R ENDICONTI
del
S EMINARIO M ATEMATICO
della
U NIVERSITÀ DI P ADOVA
M ARCO G RANDIS
Spazi con operatori e applicazioni al problema di Knaster
Rendiconti del Seminario Matematico della Università di Padova, tome 38 (1967), p. 258-286
<http://www.numdam.org/item?id=RSMUP_1967__38__258_0>
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AL PROBLEMA DI KNASTER
di MARCO GRANDIS
*)
Knaster
[14] 1)
pose nel 1947 ilseguente problema :
datin punti
distinti di
(sfera
unitaria in è vero cheogni
ap-plicazione
continua di costante su almeno unan.upla
di
punti (di Sm+n-2) congruente
alta data ?Il
problema
è stato risolto affermativamente in alcuni casi par- ticolari(cfr. § 2).
La viaqui seguita
per affrontarlo èquella
di ri-condursi a
questioni
di mappeequivarianti
traspazi
conoperatori
e trattare
poi queste
con metodiomologici.
A tal fine si studiano
(§ 1 )
la sequenzaspettrale
di unospazio
con
operatori,
letrasgressioni generalizzate
nella sequenza stessa e le loro condizioni diesistenza ; l’indagine
è condotta su una rap-presentazione
della sequenzaspettrale
mediante un unicodiagramma,
ottenuto
sovrapponendo parzialmente
eopportunamente quelli
diZeeman
[21].
Si considera
poi (§ 3)
ilproblema
diKnaster,
con la condizionesupplementare
che ipunti assegnati
sulla sfera sianoequidistanti :
*)
Lavoro eseguito nell’ambito dell’attività dei gruppi di ricerca matematici del C.N.R., riprendente in parte la tesi di laurea dell’A.(Genova,
Novembre 1966).Indirizzo dell’A. : Istituto Matematico
dell’Università,
Via L. B. Alberti,Genova.
í) I numeri in parentesi qnadra rimandano alla bibliografia in fine ; i testi
sono spesso citati con i soli nomi degli autori. Per i riferimenti interni la PRO- POSIZIONE 2 del ~ 1 è indicata come Prop. 2 nel corso del paragrafo stesso, come Prop. 1 2 in ogni altro.
si prova che una
risposta negativa
alproblema porta
all’esistenza di mappeequivarianti (Prop. 3.2),
oequivarianti
ed inessenziali(Prop.
3.3),
di varietà di Stiefel in sfere su cui opera il gruppo ciclico diordine n,
senzapunti
fissi se n èprimo.
Il
problema
saràquindi
risolto affermativamente perquei
valoridi m e n per cui si
provi
l’assurdità di talerisultato,
ciò che per laProp.
1.1 è sostanzialmente ricondotto all’esistenza di certetrasgressioni generalizzate
nella sequenzaspettrale
della varietà di Stiefelcorrispondente.
Ciò è stato sinora
possibile (§ 4)
per i casiparticolari n
=2, 3 ;
si ritrovano cos per altra via i teoremi di
Hopf [12]
eYang [20]
cheaffermano la validità della
congettura
di Knaster sotto le condizioni :n = 2 e,
rispettivamente, n ---
3 epunti assegnati equidistanti.
Quanto
allepossibilità future,
lageneralità dell’impostazione
al§
3 mira a porre una base per ulterioriricerche,
vertenti sui casi sinora non risolti di n =5,
7...(n primo perché
il gruppooperi
senzapunti fissi).
Uno studiopiù approfondito
della sequenzaspettrale potrebbe
forseportare
a risultati anche per interi n nonprimi.
Convenzioni.
%n
indica il gruppo dellepermutazioni
di noggetti, T,
ilsottogruppo
ciclico di ordine ngenerato
dallapermutazione
circolare
[1,
2 ...n~ ; Sn
è la sfera unitaria inlRn+1.
Se X è unospazio topologico
e G un gruppoabeliano, C (X; G)
indica ilcomplesso
delle catene
singolari
di X a coefficienti inG, H (X; G) l’omologia singolare
per coefficienti interi scriveremo C(X)
e H(X).
§
1. -SEQUENZA
SPETTRALE DI UNO SPAZIO CON OPERATORI.1.
ltappresentazione diagrammatica
di una sequenzaspettrale 2)
Viene
qui esposta
uuarappresentazione diagrammatica
deltipo Zeeman,
utile perquanto
segue.2) Questo numero ha carattere informativo e non dimostrativo. La rappre- sentazione esposta mi è stata suggerita dal Prof. G.
Sia A un
anello, Bp,q
la sequenzaspettrale
di un A-com-p
plesso
filtratoC,
con filtrazionepositiva
limitata dalgrado.
Essaviene
rappresentata
da Zeeman[21]
mediante una successione didiagrammi
E N . Adesempio
.1 r:dove la striscia
rappresentante
il limite reca scritti igradi
filtranti.In effetti ~.h è la zona invariacnte
([21], § 5)
deldiagramma completo nJ,
2 che non è lecito considerarequando,
comegeneralmente avviene
C,
è definito a meno diequivalenze omotopiclle
tracomplessi.
Consideriamo ora nno
degli
omomorfismi :ad
esempio d5,1 : .E 5,1--~ .E 3, 2 ;
idiagrammi (2)
mostrano i termini
h~ ~,1 , .E 3, 2
e, 9contrassegnati
da uncircolo
2Ooilll 1 e
Im2,1 : questi
ultimi sono canonicamenteisomorfi,
conisomorfismo indotto dal differenziale. Ribaltando
sovrapponendolo
a 6I’ come in
(3’) :
e hrz
d-
1 vengonoidentificati,
e cos pure tutte lecoppie
I1n con r > 2
e p + q = 6. Ripetendo
ciò per p+ + q
= ngenerico
si ottiene infine larappresentazione
della sequenzaspettrale
mediante l’unicodiagramma (3").
Una delle
possibilità
di talediagramma
è la visualizzazione delletrasgressioni
esospensioni generalizzate,
che oraintrodurremo,
e delle loro condizioni di esistenza.
Si dicono comunemente
trasgressioni (Flu,
p.256)
i differen-ziali :
ad es. nel
diagramma, (4’)
èposto
in rilievoSe un isomorfismo il
diagramma (4") (in
cui le zonerappresentanti
Kerd 4o
e sonotratteggiate,
ciò che si-gnifica annullamento)
mostra che esiste un omomorfismo odato dalla
composizione:
Gli omomorfismi di
questo tipo
sono dettisospensioni (Hu,
p.256).
Osserviamo infine che nella situazione
esemplificata
in(4"’)
latrasgressione può
esserepensata
come omomorfismo diE;, o
inciò che è
importante perché
solo i termini sonodirettamente noti.
Per
generalizzare
tali concetti(li1nitandoci però
sempre ad omo-morfismi
tracgti 2 )
consideriamo un « incrocio » deldiagramma (3"),
cioè unacoppia :
come ad es. in
(5) :
Due situazioni hanno
interesse,
e cioè l’esistenza di unomomor,fismo
canonico n+1E2p
- nE2p’
indotto daldifferenziale,
oppure di un omo-morfismo
canonico indotto dalla relazione additivareciproca
delgrafico
del differenziale stesso(Mac Lane,
p.51) ;
si-tuazioni che sono
esemplificate
in(5’)
e(5") rispettivamente.
Nelprimo
casoparleremo
diomomorfls1no trasgressivo,
otrasgressione ;
nel secondo di
omomorfismo sospensivo,
osospensione.
Se tali omo-morfismi esistono entrambi sono isomorfismi
reciproci,
e viceversase uno di essi esiste ed è
isomorfismo,
esiste anche l’altro ed è ilsuo
reciproco.
t
utile perquanto
segue notareesplicitamente
che in(5’)
ein
(~")
la zonarappresentativa
del nucleo dell’omomorfismo detto è a,quella dell’immagine
ecoimmagine
èb~ quella
del conucleo è c.Infine, ovviamente, trasgressioni
esospensioni
sono naturalper omomorfismi di
complessi
filtrati con filtrazionepositiva
limitatadal
grado (purché
esistano per entrambi icomplessi).
2.
T-spazi trasgressivi
esospensivi.
In
questo
numero G indica un gruppoabeliano,
T un gruppo in notazionemoltiplicativa.
Diremo
1’-8pazio
unospazio topologico
su cuioperi
il gruppoT ;
T operapropriamente
su X(o, equivalentemente : X
è unT-spazio proprio)
seogni punto
x E X ha un intorno U tale che U =ø,
per
ogni operatore t
di T diverso dall’identità. Se T operasugli spazi topologici
X eY,
una macppn diT-spazi j’:
X - Y è un’appli-
cazione continua
equivariante rispetto
a T.Sia X un
T-spazio proprio
connesso perarchi ;
c’è allora unasequenza
spettrale
digruppi :
detta sequenza
spettrale
delT-spazio
X acoefficienti
in G(Cartan- Eilenberg,
p.355;
MacLane,
p.342) ;
essaproviene
da un com-plesso
filtrato con filtrazionepositiva
limitata dalgrado,
definito ameno di
omotopia,
ed èquindi
suscettibile dirappresentazione
dia-grammatica
alla Zeeman.DEFINIZIONE 1. Direnbo che un
T-spazio proprio
X è(n, 1»-tra- sgressivo rispetto
aG,
con 0p
n, se nella sequenzaspettrale
diX a
coefficienti
in G esiste latrasgressione :
5Che è
rispetto
a G(0 c p n)
se esiste lasospensione :
Si scriverà ’ln,p
(X; G), (X; G) quando
vi siapossibilità
di
equivoco.
La locuzione « esisteG ) »
sarà anche usata inluogo
di « X è(n, p)-trasgressivo rispetto
a G », eanalogamente
sifarà per
spazi sospensivi.
Nei due casi considerati la sequenza
spettrale
di X a coefficienti in G sipresenta
cos3) :
Per
quanto
detto nel numero1,
se ~.’ è unT-spazio proprio (n,p)-trasgressivo
esospensivo
e 6,L,p sono isomorfismireciproci;
viceversa se uno tra essi esiste ed è
isomorfismo,
esiste anche l’altro ed è il suoreciproco.
Inoltre(risp.
an,p)
è naturale per mappe diT-spazi propri (n, p)-trasgressivi (risp. sospensi vi) ;
ciò haappli-
cazione immediata nella
seguente
PROPOSIZIONE 1. Sia
f :
X --~. Y una 1nappa diT-spazi propri
connessi per archi :
(i)
se X e Y sono(n, p)-sospensivi rispetto
a G e(Jn,p(X; G) =1= 0,
anche on,p
(Y; G)
ef~ : Hn-p (X; G)
-~Hn-p (Y; G)
sono non nulli.(ii)
se X e Y sono(n, p)-trasgressivi rispetto
a G e p(Y; G) =1=
0a,nche Tn,p
(X ; (i)
ef. : -H,,-p (X ; G)
-Hn-p ( Y ; G)
sono non nulli.(iii)
se(T, G) =1=
0 e X(risp. Y)
è(n, p)-sospensivo
e tra-sgressivo,
mentre Y(risp. X)
è(n, p)-sospensivo trasgressivo) rispetto
aG,
alloraf;~ : Hn-p (X ; G)
-H,,-p (Y ; G)
è non nullo.3) Come già detto nel n. 1, le zone tratteggiate rappresentano subquozienti
nulli. I diagrammi (6’) e (6") sono tracciati per il caso particolare n = 5, p = 2 ;
d’ora in avanti tali precisioni saranno omesse.
In tutti e tre i
casi,
inparticolare, H,,-, (X; G)
eHn-p ( Y ; G)
non nulli.
DIM. Per
(i)
e(ii)
basta considerare idiagrammi
commutativi :dovuti nei
rispettivi
casi all’esistenza e naturalezza dellesospensioni
o delle
trasgressioni.
Essendo X e Y connessi per archi1*°,
equindi
anche(1°, 1*°),
èisomorfismo; gli
asserti sono allora ovvi.Dimostriamo ora il
punto (iii).
Se X è(n, p)-trasgressivo
e so-spensivo rispetto
aG ,
9G) #
0 come isomorfismo su(T, .ffo (X ; G))
=(T, G),
non nullo peripotesi.
La tesi èquindi
vera per(i). Analogamente
si dimostra l’affermazione in pa-rentesi. c.v.d.
Nel resto di
questo
numero si danno condizioni sufficientiperché
un
T-spazio proprio
abbiatrasgressioni,
equeste
siano non nulle. Ladefinizione di
T-spazio sospensivo
è stata data per simmetriarispetto
a
quella
ditrasgressivo,
ma non pare utile comequest’ultima ;
leuniche
sospensioni
che si riscontrano nelleproposizioni seguenti
sono dovute a
trasgressioni
cherisultano,
in casiparticolari,
iso-morfismi.
LEMMA 1. Se X è un
T-.91)azio proprio (n, p)-
e(ii,
C ~’,
= 0.Condizione
sufficiente perché
un]’-spazio _proprio
X sia(n, p)- trasgressivo
è :H,. (T, Hs (X ; G))
= 0 per 0 s n - p, r+
s = no r
+
s = n+
1.DIM. La
prima
affermazione segue daldiagramma (6’) :
l’esi-stenza di Tn,p’ mostra che
Irn Tn,p
= 0. La seconda segue dal dia- gramma(8) :
in cui sono
riportate
le condizioni di annullamento date peripotesi,
chiaramente
più
forti diquelle
richieste in(6-).
c.v.d.PROPOSIZIONE 2. Sia X un T-spazio
proprio
connesso perarchi,
con
è
(n, p)-trasgressivo rispetto
a G perSe inoltre
(XII’; G)
= 0 e(T, G) =~= 0, ~ 0 ;
seinfine
è ancora noto che.gm (X; G)
è un gruppo ciclico di ordineallora è
isomorfismo
eH1n (TIT; G) = Hm (T, G).
DIM. Per
ipotesi Hr (1’, Ha (X ; G))
= 0 per 0 s m e perogni
r ;quindi, qualunque sia p
¿ n - m :Hr (T, Ha (X ; G))
= 0per
0
s n - p, e per il Lemma 1 X è(n, p)-trasgressivo
pero,
n - 1n C ~ n.Per
quanto
rimane consideriamo ildiagramma (9) :
Supponiamo
ora(X/T ; G )
= O e(1’, G) # O,
e con-sideriamo z,n, o :
Em+,, o ~ ..Eó, ~n ;
è unquoziente
di6~), quindi
è nullo peripotesi ;
inoltre=
(T, Ro (X ; G ))
=(T~ ) ~
0 : èquindi
un mono-morfismo non nullo.
Se inoltre
H~n (X ; G )
è ciclico di ordineprimo,
anche :è
tale,
onde il monomorfismo nonnullo tm, 0 è
unisomorfismo ;
diconseguenza Coker =
0,
e per(9) :
DEFINIZIONE 2. Diremo varietà
m-sferica
>0) rispetto
a Gogni
varietàtopologica compatta
connessa di dimensione 1n, clze siauna
m-sfera omologica rispetto
a G(cioè : Hq (X; G )
=Hq (Sm ; G )
per
ogni
interoq).
Si noti che
P2
MS1 , (’2
essendo ilpiano proietttivo reale,
è una varietàtopologica compatta
connessa di dimensione3,
e una l-sferaomologica
a coefficienti razionali. Lacompattezza
èinvece,
insiemeall’orientabilità,
conseguenza delle altre condizioni(come
sipotrebbe
vedere facilmente mediante il teorema di dualità di
Poincaré).
In-fine,
per il teorema dei coefficientiuniversali,
una varietà m-sfericarispetto
aZ
è anche talerispetto
ad unqualunque
gruppo abeliano.Con la definizione data si hanno i
seguenti
corollari dellaProp.
2 :COROLLARIO 1. Se T opera varietà
rispetto
aG,
X è(n, p)-trasgressivo
relativamente a G per :0,
n - m C~ p
it2 e si ha :m e
( T, G) # °,
z it, n# 0;
è anche un iso -morfismo
nei casi n > in.DIM.
X/l’
è ancora una varietàtopologica
di dimensione m(essendo
localmente omeomorfa aX), compatta
e connessa,quindi Hq (X/T ; G)
= 0 per q > laProp.
2 prova alloral’enunciato,
escluso l’ultimo
punto.
La sequenzaspettrale
della va~rietà~ m-sfericaX,
a coefficienti inG,
èparzialmente rappresentata
in(10),
doveil ~
Sia n > 1n: per il
diagramma (10)
1:n, n - m èquoziente
di(X/l1; ,Ci); supposto questo uguale
a zero, 1:n, n_m : m è unmonomorfismo,
2 non nullo se o =(1" G)
non loè ;
seciò avviene per un n > 1 l , 9 Tn, i -m è anche isomorfismo
perché
Colcei n-9i2 è
sottogruppo
diH7z (ÀTj1’; G),
nullo per n > nz comedetto, c. v.1.
COROLLARIO 2. Se k opeia su
X,
varietàrispetto
aInoltre Tn,
(X; Zk)
esiste ed èisoinorfi-siiio
non nullo pe11 n > m.DIM. Poiché
(X/Tk ; Zk)
= 0(Cor. 1), H~72+~ (I’k, #
o4)
eH’In (X; Zk)
=Zk
è un gruppo ciclico di ordineprimo,
l’ultimopunto
della
Prop.
2 dice è isomorfismo eHm Zk)
=H’In (Tk, Zk)
-=
Zk. Aggiungendo
i risultati del Cor. 1 si ha la tesi. c.v.d.COROLLARIO 3. ~’e
’1’k ,
kprimo,
operapropriamente
szc---1-’",
va.rispetto
aZ :
iiieittre
Hm (X/Tk ; ‘’ )
è 0 oZ
a seconda che ’In siapari
odispari 5).
Inoltre tn,
n-3(X ; Z)
esiste ed è non nullo per n > ni ; è ancheisomorfismo
per npari >
m.~
4) Si ricorda che l’omologia del grnppo ciclico a coefficienti in G è
(cfr. Hilton-W’ylie p. 465) :
5) Il corollario fornisce in particolare llo i ologia degli spazi reticolati (Hilton-
Wylie,
p. 223 : lens spaces).Dm. Tenendo
presente 4)
chegq (Tk , Z) )
è 0 per qpari
~2,
el’Gk
per qdispari positivo,
il Cor. 1 proval’asserto,
eccettuatoquanto
concerne
H7n (xtlB ; Z).
Posto
Hq
=Hq (X/Tk ; Z),
per il teorema dei cofficienti univer- sali si ha :Ora : X è anche una varietà m-sferica relativamente a
quindi
per il Cor. 2 :
H,,, Zk)
=Zk ;
inoltre si ègià
visto che è 0 per 1ndispari,
per mpari (essendo m
>0,
per Def.2) ;
infinegm può
essere solo 0 oZ, perché
è una varietàtopologica compatta
connessa didimensione m;
la relazione(11)
determinaallora
Hm
come detto nell’enunciato. c.v.d.PROPOSIZIONE 3. Siano X e Y varietà m- e
m’-sferiche ris _petto a G,
ed esista un intero q > mt, m’ tale cheHq (T, G ) ~
0. Se I’ opera-propriamente
su X e Y ed esiste una mappaequivariante f :
X -Y,
allora m =
~n’ f~m : H,n ( ; G )
--~H1n (Y; G ) è
non nullo..Dm.
Supponiamo 1n
> per il Cor. 1Prop.
2gli spazi X
eY sono
(n, n - m’)-trasgressivi
perogni n
~ ~ e fissato un tale che~~i(T~)=t=0
si haG ) # 0.
AlloraHm, (X ; G) ~
0per la
Prop.
1(ii),
e ciò è in constrasto conl’ipotesi
m ~(anche perché
vi’ >0).
Sia ora m = e Y sono allora
(ii, n - w) trasgressivi
perogni n
e fissato n ~ in per cui(T, G ) ~
0 latrasgressione G)
è nonnulla ; quindi #
0(Prop.
1(ii )).
c.v.I.PROPOSIZIONE 4.
T-spazio proprio
connesso per arcjzi : see per un intero n ¿ m la
trasgressione (esistente
perProp. 2)
è
nulla,
allora X è(n,p).trasgressivo
per n e p tali ehe :0,
n - n1’c p n, e tali
trasgressioni
sono tutte nulle.DIM. Le
ipotesi
sugq (X, (~’)
forniscono undiagramma :
dove I1n = O
implica
chiaramente la tesi. c,v,d.§
2. - I PROBLEMI DI KNASTER E DI YANG.1.
Risultati
noti.Sono state trovate varie
risposte particolari
alla domanda~ :(1) Se y1 , ... ,
yn sonopunti
distinti diSk
è vero cheogni appli-
cazione continua di
Sk
in1Rm
è costante su almeno unan-upla
dipunti
diSjb congruente
alla data?I risultati sono spesso noti come
fra1ne theorems~
e si possonoinquadrare
sotto le due domandepiù particolari seguenti (ottenibili ponendo
nella(1) rispettivamente k
= m-~- n - 2,
oppnre »1 =2v,
k = mv e yi , ··· , y2v a due a due diametralmente
opposti).
PROBLEMA I.
(Proposto
da Knaster[14]).
... , ynpunti
distinti di
Sm+n-2;
è vero che perogni applicazione
continua di in1Rm
esiste unapunti
dellasfercc congruente
alla data suiquali l’applicazione
assunie lo stesso valore ?Il
problema
è stato risolto affermativamente neiseguenti
casiparticolari :
PROBLEiVIA 11.
(Proposto
daYang [ 19]).
Sianod~ ,
... ,d y
dia1uet1’idistinti di
Smv;
è vero cheogni applicazione
continua diSmv
inesistono v diametri della
sfera, congruenti
ai dati sui cuipunti
terminali
l’applicazione
sia costante Risultati noti(in
sensoaffermatico) :
I teoremi detti sono spesso enunciati in
ipotesi più larghe (le
sfere sono sostituite da varietà con condizioni di
regolarità,
o dasottospazi
dispazi
cartesianiseparanti
0 da oo,etc.).
InoltreBourgin
ha
provato
in[9]
e in altri lavori alcuni risultati sullamolteplicità
delle soluzioni.
Qui,
comedetto,
ci si limita alproblema
di Knaster.2.
Considerazioni generali sul problema
di Knaster.Le considerazioni che seguono danno una motivazione della assunzione k
-~- ~2 -
2 nelproblema
di Knaster.PROPOSIZIONE 1. Siano n
> I, 1~
>1,
m > 1 e ~1 , ... ,punti
distinti di
Sk ;
se la domanda(1)
ha per tali datirisposta
allora m k - r
+ 1,
dove i- è la dimensione affine del sottoinsieme di costituito daipunti
y1, ... , yn . Inparticolare
se y1 , ... , Yn sonoaffinemente indipendenti
in1Rk+1:
’in k - n+
2.DIM. An zitutto m
e l~, perché
per nz> k
l’immersione diSk
innon è costante su alcuna
n-upla
dipunti
diS~ (n > 1) ;
è alloralecito considerare la
proiezione p :
~1R~
che adogni punto
associa le sue
prime
mcoordinate,
e la sua restrizionep’
adSk.
Iluoghi p
= costante sono(k
- m+ 1)-piani
di1Rk+l,
e dovendo~’
essere costante su
una n-upla
dipunti
diSk congruente
alla(y1, ... , yn),
i
punti
diquesta
sono contenuti in un(k + 1)-piano,
in altreparole r
C k - m+ 1,
come affermato. Seinfine y1,
... , yn sono affi-nemente
indipendenti, r
= n - 1 e la tesi èprovata.
c.v.d.Quindi
se y1 , ... , yn sono affinementeindipendenti
ilproblema
di Knaster è una traduzione
adeguata
della domanda(1) : questa
non ammette
risposta
affermativa per m>
lc - n+ 2,
comeprovato;
e del resto se la ammette per iii - it
+ 2,
l’ammette anche ov-viamente per
ogni
dimensione m’ dellospazio
cartesiano intervenente tale che 1 m.Se invece i
punti
y1 , ... , y~t sono affinementedipendenti
sipuò
trovare confermata la
(1)
in casi non rientranti nel Problema I:ne sono
esempi
tutti i risultati citati sotto il ProblemaII,
per1 e m = 1
(se n = 2v e, k = mv,
la 2equivale
alla(v
-1) (m - 2) 0).
Per contro tutti i risultati in-quadrati
sotto il Problema I concernonon-uple
dipunti
y1 , ... , yn affinementeindipendenti.
3.
- IMPOSTAZIONE GEOMETRIOA NEL CASODELL’EQUIDISTANZA
In
questo paragrafo >
e d indicanorispettivamente
ilprodotto
scalare usuale e la distanza euclidea
negli spazi
numerici’j~n2 ;
seuna
famiglia
finita dipunti
di’~~z,
il loro baricentro è scritto c(x1 ,
... ,2 x,,).
1.
Gli spazi .X (k, n, ~).
Siano y1, ... , yn
punti
distinti edequidistanti
diSk (n> 1, k ~ 1 ) :
essi sono
quindi
affinementeindipendenti
inlRk+1
e n --- k+
2.Detta :
la distanza comune, anche :
non
dipende
da ie j, purché diversi ; inoltre, posto
c = c(y1,
... ,yn)
=si ha ;
Poichè
cxc==~c)~6[0,l~x può
variare nell’intervallo[20131/(~20131)~1[
ea = -
1 /(n - 1)
se e solo se c(y1 ,
9 ...yn)
=0 ;
a = Ocorrisponde
al caso
ortogonale.
Ritornando alla distanza a mezzo della
(1),
si ha chequesta può
variare in un intervallo :e Â.
= An equivale
a c(y1 ,
... , =0 ;
ipunti
y1 ... , yn sono orto-gonali
se e solo se Â.= V2;
infineÀn >
perogni
n.Il
sottospazio
di costituito dallen-uple
congrue a Yi ... , yn è individuato dan, k,
peri ~ j :
lo indicheremo conX
(k,
n,2);
talespazio
èquindi
definito per1 n ---- k + 2
e0 ~ ~, C ~,,~ .
Su
X (k, n, ~,)
operapropriamente
il gruppo5>1
dellepermuta-
zioni di n
oggettti,
equindi
il gruppo ciclico inparticolare Sn
opera sulla varietà di Stiefel
Yr, ~, = X (r 1, n, v~)
costituita dallen-uple
ortonormali dipunti
di1R.
Consideriamo ora il
problema
di Knaster(§ 2)
pern-uple Yt
9 Yn dipunti equidistanti
diSk ;
perquanto
detto essoequivale
a chie-dere se, per
m > 1, n > 1, 0 A An,
è vera laproposizione :
(K) Ogni applicazione
continua di in1Rm
assuyrte lo stesso valore su almeno npunti
Xi , ... , xn dellasfera
tali che :Questa proposizione
verrà citata come g(m, n, À) quando
neces-sario.
Il
seguito
diquesto
numero prova che il negare laproposizione (g ) porta
all’esistenza di mappeequivarianti (Prop. 2)
oequivarianti
ed inessenziali
(Prop. 3)
di varietà di Stiefel in sfere conoperatori.
Il
problema
di Knaster nel casoequidistante
sarà allora risolto inquei
casi(cioè
perquei
valori di m, n el)
per cui si riesca a dimostrare l’assurdità di talerisultato ;
di ciò alparagrafo seguente.
PROPOSIZIONE 1. Sia 1 C k - 2 :
DIM.
(i).
Costruiamo un omeomorfismoequivariante
nell’ipotesi L C ~n,
9 cioè c(x1
....#
0 per tutte len-uple
diX(k, n, 2);
intuitivamente : si tratta di dilatare in sensoangolare
una
n-upla
sino a ridurlaortogonale.
Poniamo :
Poiché > > 0, l’equazione
in t :ammette sempre due soluzioni reali di modulo
diverso ;
infatti èrisolubile
perché P - a =~=
0 e il descriminante è 4 = 4(~8
- >0,
e le soluzioni hanno diverso valore assoluto
perché
sia 4 che ilsecondo coefficiente della
(3)
sono strettamentepositivi.
Sia t la soluzione della
(3)
di modulominore ; poniamo,
perogni (xl 2... ,
E X(k,
n,Ä) :
Ciò è
possibile perché
se per un(x1 ~ ... ,
E X(k,
n,A)
e perun
intero i,
1 i si avesse :moltiplicando
scalarmente per c ... , e sfruttando le(1), (2),
si otterrebbe :
cioè f3
=0,
assurdo.Inoltre 99 (x1 ,
... , Eperché
ipunti xi
hanno normaunitaria e sono a due a due
ortogonali :
se i~ j
e c = c ... ,2 XIL)
perché,
t è soluzione della(3).
La g
è ovviamenteequivariante
per5n ;
tralascio di dimostrare che è un omeomorfismo.(ii).
Poiché2n
è lecito considerare X(k, n 1, Ân),
se~z >
2 ;
per n = 2 porremo, per comodità diquesta dimostrazione, X (k~ 1 ~ 2) = Sk_1 .
Dimostriamo che :
è un omeomorfismo.
Infatti cp
è iniettivaperché
se(x1, ... ,
allora
è individuato da x1 , ... , xn-1 , essendo
c (x1 , ... , x7t) = 0
peripotesi ;
v è ovviamente sariettiva e
continua, quindi -
trattandosi dispazi separati
ecompatti -
è un omeomorfismo.Poiché
poi, essendo An C Ân-1, X(k,
n -1, Àn)
è omeomorfo aper
(i),
la tesi èprovata.
c.v.d.OSSERVAZIONE 1. Per la
Prop.
1(ii)
il gruppo~5,,
opera pro-priamente
su(r
~ n ~1)
a mezzo dell’omeomorfismo canonicoprovato. Ogni
volta che siparlerà
di come di un5n-spazio (o Tn-spazio)
ci si riferirà a tale modo di operare. L’immersione canonica di in n-I èSn-equivariante,
essendo tale l’im- mersione di X(r 1, n, Àn)
in2.
Costruzioni
ausiliarie.Per
quanto
segue identificheremo(1Rm)n
a1Rmn
nel modo usuale :5n
operaquindi
su =(1Rm)n
in modoovvio,
eposto :
1Rmn
stabile per5,, .
Sia sempre
m ~ 1, n >
1 :vogliamo
far operare5n
suin modo che
operi propriamente
se n èprimo,
e costruire unamappa
equivariante
per5n
di1RUln
- A inSia P il
sottospazio
affine dimmn
di dimensionem (n - 1), ortogonale
a Jnell~origine ; esplicitamente :
se e solo se
P è stabile per
5n
e cos pure ilsottospazio 8
dei suoipunti
di norma
unitaria ;
scelto un determinatoomeomorfismo y:S - - Sm(n-1)
-1,quest’ultimo acquista
una struttura diSn-spazio.
Consideriamo ora
T~, :
lapermutazione
ciclica :non ha
punti
fissi in per cui se n èprimo ’Tn
operapropriamente
su talespazio,
come si vedefacilmente ;
di conseguenza opera ancorapropriamente su 8, sottospazio
stabile die su ·
Infine una mappa
equivariante h : 1Rmn -
4 -8m
(n-i)-1 è
datadalla
composizione :
dove p
e q sono le mappe diOSSERYAZIONE 2. Fissato un intero n > 1
l’applicazione
di~1
in sé data da : m - in
(n
-1 )
- 1 èiniettiva ; quanto
detto con-sente allora di porre su
Sm (n-~) -1
una determinata struttura di che sarà sfruttata d’ora in avanti senza riferimento.3.
Riduzione
delproblema
di Knaster aquestioni
di mappeequivarianti.
PRoPosizioNE 2. Sia in
19 n > 1,
k = m+
n - 2.(i)
Se 0C ~
e laproposizione
K(m,
n,Â)
èfalsa,
esisteunac mappa
vk.~~, ~ -~ equivariante rispetto
a!S, .
(ii)
Se laproposizione K (m,
n,An)
èfalsa
esiste una mappaSn-equivariante Vk+1,
n-1 --->Sm
-1.In entrambi i casi le
applicazioni
dette - esistendo - sono mappe diT n-spazi propri se n è primo.
DIM. Sia O
C ~, C ~,~, ;
se K(m, n, Â)
è falsa esiste una mappaf : Sk
--~1Rm
che non assume mai lo stesso valore su npunti Xi
,..., xndi
~k
tali che(.r~y...y.r~)6~(~~~);
in altreparole
sejn
èl’ap- plicazione prodotto ( f n :
-1Rmn),
si ha :fn (X (k,
n,A))
cRmn
- d.Abbiamo cos una mappa
Sn-equivariante g :
dove 1~ è definita per restrizione da e h è data dalla
(4).
Componendo infine g
con l’omeomorfismoequivariante
n,
~)
dellaProp.
1(i)
se Â~ ~,~, ,
o con l’omeomorfismoyk+1,
n-1 - X(k,
n,~n)
dellaProp.
1(ii)
se A =~n (equivariante
perla definizione stessa di
Vk+l,,,-1
comeSn-spazio:
Oss.1)
si ha latesi. c. v.d.
PROPOSIZIONE 3.
se la
proposiz-ione
èfalsa
esiste una mappaVk,
equivariante rispetto
a5n
ed inessenziale. Se n èprimo Tn
operapropriamente
su entrambigli spazi.
Costruiamo anzitutto un
sottospazio
diX (k,
n,A)
stabileper
5n
e omeomorfo aVk,
n-l. Sia o =~,/~,~, c 1,
e preso x ESk
siaSz
la(k
-1 )-sfera
contenuta inSk ,
diraggio e
e centro sulsegmento
di estremi O e x ; sia
Ap
ilsottospazio
diX (k,
n,l)
costituito dallen-uple
i cuipunti
stanno inAx
è stabile per e sipuò
sta-bilire un omeomorfismo
eqaivariante
diAx
su X(k - 1 ,
n,Àn)
medianteuna similitudine di
lRk+1
dirapporto 1/o (infatti
cheporti Sx
suSk-1.
Per laProp.
1(ii)
abbiamo allora unmorfismo :
V k,
n-1 -->Ax
·Supponiamo
ora che K(~~i, n, ~)
sia falsa : come nella dimostra- zione dellaProp.
2 sipuò
costruire una mappaequivariante :
La tesi è allora
provata
se si dimostrache, detta gx
la restri-zione ad
Ax
della g, esiste unpunto
x diSk
taleche gx
sia ines.senziale
(infatti
èequivariante
perrestrizione,
essendoAx
stabileper
S.).
Costruiamo un’immersione h :
Az M
I ---~ X(k,
n,~,), I
essendo1’intervallo
[0,1]
diJR ;
se x’ ESx
e t EI,
sia la rotazione diSk
intorno al
(1~
-1 )-piano ortogonale
in 0 al2-piano generato
daO,
x,X.,
tale cheox’(x)
siaquel punto
dell’arco minore dellageode-
tica per x e x’ per cui : d
(x’, ox’ (x))
= t · d(x’, x).
Si pone allora :Evidentemente
qualunque
siag o h :
~2013~ ~(~i)-i
risultaun’omotopia
di gx ingx
oh~
ed èquindi
sufficiente provare che esiste unpunto
x di~k
percui gx
èinessenziale. Scriviamo
esplicitamente gx (ricordando
la definizionedi 9
nella dimostrazione dellaProp. 2) :
dove è indotta per restrizione da
In, p
e q sono date dalla(4),
e 1p è un omeomorfismo. Indicheremo inoltre con
fi : Sk
-~.1R
la coor-dinata i-esima di
f,
1Sia x un
punto
diSk
incui f1
ha un massimo : dimostriamo chel’immagine
di1p-l propriamente
contenutail che prova
quanto
affermato.Se ... , E
Bx
si vede facilmenteche x1
= x, equindi:
quindi
laprima
coordinata innon
negativa
per lediseguaglianze viste ;
ciò vale ancora ovviamenteper
gk) (Xi’
... , = ... ,Xn).
Poiché contienepunti
di
1Rmn
conprima
coordinatanegativa
la tesi è vera. c.v.d.OSSERVAZIONE 3. Esistono immersioni
Sn-equivarianti :
che verranno sfruttate al
paragrafo seguente.
Infatti nella dimostra- zione dellaProp.
3 si è considerato unSn-omeomorfismo
disu un
sottospazio
di X(1~, n~ ~,)~
per eponendo r
= k+
1 e sfruttando i due omeomorfismiequivarianti
della
Prop.
1 si haquanto
affermato.4.
Omologia delle varietà
diStiefel reali.
La varietà di Stiefel reale
V,n,n
1 c n c m, ècompatta
ed hadimensione :
Se n
1n, è connessa, mentre ha duecomponenti
omeo-morfe a
Vm, .11-1 .
·La
coomologia
intera delle varietà di Stiefel è stata colcolata da Borel([5], Prop.
10.1 e10.4).
Inparticolare
se1 C n C ~n,
e rè la dimensione di
V m, n
si ha Hr(V tU, ’1)
=Z ; poiché
le sonocompatte
e connesse per 1 n m, ne risulta che sono anche orien- tabili e vale la dualità di Poincaré traomologia
ecoomologia :
Hq (V m, ~~)
= Hr-q(Vm, f~)’
perogni intero q
(~-
essendo sempre la dimensione di1/)’
Dai risultati di Borel
ricavo,
mediante la dettadualità,
l’omo-logia
delle varietàYm, 2 ) (~n > 2)
e 3(m > 3),
la cui conoscenz averrà sfruttata nel
paragrafo seguente 6).
§
4. - DIMOS’1’RAZIONE DI DUE TEOREMI DI H. HOPF E C. T. YA.NG.Hopf [12]
eYang [20]
hanno risolto affermativamente il Problema di Knaster nei casiparticolari n
= 2 e,rispettivamente, n
=39 y1 , y2 ,
y.equidistanti.;
il teorema diHopf
è unageneralizzazione
del teorema di Borsuk-Ulam
(Borsuk [6])
riferito come iprimi
dueal § 2.
Questi
risultati sonoqui
riottenuti mostrando la non esistenza dell’una o dell’altra delle mappeequivarianti
di cui alleProp.
3.2, 3.3 ;
ciò viene fatto mediante i metodiesposti al §
1.Si
mantengono
inquesto paragrafo
i modi di operare diTn
sulle varietà di Stiefel e sulle sfere descritti alparagrafo precedente,
inparticolare
in Oss.1,
2. Poiché i valori di nqui
considerati(n
=2, 3)
sono numeri
primi, opererà propriamente
anche sulle sfere.6) Per brevità si scrive il gruppo graduato d’omologia di uno spazio X
nella « forma polinomiale » H(X) = E tq
Hq
(X).gcz