Thesis
Reference
La ceramica listata
CURTI, Fabia
Abstract
Ce travail visait à présenter une étude complète de la céramique listata produite à Canosa des Pouilles à l'époque hellénistique. L'observation des motifs décoratifs a permis d'établir un classement en deux phases, chacune avec plusieurs sous-groupes. L'étude des contextes de trouvaille en relation à ce classement a ensuite rendu possible la définition d'une chronologie plus précise. L'analyse des formes et du décor a montré un changement important au passage de la phase I à la phase II, où on observe une plus grande adhésion à des modèles grecs, signe d'appartenance de Canosa à la koiné hellénistique, encore soulignée par la composante dionysiaque. Enfin, si aucun élément ne montre une influence culturelle romaine, on peut cependant observer que les lieux de trouvaille de ces vases évoluent parallèlement à la conquête romaine, indiquant le rôle dominant tenu dans la région par Canosa, alliée fidèle des romains, au 2ème siècle av. J.-C. encore.
CURTI, Fabia. La ceramica listata. Thèse de doctorat : Univ. Genève, 2005, no. L. 563
URN : urn:nbn:ch:unige-129098
DOI : 10.13097/archive-ouverte/unige:12909
Available at:
http://archive-ouverte.unige.ch/unige:12909
Fabia Curti
LA CERAMICA LISTATA
TESI DI DOTTORATO
Direttore : Prof. Jean-Paul Descœudres (Università di Ginevra)
Codirettore : Prof. Giuliano Volpe (Università di Foggia e Bari)
Università di Ginevra Facoltà di lettere
Febbraio 2005
RINGRAZIAMENTI
In apertura della presente pubblicazione, risultato della ricerca compiuta per la tesi di dottorato discussa presso l’università di Ginevra nel febbraio del 2005, desidero ringraziare tutti coloro che hanno, in un modo o nell’altro, contribuito alla sua realizzazione e in particolar modo:
I membri del giurì:
Jean-Paul DESCŒUDRES, Professore Ordinario di archeologia classica presso l’Università di Ginevra, e
Giuliano VOLPE, Professore Ordinario di archeologia presso l‘Università di Foggia, che hanno diretto la tesi e mi hanno fornito, durante tutta la durata del lavoro, preziose indicazioni e suggerimenti ;
Adalberto GIOVANNINI, Professore Ordinario di storia antica presso l’Università di Ginevra e presidente del giurì;
Enzo LIPPOLIS, Professore presso l’Università La Sapienza di Roma, e
Douwe G. YNTEMA, della Libera Università di Amsterdam, che hanno cortesemente accettato di rivestire il ruolo di esperti nella discussione del lavoro di tesi ed hanno contribuito ad orientarne la revisione in vista della pubblicazione;
Frederike VAN DER WIELEN, Chargée de Cours presso l’Università di Ginevra, che ha proposto il soggetto di ricerca e ha seguito con attenzione il lavoro;
Giuseppe ANDREASSI, Soprintendente Archeologo della Puglia, che ha concesso l’autorizzazione allo studio del materiale conservato nei musei pugliesi ;
Stefano DE CARO, Soprintendente Archeologo delle province di Napoli e Caserta, che ha autorizzato lo studio dei vasi listati conservati presso il Museo Archeologico di Napoli ;
I direttori e responsabili dei diversi musei in cui il materiale listato è stato studiato : Riccardo CARAZZETTI, Museo civico e archeologico di Locarno
Jacques CHAMAY, Musées d’art et d’histoire di Ginevra
Marisa CORRENTE, Museo civico e archeologico di Canosa e Antiquarium di Canne Antonietta DELL’AGLIO e Grazia MARUGGI, Museo Nazionale di Taranto
Mimma LABELLARTE, Museo archeologico di Bari ; Marinella LISTA, Museo Nazionale di Napoli
E tutti i loro collaboratori, fra i quali un ringraziamento particolare va ad Angelo PAPEO, per la sua disponibilità durante il soggiorno di studio a Canne e Canosa.
Philippe BORGEAUD, Professore Ordinario di storia delle religioni presso l’Università di Ginevra, per la rilettura della sezione dedicata all’iconologia dei vasi listati e per i preziosi suggerimenti e indicazioni bibliografiche ;
Manuela WULLSCHLEGER, Dottoranda presso l’Università di Ginevra, per la preziosa rilettura di parte del lavoro e le interessanti discussioni metodologiche e di contenuto ;
Stefania VANIA, Dottoranda presso l’Università Federico II di Napoli, che ha cortesemente messo a
disposizione, prima delle pubblicazione, i dati relativi alla ceramica listata della collezione Lillo-
Rapisardi, conservata al Museo Diocesano di Trani ;
Giovanna PACILIO, della Soprintendenza archeologica della Puglia, per le informazioni gentilmente inviatemi riguardo al corredo della tomba 1/94 di Monte Sant’Angelo, tuttora inedito ;
Roberto LEPORI, Informatico specializzato in database, che ha fornito un contributo fondamentale alla realizzazione di questo lavoro, con la creazione di una banca dati ;
Pascal LAVOREL, Informatico specializzato in geomatica, che ha realizzato le cartine tematiche ;
Bruna CURTI, per l’attenta e paziente rilettura dell’intero lavoro.
ABBREVIAZIONI
acq. acquisto
ca. circa
cap. capitolo
cfr. confronta
circ. circolare
cm centimetri
coll. collezione
D diametro
dep. deposizione
ecc. eccetera
es. esempio
fig./ figg. figura/e
H altezza
Ibid.
Ibidemind. indeterminato
inv. inventario
n./ nn. numero/i
orizz. orizzontale
p./ pp. pagina/e
SN senza numero d’inventario
ss. e seguenti
t. tomba
tav./ tavv. tavola/e
I - INTRODUZIONE
1 - CARATTERISTICHE GENERALI DELLA CERAMICA LISTATA
Le caratteristiche generali, formali e stilistiche della classe vascolare oggetto di questo lavoro, designata con il termine di ceramica listata, appaiono ormai chiare
1.
Possiamo considerare listati i vasi di produzione indigena, fabbricati a Canosa o nel suo territorio a partire dalla metà del IV secolo a. C. ca., che si caratterizzano per una decorazione organizzata in fregi orizzontali continui, generalmente di altezza costante, i quali si susseguono sulla superficie del vaso, separati da coppie di linee parallele denominate ‘liste’.
La decorazione è realizzata con vernice scura opaca sul fondo chiaro del vaso, talvolta ingubbiato
2. Osserviamo l’uso di colore rosso mattone sui vasi più antichi (applicato prima della cottura del vaso, secondo la tecnica già impiegata nell'ornamentazione dei vasi dauni subgeometrici) e le aggiunte di rosso vivo e rosa, a volte persino azzurro, sui più recenti (applicate dopo la cottura del vaso). Per queste ultime, possiamo certamente riferirci alla tecnica impiegata per ornare i vasi a decorazione plastica e policroma prodotti nello stesso centro daunio
3. Non è peraltro escluso che vasi listati e vasi policromi fossero prodotti dalle stesse botteghe o comunque da botteghe che collaboravano strettamente fra loro. Indicativa in tal senso è una colomba in terracotta, certamente un'applique di un vaso a decorazione policroma e plastica, le cui ali sono ornate da motivi tipici della ceramica listata
4, così come un certo numero di
askoi globulari dipinti nella tecnica policroma ma con una scelta dimotivi che richiama quelli presenti sui vasi listati
5. Menzioniamo inoltre il reimpiego già in antico di un grande askos listato a tre colli, conservato a Canosa, al quale vennero sezionati i colli laterali e la cui superficie, dopo essere stata scialbata, venne ridecorata nella tecnica policroma
6.
E' interessante osservare come la bicromia dei primi vasi si distingua nettamente dalle aggiunte di colori sui vasi più recenti, non solo per il diverso procedimento impiegato ma anche per le finalità. Sui primi, le parti in rosso sostituiscono o si combinano con la decorazione principale in nero o bruno
1 cfr. Yntema 1997, p. 125 ss.
2 Ibid., p. 125. Analisi della decorazione di esemplari che si pensa provengano dall'area daunia, sono presentate in un recente catalogo, edito da J. Chamay e C. Courtois (Art premier 2002, p. 31 ss.). Secondo l'autrice dell'articolo, A. Rinuy, la decorazione dei vasi subgeometrici analizzati è stata applicata dopo la cottura del vaso, grazie ad un legante organico.
Senza soffermarci su questi risultati che non si riferiscono peraltro a vasi della produzione listata, non possiamo che deplorare che l'analisi si sia concentrata su materiale di provenienza incerta, privo inoltre di confronti precisi con esemplari rinvenuti in contesti sicuri. Per i vasi listati, comunque, un'osservazione degli esemplari conservati nei diversi musei sembra escludere tale ipotesi. Non sono assenti, infatti, tracce di cottura a temperatura ineguale sulla superficie dei vasi, tanto sul fondo che sulla decorazione. Dove la superficie del vaso mostra una chiazza più scura, la decorazione risulta invece schiarita e spesso ha tendenza a staccarsi (cfr. ad esempio l'askos n. 52 da Ruvo, inv. 35128, l'askos a due colli n.
521, Bari inv. 7397, l'askos a due colli n. 576, Bari inv. 8600, l'askos globulare n. 34, Bari inv. 733). La decorazione, ad eccezione delle aggiunte in rosso e rosa durante la seconda fase, è del resto per lo più ben conservata. Ciò sembra inconciliabile con l'affermazione di F. Angeli Cottier: «Si cette même surface était frottée en étant mouillée, elle perdrait aussi ses couleurs et d'abord celles posées en épaisseur» (Art premier 2002, p. 27). Non è inutile forse ricordare che i materiali, benché rinvenuti in ambienti talvolta estremamente umidi o anche in piena terra (in particolare per i frammenti), presentano sempre una decorazione ben conservata, all'infuori delle aggiunte in rosso e rosa.
scuro e sono quindi parte integrante del motivo considerato. Sui secondi, invece, i colori aggiunti servono da riempitivo, sovrapponendosi ad una decorazione già compiuta e talvolta ricoprendola in modo inaccurato.
Le forme sono in parte derivate dal repertorio tradizionale daunio (in particolare nella prima fase, dove mostrano chiaramente la relazione fra la ceramica listata e il subgeometrico– cfr. § 2.3 del presente capitolo) e in parte ispirate al repertorio greco. Ad eccezione del
thymiaterion e dell'amphoriskos,queste ultime sono rielaborate e non presentano corrispondenze precise con le produzioni ceramiche greche e magnogreche.
La decorazione comprende un buon numero di motivi derivati verosimilmente dal repertorio greco.
L'ambito cronologico è più o meno definito, con l'inizio della produzione situabile intorno alla metà del IV secolo a.C. e il passaggio a una seconda fase (che corrisponde alla terza, o tardolistata, secondo la classificazione di G. Abruzzese – cfr. § 2.1) agli inizi del III secolo. Meno chiara risulta l'estensione della seconda che, secondo alcuni, si esaurirebbe intorno alla fine del III secolo, mentre per altri potrebbe scendere nel II o persino nel I secolo a.C.
Il passaggio dalla prima fase (che comprende protolistata e mediolistata della classificazione di G.
Abruzzese e che corrisponde alla fase I/II della classificazione di D. G. Yntema) alla seconda coincide con un cambiamento nella tecnica di produzione (vasi torniti e colori aggiunti a freddo) e nella scelta delle forme.
La ceramica listata della prima fase si distingue in genere chiaramente da altre produzioni indigene contemporanee, della Daunia ma anche della Peucezia, che fanno largo uso di motivi d'ispirazione vegetale su vasi anch'essi ornati da fregi orizzontali, talvolta separati da coppie di linee
7. In particolare, i motivi tracciati non trovano preciso riscontro su pezzi tipici della classe listata, come gli
askoiglobulari, le olle con labbro a imbuto, ecc., e le forme non sono generalmente rinvenute a Canosa (cfr.
ad esempio il kalathos o il cratere a campana, molto diffusi in altri siti).
Alcuni esemplari, considerati talvolta listati – ad esempio il cratere a colonnette citato da D. G.
Yntema
8- non sono quindi stati presi in considerazione.
Un vaso o un oggetto viene considerato listato solo qualora i criteri qui sotto elencati siano soddisfatti:
- il vaso è ornato da fregi orizzontali o, in alcuni casi, da zone di altra forma, delimitati da coppie di linee parallele (talvolta tre);
- i motivi inseriti nei fregi e nelle altre zone decorative sono coerenti con il repertorio definito per questa classe ceramica, trovano cioè riscontro su altri pezzi chiaramente attribuiti a questa produzione;
- la forma del vaso appartiene al repertorio attestato a Canosa e nel territorio d'influenza canosina (Canne, Lavello …).
7 cfr. De Juliis 1997, p. 20 ss.; Tinè Bertocchi 1985, p. 289 ss.
8 cfr. Yntema 1990a, p 273, nota 334 (vedi anche quanto già osservato a questo proposito da E. M. De Juliis: De Juliis 1992e, p. 245). I motivi che lo ornano, pur avendo carattere vegetale ed essendo separati da coppie di linee parallele, non trovano riscontro su vasi tipici della produzione listata. Inoltre, il luogo di ritrovamento di questo cratere è sconosciuto e,
2 - STORIA DEGLI STUDI
9Negli anni finali del diciannovesimo secolo, alcuni studiosi cominciano ad interessarsi a questa classe ceramica.
Il primo tentativo d'inquadramento generale lo dobbiamo a G. Patroni che, nel 1895, pubblica un lungo articolo dedicato interamente alla produzione listata, basato sullo studio del materiale conservato a Napoli
10. A lui dobbiamo l'introduzione del termine ‘listato’, rimasto in uso fino ad oggi per indicare questa classe ceramica. Egli osserva infatti come i vasi presentino una decorazione organizzata per fasce parallele orizzontali, delimitate da doppie linee o ‘liste’. Propone di attribuirne la produzione alla Messapia, sulla base di un'iscrizione in messapico tracciata su uno dei vasi, non tenendo conto deliberatamente della provenienza canosina indicata nei libri d'inventario del museo. Evidenzia inoltre la relazione fra i vasi listati e quelli a decorazione geometrica provenienti dalla Puglia, pur proponendo, per i motivi decorativi e per alcune forme, come l'askos a due colli, una dipendenza da modelli dell'Egeo, micenei in particolare. Le uniche influenze elleniche sarebbero costituite da palmette e fiori di loto e da rappresentazioni di delfini, che vengono fatte risalire a esemplari attici a figure nere del VI sec. a.C. Sulla base di queste osservazioni, G. Patroni situa la produzione listata anteriormente a quella italiota a figure rosse, il cui inizio era stato fissato da A. Furtwängler intorno alla metà del V sec. a.C., e più precisamente tra il VI e il V secolo a.C.
11Negli anni immediatamente successivi, M. Mayer, che ha avuto un ruolo di primo piano nello studio della ceramica indigena apula e che ben conosceva la realtà archeologica pugliese e canosina, critica le proposte di G. Patroni e il suo metodo di analisi, in alcune pubblicazioni che peraltro non trattano specificatamente di ceramica listata
12. Egli sottolinea l'origine canosina dei reperti e la loro relazione con la ceramica geometrica prodotta in Apulia, sulla base di ritrovamenti da lui stesso effettuati a Canosa, e li situa in epoca più recente (IV-III secolo a.C.)
13. Malgrado ciò, alcuni studiosi come H. B.
Walters continuano a seguire G. Patroni nel considerare la ceramica indigena apula di derivazione egea e di produzione messapica
14. Le proposte cronologiche più basse di M. Mayer sono invece accettate da A. Picard
15nel suo studio sulla fine della produzione vascolare dipinta in Magna Grecia, da M. Jatta
16nella sua pubblicazione dei materiali dell'ipogeo Varrese e da V. Macchioro
17. Quest'ultimo riconosce anche l'origine canosina del materiale conservato a Napoli, sulla base delle notizie che l'architetto C. Bonucci, incaricato degli scavi nel 1853, 1854 e 1858, aveva inviato per informare il governo del loro andamento
18.
Nel 1914, M. Mayer pubblica il suo contributo più importante allo studio della ceramica listata (da lui definita ‘Jung-Canosiner Localstil’), cui è dedicato un intero capitolo
19. L'autore analizza e discute i diversi aspetti che permettono di situare questa produzione nel suo contesto: cronologia, motivi decorativi e loro disposizione sui vasi, forme e destinazione dei vasi, rapporti di dipendenza o derivazione da altre classi ceramiche. In questo fondamentale contributo, M. Mayer pone le basi per uno studio sistematico della ceramica listata e le sue conclusioni sono in parte ancora d'attualità.
9 Segnaliamo che già G. Abruzzese, propone una cronaca particolarmente dettagliata degli studi anteriori al 1974 (Abruzzese 1974, p. 9 ss.).
10 cfr. Patroni 1895. G. Patroni conferma le sue conclusioni in una seconda pubblicazione, due anni più tardi, cfr. Patroni 1897.
11 Patroni 1895, p. 386 ss. (per la cronologia, p. 394 ss.).
12 cfr. Mayer 1897, p. 224; Mayer 1899 p. 15.
13 cfr. Mayer 1898, p. 207.
14 cfr. Walters 1905, pp. 324-329.
15 cfr. Picard 1911, pp. 211-212.
2.1 - Cronologia e classificazione
Nel 1914, M. Mayer ribadisce quanto già affermato alcuni anni prima: la produzione listata deve essere stata prodotta fra il IV e il III secolo a.C., periodo in cui si situa la massima fioritura di Canosa e in cui vengono realizzate le grandi tombe gentilizie
20.
Le sue proposte cronologiche sono generalmente accolte nelle pubblicazioni successive, non dedicate però in special modo allo studio della ceramica listata
21. Se ne discosta leggermente S. B. Luce che considera la ceramica listata opera di una sola bottega o addirittura di un solo artigiano e quindi il prodotto di una generazione, senza peraltro proporre una datazione precisa
22.
Nel 1932, F. N. Pryce, pubblicando i vasi listati conservati al British Museum di Londra, li suddivide per la prima volta in tre gruppi successivi: Early, Middle e Late style, che situa complessivamente fra il 318 a.C. (data dell'alleanza di Canosa con Roma) e la seconda guerra punica. Non precisa peraltro la cronologia e le caratteristiche delle tre categorie da lui impiegate
23.
Bisogna attendere fino al 1974 e allo studio di G. Abruzzese, dedicato alla ceramica listata dell'ipogeo Varrese, per avere una proposta cronologica più precisa e una suddivisione interna del materiale più convincente, basata su dati oggettivi
24. G. Abruzzese suddivide la ceramica listata in tre gruppi: A o protolistata (350-320 a.C.), B o mediolistata (320-300 a.C.) e C o tardolistata (300-200 a.C.). La cronologia è fondata sul fatto che la cella I dell'ipogeo, che conteneva soprattutto materiale listato appartenente al gruppo A, fa parte dell'impianto originario, mentre le altre celle sono state aggiunte posteriormente. Inoltre, nella prima cella, la ceramica listata sarebbe associata con vasi a figure rosse databili tra il 350 e il 330 a.C., mentre sono assenti la ceramica policroma e le terrecotte figurate. Nei corredi delle celle III-V, nei quali si trovavano vasi listati soprattutto del gruppo B, vi era invece molta ceramica a decorazione policroma e plastica, ceramica a figure rosse databile intorno al 320-300 a.C., pochi esemplari del tipo di Gnathia e nessun vaso sovraddipinto in rosso. La cronologia sarebbe confermata dai ritrovamenti di altri corredi e dal fatto che vasi listati appartenenti a due gruppi distinti non si ritrovino mai associati in una stessa tomba.
La suddivisione in tre fasi delineata da G. Abruzzese è accolta da D. G. Yntema nel 1978
25. In questa pubblicazione, dedicata alla ceramica apula indigena della collezione dell'Istituto di Archeologia Classica dell'Università di Utrecht, egli modifica però leggermente la datazione dei tre gruppi. La protolistata sarebbe stata prodotta fra il 380/70 e il 340/30 a.C., la mediolistata fra il 340/30 e il 300
20 Mayer 1914, p. 305 e p. 319.
21 cfr. ad esempio Baur 1922, pp. 152-155, Ducati 1922, pp. 460-61, Jacobone 1925, p. 197 ss., Randall - Mac Iver 1927, p.
234.
22 Luce 1919, p. 225. Ancora nel 1971, P. Mingazzini è favorevole a quest'ipotesi situando la produzione listata nel trentennio 310-280 a.C. (Mingazzini 1971, pp. 219-220).
23 Pryce 1932, p. 5 ss.
24 Abruzzese 1974, p. 44 ss.
25 Yntema 1978, pp. 63-65. Negli anni immediatamente successivi alla pubblicazione dello studio di G. Abruzzese, G.
Fedder elabora una suddivisione in due gruppi della ceramica geometrica daunia, basata sulla combinazione dei motivi decorativi. Il primo gruppo o SVA Gruppe (di cui farebbero parte la protolistata e la mediolistata) viene datato alla seconda metà del IV sec., con una concentrazione nel terzo venticinquennio, mentre la vera e propria listata (indicata come
‘jungcanosinisch-vegetabile Keramik’) inizierebbe ad essere prodotta a partire dal 300 a.C. e per tutto il III secolo (Fedder 1976, pp. 160-161).
In altre pubblicazioni viene proposto l'estendersi della produzione fin nel II secolo a.C. In particolare, citiamo l'articolo dedicato da K. Maes e F. Van Wonterghem ad alcune anforette listate, nel quale un corredo contenente ceramica listata, venuto alla luce a Canosa, è datato nel III-II secolo a.C. (Maes-Van Wortenghem 1974, p. 615 e p. 620). Anche F. Rossi, in un catalogo edito nel 1981, situa la fine della produzione all'inizio del II secolo, per l'associazione in un corredo con coppe in Fayence (Rossi (F) 1981, p. 55).
Altri autori non tengono conto della nuova proposta cronologica. Fra di essi citiamo E. M. De Juliis, che nel suo lavoro dedicato alla ceramica geometrica daunia, consacra alcune linee alla ceramica listata ma non menziona la suddivisione in
a.C. e la tardolistata per tutto il III secolo. L'inizio della produzione risulterebbe quindi anticipato di un trentennio circa.
Lo stesso D. G. Yntema, nella sua tesi di dottorato sulla ceramica geometrica e subgeometrica del Sud Italia, pubblicata una prima volta nel 1985 e riedita nel 1990, propone alcune importanti modifiche alla classificazione di G. Abruzzese
26. Considera infatti corretta, dal punto di vista stilistico, la divisione fra la listata A e la listata B che non è però secondo lui interamente valida da un punto di vista cronologico. Il gruppo della mediolistata è stilisticamente molto coerente, ciò che non vale né per la protolistata, né per la tardolistata. La mediolistata sarebbe quindi la produzione di una particolare bottega, in parte contemporanea alla protolistata. Propone quindi una suddivisione in due gruppi soltanto: listata I/II (che ingloba protolistata e mediolistata) e listata III (corrispondente alla tardolistata della classificazione Abruzzese). Per quanto attiene alla cronologia, egli fissa l'inizio della produzione del gruppo I/II intorno al 360/50 a.C., grazie al corredo di una tomba di Salapia, da cui proviene un'olla con le prime attestazioni di motivi vegetali. Questa prima fase, come provano le associazioni con vasi a figure rosse, si sarebbe esaurita verso il 300 a.C. Il gruppo con gli animaletti (=
mediolistata) sarebbe databile fra il 330 e il 310 a.C. La produzione tardolistata inizia fra la fine del IV e l'inizio del III secolo e dura almeno 50 anni, non essendo escluso un suo perdurare ancora fino al II secolo a.C.
27.
A più riprese, E. M. De Juliis ha criticato la classificazione e le proposte cronologiche elaborate da D.
G. Yntema
28. A suo parere, infatti, dal punto di vista della classificazione, le proposte di Yntema non solo non apportano miglioramenti ma tendono a confondere il quadro noto. La riunione della protolistata e della mediolistata in un solo gruppo, non gli appare giustificata dalla documentazione archeologica. E. M. De Juliis continua quindi a propendere per la classificazione di G. Abruzzese.
Sottolineiamo che la critica di E. M. De Juliis non è stata considerata da D. G. Yntema nel suo più recente articolo del 1997
29.
Da ultimo, menzioniamo che, in seguito allo studio di due contesti funerari rinvenuti recentemente, M.
Mazzei e M. Corrente hanno entrambe proposto di abbassare la fine della produzione al I secolo inoltrato
30.
2.2 – Provenienza
Dopo le pubblicazioni di M. Mayer, V. Macchioro e M. Jatta
31, l'origine canosina della ceramica listata non è praticamente più stata messa in discussione
32. Nel 1914, M. Mayer sottolinea ancora come la presenza di un'iscrizione in messapico su un vaso listato non sia affatto un'indicazione di provenienza del vaso stesso dalla Messapia (come asserito da G. Patroni), dal momento che a Canosa si parlava
26 Yntema 1990a, p. 272 ss.
27 Sorprendentemente, in una pubblicazione del 1990, dedicata alla ceramica geometrica e subgeometrica della Daunia, D.
G. Yntema ripropone una suddivisione in tre gruppi: A (360-340), B (340/30 - 310/300) e C (300-200 a.C.) (Yntema 1990b, p 268). La suddivisione in due gruppi: listata I/II e listata III è invece ripresa nel suo contributo più recente (Yntema 1997, p. 126).
28 cfr. De Juliis 1992e, p. 245 e De Juliis 1995a, p. 123, nota 22, in particolare.
29 Yntema 1997, p. 125.
30 Mazzei 1995, p. 244; Corrente 2003, p. 47 e p. 140, nota 29. M. Corrente considera come acquisito un abbassamento della cronologia della tardolistata fino al I secolo a.C., soprattutto per quel che riguarda le forme miniaturistiche: kernoi, amphoriskoi, vasi ornitomorfi.
31 Mayer 1898, p. 207; Macchioro 1910, p.168 ss.; Jatta (M) 1914, p.123 ss.
32 Solo P. Mingazzini propone ancora un'origine diversa da Canosa. La produzione sarebbe infatti a suo avviso troppo
certamente la stessa lingua che in Messapia. Egli considera inoltre di fabbricazione canosina i vasi listati rinvenuti a Ruvo e Corfinio, mentre non esclude l'esistenza di una fabbrica campana
33.
Ritrovamenti posteriori hanno ancora ampliato il numero di siti in cui questa ceramica è stata rinvenuta.
In primo luogo vi è la pubblicazione da parte di M. Gervasio, nel 1938, del materiale rinvenuto a Canne, sito che gravitava certamente nella zona d'influenza canosina
34. Più recente è la pubblicazione di F. Tiné Bertocchi che permette di aggiungere il sito di Ascoli Satriano
35, e negli anni '80 si moltiplicano i ritrovamenti di vasi listati nella località di Lavello, situata a poca distanza da Canosa, nel cui territorio si è proposto di situare l'antica Forentum. In due pubblicazioni successive, Forentum
I del 1988, e Forentum II del 1990, si evidenzia la presenza, in relazione con la conquista di Forentumnel 318 a.C. da parte dei Romani e l'alleanza fra Roma e Canosa del 318 a.C., di una
élite canosinache, a partire dall'ultimo venticinquennio del IV secolo, causa importanti mutamenti nella struttura e nella composizione dei corredi delle tombe locali. Esse sono ora prevalentemente a grotticella e vi predominano la ceramica canosina a fasce o a decorazione lineare e la ceramica listata. La data del 318 a.C. fornirebbe quindi un importante
terminus post quem per la cronologia della ceramica listatapresente in questo sito
36.
Del 1989 è la pubblicazione di alcuni frammenti di vasi listati rinvenuti à Monte Sannace e, tre anni più tardi, E. M. De Juliis, nel suo lavoro dedicato all'ipogeo del Vaso dei Niobidi di Arpi, fa il punto sulla distribuzione della ceramica listata, rinvenuta, oltre che nei siti già menzionati, anche ad Arpi, Ordona e Gravina
37.
Si aggiungono poi, sempre da Arpi, gli esemplari provenienti dall'ipogeo della Medusa e pubblicati da M. Mazzei
38, mentre ritrovamenti di corredi funerari e di materiali provenienti da scavi in zone abitative hanno permesso di delineare un quadro ancora più preciso della distribuzione di questa classe vascolare
39.
D. G. Yntema, nel suo articolo del 1997 osserva come la distribuzione della ceramica listata nella prima fase (corrispondente al suo gruppo I/II) sia limitata a Canosa e ai siti immediatamente circostanti: Canne, Salapia e Lavello (non menziona peraltro l'askos globulare rinvenuto nell'ipogeo del Vaso dei Niobidi di Arpi). Sorprendente risulta invece, a suo avviso, la larga diffusione della tardolistata, rinvenuta non solo nei siti immediatamente circostanti ma in luoghi ben più lontani, quali Sibari o
Corfinium, e in diversi siti della Peucezia. D. G. Yntema si interroga sul motivo di questamaggiore diffusione e vede una possibile risposta nel carattere specificatamente canosino della ceramica listata, funzionale solo all'interno di corredi funerari canosini. Solo persone originarie di Canosa e della regione o che ne condividessero le tradizioni culturali, possono aver adottato questo tipo di manufatti. I rinvenimenti al di fuori di Canosa sarebbero quindi degli indicatori della presenza di individui originari di questa città. Con la conquista romana, infatti, gli spostamenti divennero più frequenti ed è probabile che anche gli abitanti di Canosa viaggiassero spesso, forse in relazione alle importanti attività legate al commercio della lana
40.
Generalmente, vi è unanimità nel situare a Canosa la produzione questa classe vascolare
41. I reperti rinvenuti in altri siti costituirebbero delle esportazioni.
33 Mayer 1914, p. 308, p. 322 e p. 323.
34 cfr. Gervasio 1938.
35 cfr. Tinè Bertocchi 1986, p. 220 ss.
36 cfr. p. 473.
37 Ciancio - De Juliis 1989, pp. 157-158; De Juliis 1992a, p. 91, nota 15.
38 Mazzei 1995, p. 244.
39 Per i corredi, menzioniamo in particolare i diversi contributi pubblicati in Canosa 1992 e gli interventi puntuali di M.
Corrente e M. Labellarte nella rivista Taras, a partire dal 1989. Per un elenco esaustivo, rimandiamo al capitolo VI, p. 331 ss.
40
2.3 - Relazione tra la ceramica listata e altre classi vascolari – origine della decorazione
Se i primi studiosi ad occuparsi di ceramica listata proponevano di vedere nei motivi decorativi (e in parte anche nelle forme) delle derivazioni da modelli micenei o attici a figure nere
42, ben presto, grazie alle precisioni cronologiche apportate da M. Mayer, che permettevano di situare questa ceramica in epoca ellenistica, sono stati presi in considerazione modelli più recenti, in particolare ceramiche di produzione magnogreca.
V. Macchioro, per primo, suggerisce una derivazione diretta dei motivi decorativi dalla ceramica a figure rosse ruvestina (e non canosina, in quanto a Canosa, dopo l'alleanza con Roma del 318 a.C., la produzione sarebbe a suo avviso cessata)
43. A. Picard, dal canto suo, evidenzia l'analogia fra le sovraddipinture rosa presenti sui vasi listati e quelle dei grandi
askoi a decorazione policroma eplastica
44, mentre M. Jatta nota lo stretto legame con la maniera pittorica ellenistica dei vasi a fondo chiaro e decorazione bruna e attribuisce questi punti di contatto alla
koinè mediterranea, egea ecretese. Anche la rozzezza dei vasi sarebbe un punto in comune con la ceramica ellenistica
45.
M. Mayer, afferma come alcuni fra i motivi decorativi gli ricordino rappresentazioni micenee o corinzie. Contrariamente a G. Patroni, rifiuta però di considerarlo un legame diretto. Secondo lui, questi motivi potrebbero essere giunti in Apulia con Alessandro il Molosso. Riconosce comunque che la maggior parte di essi trova riscontro sulla ceramica a figure rosse; giudica però che V. Macchioro si spinga troppo oltre nel considerare la ceramica a figure rosse come unica fonte iconografica. A suo avviso, il legame maggiore e più importante è quello con la ceramica geometrica apula precedente
46. Inoltre, suggerisce che nella decorazione dei vasi listati si possa vedere un riflesso dell'industria tessile, per la quale Canosa era rinomata. Le liste incrociate richiamerebbero invece le bende dei vasi di Hadra
47.
P. Mingazzini, parecchi anni dopo, rileva nella decorazione dei vasi listati una parentela con i vasi decorati nello stile di Gnathia. Egli osserva come « Uno infatti, anche se opposto, è il principio artistico che domina in ambedue gli stili: nell'uno il colore del fondo è dato dal nero uniforme, nell'altro dal bianco dell'ingubbiatura, o da un gialletto-chiaro. Inoltre in ambedue i ramoscelli stilizzati costituiscono il motivo decorativo principale, se non esclusivo»
48.
Analizzando attentamente i diversi esemplari listati facenti parte dei corredi dell'ipogeo Varrese, conservati rispettivamente a Taranto e a Bari e provenienti da celle diverse dell'ipogeo, G. Abruzzese osserva come i vasi conservati nei due musei presentino differenze piuttosto marcate. Il primo gruppo, che corrisponde alla listata A della sua classificazione, è più vicino alla tradizione subgeometrica precedente, mentre il secondo (listata B), pur mantenendo forme tradizionali, presenta una sintassi più innovativa. G. Abruzzese sottolinea quindi l'importante sopravvivenza di forme e motivi decorativi propri della ceramica daunia subgeometrica per i primi vasi, con l'apporto congiunto di altri tipi di ceramica come quella a figure rosse. Il secondo gruppo, presenterebbe una sintassi decorativa simile a quella della ceramica di Gnathia, come già proposto da P. Mingazzini. Nella tardolistata, G. Abruzzese
42 cfr. ad esempio G. Patroni, in Patroni 1895, p. 386 ss.
43 cfr. Macchioro 1910, p. 194 ss.
44 cfr. Picard 1911, p. 186.
45 cfr. Jatta (M) 1914, p. 123.
46 Mayer 1914, p. 315 ss. La derivazione della ceramica listata dalla ceramica a decorazione geometrica era stata già proposta da M. Mayer in una delle sue prime pubblicazioni (cfr. Mayer 1899, p. 15). Come già A. Picard (cfr nota 44) e come S. B. Luce dopo di lui, lo studioso tedesco sottolinea inoltre lo stretto rapporto che intercorre fra la produzione listata e quella a decorazione policroma e plastica (Mayer 1914, p. 310; Luce 1919, pp. 223-4).
47 Mayer 1914, p. 325.
48 Mingazzini 1971, p. 219. Anche A. Small, nella sua tesi dedicata alla ceramica indigena apula e alle influenze greche, è
rileva invece una minore affinità con i motivi decorativi della ceramica apula a figure rosse e osserva come i ceramisti sembrino aver mutuato dalla produzione policroma e plastica canosina le aggiunte in rosso e rosa e forse anche i volti femminili di prospetto
49.
Tre anni più tardi, E. M. De Juliis, nel suo studio dedicato alla ceramica geometrica daunia, mette l'accento sulla relazione con la ceramica geometrica-floreale del IV secolo a.C. (il ‘subgeometrico daunio III’ della sua classificazione), di cui la ceramica listata sarebbe una discendente diretta
50. La relazione con la ceramica a decorazione floreale è sottolineata l'anno seguente anche da D. G. Yntema il quale afferma come la ceramica listata rientri nella
koinèapula, alla pari della ceramica a decorazione floreale di Ordona. Entrambe si contraddistinguono per tecnica e motivi importati, applicati però a forme indigene
51.
Nella sua tesi sulla ceramica indigena dell'Italia meridionale, lo studioso olandese sottolinea come durante la fase I/II, solo l'askos globulare e l'olla con labbro a imbuto, forme tradizionali daunie, siano veramente comuni. Considera parte di questa produzione anche alcune forme del repertorio greco, quali il cratere a colonnette, lo stamnos, la coppa biansata e il
kalathos. Indica inoltre un importanteelemento di cambiamento, senza peraltro motivarlo, e cioè che quasi tutte le forme della listata I/II non sopravvivranno nella listata III. Discute poi gli schemi decorativi delle due forme principali,
askosglobulare e olla a imbuto, e presenta una campionatura dei motivi raffigurati.
Per la fase successiva, scomparse quelle della fase precedente, riconosce cinque forme: l'askos nelle diverse varianti, l'amphoriskos, il thymiaterion, il cratere a colonnette e la doppia situla. Per gli
askoiornitomorfi propone come prototipi ancora due vasi subgeometrici, conservati ad Amburgo, mentre la doppia situla gli appare enigmatica, priva di corrispondenti nella ceramica greca.
Anche D. G. Yntema considera che la maggior parte dei motivi decorativi si ispirino al repertorio greco della ceramica a figure rosse e di Gnathia, mentre i motivi geometrici presenti sulla tardolistata sarebbero stati reintrodotti
52. In questa stessa fase, i delfini, le teste femminili e i motivi figurati in generale, fanno la loro apparizione. Le teste di prospetto possono essere paragonate alle appliques sui vasi policromi. Secondo lo studioso, l'apparire della classe listata deve essere messo in relazione con l'arrivo in Daunia di ceramica a figure rosse e di Gnathia che provoca una rottura nel sistema decorativo tradizionale
53.
Nel 1997, D. G. Yntema, pubblicando il materiale listato conservato nel museo di Leida, riprende la questione dell'origine della ceramica listata e della sua decorazione. I primi motivi decorativi d'ispirazione vegetale, benché quasi certamente derivati da ceramica prodotta nelle
poleismagnogreche, non possono essere stati desunti in modo diretto dalla ceramica a figure rosse, assente
49 Abruzzese 1974, pp. 44-45.
50 De Juliis 1977, p. 76. A questo proposito, vedi anche De Juliis 1990c, p. 166.
51 Yntema 1978, p. 62. Recentemente, E. M. De Juliis ha sottolineato che, pur costituendo la ceramica listata lo sviluppo più recente della ceramica subgeometrica daunia di produzione canosina, essa deve essere considerata una classe vascolare indipendente, che prende avvio durante la produzione del subgeometrico daunio III, senza però sostituirlo, ma coesistendo per un certo periodo (De Juliis 1995a, p. 123, nota 22).
52 Yntema 1990a, p. 275, p. 279 e pp. 282-283.
53 Yntema 1990a, p. 283. Quest'aspetto viene particolarmente sviluppato da E. Herring, nella sua tesi di dottorato, pubblicata nel 1998. In questo lavoro, l'autore considera la ceramica indigena dell'Italia meridionale prodotta tra il IX e il IV secolo da un punto di vista economico e sociale, aspetti a suo avviso troppo spesso tralasciati a favore di un approccio artistico. Le ragioni estetiche non sarebbero un fattore sufficiente a cambiamenti significativi nelle produzioni di ceramiche locali. Le pressioni sociali e soprattutto economiche svolgono un ruolo di maggiore importanza. Riprendendo la tesi di D.
G. Yntema, considera che l'importazione di ceramica greca e l'istallarsi di ateliers a figure rosse nei centri indigeni provochino una pressione economica sugli artigiani locali, i quali, per mantenersi concorrenziali e riuscire a vendere i loro prodotti, si devono adeguare al nuovo stile decorativo e creano quindi i vasi listati. Come l'autore ammette, non va però dimenticato il ruolo della tradizione e della cultura locale, che permettono a ceramiche indigene di mantenere alcune delle proprie caratteristiche più a lungo (Herring 1998, pp. 205-206 in particolare).
Difficile concordare pienamente con E. Herring nel considerare l'introduzione di nuove forme e motivi principalmente dovuta a fattori economici di concorrenza. La destinazione funeraria e il carattere rituale dei vasi listati, ci rendono attenti
nella regione durante la prima metà del IV secolo. Questi motivi devono avere raggiunto Canosa per via indiretta, tramite le regioni confinanti, dove già si produceva ceramica tornita a fasce, con aggiunta di motivi vegetali. La presenza di motivi vegetali sui vasi canosini del secondo quarto del IV secolo si intensifica, ma è solo dalla metà del secolo che appare un nuovo stile coerente.
Durante la seconda fase invece, i motivi sono chiaramente presi in prestito dalla ceramica a figure rosse e di Gnathia prodotte sul posto
54.
2.4 – Iconografia e iconologia
I contributi a quest'aspetto, estremamente importante per comprendere il ruolo svolto dalla ceramica listata, sono stati molto pochi. Per lo più gli studiosi si sono limitati a osservare i possibili prestiti di motivi decorativi dalla coeva ceramica magnogreca, a figure rosse e di Gnathia (cfr. sezione precedente 2.3), il carattere spesso vegetale o naturalistico della decorazione e il suo significato funerario
55.
Non vi è peraltro stato finora nessun serio tentativo di classificazione dei motivi rappresentati.
M. Mayer, nella sua pubblicazione del 1914, presenta un elenco dei principali motivi, brevemente descritti, discutendone in alcuni casi la posizione sui vasi e l'origine
56.
Più recentemente, G. Abruzzese, in un lavoro che non aveva del resto la pretesa di studiare nel dettaglio la totalità della produzione listata, ma di analizzare gli esemplari presenti nel corredo dell'ipogeo Varrese, sottolinea come i motivi decorativi siano per lo più d'ispirazione naturalistica, vegetale e animale, e come pochi siano gli elementi della tradizione geometrica daunia che vengono conservati. G. Abruzzese evidenzia, inoltre, come i motivi siano sempre « organizzati nell'assieme in una rigida struttura geometrizzante» e presentino una notevole varietà
57.
Qualche anno più tardi, E. M. De Juliis, nella monografia dedicata alla ceramica geometrica della Daunia, propone una classificazione dei motivi di questo ambito produttivo, raggruppati secondo una tipologia che prevede, all'interno di ogni fase, una suddivisione in categorie: motivi rettilinei, misti, curvilinei, zoomorfi, complessi, fitomorfi, antropomorfi ed elementi plastici
58. Non vi è una chiara definizione di queste categorie, ma dai motivi iscritti in ciascuna se ne deducono i criteri di attribuzione. I motivi rettilinei, ad esempio, comprendono quelli costituiti da segmenti di rette. I motivi misti combinano motivi rettilinei e non (ad esempio linee ondulate). Fra i motivi curvilinei, vanno inseriti quelli basati sulla forma del cerchio, mentre i motivi complessi corrispondono alla decorazione dei fondi dei vasi e delle imboccature delle olle con labbro a imbuto
59. I motivi decorativi sono illustrati in 28 tavole (nn. XXVII-LIV), suddivisi nelle varie fasi. La sequenza dei motivi riflette quella delle categorie elencate sopra, senza una distinzione nella numerazione al passaggio da una categoria all'altra. I motivi della ceramica listata, la cui produzione è brevemente discussa da E. M. De Juliis alla fine dell’opera
60, non sono inseriti in questo repertorio.
D. G. Yntema, nel suo Matt-Painted Pottery of Southern Italy, pubblicato nel 1985 e riedito nel 1990, non propone nessun criterio di classificazione dei motivi decorativi della ceramica listata, di cui è
54 Yntema 1997, p. 124.
55 cfr. Ad esempio Borda 1966, p. 62; Salvia del Rosario 1986, p. 325; De Juliis 1988, p. 160.
56 Mayer 1914, pp. 313-315.
57 Abruzzese 1974, pp. 34-35.
58 De Juliis 1977, p. 29.
59 In una recente pubblicazione dedicata alla ceramica geometrica di produzione peuceta, E. M. De Juliis ha proposto una classificazione dei motivi in quattro categorie (De Juliis 1995b, p. 42). Nella prima vengono inseriti i motivi organizzati in composizioni, nella seconda i motivi disposti in serie (orizzontalmente o verticalmente) e nella terza i motivi singoli. La
presentata una ridotta campionatura
61All'interno delle due fasi da lui definite (Listata I/II e Listata III), i motivi sono semplicemente numerati in ordine progressivo.
Nell'assenza generale di studi dedicati all'interpretazione della decorazione listata, un'eccezione di spicco è costituita dal cosiddetto ‘askos Catarinella’, dal nome del proprietario del terreno in cui venne ritrovato. Già nel 1929
62, S. Ferri pubblica uno studio di quest'askos a tre colli¸ il cui stile è definito barbaro e primitivo
63. L'autore descrive dettagliatamente e interpreta il fregio figurato che comprende un corteo funebre con portatori di offerte e musicisti, immagini di
prothesis e di ekphora, così comedue mascheroni che riproducono, a suo avviso, dei pendagli metallici abitualmente appesi ai vasi.
La decorazione dell'askos Catarinella è oggetto, nel 1990, di una rilettura
64. M. Tagliente sottolinea come la complessa scena di cerimonia funebre, disegnata nel modo ingenuo tipico della ceramica listata, possa essere accomunata ad altre rappresentazioni di produzioni italiche diverse, con preoccupazioni simili di carattere simbolico e celebrativo, le quali determineranno la formazione della corrente plebea. Secondo M. Tagliente, la qualità poco accurata del disegno, nonostante il fatto che nello stesso momento fossero attive a Canosa botteghe a figure rosse, è dovuta al genere stesso della scena, per la quale non vi erano modelli precisi.
M. Tagliente esamina quindi i momenti del funerale rappresentati e i diversi motivi decorativi, che osserviamo anche su altri vasi della produzione tardolistata. Secondo lo studioso, nell'iconografia di questo vaso si mescolano elementi di tradizioni diverse, da un lato greche e misteriosofiche, dall'altro locali e romane. Questo manufatto, eseguito certamente su commissione, andrebbe considerato un monumento dell'arte plebea.
2.5 – Destinazione e funzione dei vasi listati
M. Mayer, nel 1914, sottolinea il carattere secondo lui prettamente funerario della ceramica listata. I colori aggiunti a freddo che non resisterebbero ad un uso effettivo del recipiente e le forme non funzionali vanno in questo senso
65. Lo studioso tedesco è convinto che questa ceramica non fosse riservata alle classi più povere, come era stato proposto da alcuni studiosi in precedenza
66. Viene in effetti rinvenuta sia in tombe a camera, sia in tombe a fossa.
Le teorie di M. Mayer vengono generalmente accettate
67.
61 Yntema 1990, pp. 274 e 280, figg. 258 e 267.
62 L'articolo di S. Ferri è stato pubblicato nuovamente nel 1962 ed è quest'edizione che sarà d'ora in poi citata.
63 Ferri 1962, p. 317. Un apprezzamento condiviso generalmente all'epoca per la ceramica listata. cfr. Jatta (M.) 1914, p.
123; Jacobone 1925, p. 197.
64 Tagliente 1990.
65 Mayer 1914, pp. 310-311.
66 Mayer 1914, p. 307. cfr. In particolare Macchioro 1910, pp. 192-193. M. Jatta, condivide invece l'opinione di M. Mayer e considera che la listata fosse destinata per lo più a deposizioni ricche e non della classe media (Jatta (M.) 1914, p.126).
Dello stesso avviso è anche D. Randall - Mac Iver (Randall - Mac Iver 1927, p. 233 ss.).
67 M. Borda, sottolinea ad esempio il carattere cultuale e funerario della ceramica listata, che spiega la sopravvivenza di forme ‘ancestrali’, come l'olla o l'askos, e la presenza di alcuni caratteristici motivi decorativi come i busti femminili (Borda 1966, p. 62). R. Salvia del Rosario, in uno studio degli askoi dell'Italia meridionale, osserva la destinazione funeraria di questa forma. Infatti, gli esemplari policromi e listati, come già affermato da M. Mayer, non sono funzionali.
Anche i motivi decorativi di questi recipienti hanno carattere spiccatamente funerario. La studiosa afferma la necessità di un'analisi più approfondita delle associazioni nei corredi, che chiarisca la posizione di questi manufatti e il loro significato rituale. (Salvia del Rosario 1986, p. 324). Anche E. M. De Juliis sottolinea la funzione esclusivamente funeraria di questa classe ceramica (De Juliis 1990c, p. 166).
P. Iannantuono attribuisce anche all'olla una funzione funeraria. Oltre ad essere regolarmente presente nei corredi, la si
D. G. Yntema, ribadendo la destinazione spiccatamente funeraria, paragona i vasi listati alla trozzella salentina, con la quale avrebbero in comune un valore cultuale o rituale che ne rendeva necessaria la presenza nelle tombe
68.
La presenza di filtri nelle imboccature, permette poi a E. M. De Juliis di avvicinare gli
askoi listati avasi di produzione subgeometrica (in particolare i vasi-filtro) e di proporre anch'egli un valore rituale per queste forme
69.
3 – FINALITÀ E METODOLOGIA
3.1 - Finalità
Lo scopo del presente lavoro è di presentare uno studio il più completo possibile della ceramica listata di produzione canosina, che tenga conto dei diversi aspetti necessari alla sua comprensione.
In primo luogo, viene proposta una nuova classificazione di questa classe vascolare, determinata sulla base dell'analisi tipologica e stilistica dei pezzi presentati nel catalogo. Una precisa classificazione del materiale è infatti indispensabile per una corretta interpretazione della cronologia della produzione.
La definizione di una cronologia più precisa, rispetto a quanto proposto finora, è uno degli scopi principali della tesi. Allo stesso tempo, essa permette uno studio più approfondito di altri aspetti, al fine di comprendere pienamente la portata di questa produzione vascolare e il suo ruolo, all'interno della società canosina.
L'analisi delle forme e dell'iconografia e iconologia consente di determinare influenze esterne e caratteristiche tradizionali risalenti alle fasi precedenti, così come di delineare l'ambiente culturale in cui questa classe ceramica veniva prodotta.
L'inserimento nel contesto storico delineato dalle fonti antiche, completa il quadro e offre la possibilità di mettere in relazione questa produzione con il ruolo svolto dalla città di Canosa nel periodo che ci interessa.
3.2 - Metodologia
La prima fase della ricerca è consistita nella catalogazione del materiale. A questo scopo si è creata una banca dati che ha permesso di repertoriare agevolmente tutti i dati relativi ai vasi listati e ai diversi motivi che li ornano e ne ha facilitato la lettura. La scelta di tale strumento di lavoro si è rivelata di fondamentale importanza. Ha permesso, infatti, la rapida creazione di un catalogo dei vasi e dei motivi decorativi, così come un'analisi efficace di questi ultimi.
La scelta dei pezzi presentati nel catalogo non è da considerare esaustiva, nel senso che un certo numero di vasi (in particolare pezzi inediti, conservati in collezioni private e in diversi musei) sono certamente sfuggiti alla catalogazione
70. Non essendo possibile visitare sistematicamente ogni museo o
68 Yntema 1990a, p. 282.
collezione (anche per motivi concreti legati a problemi di spostamento e di tempo a disposizione), si è deciso, in primo luogo, di concentrare l'indagine sui pezzi conservati nei musei della Puglia che possiedono le maggiori collezioni di ceramica listata: Bari, Taranto, Canne e Canosa. L'importanza delle collezioni lì conservate e la loro accessibilità ne sono le principali motivazioni. L'accessibilità e le opportunità di spostamento hanno consentito di aggiungere al catalogo le collezioni di altri musei, quali il museo Jatta di Ruvo, il museo Nazionale di Napoli o ancora le collezioni conservate nel Canton Ticino, a Locarno e Bellinzona, e alcuni pezzi del Musée d'art et d'histoire di Ginevra. Sono stati beninteso catalogati tutti i pezzi, pubblicati e non, di cui si è avuta conoscenza.
Fin dall'inizio della ricerca, è apparso evidente come l'analisi della decorazione fosse lo strumento più adatto a delineare l'evoluzione di questa produzione. A questo scopo, si sono quindi repertoriati tutti i motivi ornamentali che è stato possibile osservare. La distribuzione delle loro occorrenze ha permesso uno studio dettagliato del materiale e il riconoscimento di gruppi e sottogruppi coerenti, consentendo di elaborare una nuova proposta di classificazione.
Non si è comunque tralasciato lo studio dell'evoluzione delle forme che, se non offre la possibilità, da solo, di riconoscere dei gruppi stilistici in modo così preciso come lo studio della distribuzione dei motivi, permette però di completare e confermare quest'ultimo, contribuendo a definire la classificazione della ceramica listata.
Una volta conclusa questa prima parte fondamentale del lavoro, è stato possibile precisare la cronologia della produzione listata (certo non in modo definitivo data la relativa scarsità di elementi oggettivi a disposizione), basata in primo luogo sull'osservazione dei contesti archeologici conosciuti e in particolar modo delle associazioni fra vasi listati ed altri elementi presenti nei corredi funerari.
Anche in questo caso, l'utilizzazione della banca dati si è rivelata fondamentale per una lettura rapida ed efficace dei dati.
Da ultimo, è stata sviluppata la questione del ruolo svolto da questa ceramica nel contesto culturale, storico e sociale della società daunia e in particolare canosina.
Dal punto di vista dell'iconografia, si è cercato di determinare il maggior numero di confronti su altri supporti, ceramici e non, rinvenuti nella regione. Anche in questo caso essi sono stati repertoriati nella banca dati. L'analisi di questi confronti ha permesso di precisare le modalità con cui motivi decorativi di origine greca hanno potuto diffondersi nella ceramica listata e di evidenziare l'importanza e, nella sezione iconologica, il significato di alcuni di essi, in particolare quelli figurati.
Il confronto della ceramica listata con gli elementi di contesto storico conosciuti (tramite la lettura delle fonti e grazie ai numerosi ed importanti contributi recenti a questo proposito) ha consentito di inserire la produzione vascolare e la sua distribuzione nella dinamica del processo di romanizzazione, evidenziando il ruolo chiave svolto dalla città di Canosa.
I pezzi catalogati ammontano a più di 600 esemplari (626 per la precisione), contando anche i frammenti. Fra di essi, più di un terzo sono stati oggetto di un'osservazione autoptica (circa 240 pezzi).
Data l'omogeneità stilistica di questa classe ceramica e il suo ambito di produzione e diffusione limitato, la selezione presentata in questo lavoro risulta abbastanza ampia da permettere un'analisi convincente del suo sviluppo. Una conferma è data dal fatto che gli ultimi esemplari aggiunti al catalogo, come ad esempio i pezzi conservati a Trani, alcuni fra quelli esposti recentemente a Ginevra
71o ancora il
thymiaterion conservato a Budapest72, s'inseriscono bene nelle categorie precedentemente delineate.
L'omogeneità della classe, cui corrisponde la similarità della tecnica impiegata nella produzione di
tutti i vasi listati, per i quali sembra essere stato utilizzato lo stesso tipo di argilla e vernice, ha
motivato la scelta di non approfondire, nel presente lavoro, gli aspetti tecnici. Tanto più che, in un recente articolo, D. G. Yntema ne ha presentato dettagliatamente le caratteristiche tecniche
73.
Non è escluso che un'analisi sistematica e più approfondita dei vasi listati, che esulava dalla presente ricerca, consenta di distinguere la presenza eventuale di botteghe diverse, la cui evidenza è per il momento inesistente.
La questione dell’opportunità di analizzare l'argilla dei vasi è stata considerata all'inizio del lavoro.
I risultati ottenibili tramite analisi per attivazione neutronica (NAA) o protonica (PIXE-PIGME) che costituiscono i metodi più precisi attualmente disponibili, non appaiono però molto utili per distinguere manufatti prodotti in centri molto vicini fra loro o addirittura nello stesso centro, in quanto appare probabile che le cave d'argilla sfruttate fossero le stesse. La composizione dell'argilla sarebbe quindi molto vicina anche in pezzi prodotti in botteghe diverse
74. Senza dimenticare, che avremmo bisogno di elementi di paragone prelevati su ceramica prodotta nei diversi siti in cui le eventuali botteghe potrebbero essere localizzate.
L'analisi dell'argilla dovrebbe piuttosto completare e non precedere il lavoro di classificazione, in quanto è necessaria una scelta oculata e coerente dei campioni da prelevare che non appare praticabile all'inizio di un lavoro di tesi. Si è preferito quindi lasciare in sospeso la questione per concentrarci su altri aspetti, con l'idea di riprendere eventualmente il discorso una volta portata a termine questa fase della ricerca
75.
73 cfr. Yntema 1997, p. 125; supra p. 1.
74 cfr. Cuomo di Caprio 1985, pp. 256-257; P. Grave et al., Analysis of South Italian Pottery by Pixe-Pigme, in Mediterranean Archaeology 9/10, 1996/1997, p. 113 ss.
75 Sembra d'altronde chiaro che questo tipo di approccio va idealmente inserito in un più ampio progetto di analisi dell'argilla di ceramiche prodotte nella regione, che al momento appare solo abbozzato. Alcuni frammenti provenienti dall'ipogeo Varrese sono in effetti stati analizzati, contemporaneamente a frammenti subgeometrici del VII-V secolo a.C.
II – CATALOGO DEI VASI
Dato il numero considerevole di vasi repertoriati, si rinuncia a presentarli in modo estensivo e ci si limita ad indicare i dati generali, quali il luogo di conservazione
76, il n. d’inventario, la provenienza, la bibliografia
77, le dimensioni (altezza e diametro massimo), eventuali dettagli tecnici o stilistici e lo stato di conservazione. Questi dati sono talvolta stati osservati e misurati direttamente oppure corrispondono a quanto menzionato nelle pubblicazioni. Sono inoltre elencati, in ordine progressivo, i motivi che ornano ogni vaso, per i quali si rimanda al relativo catalogo (cfr. cap. III, p. 5 ss.).
I pezzi che sono stati oggetto di un'osservazione autoptica, sono marcati con una stellina (*) accanto al numero di catalogo.
76 E' indicato unicamente il luogo di conservazione e non il nome per esteso del museo (che si ritrova peraltro nella tavola delle concordanze a fine capitolo). Nel caso in cui vi siano diversi musei o collezioni nella stessa località, viene menzionato col semplice nome della località il museo principale (Museo Nazionale, Museo Civico, …), mentre viene indicato di seguito il nome della collezione privata o altro museo, negli altri casi. Ad esempio, con ‘Bari’ si indica che il
Fin dall'inizio della ricerca, i pezzi sono stati numerati sulla base del seguente schema :
FASE IAskoi globulari - AS 178
1 - 99
Olle con labbro a imbuto - OL 100 - 199
Attingitoi / coppe - AT 200 - 249
Thymiateria bassi - TH 1
250 - 299
Bacili - BA 300 - 349
Thymiateria a sostegno zoomorfo - VP 2
350 - 369
Sostegni monumentali - SM 370 - 379
Coperchi ovali - CO 1 380 – 399
FASE II
Askoi a due colli - AS 2
500 - 799
Askoi a tre colli - AS 3800 - 899
Askoi con beccuccio - AS 4900 - 949
Askoi otriformi - AS 5
950 - 999
Askoi a corpo tozzo - AS 6
1000 - 1099
Askoi ornitomorfi - VP 11100 - 1199
Kernoi - VM 2.1 e VM 2.21200 - 1299
Doppie situle - VM 1 1300 - 1499
Thymiateria alti - TH 2
1500 - 1599
Amphoriskoi - APH
1600 - 1699
Brocchette - BR 1700 - 1799
Fiasche - FI 1800 - 1849
Coppe biansate - CB 1850 - 1899
Coperchi rotondi - CO 2
791900 - 1949
Appliques - FG
1950 - 1999
Frammenti - FR
802000 - 2199
Separatori / distanziatori - S 2200 - 2249
Pesi da telaio - PT 2250 - 2299
La numerazione comincia dalle forme più antiche, prodotte durante la fase I, e prosegue con quelle introdotte più di recente. La progressione dei pezzi all’interno di una data forma non segue l’ordine cronologico. Si è voluta infatti creare una classificazione aperta, che permetta di aggiornare il catalogo in qualsiasi momento, semplicemente attribuendo un numero di catalogo progressivo al nuovo pezzo che si vuol inserire
81.
I numeri di catalogo corrispondono a quelli attribuiti ai vasi nella banca dati parallelamente creata.
Durante tutto il lavoro, quando si parlerà di un vaso ne verrà citato il numero di catalogo e non il numero d'inventario, che sarà possibile ritrovare nel catalogo stesso. Questo tipo di classificazione risolve anche il problema posto da quei pezzi il cui numero di inventario è sconosciuto o inesistente
78 Analogamente a quanto proposto da E. M. De Juliis in recenti pubblicazioni (cfr. in particolare De Juliis 1996b), per ogni forma si è scelta un'abbreviazione nell'ottica di facilitare il lavoro di classificazione.
79 Nel caso in cui non sia possibile determinare a quale askos a tre colli il coperchio è pertinente, il pezzo riceve un numero