R ENDICONTI
del
S EMINARIO M ATEMATICO
della
U NIVERSITÀ DI P ADOVA
D IONIGI G ALLETTO
Premesse alla cosmologia razionale
Rendiconti del Seminario Matematico della Università di Padova, tome 68 (1982), p. 295-324
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cosamologia
DIONIGI GALLETTO
(**)
1. Introduzione.
Nel lavoro
[7]
è statapresentata
una rielaborazione e sistemazioneorganica
di vari risultati di naturacosmologica conseguiti
in prece- denti lavori eoperando puramente
nell’ambito della meccanica new-toniana. Da
questa
rielaborazione è emersa una teoria dei riferimenti fisiciche,
a differenza diquanto
accade per i riferimenti inerziali iquali
costituiscono una pura astrazione che non trova riscontro nella realtàfisica,
tiene conto delle indicazioni fornitedall’esperienza.
Inol-tre,
essendo i riferimenti fisici individuati dacorpi
che mutuamentesi
attraggono,
è evidente che detta teoria risulta necessariamente con- nessa alla teoria newtoniana dellagravitazione.
L’osservazione astronomica indica che su
larga
scala l’Universo sipresenta
omogeneo eche,
risultando trascurabili i movimentiirregolari
locali delle
galassie rispetto
al movimento d’insiemedell’U’niverso,
ilsuo
comportamento rispetto
a un riferimentoJ’o
individuato dalla nostragalassia
e da tregalassie
lontane ad essa noncomplanari
ètale che le velocità delle
generiche galassie
risultano radialirispetto
a detto riferimento.
Da
queste semplici
indicazioni segue che i riferimenti individuati daquaterne
digeneriche galassie
noncomplanari (riferimenti naturali)
si muovono tra loro di moto traslatorio e che
rispetto
ad ognuno di essi l’Universo(che
è ritenuto esteso a tutto lospazio) presenta
il medesimo(*)
Lavoroeseguito
nell’ambito del G.N.F.M. del C.N.R.(**) Indirizzo dell’A.: Istituto di Fisica Matematica J.-L.
Lagrange »,
Via Carlo Alberto 10, 10123 Torino.
comportamento cinematico,
espresso dallalegge
diHubble,
laquale,
stabilita per via
empirica
da Hubble nel 1929(1),
è in realtà una direttaconseguenza delle suddette
indicazioni,
assunte comeipotesi
unita-mente a
quella
che lospazio
fisico sia euclideo.Una volta stabilita
l’equivalenza
dalpunto
di vista cinematico dei riferimenti naturali(nel
senso che l’Universopresenta
dalpunto
divista cinematico il medesimo
comportamento rispetto
adessi),
in[7]
se ne è
provata l’equivalenza
anche dalpunto
di vista dinamico. Per ottenerequesto
risultato si èperò assegnato
al riferimento naturale y almenoinizialmente,
un carattere di riferimentoprivilegiato che,
anchese a
posteriori
vienepoi rimosso,
non elimina affattol’impressione
chealla base dell’intera
costruzione,
almeno perquanto
concernel’aspetto dinamico,
vi sia ancora l’intervento determinante di un riferimento assoluto.Inoltre,
nella suddettaesposizione, partendo
dalle medesimeipotesi,
ysi è
giunti
alla conclusione che la forza che si esercita tra duegalassie qualsiasi
èproprio
espressa dallalegge
digravitazione
universale. Tale risultato è statoperò
ottenuto considerando il caso in cui l’Universo è esteso a tutto lospazio
come caso limite del caso in cui esso sia limi-tato,
caso in cui il suddetto risultato sipuò
provare, senza dubbi disorta, partendo
dalle medesimeipotesi (con
alpiù, eventualmente, quella aggiuntiva
che la forza che si esercita tra duegalassie
ammettaun
polo
al tendere a zero delladistanza) (2).
È
evidente che un simile modo diprocedere
peracquisire
il suddetto risultatopuò
dare adito aperplessità
ed èquindi
anche perquesta ragione
che si è ritenutoopportuno
riesaminare ex novo l’intera teoria dei riferimenti naturali con le relative conseguenzecosmologiche, completate
con un cenno alleimplicazioni
che ne derivano non appena sitenga
conto delcomportamento
della velocità della luce.Nel
presente
lavoro si è cospervenuti
astabilire,
tral’altro, l’equi-
valenza dinamica dei riferimenti naturali evitando di assegnare ad alcuno di essi il benché minimo carattere di riferimento
privilegiato.
E per
quanto
concerne lalegge
digravitazione universale,
y senza af-fatto considerare il caso in cui l’Universo è esteso a tutto lo
spazio
comecaso
limite,
si èpervenuti
al risultato che a determinare il moto di unagenerica galassia rispetto
a unqualsiasi
riferimento naturale inter-(1) Cfr. [15].
(2) Si veda in
proposito quanto esposto al §
7 del presente lavoro. Sitenga
anche conto di
quanto
detto nella nota(19).
vengono soltanto le forze a distanza espresse dalla
legge
digravita-
zione universale
(il che, naturalmente,
non èperò
sufficiente perpoter
asserire che dette forze siano le uniche che si esercitano tra le
galassie,
a meno
che,
comegià
si èdetto,
non si consideri il caso in cui l’Uni-verso è esteso a tutto lo
spazio
come casolimite). Quanto
sopra basta per provare l’inconsistenza della convinzionepressoché generale
chenon sia
possibile applicare
la teoria newtoniana dellagravitazione
alcaso di un fluido omogeneo esteso a tutto lo
spazio.
Si è inoltre
posta
nella dovuta evidenzal’impossibilità
didistinguere
per detti riferimenti tra forze di trascinamento e forze effettive
(forze gravitazionali), impossibilità
che discende in ultima analisi dall’indi-stinguibilità
tra massa inerziale e massagravitazionale, indistingui-
bilità che a sua
volta,
schematizzando l’Universo in un fluido omogeneo, viene ad essereimposta
addiritturadall’omogeneità,
senza affattodover far ricorso a
quanto
indica alriguardo l’esperienza.
Il lavoro si conclude con un cenno, come
già
si èdetto,
alleimplica-
zioni che discendono dalla costanza della velocità della luce
rispetto
ai riferimenti naturali. Da
questa proprietà
segue che la metrica dellospazio-tempo
èproprio quella
introdotta da Einstein e de Sitter nel 1932operando
nell’ambito della relativitàgenerale
e chel’energia
meccanica delle
galassie
nelleipotesi
sopra elencate è necessariamente nulla. E infine segueche,
nel contesto diquesta metrica,
la formaintrinseca delle
equazioni
dellacosmologia newtoniana,
che discendonounicamente dalle
ipotesi
sopra elencate senza affatto far ricorso alla teoria newtoniana dellagravitazione,
si traduceproprio
e necessaria- mente nelleequazioni
della teoria einsteiniana dellagravitazione.
2.
Equivalenza
dalpunto
di vista cinematico dei riferimenti naturali.Le
ipotesi
su cui si fondano le considerazioni che seguono sono:a)
lospazio
fisico è l’ordinariospazio
euclideo a tredimensioni;
~3) l’Universo,
almeno sugrande scala,
è omogeneo ed è esteso atutto lo
spazio;
y)
ilcomportamento
dell’Universorispetto
alla nostragalassia
èisotropo,
nel sensoche,
considerato il riferimento individuato da unaterna di assi avente
l’origine
nel baricentro della nostragalassia
egli
assi diretti verso tre
galassie
lontane ad essa noncomplanari, rispetto
a tale riferimento le velocità delle
galassie
risultanopuramente
radiali.Le
ipotesi ~8)
ey)
sonosuggerite
dalle indicazioni osservazionali.Assumendo come schema per l’Universo
quello
della materiadisgre- gata,
l’Universo verràpertanto rappresentato
mediante un fluido(3) (fluido cosmologico)
- che nelseguito
verrà indicato in cui siano assentigli
sforzi interni ed esteso a tutto lospazio,
fluidoche,
stante
l’ipotesi
si riterrà omogeneo. Inproposito, soprattutto
invista delle considerazioni che verranno svolte nel
seguito,
è il caso dirilevare
esplicitamente
chel’omogeneità
per il fluido 4Y sipuò
definireprescindendo
dal concetto didensità, dopodiché quest’ultimo
sipuò
far discendere da
quello
diomogeneità.
L’ipotesi y) implica poi
che esista un riferimento conl’origine
in un elemento 0 di 4Y
rispetto
alquale 4Y
abbiacomportamento isotropo.
Indicata con
p(t)
la densità di 4Y eposto
dall’equazione
di continuità e dalprincipio
di conservazione della ma-teria si ottiene
(4)
dove P è un
qualsiasi
elemento di 4Y.Comunque
si consideripoi
l’elemento 0’ di 4Y e il riferimentocon
l’origine
in 0’ e in moto traslatoriorispetto
a la velocità di Prispetto
a risulta ancora espressa da(3)
tquesto
lo schema che usualmente viene adottato nelle trattazioni dicosmologia.
Alriguardo
è il caso di osservare che il rapporto tra il diametro di unagenerica galassia (stimato oggi
in circa 105 anniluce)
e il diametro della parte dell’Universooggi
accessibileall’indagine
astronomica(ritenendo
ovvia-mente lo
spazio
fisicoeuclideo)
è dell’ordine di 5 · 10-s.(4) Cfr. [7],2. t il caso di osservare che la
legge
(2) necessariamente im-plica
che la funzioneh(t)
abbial’espressione
(1): si veda inproposito
lanota (6)
di [7].con la stessa funzione
h(t)
che compare in(2).
Conformemente allaterminologia
introdotta in[7],
chiamati naturali i riferimenti esi
può quindi
affermare che:I. Il
presenta
il medesimocomportamento cinematico,
espresso dalla
legge (2), rispetto
a tutti iri f er2menti
naturali.Il riferimento dal
punto
di vistacinematico,
èquindi
assoluta-mente
indistinguibile
daogni
altro riferimento naturale.Da
(2)
si deducepoi
subitol’espressione
dell’accelerazione di Prispetto
a5G:
espressione che,
come subito segue da(2’ ) ,
risulta ovviamente avere la stessa forma inogni
riferimento naturale:3.
Equivalenza
dalpunto
di vista dinamico dei riferimenti naturali.In accordo con
quanto
indica l’osservazioneastronomica,
y salvo di-verso
esplicito avviso,
si riterrà che l’accelerazione di Prispetto
a5~
(e quindi rispetto
aogni
riferimentonaturale)
risulti diversa da zero(5).
Ciò premesso, si osservi che in tutto l’intervallo di
tempo,
eventual-mente
infinito,
in cui la funzioneh(t)
è di segno costante(ad esempio positivo:
caso in cui 4Y siespande,
che è il caso in accordo con la realtàquale oggi
sipresenta)
la densitàp(t)
risulta funzione monotòna di t in senso stretto equindi
funzione invertibiledi t,
che sipuò pertanto esprimere
in detto intervallo in funzionedi p. L’eguaglianza (3),
dove(5) Il parametro di decelerazione q, definito da
è ancora
oggi
assai mal conosciuto.Comunque
le indicazioni astronomiche forniscono per esso sistematicamente valoripositivi,
il che comportah -f-
h2 O, ossia, stante (3), un processo di decelerazione per il fluido 4Y equindi
per l’Universo.ora, stante
quanto
osservato al§ precedente,
il riferimento!!70
è unqualsiasi
riferimentonaturale,
sipuò pertanto
scriverecon la funzione continua non appena si
ritenga continua,
comed’altronde è
implicito
nelle considerazioni sino ad orasvolte,
la fun-zione
A +
h2. La suddetta considerazionepotendosi ripetere
perogni
intervallo in cui
h(t)
è di segno costante(6), l’eguaglianza (4) sussiste,
con
continua,
in tutto l’intervallo incui h + h2,
intesa ovvia- mente come funzione dit,
è continua.L’equaglianza (4)
indica che è la presenza della materia che costi- tuisce il fiuido Gll comeappunto esprime
la comparsa in essa delladensità ,u
a dareorigine
all’accelerazione di Prispetto
a5l (e quindi rispetto
aogni
altro riferimentonaturale),
accelerazione che risultaspecificata
non appena sia nota la funzione.F’(,u).
Intendendo per forza che
agisce
su P consideratarispetto
al riferi-mento
Tó
tutto ciò chepuò produrre
per .P’ un’accelerazionerispetto
a
l’eguaglianza (4),
in base allaprecisazione
fatta sopra, rappre- sental’equazione fondamentale
della dinamica scritta nel riferimento5G
per l’elemento P e riferita all’unità di massa, nel senso che
.F’(,u)
OPrappresenta
il risultante delle forzespecifiche (forze
per unità dimassa) (1)
cheagiscono
suP,
consideraterispetto
al riferimento5;.
Comunque
considerato un valore delladensità p
nel suo intervallodi variabilità
(che
è l’intervallo in cui è definitaI’(,u) ),
valore che verràancora indicato con ,u, e comunque considerata una sua
decomposizione
in due addendi e ,u2
soggetti
alla sola condizione di esserepositivi,
le accelerazioni a, a2 che si otterrebbero per P in
corrispondenza
aivalori,
,u, u1, ,u2 per la densità di U risulterebbero espresse daed è
pertanto
sufficiente fare ricorso alprincipio
disovrapposizione
delle(g)
È ovvio che il numero di detti intervalli èsuperiore
a uno se e solo se 4t non siespande
indefinitamente.(7) Per ulteriori eventuali
precisazioni
si vedail §
4.forze simultanee
(8),
ossia alprincipio
delparallelogrammo
delle acce-lerazioni,
per dedurre che deve risultareQuesta eguaglianza,
y dovendo sussistere perogni possibile
scelta di ,u1e ,u2, oltre che di p, stante la
supposta
continuità della funzioneimplica
a suavolta,
come è ben noto:con x costante
(x
=F(1)).
Posto
la sostituzione di
(5)
in(4)
dàluogo
ache è
l’equazione esplicita
del moto di Prispetto
alri f erimento
naturaleDetta
equazione
coincide conl’equazione
che si sarebbe ottenutaritenendo il riferimento
J"o inerziale,
nullo il risultante delle forze spe- cifiche a distanza esercitate su P dallaparte
di ~ esterna alla sfera materialeò4§p
di centro 0 eraggio )0P )
e le forze a distanza espresse dallalegge
digravitazione
universale costante digravitazione universale).
Nullaperò autorizza, a priori,
un tale modo diprocedere
che è
quello
che sino adoggi
è statoseguito
nelle trattazioni di cosmo-logia
fatte in termini newtoniani(9) . L’equazione (6)
è stata invecequi
ottenuta senzaimporre a priori
alcuna limitazione al riferimento~o
esoprattutto
senza far ricorso allalegge
digravitazione universale,
ricorrendo invece unicamente alle
ipotesi
fatte suipotesi
che sonosuggerite
dall’osservazione astronomica.Va inoltre detto
che,
conformemente aquanto
indica l’osservazione(8)
Il comune istante in cui le forzeagiscono
simultaneamente è ovvia- mentequello
in cui la densità di 4Y assume il valore M. Detto istante è univo- camente determinato soltanto se 4Y siespande
indefinitamente.(9) Si veda in
proposito
[7], 13.astronomica
(1°) (e
in accordo conquanto suggerisce
il fatto che le forzea distanza hanno carattere
attrattivo),
y il segno della costante k nonpuò
che esserepositivo.
Introducendo ilparametro
di decelerazione:si ottiene anzi
relazione
esprimente
che dalla conoscenza dei valori attuali di~,
si
può
risalire al valore della costantek,
con lapossibilità (sia
pure al momento ancorateorica,
stante lagrande
difficoltà che ancoraoggi
sussiste nel determinare i suddetti valori
attuali, specialmente quello
di
q)
di effettuare un confronto di tale valore con il valore della co-stante di
gravitazione
universalequale
viene determinato per via spe- rimentale. Ulteriori considerazioni eprecisazioni
alriguardo, special-
mente per
quanto
concerne q, verranno svolteal §
11 e inparticolare
nella nota
(33).
Va
poi esplicitamente osservato,
come d’altraparte
èimplicito
nelle considerazioni che hanno condotto a
(6), che, analogamente all’eguaglianza (2), l’equazione (6)
conserva immutata la sua forma inogni
riferimentonaturale,
nel sensoche,
comunque considerato un altro riferimento naturalel’equazione
del moto di Prispetto
adetto riferimento risulta espressa da
È
il caso anzi di osservare inproposito
che(6’)
segue direttamente da(6)
ed èquindi
sufficiente ottenere(6) rispetto
ad unassegnato
rife-rimento naturale per dedurre
l’equazione analoga
inogni
altro rife- rimento naturale. Infatti da(lo)
Si tengapresente quanto
ricordato in nota(5).
tenendo
presente (6),
segueche
corrisponde appunto
a( 6’ ) .
Osservando anche che il caso in cui l’accelerazione di P
rispetto
e
quindi rispetto
aogni
riferimentonaturale,
risulti nulla rientracome caso
particolare (caso
caratterizzato da k =0)
nellapresente esposizione,
si hapertanto :
II. Il
fluido presenta
il medesimocomportamento dinamico,
espresso
dall’equazione (6), rispetto
a tutti iri f erimenti
naturali.Ricordando il risultato 1 si
può quindi
affermare che:III. Tutti i
rz f erimenti
naturali sono tra loroequivalenti,
nel sensoche ah
ha,
sia dalpunto
di vista cinematico che daquello dinamico,
ilmedesimo
comportamento rispetto
ad essi.È
infine il caso di osservareche,
indicata conp(r) (con
r =IOPI)
una
qualsiasi
funzione il cuigradiente
risultiuguale
al secondo membro di(6),
si ha cheq(r)
soddisfaall’equazione
di Poisson:Dal confronto di
(6)
con(3)
seguepoi l’equazione
di evoluzione per il fluido ~r:da cui segue
con a costante di
integrazione,
ecc., conformemente aquanto esposto
in
[7],
4.4.
Digressione
sulle forzegravitazionali.
Premesso che si possono sempre
immaginare esperienze
edisposi-
tivi,
sia pure soltantoideali,
atti a fornire una valutazioneautonoma,
ossiaindipendente
daogni
considerazione di naturadinamica,
y delleforze a distanza
(forze gravitazionali,
chel’esperienza
indica essere ditipo attrattivo) (11)
-esperienze
edispositivi
attiquindi
a misurarel’intensità di dette forze -, le considerazioni svolte ai nn.
1, 2,
3 di[7], App. I, opportunamente adattate,
si possonoripetere
per duequal-
siasi elementi di
Esse,
facendo ricorso alprincipio
disovrapposi-
zione delle forze simultanee
(al quale
nel caso delle suddetteforze,
per
quanto
sopraosservato,
sipuò
dare una formulazione che pre- scinde daogni
considerazionedinamica)
e alprincipio
di azione ereazione, portano
all’introduzione pergli
elementi delle massegravitazionali
attiva epassiva
ed alla loro identificazione - la massagravitazionale
per detti elementi - non appena si assuma la stessa unità di misura per dette masse(ossia
uno stesso «campione »
a cuisi attribuisca massa
gravitazionale
attiva e massagravitazionale
pas- sivaunitarie).
D’altra
parte
l’introduzione delle forze è stata fattaal §
3 per viadinamica,
il checomporta l’introduzione,
accanto alla massagravita- zionale,
della massainerziale,
la cui identificazione con laprecedente,
in
generale, può
esserelegittimata
soltantodall’esperienza. È
sufficienteperò
tenerepresente l’omogeneità
di 4Yperché
per i suoi elementi nonsoltanto si vengano ad identificare le masse
gravitazionali
attiva e pas-siva,
come accade ingenerale
non appena si assuma la stessa unità di misura per dette masse, ma anche la massagravitazionale
con la massainerziale,
non appena, sceltaopportunamente
l’unità di misura per le forze(naturalmente
nella loro valutazione fatta in modoindipendente
da considerazioni
dinamiche),
si assuma per le suddette masse ancora una volta la stessa unità di misura. In altritermini,
nel caso di unmezzo continuo omogeneo, per l’identificazione delle masse inerziali dei suoi elementi con le
rispettive
massegravitazionali
non è affatto ne-cessario far ricorso al
principio
che sancisce l’identità tra le suddettemasse.
Pertanto,
nel caso di un continuo omogeneo, comeappunto
è ilcaso del fluido si
può semplicemente parlare
di massa dei suoi ele- menti e,conseguentemente,
come si è fatto sino ad ora, sipuò parlare semplicemente
della sua densitàp(t),
senzadistinzioni,
inpieno
accordocon
quanto
si è osservatoal §
2parlando dell’omogeneità
e della den-sità di E resta cos anche eliminata
ogni perplessità
chepoteva
essersorta nel momento in cui
al §
3 si èparlato
di forzespecifiche.
(11)
Comegià
è statoimplicitamente
escluso sino aquesto
momento, siesclude anche ora l’eventualità che i
punti
o elementi materiali considerati nelpresente §
possano essere elettrizzati.Inoltre,
tenendopresenti
le considerazioni eprecisazioni
orafatte,
le considerazioni svolte in
[7], App.
I pongono chiaramente in evi- denzache,
non appena siritenga (come,
almeno a livellolocale,
indical’esperienza)
che lagrandezza
della forza che si esercita tra due elementi Pe Q
di 4Ydipenda
unicamente da detti elementi e dalla lorodistanza,
essa risulta
uguale
alprodotto
della massa dei due elementi per unafunzione
positiva
della sola loro distanzaIPQI.
La forzache Q
esercita su P ha
poi,
per motivi disimmetria,
la direzione diPQ
e, stante il carattere attrattivo delle forze adistanza,
ne ha anche il verso.Pertanto,
considerato unqualsiasi
dominio limitato C dellospazio,
il risultante riferito all’unità di massa delle forze
gravitazionali
eserci-tate nell’istante t su un
qualunque
elemento P didagli
elementiQ
di 4Y che nell’istante t sono contenuti in CC risulta espresso da
dove,
comegià
inprecedenza,
si sono usatigli
stessi simboli per indicare siagli
elementi del continuo che leposizioni
daquesti occupate
nel- l’istante considerato.È poi
ovvio che in(9) l’integrazione
si intende effettuatarispetto
aQ.
Stante il suo
significato fisico,
la funzione risulta ovviamente definita perogni P =1= Q.
Essa nelseguito,
alpari
diogni
altra funzione sinqui considerata,
verrà ritenuta continua nel suo intervallo di defi- nizione.Inoltre,
stante il suosignificato fisico,
è evidente che l’inte-grale (9)
va ritenutoconvergente
nel senso usuale deltermine,
ossianel senso
che, nell’ipotesi
che nell’istante t P sia contenuto inW,
co-munque considerata una successione di
aperti A2, ..., An, ... ,
con-tenenti P e tali che risulti
svn D
perogni n
e lim diamdn
=0,
e
posto
r1d n,
il limiteesista finito
(con
ovviosignificato
deltermine)
edindipendente
dallasuccessione di
aperti
considerata.È pertanto
sufficiente calcolare detto limite incorrispondenza
a unaparticolare
successione per ottenere il valoredell’integrale.
‘
Analogamente,
y con le debiteprecisazioni
che verranno fatte inseguito,
anche nel caso in cui il dominio T sia l’ordinariospazio
euclideo~3
l’integrale (9)
va intesoconvergente
nel senso usuale deltermine,
risultando ormai ovvio che cosa si debba intendere con
questo.
5. Considerazioni sul moto di P
rispetto
ai riferimenti naturali.Le considerazioni svolte
al §
3 si possonoriassumere,
come si èvisto,
nelseguente
risultato:IV. Dalle
ipotesi fatte
su seguel’equazione esplicita
del moto di Prispetto
aogni riferimento naturale,
senzafar
ricorso alla teoria newto- niana dellagravitazione.
Il fatto
poi
chequesta equazione,
espressa da(6),
conservi immutatala sua forma
rispetto
aogni
riferimento naturalecomporta,
y come è stato messo inevidenza,
che anche dalpunto
di vista dinamico tutti i riferimenti naturali siano tra loroequivalenti.
Ciò premesso, la
possibilità
diparlare
di un riferimentoassoluto,
o
più semplicemente
di un riferimento inerziale .9- - riferimento in moto traslatorio uniformerispetto
al riferimento assoluto -, compor- terebbe lapossibilità
di associare adogni
elemento P del fluido 4Y un’accelerazioneassoluta,
l’accelerazione ap di Prispetto
Ma ilriferimento V non è affatto
reperibile (reperibili
risultano soltanto i riferimenti naturali e,ovviamente, ogni
altro riferimento per ilquale
sia noto il moto
rispetto
a un riferimentonaturale)
epertanto
il campo di accelerazioni costituito dalle accelerazioni assolutedegli
elementidi 4Y risulta indeterminato:
ritenendo,
come d’altraparte
indica ilrisultato
III,
che i riferimenti naturali si muovano di moto trasla- toriorispetto
aT,
si hache,
dati due elementiqualsiasi
0 e P diall,
risulta determinata la differenza ap - ao, espressa, ricordando
(6),
dama non risultano determinate le
singole
accelerazioni ap e ao, e nessunaesperienza
ditipo
meccanico è tale dapermettere
di determinare il suddetto campo, ossia tale dapoter
individuare il riferimento iner-ziale !T (12).
(12)
Almeno fino aquando
nonsopraggiungano
fatti nuovi, che possonoessere forniti unicamente da scoperte nell’ambito dell’astronomia
extragalat-
tica,scoperte
essenzialmentecollegate
alla radiazione di fondo.Tale campo permane
pertanto completamente
indeterminato(per
poterlo
determinare occorrerebbepoter determinare,
stante(10),
y l’ac- celerazione di unelemento,
sia purequalsiasi, di QY)
e laperfetta equi-
valenza sia dal
punto
di vista cinematicosia, soprattutto,
y daquello
dinamico che sussiste tra i
riferimenti
naturali e che deve essererispet-
tata non
permette
di assegnare il ruolo di riferimentoprivilegiato
anessun riferimento
naturale,
a menoche, assegnando
inizialmente tale ruolo a uno diquesti riferimenti,
tutto accada in modo tale dapermet-
tere di assegnare
contemporaneamente
detto ruolo a tutti i riferi- menti naturali.Assegnando
il suddetto ruolo al riferimento naturale ritenendo ao =0,
ossia ritenendoinerziale,
l’accelerazione di Prispetto
a~lo
risulta determinata dal risultante delle forze effettive
agenti
suP,
forze effettive che nella
presente
trattazione si riducono alle forzegravitazionali
esercitate su Pdagli
altri elementi di ~. Dettorisultante,
riferito all’unità di massa, risulta espresso, stante
(6),
D’altra
parte, assegnando
invece il suddetto ruolo di riferimento inerziale al riferimento naturaleò9~, ,
si ha che il risultante delle forzegravitazionali specifiche agenti
su P risulta espressoche è
quanto
basta perpoter
affermare - come d’altronde eragià implicito
nelle considerazioni svolte per le accelerazioni assolute -che,
come nel caso diqueste,
anche i risultanti delle forzegravitazionali agenti sugli
elementi di U risultano indeterminati.D’altronde ciò appare naturale non appena si osservi
che,
ricor-dando anche
quanto
osservato alla finedel §
4 sulle forzegravita- zionali,
il risultante delle forzegravitazionali specifiche
esercitate su Pdagli
altri elementiQ
risulta espressodall’integrale generalizzato
integrale che,
cos come èscritto, risulta,
come sipuò
facilmente con-statare,
y affatto indeterminato.Occorre
però
osservareche,
non appena siassegni
aiYl
il ruolo diriferimento
inerziale,
il suddetto risultante viene ad essere espresso dal secondo membro di( 6 ) ,
il checomporta
che per il suddettointegrale
generalizzato
debba risultareeguaglianza che,
ricordandoquanto precisato
alla finedel §
4 circala convergenza,
equivale
ad affermare che deve esseredove con
9:.
si è indicato il dominio sferico di centro 0 e diraggio
r>
IOPI.
Considerata
pertanto
la differenzae ricordando
che, qualunque
sia r> risultada
(11)
segueche è
quanto
basta perpoter
asserire che la funzione risulta indeterminata. La relazione(14),
y tenendopresente (12),
yprecisa però
che la totalità delle funzioni che soddisfano a
(11)
è costituita dalle funzioni ottenuteaggiungendo
a unaqualsiasi
funzionef1(IPQI)
che soddisfi a
(14)
e per laquale
inoltre risulti(13) ,
ricordando che deve essere > 0 :Stante
(11)
e(6),
una funzione che soddisfi a(14)
non dàperò
alcun contributo al moto di Prispetto
al riferimento5G (e quindi rispetto
aogni
altro riferimentonaturale)
e sipuò quindi
conclu-dere che:
(13)
Taleè,
adesempio, ogni
funzionef(r)
che sia infinitesima di ordiensuperiore
al tendere di r ad infinito e che soddisfi a(15).
v.
Nell’ipotesi
che ilriferimento ~
siainerziale,
a determinare il moto di Prispetto
ad esso contribuiscono soltanto leforze gravitazionali
espresse dalla
legge
digravitazione
universale(con
k costante digravita-
zione
universale).
Pertanto,
tenendopresente,
come d’altrondegià
risulta da(13),
che èdove con
9’oP
si è indicato il dominio sferico di centro 0 eraggio
,il fatto che a determinare il moto di un
qualsiasi
elemento P di 4Yrispetto
aC9l
contribuiscano soltanto le forzegravitazionali
espresse dallalegge
digravitazione
universaleimplica
cherisulti,
y con ilsigni-
ficato di ormai ovvio:
da
cui,
osservando chequest’ultima
differenza èproprio uguale
asi
può
affermare che ancherispetto
al riferimento naturale qua-lunque
essosia,
a determinare il moto di Prispetto
a detto riferimento contribuiscono soltanto le forzegravitazionali
espresse dallalegge
digravitazione
universale. Conciò,
stante il carattere di forze effettive rivestito da detteforze,
segue che anche sicomporta
come sefosse inerziale.
Pertanto non sussiste alcuna
incompatibilità
conquanto
visto sino ad ora(14)
se le considerazioni svolte per il riferimento naturalelo
si
ripetono
per il riferimento naturale!Ta,. L’assegnare
ad esso il ruolodi riferimento inerziale
comporta
che debba essere(14)
Si vedaanche,
alriguardo, quanto
osservato all’iniziodel §
6.con il
significato
da attribuireall’integrale generalizzato
ormaiovvio,
ecc. , da cui segue, come d’altronde si è
già
visto sopra, il risultatoV,
ecc. Inoltre le funzioni in
corrispondenza
allequali risulta, analogamente
a(14):
dove
Y;
è il dominio sferico di centro 0’ eraggio
, essendoindipendenti
dalriferimento,
non differiscono dalle funzioniche soddisfano a
(14).
Con
quanto
ora visto si haquindi
chequel
ruolo di riferimentopri- vilegiato
inizialmenteassegnato
aTo
risulta in definitivaposseduto
da
ogni
riferimentonaturale,
risultato chepertanto rispetta
e conserval’assoluta
equivalenza
tra tutti i riferimenti naturali.Si
può quindi
concludere che:VI. I
riferimenti
naturali sicomportano
come sef ossero
inerzialie a determinare il moto
degli
elementi di 011rispetto
ad essi contribuiscono soltanto leforze gravitazionali
espresse dallalegge
digravitazione
universale.
6. Ulteriori considerazioni sui riferimenti naturali e sulle forze
gravi-
tazionali.
La conclusione contenuta nel risultato VI che
agli
effetti del moto di P i riferimenti naturali sicomportino
come inerziali non sta affattoa
significare che,
considerati due siffattiriferimenti,
e essi sianoin moto traslatorio uniforme l’uno
rispetto
all’altro. Infatti l’accelera- zione di 0’rispetto
a.lo
non è affattonulla,
inquanto
èdata,
ricor-dando
(6), L’apparente paradosso
sispiega
tenendopresente
che il fatto chel’equazione
del moto di P conservi immutata la suaforma,
espressa da(6),
inogni
riferimentonaturale,
non staaffatto a
significare
che dettaequazione
sia la medesima in ognuno di essi: cambiando riferimento cambia il termine - ossia cambia il risultante delle forzespecifiche agenti
suP,
risultante che invece si dovrebbe mantenere immutato se detti riferimenti fossero in moto traslatorio uniforme l’unorispetto
all’altro.Il fatto che i riferimenti naturali si
comportino, agli
effetti del motodi
P,
come inerziali sta in sostanza asignificare,
comeampiamente
si èvisto
al § 5, che,
comunque considerato il riferimento naturale5~,
il risultante delle forze
specifiche rispetto
ad esso cheagiscono
suP,
dato si
può interpretare
come il risultante delle forzespecifiche
effettive(ossia
delle forzegravitazionali specifiche)
cheagi-
scono su
P,
risultante che in effetti è inveceindeterminato,
comeindeterminato è
l’integrale generalizzato
cheesprime
detto risultante:ossia
l’integrale (15)
stante il fatto che a determinare il moto di P contribuiscono soltanto le forze
gravitazionali
espresse dallalegge
digravitazione
universale.La suddetta indeterminazione è conseguenza, come si è
visto,
del-l’impossibilità
diparlare
di un riferimentoassoluto,
opiù semplice-
mente di un riferimento
inerziale,
che si traducenell’impo~ssibilità
dideterminare il campo delle accelerazioni
assolute,
e,conseguentemente, nell’impossibilità
di determinare il campo dei risultanti delle forzegravitazionali agenti sugli
elementi di W(16).
Taleimpossibilità
si tra-(15 )
Pproprio
l’indeterminazione di taleintegrale
che ha generato in pas- sato l’erroneaconvinzione,
risalente a C. Neumann(cfr.
[24],Cap.
I, Intro-duzione),
e da C. Neumann inpoi
sistematicamenteripresa (cfr.,
ad es., [18],87, 89 e, per
maggiori dettagli
di carattere storico e critico, [7], 13 e[10]),
che un universo infinito e omogeneo sia in conflitto con la
legge
digravita-
zione universale.
(16) L’impossibilità
di determinare il campo delle accelerazioni assolute(a
cuigià
accennaSynge
in[28], 2)
ègià
stata considerata da Milne in unabreve nota del 1942
(cfr. [23]),
in cui alriguardo
enuncia chiaramente unprincipio
diimpotenza
che sipuò aggiungere
aquelli
elencati da Whittaker in [30], 25. Vaperò
detto che lepoche
considerazioni svolte alriguardo
daMilne si fondano sui lavori
[22]
e [20] per iquali valgono
le considerazioni critichequi
svolteal §
3 a commentodell’equazione
(6).Cenni su detta
impossibilità
eranogià
stati adombrati inprecedenza
daMaxwell in [19], dove
al § 102 parla
di « relatività della conoscenza dina- mica ». Si veda, permaggiori
indicazioni alriguardo,
[10], 11.L’argomento
relativo alla suddettaimpossibilità
e alconseguente
para-duce in definitiva
nell’impossibilità
didistinguere
tra forze di trasci- namento e risultanti delle forzegravitazionali: qualunque
sia il riferi- mento naturaleTo rispetto
alquale
si considera il moto diP,
della forza d trascinamento e del risultante delle forzegravitazionali
esercitateda 0/1 su P si conosce, e si
può
conoscere(17),
soltanto ilrisultante,
datodal risultante delle forze
gravitazionali
espresse dallalegge
digravi-
tazione universale esercitate su P dalla
parte
di 4Y costituita dalla sfera materialeYp.
Questa impossibilità
didistinguere
tra forze di trascinamento erisultanti delle forze
gravitazionali,
ossia tra forzeapparenti
e forzeeffettive - conseguenza, come si è
ampiamente sottolineato,
denlim-possibilità
di determinare il campo delle accelerazioni assolute -,deriva in ultima analisi
dall’indistinguibilità
tra massagravitazionale
e massa
inerziale, indistinguibilità
che per il fluido0/1,
come è stato dif- fusamente rilevatoal § 4,
discendendo necessariamente dal fatto cheesso è omogeneo, è addirittura
indipendente
dalle indicazioni fornite alriguardo dall’esperienza.
In conclusione si
può quindi
affermare che(1g) :
VII. La
forza specifica di
trascinamento e il risultante delleforze gravitazionali specifiche
esercitate da °ll su P sipresentano
inscindibilie ammettono come
risultante, qualunque
sia ilriferimento
naturaleTo rispetto al quale
si considera il moto diP,
il risultante delleforze gravita-
zionali
specifiche
espresse dallalegge
digravitazione
universale esercitatesu P dalla
parte
di 0/1 costituita dallasfera
materiale9’oP.
Il risultato ora
stabilito,
come d’altronde tutta la trattazione sino ad orasvolta,
inanalogia
conquanto
accade per la relativitàgenerale,
dosso che ne deriva
(qui
chiarito all’iniziodel §
6) è statoripreso
da McCreain
[21],
dove tra l’altro stabilisce un risultato chepresenta aspetti analoghi
a
quello qui
stabilitosull’equivalenza
dei riferimenti naturali; McCrea, sotto l’influenza delle critiche rivolte daLayzer
in[17]
ai lavori [22] e [20](si
vedain
proposito il §
8 delpresente
lavoro e, permaggiori indicazioni,
[7],13),
faperò
riferimento al caso fortemente riduttivo in cui il fluido 4Y sia limitato (caso in cui esiste un riferimentoprivilegiato
sulquale
McCrea fonda la suadeduzione)
e,analogamente
a Milne,parte
naturalmente dallalegge
di gra- vitazione universale,legge
che sipuò
invece dedurre come necessaria conse-guenza dalle
ipotesi
fatte da McCrea per il fluido(11)
Almeno sino aquando
non emerga lapossibilità
di individuare fisi- camente un effettivo riferimentoprivilegiato.
Si ricordi alriguardo quanto
èstato detto nella nota
(12).
(18)
Per ulteriori considerazioni sui riferimenti naturali si veda [7], 7, 8, 9, 12.pone in
piena
lucel’aspetto
inscindibile che nei suoi fondamenti la meccanica newtonianapresenta
nei confronti della teoria newtoniana dellagravitazione.
’1. Caso del fluido ~ll limitato e caso del fluido ~ esteso a tutto lo
spazio
considerato come caso limite.
Ritenendo momentaneamente che il fluido 4Y
sia,
oltre che omogeneo,limitato,
è sufficientel’ipotesi
che esso abbiacomportamento isotropo rispetto
a un riferimento5~
conorigine
in un suo elemento 0 per de- durre - ritenendo che la funzione inanalogia
aquanto
ac-cade per la
legge
digravitazione universale,
ammetta unpolo
per=
0(19)
- che leconfigurazioni
assunte al variare deltempo
sono necessariamente sferiche e che le forze
gravitazionali
che si eser-citano tra
gli
elementi di 4Y risultano necessariamente espresse dallalegge
digravitazione
universale. Detto risultato si ottiene facendo ricorso a un teorema di inversione deltipo
diquello
dimostrato in[14]
e verrà
esposto
per esteso in un successivo lavoro(20).
Il risultato ora richiamato
implica
che a determinare il moto del- l’elemento P diU, qualunque
essosia,
semprenell’ipotesi
che U sialimitato,
contribuiscano soltanto le forzegravitazionali
esercitate dalla sfera materiale9’oP ( 21 )
di centro 0 eraggio
In altritermini,
laparte
di 4Y esterna a detta sfera non dà alcun contributo al moto diP,
risultato che a sua
volta,
sussistendoqualunque
possa essere il dia- metro di~,
sipuò
continuare a ritenere valido anche nel caso in cui 4Y sia esteso a tutto lospazio purché
detto caso venga considerato comecaso limite del caso in cui 4Y sia limitato.
Intendendo il caso di 4Y esteso a tutto lo
spazio
nel sensosuddetto,
segue necessariamente che anche in tale caso le forze
gravitazionali
che si esercitano tra i suoi elementi risultano espresse dalla
legge
di(19)
Dettaipotesi
è certamente sovrabbondante, ma da essa per il mo- mento non sipuò prescindere
in quanto la dimostrazione del teorema a cui si accenna è stata per ora ottenuta ricorrendoproprio
a taleipotesi.
(20)
Esso è stato ottenuto in [3] con limitazioni per la frontiera di e ein
[5],
ma per via non corretta. Detto risultato è stato ottenuto anche, macon un