R ENDICONTI
del
S EMINARIO M ATEMATICO
della
U NIVERSITÀ DI P ADOVA
F RANCO C HERSI
Ricerche per una teoria generale dell’interpolazione tra spazi lineari topologici
Rendiconti del Seminario Matematico della Università di Padova, tome 34 (1964), p. 305-343
<http://www.numdam.org/item?id=RSMUP_1964__34__305_0>
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DELL’ INTERPOLAZIONE TRA SPAZI LINEARI TOPOLOGICI
Memoria
*)
di FRANCO CHERSI(a Pisa) **)
Le teorie
sull’interpolazione risalgono
ad un classico teorema di M. Riesz(
ActaMath. »,
49(1926),
p.481,
teor.VI). Negli
anni recenti esse hanno assunto
sviluppo
semprecrescente,
emolti
procedimenti costruttivi,
per ottenerespazi interpolatori
tra
spazi
di Banachassegnati,
sono stati introdotti daparecchi Autori,
tra iquali Calderon, Gagliardo, Krein, Lions, Magenes, Peetre, Stein, Zygmund, Campanato, Stampacchia.
Per
un’ampia
informazionesull’argomento (con particolare riguardo
aiprocedimenti costruttivi)
rimandiamo alla conferenza di E.Magenes
alCongresso
dell’U.31.I.(Genova, 1963).
I suddetti
procedimenti
hanno dato risultati utili a moltiproblemi dell’Analisi,
ma hanno anche messo in luce lacompli-
cazione inerente a tali teorie: per
esempio,
è spesso difficile con- frontare i risultati ottenuti con metodi diversi. Da ciò sorge*) Pervenuto in Redazione il 15 gennaio 1964.
Indirizzo dell’A.: Istituto matematico, Università, Pisa.
**) Lavoro eseguito nell’ambito del gruppo di ricerca n. 24 del Comitato per la Matematica del C.N.R., presso l’Istituto di Matematica dell’Università di Trieste, nell’anno accademico 1962-63.
La materia dei paragrafi 1 e 2 era parzialmente contenuta nella tesi
di laurea presentata dall’Autore nel novembre 1962 presso l’Università di Trieste. La presente pubblicazione riproduce, con modifiche sola- mente formali, un’edizione provvisoria presentata nell’ottobre 1963 in occasione del Congresso dell’U.M.I.
l’idea di cercare
un’impostazione più generale
delproblema
del-,
l’interpolazione.
Una
impostazione
fra lepiù generali
è stata data da E. Ga-gliardo
in[3],
dove viene fornito unprocedimento
chepermette
di costruire tutti
gli spazi
diinterpolazione
«quasi
lineare » tradue
spazi
di Banachassegnati.
Però non è detto che unospazio d’interpolazione
lineare sia anched’interpolazione
«quasi
linea-re », e
quindi
sia ottenibile colprocedimento
citato.Nel
presente
lavoro la ricerca viene fondata sulla nozione di« terne fra loro coerenti ». Dato il
tipo
diimpostazione,
èriuscito
spontaneo
ambientare la trattazionedapprima
nella cate-goria degli spazi
linearitopologici
e delleapplicazioni
linearicontinue,
perapplicare poi
i risultati cos ottenuti allo studio delproblema
nellacategoria degli spazi
di Banach.Nel n. 1 si danno alcune definizioni e si studiano
proprietà generali
delle terned’interpolazione;
nel n. 2 si dimostrache,
data una terna
d’interpolazione
ed unacoppia
dispazi,
esistesempre almeno uno
spazio, interpolatore
traquesti,
tale che lanuova terna sia « coerente » con
quella data ;
nel n. 3 si dimostra la validità dello stesso enunciato per lacategoria degli spazi
diBanach, provando
inoltre l’esistenza d’unospazio
« minimo » e diuno
spazio
« massimo » fraquelli
che hanno la suddettaproprietà.
Al
Congresso dell’U.M.I.,
nell’ottobre1963, Gagliardo
ha cor-tesemente informato l’Autore di avere ottenuto risultati che pre- sentano
analogie
conquelli esposti
nel n. 3 delpresente
lavoro.Tali
risultati,
non ancorapubblicati
aquella data,
erano statiannunciati nelle « Notices » della « Am. Math.
Society»,
vol.9,
n.
4, Aug. 1962,
sotto i nomi diN. Aronszajn
ed E.Gagliardo.
I. Definizioni e
proprietà generali.
Nel
seguito
avremo a che fare sempre concategorie
insiemi-stiche,
ossiacategorie
i cuioggetti
siano insiemi(dotati
di certestrutture),
e le cui mappe sianoapplicazioni
diquesti.
Chiameremo «
coppia »
undiagramma
deltipo seguente:
dove A,
B sonooggetti,
mentre i è una mappainiettiva;
ossiasupporremo sempre
che, riguardo
alla strutturainsiemistica, i
sia un’inclusione.
Chiameremo « terna » un
diagramma
deltipo seguente:
nel
quale ~, C, B
sonooggetti, mentre i é j
sono mappe iniet-tive,
cioè inclusioniriguardo
alla struttura insiemistica.Per comodità
indicheremo
unacoppia
anche col simbolo(A, B),
ed una terna col simbolo(A, C, B).
Siano
B), Bi)
duecoppie
nella stessacategoria,
conle iniezioni i di A in B ed
ii
di~1
inBi.
Assegnata
una mappa u di B in se esiste una mappa u*di A in
.A1
che renda commutativo ildiagramma seguente
allora u * è
unica,
e comeapplicazione
essa è la restrizione di u ad ~.(questo
deriva facilmente dal fatto che i come ap-plicazioni,
sonoinclusioni).
In tal caso diremo che la mappa u subordina la mappa u*.
***
Siano
(A, C, B)
ed(A’, C’, B’)
due terne nella stessacategoria.
Definizione
(1.1).
Diremo che le terne
(~, C, B)
ed(A’, C’, B’)
sono fra lorocoerenti se accade
quanto
segue :I. -
Ogni
mappaf
di B inB’,
laquale
subordini una mappaf *
di ~. in subordina, anche una mappaf
di C inC’,
chequindi
rende commutativo il
diagramma:
II. - ed
ogni
mappa di B’ 1 inB,
laquale
subordiniuna
mappa q*
di A’ inA,
subordina anche unamappa ?
di C’in
C,
chequindi
rende commutativo ildiagramma
Definizione
(1.2).
Chiameremo « terna
d’interpolazione >> ogni
terna(A, C, B)
chesia coerente con sè stessa.
In tal caso
l’oggetto C,
che per noi sarà sempre un insieme ed unospazio,
si chiama «spazio interpolatore »
o «spazio
d’in-terpolazione »
tra A eB,
secondo laterminologia già
introdottada vari Autori
(p.
es. E.Gagliardo,
J. L.Lions).
In altre
parole, (A, C, B)
è una ternad’interpolazione
seogni
mappa g di B in sè la
quale
subordini una mappag*
di A insè,
subordina anche una
mappa ~
di C in sè.ESEMPI.
Nella
categoria degli
insiemi e delleapplicazioni,
una terna(A, C, B)
nonpuò
essere coerente con sèstessa,
se entrambele inclusioni di A in C e di C in B sono
proprie :
infatti in talcaso
possiamo
definire unaapplicazione g
di B in B cheporti
A in
A,
maporti
unpunto
di C fuori di C.Esempi
di terned’interpolazione (e, più
ingenerale,
di ternecoerenti)
si trovano nei lavoridegli
Autori citati nellaprefa-
zione.
Riportiamo qui
solo unesempio,
relativo allacategoria
degli spazi
di Banach e delleapplicazioni
lineari limitate: fissatigli spazi
di Banach dove SZ ha misura finita ed è p > q >1,
perogni
numero reale r tale che sia p > r > q la terna è una ternad’interpolazione (questo esempio
deriva dal citato teorema di M.Riesz;
si veda la for- mulazione che ne dàGagliardo
in[2],
al n.6,
ed ivi si pongaQ~
=Q).
Numerosi
esempi
di terne(A, C, B)
che non sonod’interpo-
lazione si trovano in
questioni
di Analisi.Qui
converrà esporreun
esempio particolarmente semplice.
Sia hi lo
spazio
lineare delle successioni reali a = tali che converga la serie con ilprodotto
scalare(a,
=esso è uno
spazio
diHilbert;
sia ho lospazio
linearedelle successioni reali tali che converga la serie uno
spazio
di Hilbert con ilprodotto
scalare i siaC lo
spazio
lineare delle successioni reali tali che convenga la serieè uno
spazio
di Hilbert con ilprodotto
scalareMuniti
questi spazi
delle normerelative, Al
è contenutoin
C,
C in h° e le iniezioni sono continue. La ternaC, h°)
nonè coerente con sè stessa.
Consideriamo infatti
l’applicazione g
di h° in h° definita nel modoseguente:
se
sia
g è lineare ed è limitata:
Inoltre essa subordina una
applicazione
lineare limitata dih,l in
hi, poichè
risultatuttavia si riconosce senza difficoltà che essa non muta C in sè.
D’ora in
poi
ambienteremo la trattazione nellacategoria
icui
oggetti
sonogli spazi
linearitopologici,
sullo stesso corpo reale ocomplesso,
e le cui mappe sono leapplicazioni
linearicontinue;
oppure inqualche sottocategoria
di essa.In
particolare,
perogni coppia
o terna le iniezioni sarannolineari e continue.
Indichiamo alcune
proprietà generali
delle terne diinterpo-
lazione nella
predetta categoria.
Proposizione (1.3).
Data una
coppia (A, B)
dispazi
linearitopologici,
una
famiglia
dispazi
linearitopologici,
ciascuno deiquali
siainterpolare
tra A e B : allora anche lospazio
, dotatodella
topologia
meno fine che renda continua l’iniezione cano-nica di C in
Cx
perogni k
EK,
èinterpolatore
tra A e B.Dimostrazione.
Anzitutto C non è
vuoto, perchè
si ha A c edè uno
spazio lineare ;
latopologia T
meno fine su C che rendacontinua l’iniezione canonica di C in
Ck
perogni k (topo- logia «
riunione » diquelle
subordinate daiC~
suC)
è compa- tibile con la struttura lineare di C(vedi
p. es.[1],
cap.I, § 1,
n.9) (inoltre,
se perogni k
E KCx
è localmente convesso anche Ccon la
topologia
T è localmenteconvesso).
Un sistema fondamentale d’intorni di 0 per T è formato dalle intersezioni finite
degli
insiemi deltipo
V, nC,
dove k E I~ eYk
è un intorno d’un sistema fondamentale inCk.
Ovviamente risulta A c C c
B,
e si vede facilmente che le iniezioni canoniche sonocontinue; quindi (A, C, B)
è una terna.Proviamo ora che tale terna è coerente con sè stessa. Sia 9 l’insieme delle mappe g di B in B tali che ciascuna subordini
una mappa
g*
di A in A.Per
ogni g
E èg( C)
c C :infatti,
sia x EC;
perdefinizione,
V k E E
Ck
equindi g(x)
ECk
peripotesi,
da cuiPosto §
= è ovviamente lineare ed èl’applicazione
di Cin sè subordinata da g; resta da provare
che §
è continua. Pren- diamo un intorno di O in C: doveVk=
è unintorno
in Cki;
peripotesi
perogni i
esiste un intornoTki
inC/ci
tale che sia
g(Txi)
cYxs :
allora è un intornoin C ed è
(1.4).
Come in(1.3),
sia unafamiglia
dispazi
linearitopologici,
ciascuno deiquali
siainterpolatore
tra A eB;
inpiù supponiamo
che B sia localmente convesso. Sia ora D lospazio
lineare
generato
dalla riunione dei esso è unsottospazio
lineare di
B ; sia ik
la inieizione canonica diCk
inD,
ik latopo- logia
diCx.
Su D esiste unatopologia
i dispazio
localmenteconvesso che è la
più
finetopologia
localmente convessa che renda continue tutte le iniezionii~::
un sistema fondamentale d’intorni di O per « è costituitodagli
insiemi Vconvessi,
sim-metrici e assorbenti tali
che,
perogni k,
V nCx
sia un intornoper Tt
(v. [1],
cap.II, § 2,
n.4;
e cap.II, § 6,
n.2).
Per
ipotesi,
perogni k
è continua la iniezione di A inCk
allora anche l’iniezione di A in D è
continua;
inoltre peripotesi
sono continue le iniezioni di
Cx
inB,
perogni
k : allora latopo-
logia
localmente convessa che B subordina su D rende continue le iniezioni diCk
inD,
perogni k,
equindi
è meno fine di r: dun- que l’iniezione diD,
con latopologia
T, in B ècontinua,
equindi (A, D, B)
è una terna.Proposizione (1.4).
La terna
(A, D, B)
è coerente con sè stessa.Dimostrazione.
Per
ogni g
Eg,
si hag(D)
cD; infatti,
siacon per
ogni
a,quindi g(x)
E D.Posto g
=g(D, proviamo che §
è continua. Sia V un intorno di O per « in D:possiamo
supporre che V appar-tenga
al sistema fondamentaleprima descritto;
allora èconvesso, simmetrico e assorbente
(perchè
g èlineare); oltre,
per
ogni k,
nCk
=g-1( Y
nC~)
nC~:
ma peripotesi
V nCk
è un intorno per ed essendo
Ck interpolatore
anche( Y
f1Ck)
nCk
è un intorno per Tk.Dunque
è un intornoper T in
D: 9
è continua.Proposizione (1.5).
Se C e D sono ambedue
interpolatori
tra A eB, ogni
even-tuale
spazio
B che siainterpolatore
tra C e D èinterpolatore
anche tra A e
B ;
inparticolare questo
è vero se C = A o D = B.(1.6)
Siano(A, C, B), (A’, C’, B’)
due terne coerenti fraloro,
e
supponiamo
chegli spazi B
e B’ 1 sianocompleti.
Sia C il
completato
diC,
C’ ilcompletato
diC’ ;
nelleipotesi fatte,
C è contenuto inB,
e O’ è contenuto in B’.Proposizione (1.6).
Le terne
(A, C, B), (A’, C’, B’)
sono fra loro coerenti.Dimostrazione.
Sia
1
una mappa di B in B’ che subordini una mappaf *
di A in
A’ ;
peripotesi
esiste unaf
di C in C’ subordinata daf .
La
composizione di 1
con l’immersione di C’ in C’ fornisce unamappa 1 di C in C’ :
nza l’immersione di C in C è
densa,
e C’ ècompleto: quindi 1
siprolunga,
in modounico,
a tuttoC,
ottenendo una mappaf
di C in C’.
Bisogna
ora dimostrare che è commutativo ildiagramma seguente
(j, j’
sono iniezionicontinue).
A tale scopo consideriamo
quest’altro :
(i, i’
sono immersionidense); f
=f j .
Dimostrazione :
-
per
costruzione;
ma ancheper
ipotesi;
ne segue:ed essendo i un’immersione
densa,
si deduceCiò prova che il
diagramma
7 ècommutativo ; quindi 1
su-bordina la mappa
i
di C in 0,.Analogamente
si dimostra cheogni
mappa p di B’ inB,
laquale
subordiniuna mappa p*
di A’ inA,
subordina anche unamappa p
diC’
in C.***
In
particolare,
se(A, C, B)
è una ternad’interpolazione
e lospazio
B ècompleto,
anche(A, C, B)
è una ternad’interpolazione.
Da ciò segue un
semplice esempio
di ternad’interpolazione :
dove A è il
completato
diA,
e B è unospazio completo:
bastapensare che la terna
(A, A, B)
è banalmente coerente con sè stessa.***
Ci si
può
chiedere se, perqualche sottocategoria,
il fatto chegli spazi
A e Bappartengono
ad essaimplichi
cheogni spazio interpolatore
tra A e B debbaappartenere
ad essa.Questo
non è vero per lasottocategoria degli spazi
diBanach,
come risultadal
seguente esempio, suggerito
dalprof.
J. L. Lions.Sia A = B = dove ha misura finita ed è Pi >
1;
perogni
numeroreale q
tale che siapi ~ q ~
po,la terna
(L’~, L«,
èd’interpolazione.
Sia e per
ogni n
si haIndichiamo con
il 11ft
la normacorrispondente
alloesponente
qn, e con
!f~
la sfera unitaria di(la
sfera «piena »).
Per
ogni
n, la terna(L’l,
èd’interpolazione.
Sia con la
topologia
« riunione » diquelle
subor-dinate ;
per la(1.3)
ancheE, L°°)
è una ternad’interpolazione.
La
topologia
di E è definita dallafamiglia
numerabile dinorme:
Dimostriamo che tale
topologia
nonpuò
essere definita dauna sola norma, e
quindi
che lospazio E,
pur essendointerpo-
latore tra due
spazi
diBanach,
non è unospazio
di Banach.A tale scopo basta dimostrare che nessun insieme limitato in E
può
essere un intorno dellaorigine.
Sia g un insieme limitato in E : Vn >
1, 3:Â.
> 0 tale cheSupponiamo
per assurdocontenga
un intornoallora 1 > 0 tale che i ciò
implica
lavalidità,
perogni
o EE,
delladiseguaglianza
Ma
questa
è assurdaquando
8iprende
n > s equindi qn
> qs : essendo E denso in.L°s,
essa infattiimplicherebbe
(mentre
è L°~ contenuto inL°s,
ed i duespazi
non sonoi80morfi).
Per
spazi
linearitopologici
ditipo particolare
diamo ora dueteoremi,
che saranno utili nelseguito.
(1.7).
Siano(A, B)
ed(A1, Bi) coppie
dispazi
di Fréchet(o, più
in
generale,
dispazi
metrizzabilicompleti),
sullo stesso corpo, reale ocomplesso.
Sia u unaapplicazione
lineare di B inBi,
tale che con
ciò, posto
u * =UI4f,
1 è commutativo ilseguente diagramma:
(i, ii
sono iniezionicontinue).
TEOREMA
(1.7).
Nelle
ipotesi precedenti,
se u è continua anche u * è continua.Dimostrazione.
Basta provare che le condizioni
seguenti
implicano
y = 0 : allora u * ècontinua,
per il teorema delgrafico
chiuso
(v.
p. es.[1],
cap.I).
Essendo z,
lineari e continue peripotesi,
si ha:inoltre
Ma essendo
Bi separato (perchè
metriz-zabile)
se ne deduce edunque
.1
In
particolare
il teorema siapplica
al casoA1
=A, B1
= B.(1.8).
Siano(A, B), Bi) coppie
dispazi
diBanach,
sullostesso corpo reale o
complesso.
Inparticolare può
essere~1
= ~e
Bi
= B.Sia JW l’insieme delle
applicazioni
lineari continue u di B inBi
tali che ciascuna subordini unaapplicazione
lineare con-tinua u* di A in
Ai (necessariamente
u* =u l..t).
Per il teorema
(1.7),
JW è l’insieme delle u e C(B, B;)
taliche .N’ è un
sottospazio
lineare di £(B,
Sia
M(A, B; B1)
lospazio
dellecoppie (u, ~*),
con u EJY’,
u* = M è un
sottospazio
lineare dellospazio Bi)
XX
Al) ;
si riconosce facilmente che M è unospazio
di Banachcon la norma
TEOREMA
(l. 8).
Siano
(A, C, B)
ed01, B1)
due terne dispazi
diBanach,
coerenti
fra loro;
sia Tl’applicazione
dellospazio
di BanachM(A, B; Au B~)
nellospazio
di Banach~( C, 01)
cosdefinita:
ebbene T è lineare continua.
Dimostrazione. ’
La linearità di T si verifica banalmente. Per provare che T è continua ricorriamo al teorema del
grafico
chiuso.Consideriamo il
diagramma
Per
ipotesi
cioè
da cui anche
cioè
quindi,
EC,
ossia
perchè ?1
è biunivoca: equesto
vale V z E C .Dunque
T ècontinua, quando
inr( C, Cl)
c’è latopologia
della convergenza
limitata ;
amaggior ragione
T è continua seCi)
si pone unatopologia
meno fine.COROLLARIO.
T trasforma un insieme limitato di .M in un insieme limitato di
£(0, 01).
In
particolare,
il teorema(1.8)
ed il corollario siapplicano
ad una terna di
spazi
di Banach coerente con sè stessa.Sarebbe interessante
poter
estendere il teorema(1.8)
a dueterne coerenti di
spazi
linearitopologici.
2. Costruzione d’una terna
d’~nterpolazione
coerente con unaterna
d’interpolazione
assegnata.°
In
questo
numero trattiamo ilproblema
nellacategoria degli spazi
linearitopologici,
sul corpo reale ocomplesso,
e delle ap-plicazioni
lineari continue.TEOREMA
(2.1).
Assegnata
una ternad’interpolazione (A, C, B)
ed unacoppia (A’, B’),
esiste almeno unospazio
C’ tale che(A’, C’, B’)
sia unaterna coerente con
quella
assegnata e con sè stessa; ed anzi esiste lospazio
massimo(rispetto
all’ordinamento per inclusionecontinua) fra quelli
che hanno tac suddettaproprietà.
Per
dimostrarlo, dapprima
troveremo condizioni necessarie esufficienti
affinchè,
data una terna(A, C, B )
ed unacoppia (A’, B’ ),
uno
spazio
C’ formi conquesta
una terna(A’, C’, B’)
coerentecon
quella data; poi
verificheremoche,
se(A, C, B)
è una ternad’interpolazione,
esiste unospazio
massimo che soddisfa tali con-dizioni ;
infine che talespazio
rende la nuova terna coerente anche con sè stessa.Indicheremo con Y l’insieme di tutte le mappe
f
di B in B’tali che ciascuna
f
subordini una mappaf *
di A inA’ ; analoga-
mente indicheremo con 0 l’insieme di tutte le mappe di B’
in B tali che
ciascuna
subordini una mappa~*
di A’ in A.Condizioni necessarie per C’.
Supponiamo
che esista unospazio
C’ ilquale
renda la terna(A’, C’, B’)
coerente con(A, C, B).
Per il momento consideriamogli spazi
come insiemi: allora le mappe iniettive sonoinclusioni
in base alle nostre definizioni di
coppia
e di terna.Per
ipotesi N
Se B è uno
spazio separato
localmente convesso, è anche,
perchè
perogni
y E A’ esiste una mappaf
e Y taleche y
Ef (C).
Infatti siaF(x)
un funzionale lineare continuo defi- nito suB,
chevalga
1 in unpunto x
E C(x zb 0) (teorema
diHahn-Banach);
preso y E A’ eposto f (x)
=F(x)y, f
è unaappli-
cazione lineare continua di B in
A’,
da cui si deduce che inoltre è y =I(x), donde y
Ef (C).
In tal caso,posto
risulta
Se B non è
separato
localmente convesso, porremoPer
ipotesi
C’ è unospazio
lineare(sottospazio
lineare diB’);
quindi
C’ contiene lospazio
lineareCl generato
daCo,
ed è con-tenuto nello
spazio
lineareC2 ( C2
è unospazio
lineareperchè
èl’in tersezione
degli spazi
linea,riOsservazione
(2.1.1 ) :
(2.1.2).
Peripotesi
C’ è unospazio
linearetopologico
e lasua
topologia
~’ è tale da rendere continue leseguenti applica-
zioni lineari:
l’inclusione j’
di C’ inB’ ;
tutte le
applicazioni ~
di C’ inC,
al variaredi 99
in0;
l’inclusione i’ di A’ in
C’ ;
tutte le
applicazioni 7
di C inC’,
al variare dif
in Y.Per
ogni chiamiamo p2
la restrizionedi 92
a01:
perl’üss.
(2.1.1)
èun’applicazione
lineare diC,
inC;
chiamiamoi2
l’inclusione diC,
in B’.Detta e.
l’inclusione di C’ inC$ ,
e considerando per ora leapplicazioni
come linearisolamente,
si ha:~ ==
99.e.(perchè qJ2 e q;
sono restrizioni della stessa~)
Su
C$
sia «z latopologia
meno fine che renda continuej, e
~$ per
ogni 9
E 0. Taletopologia esiste,
ed ècompatibile
con lastruttura di
spazio
lineare diC,.
Per la dimostrazione di
questo,
si veda[1],
cap.I, § 1,
n. 9:l si
parla
d’unospazio
lineareE,
avente unaapplicazione
li-neare
f,
= in ciascunospazio E,
d’unafamiglia
dispazi
linearitopologici;
il nostro caso si riduce aquello ponendo C,
=E,
e
prendendo
lafamiglia (E,)
costituita da B’ e da un modello di C per ciascunaapplicazione
qz, al variare di ~.Un sistema fondamentale d’intorni di 0 per T’I. è costituito
dagli
insiemiseguenti:
(a)
T ~C~ ,
dove T varia in un sistemafondamentale {T}
d’intorni di O in
B’ ;
al variare di V in un sistema
fondamentale {V}
d’intorni di O in C ed al variare
di p
in0;
(y)
intersezioni finite deipredetti.
Si riconosce facilmente che la
topologia
subordinata da ’l’asu C’ è la meno fine
topologia
su C’ che rendacontinue j’
1e ~
per
ogni
Ricordando leproprietà (2.1.2)
dellatopologia
z’di
C’,
concludiamo che i’ èpiù
fine diquella
subordinata da i2 su C’.Per l’Oss.
(2.1.1), ogni
mappaf
e Y subordina unaapplica-
zione lineare
/1
di C in01;
diciamoii
l’inclusione di A’ 1 inCi,
ed ei l’inclusione di
Ci
in C’ :Considerando per ora le
applicazioni
solo comelineari,
si ha :~ =
e~~~
f (perchè f, l~
sono restrizioni della stessaf).
Diciamo T~ la
topologia più
fine suCi
che renda continueZi
edf i
perogni f
E Y. Gliaperti
per ti sono tutti e soligli
insiemia~ c
C,
tali che :Si vede facilmente che la
famiglia degli
insiemipredetti
èchiusa
rispetto
allariunione, rispetto
alla intersezionefinita,
econtiene
Ci. (Non sappiamo,
ingenerale,
se latopologia
T~ siacompatibile
con la struttura lineare diCI).
Per le
proprietà (2.1.2)
dellatopologia
i’ di0’,
se ~’ è unaperto
per z’valgono
leseguenti proprietà:
Consideriamo ora la traccia C’n
Ci :
(perchè ~(C) ~ Cl), quindi
èaperto
in0;
inoltrd(C’
nCI)
f1 A’ == ~’ f1 A’ che è
aperto
in A’.Quindi ogni aperto
per z’ ha una traccia suCi
che è unaperto
per
dunque
T~ èpiù
fine dellatopologia
subordinata da z’ suCi.
In conclusione: affinchè uno
spazio
linearetopologico
C’ rendala terna
(A’, C’,
yB’)
coerente conquella assegnata (A, C, B),
sono necessarie le
seguenti
condizioni:Le condizioni
(2.1.3)
sono anchesufficienti.
Infatti
supponiamo
che C’ sia tale da soddisfarle. Allora 1’inclusione di A’ inC’,
tramiteCi,
ècontinua,
ed è continual’inclusione di C’ in
B’,
tramiteCz ; ogni
mappa subordinaun’applicazione
lineare di C inC’ : f = ei f 1,
laquale
risultacontinua
perchè composta
diapplicazioni continue;
edogni
mappa q c- 0 subordina
un’applicazione
lineare di C’ in == 92,e,, la
quale
risulta continuaperchè composta
diapplica-
zioni continue.
Ma amnchè esista almeno uno
spazio
linearetopologico
C’che soddisfi le condizioni
(2.1.3),
sono necessarie e sufficienti leseguenti:
La necessità è
ovvia;
la sufficienza si vedeponendo
01 =Cs,
che è uno
spazio
linearetopologico.
Inoltre il massimospazio
C’che possa soddisfare le
(2.1.3)
èproprio 0, (massimo rispetto
all’ordinamento per inclusione
continua).
COROLLARIO.
Ponendo A’ = A e
B’ = B,
dalle(2.1.4)
si ricavano condi- zioni necessarie e sufficienti amnchè la terna(A, C, B)
sia coe-rente con sè stessa. Se Al = A e B’ =
B,
1’insieme’ e l’insieme ø(che coincidono) comprendono
ciascunol’applicazione
iden-tica I di B su
B ;
allorada cui
C,;
inoltrel’applicazione
identica diC,
in C el’appli-
cazione identica di C in
Ci
sonocontinue, quindi
latopologia
T~ è
più
fine di T~. Confrontandoquesti
risultati con le(2.1.4)
si trovano le condizioni necessarie e sufficienti affinchè
(A, 0, B)
sia una ternad’interpolazione:
Ebbene: se la terna assegnata
(A, O, B)
è una terna d’in.ter-polazione,
le condizioni(2.1.4)
sono8oddisfatte.
Infatti,
e c- 0 la mappacomposta qf
= g di B in B subordina una mappag *
di A inA ;
allora 9 subor- dina unamappa -
di C inC,
cioè C e,posto 9
=g 1C, g è
continua.
ne consegue
j
Dimostriamo ora che T~ è
più
fine dellatopologia
subordinata da T~ suCi. Quest’ultima
ècompatibile
con la struttura lineare diCi ,
ed è la meno finetopologia
suCi
che rendacontinua,
perogni 92
E0, l’applicazione
lineare q;16 diCI in C,
dove con e indi-chiamo l’inclusione di
al
in0,.
Per il nostro scopo basta provare che essa rende continua l’inclusioneii
di A’ inCi
el’applicazione
linearef i
di C inCi
perogni f
E ~" : allora infatti T~ saràpiù
finedi essa, per definizione.
Fissata una
applicazione appartenente ad Y,
che chiameremou,
consideriamo,
perogni 99 EØ,
la mappa qu di B in B :questa
subordina una mappa
(92u)*
di A in.A,
equindi
unamappa pu
di C in C
(per l’ipote8i
che(A, C, B)
sia una ternad’interpola- zione). Ma,
essendopo8to ui
= si ha =per 92,eu,, è continua:
poichè
latopologia
subordinata da r, suCi
è la meno fine che renda continua perogni 99
se ne deduce
che ui
è continua(vedi [1],
cap.I, § 1,
n.9,
corol-lario
1).
La continuità si prova in modo
analogo,
osservandoche
= iq*
che è continua.Perciò almeno con la
topologia
T~, è unospazio
linearetopologico
tale che(A’, B’ )
sia una terna coerente con(A, C, B),
ed è il massimo fra tali
spazi.
Per dimostrare il teorema
(2.1)
resta ora da provare che la terna(A’, C,, B’)
è coerente con sè stessa.Sia g
una mappa di B’ in B’ che subordini una mappag*
di A’ in Per
ogni 99 EØ,
anche la mappacomposta
pg di B’ 1 in Bappartiene
all’insiemeø, quindi
subordinaun’applicazione
lineare continua
(92g),
diC,
in C(essendo (A’, C,, B’)
coerentecon
(A, C, B)).
Allora si ha perquindi Posto 92
= si ha(qg)a
=quindi
è continua per ed è continua anchel’applicazione
lineareiJ/1 (perchè eguale
a è l’inclusione di0,
inB’ ) ;
ricordando la defini- zione dellatopologia
T~ diCs,
si deduceche g$
è continua(vedi [1],
cap.I, § 1,
n.9,
cor.1).
Dalle
(2.1.3)
segue cheC.
è lospazio
massimo fra iC’, quindi
il teorema
(2.1)
ècompletamente
dimostrato.***
Indichiamo altre
proprietà
dellospazio Cs,
munito dellatopologia
T~.(2.2.1).
Se B’ èseparato,
lo è ancheO., perchè
l’inclusione diC,
in B’ ècontinua;
per lo stesso motivo èseparato ogni
altrospazio
che sia contenuto inCi
contopologia più
fine.(2.2.2).
Se B’ e C sono localmenteconvessi,
ancheC,
è local-mente convesso. Per
accertarsene,
si ricordi la definizione sistema fondamentale d’intorni per T2(si
veda(a), (fl)
in(2.1.)).
TEOREMA (2.2.3).
Se B’ e C sono
spazi separati completi
e B èseparato,
lospazio O2,
con latopologia
T2, èseparato completo.
Dimostrazione.
Anzitutto
0.
èseparato.
Siapoi x
un filtro diCauchy
su01;
per la continuità derliniezione
j’,
è un filtro diCauchy
su
B’, quindi
converge ad unpunto y’
1 in B’. Perogni
converge a
inoltre, posto ~ = g~~~$, g~
ècontinua,
~(J~)
è un filtro diCauchy
suC, quindi
converge ad unpunto
in
C;
converge a in B. Essendopjl
=j7p,
si hag~(y’)
=Dunque,
perogni
q; Eø,
Ej(0),
donde(si tenga presente che j
ej’,
inquanto applicazioni,
sono inclu-sioni) :
ovveroy’
=j’(yo)
con yo eCa.
Da
p(y’)
=i(zw)
segueOI(y.)
= ossia equindi
= xp.Dimostriamo ora che il filtro ~ converge a yo nella
topologia
T~. Come intorno di yo si
può prendere
yo-E- T ~ Ca,
dove T èun intorno di 0 in
B’,
oppure y. -E-T
con q c- 0 e V intorno di O inC;
nelprimo
caso esiste H E Je tale che siay’
-~- T(perchè
converge ady’),
ossia da cui:H -
C,,
e +0,;
nel secondo caso esisteK E Je tale converge ad
TEOREMA
(2.3).
Per la
sottocategoria degli spazi
localmente convessi vale lo stesso enunciato del teorema(2.1 ) ;
inoltre esiste il minimo(rispetto
all’ordinamento per inclusione
continua) degli spazi
C’.Dimostrazione.
Lo
spazio C~,
con latopologia
T2, è il massimodegli spazi
C’(teorema
(2.1)
eproprietà (2.2.2 ) ).
Sullo
spazio
lineareCi
siaT~
lapiù
finetopologia
localmenteconvessa che renda continue
ii
edA
perogni (vedi
dia-gramma
12):
essaesiste,
ed un sistema fondamentale ’lL d’intorni di O pert1
è costituitodagli
insiemi Úconvessi,
simmetrici ed assorbenti tali che:sia un intorno di 0 in C sia un intorno di O in A’ .
Per la dimostrazione di
questo,
si veda[1],
cap.II, § 2,
n.2,
per
gli spazi
sul corporeale,
e cap.II, § 6,
n. 2 per l’estensione al corpocomplesso.
Diciamo
Ci
lospazio
linearetopologico
localmente convessoottenuto munendo
C_i
dellatopologia T~.
Dimostriamo che
Cl
soddisfa alle condizioni(2.1.3).
Sappiamo già
che(teorema 2.1 ),
e T~ èpiù
fine diT~
per
definizione ;
basta verificare cheT~
èpiù
fine dellatopologia
subordinata da Sia W un intorno di 0 per T~:
possiamo
sup- porre che W sia convesso, simmetrico ed as8orbente in°1.
Lasua traccia ~
f1 Ci
è un insieme convesso, simmetrico ed assor-bente in
Ci ;
per il teorema(2.1)
T~ èpiù
finequindi
W (1C,,
è un intorno di O per T~: ma
allora, 1 Ci )
è unintorno intorno di 0 in A’
(dato
che t1 rende continua
ogni applicazione f i
e l’inclusionequindi Ci
è un intorno di 0 perii.
_
Insomma
Ci
soddisfa alle(2.1.3), perciò (A’, Ci, B’)
è unaterna coerente con
(A, C, B).
Dimostriamo ora che
(A’, Ci, B’)
è coerente con sè stessa.Supponiamo dapprima
che lospazio
B sia ancheseparato:
in tal caso
Ci
è lospazio
linearegenerato
dag’ l’insieme delle mappe g di B’ in B’ tali che ciascuna subordini
una mappa
g*
di A’ in A’. Presa unaqualunque g c-,91,
siadap- prima y E Co :
esistono (C E C ed tali che y =f (x) ; g(y)
=ma
quindi (per
1’ Oss.2.1.1 ), perciò
Insomma
g( 01) C 01; posto
gi = verifichi,amo che gi è continua nellatopologia T~-
Sia U un intorno del sistema fonda- mentale qL descritto sopra : allora è un insieme convesso, simmetrico ed assorbente inCi (perchè
tale èPi
e gi èlineare);
per =
(9f ) i 1 ( ~ ) ~
ma allora( 9f ) i 1 ( ~ )
è un intorno di O in
C;
=g*-1( U
f1A’)
che è unintorno in A’
(perchè
lo è Z7 f1A’,
eg*
ècontinua) : dunque g~ 1( U)
è un intorno di 0 per
Ti-
Se B non è
separato, 01
è lospazio
linearegenerato
dain tal caso, per dimostrare che ci
0,,
bastaricordare anche il fatto che
Infine,
cheCi
sia il mini~mospazio
localmente convesso veri- ficante la tesi del teorema si vede dalle(2.1.3)
e dalla definizione diT~.
(2.4).
Condizione sufficiente per l’unicità di 0’ èCi
=C2;
anzi,
nellasottocategoria degli spazi
localmenteconvessi, ~i = O,
è condizione necessaria e sufficiente per l’unicità di C’.
Tali condizioni
appaiono
difficili da verificare.Se esiste un isomorfismo di B su B’ che subordini un isomor- fismo su allora CI è isomorfo a C.
Infatti,
siaf
l’isomorfismo suddetto:quindi f
subor-dina una mappa
i
di C in C’. Esistepoi p
c- 0 taleche pf
sial’identità su
B ;
ffJsubordina ~
di C’ in0: í
è l’identità su C.Analogamente
si vede cheí~9-9
è l’identità su C’.Dunque
0 e O’sono isomorfi.
TEOREMA
(2.5).
Assegnate
unaf amiglia
di terned’interpolazione
tutte coerentif ra
loro(Ax, Ck, Bk),
k EK,
ed unacoppia (A’, B’),
esiste almenouno
spazio
C’ tale che(A’, C’, B’)
sia una terna coerente con sè stessa e con ciascun.a terna dellafamiglia assegnata,
ed anzi esiste il massimo(rispetto
all’ordinamento per inclusionecontinua) degli spazi
aventi la suddettaproprietà.
Per la
sottocategoria degli spazi
localmente convessi vale lo stessoenunciato,
ma in essa esiste anche il minimodegli spazi
01.Condurremo la dimostrazione secondo uno 8chema
analogo
a
quello
usato per il teorema(2.1).
Per
ogni
k E K sia Y,, l’insieme delle mappef
diBk
in B’ taliche ciascuna subordini una
f *
di Ak inA’,
e siaOk
l’insiemedelle mappe g~ di B’ in Bk tali che ciascuna subordini una
99
di A’ 1 in
A k.
Si vede
facilmente,
come in(2.1 ),
che per C’ è necessaria laseguente
condizione :Poniamo:
0,
è unsottospazio
lineare di B’.Sia
C1
lospazio
linearegenerato
da se perqualche
lo
spazio B,
èseparato
localmente convesso; altrimentiCi
sia lo
spazio
linearegenerato
da , Inogni
caso siha A’ ~