IPOTENSIONE ARTERIOSA
FONTE : Rugarli – Medicina Interna
Viene definita ipotensione arteriosa una riduzione dei livelli pressori al di sotto dei valori medi che si rilevano nella maggior parte dei soggetti apparentemente sani.
Valori di pressione sanguigna al di sopra di 140/90 mmHg comportano un rischio aumentato di contrarre malattie a carico dell’apparato cardiovascolare; per contro, il riscontro, in assenza di malattie associate, di valori pressori anche alquanto inferiori ai sopracitati, ad esempio di una pressione sistolica intorno ai 100 mmHg, non si accompagna, usualmente, ad alcun sintomo o conseguenza clinica rilevante, e appare invece correlato a una maggiore spettanza di vita.
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Eziopatogenesi
I fattori in grado di provocare una riduzione della pressione sanguigna sono i medesimi che, in senso inverso, condizionano ipertensione arteriosa.
Tali fattori sono già stati esaminati nel capitolo 1 a proposito dei meccanismi di controllo della pressione, al quale si rimanda per un riesame degli aspetti fisiopatologici.
Dei fattori eziopatogenetici, i più rilevanti nel condizionare ipotensione arteriosa sono rappresentati da:
• gettata cardiaca (che, a sua volta, è in rapporto alla forza di contrazione e alla frequenza cardiaca);
• volume circolante;
• resistenze periferiche.
SINCOPE
Viene definita
sincope
una brusca, ma transitoria, perdita di coscienza causata da diminuzione dei valori pressori, tale da provocare una diffusa ischemia del cervello.Si dice invece
lipotimia
il quadro determinato da una riduzione di flusso meno marcata: si manifesta con senso di debolezza generale, obnubilamento visivo e ottundimento sensoriale.I meccanismi in grado di causare sincope sono di fatto gli stessi esaminati nel paragrafo precedente riguardante l’eziopatogenesi dell’ipotensione. Ricordiamo, di seguito, le cause più comuni di sincope.
Cause neurogene
Sincope vaso-vagale: la forma più comune di sincope o, più spesso, di semplice lipotimia, nelle persone altrimenti sane, riconosce un meccanismo neurogeno mediato dal vago, e scatenato da sensazioni, le più varie, più spesso emozionali (ansia, stress, dolore intenso, ecc.).
Può derivare da un precedente aumento del tono simpatico cui consegue la stimolazione di alcuni meccano- recettori posti nella parete del ventricolo sinistro.
Questi attivano un riflesso vagale che induce vasodilatazione e bradicardia.
Sindrome del seno carotideo
: si verifica più comunemente in persone anziane, con alterazioni di natura aterosclerotica dei pressocettori del seno carotideo.In questi pazienti, stimolazioni anche banali, quali quelle che possono verificarsi per la pressione del colletto o del rasoio, possono innescare una risposta vagale a livello cardiaco oltre che arteriolare, le cui conseguenze sono del tutto analoghe a quelle descritte per la sindrome vaso-vagale.
Si tratta di una forma piuttosto rara.