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Gruppi fattorizzati da sottogruppi ciclici

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Academic year: 2022

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(1)

Gruppi fattorizzati da sottogruppi ciclici

ENRICOJABARA(*)

Al professor Federico Menegazzo per il suo 65ë compleanno

ABSTRACT- This paper is devoted to a study of groups defined by the presentation Gˆ ha;b;cjabˆa1‡r;bcˆb1‡s;caˆc1‡ti (r;s;t2Z):

It is proved that G00Z(G) and that if r, s and t are all 6ˆ 2;0then G is finite and its order divides j(r;s)(s;t)(t;r)rstj where rˆ(1‡r)jsj 1, sˆ(1‡s)jtj 1 and tˆ(1‡t)jrj 1.

1. Introduzione.

Lo scopo che questo lavoro si prefigge eÁ duplice. In primo luogo si continua lo studio, iniziato in [6], dei gruppi fattorizzati tramite tre (o piuÁ) sottogruppi abeliani. In secondo luogo si applicano alcuni dei risultati ot- tenuti allo studio della famiglia di gruppi definiti dalla seguente pre- sentazione:

M(r;s;t)ˆ ha;b;cjabˆa1‡r;bcˆb1‡s;caˆc1‡ti; r;s;t2Z:

In [9] Mennicke ha studiato i gruppiM(t;t;t) ed ha dimostrato che se t1 si tratta di gruppi finiti in cui il sottogruppohat3;bt3;ct3ieÁ normale, abeliano e a quoziente nilpotente. Successivamente Schenkman in [13] ha dimostrato che il secondo derivato diM(r;s;t) eÁ nilpotente di classe al piuÁ 3 e cheM(r;s;t) eÁ finito ser;s;tsono tutti maggiori di 0. In questo lavoro si dimostra il

(*) Indirizzo dell'A.: Dipartimento di Matematica Applicata, UniversitaÁ di Ca' Foscari, Dorsoduro 3825/e, 30123 Venezia, Italy.

E-mail: [email protected]

2000Mathematical Subject Classification: 20D40 (20F05,17B60).

(2)

TEOREMA1. Per ogni r;s;t2Zil gruppo GˆM(r;s;t)eÁ supersolubile e si ha G00Z(G)eg3(G)Z(G0). In particolare G0eÁ nilpotente di classe al piuÁ2. Inoltre se r;s;t sono tutti diversi da0e da 2allora G eÁ finito e il suo ordine divide

j(r;s)(s;t)(t;r)rstj

ove rˆ(1‡r)jsj 1,sˆ(1‡s)jtj 1, tˆ(1‡t)jrj 1 e(m;n) indica il massimo comun divisore tra i due numeri interi m e n.

La dimostrazione del Teorema 1 eÁ ottenuta combinando alcuni risultati piuÁ generali riguardanti i gruppi fattorizzati con dei calcoli diretti sui commutatori. Si dimostreraÁ anche la seguente generalizzazione del Teo- rema 3 di [13].

PROPOSIZIONE1. SiaGun gruppo generato da tre suoi sottogruppiA, B e C nilpotenti di classi rispettivamente kA, kB e kC. Se [A; B]A, [B; C]Be [C; A]Callora, postoKˆkA‡kB‡kC, si ha che il gruppo gK‡1(G) risulta nilpotente di classe al piuÁK.

Dalla Proposizione 1 discende che seA,BeCsono sottogruppi abeliani diGallorag4(g4(G))ˆ f1g; sotto tali ipotesi si puoÁ ottenere un risultato piuÁ preciso.

PROPOSIZIONE 2. Sia G un gruppo generato da tre suoi sottogruppi abelianiA,BeC. Se [A; B]A, [B; C]Be [C; A]CalloraG0risulta nilpotente di classe al piuÁ3.

EÁ conveniente riformulare la prima parte del Teorema 1.

PROPOSIZIONE 3. Sia G un gruppo generato da tre suoi sottogruppi ciclici A,B e C. Se [A; B]A, [B; C]B e [C; A]C alloraG risulta supersolubile e si haG00Z(G) eg3(G)Z(G0). In particolareG0 risulta nilpotente di classe al piuÁ2.

Le Proposizioni 1, 2 e 3 non si possono estendere al caso di quattro o piuÁ sottogruppi; infatti Higman in [4] ha dimostrato che il gruppo

ha;b;c;djabˆa2;bcˆb2;cdˆc2;daˆd2i eÁ infinito e privo di sottogruppi di indice finito.

Nel §3 saraÁ dimostrato un analogo del Teorema 1 valido per gli anelli di Lie.

(3)

2. Dimostrazione delle Proposizioni 1 e 2.

DIMOSTRAZIONE DELLAPROPOSIZONE1. SiaGˆ hA;B;CiconA,BeC soddisfacenti alle ipotesi dell'enunciato. Essendo ABˆBA, ACˆCA e BCˆCB si deve avere GˆABC. Si ha p oi AGˆAABCˆACAC e, analogamente, BGAB e CGBC. Poiche C eÁ normalizzato da A e gkA‡1(A)ˆ f1g risulta gkA‡1(AG)gkA‡1(AC)C: Siccome AG/G e gkA‡1(AG) eÁ caratteristico in AG si ha gkA‡1(AG)/G e quindi gkA‡1(AG)CG. In maniera analoga si dimostra che gkB‡1(BG)AG e gkC‡1(CG)BG.

I tre sottogruppiAG,BGe CGsono normali in Ge nilpotenti di classe che non supera rispettivamente kA, kB e kC. Quindi il sottogruppo LˆAGBGCG eÁ normale inG e, per il teorema di Fitting (5.2.8 di [12]), nilpotente di classe al piuÁ kA‡kB‡kCˆK. PostoGˆG=L in Gsi ha

gkA‡1(AG)ˆ f1g; gkB‡1(BG)ˆ f1g; gkC‡1(CG)ˆ f1g

e poicheÂGˆABCˆAGBGCG, ancora per il teorema di Fitting, si con- clude che G eÁ nilpotente e che la sua classe di nilpotenza non supera kA‡kB‡kCˆK. DunquegK‡1(gK‡1(G))ˆ f1g. p

Per dimostrare la Proposizione 2 si utilizza il seguente risultato.

LEMMA1. Sia G un gruppo e A, B e C dei sottogruppi abeliani di G tali che GˆABC,[A;B]A,[B;C]B, [C;A]C e A\B\Cˆ f1g.

Allora[G0;G0;G0]Z(G).

DIM. Sotto le ipotesi dell'enunciato risultaAG\BGZ(G); infatti es- sendoAeBabeliani essi sono centralizzati daAG\BG. Sia poix2AG\BG ey2C; poicheÂAnormalizzaCsi ha [x;y]2C, del restoAG\BG/Gporge che [x;y]2AG\BGe allora [x;y]2AG\BG\Cˆ f1g. Quindi AG\BG centralizza ancheCe dunqueAG\BGZ(G).

Ragionando come nella dimostrazione precedente e ricordando cheA,B eCsono abeliani, si ottiene (AG)0CG, (BG)0AGe (CG)0BG.

Per dimostrare l'asserto si distinguono tre casi.

(a) Almeno due dei tre sottogruppiAG,BGeCGrisultano identici.

Non eÁ restrittivo supporre AGˆ f1g e BGˆ f1g. Allora (BG)0ˆ f1g e (CG)0ˆ f1g e quindi il sottogruppo normale NˆBGCGrisulta, per il teorema di Fitting, nilpotente di classe al piuÁ 2. Siccome G=N eÁ isomorfo a un quoziente di A, che eÁ

(4)

abeliano, si haG0N, da cui [G0;G0;G0]ˆ f1ge in questo caso l'asserto eÁ dimostrato.

(b) Uno solo dei tre sottogruppiAG,BGeCGrisulta identico.

Non eÁ restrittivo supporre che CGˆ f1g e dunque AG eÁ abe- liano. In GˆG=AG ancheBG eÁ abeliano e quindi, ragionando come nel punto precedente, si ricava che (G=AG)0eÁ nilpotente di classe al piuÁ 2 cosõÁ come (G=BG)0. Ma allora [G0;G0;G0] AG\BGZ(G) e l'asserto eÁ dimostrato.

(c) AG6ˆ f1g,BG6ˆ f1geCG6ˆ f1g.

Allora siccome AG\BG\CGA\B\Cˆ f1g, il gruppo G si immerge nel prodotto diretto (G=AG)(G=BG)(G=CG) e poiche ognuno dei tre fattori del prodotto diretto ricade nel caso considerato nel punto (b) se ne conclude che [G0;G0;G0]Z(G).

Quindi in ogni caso [G0;G0;G0]Z(G) e l'asserto eÁ dimostrato. p A questo punto la dimostrazione della Proposizione 2 eÁ quasi imme- diata.

DIMOSTRAZIONE DELLAPROPOSIZIONE2. PoicheÂA,BeCsono abeliani, risulta A\B\CZ(G). In Gb ˆG=(A\B\C) si ha Ab\Bb\Cb ˆ f1g e quindi, per il Lemma 1, [Gb0;Gb0;Gb0]Z(G) da cui [Gb 0;G0;G0]Z2(G).

In ogni gruppo X si ha [X0;Z2(X)]ˆ f1g, quindi [G0;G0;G0;G0] [Z2(G);G0]ˆ f1g e G0 risulta nilpotente di classe al piuÁ 3. p OSSERVAZIONE1. Con gli stessi medodi utilizzati nella dimostrazione della Proposizione 1 si puoÁ far vedere che se Gˆ hA;B;CiconA,Be C risolubili di lunghezza derivata rispettivamente dA, dB e dC e tali che [A;B]A, [B;C]B e [C;A]C, allora anche G eÁ risolubile e la sua lunghezza derivata non supera 2(dA‡dB‡dC). Inoltre, poicheÂGˆABC, seA,BeCsono policiclici, ancheGrisulta policiclico.

OSSERVAZIONE2. SeGeÁ un gruppo finito generato da tre sottogruppi cicliciA,Be Ctali che [A;B]A, [B;C]Be [C;A]C, allora, ragio- nando come nella dimostrazione del Lemma 1 e della Proposizione 2 (e sfruttando il fatto che ogni sottogruppo di A eÁ normalizzato da B, ogni sottogruppo di BeÁ normalizzato da Ce ogni sottogruppo di CeÁ norma- lizzato daA) si p uoÁ dimostrare cheG00Z2(G) (e di conseguenzaG0risulta nilpotente di classe al piuÁ 2). La dimostrazione che G00Z(G) richiede, come saraÁ chiaro nel §4, maggiore attenzione.

(5)

3. Anelli di Lie.

Da una lettura delle dimostrazioni precedenti eÁ facile convincersi che le Proposizioni 2 e 3 (in analogia a quanto avviene per il Teorema 2 di [13]) valgono anche per gli anelli di Lie (suZ). PiuÁ precisamente seLeÁ un anello di Lie eA,BeCsono suoi sottanelli tali cheLˆA‡B‡Ce [A;B]A, [B;C]Be [C;A]Callora

(i) seA,BeCsono nilpotenti di classe rispettivamentekA,kBekC allora, dettoK ˆkA‡kB‡kC, si ha (LK‡1)K‡1ˆ f0g;

(ii) seA,BeCsono abeliani allora [L0;L0;L0]Z2(L) e quindi, in particolare,L0eÁ nilpotente di classe al piuÁ 3.

Ove, come d'uso si poneL1ˆL,Ln ˆ[Ln 1;L],L0ˆL2eL00ˆ[L0;L0].

Si supponga ora cheA,B eCsiano generati, come anelli, daa,bec rispettivamente. Se si ha [a;b]ˆra, [b;c]ˆsb, [c;a]ˆtaconr;s;t2Z, l'anello di Lie generato daa,becsaraÁ denotato conL(r;s;t). Utilizzando l'identataÁ di Jacobi [a;b;c]‡[b;c;a]‡[c;a;b]ˆ0, si ricava

rsa‡stb‡rtcˆ0:

…1†

da cui (commutando rispettoa,bec) si ottiene

rstaˆrt2c; rstbˆr2sa; rstcˆs2tb:

…2†

Commutando (2.b) tramitebea, (2.c) tramitecebe (2.a) tramiteaec, si ottiene

r3saˆ0; s3tbˆ0; rt3cˆ0;

…3†

r2staˆ0; rs2tbˆ0; rst2cˆ0:

…4†

Grazie alle (4) si ricava immediatamente che serst6ˆ0 alloraL(r;s;t) eÁ finito e il suo ordine non supera (rst)4.

Moltiplicando le relazioni (2) rispettivamente pert,ressi ricava rst2aˆ0; r2stbˆ0; rs2tcˆ0:

…5†

Da (2) applicando le (4) si ottiene

rs2taˆ0; rst2bˆ0; r2stcˆ0:

…6†

Moltiplicando (1) rispettivamente perrs,rtesre tenendo conto delle (4) si ha anche

r2s2aˆ0; s2t2bˆ0; r2t2cˆ0:

…7†

Si puoÁ quindi enunciare il

(6)

TEOREMA2. SeLˆL(r;s;t)allora si ha (a) L00Z(L);

(b) [L3;L2]ˆ f0g.

Inoltre se rst6ˆ0alloraLeÁ finito e il suo ordine dividej(r;s;t)3r2s2t2j ove(r;s;t)denota il massimo comun divisore dei numeri interi r, s e t.

DIM. SiccomeL0eÁ generato dara,sbetcsi ha cheL00eÁ generato dar2sa, s2tbert2c. Sfruttando le uguaglianze (3) si ottiene

[r2sa;b]ˆr3saˆ0; [s2tb;c]ˆs3tbˆ0; [rt2c;a]ˆrt3cˆ0;

mentre dalle uguaglianze (5) si ricava

[r2sa;c]ˆ r2stcˆ0; [s2tb;a]ˆ rs2taˆ0; [rt2c;b]ˆ rst2bˆ0;

e l'asserto (a) eÁ dimostrato.

SiccomeL3eÁ generato dar2a,s2b,t2c,rsa,stb,rtc, ricordando (3), (4) e (7) si ottiene:

[r2a;sb]ˆr3saˆ0; [s2b;tc]ˆs3tbˆ0; [t2c;ra]ˆrt3cˆ0;

[r2a;tc]ˆ r2t2cˆ0; [s2b;ra]ˆ r2s2aˆ0; [t2c;sb]ˆ s2t2bˆ0;

[rsa;sb]ˆr2s2aˆ0; [stb;tc]ˆs2t2bˆ0; [rtc;ra]ˆr2t2cˆ0;

[rsa;tc]ˆ rst2cˆ0; [stb;ra]ˆ r2staˆ0; [rtc;sb]ˆ rs2tbˆ0 e quindi anche l'asserto (b) eÁ dimostrato.

Si supponga quindirst6ˆ0 e si consideri il sottoanelloNdiLgenerato dagli elementirsa,stbertc. Una semplice verifica mostra cheNeÁ un ideale diL, cheL=NeÁ finito e che il suo ordine divider2s2t2.

Per dimostrare l'asserto eÁ quindi sufficiente dimostrare cheNeÁ finito e che il suo ordine divider3,s3 et3.

Siano

T1il sottoanello diNgenerato darstc;

T2il sottoanello diNgenerato darsta;

T3il sottoanello diNgenerato darstb;

Utilizzando le relazioni (2) una verifica diretta porge cheT1,T2 eT3 sono ideali diN(anzi diL).

Dalla relazione (1) si ottienersaˆ stb rtce quindi N eÁ generato come anello da stb e rtc. Siccome s(rtc)ˆrstc2T1 e s(stb)ˆs2tbˆ

ˆrstc2T1 se ne deduce cheN=T1 eÁ finito e che il suo ordine divide s2. Dalla relazione (5.c) si ricavas(rst)cˆrs2tcˆ0 e quindiT1eÁ finito e il suo ordine divides. DunquejNj(eÁ finito e) divides3.

(7)

Un ragionamento analogo applicato aT2(aT3) mostra cheNeÁ anche un divisore dit3(dir3).

Il Teorema eÁ quindi dimostrato. p

Serˆsˆtdalle relazioni (2) si ricavat3aˆt3bˆt3ce moltiplicando pertla (1) (che eÁ diventatat2a‡t2b‡t2cˆ0) si ottiene

3t3aˆ3t3bˆ3t3cˆ0:

…8†

Tenendo conto che (3) porget4aˆt4bˆt4cˆ0 si possono dare due casi 3 non dividet; alloraL(t;t;t) ha ordinet8ed eÁ nilpotente di classe3, 3 dividet; alloraL(t;t;t) ha ordine3t8ed eÁ nilpotente di classe4.

Si osservi che, in generale, M(t;t;t) non eÁ nemmeno nilpotente (in- fatti esso risulta finito e nilp otente se e solo se tˆ2 o tˆ 3); si p uoÁ peroÁ considerare il quoziente RM(t;t;t) di M(t;t;t) tramite il suo resi- duale nilpotente (ovvero l'ultimo termine della serie centrale discen- dente).

TABELLA1.

L(t;t;t) RM(t;t;t)

t ordine classe ordine classe

2 28 3 211 4

3n 38n‡1 4 38n‡1 4

pn,pn6ˆ2,p6ˆ3 p8n 3 p8n 3

6 2839 4 21439 5

12 21639 4 21639 4

10 2858 3 21158 4

20 21658 3 21658 3

14 2878 3 21778 6

28 21678 3 21678 3

30 283958 4 2203958 7

60 2163958 4 2163958 4

42 283978 4 2113978 4

510 283958178 4 2323958178 11

(8)

Utilizzando il softwareGAPe i calcoli svolti sopra si ottiene la Tabella 1.

I dati riportati in tale tabella suggeriscono che (a parte il caso eccezionale in cuiteÁ il doppio di un numero dispari) vi sia una buona corrispondenza tra i due tipi di struttura.

Per l'esatto ordine diM(t;t;t) eRM(t;t;t) si veda [9] e l'Osservazione 3.

4. Dimostrazione della Proposizione 3.

L'analogo nei gruppi dell'identitaÁ di Jacobi eÁ l'identitaÁ Hall-Witt (si veda il Teorema 2.2.3.i di [3] o il 5.1.5.iv di [12])

[x;y 1;z]y[y;z 1;x]z[z;x 1;y]xˆ1;

o, equivalentemente,

[x;y;zx][z;x;yz][y;z;xy]ˆ1:

Questa identitaÁ, anche se non eÁ maneggevole come quella di Jacobi, costituisce uno strumento essenziale per lo studio dei gruppiM(r;s;t) e dei loro quozienti. Infatti, posto rˆ(1‡r)jsj 1, sˆ(1‡s)jtj 1 e tˆ(1‡t)jrj 1, si perviene al seguente risultato.

LEMMA 2. Sia Gˆ ha;b;ci un gruppo isomorfo a un quoziente di M(r;s;t)con r;s;t numeri interi tutti maggiori di0. Allora si ha:

(1) a(1‡r)rb(1‡s)sc(1‡t)t ˆ1;

(2) ar2rˆ1, bs2sˆ1, ct2tˆ1;

(3) astrˆ1, brtsˆ1, crstˆ1;

(4) arr2 hbi,bss2 hci,ctt2 hai.

DIM. (1) si ottiene direttamente dall'identitaÁ di Hall-Witt mentre (2) e (3) si ottengono da (1) tramite alcuni calcoli sui commutatori (per i parti- colari si vedano i lavori [7] e [1] nonche la dimostrazione del Lemma 7).

Per dimostrare (4) si pone xˆar,yˆbse zˆct. Per il punto (1) si ha x1‡rz1‡t2 hbi e quindi x1‡rz1‡t ˆ(x1‡rz1‡t)b. Dal punto (2) discende che xr2 ˆ1, si puoÁ quindi scrivere xrˆ[x;b]ˆz1‡t(z (1‡t))b e siccome z1‡t(z (1‡t))bˆ[z (1‡t);b]2B se ne conclude che xr2 hbi. In modo ana-

logo si prova cheys2 hcie zt2 hai. p

OSSERVAZIONE 3. Il Lemma 2 spiega in parte l'eccezionalitaÁ del caso M(2;2;2)ˆRM(2;2;2). Infatti mentre in generale t2 divide tˆ(1‡t)jtj 1 ma t3 non lo divide, se tˆ2 si ha che 23ˆ32 1.

(9)

Inoltre in [9] Mennicke ha determinato l'esatto ordine di M(t;t;t) (a parte un errore nel caso un cuiteÁ pari). Si ha:

jM(t;t;t)j ˆ t2t3 se (3;t)ˆ1 3t2t3 se (3;t)ˆ3:

(

Da cioÁ si deduce facilmente che setˆt1t2conp(t1)ˆp(t) e (t;t2)ˆ1 allora jRM(t;t;t)j ˆ t2t31 se (3;t)ˆ1

3t2t31 se (3;t)ˆ3:

(

OSSERVAZIONE4. Non eÁ difficile dimostrare che M(r;s;t)'M(s;t;r)'M(t;r;s)

ma, in generale,M(r;s;t)6'M(r;t;s). Ad esempioM(1;2;3) ha ordine 234 mentreM(1;3;2) ha ordine 210.

Oltre all'Osservazione 4 e alcune identitaÁ sui commutatori enunciate nei Lemmi 2.2.2 e 2.2.4 di [3], che saranno adoperate senza un esplicito richiamo, nella dimostrazione della Proposizione 3 si utilizzano anche i seguenti lemmi.

LEMMA3. Sia G un gruppo generato da tre suoi sottogruppi ciclici A, B e C. Se[A;B]A,[B;C]B e[C;A]C allora A\B, B\C e C\A sono sottogruppi normali di G e si ha [(A\B)(B\C)(C\A);G]A\B\C.

In particolare A\B, B\C e C\A sono contenuti in Z2(G) e se A\B\Cˆ f1gessi sono contenuti in Z(G).

DIM. Il sottogruppo A\B eÁ centralizzato da A e da B. Siccome C normalizza B e B eÁ ciclico, ne segue che C normalizza A\B e dunque A\B/G. In maniera analoga si prova cheB\C/GeC\A/G.

Se A\B\Cˆ f1g allora, se si procede come nella prima parte della dimostrazione del Lemma 1, si prova che [A\B;G]ˆ f1g, [B\C;G]ˆ f1g e [C\A;G]ˆ f1g. Dunque [(A\B)(B\C)(C\A);G]A\B\Ce sic- comeA\B\CZ(G) l'asserto eÁ dimostrato. p LEMMA4. Sia G un gruppo isomorfo a un quoziente di M(r;s;t)con r;s;t2Ztutti maggiori di0. Se Z(G)ˆ f1gallora G eÁ metabeliano.

DIM. Il Lemma 3 ed il fatto cheZ(G)ˆ f1gporgono che A\BˆB\CˆC\Aˆ f1g:

Quindi, per il punto (4) del Lemma 2, arrˆbssˆcttˆ1. Si conclude in quantoG0ˆ har;bs;ctieG00ˆ harr;bss;ctti. p

(10)

LEMMA5.Sia Pˆ hxiun gruppo ciclico di ordine pn e sia A un sot- togruppo ciclico diAut(P)di ordine pk. Allora esiste un opportunoa2A che genera A con xaˆx`tale che

(1) se p>2allora`ˆ1‡pn k;

(2) se pˆ2allora si possono dare i seguenti casi (i) `ˆ1‡2n k 1,

(ii) `ˆ 1‡2n k 1, (iii) kˆ1 e`ˆ 1.

DIM. L'asserto discende facilmente dal Lemma 5.4.1 di [3] e da semplici

considerazioni aritmetiche. p

EÁ conveniente dimostrare a parte che la Proposizione 3 eÁ valida nel caso deip-gruppi.

LEMMA6. Sia G un p-gruppo (finito) fattorizzato tramite tre sotto- gruppi ciclici A, B e C tali che[A;B]A,[B;C]B e[C;A]C. Allora G00Z(G)eg3(G)Z(G0).

DIM. SiaAˆ hai,Bˆ hbieCˆ hciconabˆa1‡r,bc ˆb1‡secaˆc1‡t. Si osservi che, per ogni i;j;k2Z, si ha (ai)bˆ(ai)1‡r, (bj)c ˆ(bj)1‡s e (ck)aˆ(ck)1‡t. Si p uoÁ quindi supporre (rimpiazzando eventualmentea,bec con opportune loro potenze) che gli automorfismi indotti per coniugio daa, becrispettivamente suC,AeBabbiano la forma descritta dal Lemma 5.

SeK 2NeK ˆ pn‡Hpn‡1 (conH;n2N) si scriveraÁKˆ pn‡

‡w(n) e, quando non vi sia possibilitaÁ di confusione,Kˆ pn‡w.

Tenendo presente che

G0ˆ har;bs;cti; G00ˆ harr;bss;ctti e

[G;G;G]ˆ har2;bs2;ct2;ar;bs;cti si devono considerare vari casi.

IoCaso.rˆpa,sˆpb etˆpg (a;b;g2N).

Si puoÁ supporreabg (il casoagb si tratta in maniera ana- loga).

Con le notazioni introdotte sopra si ha

rˆpa‡b‡w; sˆpb‡g‡w e tˆpa‡g‡w:

(11)

Dalle relazioni (2) e (3) del Lemma 2 si ricava che l'ordine diadividep3a‡b, quello dibdividep3b‡g epa‡b‡2ge quello dicdividep2a‡b‡g.

Dal Lemma 2 discende [arr;b]ˆ[bss;c]ˆ[ctt;a]ˆ1.

Poi [c;arr]ˆc(1‡t)rr 1 e siccome (1‡t)rr 1ˆp2a‡b‡g‡w si ha [c;arr]ˆ1. Analogamente (1‡r)ss 1ˆpa‡2b‡g‡we siccome per ipotesi 3a‡ba‡2b‡g si ha [a;bss]ˆ1. Infine (1‡s)tt 1ˆpa‡b‡2g‡w e [b;ctt]ˆ1 porge cheG00Z(G).

Si ha [ar2;bs]ˆar2rˆ1, [bs2;ct]ˆbs2sˆ1 e [ct2;ar]ˆct2tˆ1. Poi [ct;ar2]ˆctf(1‡t)r2 1g, si ha tf(1‡t)r2 1g ˆp2a‡2g‡w e siccome

2a‡b‡g2a‡2grisulta [ct;ar2]ˆ1;

[ar;bs2]ˆarf(1‡r)s2 1g, si ha rf(1‡r)s2 1g ˆp2a‡2b‡w e siccome 3a‡b2a‡2brisulta [ar;bs2]ˆ1;

[bs;ct2]ˆbsf(1‡s)t2 1g, si ha sf(1‡s)t2 1g ˆp2b‡2g‡w e siccome a‡b‡2g2b‡2grisulta [bs;ct2]ˆ1;

[ar;bs]ˆar2,r2ˆp2a‡2b‡w, 3a‡b2a‡2b e quindi [ar;bs]ˆ1;

[ct;ar]ˆctf(1‡t)r 1g,tf(1‡t)r 1g ˆpb‡2g‡w, 2a‡b‡ga‡b‡2g e quindi [ct;ar]ˆ1;

[bs;ct]ˆbs2,s2ˆp2a‡2b‡w,a‡b‡2g2a‡2be quindi [bs;ct]ˆ1;

[ar;bs]ˆarf(1‡r)s 1g,rf(1‡r)s 1g ˆp2a‡b‡g‡w, 3a‡b2a‡b‡g e quindi [ar;bs]ˆ1;

[ct;ar]ˆct2,t2ˆp2a‡2g‡w, 2a‡b‡g2a‡2ge quindi [ct;at]ˆ1;

la dimostrazione che [bs;ct]ˆ1 richiede un trattamento diverso.

Dalla relazione (1) del Lemma 2 si ricava c tˆa(1‡r)rb(1‡s)sctt. Si ha [bs;ar]ˆa r2 ˆ1 (per quanto visto sopra) e [bs;ctt]ˆ1 p er- che sf(1‡s)tt 1g ˆpa‡2b‡2g‡w e a‡b‡2ga‡2b‡2g. Ov- viamente bs commuta con b(1‡s)s e quindi [bs;ct]ˆ1.

IIo Caso. pˆ2 e 1‡rˆ 1‡2a, 1‡sˆ 1‡2b e 1‡tˆ 1‡2g (a;b;g2N).

Questo caso comprende anche il caso (iii) del Lemma 5 (se, ad esempio,b induce l'inversione suAsi puoÁ sempre scrivereabˆa 1‡2jAj).

Anche in questo caso si puoÁ supporre abgin quanto l'altra pos- sibilitaÁ si tratta in maniera analoga. A titolo esemplificativo viene consi- derato solamente il caso

1‡rˆ 1‡2a; 1‡sˆ1‡2b e 1‡tˆ1‡2g in quanto gli altri casi sono del tutto simili.

(12)

Si ha

rˆ 2‡2aˆ 2‡w; sˆ2b e tˆ2g da cui

rˆ2b‡1‡w; sˆ2b‡g‡w e tˆ2g‡1‡w:

Dal Lemma 2 si ottiene che l'ordine diadivide 2b‡3, quello dibdivide 23b‡ge 2b‡2g‡1e quello dicdivide 2b‡g‡2. Da (1‡t)rr 1ˆ2b‡g‡2‡wsi ha [c;arr]ˆ1. Da (1‡r)ss 1ˆ 2a‡2b‡g‡w e b‡3a‡2b‡g si ha [a;bss]ˆ1. Infine da (1‡s)tt 1ˆ2b‡g‡2‡web‡g‡2b‡2g‡1 si ottiene [b;ctt]ˆ1.

Questo prova cheG00Z(G); il fatto che [G;G;G]Z(G0) si dimostra in

maniera analoga. p

DIMOSTRAZIONE DELLAPROPOSIZIONE3. SiaAˆ hai,Bˆ hbieCˆ hci.

Conviene iniziare dimostrando cheGeÁ supersolubile. Ragionando come nella dimostrazione della Proposizione 1 si ricava che seAG,BGeCGsono tutti identici alloraGeÁ nilpotente e quindi (essendo finitamente generato) supersolubile. Esclusa tale possibilitaÁ, si devono distinguere quattro casi.

(a) I tre sottogruppiA,BeCsono finiti.

In questo caso si ragiona per induzione sujAj ‡ jBj ‡ jCj(la base del- l'induzione eÁ triviale). SeAG6ˆ f1g, l'ipotesi induttiva applicata aG=AGed il fatto che AG eÁ ciclico porgono la conclusione. Si ragiona in maniera analoga seBG6ˆ f1goCG6ˆ f1g.

(b) Uno solo tra i gruppiA,BeCeÁ infinito.

Non eÁ restrittivo supporre che siaCad avere cardinalitaÁ infinita; in tal caso si ragiona per induzione su jAj ‡ jBj. SeAG6ˆ f1g (o BG6ˆ f1g) l'i- potesi induttiva applicata aG=AG(ovvero aG=BG) e il fatto cheAG(eBG) eÁ ciclico permettono di concludere. SeCG6ˆ f1gallora inGˆG=CGancheC risulta finito e si conclude per il punto precedente.

(c) Uno solo tra i sottogruppiA,BeCeÁ finito.

Si supponga che sia Aad essere finito. In questo caso si ragiona per induzione su jAj. Se AG6ˆ f1g si conclude per l'ipotesi induttiva, se BG6ˆ f1g(oppureCG6ˆ f1g) allora, considerandoG=BG(oppureG=CG), si eÁ ricondotti al caso (b).

(d) I tre sottogruppiA,BeCsono infiniti.

(13)

Allora quozientandoG tramiteAG (ovveroBG oCG) si eÁ ricondotti al caso precedente.

Per dimostrare che G00Z(G) e g3(G)Z(G0) si devono distinguere cinque casi (tenendo conto del fatto che gli unici automorfismi del gruppo ciclico infinito sono l'identitaÁ e l'inversione).

(1) [a;b]ˆ1 (o [b;c]ˆ1 o [c;a]ˆ1).

In questo caso il gruppoABeÁ abeliano eGsi fattorizza nel prodotto dei due sottogruppi abelianiABeC. Per un noto risultato dovuto a Itoà ([5])G risulta metabeliano e in questo caso l'asserto eÁ dimostrato.

(2)abˆa 1,bc ˆb 1ecaˆc 1.

In questo caso si haG0ˆ ha2;b2;c2ie si verifica facilmente cheG0risulta abeliano.

(3)abˆa 1,bcˆb 1,caˆc1‡t,bha ordine infinito echa ordine finito.

Dall'identitaÁ di Hall-Witt si ottiene [a;b;ca][c;a;bc][b;c;ab]ˆ1 da cui [a 2;c]a[ct;b]c[b 2;a]bˆ1 e (c(1‡t)2 1)a 1ˆ(b 1‡( 1)t)c. Siccome per ipotesi cha ordine finito ebha ordine infinito i due membri dell'ultima uguaglianza devono ridursi all'identitaÁ e quindi [c;a2]ˆ1 e [b;ct]ˆ1. Si ha ovviamente [a;b2]ˆ1 e quindiG0ˆ ha2;b2;ctirisulta abeliano.

(4)abˆa 1,bcˆb1‡s,caˆc1‡t,bechanno ordine finito eaha ordine infinito.

Siccome b e c hanno ordine finito si puoÁ supporre s1 e t1. Da [a;b;ca][c;a;bc][b;c;ab]ˆ1 segue [a 2;c]a[ct;b]c[bs;a]bˆ1 e [a;bs]2BC.

Ma [a;bs]ˆa 1‡( 1)seaha ordine infinito mentreBCeÁ un sottogruppo finito di G, dunque [a;bs]ˆ1. Si ha poi [c;a2]a 1ˆ(bs)c (ovesˆ(1‡s)jtj 1).

PoicheÂA\B\Cˆ f1gil Lemma 3 porgeB\CZ(G) e quindibs2Z(G) e [c;a2]ˆc2t‡t2 2Z(G). Si ha bsˆ(bs)cˆb(1‡s)s da cui bssˆ1 e quindi [bs;ct]ˆ1. Analogamente c2t‡t2 ˆ(c2t‡t2)aˆc(1‡t)(2t‡t2) porge [ct;a2]ˆ1.

Siccome [a2;bs]ˆ1 ne risulta cheG0ˆ ha2;bs;ctieÁ abeliano.

(5)abˆa1‡r,bcˆb1‡s,caˆc1‡t, cona,becdi ordine finito.

Non eÁ restrittivo supporrer;s;t1. Inoltre in questo casoGha ordine finito; per provare l'asserto si ragiona per induzione su jGj (la base del- l'induzione essendo triviale).

SianoN1 eN2 due sottogruppi normali minimali distinti diG. Allora, postoG1ˆG=N1eG2ˆG=N2, dall'ipotesi induttiva si ricava

[G00i;Gi]ˆ f1g ˆ[[Gi;Gi;Gi];G0i] (i2 f1;2g)

(14)

da cui [G00;G]N1\N2ˆ f1g, [[G;G;G];G0]N1\N2ˆ f1ge in questo caso l'asserto eÁ provato.

Quindi si puoÁ supporre cheGammetta un unico sottogruppo normale minimoN; taleNrisulta essere unp-gruppo per qualche numero primop.

Ne discende che FˆF(G), il sottogruppo di Fitting di G, eÁ un p-sotto- gruppo diG. Inoltre, essendoGsupersolubile, si haG0F(5.4.10 di [12]) e FeÁ unp-sottogruppo di Sylow diG.

Si puoÁ scrivereaˆa1a2,bˆb1b2ecˆc1c2cona1,b1ec1p-elementi di G(necessariamente contenuti inF) ea2,b2ec2elementi di ordine coprimo con p. Si ha Fˆ ha1;b1;c1i e posto Hˆ ha2;b2;c2i si verifica (tenendo conto cheb2normalizzaha2i,c2normalizzahb2iea2normalizzahc2i) cheH eÁ unp0-sottogruppo diG; si ha quindiGˆFH,F\Hˆ f1g. Inoltre, poi- cheÂG=FeÁ abeliano, ancheHrisulta abeliano.

Sia c26ˆ1. Si ha [H;c2]ˆ f1g e [c1;c2]ˆ1, inoltre [c2;a1]2 2F\ hc2i ˆ f1g. Quindi [G;c2]ˆ h[b1;c2]i e siccomehb1i eÁ un p-gruppo mentrec2induce unp0-automorfismo suhb1isi ha [h[b1;c2]i;c2]ˆ h[b1;c2]i.

Non si puoÁ avere [b1;c2]ˆ1 perche in tal caso c22Z(G)F. Quindi h[b1;c2]ideve contenereN, l'unico sottogruppo minimale diG, e siccome h[b1;c2]i \Z(G)ˆ f1g si deve avere Z(G)ˆ f1g. Dal Lemma 4 discende cheGeÁ metabeliano e in questo caso l'asserto eÁ dimostrato.

Si conclude allo stesso modo sea26ˆ1 o b26ˆ1. Infine, nel caso in cui a2ˆb2ˆc2ˆ1, GˆF eÁ un p-gruppo (finito) e il Lemma 6 porge la

conclusione. p

5. Dimostrazione del Teorema 1.

EÁ conveniente enunciare la seguente generalizzazione del Lemma 2.

LEMMA7.Siano r;s;t2Ztutti diversi da0e da 2e sia Gˆ ha;b;ci un quoziente di M(r;s;t)ˆ ha;b;cjabˆa1‡r ;bcˆb1‡s ;caˆc1‡t i, allora G eÁ finito e risulta

(1) hari hbs;cti,hbsi har;ctiehcti har;bsi;

(2) arr2 hbi,bss2 hci,ctt 2 hai;

(3) ar2rˆ1, bs2sˆ1, ct2t ˆ1;

(4) asr2 hci,bts2 hai,crt 2 hbi;

(5) astrˆ1, brtsˆ1, crst ˆ1.

DIM. Utilizzando l'identitaÁ di Hall-Witt [a;b;ca][c;a;bc][b;c;ab]ˆ1 si

(15)

perviene a

[ar;ca][ct;bc][bs;ab]ˆ1 da cui

[a;bs]b[b;ct]c[c;ar]aˆ1:

Ses>0 allora [a;bs]ˆar; se inveces<0 allora [a;bs]ˆ[a;b s] bs ˆ

ˆ(ar) bs. Analogamente se t>0 allora [b;ct]ˆbs, se t<0 allora [b;ct]ˆ[b;c t] ct ˆ(bs) ct e se r>0 allora [c;ar]ˆct mentre se r<0 allora [c;ar]ˆ[c;a r] ar ˆ(ct) ar. Siaa b1‡s ˆai,b c1‡t ˆbj ec a1‡r ˆck allora, posto

lˆ 1‡r ses>0 i ses<0

mˆ 1‡s set>0 j set<0

nˆ 1‡t ser>0 k set<0;

si ottiene

alrbmscntˆ1:

(@)

Per dimostrare cheGeÁ finito si devono considerare due casi.

Almeno uno traa,becha ordine finito.

Non eÁ restrittivo supporre che siaaad avere ordine finito; siajhaij ˆm.

Alloracˆcamˆc(1‡t)me quindi (siccome 1‡t6ˆ 1),cha ordine finito che divide (1‡t)m 1. Sejhcij ˆn, ragionando in maniera analoga, si prova chebha ordine finito che divide (1‡s)n 1. Siccome ogni elemento diGsi puoÁ scrivere nella formaaibjck(coni;j;k2Zopportuni) si puoÁ concludere che, in questo caso,Gha ordine finito.

I tre elementia,bechanno tutti ordine infinito.

Ragionando per assurdo si dimostra che questo caso non si puoÁ dare.

Posto a1ˆalr,b1ˆbms e c1ˆcnt si ha a16ˆ1, b16ˆ1,c16ˆ1 e, per (@), a1b1c1ˆ1. Si osservi che non eÁ restrittivo supporrelr>0 (in caso con- trario, in luogo dia1,b1 ec1, si considerano i rispettivi inversi). Si ottiene quindi

b11a11ˆc1ˆcc1ˆ(b11a11)c ˆb11 sa1c

e [a1;c]ˆb1s. Siccome a1ˆalr risulta [a1;c]ˆc1 (1‡t)lr 2 hci e dunque l'elementob2ˆbs1appartiene ahbi \ hci. Ma allora

b2ˆbc2ˆb(1‡s)2

ebdovrebbe avere ordine finito, contraddicendo le ipotesi.

(16)

Tenendo presente chea,bechanno ordine finito si ottiene halri ˆ hari; hbmsi ˆ hbsi e hcnti ˆ hcti;

utilizzando tali uguaglianze si dimostra facilmente (1).

Il punto (2) si ricava ragionando come nella dimostrazione del punto (4) del Lemma 2.

Dal punto (2) si ottiene

1ˆ[arr;b]ˆar2r; 1ˆ[bss;c]ˆbs2s e 1ˆ[ctt;a]ˆct2t; il che prova il punto (3).

Tenendo conto cheG eÁ finito, la Proposizione 3 porge chear,bs e ct commutano tra loro. Per (1) si puoÁ scriverearˆbiscjt(i;j2Zopportuni) e quindiasrˆ(biscjt)sˆbisscjst. PoicheÂ, per (2),bss2 hcisi puoÁ concludere cheasr2 hci. In maniera del tutto analoga si prova chebts2 haiecrt2 hbi.

Infine, per dimostrare (5), si puoÁ scrivereasrˆck(k2Zopportuno) da cuiasrˆ(ck)aˆck(1‡t) ˆa(1‡s)treastrˆ1. Allo stesso modo si verifica che

brtsˆ1 ecrstˆ1. p

DIMOSTRAZIONE DEL TEOREMA1. Sia G un quoziente di M(r;s;t) con r;s;t2Z. Il fatto che, ser6ˆ0; 2,s6ˆ0; 2 et6ˆ0; 2,GeÁ finito discende dal Lemma 7 (la dimostrazione fornita in [7], dove viene esplicitato solo il caso r;s;t2N, non eÁ molto chiara). I fatti cheGeÁ supersolubile, cheG00Z(G) e cheg3(G)Z(G0) discendono direttamente dalla Proposizione 3. Per dimo- strare che, sotto tali ipotesi, l'ordine diGdividej(r;s)(s;t)(t;r)rstjsi ragiona per induzione sujGj(la base dell'induzione essendo triviale).

Il gruppoLˆ har;bs;ctieÁ un sottogruppo diGcontenuto ing3(G), in particolareLeÁ abeliano. InoltreL/Ginfatti [ar;b]ˆarr2Lpoi, siccome rdivider, si p uoÁ scrivererˆrke poiche [c;ar]ˆctect commuta conce conar(in quantoar2G0) si ha [ar;c]ˆ[c;ark] 1ˆ[c;ar] kˆc kt2L. In maniera analoga si prova che [bs;a];[bs;c];[ct;a];[ct;b]2L.

SeLˆ f1gallora l'ordine diGdividejrstje l'asserto eÁ dimostrato. Si puoÁ quindi assumere cheL6ˆ f1g. Siapun divisore primo dell'ordine diL.

SeLnon eÁ unp-gruppo si puoÁ scrivereLˆL1L2conL1p-sottogruppo non banale eL2p0-sottogruppo non banale. Per l'ipotesi induttiva gli ordini dei due gruppi G=L1 e G=L2 dividono entrambi j(r;s)(s;t)(t;r)rstj e sic- come (jL1j;jL2j)ˆ1 anche l'ordine diGdeve dividere tale numero.

Si supponga quindi cheLsia un p-gruppo. PoicheÂG=Lha ordine che dividejrstjper dimostrare l'asserto eÁ sufficiente far vedere che l'ordine di Ldivide (r;s)(s;t)(t;r); per far questo si sfrutta il fatto che il reticolo dei sottogruppi di unp-gruppo ciclico eÁ totalmente ordinato.

(17)

Siarˆpar0,sˆpbs0,tˆpgt0con (r0s0t0;p)ˆ1; si puoÁ supporre (even- tualmente rinominando gli elementi a, b e c) che abg oppure che agb. Si p uoÁ inoltre considerare solamente il casoabgin quanto l'altro caso eÁ del tutto simile. Siccome (r;s)ˆpa(r0;s0), (s;t)ˆpb(s0;t0) e (t;r)ˆpa(t0;r0) saraÁ sufficiente dimostrare chejLjdividep2a‡b.

Dal Lemma 7 si ottieneLˆ har;bsi.

Ancora dal Lemma 7 si ottiene ap2arˆ1 da cui apa‡brˆ1 e arsrˆ1;

poicheÂcrstˆ1 risulta anchebrssˆ1.

Sempre per il Lemma 7 si ha arr2A\B; a questo punto si possono dare due casi

harri hbssi.

Siccome arr;bss2 hbssi l'ordine di L=hbssi divide pa‡b e poiche brssˆ1 l'ordine diLdividep2a‡b.

harri hbssi.

Siccome arr;bss2 harri l'ordine di L=harri divide pa‡b e poiche ar2sˆ1 l'ordine diLdividep2a‡b.

Dunque in ogni casojLjdivide (r;s)(s;t)(t;r) e l'asserto eÁ dimostrato. p OSSERVAZIONE5. SiaGˆM(r;s;t) e si supponga cheGsia finito. SepeÁ il piuÁ piccolo divisore primo dijGj, siccomeGeÁ supersolubile esso ammette unp-complemento normale (si veda 5.4.8 di [12]). In particolare essendo

G=G0'CrCsCt

serˆpa,sˆpbetˆpgalloraRM(r;s;t) (il quoziente diGtramite il suo residuale nilpotente) eÁ unp-gruppo isomorfo a unp-sottogruppo di Sylow di G. Inoltre il residuale nilpotenteN diGeÁ abeliano e non eÁ difficile dimo- strare che il suo ordine eÁjrstjp0 (sen2Nconnp0 si indica lap0-parte din cioeÁ quel numeron0tale chenˆpln0con (n0;p)ˆ1 mentre connpˆplsi indica lap-parte din).

L'esatta determinazione dell'ordine vˆvp(a;b;g) di RM(pa;pb;pg) sembra peroÁ abbastanza difficile. Numerosi esperimenti condotti col soft- wareGAPportano a congetturare chevdivida sempre il numero

VˆVp(a;b;g)ˆ (pa;pb)(pb;pg)(pg;pa)[rst]p=(pa;pb;pg) sep6ˆ3 3(3a;3b)(3b;3g)(3g;3a)[rst]3=(3a;3b;3g) sepˆ3 (

Per l'Osservazione 3 si havp(g;g;g)ˆVp(g;g;g) ma, in generale, puoÁ ac- cadere chev6ˆVcome mostrano i risultati riportati nella Tabella 2. Si osservi che in tutti i casi considerati si havp(a;b;g)ˆvp(a;g;b); risulta peroÁ (ad esempio)jM(2;4;8)j ˆ216313313 mentrejM(2;8;4)j ˆ216352412.

(18)

Un altro problema che sembra di non facile soluzione eÁ la determina- zione dell'esatta classe di nilpotenza diRM(r;s;t).

TABELLA2.

pˆ2 pˆ3 pˆ5

a b g v V=v classe v V=v classe v V=v classe

1 1 1 211 1 4 39 1 5 58 1 3

1 1 2 212 1 5 311 1 5 510 1 4

1 2 2 214 1 6 313 3 5 513 1 5

2 2 2 216 1 3 317 1 4 516 1 3

1 2 3 216 1 6 315 3 5 515 1 5

1 3 2 216 1 7 315 1 6 515 1 6

2 2 3 218 1 4 319 1 4 518 1 4

2 2 4 220 1 4 321 1 5 520 1 4

1 3 5 222 2 7 321 9 6 521 5 6

1 5 3 222 2 9 321 9 8 521 5 8

3 3 3 224 1 3 325 1 4 524 1 3

1 4 6 226 4 8 325 27 7 525 25 7

1 6 4 226 4 10 325 27 9 525 25 9

2 4 5 228 1 5 328 1 5 528 1 5

2 4 6 230 1 5 330 3 5 530 1 5

OSSERVAZIONE6. Non eÁ difficile dimostrare che sep6ˆ2 o sepa,pbepg sono tutti maggiori di 4 alloraRM(pa;pb;pg) eÁ un p-gruppopowerfulnel senso della definizione data in [8]. Ne segue che seM(r;s;t) eÁ finito allora un suop-sottogruppo di Sylow eÁ unp-gruppopowerfulper ogni numero primo disparip(si rammenti cheM(r;s;t) eÁ supersolubile e si veda 5.4.8 di [12]).

OSSERVAZIONE7. Vi eÁ un altro caso in cuiM(r;s;t) risulta finito. Si sup- ponga infattirˆ 2 e siasˆ2s1‡1 dispari; allorarˆ(1‡r)jsj 1ˆ 2, sˆ(1‡s)jtj 1 etˆ(1‡t)2 1. Condizione necessaria e sufficiente af- fincheÂM( 2;2s1‡1;t) sia finito eÁ cher,setsiano tutti diversi da 0, il che accade se e solo set62 f 2;0g. In questo caso si puoÁ dimostrare che

jM( 2;2s1‡1;t)j ˆ jrstj:

(19)

OSSERVAZIONE8. Mentre questo lavoro era in fase di revisione eÁ ap- parsa la pubblicazione [2] in cui vengono studiati i gruppiG(a;b;c;d;e;f) definiti dalla presentazione

hx;y;zj(xa)yˆxb;(yc)zˆyd;(ze)xˆzfi; a;b;c;d;e;f 2Z:

Si ha ovviamente M(r;s;t)ˆG(1;1‡r;1;1‡s;1;1‡t) e quindi i gruppi G(a;b;c;d;e;f) costituiscono una generalizzazione di quelli considerati nel presente lavoro. Il Teorema 2 di [2] stabilisce che, se (a;b)ˆ

ˆ(c;d)ˆ(e;f)ˆ1 e se nessuna delle tre coppie di parametri eÁ uguale a (1;1), allora G(a;b;c;d;e;f) ammette un quoziente universale QˆQ(a;b;c;d;e;f) tra quelli in cui x, y e z hanno ordine finito, Q eÁ finito e risolubile e Q0 eÁ nilpotente di classe al piuÁ due.

Non eÁ difficile vedere come, utilizzando con poche modifiche la dimo- strazione del Teorema 1, sia possibile affermare che risultaQ00Z(Q) (si veda l'Osservazione 2).

Si osservi anche che in [11] eÁ dimostrato che, se 1a<b, 1c<d e (a;b)ˆ(c;d)ˆ1, allora G(a;b;c;d;1;f) ha ordine finito (si veda anche il Lemma 6 di [2]). D'altro canto eÁ facile dimostrare che Q(n;n‡1;n;n‡1;n;n‡1)ˆ f1g per ogni n2Z; tenendo conto di al- cuni risultati ottenuti in [2] appare ragionevole formulare la seguente

CONGETTURA. Il gruppo G(n;n‡1;n;n‡1;n;n‡1) risulta infinito per ogni n2Zn f 2; 1;0;1g.

In [10] Neumann afferma che se 2a jbj, 2c jdj e 2e jfj alloraG(a;b;c;d;e;f) eÁ un gruppo infinito; purtroppo la dimostrazione da lui fornita non eÁ corretta.

Ringraziamenti. L'autore esprime la sua gratitudine all'anonimo re- feree per l'attenta e puntigliosa lettura del testo, grazie alla quale alcuni errori e parecchie inesattezze hanno potuto essere eliminati dalla versione finale di questo lavoro.

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Manoscritto pervenuto in redazione il 4 luglio 2008

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