S EMINARIO M ATEMATICO
della
U NIVERSITÀ DI P ADOVA
M ARCO G RANDIS
I subquozienti nelle categorie abeliane
Rendiconti del Seminario Matematico della Università di Padova, tome 43 (1970), p. 63-97
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MARCO GRANDIS
*)
Lo scopo di
questo
lavoro è di studiare isubquozienti,
i morfismiindotti tra
essi,
e le condizioni dicomponibilità
di talimorfismi;
ciòdovrebbe fornire la base per ulteriori ricerche sulle sequenze
spettrali
e loro
rappresentazioni diagrammatiche.
Se G è un gruppo
abeliano, e H,
K sono suoisottogruppi (KCH)v H/K
viene dettosubquoziente
di G. Ildiagramma
di inclusioni eproie-
zioni canoniche
mostra che
H/K può pensarsi
sia comesottoggetto
di unquoziente (G/K)
diG,
sia comequoziente
di unsottoggetto (H)
di G.Supponiamo
ora di avere un omomorfismo digruppi f :
G 2013~G’,
e
subquozienti H/K
eH’/K’ rispettivamente
di G eG’;
sef
induce unomomorf ismo f’ : H/K ~ H’/K’;
se invece*) Lavoro eseguito nell’ambito dell’attività dei gruppi di ricerca matematici del C.N.R.
Indirizzo dell’A.: Istituto di Matematica dell’Università, via L. B. Alberti 4, 16132 - Genova.
nire in
ogni
caso un « morfismo » diH/K
inH’/K’
« indotto » daf,
occorre considerare come
mor f ismi
tra duegruppi
abeliani A e B lerelazioni
(o
relazioniadditive)
di A inB,
ovvero isottogruppi
di A E9B;
un morfismo di A in
B,
identificato alproprio grafico,
diviene relazione di A inB;
lacomposizione
tra relazioni è cos definita: seacAE9B,
alloraBa
è ilsottogruppo
di A E9 C costituito dallecoppie (a, c)
per cui esiste b E B tale che:(a, b) E a, (b,
Una relazione di A inB, oc e A ® B,
individua in modo ovvio la relazione involuta di B inA;
inoltre le relazioni di A in B costituiscono unreticolo modulare
rispetto
all’inclusione.In definitiva la
categoria ig
deigruppi
abeliani risulta immersa nellacategoria ~
delle relazioni tragruppi abeliani,
aventegli
stessioggetti,
dotata di(endofuntore controvariante,
iden-tico
sugli oggetti
e involutorio sui morfismi:é=a)
e di un ordinetra mappe di
uguali estremi, compatibile
con lacomposizione
e conl’involuzione. Altre
proprietà
fondamentalidi ~
sonol’uguaglianza
a = aam, valida per
ogni
relazione a., e le caratterizzazioni di Hilton dei monomorfismi edegli epimorfismi ([2],
teor.4.10;
oqui, 1.13).
Gli isomorfismidi G
coincidono conquelli di G.
Si
può
orariprendere
il discorso dall’inizio. Ildiagramma (1)
for- nisce una relazione(ciò dipende
dal fatto che ilquadrato
èesatto);
per le caratterizzazionisu
ricordate,
cp è un monomorfismodi 5 (cioè
è cancellabile asinistra),
e viceversa
ogni
monomorfismodi Ò
avente codominio Gpossiede
fatto-l) Queste situazioni algebriche sono piuttosto frequenti: ad esempio nella
sequenza spettrale di un complesso filtrato A, i termini sono subquozienti
di Ap + q e certi omorfismi tra essi, indotti dal differenziale di A, « direttamente »
o « in senso inverso », vengono detti rispettivamente trasgressioni e sospensioni (quando esistano).
rizzazioni del
tipo (2).
Si è cosportati
a definiresubquozienti
di ungruppo abeliano i
sottoggetti
diquello
in~.
Data
poi
una relazione a : G 2013> G’ esubquozienti
cp : L -~G, B~J :
M --~ G’la relazione L - M sarà detta indotta da oc su cp e
~;
ciòcomprende
i dueesempi precedentemente trattati: f’
ef "
sono indotterispettivamente
daf
e dai1,
e sono omomorfismi in virtù delleipotesi
fatte. L’induzione
rispetta
le identità(le
induce 1 L sui p e cp,giacchè
la condizione è una delle caratterizazioni dei monomorfismi di
Ò)
e l’involuzione(a
induce à’su Y
eç)
ma non necessariamente lacomposizione (cfr.
ad es. ildiagramma (3.4)
del n.3).
Si possono tuttavia dare condizioni abbastanzasemplici (3.2
e3.3) perchè
ciò avvenga.Infine,
tra isubquozienti
di un gruppo abeliano G si possono con- siderare l’ordine canonico(ossia
l’ordine usuale trasoggetti
di G rela-tivamente
a ~ ),
cheèquivale
ae l’ordine diretto:
Relativamente al
primo
isubquozienti
di G costituiscono un semireticolosuperiore,
relativamente al secondo un reticolo modulare(2.4).
Quanto
precede
resta valido inogni categoria
abeliana.Il
piano
del lavoro è il seguente: il n. 1 definisce assiomaticamente lacategoria
delle relazioni~Î
dai unacategoria
abeliana~, riportandone proprietà
per lopiù già
note; il n. 2 introduce isubquozienti
comesottoggetti
relativamente ad9~
egli
ordini canonico e diretto traessi;
il n. 3 le relazioni indotte e loro condizioni di
componibilità.
Moltedimostrazioni e alcuni lemmi sono rinviati
rispettivamente
ai ni 4 e 5.2); preordine
canonico
( ~ )
e la relativaequivalenza ( ~ );
isottoggetti
di A si otten-gono
scegliendo
uno ed un solo monomorfismo inogni
classe diequi- valenza ;
per- i~lsottoggetto
massimo di A sisceglie
sempre l’identità lA di A.Analogamente
perepimorfismi (epi)
equozienti.
a
indica sempre unacategoria abeliana;
seeB),
i morfismisono
sottoggetti
oquozienti
di A o B. Per le nozioni diquadrato
esatto,f ibrato ( =
cartesiano =pull-back), cof ibrato ( =
cocartesiano =push- out), bi f ibrato ( =
bicartesiano =push-me-pull-you)
cfr. Hilton[ 2 ] .
La
parola
« insieme » vienequi
usata senza riferimento ad alcuna sistematica. Ponendosi in una teoria deltipo
insiemi-classi e volendo che inogni categoria
le mappe tra dueoggetti
costituiscono uninsieme,
è necessario supporre altres che isottoggetti
di unqualunque
oggetto dellacategoria
abelianad
costituiscano uninsieme,
per poter costruireá (let
relazioni di A in Bcorrispondendo
aisottogetti
di in1. LA CATEGORIA DELLE RELAZIONI DI UNA CATEGORIA ABELIANA
Tale
categoria
venne studiata da Mac Lane[3], Puppe [5],
Hilton[ 2 ] .
Questo numero riunisceparte
dei lororisultati, aggiungendone
al-2) Questa condizione è in generale troppo debole (cfr. Arduini [1]a) per
una definizione soddisfacente); poichè però qui si considerano solo categorie abe- liane e loro categorie di relazioni (ove tutti i mono hanno inverso a sinistra: cfr.
1.13) il problema non si pone.
cuni; può quindi
essere saltato osemplicemente
scorso da chi abbiapresente l’argomento.
Per chi intenda
seguirlo,
le dimostrazioni(al
n.4)
vorrebbero es- sere lepiù semplici
per questo contesto. Siconsiglia
ovviamente di tenerpresente il caso concreto dei
gruppi abeliani,
esposto nell’introduzione.La definizione
qui
adottata dicategoria
dellerelazioni à
di unacategoria abeliana d
è diversa dalleprecedenti,
a loro volta diverse tra loro(tutte
essendoperò equivalenti): qui
si assiomatizza ilpassaggio
daa
ad9[~
mentrePuppe
caratterizza le «categorie
con involuzione » chesono
categorie
di relazioni dicategorie abeliane;
Mac Lane e Hiltondanno definizioni costruttive differenti .
I. Sia
a
unacategoria
abeliana: diremocategoria
delle relazioni(o corrispondenze) di
lacategoria à che,
munita di un endofuntore controvariante I : a è caratterizzata(come
sivedrà)
dalleseguenti
condizioni:
(R.1 ) a
è unasottocategoria
diã
aventegli
stessioggetti;
(R.2)
I è identicosugli oggetti
e involutorio sui morfismi( a, = oc);
(R.3 )
perogni
morfismo oc did
esistono morfismi u, v diE[
tali che(R.4)
dati idiagrammi
di3h
si ha vu = v’u’ se e solo se tali
diagrammi
hannougual prodotto
fibrato( = pull-back)
inE[;
si ha vu = u’v’ ~se e solo se il
quadrato
è esatto.I morfismi
di á
saranno anche detti relazioni(o corrispondenze)
di
lil;
I è l’involuzione diã,
e7(a)==a
I’involuta della relazione a.Un morfismo
di à
contrassegnato da lettera latina è supposto in6L
Per(R.1, 2)
lacategoria á
è isomorfa allapropria duale,
e le rela-zioni del
tipo
u costituiscono unasottocategoria Ct° di éi
iso-morfa alla
categoria
dualedia.
In presenza di(R.5), gli
assiomi(R.3)
e
(R.4) equivalgono
airispettivi
duali:(R.3’)
perogni
morfismo a dià
esistono morfismi u, vdi A
tali che(R.4’)
dati idiagrammi di A:
si ha see e solo se tali
diagrammi
hannougual coprodotto
fibrato( = push-out)
inél.
Per l’esistenza di
6h
1.1. La
categoria
dellecorrispondenze
di costruita in Hilton[2, § 4]
soddisfagli
assiomi(R.1-5).
Dim. al n. 4.a
è unica inquesto
senso: se unacategoria 6T
munita di endofuntore controvariante soddisfa pure
gli
assiomidetti,
esiste ed è unicoil funtore
ã ~ a’
che commuti con le immersioni di~
e con le invo-luzioni,
ed è un isomorfismo dicategorie.
Più ingenerale:
1.2. Un funtore esatto T :
ê(, -+ B
tracategorie
abeliane si esten-de in modo unico ad un funtore T :
ti -+ B compatibile
con le involu- zionidi ã
e~~3.
Se T èf edele 3),
oimmersione,
oisomorfismo,
ancheT
è tale. Se U :S ~ 8
è pure un funtore esatto tracategorie abeliane,
UT = ~ UT ) ~ ;
infine per il funtore identico1a
sin ha:(1a.)-==1ã,.
Dim. al n. 4.
Se
T, 2013> S
sono funtori tracategorie abeliane,
un morfismofuntoriale r : T -~ U sarà detto esatto se per
ogni
morfismoB)
il
quadrato
è esatto
in S.
Ciò è adesempio
vero se r è un isomorfismo funtoriale.1.3. Se
T,
U : sono funtori esatti tracategorie abeliane
un morfismo funtoriale di T in U è esatto se e solo se è anche mor-
fismo
di T
inU.
Dim. al n. 4.1.4. Corollario. Se i funtori T : U :
S3
--~~l
costitui-scono
un’equivalenza
tracategorie (abeliane),
lo stessofanno T
edU.
II.
Sottoggetti
associati ad una relazione.Sia una relazione di A in B:
3) Conformemente a Mitchell [4, p. 51] T si dice fedele se le applicazioni a(A, TB) sono iniettive; si dice immersione (imbedding) se inoltre
è iniettivo sugli oggetti.
interessano i
seguenti
monomorfismi di~
- valori di a: val
ima
u’(sottoggetto
diB)
- indeterminazione di oc: ind oc=
kera
v(sottoggetto
diB)
-
definizione
di a:def
oc=imq
v’=(sottoggetto
diA)
- annullatore di a: ann a=
kera u = ind a (sottoggetto
diA)
e
gli oggetti 4) :
Val a= Dom val oc =Im a u’,
etc.Tali
sottoggetti
nonidipendono
dalle fattorizzazioni di a in( 1.2), perchè
se adesempio
~a =vu = ;lU1 ,
perogni
monomorfismo m : K -+ B si ha vm = 0 se e solo sev1m==0,
come risulta da(R.4)
e daidiagrammi
quindi
Per val a siragiona analogamente
su coker u’.Per 5.1 ind
a
val ~, ann ade f
a.Per
ogni
funtore esattoT,
t conserva isottoggetti
suddetti:T(val oc) .~
val(Ta,),
etc.La relazione a si dice
V-regolare (ris~p~. I-, V-, í-regolare)
~se val oc =14) L’immagine di a in senso categoriale (Arduini [ 1 ] b)) non è Val a, ma Def a/ Ann a N Val a/Ind a (cfr. 3, III); in
a
non ci sono zeri [2, p. 267] e quindi non si parla di Ker a.(risp.
anna = 0);
a èV-regolare
se e solo èV-regolare; analogamente
per I e I.Dim. al n. 4.
III. Inclusione tra relazioni.
Si
può
realizzare unacorrispondenza
biunivoca traB)
e l’insie-me S(A fl3
B)
deisottoggetti
di A fl9 B ind,
etrasportare quindi
alprimo
la struttura reticolare del secondo. In questa sezione indicheremo con
le inclusioni e
proiezioni
canoniche.1.6. Esistono due
applicazioni reciproche
caratterizzate dalle
seguenti
condizioni:a)
se m : H ~ A E9 B è un sottoggetto,h(m)
è la relazionevu = u’v’
individuata dal
quadrato
bifibratodove:
u’ = pzm, v’= pim, u==(coker m)i1, v = - (coker
dove
Dim. h è evidentemente ben definita dalla condizione
a); cosip- pure k
dab),
per(R.3-5).
SeEssendo inf ine k iniettiva per
(R.4),
la tesi è provata c.v.d.1.7. Se
B),
sono condizioniequivalenti:
b)
esistono u, v,u’,
v’ inO
tali chea=u’ÙÙ’, B=vu
e uv’=vu’(commutatività
di( 1.2));
c)
se allora uv’ = vu’.DIM. Basta considerare il
diagramma (1.2),
commutativo se esolo se
Se a,
B),
diremo che se sono verificate le condizioniequivalenti
di1.7;
per 1.6ã.(A, B)
diviene cos un reticolomodulare,
isomorfo
a S(A fl3B).
Se T : è un funtore esatto tracategorie
abeliane, f
conserva le inclusioni.1.8. La
composizione
e l’involuzionein ã
sonocompatibili
conl’inclusione: cioè se
allora
Infine l’ordine indotto da
B)
suB)
èl’uguaglianza (u c v implica u = v).
Dim,. al n. 4.1.9. Se
(A, B), acfi implica:
Dim. al n. 4.
1.10.
(Puppe [ 5 ] , 1.13).
Siano oc relazioni daia:
Dim. al n. 4.
I .l 1. Corollario. Se oc è una relazione di
a,
1.12. Corollario. Se a è una relazione di
e[:
I V.
Monomorf ismi, epimorfismi
e morf ismidi a
in~t.
1.13. Caratterizzazione dei mono e
degli epi
di~. (HiIton ~[2],
4.10).
SiaB):
le condizionia)-e) (risp. a’)~e’))
sonoequivalenti:
d)
o~ =u’v’,
con u’ mono e v’epi
ind e)
a èV7-regolare
a’) a è epi in à b’)
c’ )
con uepi
e v monoin a d’) a= u’l’,
con u’epi
e v’ monoin a e’) a
èVI-regolar~e.
Inoltre a è mono
in á
se e solo.se a
èepi.
Un morfismodi a.
èmono
(risp. epi) in a
se e solo se lo è in(SL
Dim. al n. 4.Quindi
i mono(risp. epi)
sono tutti sezioni(risp. retrazioni),
con retrazione
(risp. sezione)
data dallapropria
involuta. Saranno anche detti monorelazioni(risp. epirelazioni) dia.
1.14. Fattorizzazioni dei mono e
degli epi
diã.
Se(A, B)
è meno(risp. epi),
fattorizzazioni deitipi c)
ed) (risp. c’)
ed’))
in 1.13sono date da
( 1.s) (risp. ( 1.8.) :
dove :
u’o = val
a, vo = coker( ind oc),
uo = voa,v’o = au’o .
(ri~s~p.: uo = coker (ann a), v’o = de f
a,u’o = av’o).
Se
poi
sono altre fattorizzazioni dei’tipi detti,
esistono esono unici
gli
isomorfismii, j di 6[
tali che:Dim. al n. 4.
1.15. Caratterizzazione dei
morfismi
di~L
e di61,0
entro6~.
Sia
a e á (A, B) :
le condizionia), b), c) (risp. a’), b’), c’))
sonoequivalenti:
Se a sta in ~1: val a =
im aa,
annSe a sta in
d°: de f
a= ind Dim. al n. 4.1.16. Se a,
Ped (A, B),
a èV-regolare, ~3
èI-regolare
eadp,
allora
Dim. Per 1.9 ~c e
~3
sonoVI-regolari,
cioè(1.15)
stanno in Siconclude con 1.8
(affermazione finale).
c.v.d.1.17. Caratterizzazione
degli isomorf ismi
diã.
Se oc è una rela- zione sono condizioniequivalenti:
a)
a è isomorfismoin ~
b)
oc è isomorfismo ina
- ,..,
c )
ma= 1,d)
a èepi
e monoin ã
e)
a,o c E
f )
a èVVII-regolare.
Se esse sono
verificate, a
è l’inverso di a.Dim. Anzitutto
f ) equivale
ac)
per1.12,
ad)
per 1.13 e ade)
per1.15; b) implica a),
e questod)
in modoovvio; d) implica c)
ede)
per quantodetto,
e la lorocongiunzione implica b).
c.v.d.abeliane, T
conserva monorelazioni edepirelazioni.
La fattorizzazione canonica delle relazioni attraverso
coimmagine
e
immagine
è rimandata a3.III, coinvolgendo
essa isubquozienti
e lerelazioni indotte.
2. SUBQUOZIENTI
I. Monomorf ismi e
sottoggetti
in5L
,Come per
ogni categoria,
i monomorfismi dià
sonosoggetti
alpreordine
canonico( )
e alla relativaequivalenza ( .r ).
2.1. Caratterizzazioni del
preordine
canonico tra monorelazioni. Se (p:L -~ A, ~ :
M -~ A sonomonorelazioni,
le condizionia)-c) (e
ri-spettivamente a’)-d’))
sonoequivalenti
DIM.
b) implica a)
in modoovvio; a) implica c)
per 1.5a); c) implica b)
per 1.10. Di conseguenzaa’), b’,) c’)
sonoequivalenti;
inol-tre
b’) implica d’):
e
d’) implica b’),
sfruttando 1.11:I
sottoggetti
di A relativamentead á
sinottengono scegliendo
inogni
classe di
equivalenza
di monorelazioni aventi codominioA,
uno ed un solo morfismo.Supporremmo però
che tale scelta siacompatibile
conle scelte dei
sottoggetti
e deiquozienti
ine[,
cioè che se u èsottoggetto
IV N
(risp. quoziente)
int1,
allora u(risp. u)
sia sottoggetto inã 5).
II.
Subquozienti
Sia cp : una monorelazione: per
1.14,
dove u’=
val 9,
v= coker(ind cp),
u è mono e v’epi L’assegna-
zione di cp consente
quindi
di considerareL,
relativamente ad comesottoggetto di un
quoziente (A/Ind cp)
diA,
o comequoziente
di unsottoggetto di
A;
L è evidentemente isomorfo a Valcpjlnd
cp.Viceversa se K c H c A
(più precisamente
sonodati,
in i sottog-getti m : H --~ A, n : K -~ A,
emn),
si costruisce canonicamente ind il diagramma
commutativo arighe
esatte:5) Ciò può realizzarsi (a partire dalle assegnate scelte in a) ad esempio in questo modo: se 9 è una monorelazione, nella classe di equivalenza di (P viene scelta
cp’=vu,
dove:v = coker (ind 9) u = im (v(val cp)).
Un’altra scelta possibile è: cp" =
u’v’,
con u’ = val cp, v’ = coim vu’. Nelcaso di una categoria di moduli, con le scelte usuali dei sottoggetti e dei quo-
zienti, si ha cp’ = cp"; basta però modificare tali scelte in una classe perchè ciò
non sia più vero.
Il
quadrato
destro è esatto(5.3),
e forniscequindi
per(R.5)
e 1.13una monorelazione
per cui
Passando
in à
dai monomorfismi aisottoggetti
sipotrà
ottenereuna
corrispondenza biunivoca,
come segue.Sia
S(A)
l’insieme deisottoggetti
di A relativamente ad ordinatocanonicamente,
l’insieme dellecoppie
decrescenti di elementi diS(A);
suSz(A)
considereremo l’ordine diretto(~)
e trasverso(~ ):
2.2. I
sottoggetti
di A relativamentead á
sono incorrispondenza
biunivoca con
gli
elementi diS2(A),
secondo:Tale
corrispondenza
ècompatibile
con l’ordine canonico trasottoggetti
in
ã
e l’ordine trasverso inDIM. A è iniettiva per
2.1;
sepoi (m, n) E S2(A),
la monorelazione definita in(2.3)
verifica(2.4):
dettocp’
ilsottoggetto in À equivalente
a p,
~11,(cp’) _ (m, n)
per 2.1. c.v.~d.Risulta cos
giustificato
porre la seguente definizione:2.3.
Definizione.
Isubquozienti
~diA, oggetto
dellacategoria
abe-liana
d,
sono isottoggetti
di A relativamente ad~Î.
Une monorelazionecp : L --~ A è anche detta monorelazione in
A,
opresentazione
di L comesubquoziente
di A. Se K c H c A(in a),
la monorelazioneH/K -+ A
datada
(2.3)
viene dettapresentazione
naturale diH/K
comesubquoziente
di
A; ogniqualvolta
si consideriH/K
comesubquoziente
di A si sottoin-tende,
salvo contrarioavviso,
talepresentazione.
I
sottoggetti
di A in~l
coincidono con isubquozienti I-regolari
diA
( 1.18);
adogni quoziente u
di A sipuò
associare ilsubquoziente
u,ottenendo una
corrispondenza
biunivoca traquozienti
esubquozienti
V-regolari.
Entrambe lecorrispondenze rispettano
ipreordini
canonici.III. Ordini canonico e diretto tra
subquozienti
di uno stessooggetto.
Sulle monorelazioni in A si
può considerare,
oltre alpreordine
cano-nico,
ilpreordine
diretto cos definito6):
(2.8)
se e solo seval ~
&ind
La relazione dai
equivalenza
ad esso associata coincide per 2.1 conquella
delpreordine canonico;
si haquindi
suisubquozienti
di A unordine,
che diremo ancoradiretto,
e che evidentemente concorda me-diante A con l’ordine diretto di
S2(A).
L’intersezione e l’unione di due
subquozienti
diA,
p eB~J,
sarannoscritte
(quando esistano):
- per il
preordine
canonico(~):
- per il
preordine
diretto(~):
Appli~cando
2.2, si ha:2.4. Intersezioni e unioni tra
subquozienti.
L’insieme deisubquo-
zienti di un oggetto A della
categoria abeliana (S -
è un semireticolo su-periore
per l’ordinecanonico,
ed un reticolo modulare per l’ordine diretto.s) Per altre caratterizzazioni del preordine diretto cfr. 3.12.
e in tal caso è data da:
l’unione esiste sempre, e:
b)
per ilpreordine
diretto:IV.
Epirelazioni
ecosubquozienti.
La
corrispondenza
biunivoca oc H a tra monorelazioni edepirela-
zioni
(compatibile
con i relativipreordini canonici)
consente di ricon-durre la scelta dei
quozienti
aquella
deisottoggetti;
in effettirende
superflua
la considerazione diquelli,
salvo forse nel caso dellacoimmagine
di una relazione(cfr. 3.III).
Diremo comunquecosubquo-
ziente di A
(relativamente ada)
unquoziente -4 :
A -~ L relativamente adá;
ciòequivale
a direche à
è unsubquoziente
di A.3. RELAZIONI INDOTTE TRA SUBQUOZIENTI
3.1.
Definizione.
Siano a : A -~ B unarelazione,
p : L --~ A eB~J :
M -~ B monorelazioni: diremo relazione indotta da (J., su pe ~
larelazione L --~ M
L’induzione
rispetta
le identità( 1 A induce,
su ~P e ~p,1 L)
e l’invo- luzioneinduce,
e (p,a.’),
ma non necessariamente lacomposi-
zione : dato in
à
ildiagramma:
(cp, ~,
xmonorelazioni;
oc’ e~3’ indotte) può
es,sere falso che sia indotta da su p e x, ovvero che:Un
esempio
è il seguente(d
è lacategoria
deigruppi abeliani;
notare che .a,
j3, a’, 1’
sonoidentità):
dove,
dettele inclusioni e
proiezioni canoniche,
si èposto
- --
7) Il diagramma può non essere commutativo (cfr. ad es. (3.4)); per il signi-
ficato della commutatività di (3.1) cfr. 3.5.
II. La condizione
(3.3) suggerisce
di porre laseguente
definizione:3.2.
Definizione.
Nella ,situazione 3.1 diremo che a’ è8):
Diremo ancora mv che è r mono-, ..m.. m
epi-, mor f o-, comorfo-,
isoindotta se èrispetti-
vamente
Vi-, VI-, VI-, Ví-, VVII-indotta.
Come si vede
subito,
a’ è V-indotta da a su pe y
se e solo se aIV N
è V-indotta da a e p;
analogamente
pergli
altri termini « in dua- lità ».Nell’esempio (3.4)
si ha morfoinduzione nelprimo quadrato,
co-morfoinduzione nel secondo.
3.3.
Composizione
di relazioni indotte. Leseguenti
condizioni sono sufficienti(singolarmente)
affinchè in(3.2)
sia indotta da(3a,
ov-vero coincida con
a)
a’ e monoindotta(da
a sui cp e~);
b) B’
èepindotta (da B su Y
ex);
c)
a’ èV-indotta
ea’
èI-indotta;
d)
a’ è!-indotta
e~3’
èV-indotta;
e)
èV-regolare; y’
èI-regolare;
oc’ è I-indotta oppure~3’
è
I-indotta;
f )
èI-regolare; y’
èV-regolare;
a’ è V-indotta oppure~3’
è V-indotta.
8) I termini introdotti sono motivati da 3.7. Le condizioni equivalenti date
in parentesi seguono da 1.10.
Inoltre se a’ e
~3’
sono entrambe mono-,epi-, morfo-, comorfo-,
o
isoindotte,
anche è indotta in tal modo dafia.
La sufficienza delle condizioni
a)-d)
èun’applicazione
im-mediata della definizione 3.2 alla condizione
(3.3).
Nelleipotesi e):
e si conclude con 1.16;
analogamente
perf ).
Quanto all’ultima
affermazione,
se a’ e~3’
sono monoindotte:mentre se esse sono morfoindotte:
(Tali
fatti si provanoperò più rapidamente
con 3.5b)
e 3.6c)).
c.v.~d.3.4. Transitività dell’induziane. Dato il
diagramma
~di~:
(q, +, 9’, +’ monorelazioni; ’a"==+’a’+’) a’’ è
indotta da a~ ~
su e se inoltre a’ e a" sono V-
(risp. I-, V-, À)
indotte da a eo~ ,
a" è indotta da a allo stesso modo. Dim. ovvia.3.5. Relazioni monoindotte. Nella situazione 3.1 sono condizioni
equivalenti:
a)
a’ è monoindotta da a su ~> eB~J;
dotta da
fi,
è indotta daf1a.
su cp e~.
DIM. Per
l’equivalenza
dia), b), c)
cfr. 3.2. Infinea) implica d),
come visto in
3.3,
e ne èimplicato,
come si vedeprendendo
c.v.d.
3.6. Relazioni
morf oindotte.
Nella situazione 3.1 sono condizioniequivalenti:
a)
a’ è morfoindotta da a su p eB~J;
b)
val ag~val
ind cp indíxp;
e)
DIM.
a) implica c):
mentre
c) implica a)
per 1.8 e 1.11. c.v.d.3.7.
Regolarità
delle relazioni indotte. Nella situazione 3.1:a) oc’
èV-regolare
se e solo se:(val
occp U ind~)~ val B~J;
b) oc’
èI-regolare
se e solo se: n indB~J;
c)
a’ èV-regolare
se e solo se:(val
U ind9) >
val cpd)
a’ èÀregolare
se e solo se:(val cp
fl ind ind cp.Se a’ è V-
(risp. I-, V-, 1-)
indotta e a è V-(risp. I-, V-, Í-)
rego-lare,
anche a’ è tale. Dim. al n. 4.III.
Coimmagine, immagine
e f attorizzazione canonica inå.
Sia oc : A --~ B una
relazione;
definiamorispettivamente
ilcosubquoziente
di A(quoziente
relativamente adá)
ed il
subquoziente
di B(sottoggetto
relativamenteada) equivalenti
allepresentazioni
naturali(cfr. 2.3)
Si ha evidentemente
(3.9)
coima)".
Se
a e d,
da 1.15 segue,:coim à oc= coima a, imãa== ima,a (anche
per la convenzione sulla
compatibilità
tra le scelte disottoggetti
e quo- zienti iná rispetto
alle scelte ind: 2.1).
Non èquindi
necessariodistinguere.
3.8. Siano a
e P
relazionicomponibili:
a)
~a èepi
se e solo seim a =1;
in tal caso im3.
b) ~3
è mono se e solo see in tal caso coim coim a.DIM.
Segue
dai 1.13 e 1.5.3.9. Fattorizzazione canonica. Se a : A --~ B è una
relazione,
esiste ed è unico l’isomorfismo a : Coim a -~ 1m a tale che ildiagramma
sia
commutativo; à
è isoindotto da a suisubquozienti (coim a)"
eim a. Se con E
epi 03BC
mono inA,
esiste uno ed uno solo isomor- fismo i tale chep = (im a W1-
IV. Relazioni canoniche tra
subquozienti
di uno stesso oggetto.Siano ~> :
L -~ A, ~ :
M --~ A monorelazioni: si dice relazione ca-,nonica di cp
(di
L in M per abuso dilinguaggio)
la relazionelip :
L --~ M indotta dai lA su cp e~;
essa verrà dettamorfismo (risp.
isomorf ismo)
canonicoquando
risulti essere un morfi,smodi d (risp.
isomorfismo).
La relazione canonica della monorelazione ~> in sè è
(P9 = lL (1.13);
l’involuta di una relazione canonica è ancora tale
«~9) ~
invecela
composizione
di relazioni canonichepuò
non esserecanonica,
anchequando quelle
siano isomorfismi(3.4).
Per 3.7
ogni
relazione canonica mono-(risp. epi-, morfo-, comorfo-, iso-)
indotta è una monorelazione(risp. epirelazione,
morfismo di~,
morfismo di
isomorfismo).
3.10. Corollario di 2.1 e 3.2. Se cp : L -~
A, ~ :
M -+ A sonomonorelazioni:
a)
se e solo se la relazione canonica di pin +
è mono-indotta
(da lA);
b)
se e solo se la relazione canonica di qp è isoindotta.3.11. Corollario di 3.6. Nelle
ipot~esi precedenti,
sono condizioniequivalenti:
a)
b)
la relazione canonica di cpin ~
è morfoindotta.C)
V. Confronto con i
subquozienti
secondo Mac Lane[ 3 ] .
Mac Lane
[3,
p.1045]
definisce isubquozienti dell’oggetto
A comerelazioni ~ :
~4 2013~ A simmetriche eidemp,otenti (~ = ~ = ~2);
ciòequivale
aconsiderare i
sottoggetti
di A inã, potendosi
ad unsottoggetto p:L2013~A
associare la relazione A 2013>
A,
simmetrica eidempotente (e
indi-pendente
dalla scelta di cp nella classe diequivalenza,
per2.1);
e vice-versa associare ad una
relazione ~ :
A 2013~ A simmetrica eidempotente
ilsottoggetto im ~ : Im ~
2013> A. Se inoltre isottoggetti
cpe ~
di A corri-spondono a ~
e T) comedetto,
per 3 .11: se e soloL’impostazione
di Mac Lane ha ilvantaggio
di non richiedere scelte dirappresentanti;
pareperò
nonprestarsi
a trattare le relazioni indotte.4. DIMOSTRAZIONI DEI NUMERI 1 E 3
DIMOSTRAZIONE DI 1.2. La
categoria
detta verifica(R.l)
per i teo- remi 4.3 e 4.5(i) [2]; (R.2)
per 4.5~(ii); (R.3)
per 4.5(iii).
Datipoi
in
fl
idiagrammi ( 1.1),
per 4.5(iii) vu = u/v, quindi,
perdefinizione,
se e solo se esistono monomorfismi m e ndi a
tali che,:mu = nu’, mv = nv’;
per5.2, (R.4)
è provato.Dato infine in
E1
ildiagramma ( 1.2),
si ha:e
quindi se (1.2)
è esatto, talicorrispondenze
coincidono per definizione dicomposizione; viceversa, supposto
che essecoincidano,
siaun
quadrato
esatto: per quantogià
dettoquindi
lecoppie (u, v)
e(u", v")
hannougual prodotto fibrato,
ed essendo(4.1)
esatto anche
(1.2)
lo è(per 5.2).
Ciò prova(R.5).
c.v.d.DIMOSTRAZIONE DI 1.3. Se a è una
relazione,
esistono per(R.3)
morfismi u, v dilil
tali che porremo ciò è6t T
è funtore: se sono relazionicomponibili,
ei morfismi u, v
(di
rendono esatto(1.2):
e, anche
perchè
T conserva iquadrati
esatti:Se T’ :
à -> A gode
delle stesseproprietà,
e è una relazione:Sia ora T
fedele,
e siano a,(A, A’),
tali cheT(a) = T(a’);
posto e
a.’=;’u’,
si ha(Tv)"(Tu) = (Tv’) ~ (Tu’),
il chesignifica
per
(R.4)
che T muta idiagrammi ( 1.1)
indiagrammi
dicm
aventiugual prodotto fibrato;
essendo Tfedele,
idiagrammi ( 1.1)
sono nellastessa situazione
([4],
teor.7.1,
p.56),
onde cioè a=a’.Sei T è un’immersione
(cioè
è fedele e iniettivosugli oggetti),
ancheT è evidentemente tale.
Quanto all’ultima
affermazione,
basta osservare che i funtori(UT)
e
,(UT)"
estendono entrambi UT : allecategorie
dellerelazioni,
e commutano con let involuzioni: devono
quindi coincidere; analoga-
mente si prova
(16)- = 1 ã .
Se T è un
isomorfismo,
e U : è il suoreciproco, quanto
so-pra prova
che T
e[7
sono ancorareciproci.
c.v.d.DIMOSTRAZIONE DI 1.4. Sia r un morfismo funtoriale di
T
inU;
preso un morfismo u : A -~ B in M:B2013>.4 è una relazione e il
diagramma (di á)
è commutativo : ciò
equivale
per(R.5)
all’esattezza deldiagramma
dicB:
Se viceversa
supponiamo
che idiagrammi
deltipo (4.3)
siano esatti in@3,
ne viene che idiagrammi
deltipo (4.2)
sono commutativi inà;
sfruttando
(R.3)
è ora immediato provare che r è un morfismo funto-riale di
T
inU.
c.v.d.DIMOSTRAZIONE DI 1.5. Sia e in
tutti i
quadrati
elementari siano esatti(in
per(R.5):
È ora immediato provare
a);
adesempio
DIMOSTRAZIONE DI 1.8. Sia
Abbiamo cos i
quadrati superiore-sinistro
e inferiore destro di(4.4),
com- mutativi perl’ipotesi Completato (4.4)
con due ulterioriquadrati esatti,
si ha:e per la commutatività del
quadrato
esterno(tutte
lemaglie
sono com-mutative),
m r W v
Poichè
poi
la seconda affermazione è ovvia(il quadrato
di cui interessa la commutatività è ancora(1.2).
Infine seu,
B),
u = u 1 B e per cui u c vimplica
cioèv = u. c.v.d.
DIMOSTRAZIONE DI 1.9. Costruiamo
in 6t i diagrammi
dimodochè
~c = u’v’, ~ = vu = u"v",
il secondodiagramma
essendofibrato;
essendo il
primo diagramma
è commutativo: esistequindi
unmorfismo vv di
lil
tale chev’= v"w, u’= u"w,
e di conseguenza:DIMOSTRAZIONE DI 1.10. Si prova
a), gli
altri casi essendo ana-loghi. Se BCBaa,
sfruttando 1.9 e 1.5:Supponiamo
viceversa chedef ~i def
a; postocostruiamo il seguente
diagramma
in in modo che tutti iquadrati
elementari siano esatti
(ciò
che è evidentementepossibile):
onde,
,per avere latesi,
si deve provare che:In effetti
seguendo
ildiagramma (e
sfruttandoopportunamente
ladoppia
presenza di
v)
si trova:ma e è
epi in A (5.1), perchè
nelquadrato
inferiore sinistro(esatto)
si ha:
in
a. 9):
allora v’ èepi
ind ( im v’ =
u è mono(ker u =
ed essendo(1.2) bifibrato, v
èepi
e u’ mono[2, 3.5].
Viceversa sia
c)
ched) implicano e):
se adesempio
a = vu con u mono e vepi in d,
costruito ildiagramma
fibrato(1.2),
v’ risultaepi (perchè
v lo
è)
equindi:
La
penultima
affermazione èovvia;
l’ultima seguedall’equivalenza
di
a), c).
c.v.d.DIMOSTRAZIONE DI 1.14. Sia a monomorfismo di
á;
e sianoN I11
fattorizzazioni dei
tipi c)
ed)
di 1.13; sianopoi
uo , va ,u’o , v’o
come nell’enunciato. Essendo vepi
e ker v =ind a, v
si fatto-rizza in modo unico come
ed i è
isomorfismo,;
essendo u’ mono e im u’ = vul oc, u’ si fattorizza in modo unico come:e j è
isomorfismo,. Sfruttando le condizionib )
eb’)
di 1.13 :9) Ciò è sempre fattibile: se
a = vu,
si costruisce anzitutto il diagramma fi-brato