R ENDICONTI
del
S EMINARIO M ATEMATICO
della
U NIVERSITÀ DI P ADOVA
A DRIANO B ARLOTTI
Configurazioni K-chiuse e piani K-aperti
Rendiconti del Seminario Matematico della Università di Padova, tome 35, n
o1 (1965), p. 56-64
<http://www.numdam.org/item?id=RSMUP_1965__35_1_56_0>
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Nota
*)
di ADRIANO BARLOTTI(a Firenze) **)
1. Una classe
particolarmente
interessante dipiani grafici
ècostituita dai
piani
che noncontengono
alcunaconfigurazione
chiusa e hanno
pertanto
ricevuto il nome dipiani aperti.
Taleclasse
comprende
oltre ipiani
liberi(M. HALL,
cfr.[2])
altripia-
ni
(KOPEJKINA,
cfr.[4])
caratterizzati fra ipiani
nonliberi,
dalfatto di essere localmente liberi cfr.
[1]).
Nel
presente
lavoro indicheremo unasemplice generalizza-
zione della nozione di
configurazione
chiusa dando la defini- zione diconfigurazione
lL-chiusa. Tale definizione ci sembra possa risultare di un certo interesse nello studio deipiani grafici
infi-niti. Mediante essa si ottiene ad
esempio
una suddivisione della classe deipiani grafici
nonaperti
in infinitesottoclassi, quelle
dei
piani k-aperti (k
=4, 5, ... ) (cfr.
n.2)
equella
deipiani oo-aperti
formata daipiani
nonaperti,
che non sonok-aperti
per alcun valore di k
(cfr.
n.4).
Il n. 3 è dedicato alla costruzione di un
particolare tipo
dipiani
infiniti4-aperti.
Nel n. 4 si mostra infine che ipiani
desar-guesiani
infiniti sonooo-aperti.
Ne segue che all’insieme deipiani oo-aperti appartengono
anche alcuni noti modelli dipiani non-desarguesiani
infiniti.*)Pervenuta
in redazione il 20maggio
1964.Indirizzo dell’A.: Istituto Matematico dell’Università, Firenze.
**)
Lavoroeseguito
nell’ambito dell’attività deigruppi
di ricerca matematici del C.N.R.57
2. Siano dati un
insieme ~
dielementi,
che chiameremopunti,
un insieme ? di elementi che diremorette,
e una relazionedi
incidenza, I ,
definitain ~
x 9t. La struttura costituita dalla terna( ~, St, I )
si dice che è una struttura diincidenza, 9,
seaccade
che, presi
comunque in essa duepunti distinti,
esiste alpiù
una retta incidente conquesti 1).
Una struttura di incidenza 9 viene chiamata una
configura-
zione chiusa se
valgono
leseguenti
circostanze:a) 3
risultafinita;
b ) ogni
elemento di 9 è incidente con almeno tre elementi della struttura stessa.La nozione di
configurazione
chiusapuò
esseregeneralizzata
introducendo la
seguente
definizione.Chiamiamo
configurazioni
k-chiusa(dove
k è un intero >3)
una struttura di incidenza
finita
e tale cheogni
suo etemento èincidente con atmeno altri k elementi della struttura stessa.
Ovviamente se k h una
configurazione
h-chiusa è anchek-chiusa. Data una
configurazione chiusa,
esiste un interoh(> 3)
tale che essa è k-chiusa per
ogni k
per cui sia 3 k h.Si riconosce subito che esistono
configurazioni
k-chiuse perogni
valore dell’interok( > 3).
Basta perquesto
considerare unpiano
finito di ordine sufficientementegrande
esopprimere
daesso un
opportuno
numero di elementi.La nozione di
configurazione
k-chiusaporta
in modo del tutto naturale a staccare infinite sottoclassi dalla classe deipiani
non
aperti.
Perquesto
basta dare laseguente
definizione:Chiamiamo
piano k-aperto (dove
k è un interomaggiore
ditre)
unpiano
che noncontenga
nessunaconfigurazione k-chiusa,
ma atmeno una
configurazione (k
-1)-chiusa.
Esempi
dipiani k-aperti
siottengono
perogni
valore di k( > 3)
comeprodotto
libero2),
p. es., di unaconfigurazione
1) Qualora tale retta esista sarà detta la
« congiungente
» i duepunti
inquestione.
È subito visto che laproprietà qui
indicata èequi-
valente all’altra: prese due rette distinte esiste al
più
un punto (loro« intersezione ») incidente con entrambe.
2)
Cfr. [4].(k - l)-chiusa
e di unpunto.
Taliesempi
banali sonoperò
di nes-sun interesse in
quanto
le unicheconfigurazioni
chiuse conte-nute in essi
appartengono
alla base delpiano
inquestione.
An-diamo a mostrare come si
ottenga
unesempio
non banale dipiano
infinito4-aperto.
3. Nel
presente
n.vogliamo
indicare come si costruisca unpiano
infinito3) 4-aperto
nelquale ogni
elemento è contenuto in unaconfigurazione
chiusa.Partiamo da un insieme 0 di un numero
finito,
m(con
m ~8),
di
punti.
A ciascunpunto, P,
di b associamo unindice, iP,
costituito da un intero
positivo,
in modo che l’insiemedegli
indici sia formato da numeri tutti distinti.
Consideriamo
quindi
le strutture di incidenza definite indut- tivamente nelseguente
modo:1) 77.
= 23.2)
Aogni punto
diII2k
è associato un indice costituito da un insieme ordinato di 32knumeri,
in modo chepunti
diversiabbiano indici diversi. Posto
ip
=x2P’, ...) e iQ
=(xiQ), x2Q’, ...),
stabiliamo che risultiip > iQ
se per il minimo valore di s per cui risultaxap’
> La strutturaIl2k+l
siottiene allora da
II2k
con ilseguente procedimento:
consideriamo l’insieme(certamente finito),
z, formato da tutte le terne dipunti
distinti diII2k,
per lequali
non accada che unacoppia
di
punti
di una medesima terna abbia inII2k
unacongiungente
e ordiniamo di elementi della terna
(A, B, C)
in modo che risultiiA iB il.
Chiamiamo indice della terna(A, B, C) l’insieme, iABo,
di 32k+1 numeri ottenuto scrivendo successivamente i nu-meri di
iA, iB
eil.
Ordiniamoquesti
nuovi indici con lo stesso criterio usato pergli
indici deipunti.
Consideriamo allora la terna di indice minore
(Ao , Bo ,
e
aggiungiamo
incorrispondenza
di essa unaretta,
incidentecon i tre
punti Ao, Bo, Co e
con nessun altropunto
diII2k.
A taleretta attribuiamo come indice
iAOBOCO.
Cancelliamo ora dall’in- 3) L’unicopiano grafico
finito che risulti 4-aperto è ovviamentequello
di ordine due.59
sieme 7: tutte le terne che
contengono
due deipunti Ao , Bo , Co.
Otteniamo un insieme
scegliamo
inquesto
la terna di indiceminore
Bl, C,),
eprocediamo
incorrispondenza
aquesta
cos come abbiamo fatto sopra con la terna(Ao, Bo, Co) :
si per- verrà a una nuova retta di indice e a un sottoinsieme 7:2 di Continuiamo in tale modo fino a che non sono esaurite tutte le terne adisposizione.
ChiamiamoII2k
la struttura di inci-denza che si ottiene
aggiungendo
aII2k
le rette ora definite eampliando corrispondentemente
la relazione di incidenza. Con- sideriamoquindi
l’insieme i’ formato da tutte lecoppie
nonordinate di
punti
distinti diII2k
che non posseggono inIhk
unacongiungente.
Sia(A’, B’ )
una di talicoppie
esupponiamo
cherisulti
i,,. Aggiungiamo
incorrispondenza
ad essa unaretta incidente con
A’,
B’ 1 e con nessun altropunto
diII2k,
eassegnamo a
questa
come indice un insieme di 32k zeriseguiti
ordinatamente dai numeri di e di
La struttura
IIlk+l
si ottieneaggiungendo
aII2k
tutte que- ste nuovecongiungenti
eampliando
come indicato la relazione di incidenza. Alle rette diII2k (k
>0)
attribuiamo come indice inH2k+l
l’indice che esse hanno in112k-l seguito
da 32k-I . 8 zeri.3)
si ottiene daTI2kIl
con ilprocedimento
duale diquello
indicato in2).
Per la successione di strutture
IIn (n
=0, 1, ... )
che risultano in tal modo definite si ha:Ne segue subito che la struttura di incidenza
è un
piano grafico.
Possiamo osservare che il
piano
inquestione
è certamenteun
piano
infinito. Infattiessendo m > 8,
inlh
dalpunto
diindice minimo escono almeno
quattro rette,
mentreogni
rettaè incidente con al
più
trepunti, quindi Ih
non è certamenteun
piano grafico.
Unragionamento
dello stessotipo
vale perogni
struttura
Hn,
nellaquale gli
elementi che nonappartengono
aIIn-1
sono incidenti con alpiù
treelementi;
si devequindi
esclu-dere che esista una struttura
IIn
che coincida con(e quindi
con tutte le
seguenti)
e ne segue che II nonpuò
essere finito.Vogliamo
ora provare che per ilpiano
II cosi costruito vale il TEOREMA 1: Preso comunque un elemento di II esiste unaconfigurazione
chiusa che lo contiene.Per la dimostrazione ci saranno utili alcune definizioni
4)
ei due lemmi
seguenti.
Chiameremo altezza di un elemento a di II il numero h
(a)
dato dal
più piccolo
intero n per cui risulta a elln.
Per l’altezzadi un elemento
valgono
le dueseguenti proprietà:
(s 1)
seh(a)
>0,
esistono due elementi incidenti con a eaventi altezza minore di
h(a) ;
(s 2)
seh(a)
>0,
alpiù
un elemento incidente con a ha altezzah(a) -
1.Se a
e fl
sono due elementi diII,
diremo che aprecede fl (o che f3
seguea)
se esiste un insieme(uo
... ,uk)
di elementi di II tali che risulti a =uo, f3
= uk e uiI
Ui+l,h(ui) h(ui+1)
per i=0,1,...,k-1.
Infine un
elemento u,
conh(u)
>0,
lo diremo vincolatoquando
è incidente con
più
di due elementi aventi altezza minore dih(u),
libero
quando
invece ciò non accade.Passiamo ora a dimostrare i due lemmi:
LEMMA 1: Fissato un intero p si
può
sempre trovare un valore di n tale che aIIn appartenga
una struttura di incidenza 8 laquale
contiene :
(I, a)
ppunti,
a tre a tre non allineati e uniti a due a dueda rette di
IIn ;
(I, b)
prette,
a tre a tre nonpassanti
per uno stessopunto
e secantesi a due a due in
punti di IIn.
Infatti una tale
struttura, ~’,
sipuò
certamente trovare nelpiano
H. Poichègli
elementi di essa sono in numero finito neesiste certamente
(almeno)
uno di altezza massima n. Tuttigli
elementi di- sono allora contenuti in
Hn,
e il lemma risultaprovato.
4)
Cfr., per lamaggior
parte di queste, DEMBOwsKi [1].61
LEMMA 2: Se a è un elemento di
Il,
esiste inquesto piacno
unelemento
wincolato, fl,
che segue a.Nell’ipotesi
che nonvalga
laproprietà
enunciata esisteràalmeno un elemento a tale che in una
qualsiasi
successionenella
quale
risultitutti
gli
elementi a con i >0,
sono liberi. Proveremo ora inveceche,
per il modo come è definitoH,
perogni a
esiste una succes-sione
(1)
per cuivalgano
le(2)
e che contiene un elemento vin- colato a i(i > 0).
A
questo
scopo facciamo uso del lemma 1 eposto
p - 9 determiniamo n in modo cheIIn contenga
una struttura 8 per cuivalgano
leproprietà (I, a)
e(I, b ) .
Consideriamopoi
nella(1)
un elemento a che sia una retta e per cui risultih(a i) - j
> n.In
Ih
la retta a è incidente con alpiù
sei rette di~’, quindi
in
[che
contiene almeno le p rette di cui in(I, b)]
la rettaai è incidente con almeno tre
punti, P2 ,
dialtezza j
-~- 1.Proiettando da ciascuno di
questi
ipunti
di 8 nonappartenenti
ad a i , si
ottengono
delle rette dialtezza i
+ 2 che seguono a.Poichè
l’ipotesi
che ipunti
di 8 siano due a due uniti da rette diIIn porta
che la retta che unisce unpunto
dialtezza j
+ 1con uno di 8 non contiene altri
punti
di8,
segue che da cia-scun
punto Pi (i
=1, 2, 3)
escono almenocinque
rette di altezzaj
+ 2. Esistonoquindi
certamente tre di tali rette non aventia due a due un
punto
in comune. Allora per il modoseguito
nel definire successivamente le strutture
IIn [cfr.
sopra:3)] qual-
cuna di
queste
tre rette faparte
di una terna di rette diIlj+2
atta a definire un
punto
vincolato diHi+3-
Maquesto
elementovincolato segue a, e
quindi
il lemma 2 èprovato.
Passiamo infine alla dimostrazione del teorema. Fissato un
elemento a di H
proviamo
che esiste unaconfigurazione
chiusache lo contiene.
Sia P
un elemento vincolato che segue a e con- sideriamo lastruttura, SJ3(f3),
f ormatada f3
e da tuttigli
elementidi ]I che
precedono fl.
Poichè tuttiquesti
elementiappartengono
a
IIh(fi)
il loro numero è certamente finito.È
subito visto cheogni
elementodi 0 (P)
avente altezzamaggiore
di zero è incidentecon almeno tre elementi di Precisamente la cosa è vera
per P perchè
èvincolato;
inoltreogni
altro elementoavente altezza
maggiore
di zero è incidente con almeno due ele- menti di altezza minore[cfr. (s 1 )]
e uno di altezzamaggiore (in quanto
yprecede
Se ancheogni
elemento di altezza zeroè incidente con almeno tre elementi
questa
strutturaè una
configurazione
chiusa e il teorema èprovato.
In caso con-trario consideriamo un
punto,
y7By
di altezza zeroappartenente
e incidente con meno di tre rette e sia al una
retta incidente a
Pl
e nonappartenente a SJ3(fJ). Diciamo b(fli)
la struttura che si ottiene
operando
su al come si è fatto ora per a. Se2(P) U
è unaconfigurazione
chiusa il teorema èprovato.
In caso contrario esiste unpunto, P2 ,
di altezza zero e incidente con meno di tre rette diU
Sia a unaretta incidente con
P2
e non contenutaappli-
cando ancora il
procedimento
ora indicato si ottiene la strutturaU U
Poichè ipunti
di altezza zero sono innumero finito:
ripetendo
un numero finito di voltequesta
co-struzione si
perviene
ad unaconfigurazione chiusa 58(fJ) U
......
U
che contiene a equindi
il teorema risultaprovato.
È
subito visto che II nonpuò
invece contenere una confi-gurazione
4-chiusa. Infatti sia (5 una taleconfigurazione.
Poi-chè
gli
elementi di é sono in numerofinito,
ve ne è traquesti
almeno uno di altezza massima.
Questo
è incidente con alpiù
tre elementi di
~,
equindi C
non è 4-chiusa.È
cosprovato
ilTEOREMA 2: Il
piano
H è4-aperto.
4. - Le definizioni introdotte nel n. 2 pongono la
questione
di esaminare in che relazione stia la
famiglia più semplice
dipiani infiniti, quella
deipiani desarguesiani
infiniti con la nozionedi
piano k-aperto.
Daremo una
risposta
aquesta provando
ilseguente
TEOREMA 3: Un
piano desarguesiano infinito
contiene delleconfigurazioni
n-chiuse perqualunque
valore(> 3)
dell’intero n.63
In altre
parole :
unpiano desarguesiano
infinito non èn-aperto
per alcun valore di n.
Questo
teoremaporta
come conseguenza che l’insieme deipiani grafici
non è esaurito dalla classe deipiani aperti
e dalle infinite classi deipiani k-aperti (k
=4, 5, ... ),
e
quindi
accanto aqueste
deve essere collocata un’ultima fami-glia
dipiani
che diremopiani oo-aperti.
Dimostriamo ora il teorema. Detto il
piano desarguesiano
in
questione
e fissato il valoredi n,
consideriamo unospazio proiettiv o, dimensione i
cuipiani
siano isomorfi a 7r.Scegliamo poi
in~’n
uniperpiano,
e inquesto
fissiamon
spazi
a n - 2dimensioni, n-
... , y~nn_’ 2
linearmenteindipendenti
in In
corrispondenza
diogni Sn$_’ 2 (i = 1, ... , n)
conside-riamo infine n
iperpiani distinti, (j - 1,
...,~2), passanti
perOgnuna
delleseguenti
nn(~z
-1 )-ple
diiperpiani.
determina una retta
[dove
J sta a indicare lapermutazione ... , j,~-1, j h~ 1, ... , ~ n
checorrisponde alla (n -1 )-pla (3 ) ]. Tagliando
la retta rhlll con
gli iperpiani (k
=1, ... , n)
siottengono
suessa n
punti, Phllll.
Ciascuno diquesti punti appartiene
ad ndiverse rette rhlll e
quindi
facendo variare la retta rhlll e corri-spondentemente gli iperpiani
in tutti i modipossibili
si ot-tengono nn punti
chepresi
insieme alle rette formano unaconfigurazione (n,n ,
formata da itnpunti
e altrettanterette,
nella
quale ogni
elemento è incidente con n di nome diverso.Fissato in
8n
unpiano, ii,
èpossibile
determinare un,Sn
dalquale gli
elementi dellaconfigurazione
siproiettano
su 7r inelementi tutti distinti.
Queste proiezioni
formano allora unaconfigurazione
n-chiusa di ll-r e il teorema risulta cosprovato.
Alla classe dei
piani oo-aperti appartengono
anchepiani
non
desarguesiani.
Adesempio
il modello di Hilbert(cfr. [3])
e il
piano
di Moulton(cfr. [5]),
che siottengono
deforman-do una
parte
delpiano reale,
e ipiani
che siottengono
comeprodotto
libero di unpiano desarguesiano
infinito e(p. es.)
di un
punto.
BIBLIOGRAFIA
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offene projektive
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