R ENDICONTI
del
S EMINARIO M ATEMATICO
della
U NIVERSITÀ DI P ADOVA
G IOVANNI B ORDIGA
Commemorazione di Giuseppe Veronese
Rendiconti del Seminario Matematico della Università di Padova, tome 2 (1931), p. 63-79
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di GIOVANNI BORDIGA
Rettore,
OnorandiColleghi,
Giovani
Signori,
Sculta nel marmo, ornamento di
questa augusta
sede distudi,
eccotórna
a noi laimmagine
di GIUSEPPEYERONESE ;
nonl’ angoscia
che ci vinse nelgiorno
della suaimprovvisa dipartita.
I
più
che tredici annipassati
sopra hannosepolto
1’ acerbità di allora.È
destino che siacosi ; perchè
ildolore,
infaticato espie- tato,
mutaperpetuamente
le ferite che ci dà e scema strazio alle antiche sol per gravarne le nuove.Libero ora ~
animo
daquella fuggitiva angoscia,
nonpiù
recente
quel dolore,
noi anche se nuovamente e "diversamentestraziati, possiamo guardare
sereni alla nobile vita dell’ amicoperduto,
riandarne lefatiche,
vederne i frutti al lume della dot-, trina che
egli
amò e consolarci chequesti
non sono caduti conlui,
ma rimarrannopatrimonio
della scienza.Fanciullezza senza
agi
fu la sua ; non tristaperò
come spesso èquella poveramente
vissuta.Quando
nella casavigilano
le cure materne e la modestia delle opere
quotidiane fuga
iltormento di
incomposti desideri,
allora l’ intimaangustia
chesolca le anime dei vecchi per il loro mal sicuro
domani,
studiadi celarsi alla
ingenita
letizia dellevergini
anime che crescono(*) Pronunciata all’Università di Padova il 13 Maggio 1931, inauguran-
dosi il busto marmoreo del grande geometra.
d’accanto;
e mentre leprime
si consolano inogni vagheggiata
speranza delle seconde e la alimentano con i
propri
nascostisacrifici,
le secondemoltiplicano ogni piccola gioia
nella bontà . che viene loro dal confidente a more.Sono
specialmente
le strettezze deiprimi
anni che fanpiù
serena
più- pronta
ai doveri equindi più semplice
la vita dipoi agli
uomini che per virtùpropria
ne sono stati liberati. Nessunoignora
che lapovertà
è una dellepiù grandi,
forse lapiù grande
fucina in cui si
temprano
lemaggiori
virtù umane.Cos in
piccola città,
in modestissima casa, trasemplici
evigili
affetti crebbero iprimi
anni di GItJSEPP)4~ Dallaquiete
deiluoghi,
dalle armonie diffuse sulleplacide
distese dellalaguna ;
forse dalle facililusinghe
dell’ arte, cheegli ingigantiva
traendole dalla
professione
delpadre,
che erapittore decoratore;
forse da tutto ciò.
insieme,
lospirito
suo era tratto acontempla-
zioni
figurative
e sipiegava
sotto stimolo di fantasia eccitatrice.Credo che
questo
stimologli
sia stato frenato dalpadre ;
ilquale,
fattoesperto
daidisinganni
deipropri sogni giovanili,
desiderava allontanate dal
figlio
le cocenti amarezze o idisperati abbatti menti, inseparabili
dalla vitadegli
artisti. Tuttavia credo chequelle prime ispirazioni,
pur represse, non siano state senza influenza sull’intelletto maturo dell’ uomo. Perchè le diverse vie, ched’ improvviso
si illuminano ed’improvviso
si celano nellaincerta alba del
pensiero individuale,
non hanno abissiseparatori ;
anche se in sul
meriggio
talune sonosmarrite,
esse non per- dono mai il vincolo della loro comuneorigine;
sicchè chiva
per l’ una e continuamente vi si
mantiene,
conviene che all’ altratalvolta s’accosti o si richiami.
Ond’ io,
ricordando 1’ amoreposto
dalgiovinetto
V J4~RONES"~nella
pittura
e rivedendo ilgeometra
segnare assiduamente solchiprofondi
nellascienza ; poi,
nei radiriposi, quasi
sollecitato daarcano invito
spirituale, dipingere immagini
di persone dilette ecompiacersi
inquesta interposta
fatica etalvolta,
non pago, riten- tarla sottoguida
di maestro eamico ; pensò
che una intimaarmonia debba
congiungere
le fonti aroane da cui ilgeometria
eil L
pittore traggono
i loro fantastnifigurativi ;
nonimporta
se1’ uno ne
chiegga
i simboli adisciplina
d’intelletto e l’altro li chieda all’ arte colpennello
e i colori.Lo so che altri sono i fini della scienza e altri
quelli
del-1’
arte ;
so chequesta
fa della illusione tutta la sua essenza etutta la sua
forma ;
che la realtà delle sensazioni comuni di cuiessa si
giova
è soltanto lo strumento per dare alla illusione cre- denza di vero. E so altres che la scienza è un continuo sforzo perrespingere
da séogni
fallace illusionedel
vero. Ma ancheso,
restringendomi
aigeometri,
chequesti
nel lorosforzo, salgono
dalle forme limitate che dànno i sensi ’a forme ideali che la realtà non
possiede,
per cercare nelle seconde leragioni
che val-gano a
penetrare più
dentro leprime e
a diradarvi le ombre del misteroNota sono
dunque
eresie le credute arn~onie arcaiie - nò eccezione e che il V KRONKSE le sentisse e che ilgeometra
ascol-tasse le care voci di richiamo dell’ arte. Per fortuna della geome- tria il
padre
troncò in*stil
nascere i,sogni
ancoravaghi
delpittore
e lo avviò alle scuole tecniche diChioggia,
dove maestri, amorevoli non tardarono acogliere
in lui iprimi
ii~dizi ri;ela-tori di
si ngolare ingegno
e lo stimolarono aproseguire ;
fu sa-crificio della an10rosa
famiglia
chepotesse;
fortuna che andassea
Venezia,
nell’ IstitutoTecnico,
ilquale gli segnò
il cammino futu ro.’
.
Valorosi erano
quivi gli insegnanti ;
traaltri,
Gio~io Po-1.ITE0 filosofo e PiKTRO
C~ssA~i,
dottomatematico, spirito aperto
ad
ogni
ricerca e curioso nonvólgare
diogni problema
scienti-fico. Allora nelle scuole secondarie era
semplice
lavita ;
di radomutati i
maestri, pochi
inogni
classeg~i scolari ; quindi
spon- tanea lacorrispondenza spirituale
frainsegnanti
eallievi, paterno 1’ amore degli un i,
affettuosa la riverenzadegli
altri. Il CASSACI ebbe certo elficaciamaggiore
sulla mente delgiovane
allievo.Egli
amava avvicinare i suoidiscepoli
allesorgenti
vive delsapere, destare nell’ animo loro lo’ stesso anelito che in lui era
abito
intellettuale ;
etalvolta,
dimentico deiprogrammi,
si com-piaceva
di rinnovare con loro ~ icoHoqui
cheegli
aveva con ilsua
spirito
critico eindagatore.
Proprio
inquegli
anniegli
discorreva all’ Ateneo Veneto it~torno allageometra
ad ndimensioni,
chiarendone la conce-zioiie
analitica,
la sola via allora d’interpretazione,
secondogli
studi di sommi stranieri ed
italiani ;
epubblicava quel
5 *
di
geo~netri~
che fu ilprimo
tentativo didivulgazione
nelle scuole dei nuovi indirizzi della scienza
geometrica.
Diquel
discorso e di
quel
libro certoegli
aveva fattoargomento frequente
coi suoi
allievi,
tra iquali primeggiava
ilVERONESE ;
e se nonè vana illusione la
mia, parmi
che il passare del maestro daquel
discorso aquel
libro siaquasi anticipata
concordanzaspi-
rituale tra il passare dell’intelletto maturo dell’ allievo dalla con-
cezione
geometrica degli spazi pluridimensionali
alla costruzionerigorosa
dellospazio generale.
Ma la
prima
amarezza doveva venire al VERON~SEproprio
in
quella
scuola e conquef
eosi alto e umile maestro. Nel!’ e-same di
licenza,
classificato eccellente inquasi
tutte le altreniaterie,
fall alla prova scritta dimatematico ;
ali’ inimicizia della fortunariparò
con 1’ eccellenza nella successiva prova. Ioperò
ricordo lapiccola battaglia
delloscolaue,
laprofonda
ina-spettata
ferita altroppo
confidente core, l’animo subito de- liberato alle faticheriparatrici
e la vittoriafinale, perchè
nel
piccolo episodio
è un segno non fallace della vita ma-tura dello scienziato:
lunghe battaglie,
contrastatevittorie,
saldotrionfo.
Or ecco il
giovane
licenziato in cerca delproprio
destino.Il Preside
BUSONI, consigliere paterno,
lo raccomanda a Vienna edegli
è accoltonegli
u~ci tecnici di società costruttrici di opera nel- Danubio. Promesse ne vedeva e nonlontane,
malo avrebbero discostato dalla
patria
e da speranzemaggiori ; li,
avrebbe anche
potuto
avere vitatranqailla,
magli
era assidua-mente a fianco un tormento
ignoto
o favola ai mediocri : il tor- niento del sapere.Quindi
eccolodopo
un anno, come viandante allavent~~ra, volgersi
aZurigo
perseguirvi
i corsi diquel
Poli-tecnico,
che alloragli
pareva ilpiù
sicuro asilo aquel
suospi-
rituale tormento.
Fu ammesso alla sezione di
meccanica ;
purtroppo
ei nonaveva altro
bagaglio
che divolontà,
di sacrifici e di speranze;grande
fortuna e non di tutti ~ avérlo. Ma chegli importa
di.
alcuna altra ricchezza che non sia seco ? se
gravi
letasse,
senon bastevoli talvolta i
generosi aiuti, egli
senza amarezze, contentoanzi,
siqderà ad umile desco congli operai
e nelconfronto colle altrui
privazioni
attenuerà leproprie;
lequali,
moleste nell’ ora,
gli
saranno convertitepiù
tardi in dolcezzadi i ricordanze-.
.
Dopo
due annipassò
alla sezione di matematica nellaquale,
Botto 1’ alta
guida
diFIEDLEU,
fuor dal tumulto delle varieaspi-
razioni che si erano avvicendate nell’ avido
spirito, gli
si schiu-deva dritta la via intravveduta sui banchi della scuola del CASSANI.
Sul finire
degli
studi(1876) egli
doveva tenere fra i com-pagni
un’ esercitazione al Seminario matematico. Il tema era~’ exagran1mum
mysticum ;
cos il misticogenio
di PASCAL avevadenominata la
figura
del teorema da lui trovato a sedici anni.Al celebre teorema avevano dato assai contributi uomini eminenti di
Francia,
diGermania, d’Inghilterra.
Possono verificare anche iprofani
che se sono dati su una conica seipunti
a cui si asse-gni
i un ordine e conquest’ ordine
si costruiscal’ esagono
retti-lineo,
i latiopposti,
a due adue,
sitagliano
in trepunti
chestanno in linea retta
(la
retta diPASCAI,).
Conquei
seipunti,
n~utato il loro
ordine,
si possono costruire 60esagoni díversi ; quindi
60 diverse rette diPAscàL;
lequali,
a tre a tre, sitagliano
in 20
punti ;
equesti,
aquattro
aquattro,
staniio in 15rette;
-e via
dícendo ;
epunti
e rette hanno nomi illustri dai loro sco-pritori.
Ultimo traquesti
fu lo SCHRÓTER ilquale
dubitava chei
punti
e le rettesingolari
fosserolegati
da relazionepiù
gene- rale che nonquella
trovata da HESSE.v~;RO~ ~s~ la
cercò,
la trovòcompleta ;
] ai teoremi conosciuti altri- neaggiunse.
Inquesta
gara coimaggiori,
inquesta
tenaciaper vincere è la
piena
rivelazione delgiovane spirito conquistatore.
Lo studio mandato da lui al CREMONA
gli
valse l’ iscrizione .alI’ ultimo corso della Facoltà di scienze inRoma,
che era ilsuo sogno finale di studente e
gli
fuporta
maestra a via maestra.Nel
presentare quel
lavoro all’ Accademia dei Lincei per la inserzione fra leMemorie,
il CREMONA viaggiunse
un suo studionel
quale,
con altravia,
otteneva e abbracciava la folla di pro-posizioni
dimostrate dal VERONESE.Quale
onore per 1’ allievo e che alta, coscienza di uomo in cosgrande
nlaestro !Ora che il
giovane
ha fermato ilpiè
saldo sulla cima dellapiima
erta faticosa e che nessuna dubbiezza avrà nelcammino,
riguarda
eripensa.
Ripensa
allapiccola
scuola della cittànativa;
rivede il sacer-dote maestro e amico che l’avviò e lo sorresse nell’
aprirsi
deisuo intelletto alle
prime
incerteluci ; gli insegnanti
di Veneziache
gli
diedero amorepaterno
e alla cui dolce s&viezza attinse echiar i fondamenti della
dottrina ;
igrandi
maestri diZurigo
edi Roma che lo nudrirono della loro
sapienza,
lo armarono difede robusta e
gli
diedero ale asalire ;
anche ricorda aZurigo
il
professore,
cheillustrandogli
i ramidegli
antichimaestri, gli rallegrò
iriposi
dalle aspre fatiche egli
ravvivò il noti maisopito
amore dell’ arte. E fra tanto stuolo di maestri saluta il nobilesignore
chegli
fece meno amara la misera vita. Tutti li ricorda codesti suoibenefattori,
e il nome loro ad uno ad unosegnerà poi
in fronte al suo lavoro che il sommogeometra
ita-liano ha coronato di lode. Nelle
pagine seguenti
è lo scienziatoche appare tra i
geometri italiani ;
ma 1’ uomo, I’ uomo intero èqui,
inquesta prefazione,
dove le lodi e le meniorie prorompono schiette dal cuore senza arti~cio diparola,
dove lapov ertà
nonè vergogna, non
orgoglio
la dottrina e lagratitudine
è come unabenedizione di anima.
Il
geometria procede
eascende.
Assistente nell’ Università di Roma alla cattedra digeometria descrittiva, poi
a Berlino ea
Lipsia
pergli
studi matematici diperfezionamento, egli
dàcontributo
di
lavori che I’ Accademia deiLincei accoglie
tra lesue
Memorie ;
due diqueste riguardano speciali configurazione
ritrovano
proprietà già
dedotte per altra via da STEPHAXOS e da KLmN e altre neaggiungono.
Ma fra tutte_ le sue ricerche diquel periodo
andrà ricordata a titolo di onore nellast~~:ia
dellascienza
quella
da lui meditata aLipsia,
doveinsegnava
il~rau~le
maestro
. La celebre
Memoria,
statapreceduta
da una breve nota neiRendiconti dei Lincei e
pubblicata
nei Math.Aun.-,
studia " l~relazioni
proiettive degli spazi
a diversedimensioni,
medianteil
principio
diproiezione
e sezione ~.Per la estensione di
questo principio
allospazio generale,
per i risultati
ottenuti,
per la via schiusa a nuovericerche,
laDsemoria fa del V KRONESE il fondatore della
geometria proiettiva degli spazi superiori.
Semplice
econosciuto
era il concetto fondamentale diquelle
due
operazioni
nellospazio ordinario;
tantosemplice
chepotrebbe
recare
meraviglia
la tanto tarda suaapplicazione agli spazi
supe-riori. La recherebbe se, risalendo a ritroso del
tempo
e rico-struendo
gli sviluppi
della scienza e misurandogli
intervallitalvolta secolari che separarono le
tappe
delcammino,
non sipensasse alla
perpetua
schiavitù intellettuale dell’ uomo e allasua
progressiva
malenta,
mafaticosa,
ma non mai totale_
liberazione.
Lo studio
degli spazi pluridi~ueneionali
era datempo
svi-luppato
nellascienza ;
ma fino a VERONESE laconcezione
diquegli spazi
erapuraD~ente
analitica.Ognuno
sa determinare uno deipunti
di unastrada,
di unalinea, quando
ne conosca la distanzalungo
la linea da un altropunto fisso ;
sa come unospettatore,
per cercareposto
determinato in una salateatrale,
debba cono-scere due
numeri ;
chetré gliene occorrerebbero,
con tre nomispeciali, fila, sedia,
se il teatro fosse apiù platee
sov rap-poste.
Cos ognuno intende facilmente come si possaquasi
a diretrasportare
i t nostrospazio
in un mondo analitico di tre varia- biliindipendenti, ;
e come iuquesto
nuovo mondo leoperazioni
sulle variabili possano essere
interpretate quali operazioni
sufigure
del nostro
spazio
I matematici hanno esteso le
operazioni
a4, 5,...,
n variabilie i mondi analitici creati dissero
spazi
a4, 5...,
ndimensioni ;
erauna finzioue di
mondi,
iquali potevano
anche non avere alcunrapporto
colla intuizionegeometrica ;
cos come ilregistro
chesegna i nuineri dei
piani
delle file e delle sedie non è la sala teatrale.. Il diceva
falsa
codestageometria
analitica oltre le tredimensioni ;
ma forse laparola
fufraintesa ;
non bene la inter-pretai
io tren~ anni addietro dicendo inquesta
Università1’ elogio
di un maestro a cui succedevo e in cui 1’ an~ore dellapatria
soverchiavaquello
della scienza eprimaverilmente
rifiori;anel vecchio e caldo cuore.
Il BELLAVITIS pensava -
pensiamo
anche noi cos - che lageometria
fosse scienzasperimentale
e volevaquesto
solo : chenon si dessero nomi
geometrici
a simbolianalitici,
cui mancavail substrato della
rappresentazione geometrica. Egli
morprima
che la celebre
Memoria
del VERONESE vedesse laluce ;
oso cre-dere
che, letta, egli
non la avrebbe considerataquale
costruzionefalsa ; egli,
che in una seduta dell’ Istituto Veneto di Scienze eLettere aveva fatto
lungo
esame del lavoro sull’ esagramn~a e di- chiarato che era veramenteprofondo
edegno
di lode. Oso cre-dere che 1’ alta mente non avrebbe
ripudiata
lageometria
delgiovine scopritore ;
epiù,
la avrebbeseguita
se avessepotuto leggere quella
costruzione di unageometria
descrittiva dello spa- zio aquattro
dimensionipubblicata qualche
anno dipoi
dalV EROXESE
negli
Atti dell’ Istituto Veneto. Costruzione chequesti
dava per mostrare che la sua concezione era non di simboli no-
mi nali ma di forme
geometriche
pure, dedotte dall’ intuizionesperimentale ;
inparticolare
per mostrare i diversiprocessi
geo- metrico-descrittivi coiquali
si possono avere nellospazio
ordi-nario
figure geometriche reali, proiezioni
di datefigure
dellospazio
aquattro
dimensioni. Non diverso modo si tiene sulpiano
per lo
spazio ordinario;
lo saogni
architetto chepuò
far costruireuna fabbrica con due
figure (piante
ealzati)
che larappresentano
su un
foglio
didisegno.
Può bens accadere talvolta che lafabbrica, compiuta
che sia,apparisca
diversa daquella pensata ;
ma lageometria
èincolpevole
dell’ inferiorità dell’artista ;
la fabbricavenuta su è
quella, proprio quella
voluta daldisegno ~eometrico;
1’ artista si
rassegni ;
un’ altra volta darà allageometria,
compa-gni vigili,
i fantasmi dell’ arte.In realtà VEROXESE
(ritorno
alla Memoriafondamentale)
pur facendo dell’
esperienza
scala ai concettipuri,
costru orga- nicamente unageometria sintetica, concep
lospazio generale
incui sono immersi ’ tutti
gli spazi
a date dimensioni e ne dettò leleggi
i costruttive. Nonsolo,
ma salendo e scendendodagli
uniagli
altrispazi
per via diproiezioni
o disezioni,
odoperando
sulle forme
.proiettive fondamentali,
dedusseproprietà
di formespeciali,
ne mostrò le relazioni didipendenza
da altre edassegnò
formolegenerali
percollegare
i caratteri delle curvealgebriche
dello
spazio generico ;
s che la sua Memoria sta nella storiadella
scienza,
come un richiamo dellageometria
alle sue pure fonti.L’inesperto giovinetto pittore
aveva veduto sorgere dallasua
laguna
ivaghi
fantasmi che via loportavano
ad altreimmagini
e ad altricieli ;
la mente acuta delgeometra
orafissava,
e lospirito
non inmemore deisogni gioiranili,
cor-reva ora sicuro entro le forn~e
precise
dimondi,
infinite volte infiniti.Non fosse
altra,
basterebbeall’ opera
del VERONESEquesta
lode : che essa valse a creare e,
specialmente
inItalia,
creòuno stuolo di ricercatori fra i
quali
edopo
iquali
alcunisopra tutti
valenti ; che, oltrepassati
i limiti oramai fatti ri-stretti,
diedero e serbaiio tuttora all’Italia ilprimato degli
studigeometrici:
Lodedunque
sia a maestro e a italiano.L’ opera scientifica,
dellaquale
ho discorso finqui, portò
ilVERONESE alla cattedra di
geometria
analitica inquesta
Università.Non senza
battaglie
nè senza amarezze fu la sua vita scien- tifica dipoi.
Amo dirleperchè
nelle confidenze dell’ amicizia ho veduto comeegli
validamente combattesse le une e nobilmente sentisse lealtre ; perchè
credo di non essere stato onorato diparlare oggi
dilui,
solo per farrapida
corsa dipensiero
a tra-verso i
campi
della scienza da luiesplorati ;
equindi
mi èdebito mostrare
qui
aigiovani
il carattere di tutto 1’ uomo e diche fermo e di che serelio al~inio
egli
fosse armato dalla crudaesperienza giovanile
contro le avversità nell’età matura.L’ ~ceademia del
Belgio
aveva messo a concorso un tema per ~ estensione alle curvesghembe
dei teoremianaloghi
aquelli
di PASCAL e BRIA:~CHO~’. Il VERONESE fu solo nel concorso con una Memoria. Vien pena a
leggere
la relazione chegiudica
illavoro :
degnissimo,
per i nuovi orizzonti chedischiude,
per la fecondità. dei metodi cheespone,
ma da nonpoter
esserepremiato
perchè,
invece che arisposta
è dettato aproposito
dellaquestione
messa a concorso. Il relatore dice
poi
che nongli
sipuò
darenienzione onorevole che sarebbe non
pari
ai ’ meritireali ;
con-clude cos : che 1’ autore sia felicitato e meritamente
ringraziato
e conceda che il lavoro. onori le Memorie dell’ Accademia.
Naturalmente 1’ autore non
acconsent ;
la Memoria ebbe subitoaccoglimento negli
di Matematica con una nota di FRANCESCO BR~OSCI3Igrandemente
onorevole e unaprefazione
in cui
1’ autore, garbato
eacuto,
corregge e dimostragli
erroriscientifici che sono nella relazione o
Duole dover ricordare
quel giudizio
dell’ Accademiastra-.
niera ; più
duole a chi daquesta
ebbe assaiindulgente
segno dibeI18v0~8IIZa ; valga
tuttavia il ricordo e il confronto per am-monire i
giovani
a non porre fondamento di vita nellafortuna ;
la
quale
dicono che siacieca,
ma non è vero ;perchè gli
usatia cecità hanno vísioiii
profonde
elontane ;
e igiovani,
fatti cre-denti nella nobiltà dei fini
umani,
che sono oltre la vita indiv i-duale, disdegnino
diinseguire
la dissennata dea cara alvolgo
esi consolino che
gli
errori che le vannocompagni
fedeli sono sta-bilmente corretti dal
tempo..
,Il VERONESE
proseguiva
tuttavia neÌÌ’ indirizzo da luisegnato
con nuove
ricerche,
tra lequali
è lo studio dellasuperficie
che,la
scienza,
per onore dilui,
intitola ora dal suo nome.È
la’
superficie VERONESE,
del 4° ordine dellospazio
a 5dimensioni,.
dalla cui
proiezione
nellospazio
ordinario si ottiene la notasuperficie
dallo loscopritore,
dettaTutti codesti lavori non ottennero dall’ Accademia dei Lincei il
premio
Reale per la matematica. L’ illust~-e Accademia ricordavabens ,
a titolo digrande lode,
che eminentigeometri stranieri,
il KLEIX e il
FilCDLER,
avevanosviluppato
alcuni risultati del concordava bens colxL~m-
che il v~auvES~apriva
uncampo estesi~si~no di
ricerche ;
tuttavia prorogav a il concorso nell’ attesa che altri epiù larglii
risultatiegli
avesseaggi~ioto
aiprecedenti.
Gli amici ed estin~atori del V J4~l~OKESE
potevano
credere che nelloscoprire
nuove terre eindic~~.r~~e
leprime vie,
nel segnare solchiprofondi
entro iprimi
dissodaticampi
egettarvi
semi afecondare,
fosse tutta lapotenza dell’upera creatrice,
nè fosseda
chiedere dipiù
alloscopritore. VERONESE
non si dolse ; -, pa-reva che il suo animo
prendesse
saldezza conto le avversità daquella
sanavigoria
che era nella sua dritta epoderosa
persona.Donde
prima gli
venisse codesta forza interiore non so; maa me
sognatore, quel
suoaspetto quasi
ruvido che nial celavala
composta
e .profonda gentilezza
che di sotto era ;quella
sualarga
e schietta facciaquasi
abbronzata dai soli dei lidimarini ; quel
suo occhio talvolta lievemente socchiuso ainseguire
di den-tro fantasmi e
pensieri
alti discienza,
davano di luiimmagine
comedi
quei
mariuai della suacittà,
ruvidamentebLiOIii, semplicemente eroici,
usi alletempeste ;
che dritti sullatolda,
non irati contro-le
involgenti procelle,
con tese le braccia allegonfie vele, %.olgoii>
1’ occhio avido e 1’ animo saldo alla riva lontana.
VEkONESE non si dolse
allora ;
§ stette pago dell’ altogiudizio
,-he
gli
dava 1’Accademia italiana,
ma nonsegu
l’ autorevoleconsiglio. "
Altripensieri
occupano la mia mente ed altri affetti il mio cuore,,. Cos mi scriveva iiiquel tempo.
Gli affetti del suo cuore conobbe la
genti le
chepoi gli
fu
sposa
e perpiù
di tren-~ anni compagna dilettissima ilelle stessegioie
enegli
stessidolori ;
tra iquali,
acerbissimo esovra tutti
pietoso,
la morte in tetierissima età e nello stessogiorno
di duefigli.
I
pensieri
della sua mente conobbe lascienza ;
non vóltperò
al campo delleprecedenti ricerche,
sibbene aquel pi i
vastointento che
già
era apparso nellaprima
celebrataMemoria. ;
cioèdi dare fondamento
organico
allageometria
sintetica dellospazio generale.
Per dieci anni continui
egli
fu assorto in codesto rinnova- mentoradicale ;
epubblicò
i suoi risultati in un assai grossovolume : a
più
di unità
rettili ee ;
la cuista~npa, incoraggiata
dai votidel
ûons~l?:lio Superiore
della PubblicaIstruzione,
ebbe subitotraduzione in
tedesco.
Opera
di mole non solo ma diardimento, che,
per alcuni risultaticontenuti,
consolidava ed accresceva la fama del V ERO-NESE e uu’ altra volta
gli
dava titolo digeniale scopritore.
L’ averla io n leditata
intera,,
ed è stata fatica lenta e nonbreve,
ini darebbe forse animo di riassumerne i fondamentaliconcetti,
se 1’ ora breve e la solennità della cerimonia e le forze inferiori alco~npito
mi cO~lC’edessero di addentrarmi in tanta gra- vità e sottilità diargomenti.
Questo
solo dirò che oltre i concettioriginali
dell’ esclusione dell’ uso delmovimento,
della definizione di unacoppia
di retteparallele
come simmetricherispetto
ad unpunto
e della indi-pendenza
dellageometria generale
daiparticolari
caratteri delletre
geometrie già conosciute,
il VERosEsecostru ,
fuori della co-struzione
analitica,
iseginenti
infiniti e i~~fi~~itesimiattuali,
coiquali potè
dare fondainentologico
ad unageometria
cui nonsoccorre l’assioma cos detto di
Archi mede ;
allo stesso modo chenon
quello
d’ EUCLIDF, allegeometrie
di LoB~TSCH~wxy e di ..Ho detto fuori della concezione
analitica, poicfiè
ilrigore d’ indagine
suipostulati
dellacontinuità,
dell’ ordine e archime-deo,
era stato fino allora esercitato nel campoanalitico, cioè
nella
corrispondenza
tra isegmenti
di una retta e i numeri. Ai Fond~menti molte obiezioni si levarono da uomini eminenti d’ I- talia efuori ;
F Accademia dei Lincei diceva eroica la fatica della lettura intera dell’ opera. Altridicevano
1’ operaprolissa
e nonchiara ;
come se chiara in tutto possa essere una dottrina che rompe contro indiscusse tradizioni ! t come se di uominivalenti,
da chiamarsi in
colpa
di oscurità davanti algiudizio
della storiadella scienza non possano farsi
lunghe
ooorandilegioni !
1l~lella grave
disputa
ilVERONESE, agguerrito
dalla decennalemeditazione,
si levò sicuro. Non si levò solo. Pensoso e acuto,pala-
dino e araldo si levò
primo
un suogiovane allievo,
studente alloradi
questa Università, poi
nostrocollega,
onore allora diquesta, oggi
della romana ; onorepopratutto
dellascienza ; egli provò
analiticamente la
possibilità
dei numeri nonarcliimedei ;
omeglio,
costru un sistema di numeri che
corrispondono
ai numeri di V EROXESE.La
disputa
era contenuta oramai nel solo campoanalitico.
A ciò aveva contribuito lo stesso V j4~ROXES~:
servendosi,
accantoe
dopo
la sua costruzionegeometrica,
dei simbolinumerici, quasi
a commento di prova e in secondalinea, com’ egli
diceva.Venne
poi
I’ H(LBERT che pure analiticamente e senzapiù
dubbiezze dimostrò 1’ esistenza di un campo
geometrico
nonarchimedeo e
quindi
confermò lapossibilità logica
della geome- tria non archimedea del VERONESE.Piace ricordare che un altro allievo di
questi
dimostrò comeil campo
geometrico
dell’ HIl~BI4;RT sia compreso inquello
verone-siano. Non è
bello,
ogiovani,
non è dolce omaestri, vedere
codesta gara di allievi a difendere ad avvalorare adivulgare
ladottrina del ruaestro ? Non è consolazione a tutti codesto
quasi
formarsi in atto della tradizione della scienza e vederla lenta- mentè duramente elaborata da chi
insegna
e con caldi sensiproseguita
dall’ amore e dalla rivereozadegli
allievi ?Il VERONESE difese la
propria
dottrina nellepubblicazioni
oriunioni accademiche. Al difetto di
chiarezza,
chegli
irimprove-
rava anche il
grande
suo maestroKLEIN,
dalla cui mente crea-trice aveva avuto alto
nutrimento, egli poteva
con lasemplicità
dei torti
rispondere
di non negare, pur ricordando legravi
leoltremodo
gravi
di~coltà delproblema.
Ad altre obi-ezioni di altripoteva
con dritta coscienza dire: « Ho risolto la secolare que- stioue delsegmento
infinito e infinitesimoattuale ;
hostrato discutendo con CANTOR che i miei numeri non sono
quelli
diCAXTOR,
coiq uali
non sipuò
costruiregeometra
nonarchi lue~3ea ~ .
Ultimo nella
disputa
era venuto POIXCARÉ che nel- 1904 adun’ accademia
straniera,
ricordando i lavori de~rHILBERT, pubbli-
cati nove anni
dopo
1’ opera delVERONESE,
a~erma~-a che que-sti aveva
applicato
per laprima
volta allageometria
i numeritransfiuiti di CANTOR
(ed
era errore come ricurda~n~nopiù sopra)
ma che la
concezione originale
di H~LB·JRT eraquella
della geo- metria nonarchimedea,
collaquale egli
segnava uu passo cosardito come
quello
di F.MBATSCREBWKY.Poi,
per concederequalche
cosa
alla _ verità,
il ~Ol~CARÉaggiungeva
che ne~~’ audace con-cezione 1’ HILBERT aveva avuto bens un precursore nel y>r:ROBES~ :
ma per 1’
ele;aiiza,
lasemplicità
e laprofondità
filosoficaa;e;a fatta sua l~i nuova
geometria.
Mi viene dubbio - forse la mia è
parola più
di caldo ita-liano che di modesto cultore di
geometria -
mi vien dubbio cheil
giudizio
del sommo scienziato francese con la lode non equa- mente divisa tra ilgeniale
matematico tedesco e ilnostro,
non sarebbe stato il medesimo un decennio dipoi, quando
tutte lenostre anime erano assorte nella maestà e nella
dignità
dell:~patria
e da oltre confini venivano a noi voci di alimeaspettanti
e accJama~1ti.
Calmo,
sincerorispondeva
VERO-XESE: « riconosco il v aloree la
semplicità
dell’HILB..:RT, già
datempo
è stato dimostratoche la
geometria
dell’ HILB1~~RT è unaparte
soltanto diquella
cheè mia. La
priorità
la reclamo per intero. Se sono statolungo
e poco
elegante incolpatene
il metodo0161egnito,
che èpiù
difficilee
pià iilosofico, perchè più
conforme alla natura delle cose ; nonme, che ho affrontato le diflicoltà
maggiori
per trattare ipri ii- cipi
fondamentali i dellageonietria, proprio
conquel
metodo sinte-tico che
gli
aualietireputaiio migliore
e che èpiù
trascuràto ».Con queste
dispute
fra uomini tantoeminenti,
la cui conclu-..
sione,
anche mettendo nel conto ilgiudizio
diPo~xcARÉ,
dà aVERONESE il titolo di fondatore della
geometria
nonarchimedea,
si
può
dire che insieme si chiuda tuttat’opera
scientifica del nostro maestro. Allaquale egli
avevaaggiunto
frattanto un trat-tato elemeotare di
geometria,
collaboratore il infor- mato ai concettidell’ opera maggiore,
che aperse la ~ ia ad ana-loghi
trattati ed efficacementecooperò
a diffondere nelle scuole secondarie metodimeglio corrispondenti
aiprogressi
della scienzageometrica,.
*
*
.
~
* * -
I suoi concittadini lo vollero
Deputato
alParlamento;
eDeputato, poi
Senatore delRegno,
ei fu da allora assorto in pro- blemi che nonquelli
difilosofia
scientifica. Era coscienza di intelletto che non avrebbepotuto
trovare altra via maestra entro icampi già prima
con faticaesplorati
e con amore coltivati e con fermezza difesi ? o era la voce materna dellapatria
minorerichiamante il
figlio
alproprio
amore ? Forse l’ una. e l’altrainsieme.
È
da dolersene ? Non so ; ma io penso chepuò
anche essere debito di un alto intelletto di nonsequestrarsi
iiella sola con-templazione
scientifica e diaccogliere
intera la vita nei suoicompiti sociali ;
se1’ accoglierla
con animo libero siaproposito
di esercitarla con animo
degno.
In tale nuova
operosità egli
non dimiseperò
il suo abitoscientifico ; gli
studidella laguna
edella
sua incoltimità furonoargomento
caro a lui che li promosse con amore e li sollecitò concostanza,
specialmente
nell’ IstitutoVeneto,
dalquale
era statoassunto in
quel tenipo
all’ onore della E’resideuza. ’Nè dimenticò 1’ Università favorendo la ricostruzione del
Magistrato
Veneto alle acque e insieme ottenendo dotazione alla Scuoladegli ingegneri
per losviluppo degli
studi d’idraulica.Tanto cari
gli
eranoquesti
in mezzoagli
ufficiquotidiani
dellascuola,
cheegl
amavaaggiungere
alproprio
nome, inqualche particolare pubblicazione
diproblemi pratici d’idra~~lica,
il titolodi " matematico dell’