A NNALI DELLA
S CUOLA N ORMALE S UPERIORE DI P ISA Classe di Scienze
I ACOPO B ARSOTTI
Elementi algebrici di algebre divisorie non algebriche
Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Scienze 2
esérie, tome 14, n
o1-4 (1948), p. 31-45
<http://www.numdam.org/item?id=ASNSP_1948_2_14_1-4_31_0>
© Scuola Normale Superiore, Pisa, 1948, tous droits réservés.
L’accès aux archives de la revue « Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Scienze » (http://www.sns.it/it/edizioni/riviste/annaliscienze/) implique l’accord avec les conditions générales d’utilisation (http://www.numdam.org/conditions). Toute utilisa- tion commerciale ou impression systématique est constitutive d’une infraction pénale.
Toute copie ou impression de ce fichier doit contenir la présente mention de copyright.
Article numérisé dans le cadre du programme Numérisation de documents anciens mathématiques
http://www.numdam.org/
DI
ALGEBRE DIVISORIE NON ALGEBRICHE
di IACOPO BARSOTTI(Pisa).
1. - Notazioni e risultati
preparatori.
La struttura delle
algebre
checontengono
elementi trascendenti sul loro centro è fino ad oraquasi completamente ignota,
se si eccettuanogli esempi
effettiva-mente costruiti di
campi polinomiali
noncommutativi ;
talicampi
sorsero dallostudio formale delle
equazioni
differenzialilineari,
e furono studiati in[13] [14]
[16] (1);
uncompendio
della teoria di talialgebre
èesposto
nelcapitolo
3 di[8],
ed una loro interessante
applicazione
è data in[7].
Benchè la costruzione di talialgebre
siapossibile
«effettivamente »,
tuttavia non è molto ciò che è notosulla loro struttura
algebrica (mentre
leproprietà
aritmetiche sono studiate afondo in
[8] ) ;
non è neppurenoto,
ingenerale, quale
ne sia ilcentro,
se sieccettuano due casi-limite studiati in
[5].
Lasemplicità
ecompletezza
della trat- tazione di STEINITZ[15]
deiprolungamenti
trascendenti dicorpi,
èdovuta,
per buonaparte,
al fatto che inogni prolungamento
trascendente delcorpo jf
ècontenuto un ben determinato «
sottocorpo algebrico (su jf)
massimo ». Allo studiodel
problema analogo
per lealgebre
dipolinomi
non commutativi è dedicato ilpresente lavoro ;
incidentalmente si troveranno altreproprietà
del centro dellealgebre considerate,
la cui dimostrazione col metodo diretto usato in[5]
sarebbestata eccessivamente laboriosa.
Se D
èun’ algebra
con modulo sopra il corpojf,
mentre o è un subisomor-fismo
(cfr. [5])
di1D
su e x èun’ indeterminata,
si indicheràcon 1D [x, e]
l’anello dei
polinomi
nell’ indeterminata x, con coefficienti a sinistra inD,
e colprodotto
definito per mezzo della za=a°z sea e ID. 6J può
essere consi-derato come
un’ algebra
trascendente su~.
Sia invece x non unaindeterminata,
ma un elemento di
un’algebra R > ]D,
e sia tale che se a e1£),
e che inoltre esistanodegli
elementi non tutti nulli ao,..., a,, di11)
tali che ao xn-i + ...(í) I numeri in parentesi quadre si riferiscono alla bibliografia posta alla fine della nota.
+ a~z = o ;
in tal caso la minimasub-algebra
diIl
che contiene1D
ed x si indi- cherà ancora con1D [x, a]. Infine,
se x èun’ indeterminata,
si indicherà con1I)(x, a)
l’ anelloquoziente, quando
esiste(cfr. pagg. 118,
119 di[8]),
diSe ]D
èdivisoria,
è noto da[14]
chea)
esiste.Nel
seguito
si dovranno consideraretipi speciali
dialgebre
ditipo 2,
per la cuidesignazione
èopportuno
introdurre una locuzione :un’ algebra 1D
sulcorpo
31
si dirà ditipo
2’ seogni
insieme di un numero finito di suoi elementi è contenuto in unasub-algebra 18
di1D,
a base finita sujf,
e tale che il suocentro sia un
prolungamento
normale dijf.
Si dirà invece ditipo
2quando
soddisfa alle stesse
proprietà
diun’ algebra
ditipo 2’,
eccettuata alpiù
l’ultimacondizione relativa al centro. Si
tenga
inoltrepresente che,
in base alla ugua-glianza (35)
di[5],
si ha ilLEMMA 1. - Sia
1D un’algebra
divisoria sul corpoJf,
xnata,
6 un subisomorfismo diD
sujf;
esistono allora unasub-algebra
’~
dia)
sz~~,
ed un suo autoisomorfismo z sujf,
tali1b, 6) = 1b(x, r),
mentre r induce aSU 1D;
se1D
èalgebrica
sujf,
tale è1b ;
se
1D
è ditipo 1,
o2,
o2’,
tale è1b ;
se1J)
è ditipo
1speciale (cfr. [6] ),
tale è
1b,
e1D
ed1b
hanno la stessasub-algebra caratteristica ;
inogni
caso,
ogni sub-algebra
a base finita (li1b
èisornorfa,
secondo unapotenza
di r, ad una
sub-algebra
Questo
lemmapermette
di limitare le ricerche al caso in cui a è un auto- isomorfismo il chedà,
inqualche
caso, una sensibilesemplificazione degli
enun-ciati e delle dimostrazioni.
LEMMA 2
(2). -
Sia18 un’algebra
divisoria a base finita sul corpojf,
taleche il suo centro e sia normale su
jf ;
sia11B
unprolungamento
normaleseparabile
digrado
finito gsu f ;
allora(3)
4- ...+
ove le
]Di
sonodi2,isoi--ie,
a due a due isornor8fe1B,
e lePhi
sono 18ego- lari di uno stesso,q?.ado
s su1k;
inoltre rs è ~~n di’viso18edi g,
ed è =,c~se, e solo se
1k
è isomorfo adsottocorpo di 33
s2cJf .
.Dimostrazione. - Sia
1B
un corpo contenuto in unprolungamento algebricamente
chiuso diJf
checontenga
anchee,
e sia A sia inoltre(D - (Do sottocorpo
di1B
sujf ;
allora (D è normaleseparabile
su equindi,
per il teorema
33,
pag.35,
di[1],
èJJ3i 4 ... +
ovej03B2í
èun’algebra
che è
equivalente
a18
se considerata su inoltrer == [(D : jf] .
Sia~i
il
sottocorpo
di:13
i checorrisponde
a in taleisomorfismo,
esia ei
il centro~
(2)
Questo lemma non è che una riunione di risultati noti. Non pare però che sia mai stato enunciato esplicitamente sotto questa forma.(3) Qui, come sempre nel seguito, si intende che i moduli di algebre che compaiono
come fattori in un prodotto diretto siano coincidenti.
di onde e. Inoltre :
1! -1
sia Ci e,, una base di
e1 1, k,...,
kr una base di1k
su tli ,..., um una base di:131
suei;
allora una base diJ31’k
su (D è datadagli
elementici kj ul
(i == 1,.... n ; j
=L=1,..., m) ;
ma 1’ insieme dei ci kj è base diun’ algebra
su (D che è isomorfa al corpo e x(questo
è un corpoperchè e
nperciò 331 k è,
considerata su isomorfa a~1 xl)=J3!
’f)considerata su
Cs ;
maJ3~
ènormale
divisoria suG1,
onde èsemplice
normale su ed è
data,
su da~’,
ove è normale divisoriasu
1b,
èregolare
su1b,
di ungrado
s che è divisore di[lb : _ [’I ~ : ~ J = g~r (cf r.
il teorema di riduzione dell’ indice ii~[1]) ; quindi
è anchee
analogamente
con le]Di, mi
soddisfacenti , alle condizioni richieste. Si hapoi
rs=g, ossia se, e solo se1b
è iso- morfo ad unsottocorpo
di:t8~
suei
1(cfr.
il teorema24,
pag.61,
di[1]),
ossiadi
35
sue ;
e ciò accade se, e solo se1B
è isomorfo ad unsottocorpo
di35
su
jf,
c. v. d..’
Il lemma 2 si
può
ancheesprimere
nel modoseguente :
LEMMA 3. -
Sia 5
divisoria a base finita sul corpojf,
taleche il suo centro sia normale
su ff;
sia1B
unprolungamento
normaleseparabile
digrado
finito g su alloraogni decomposizione
del modulodi come somma di automoduli
primitivi
a 2 a 2 nullifici contiene lo stesso numero p di divide g, ed è a g se, e solo se1ft
è isomorfo ad unsottocorpo di 33 su f.
’
,
LEMMA 4. -
un’ algebra
divisoria sul corpqJf,
e sia1k un’algebra
a base finita di ordine g e dotata di
modulo ;
allora inIDx1k
sono - soddisfatte le condizioni della catena ascendente e diseendentegli
ideali
sinistri (destri) ; ]D possiede
automoduliprimitivi,
e ve ne pos-sono essere al massimo g a 2 a 2 nullifici.
Dimostrazione. - L’anello è un
11)-modulo sinistro ;
sek1,..., kg
èuna base di
1k
sujf,
è Dnde ècompleta-
tamente riducibile e
abeliano,
eperciò [12]
soddisfa alle condizioni della catena per isub-moduli;
maogni
ideale sinistro è unsub-modulo, onde M>lk
sod-disfa alle condizioni della catena anche per
gli
ideali sinistri. Inoltre lalunghezza
di una catena di ideali sinistri non
può
esseremaggiore
dellalunghezza
di unacatena di
sub-moduli ;
essa èperciò sempre g ; perciò,
perquanto esposto
nel n. 9 di
[12],
il modulo di è somma di almassimo g
automodulia 2 a 2
nullifici,
il che prova cheID x 1ft possiede
automoduliprimitivi,
c. v. d..LEMMA 5. - Sia :
U) un’ algebra
divisoria ditipo
2’ sul corpo J1k
unprolungamento
normaleseparabile
digrado
finito g sujf;
allora èsomma diretta di un numero finito di
algebre semplici,
ciascuna delledella Scuola Norm. szdp. - Pisa.
~
3
quali
èprodotto
diretto diun’ algebra
divisoria per unaregolare
a basefinita. Il modulo di è somma di g automoduli
primitivi
a, 2 a 2 nul-lifici se, e solo se
1B è sottocorpo di 1D
sujf
Dimostrazione. - Intanto è di
tipo 2,
e si vede facilmente cheun’
numero finito di elementi di è sempre contenuto in una
sub-algebra 18
abase finita di che è estensione in
lk
di unasub-algebra
a base finita di:ID
il cui centro è normale su
jf ;
ed allora per il lemma2 JB
èsemisemplice.
Sia1R
> 0 il radicale di e3B
sia unasub-algebra semisemplice
diDm
checontenga
elementi non nulli sia di1R,
che di ma non di1R ;
allora1R
~BJ6
è una
sub-algebra
invariantepropria
non nulla di23 ; poichè
in1D1k
è sod-disfatta la condizione della catena discendente per
gli
idealisinistri (lemma 4),
dal teorema 9 di-
[10]
si deduce che1R,
equindi I03B2,
èpseudonullo,
il che èassurdo
perchè 3B
èsemisemplice. Quindi Dm
èsemisemplice.
Edallora,
per il teorema 27 di[10],
essa è somma diretta di un numero finito dialgebre
sem-plici ~1,..., Bt; poichè,
per il lemma4,
il modulo di è somma di un numerofinito di automoduli
primitivi,
lo stesso accade inogni lLi;
inoltreogni Si
èalgebrica su jf : quindi,
per un teorema di[4], ogni Bi
èprodotto
diretto diun’ algebra
divisoria per unaregolare
a base finita. Selk
èsottocorpo
diD
su
~, 1B
èsottocorpo
anche diqualche sub-algebra ?
a base finita di111,
ilcui centro è normale
su jf ; quindi
il modulo ègià
sommadi g
automodulia 2 a 2 nullifici in e
perciò
lo è anche inViceversa,
se in ilmodulo è somma
di g
automoduli a 2 a 2 nullifici vi,..., Vg., siaVi=2j kii d~,
ove è una base di
1D
sujf,
e e1B;
siapoi 3B
unasub-algebra
a basefinita di
D,
contenente tuttigli.
elementik(j,
ed il cui centro sia normale sujf.
In 3B.&
il modulo è somma dei v,,..., equindi,
per il lemma3, 1~
è sotto-corpo di
18
sujf,
c. v. d.. ’LEMMA 6. - Sia :
1D un’algebra
divisoria ditipo
1 sulcorpo jf; 1B
unprolungamento algebrico
di ordine finito g sujf.
Allora xm,
dove C è
divisoria ditipo
1 su1B,
edm
èregolare
a base finita su1B ;
il
grado
s diAh
divide g, ed è =g se, e solo se1B
è isomorfo ad unsottocorpo di D su jf.
Dimostrazione. -
Se 3B
è unaqualsiasi sub-algebra
a base finita diD,
normale su
jf,
essaha, rispetto
a1B,
un certo fattore di riduzionedell’indice ;
sia
questo
esso è sempre un divisore di g, onderaggiunge
unmassimo s ;
sia
03B2
tale ches(~) =s ;
seR
èsub-algebra
normale a base finita .di:JJ3’ = 1D:fS ,
allora
s(e) =1, perchè
altrimenti si avrebbe e per lo stesso mo-tivo,
se x/t&, con C divisoria
ed/t& regolare
digrado s, anche C m B1t
èdivisoria.
Quindi (.t x:~3~ = (.t
èdivisoria, e ; "
come richiesto. Il resto è conseguenza immediata del teorema
24,
pag.61,
di
[1],
c. v. d.. Il numero s che compare nel lemma 6 si dirà il fattore di riduzione dell’indice di1D rispetto
a1k.
LEMMA 7. - Sia :
~ un’ algebra
normale divisoria sul corpojf; I03B2
unasub-algebra
diM,
a base finita sujf;
allorax 1D
èsemplice ;
se inparticolare 1ft
èsottocorpo
di~,
èsemplice,.
Dimostrazione. - La dimostrazione è contenuta in
quella
del n. 5 di[11].
LEMMA 8. - Sia :
11) un’ algebra
normale divisoria sul corpojf; 1ft
unprolungamento
di ordine finito r sujf,
isomorfo ad unsottocorpo
allora
ID. dove C
èun’algebra
divisoria su èregolare
a base finita di
grado -
r su1ft.
Dimostrazione. - Sia
11 un’ algebra regolare
digrado
r sujf,
epongasi x 1D; ~1
contiene un,sottocorpo
isomorfo a che si identificherà con1ft.
Sia
lk0
ilsottocorpo
diID
che è isomorfo a per il teorema 12 di[2]
esisteun autoisomorfismo interno a di
R
tale che1IBa = Ito,
ed allora anchema mentre è
divisoria,
e1fto appartiene
alsuo
centro ; posto
èperciò
sujf,
equindi
su ove
m=I11k,
c. v. d..LEMMA 9. -
Sia 1D un’algebra
divisoria ditipo 1,
ed il suo centro siaun
prolungamento
normale(eventualmente
senza basefinita)
del corpojf.
è di
tipo
2’su jf.
Dimostrazione. -
Ogni
insieme di un numero finito di elementi diD
è con-tenuto in una
sub-algebra normale SB
diD,
a base finita sul centro e diD.
Se e ha
grado
finito sujf,
la dimostrazione ègià raggiunta ;
altrimenti ci sipuò
ridurre allo stesso caso con leseguenti
considerazioni : sia ui,..., ur unabase di
3B
sue ;
siano(i, j, k =1,..., r)
le costanti dimoltiplicazione
perr
detta
base ;
segli
elementi dati erano al,..., at, siaai= j
a(j ua, ove aije e;
1
detto
JJ1
il minimosottocorpo
di e che è normale digrado
finitosu jf
e checontiene le 7ijk, aij, si ha ’éhe
3B
è estensione su edell’ algebra 3B’ su D
cheha la base ul,..., ur ; inoltre
3B’
è a base finita sujf,
contienegli
ai, ed il suocentro 12
è normale sujf,
c. v. d..LEMMA 10. - Sia :
ID un’algebra
divisoria ditipo
2 sul corpo o un autoisomorfismo sujf,
tale che or sia interno(r > 0),
eprecisamente
se b e
ID.
Dato uninsieme
ai ,..., at di un numero finito di ele- menti diID,
esiste unasub-algebra 3B
di]D,
a base finita sujf,
conte-nente a, a3 ,..., at, e tale che o
trasforma 18
in sè.Dimostrazione. - Sia
(to
unasub-algebra
diD,
a base finita sujf,
checontiene a, ai ,..., at ; sia
(i=O, 1,...);
si ha ondefra le
(ti
ve ne sono in realtà soltanto r a 2 a 2distinte,
eprecisamente
le~o,..., (tr-i.
SiaI03B2
la minimasub-algebra (certo
a base finita sujf)
diD
checontiene le
(to ,..., (tr--~:
è chiaro che23c,
è la minimasub-algebra
di]D
checontiene le
(t1 ,..., (tr,
ed èquindi egualc
a:13,
c. v. d..Annali della Scuola Norm. Sup. - Pisa. 3*
2. - Distribuzione
degli
elementialgebrici
ina).
~n
tuttigli
enunciati diquesto paragrafo,
eccetto che nel teorema 5 e nellemma
15,
si terranno costanti leseguenti
notazioni :D
èun’ algebra
divisoriasul corpo autoisomorfismo di
D
su]f;
xun’indeterminata ; B= 1D(x, o);
1t
unprolungamento
di ordine finito sujf.
LEMMA 11. -
Se D
èdi tipo
2’ sujf,
elk è
normaleseparabile
sujf,
e se il modulo di è somma
di p
automoduliprimitivi
a 2 a 2 nul-lifici,
allora anche il modulo di è somma di p automodulíprimitivi
a 2 a 2 nullifici.
Dimostrazione. - Dico che un automodulo
primitivo v
di èprimitivo anche in
Si osservi intanto cheogni
elemento dUk
ha la formaove
Ai
eB, lei e 1k;
sipuò
inoltre trovare un G ea]
tale cheAi= G-iFi,
con allora
Se,
peresempio, Fi =
ao xn + ai xn-i +... + an è se
poi
si considera che o generaun autoisomorfismo
(che
si indicherà ancora cona)
diD,
su dato dabi ki)a = ~Z bí ki (bi
e]D),
si vede che2i Fi ki
e[x, QJ ; quindi ogni
ele-mento di
R1k
sipuò
porre sotto la forma G-i F,
con G eo],
Fao],
oppure anche sotto la forma
Fi G-;1.
Siano allora
G-IF, Fi G1 ’
ielementi
delprimo
sistema di PEIRCE di v in si hasi deduce ai v = ai ,
vQ,=b; ; quindi gli
elementi stanno nella stessa com-ponente semplice (lemma 5)
diDm
in cui sitrova v ;
se talecomponente
èID’ x.ae,
con
D’
divisoria edfib regolare
a basefinita,
e se è una base normale di/t&,
sipuò
supporre, senzaperdita
digeneralità (4),
che siaquindi
deve essere c.ji
dij,
1 Cij e(j, condij,
eij e]D’.
Se nelprimo
sistemadi PEIRCE di c1~ in
R1k
vi fossero automoduli diversi da Cii, vi sarebbero anche divisori dello zero : siadunque UV= 0,
allora e
perciò ao bo=o,
ossia e infine~ assurdo.
Quindi
èprimitivo
’anche in:a 1t,
c. v. d..Il lemma
11,
se1D
è ditipo 1, può
essereprecisato:
LEMMA 12. -
Se D
è ditipo
1 sujf,
e s è il fattore di riduzione del-1B,
alloraove 3S è
divisoria su1k,
ed
Ah è regolare
digrado
s su1B..
,Dimostrazione. -
Analogamente
aquanto
fatto nella dimostrazione del lemma 11 si prova cheogni
elemento diHm
sipuò
porre sotto ciascuna delle forme B(4) In questo caso è ancora valido il teorema secondo cui due automoduli primitivi di un’ algebra semplice sono equivalenti,in un autoisomorfismo interno dell’ algqbra.,(~~ Per la definizione di « algebra di tipo 1 speciale », cfr. [6].
FG--i, con F, F,
e~], G, Gs
eID[x, 6] .
Sia(lemma 6)
con G
divisoria su*R, Ah regolare
digrado s
su1ft;
alloraffi
C e perun teorema di
[4]
èUT, == ffi
x3S.
Dicoche S
è divisoria. Provodapprima che %
èprimitiva (ossia
non contiene divisori dellozero).
Sia ealk,
ove essendo una base normale
di ffi,
edsi ha se, e solo se per p,
q =1,...,
s ;questa
dà :sia K 11-I un nuUifico sinistro di
B,
con alloraed anche
Sia
hkij e C :
sipuò
supporre che cijht;3
=~-0, perchè
se cos non fosse si avrebbeH=H’xr,
dove H’ avrebbe termine notonon
nullo,
equindi
ed x-rH’xr sarebbeancora in
~~ ,
y sarebbe· non nullo se tale èH,
ed avrebbe termine notonon nullo. La
{2) diviene,
per(1) :
Sia n il massimo intero tale che per almeno un valore di
q, k,
peresempio q, k,
sia 0. Allora
’
e per
q == q : hup
e per k = k :hj2p = O
peri,
s, control’ipotesi.
-Ciò prova
che 23
èprimitiva.
Poichè,
per il lemma4,
in è soddisfatta la condizione della catena discen- dente pergli
idealisinistri,
si ha dal teorema 9 di[10]
che il suo radicale1R
è nulloo
pseudonullo ; se 5
è il radicale di~3,
per il teorema 12 di[10]
èma
essendo 16 primitiva,
per il teorema 13 di[10] ogni
elemento diS
è nulloo trascendente su non
potendo
esserepseudonullo. Quindi 1R
deve contenere elementitrascendenti,
se non ènullo ; perciò 1R=0, ossia,
èsemisemplice,
e tale è anche Poichè evidentemente anche in
J6
è soddisfatta la condizione della catena discendente pergli
idealisinistri,
si ha dal teorema 27 di[10]
che J5
è somma diretta di un numero finito dialgebre semplici ; quindi I03B2,
essendo
primitiva,
èsemplice,
equindi,
per il teorema 10 di[9],
è divisoria c. v. d..TEOREMA 1. -
Se 9 è
ditipo 2’
su e11B
è normaleseparabile
sujf,
condizione necessaria e sufficiente affinchè
R contenga
unsottocorpo
iso-morfo a
’K
sudf è che D contenga
unsottocorpo
isomorfo a1ft
sujf.
Dimostrazione. - La sufficienza della condizione è evidente. Per dimostrarne la
necessità,
si supponga che1ko ~ lk
sia unsottocorpó
diB
sujf ;
alloraB.
contiene
che,
per il teorema26,
pag.31,
di[1],
contiene g=[lk : jf]
auto-moduli a 2
a
2 nullifici.Quindi (lemma 4)
il modulo diUk
è sommadi g
auto-moduli
primitivi
a 2 a 2nullifici,
eperciò ogni decomposizione
del modulo di,alk
in somma di automoduliprimitivi
a 2 a 2 nullifici constadi g
termini. Sene deduce per il lemma 11 che
Dm
ha la stessaproprietà ;
per il lemma 5lk
èquindi
isomorfo ad unsottocorpo
diD
sujf,
c. v. d..Il teorema ora dimostrato forma
l’oggetto principale
dellapresente
nota. Laeliminazione da esso della
ipotesi
circa la struttura di~1
apparelaboriosa,
enon riveste neppure
grande interesse, perchè
non si conosce ancora nessunaalgebra
divisoriaalgebrica
che non sia ditipo
2’ sopra un corpoopportuno.
In
particolare,
seD
è ditipo
1 sulproprio
centroe,
e se sisceglie
comecorpo jf
ilsottocorpo
di eogni
cui elemento resta invariato nell’ autoisomor- fismo o, si ha che e è ciclico su~,
equindi,
per il lemma9, ID
è ditipo
2’~ su
jf .
Se si aboliscono dal teorema 1 tutte leipotesi
suD,
sipuò
ancora direqualcosa
che risulta utile nella ricerca delleproprietà
del centro di~ ;
si haprecisamente
il.
TEOREMA 2. -
Se D è algebrica
sujf,
ed A,è
un elemento diR, alge-
brico su
jf,
e allora non èprimitiva.
Dimostrazioné. - L’ equazione
minima di Asu jf
non è irriducibile in1k,
e
quindi R1k
non èprimitiva ;
essendoUk semplice (lemma 7),
per il lemma 4essa deve
possedere
automoduli diversi dal modulo. Se fosseprimitiva,
perun teorema di
[4],
essendoalgebrica,
sarebbedivisoria,
ondea)
sarebbe
primitiva,
e nonpotrebbe
avere automoduli diversi dal modulo, Si è cosgiunti
ad unassurdo,
c. v. d..Un caso
particolare
in cui. il teorema 1 èapplicabile
si haquando ]D
è uncorpo normale su
È ,importante,
per lo scopo diquesta nota, poter
eliminaredal teorema 1 le
ipotesi riguardanti
Ciò si ottiene a prezzo di unamaggiore
restrizione di
D,
restrizioneche, nel
casoin ,cui D
sia normale sujf, può darsi,
in base a
quanto
sopraosservato,
che sia solamenteapparente.
Essa èperò
certamente effettiva se
~
non è normale sujf :
TEOREMA 3. -
Sia D
ditipo
1 sujf,
edR
sia normale su condi- # zione necessaria é sufficiente affinchèR contenga
unsottocorpo
isomorfoa
1ft, su f, è contenga
unsottocorpo
isomorfo a1ft
sujf.
,Dimostrazione. - La sufficienza è evidente. Per la
necessità,
si suppongache B contenga
unsottocorpo
isomorfo alk
sujf,
e sia r l’ ordine dilk su jf ; allora,
per il lemma8, R1t con E divisoria, Ah regolare
digrado
rsu
lk.
Per il lemma 12 si ha che il fattore di riduzione dell’ indice diD rispetto
a
1ft
è r, edallora,
per il lemma6, lk
è isomorfo ad unsottocorpo
diD
su
jf,
c. v. d..COROLLARIO 3 - l. - Se D è
ditipo
1 sujf, e o è
tale che 6r non sia maiautoisomorfismo interno
di ]D
se r =~=0,
alloragli
elementi che sonoalgebrici su jf
sono tutti e soliquelli
della formaAd A-1,
con A eB,
d e]D.
Dimostrazione. - Sia B
e 5 algebrico su f ; allora,
per il teorema3,
è isomorfo ad un
sottocorpo 1t
di]1)
sujf,
in un isomorfismo z che fa cor-rispondere
a B un elemento d e]1);
per laipotesi
fatta su o, e per il teorema(53)
di
[5], B.
è normale sujf, onde,
per il n. 5 di[11],
esiste un autoisomorfismo~ interno di
B
che induce z fra e1ft,
c. v. d..Se a non soddisfa alla condizione
posta
nel corollario 3.1, allora,
come si vede dal teorema8, B
èalgebrica
sulproprio centro,
equindi
la distribuzione dei suoi elementialgebrici su jf
non haparticolare
interesse.Cercheremo ora di vedere in che modo si raggruppano fra loro
gli
elementialgebrici
dia),
solo nel caso in cui]D
è ditipo
1. Occorrepremettere
duelemmi che sostituiscano i lemmi
6,
12 :LEMMA 13. - è di
tipo
1 sujf,
e]J3
èun’ algebra
normale divi- soria a base finita di ordine g sujf,
allora èove C
èdivisoria, m regolare
dgrado
finito s -~ g ; condizione necessaria e suf- ficiente affinchè sia s=g, è che sia isomorfa ad unasub-algebra
su
jf.
Il modulo di è somma di s automoduliprimitivi
a 2 a 2nullifici.
Dimostraziòne. -
La dimostrazione èanaloga
aquella
del lemma6,
e sifonda su
note proprietà
dellealgebre semplici
normali(v.
per es.[1]).
LEMMA
14. -
è ditipo
1 sujf,
e:tJ3
èun’ algebra
normale divi- soria a base finita sujf,
tale che siacon C
divisoria ed~ regolare
digrado
s, alloraB=J5xm,
conaE divisoria ;
il modulodi B
è somma di s automoduli
primitivi
a 2 a 2 nullifici. ’Dimostrazione. - La dimostrazione è
perfettamente analoga
aquella
dellemma 12.
TEOREMA 4. - è di
tipo
1 sujf,
e3S
èun’ algebra
normale di-visoria a base finita su
jf,
allora condizione necessaria e sufficiente affinchè esista unasub-algebra di 2t
isomorfaa 3S su jf
è sia isomorfaad una
sub-algebra di ]D.
Dimostrazione. - La sufficienza è
palese.
Per dimostrare lanecessità,
sisupponga che
~:~s
siasub-algebra
diEL,
e si consideriquesta
contiene x ché è
regolare
digrado
s, se s è l’ordine di:6 Quindi
contiene s automoduli a 2 a 2nullifici,
eperciò (lemma 4)
il suo mo-dulo è somma di s automoduli
primitivi
a 2 a 2 nullifici.Quindi (lemma 14)
è con
d divisoria, m regolare
digrado
s ; maallora,
per il lemma13, :JJ3
è isomorfa ad unasub-algebra
diE>,
c. v. d..COROLLARIO 4 · 1. - Se
ID. è
ditipo
1 sujf,
e a è tale che or non sia mai autoisomorfismo interno se r =+=0,
allora lesub-algebre
di2L
che sononormali a base finita su
jf
sono tutte e solequelle
della formacon A
e R,
varia’ fra tutte lesub-algebre
normali a base finita diE>.
Dimostrazione. - La
dimostrazione,
basata sul teorema4,
èperfettamente
analoga
aquella
del corollario 3. 1., Con
semplicissima
dimostrazione si ha ilCOROLLARIO
4.2. - SeID è
ditipo
1speciale (5)
sujf, allora ogni sub-
algobi-a 33
di 1 sujf di B.
èspeciale,
ed haun’algebra caratteristica
che è isomorfa ad una
sub-algebra dell’algebra
caratteristicadi 11).
TEOREMA 5. -,
Sia R
divisoria nonalgebrica
sul corpojf ; condizione
necessaria e sufficiente affinchè l’ insiemeID degli
elementidi 5
che sono
algebrici
sujf
sia unanello,
è sia u~asottocorpo
delcentro di
~1.
Dimostrazione. - La condizione è evidentemente sufficiente. Per dimostrarne la
necessità,
sia x un elemento diR
trascendente sujf ;
intanto]D,
essendoprimitiva
ealgebrica,
èdivisoria,
per un teorema di[4 J .
L’autoisomorfismointerno
diS generato
da x induce un autoisomorfismo diD
sujf :
za=a«zse a e
D ;
anchel’elemento x + 1
+ 0 genera un autoisomorfismo z inD :
(x+l)a=ar(x+1)
se combinando: ossiaSe fosse si avrebbe i
assurdo ;
perciò
equindi
anche e infine al == a, ossia x commuta conogni
elemento di
~.
Se inoltre anche l’ elementox + a =f=
0 genera un autoiso- morfismoz(a)
in sebeID,
ossia:bx +
Se fosse x sarebbe in
1D,
assurdo.Quindi
e
perciò
ancheba = ab,
ossia]D
è un corpo, c. v. d.Quando
le condizioni del teorema 5 non sonosoddisfattè,
alloragli
elementialgebrici
di~
si distribuiscono in variesub-algebre massime ;
ciproponiamo
diavere una
indicazione
sulla struttura dell’ insieme di talialgebre.
Si ricordi atale scopo la definizione di
gruppoide (nel
senso diBRANDT) (cfr. [8]) :
uninsieme G dicesi un
gruppoide
se per certecoppie
di suoi elementi sipuò
definirel’operazione
diprodotto,
che dàluogo
ad un elemento diG,
e che soddisfa alleseguenti proprietà :
.I. - Se
G,
esistonodegli
elementi ei, ej,unici,
diG,
tali che ei gij Gli e , qj diconsirispettivamente
l’ unità sinistra e destra dig;; .
II. - Se e è
unità,
sinistra odestra,
diqualche
elemento diG,
essa èanche unità sinistra e destra di sè stessa. ’ III. - Se g,
f s G,
ilprodotto gf’
è definito se, e solo se l’ unità destradi g
coincide con la sinistra di f. ,
IV, - Se g,
f,
h e G égf
ed fh sonodefiniti,
allora sonodefiniti,
edeguaù
fra
loro,
anche(gf)h
eg(fh).
V. - Se ha l’ unità
sinistra ei
e l’unità destra ej, esiste(almeno),
i unelemento con ej per unità
sinistra, ei
per unitàdestra,
tale cheIji
dicesi l’inverso di gij, ed indicasi con Esso è unico.-__
’
(5) Per la definizione di « algebra di tipo 1 speciale cfr.
VI. - Se ei, e~ sono
unità,
esiste un elemento gii che ha eí per unità sinistra ed ej per unità destra. ’Ciò premesso, si ha il
LEMMA 15. -
Sia R un’algebra
divisoria sul corpojf,
e G sia unpoide
ch,e soddisfi alleseguenti
condizioni :1. -
Ogni
elemento di G è un sub-anellodie
2. - Il
prodotto
di due elementi g, f diG, qua~ido
èdefinito,
coin-cide col
prodotto gf, qualora
g, f vengano considerati come sub-anelli diR.
3. - Le unità
di,
G sonosub-algebre
divisoriedi R.
4. -
Ogni
elementodi R
è contenuto in uno diG,
aventeprefissata
iznítc sinistra
(rispett. destra).
,A Ilora :
5. - L’insierne delle unità ei di G consiste di tutte e sole le sub-
algebre divisorie isomorfe,
în autoisomorfismi interni diB,
ad unastessa
algebra
eû.. ,6. - eo è tale che non esiste nessun elemento a
di B
cuiaeoa--i
eo . 7. - Gli elementi di G sono tutti e soli i sub-anelli diB
della forma aei eia),
dove ei varia fra tutte le unità di G.Viceversa,
se si fissa unasub-algeb1"a
divisoria eodi R
clae soddisfi alla6,
e se si considera l’insiemedegli
elementi ei che soddisfano alla5,
e
poi l’insieme
G definito dalla7,
e se si definisce ilprodotto (aei) (ej b)
di due elementi di G
quando,
e soloquando
allora G costituisceun,
gruppoide che
soddisfa alle1, 2, 3,
4.Dimosti,,az,zone. - Da ei e.i, e da
1, 2,
3 si ha intanto che g(1 è un sub-sistema diR.
Dallaproprietà
V deigruppoidi,
ossia da gijg "1 =-- ei,
si hache se .a e e b e è ab = a e ei b = al variare di a in tutto es ,
se a-’ resta
fisso,
b percorre tuttogíil quindi :
ei ; da 3 si deduceche ~~ ’ 1
può
essere un elementoqualsiasi
di e per Vpuò
essere unqualsiasi fi ’; perciò
e
questa
prova unaparte
di 7. L’altraparte
siottiene analogamente,
e siesprime :
Da
(3) (4),
facendoa= b,
segue: che prova unaparte
della 5. Data una unità
qualsiasi
eo diG,
da(3) (4), 7,
4 si ha che aeo eG,
e
quindi
aeopossiede
una unità sinistra ei, onde ei a = aeo , equindi aeo a-i
èuna unità di
G ; questo
prova l’ altraparte
di 5. ,Inoltre,
se fosse allorasarebbe,
per5,
una unitàdi
G,
e si avrebbe : i perogni
b8:8,
contro launicità
as-serita in
I ;
ciò prova la 6.è
Reciprocamente,
se si definisce G come indicato nel lemma 15 apartire
daun eo, è chiaro che le
1, 2, 3,
4 sonosoddisfatte ;
restano da provare leI, II, ili, ~v, V,
VI.Intanto,
dato aei , esso ha l’unità destra e e la sinistra l’unitàdestra ei
èunica, perchè
se eh fosseun’ altra,
si avrebbequindi
per
ogni
a; s e; edogni
ah e eh esisterebbe tale cheap - aai
ah, dondee
quindi
per5,
6 se ne deduce eh == ei ;questa, e l’analoga
per le unità
sinistre,
prova la I. Per provarela II,
si supponga cheallora per
ogni
a e ej esiste un tale che equindi
e e~ ;se
poi
esiste tale che donde eperciò
ei=ej,
ae;=e;,
equindi
aei èpropria
unità destra esinistra,
il che prova la II. Le III e IV sono evidentemente soddisfatte. Per provare la V basta porresi ha infatti : e che è
appunto
1’ unità sinistra di aei . Se infine sonodate ei ed ei, poichè,
peripotesi,
esiste un tale che ej = aei
a-’,
si ha che aei = e? a ha , ei come unità destraed ej
comesinistra,
il che prova laVI,
c. v. d..Per
poter applicare
il lemma 15 allesub-algebre algebriche
di1D(x, o),
occorre
premettere
ilLEMMA 16. - Gli unici subisomorfismi
generati
da autoiso- morfismi internidi B
sono lepotenze
di amoltiplicate
per tuttigli
auto-isomorfismi interni
di D.
Dimostrazione. - Sia z un subisomorfismo tale che
se a
e !9.
Sia .Allora se
Questa
prova intanto chen+q=m+p;
dal confronto dei coefficienti di si ha inoltre:donde :
per a =1
questa dà, 1 aa = (dó n k, doùde
a1:= , c. v.d.,
Il lemma 16 assicura che la condizione 6 del lemma 15 è soddisfatta per eo
== )D ; quindi
il corollario 3. 1 e il teorema 5 danno : 1TEOREMA 6. - Sia :
11)
ditipo
1 su a tale che 6r non è màiauto-
isomorfismo interno di
]1)
se r = =0 ;
§ G ilgruppoide
ottenutocol
metodoindicato nel lemma 15
ponendo
Allora G non è un gruppo.Con-
dizionen,ecessaria
e sufficiente affinchè un elemento siaalgebrico
su