A NNALI DELLA
S CUOLA N ORMALE S UPERIORE DI P ISA Classe di Scienze
B ASILIO M ANIÀ
Autovalori di nuclei dipendenti dal parametro
Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Scienze 2
esérie, tome 8, n
o2 (1939), p. 89-104
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di BASILIO MANIÀ
(Pavia).
1. - In una memoria dei « Rendiconti del Circolo Matematico di Palermo »
(1)
~C. MIRANDA ha studiato le
equazioni integrali
lineari della formanon
dove
e
K(x, y), Hi(x, y) (~===~ 2y....~p)
sono funzioni simmetriche in x e y.Nello studio
dell’equazione (1)
il MIRANDA ammette le treipotesi
fondamen--tali
seguenti :
IPOTESI A. - I nuclei
Hi(x, y)
sono semidefinitipositivi.
IPOTESI B. - I nuclei
Hi(x, y)
sonospecializzati,
hannocioè,
ciascuno un nu-~nero finito di autovalori:
per modo
che,
introdotti i sistemi delle autosoluzioniortogonali
e normalizzate,si
può
porre(1) C. MIRANI?A : Su di una cla,sse di equazioni integrali il cui nucleo è funzione del
parametro. Rend. Circo Mat. Palermo, vol. LX (1936).
Annali della Scuola Norm. Sup. - Pisa. 7
IPOTESI C. - La
quantità - aj
non è un autovalore per il nucleoed
inoltre,
detta~(x)
una funzione aquadrato sommabile,
la soluzionegg(x) dell’equazione
-
non
può
essereortogonale
aH.j(x, y)
se tale non è la funzioney~(x).
In
queste ipotesi,
il MIRANDA stabilisce 1’ esistenza di autovaloridell’ equa-
zione
(1),
dimostra per essi dei teoremianaloghi
aquelli
noti pergli
autovaloridei nuclei simmetrici
indipendenti
dalparametro,
e dei teoremi che estendonoquelli
di HILBERT e SCHMIDTsugli sviluppi
in serie di autofunzioni.Nel
presente
lavoro mi propongo di studiarel’equazione (1)
condove la somma al secondo membro della
(2) può
essere anche estesa a infinititermini,
inoltre non ammetto nè1’ ipotesi
B nè1’ ipotesi C,
ed estendo anche1’ ipo-
tesi A in
quanto
ammetto che i numeri ai, a due a due distinti e tutti diversi da zero, possano anche esserenegativi purchè
i nucleiHi(x, y) corrispondenti ad ai negativi sieno,
anzi che semidefinitipositivi,
semidefinitinegativi (2).
Stabilisco l’esistenza di autovalori
dell’equazione (1)
e dimostro per essi teoremianaloghi
aquelli
noti pergli
autovalori dei nucleiindipendenti
dalparametro.
Però il teorema di esistenza
degli
autovalori sipuò
provare, col metodo chequi
seguo, anche in casi molto
più generali
che pure considero. Inoltre tale metodopresenta
ilvantaggio
di dare delle indicazioni circa la distribuzionedegli
auto-valori
rispetto
alle costantiassegnate
ai, epuò quindi
essere utile per il calcolo effettivodegli
autovalori.Teoremi di esistenza degli autovalori.
2. - Nel
seguito
indicheremo con T un campo misurabile di unospazio
a rdimensioni,
con x e ypunti
variabili diquesto spazio,
con.K(x, y), Hi(x, y), (i =1, 2,....),
funzioni reali simmetriche di x e y per x e y variabili in T.Ciò
posto
dimostriamo il teorema di esistenzadegli
autovaloridell’equazione (1).
(2)
Anzi nel teorema di esistenza degli autovalori basta supporre che per ai > 0 [ 0~Hi(x, y) non sia semidefinito negativo [positivo].
TEOREMA I. - Se i nuclei
y), Hi(x, y), (i=1, 2,....),
sonomaggiorati
da una funzione
P(x, y)
aquadrato
sommabile nell’insieme didefinizione;
se i numeri ai sono non nulli e a due a due diversi e la serie
~i (1: ai I)
è
convergente;
sequando ai > 0, Hi(x, y)
non è semidefinitonegativo,
equando ai Q, y)
non è semidefinitopositivo ;
alloral’equazione
con
ammette almeno un autovalore
(reale).
Per dimostrare
questo
teorema cominciamo con lo studiare il funzionaleper
gg(x)
funzione reale aquadrato
sommabile in T e O numero reale distinto da tutti inumeri - ai.
Essendo
si ha
e
quindi ~[cp(x) ~ 1 e]
è funzione uniformemente continua inogni
insieme limi- tato e chiuso che noncontenga
nessunpunto -ai
e per limitato. NeT
segue che se indichiamo con ed
rispettivamente
il limite inferiore eil limite
superiore
di0[99(x) p]
al variare digg(x)
nel campo delle funzioni aquadrato
sommabile in T e taliche m(e)
ed sono continueT
in
ogni
intervallo non contenentepunti - ai.
°
Si vede
poi
facilmente che se èai> 0
Analogamente,
seai0,
èSe ne deduce
che,
indicati con P2, ....gli
aipositivi disposti
in ordine cre-scente e con n1, n2,.".
gli
ainegativi disposti
in ordinedecrescente,
ilgrafico
di
m(O)
pero
0 equello
di 0 hanno una forma deltipo
diquella
indicata nella
figura.
Per la nota
proprietà
di massimo e di minimodegli
autovalori dei nucleisimmetrici,
se è esiste una funzione tale che eper cui
0[99(x) ~O]
assume il valorem(e),
e si ha Te se O esiste una funzione
o)
tale cheo)dx=1
e per cui~~g~(~)
assume il valore e si ha ~’
Quindi
se A è un valoredi é
per cuisi ha
e A risulta un autovalore di
G(x,
y,2);
cos pure se A è un valoredi e
per cuisi ha
e A è un autovalore di
G(x,
yI ~,).
Ora basta
tracciare,
sullafigura
cherappresenta
igrafici
dim(9)
edanche i due rami di
iperbole equilatera
cherappresentano
lafunzione 1
per vedereche,
se fra i numeri ai ve n’è almeno unopositivo,
indicato con a ilpiù piccolo
di
essi,
fra 0 e -a esiste almeno un autovalore diG(x,
y,A),
e, se fragli
ai ven’è almeno uno
negativo,
indicatocon
ilpiù grande
diessi,
fra 0e P
vi èalmeno un autovalore di
G(x,
y,A).
Con e ò il teorema di esistenza
degli
autovalori è dimostrato.Aggiungiamo
una osservazione.
OSSERVAZIONE. - Il
piccolo degli
autovaloripositivi
diG(x,
y,À)
determinato col metodo
precedente
è ilpiccolo
di tuttigli
autovaloripositivi
diG(x,
y,Å);
e ilpiù grande degli
autovalorinegativi
diG(x,
y,À)
determinato col metodo
precedente
è ilgrande
di tuttigli
autovalorinegativi
diG(x,
y,2).
Infatti se a è il
più piccolo
di tuttigli
autovaloripositivi
diG(x,
y,Å)
ecp(x)
è una delle
corrispondenti
autofunzioninormalizzata,
si hae
perciò
Posto
è sempre
e
Indicato
quindi
con ilpiù piccolo
valorepositivo di 9
per cuisi ha
Analogamente
se a è invece ilpiù grande
autovalorenegativo
diA).
3. - Passiamo ora a dimostrare che il metodo
seguito
nel numeroprecedente -permette
di stabilire 1’esistenza di autovalori(reali) dell’equazione (1)
in casimolto
più generali.
TEOREMA II. -
Se,
per x e y in T e A variabile in un intervallo(0, -a)
.con
a>0
se
H(x, y)
e y,l)
sono funzioni simmetriche di x e y, aquadrato
sommabile nel campo di variabilità di
(x, y) ;
se, per~,1
e22
in(0, -a),
se
c(A)
è una funzione continua nell’intervallo(0, -a),
ilpunto
2=0incluso,
il
punto
J~ _ - aescluso,
ese
H(x, y)
non è semidefinitonegativo [positivo];
allora nell’intervallo(0, -a)
esiste almeno un autovalore
dell’equazione
Supponiamo,
per fissare leidee, a> 0,
e consideriamo ancora il funzionale(3)
Da questa condizione segueche G2(x,
y, l)dxdy è limitato al variare di A in (0, -a).T
per Q variabile in
(0, - a)
e per le funzioni tali cheSi vede ancora che
o]
è funzione continuadi o,
uniformementerispetto
alle funzioni
gg(x) considerate,
inogni
intervalloappartenente
a(0, - a)
e noncontenente il
punto -a.
Ne segue che anche il limite inferiorem(O)
di19]
èfunzione continua nell’ intervallo
(0, - a),
ilpunto - a
escluso. Inoltre dalleipotesi
fatte segue subito
Non resta
quindi
cheripetere
ilragionamento
del numeroprecedente.
ESEMPI. - Se
G(x, y, Â)
è dato dalla(2),
le condizioni del teorema ora dimo- strato sono soddisfatte.Infatti,
se fragli
ai ve n’è unopositivo, supponiamo
chesia a, e
poniamo
con
Si verificano allora facilmente tutte le
ipotesi
del nostro teorema.Analoga-
mente se fra
gli
ai ve n’ è unonegativo.
Anche se, mantenendo le
ipotesi
del teorema del numero 2 sulle costanti aie sui nuclei
K(x, y), Hi(x, y), poniamo
con
gli
ai numeri interipositivi dispari,
sono soddisfatte le condizioni del teoremaora dimostrato.
4. - Un altro teorema di esistenza
degli
autovaloridell’equazione (1)
è ilseguente.
TEOREMA III. - Se per x e y in T e A variabile in un intervallo
(a, b)
del semiasse reale
negativo
èse
H(x, y), G1 (x,
y,~,)
sono funzioni simmetriche in x e y aquadrato
som-mabile nel campo di variabilità di
(x, y);
se, perli, l2
in(a, b),
se
c(A)
è una funzione finita e continua in(a, b),
ilpunto
b incluso e ilescluso,
ese in un intorno a sinistra di 1=b il nucleo
c(1)H(x,
y,1),
perogni
1fissato,
è semidefinitopositivo ;
seH(x, y)
non è semidefinito nega-tivo;
allora nell’intervallo(a, b)
esiste almeno un autovaloredell’equazione
Un teorema
analogo
vale se(a, b)
è un intervallo del semiasse realepositivo.
Definita
m(L9)
come nel numeroprecedente,
si vede ancora che essa è unafunzione continua di ~O nell’interno di
(a, b)
e chee in un intorno a sinistra
dei b
Non resta
quindi
cheripetere
ilragionamento
del numero 2.5. - Un ulteriore teorema di esistenza
degli
autovaloridell’equazione (1),
chesi dimostra con lo stesso metodo del numero
2,
è ilseguente.
TEOREMA IV. -
G(x,
y,2)
sia definito per x e y variabili in T e 2 varia- bile sull’intero semiassepositivo [negativo],
e sia funzione simmetrica in x e y e aquadrato
sommabile nel campo di variabilità di(x, y);
inogni parte
limitata del campo di variabilità di 2 siaesista una funzione a
quadrato
sommabile in T per cuiallora esiste almeno un autovalore reale
positivo [negativo] dell’equ.azione
Supposto
per fissare le idee che il campo di variabilità di A sia il semiassepositivo,
considerato il limitesuperiore M(e)
definito al numero2,
si vedeche è una funzione continua per
é>0
e per e sufficientementegrande
e li conveniente
Di qua, nel solito
modo,
segue l’asserto.ESEMPIO. - Le condizioni del teorema
precedente
sono soddisfatte dacon
y)
funzioni simmetriche aquadrato
sommabile eHi(x, y)
semidefinito
positivo
nonquasi
ovunque nullo.Altri teoremi sugli autovalori.
6. - Ritorniamo ora ai nuclei della forma considerata nel teorema I. Per essi vale il
TEOREMA V. - Nelle
ipotesi
delteorema I, se
per[0] Hi(x, y) è
semidefinito
positivo
tuttigli
autovalori sono reali.Infatti se À è un autovalore della
(1)
si haessendo una funzione normalizzata.
È perciò
anchedove A e
7p(x)
sono iconiugati
di ~ egg(x) rispettivamente.
Moltiplicando
laprima equazione
per~~(x),
la seconda perintegrando
e sottraendo si trova
e,
poichè
laquantità
inparentesi doppia
è> 0,
cioè A è reale
(4).
È
evidente chequesto ragionamento
è valido anche in alcuni casipiù generali.
(4) Cfr. MIRANDA, loc. cit.
7. - Ci
proponiamo
ora di dimostrare che nelleipotesi
del teoremaI,
conalcune condizioni
supplementari,
inogni
insieme limitato e chiuso non contenentenessun
punto - ai
cade alpiù
un numero finito di autovalori. Perquesto
cioccorrono alcune premesse.
Se
99’(x)
e99"(x)
sono due autofunzioni associate a due autovalori diversi A’e A" si ha
"
donde segue
Inoltre se
cp~~~(x), g~~2>(x),....,
sono k funzioni aquadrato
sommabile in Tlinearmente
indipendenti
e ~ è un numeroreale,
si possono determinare k combi- nazioni lineari omogenee(linearmente indipendenti) 9?2(X), ...
dellefunzioni
assegnate
in modo che siacon per e
~,~=1
per m == n.È
chiaroquindi
che date k autofunzioni~2(x),....,
associate a k autovalori(a
due a due distinti ono) Ài, }~2,...., ~,1~,
sipuò
supporre che siaCiò
posto
dimostriamo un lemma.LEMMA : Nelle
ipotesi
del teoremaI, posto,
À numero reale edf(x)
a
quadrato
sommabile inT,
e
(5) Vedi MIRANDA, IOC. Cit.
ad
ogni
insieme limitato e chiuso E dell’asse reale non contenente nessunpunto - ai
e adogni
numerov > 0
sipuò
farcorrispondere
un numerotale
che,
perogni
funzione aquadrato
sommabilef(x)
e perogni
2 di Eper cui sia
Infatti
e
poichè
la serieè uniformemente
convergente
inE,
si ha facilmente l’asserto.8. - Possiamo ora dimostrare il
TEOREMA VI. - Nelle
ipotesi
del teoremaI,
se perai> 0 [ OJ Hi(x, y)
èsemidefinito
positivo [negativo] ;
se i nucleiHi(x, y)
sonoequilimitati
ada un indice i sufficientemente
grande;
se per ciascun nucleoHi(x, y)
vale lo
svil1.tppo
in serie di autofunzioni uniformementeconvergente
allora
l’equazione
ha,
inogni
insieme E limitato e chiuso non contenente nessuno dei al un numero finito di autovalori(contato
ciascuno conla sua
molteplicità).
Se è un’autofunzione
dell’equazione (1) corrispondente
a un autova-lore A si ha
(s) Se i nuclei Hi(x, y) sono continui, essendo già semidefiniti, questa condizione è veri- ficata per un teorema di MERCER.
e
quindi posto,
per p e q numeri interipositivi,
è
Osserviamo ancora che se è un’autofunzione normalizzata
corrispondente
a un
autovalore A,
si haSieno ora
~~(x),...., yk(z) k
autofunzioni linearmenteindipendenti
cor-rispondenti
a k autovaloriÀi, ~,2,...., Àk appartenenti
a E.Supponiamo inoltre,
come è
lecito,
che sieno verificate le(3).
Poniamo
essendo p
e q due numeri interipositivi.
È
allorae,
poichè
sey)
è semidefinitopositivo [negativo]
anchey)
è semi-definito
positivo [negativo],
è anchecioè
Assegnato 8> O arbitrario, possiamo
fissare un intero p sufficientementegrande,
e, indipendenza
di p, unintero q
sufficientementegrande,
in modoche,
per
n= 1, ~,.... k,
e perogni coppia
di numeri interi m, n distinticompresi
fra 1e k, sia,
a causa della(3),
Allora dalla
(7)
segue, tenendo anche conto della(6),
Ma
poichè
e
si
vede,
per leipotesi dell’enunciato, che p
e q possono essere fissati in modo che sia anchePerciò dalla
(8)
si haIn
questa disuguaglianza
noncompaiono più p
e q, ed 8 è arbitrario. Ne vienePoichè
per il lemma del numero
precedente possiamo
determinarep> O
tale che siae
quindi, integrando
la(9) rispetto a t,
otteniamoe di qua si deduce subito un limite
superiore
per il numerodegli
autovaloridella
(1) appartenenti
all’insieme E. Infatti se(-A, A)
è un intervallo conte- nenteE,
il numerodegli
autovalori della(1) appartenenti
a E è minore di9. -
Se,
come èpossibile
per il teoremaprecedente, pensiamo
tuttigli
auto-valori
(considerati
tante voltequante
la loromolteplicità)
distribuiti in unasuccessione
e a ciascuno di essi
pensiamo
associata una dellecorrispondenti
autofunzioni in modo chevalgano
le(3),
dalla(9)
segue ilTEOREMA VII. - Nelle
ipotesi
del teorema VI la serie .converge
quasi
ovunque in T verso una funzioneintegrabile
in T.10. - Infine dimostriamo il
TEOREMA VIII. - Nelle
ipotesi
del teorema VI le serieconvergono
quasi
ovunque in T verso funzioniintegrabili
in T.Riprendiamo
la dimostrazione del teorema VI. Fissatoj, per p>j,
nellaformula
poniamo
con
Otteniamo allora la
disuguaglianza analoga
alle -(7)
Fissato
s>0 arbitrario,
con considerazionianaloghe
aquelle già
fatte sigiunge
alladisuguaglianza
e
poichè
e è arbitrarioe di qua segue immediatamente il teorema.