
casi :Nel caso
a) F(X)
è non crescente inIn, F(X) costante, quindi
nondecrescente. Nel caso
b) F(X)
è nondecrescente, F(X) costante, quindi
non crescente. Nel caso
c), infine, F(X)
è nondecrescente, F(X)
èprima costante,
poi eguale
aF(X),
sicchèFi(X)
èprima
non crescente epoi
nulla. In tutti icasi è dimostrato l’ asserto.
Dopo
ciò è chiaro che allaFi(X)
sipotranno applicare
le considerazioni svolte per laf(x)
econcludere,
ingenerale,
che perogni punto
X fuoridegli In"
si hamentre
negli In, In’
la è continua e monotona. E avendosi allora per la funzione continuaF(X) (n.° 4)
sarà
anche,
perogni x
inIl teorema
A)
è coscompletamente
dimostrato.§
5. - Il teoremaC)
per le funzioni continue.7. - Se la
f(x)
ècontinua,
sipuò
fare sulla struttura dellaf(x)
laseguente
osservazione. Esistono certamente nell’ intervallo
punti
in cui è(almeno
ilpunto a,
o unpunto
in cuif(x)
assume il valoremassimo),
ed essiformano un insieme chiuso
I perchè f(x) - f(x)
è continua.Aggreghiamo
ad essoanche il
punto b,
e consideriamo1’ insieme,
finito onumerabile, degli
intervalliii, i2,.... contigui
ad I. In unoqualunque
p-q diquesti
intervalli laf(x)
ècostante;
se vi fosse infatti un
punto ~
interno a p-q in cui fossef(~) > f(p),
cioè se ilmassimo di
f(x)
in superassequello
in sarebbef(~)
il massimo dif(x) in p~-~~ e quindi
esisterebbe inquesto
intervallo uno~’>p
tale chef(~’) =f(~),
e
quindi
anchef(~’) ~ f(~).
Ma alloraf(~’) =-- f(~’), cioè ~’ apparterrebbe
adI,
control’ipotesi
chetra
e q non vi sianopunti
di L8. -
Supporremo
ora chef(x)
sia anche a variazionelimitata ;
tali sarannoancora, oltre la
f(x)
e lefn(x),
anche lefn(x).
Con i simboliP,
Npremessi
a unaqualunque
diqueste
funzioni indicheremo inseguito
la variazionepositiva
e lavariazione
negativa
della funzione nell’intervallo e per brevità scriveremosemplicemente Pf,
Nf e similiquando
ci si riferiscaall’ intervallo intero,
cioèa x=b. S’intende
però
cheogni
risultato ottenuto per è senz’ altroappli-
cabile ad
ogni
intervalloparziale
Ciò
posto vogliamo
dimostrare le relazionile
quali,
tenuto conto chepoichè
f non è maidecrescente,
possono enun-ciarsi : la variazione
positiva (o negativa)
dif (x)
è la differenza tra le variazioninegative (o positive)
dif(x)
ef(x).
Cominciamo per
questo
a valutarePfi
e~V’i.
In ciascunodegli
intervalliin
considerati nel numero
precedente
laf1(x)
ha la formaCn - f(x),
con e.costante,
sicchè la variazione
positiva
di inin coinciderà
con la variazionenegativa
di
f(x)
inin,
che indicheremo con Saràperciò
D’ altra
parte,
consideriamo unaqualunque
divisione dell’ intervalloa 1-1 b
inun numero finito di
parti ;
tragli in
ve ne sarà un numero finito checontengono punti
didivisione,
e sianoessi,
peresempio ii, i2,....
inseriamo allora nella divisionegli
estremi diquesti
intervalli. La variazionepositiva
dif(x)
relativaalla divisione
(somma degli
incrementipositivi)
non diminuisce certo perquesta inserzione;
essa è ora formata dei termini relativi aii, i2,.... is,
nonsuperiori
alle relative
variazioni, già
dimostrateeguali
a vi, ’V2,.... ws, e da termini nulliperchè gli
estremidegli in
equei punti
di divisione che nonappartengono
anessun in
sonopunti
di I e in essi èquindi
Ne concludiamo che la variazionepositiva
relativa alla data divisione è ed è per conseguenza(b)
u~..
Da
(a), (b)
segueIn modo
analogo
siproverà
cheessendo 7ln la variazione
positiva
dif(x)
inin.
Passando ora alla
f(x)
si osservi cheogni
suo incremento non supera la corri-spondente
variazionepositiva
dellaf(x).
Chèinfatti,
dato un intervallo ovenon sia caso
evidente,
la differenzaf(q)-f(p)
è al massimoeguale
a
f(~) - f(p) dove ~
è unpunto
di in cui x assuma il valore massimof(q).
Se allora si considerano
gli
intervalliii, i2,.... in
e leparti
residue dell’ inter- vallo e a ciascuna diqueste
siapplica
~ osservazioneprecedente,
sommandosi trova
poichè negli 2r
la variazione di f è nulla. Diqui,
al limite per n - oo,tenuto
contodella
(10)
D’altra
parte, poichè
la variazione della somma non supera la somma dellevariazioni,
daf==f-fi
otteniamoDa
(c), (d)
segue finalmentecioè la seconda delle
(8).
In modo
analogo,
mapiù semplicemente,
si ha laprima.
Si ha per ilsigni-
ficato stesso delle vr, e per la
(9),
e d’altra
parte,
daprendendo
le variazioninegative
e ricordandoche
Nf
ènulla,
Dal confronto segue la tesi.
9. - Se nei risultati
precedenti
si sostituisce a b unpunto qualunque x
del-l’intervallo
aHb,
si hae
applicando
afn(x)
Da ciò segue che nella successione
due termini consecutivi sono sempre variazione
positiva
enegativa
di una mede-sima funzione
(f(x)
o/7.(.c)).
Si vedepoi
anche che dal secondo termine inpoi
essanon è mai
crescente, perchè
si haE si ha infine di
qui
Dalle
(11)
risulta ora, sommandoopportunamente,
se dimostreremo
quindi
che èil teorema
C) potrà
dirsidimostrato,
almeno per lef(x)
continue. Passeremo oraa dimostrare la
(12) ;
si osserviperò
intanto che il limite inquestione esiste,
giacchè
lePfn(x)
non crescono mai e sono nonnegative,
ed è una funzionew(x),
anch’ essa certamente non
negativa
e nondecrescente,
nulla per x=a.10. - Occorre
qui
richiamare unaproposizione,
da me data in altrolavoro,
incorso di
stampa
nel Bollettino dell’ Un. Mat.Italiana,
con cui si assegna unaproprietà
caratteristica di due funzionia(x), ~(x),
mai decrescenti in un inter- vallo lequali
siano variazionepositiva
e variazionenegativa
di una stessafunzione a variazione limitata in La
proprietà
è laseguente:
presoarbitrario,
sipuò
dividere in un numero finito di inter-valli
parziali
in modoche,
dettidóc, d~ gli
incrementi dia(x)
e~(x)
in unoqualunque
diquesti,
e min(Aa,
il minore tra Aa ed,8,
siaApplicheremo questo
teorema alla funzione presodunque
unE > 0 arbitrario,
per una conveniente divisione dell’ intervallo saràOra noi diciamo che è sempre si ha infatti dalle
(11)
Ne segue che insieme alla
(13)
valepiù generalmente
l’ altrae al limite per n - o0
cioè
donde,
per essereco(a)
=0 e per l’arbitrarietà di e, seguee
quindi w(x)
identicamentenulla,
c. d. d.§
6. - Il teoremaC)
nel casogenerale.
11. - Il
procedimento
che ci ha servito ad estendere il teoremaA)
alle funzionicon sole discontinuità
ordinarie,
o funzioni(8),
sipresta
ottimamente anche nel (4) Nella Nota in questione (sulle funzioni a variazione limitata) ho dato anche per le stesse funzioni un’ altra proprietà caratteristica, espressa mediante un integrale di HELLINGER.Anah’ essa potrebbe qui servire allo scopo.
caso attuale.
Riprendiamo perciò
senz’ altro le notazionidel §
4 e dimostriamo che la variazione totale VF diF(X)
inAI-IB
èeguale
alla variazione totale Yf dif(x)
inal-I b.
Si consideri infatti una divisione arbitraria di
al-Ib
in un numero finito diparti,
e lacorrispondente
divisione diA HB;
è chiaro che le somme dei valori assolutidegli
incrementi per le due divisioni sono formatedegli
stessitermini, quindi
coincidono. Ne segue che VF è almenoeguale
a vf :D’ altra
parte,
siprenda
una divisione arbitraria di per laquale,
ingenerale,
si dovrà ammettere che vicompariscano
anchepunti degli In’ In".
Larelativa
~ ~ i
non diminuirà se si inseriscono nella divisionegli
estremi diquesti intervalli ;
nè muteràpoi
se sisopprimono
ipunti
interniagli
intervallimedesimi, perchè negli In
eIn"
laF(X)
è monotona.Giungiamo
cos a una divi-sione formata di
punti Xi corrispondenti
a certipunti xi
di e dipunti
dellaforma
Cn+En
o Oraquesta
divisione sipuò
considerare come il limite di una divisione formata con solipunti
deltipo Xi (basta approssimare ogni
cncon una
opportuna successione,
a destra o asinistra,
eprendere poi
icorrispondenti
e
poichè per questa
divisione la coincide con lacorrispon-
dente
~ e
non superaquindi
laYf,
si conclude senz’ altro che la variazione VFnon
può
superare la Vf : Da(a), (b),
segue la tesi:Se ora ricordiamo le relazioni tra una funzione e le sue
variazioni, positiva, negativa
e totalecon le
analoghe
per laF(X), possiamo
concludere che sono ancheeguali
perla
f(x)
edF(X)
le variazionipositive
enegative;
e sostituendo a b e B duequalunque
valoricorrispondenti
abbiamoDopo ciò,
valendo per la funzione continua e a variazione limitataF(X)
leformule
basterà supporre preso per X il
corrispondente
di unqualunque
valore xper ottenere le
analoghe
formule per laf(x).
Il teoremaC)
risulta coscomple-
tamente dimostrato.