A NNALI DELLA
S CUOLA N ORMALE S UPERIORE DI P ISA Classe di Scienze
G AETANO S CORZA In memoria di Luigi Bianchi
Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Scienze 1
resérie, tome 16, n
o2 (1930), p. 3-27
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IN MEMORIA
DI
LUIGI BIANCHI
COMMEMORAZIONE
tenuta nella
R. Scuola Normale Superiore
diPisa
add 8
aprile 1930 (VIII)
sia rimasto
lungamente lontano,
non è estranea una certa ma-linconica
tristezza)
pergli
inevitabili dolorosi mutamenti ap-prestatigli
,dal tempo cos ilpia:cere
di ritrovarmi inquesta
nostragloriosa
ScuolaNormale,
che richiama alla miamemoria taluni dei ricordi
più
cari della miagioventù,
non èdisgiunto
da un senso diprofonda
mestizia.Troppo
recenti sono led partite
delBianchi,
del Rosatie del
Nicoletti,
cui milegavano
sentimenti di venerazione de- vota, di £rat1erna a,mi,c,i.zia o di cordiale colleganzaperchè
inn~e ’sia
sparita ogni
traccia delloschianto, èhe,
a volta avolta,
ne ho provato, o dello
,stupore angoscioso
colquale
ho assistitoad un cos
pervicace
accanirsi del Fato contro la Facoltà ma-tematica
pisana.
’Conunque ringrazio
sentitamete il sen. Gentile d’avermidato,
con l’invito a rievocare dinanzi a voi l’altafigura
delBianchi,
l’occasione di ri,avvicinarmi alla nostra comune al- m(J)te1-- e di riviv,er,e perqualche
momento nel ricordo i dolcitempi passati.
Veramente,
se nongli
avesse fattovelo,
avrebbedovuto
rivolgersi
per tale incarico adaltri,
assaipiù esperti
di m~e nel campo coltivato conmaggiore ~compiac:enza
dal Bian-chi ;
maegli
deve averpensato che, qui, più
che di una freddacerimonia -accademica si tratta di un rito di rievocazione amo-
rosa ; e nel
suppormi
non inferiore ad altri nella devozioneverso la memoria del nostro
grande
Maestro io non credo cheegli
si siaingannato.
! ,
Mi basta richiamar nel ricordo la
figura
fisica del Bian-chi, -quale
mi ~ap~parve nel1894,
allorchè venniqui
a Pisa per iniziare i miei studimatemlatic,
equale
la rividinegli
ultimianni di Sua
vita, quando
nel novembre del 1923 ci trovammo insieme nelConsiglio Superiore
nominato da S. E.Gentile,
per- chè nei tratti di essa io riconoscal’immagine migliore
delledoti
precipue
dello scienziato e delTuomo.Di st,atuta’
media,
ma membrapossenti
n~elpieno
dellavirilità,
benpiantata
sullegambe poderose,
come su solidipi-
la persona del Bianchi si ’era venut.a vka via affinando col
proceder degli ~anni;
e la costante dolcezza e serenità dellosguardo,
chedapprima
non riesciva atogliere
alle Sue fattezzeun certo che di massiccio e
quasi
drude,
aveva finito per dare all’alta fronte ed a tutto il Suo viso una lumino>sitàpiacata
espanta, pronta
afiorire,
albisogno,
in un sorrisoarguto
e fe-stevole.
,
s evo e. j .}. ;:.’ ,;
.’
, . " ., I "i t
Ebbene,
la robusta possanza, la solidaquadrata
saldezzaerano le caratteristiche fondamentali della Sua
meravigliosa operosità
scietifiea e della Suacultura;
e lasemplicità mite,
1a bontà candida ed
ingenua, quasi
difanciullo,
nondisgiunta,
come
~puerizia,
da una certatimidità,
erano i trattiziali dell’anima del
Bianchi,
che a noi Suoi allievi lo ren-devano estreamente caro.
Ampl ssima,
se nonenciclopedica,
era la Suacultura ;
main tutte le
regioni,
cui siestendeva, penetrante
arditamente finoagli
stratipiù profondi.
La pura conoscenza erudita non era nelle
simpatie
delBianchi;
delle teoriescientifiche,
cui sirivolgeva
la Sua at-tenzione,
nongli
bastava essere inforauiato cosalto, alto,
allabell’e
meglio,
tanto da sapereall’ ingrosso
in che consistessero.Egli
volevasignoreggiarle
dapadrone assoluto,
s da poter-sene valere con sicurezza per risolvere
questioni
dilarga portata.
V’,era ,anch,e per Lui il campo di ricerche
prediletto,
cui iSuoi studi si
rivolgevano
con amoreparticolare
e costanza in-defessa - e,cioè la
geometria
infinitesimale metrica dellaquale
per anni
egli
ha tenuto il.prknato mondiale- ;
ma all’analisi pura,all’ algebra superiore
ed aN’ alta ’aritmeticaEgli
nonguardò
con occhi disattenti o disemplice curioso,
bens di co-noscitore avveduto e di collaboratore efficace. E
quando
si ri-fletta alle
parecchie migliaia
dipagine
delle Sue Memorie ori-ginali,
aipoderosi volumi,
con iquali
ha dotata la nostra trat-tatistica di una
magnifica
collana di operedivulgative,
e aieorsi di lezioni sulle
parti più
elevate della matematica cheEgli
variava con
frequenza
ammirevole edimpartiva
con invidi~abilebravura,
non sipuò
non riconoscere che in Lui la felicità del-l’ ispirazione
e la fecondità della vena sidisposavano egregia-
mente con una ben rara e
grandiosa capaeità
di lavoro.Nè la Sua
fatica,
fornita sempre congioia,
ha conosciutososte o
stanch’ezza;
l’ultimo frutto di essa è stata unaponde-
rosa Memoria uscita per le stampe
qualche
mesedopo
la Suamorte.
La vita di
Luigi Bianchi,
come di solito accade per i mate- matici della Sualevaturfa,
si svolsetranquilla
e serena, tra il culto perenne e disinteressato dellaScienza,
la dolcezzadegli
affetti
familiari,
i doveri d’e rinsegnamento adeinpiuti
con zelo ed efficooiaesemplari.
Fu la vita dello
studioso,
schiva dei romorimondani,
tuttaassorta
nell’appas~sionato
fervoredell’indagine
scientífica eper ciò stesso arrisa da un
mite,
diffusa lume dipoesia.
Egli
nacque a Parma il 18gennaio
1856 da Fr,aneesco Sa- verioBianchi, giurista valoroso;
e innamoratosi della mate- matica fin daquando
nelginnasio,
avvicinata 1 aritmetica ra-zionale, potè
sentire il fascino deiprocedime>nti deduttivi,
altermine
degli
studi secondari sipresentò agli
esami di concorsobanditi da questa Scuola Normale
Superiore,
e nel novembre del1873,
non aueoradiciottenne,
vi fu ammesso, con ipieni
voti
assoluti, quale
allievo interno.In essa ed all ’Università ebbe a
maestri,
ricordatipoi
sem-pre con venerazione affettuosa e
devota,
il Betti ed ilDini;
e, percorso con somma lode ildegli
studi universitarîe
normaj itstici,
nel novembre del 1877consegu
la laurea in ma-tematiche
presentando
alla Commssione esaminatrice una tesi sullesuperficie applicabili,
dichiaratadegna
di stampa ed ac- colta nel II° volumedegli
Annali deiquesta
Scuola.Laureato,, qui
a Pisa due anni col posto diperfezio-
namento e nel
gennaio
del 1879superò
trionfal-mente l’esame di abilitazione
all’ insegnanentfl
con una tesisulle
superficie
a curvatura costante e he elicoidi - pure stam-pata
nel detto volumedegli Annali 2013, che
divenne benpresto classica, .perchè
in essa ~ap~parvero ipri,mi germi
~diquella
teo-ria della
trasformazione,
di cui tra poco avremo daparl,are,
eche costituisce la
gloria maggiore
della Sua carriera di scien- ziSato.Nel biennio
(successivo, quale
vincitore di una borsa di per- fezionamentoali ’estero, frequentò
le Università di Mon.aeo e diGottinga
epotè
avvi,cinare cos rawincentepersonalità
delKlein,
ossia diquel
gransignore
della matematicache,
pur nonessendo il riceratore
più geniale
epiù profondo
dei suoitempi (si pensi
cheegli
fu contemporaneo del Poincaréi ),
con le suelarghe
orientatrici vedute di insieme e con lameravigliosa
o-perosità
sua e dei suoiscolari,
sorretta da una rara avvedu-tezza
organizzatrice,
ne ha dominati epromossi
per decenni i iprogressi
~egli sviluppi.
Tornato in
Italia,
nel1881,
nè iMaestri,
che avevano po- tuto apprezzarne lapromettente valentia,
vollero che la Scuolapisana
si lasciassesfuggire
lacooperazione
del valoroso suo Al-lievo,
nè ilBianchi,
attratto dal fascino del loro altomagistero
e dalla nobiltà delle tradizioni
normalistiche, potè
~desiderare alla Sua vitacompito più
ambito chequello
di collaborare conessi al-1’educazione matematica del’le
giovani g,2nemazioni,
chequivi
eraperseguita
’con instncabile zeSlo e con elevatissima se-rietà di intenti.
Cos
egli
fu subito nominatoprofe9sore
interno in questa Scuola Normale e,cinque
annidopo,
nel1886, quando già
daqualche
mese-insegnava
per incarico all’Università 1a geome- triadifferenziale,
ebbeivi,
inseguito
a con,corso, la cattedra digeometria
analitica.In essa rimase p,er tutta la ;Sua
vita,
pur continuando a te-ner corsi interni nella Scuola Normale e ad
impartir
lezioni al-l’Università,
per 28anni,
di lVlatematichesuperiori
e, per9,
morto il
Dini,
di Analisisuperiore.
Al Dini successe anche nella Direzione di questa Scuola che tenne firnchè visse a
partire
dal novembre del 1918.I Suoi altissimi meriti furono ben presto
apprezzati
nelmondo scientifico ed ebbero
,adeguati
riconoscimenti.Nel
1889,
appenatrentatreenne,
vinse insieme col Pin- cherle ilpremio
Reale dell’ Áccademia deiLin!0ei,
chegià
da due anni 1’aveva chiamato a suosocio;
fu membro di numerose Ac-cad’emie nostrane e
foresitiere,
e nel 1909 le Sue f,amose ricer- che sulle deformate dellequadriche
per flessione furono pre- miate dall’Accademia diParigi.
Nè
gli
mancarono onorificenze daparte
del mondoufficlale,
sebbene queste venissero
più
lente per la Suagrande
modestiae ,la Sua invincibile ritrosia ~a mettersi in mostra.
Fu,
per non alludere che allapiù alta,
Commendatore dell’0rdine Civil~e diSavoi~a;
~m~abisognò
che con la riforma Gentile la nomina delConlsglio Superiore
della Pubblica Istruzione fosse sottratta algioco
elettomale non sempre estraneo allepic’cine
rivalità ac-càdemiche, perchè egli
fosse chiamato a farne parte, e che ilRegime
fascista instaurasse nel,la vitapubblica
um salutare ri- conoscimento dei valorispirituali, perchè egli
fosse nominatoSenatore. ,
Come ho
già accenn;ato,
il Bianchinn dagli
annigiovanili
ebbe ad
imbattersi,
aproposito
della Sua tesi diabilitazione,
con l’ordine di idee che dove;a
poi
costituire inprosieguo
ditempo l’oggetto
delle Sue ricerchepiù import,a,nti
epiù
fa-mose.
In
quella
tesiEgli
osservò,che,
mediante unasemplice
co-struzionne
geometria,
neir insieme dellesuperficie pseudosfe-
riche con dato
raggio,
cioè nell’ insieme dellesuperficie
condata curvatura costante
negativa,
poteva essere unatrasformazione,
da Lui dettacomplementare,
per laquale
aciascuna
superrficie
insieme venivano ad eswernecollegate
delle altre costituenti un sistemasemplicemente
infinito. Dipiù
la natura della trasformazione, era tale
che, appliegndola
succes-sivamente,
da unasuperficie pseudosferica
nota ne potevanoesser dedotte altre costituenti un sistema di un ordine di in- finità elevato
quanto
si volesse.Dal
punto
di vista dell’analisi ciò veniva asignirlcarc
l’ac-quisto
di unprocedimento
per ’ilquale,
nota una soluzione par- ticolaredell’equazione
alle derivatepiarziali
caratterizzante lepseudcsferich’e
di dato ne poteva esser co- struita una sóluzionedip,endente
invece dal un numerogrande
a
piacere
di costanti arbitrarie.Poichè in
quel
tempo per operasoprattutto
del Lie edegli
analisti fran~cesi fervevano
gli
studio per-l ’ integrazione
delle e-quazioni differenziali,
il rilievo delgiovane
matematico della Scuolapisana
attrasse subito l’attenzionedegli
scienziati.Gli è
che,
come ebbe a riconoscere ilLie,
nessuno dei me-todi noti era atto a fornire
lintegral’e generale dell’equazione
alle derivate
parziali
dellesuperficie pseudosferiche ;
equindi
era da
riguardare
come altamente interessante unprocedimento
che in mancanza
genera’le
permettesse di co- struirne diquelli dipendenti
da un numerogrande
apiacere
d~i costanti arbitrarie.
Si instaurava cos
quel
metodo diintegrazione
ricorrenteo successiva delle
equazioni
alle derivateparziali
di cui ilBianchi. avrebbe
poi
offerto semprepiù
numerose e vasteappli-
cazioni.
Il Lie indicò pure una ulteriore
trasformazione,
estrema-mente
semplice
dalpunto
di vistiaanalítico,
per laquale
daogni
assegnatasuperucie pseudosferica
ne possono esser dedotte altrecostituenti,
insieme con essa, un sisteirasemplicemente
in-finito ;
xna codesto sistemariesce,
per dircos ,
un ci,clochiuso,
in quanto esso contiene le trasform~ate di Lie di tutte le sue
superficie
e non soltanto diquella
apartir
dallaquale
è stato costruito.Di
guisa che,
a diifer’enza diquanto
accade per la trasfor- mazionecomplementare
delBianchi, quella
delLie, applicata
quante volte si
voglia,
da unintegrale particolare dell’equa-
zione delle
superficie pseudosferiche
non permette di dedurne che unintegrale dipendente
da una sola costante arbitraria.Migliori progressi
all’ordine di ideeinaugur,ato
dial Bian- chi fececonseguire
il Bcklund con la scoperta, nel1883,
dellatrasformazione che porta il suo nome e che è una felice gene- ralizzazione di
quella camplementar,e ;
ma anche per la trasfor- mazione di Backiund fu il noistroGe,ometra,
inprimo luogo,
adindicare sotto
quale aspetto meglio
convenisseconsiderarla,
e, in secondoluogo,
aperfezion~arn~e
bellamente la teoria col teo-rema di
permutabilità
stabilito nel 1892 ed estendente una pro-posizione
da Lui pure data fin dal 1885.Giova fermarsi un momento a chiarire la
duplice
afferma-zion,e ora
fatta, perehè
cos avremo il destro di porre in luce i motivi dominanti dellaparte più cospicua
delle ricerche geo- metriche del Bianchi.Fra i tanti modi di definire ’che cosa sia trasformazione
complementare,
fissiamo l’attenzion,e suquello
risultante dal- l’osservare che unasuperficie pseudosferica
è trasform,ata com-plementare
di un’altraquando,
e soloquando,
esse sono, in- le due falde focali di una congruenzapseudo,sferica
normale. ,
Ebbene lasciamo
~cader~e,
colBianchi, l’ ipotesi
che la con-gruenza sia
normale,
ma t,eniamo fermaquella
che essa siaps-eudosferi0a,
cioè che siano costanti p,er essa e la distanza deipunti
limiti e1’ang olo
deip~iani
Le due Salde focali della congruenza saranno duesuperficie pseudosferiche
con la me-desima curvatura e la trasformazione dell’una nell’altra se-
gnata dai raggi
della congruenza sarà a~p¡punto lapiù generale
trasformazione di Backiund.0r,a la
corri9pondenza
segnata sulle due falde focali dairaggi
di una congruenzapseudosferica
associa aile asintotiche faldaquelle dell’altra,
ossiaè,
come si di » una corri-spondenza asintotica; dunque
la trasformazione di Bàckiundnon veniva ad esser altro che una
particolare
trasformazione asintotica.Ebbene le trasformazioni asintotiche costituiscono
appunto
lo strumento del
quale
il Bianchi ’Si è avvalso per esteindere a semprepiù
numerose e vaste classi disuperficie
le ricerche contanta fortuna
compiute
per lesuperficie pseudosferiche.
E
poiché
laproprietà
di segnare coi lororaggi
sulle duefalde focali una
corrispondenza
asinto’tica siappartiene
nonsolo alle congruenze
pseudosferiche
ma atutte,
esolo,
le cosdette congruenze
W,
nell’ambito delle trasformazioni asintoti- che ri,nias,e il Bianchiquando
confiducia,
mostrata non vanadal snccesso, alle congruenze W fece ricorso per studiare ~le su-
perficie applicabili
sullequadriche.
E diciamo ora in che sia consistito il
perfezion,amento
ap- portanto dal Bianchi alla teoria della trasformazione di Bàck- lund .coi suo teorema dipermutabilità.
Ad ottenere tutte lre trasformate di Bàcklund di un’asse- gnata
superficie pseudosferica
occorrel’integrazione
di un’e-quazione
differenziale ordinaria deltipo
diRiccati ;
ora si do-manda
l’ applicazione
successiva della trasformazione di Blak- lund a tutte codeste trasformate richiede di nuovo, avolta,
avolta, l ’ integrazione
daiwn’equazione
di Riccati opuò
essere ef-fettuata con mezzi
più semplici ?
Una
prima rispost~a
èsuggerita
subito dal fatto ben noto chequando
diun’equazione
di Riccati si conosce unintegrale
1
particolare quello generale
sipuò
ottenere per mezzo di qua-drature ;
ciò porta infatti a ricono,scere inmmediatamenteche, compiuta
laprima applicazione
della trasformazione di Back- lund ad unasuperficie pseudosferica assegnata,
le succes- sive richiedono nonpiù
la risoluzione di sempre nuove equa- zioni diRiccati,
ma soltanto dellequadr~ature.
Ma assai
più
a fondopenetra
larisposta
che alla nostra do- manda dà il teorema dipermutabilità
del Bianchi. Con essoinfatti si riesce a dimostrare che
1 ’,applicazione ripetuta
dellatrasformazione di
Bácklund, compiuto
ilprimo
passo, non ri- chiede che calcolialgebric
e di derivazione !La teoria della trasformazione le
superdcie pseudosf eri- che, sorta,
come abbiamodetto,
nel 1879 con la tesi di abilita- zione del Bianchi e divenuta p,er le Sue ulteriori ricerche con-giunte
aquelle
,d.elBackiund,
nonché del Lie e delDarboux,
unodei
capitoli più
belli dellageometria differenziale,
fino al 1899 rimase l’unicocospicuo esempio
diquel
metodo diintegrazione
ricorrente o
successiva,
cui poco fa è stato alluso.Ed
appariva
come unasingolarità
strana laposizione,
per diroos ,
diprivi~legio
incui,
entro la classe dellesuperficie
acurvatura
costante,
venivano a trovarsi lesuperficie pse,udo.
sferiche,
cioè lesuperficie
a curvaturanegativa,
di fronte aquelle
con la curvaturapositiva.
Per leprime,
tutta una seriedi
sviluppi
interessanti e untipo
,di trasformazioni estrema-’mente
eflicace ;
per leseconde,
nient’altro che le trasformazioni ,di Hazzidakis e del Bonnet del tutto inadatte a fornire conse- guenze utili neiriguardi dell’equazione
alle derivateparziali
,ad esse relativa.
Lo
spunto
al gruppo di havorx coiquali
il Bianchi riuscnel 1899 a costruire per le
sup,erfleie
a curvatura costante po-sitiva una teoria della
trasformazione, pari,
perampiezza
disviluppi
eperfezione
dirisultati,
aquella riguardante
le super- ficiepsendosferiehe,
fu dato da una Nota del Guichard sulla deformazione dellequadriche
rotonde comparsa neiComptes
Bendus dell ’Accademia diParigi
il 23gennaio
diquell’anno.
A s fatta teoria
Egli
pervennedapprima
a traverso l’in-versione dei bei teoremi del Guichard - e
quindi
per una via differente daquelle
che erano state percorse nel caso delle su-perficie pseudosferiche
- ; ma non tardò adaccorgersi che,
infondo,
per ott.en~erla non v’erabisogno
di cambiar mezzi di ri-cerca.
Se si tenta di operare sulle
superficie
a curvatura costantepositiva
al modo che il Backiund aveva fatto perquelle pseudo-
sferiche si
ottengono
come loro trasformaie nongià
delle super- ficiereali,
ma bens dellesuperfie e immaginarie ; gli è perciò
che le trasformazioni diBackiund,
sebbene dal punto di vista analiticopotessero
essere indifferentementeapplicate
a tutte lesuperficie
a curvaturacostante, positiva
onegativa,
sul terrer.cdella
geometria,
non erano state sfruttate che per il caso della curvaturanegativa, perchè
soltanto per esse risultavano reali.Ma il
Bianchi,
.avvalendosi del eua teorema dipermuta- bilità,
i cuisviluppi
anal ti~ci sussistevano immutaci anche per il caso di trasformazioni di Backiundimmaginarie,
riesc a farvedere che le nuove trasformazioni per le
superf cie
a curva-tura costante
positiva,
cui era stato condotto dall’inversione dei teoremi di Guichard non erano cheprodotti
dico·ppie,
oppor.tunamente
scelte,
di trasformazioni di BackiundÎ1nmaginarie coniugate ;
e cosegli
non solo venne ad indicare una ulteriorevia per
ottencrle,
ma chiar ancheperchè
mai esse fossero ri- mast,e per slungo tempo
nascoste.I teoremi del
Guichard, che, indirettamente,
avevano ri-chiamata l’attenzione dei
geometri
sullesuperficie
a curvatura costante,più
diretta.mente la attrassero su’llo studio delle de- formate per flessione dellequadriche,
rotonde o non; e fu que- stol’argomento
di numero’si lavori del Bianchi che culmina-rono nella Memoria
premiata
il 1908 dall ’Aecadema diParigi
e furono
esposti
nel 3° volume della 2a e~dizion~e della Sua Geo- metria difFereniale.Anche in essi l’uso dell’
immaginario
vienelargamente
a-doperato,
purprocedeindosi
in maniera che adogni
p,asso della ricercaapparisca
chiaro ilsignificato
reale dei risultati conse-guiti ;
e dell ’eincacia di tale strumento non vorràmeravigliarsi
chi
pensi
alla suaindispen~sabilità
nel campo dellageometria algebrica
e rifletta che per esso vengono acomporsi
in bella unità tuttigli
studi intorno allesuperficie
a curvatura costante,positiva
onegativa,
e intorno ~aquelle applicabili
suquadriche, giacochè
lesuperficie
a curvatura costante altro non sono che ledeformate delle
superficie
sferiche reali oimmaginarie,
se,condo che la curvatura è
positiva
onegativa.
Il cardine fondamentale di queste nuove ricer~che del Bian, chi è da ravvisare nel
teorema,
da luistabilito,
cheogni
super- ficieapplicabile
sopra unaquadrica
èprima
falda focal~e diuna
doppia
infinità di congruenze W che hanno per seconde falde focalisuperficie applicabili
sullaquadrica medesima ;
madifficilmente avrebbe
superato
igravi ostacoli,
che via viagli
siIparê1v.ano innanzi per
stabihirlo,
4se non fosse stato continua- mente sorretto dal suo acuto intuitogeometrico
chegli
davamodo di dominare con sicura
padronanza
i faticosisviluppi
al-goritmici.
E’ rimasto famoso a codesto
proposito
il Suo ricorso al- l’affmità diIvory
perraggiungere
con estremasemplicità
unrisultato che per via analitica diretta avrebbe richiesto calcoli di enorme
compli~cazione.
Nè meno
significativa
alproposito
ste.sso è lapiena
con-ferma che lavori
posteriori
del Bianchi lepiù particolarmente
del
Calapso
apportarono a quantoegli
avevaprevisto
nellachiusa de’ la
prefazione
al 3° volume ’della Sua Geometria dif-ferenziale,
or oraricordato ;
che cioè con le trasformazioni per le deformate dellequadriche
da lui stabilite potesserocomporsi
tutte le altre che per io scopo medesimo erano state
escogi-
tate.
Necessità di cose ci
impedisce
di entrare indettagli
a ri-guardo
e diqueste
ricerche e delle ,altre numerosissime che il Bianchi hacompiuto
suipiù
svariatiargomenti
digeometria
differenzale.
Si tratta di circa 140
pubblic~azioni, frequentemente
assaipon~d~erose,
che hanno condotto alla scopert.a di semprepiù
va-ste estensioni della teoria della trasformazione a
superficie
o asistemi
tripli ortogonali ;
adapprofondimenti
notevolissimi delle teorie dei sistemicieliai,
dellefamiglie
dei La;mé o dellecongruenze
W;
aT introduzione dai nuovi concetti digrande importanza, quali
ilconiug io
in deformazione egli
insiemi disuperncie
cheEgli
ha chiamato sistemiobliqui
diWeingarten;
alla rielaborazione da un comune punto di vista di ricerche del Bianchi stesso o di
altri, quale que111a
offerta dai Suoiamplis-
simi studi sul rotolmento e sulle congruenze di
sfere ;
o al ri-conoscimento di
proprietà riposte
einaspettate, quale
la sem-plice
caratterizzazione cinematica dellesuperfiaie
W medianteun
quadrilatero
a latieguali
che si deformi in modo conve-niente.
IL Fubini che ne ha discorso da p~ar suo
negli
Annali diMatematica del 1928-’29 pur dedicamdovi un articolo di circa 40
pagine
non ha potuto dare unquadro completo.
Gli è ch,e tra i
singoli capitoli
della Geometria Differen- ziale il Bianchi era riuscito a sta~bilire un cos fitto reticol,ato di linee dicomuni,cazione,
cheogni
progresso in un di essigli
sirifletteva in
perfeziona~menti
di tuttig~li altri ;
e i teoremi Gli fiorivano tra le mani con s abbondevole facilità che spesso an-che i risultati di una sola Memoria ad esser ricordati richiede- rebbero una
troppo lunga
enumerazione.Nè a stabilir
legalmi
e intraveder relazioni tra i detticapi-
toli
Egli
sicostringeva
a rimaner nel campo dellageometria
differenziale euclidea.Le estensioni ai ~casi non
euclid~ei,
cheEgli frequentemeiite eseguiva,
di teoriegià
fis~sate perquello euciideo,
non eranocompiute
certo per ilgusto
digeneralízzare,
tantopiù
chespesso a far ciò non si incontravano diffieoltà
e.ssenziali ;
ma per comporre il tutto in un ’corpo unitario di dottrine che fosse semprepiù
ricco ,di riscontri e di riflez-sireciproci
tra le suesingole parti. , ° ’ .
,"Ed
Egli
si è avvalso tanto spesso e con s esperta abilità d’ellege,ometrie
non euclidee per- riso1verproblemi rtiguardanti
la
geometria ordinaria,
,che il Fubini benT¡agione
vede incodesto uso e in
quello
della nozione di trasformazione le due caratteristiche fondamentali della Suaproduzione geometrica.
A mostrare infine con quawta prontezza, sorretta dalla Sua
coltura,
il Bianchi sapesse trarprofitto
per il ramo di scienza d.a Luiprediletto degli
aiuti chepotevano essergli
for-niti dai rami di scienza dal
quello più ,discosti,
basti ricordareuna Sua Nota lincea del
1916, completata
da una Memoria successiva delCeci~oni,
nellaquale
si risolve unproblema
ri-guardante
la determinazione di certe f orme differenziali qua- dratiche a curvatura riemanniana nulla trasforniandolo nelproblema
della determinazione di convenienti ’sistemi commu-tativi di numeri
ipercomplessi.
_
Come è stato
già
detto non la solageometria
differenziale il Bianchi ha fatto oggetto di Suoi studiparticolari.
A
prescindere
dalla circostanza che il metodostesso,
cui si informaquella disciplina
e donde deriva il suo nome, Lo por- tava acogliere,
come abbiamovisto,
risaltanti interessanti non meno l’Analisi che laGeometria,
non m’ancano tra le Suepub-
blicazioni lavori di analisi pura,
quali
una bella Memoria su-gli integrali
elitti’c di 1aspecie inspir,ata
a idee del Klein edun
cospicuo
gruppo di Note licee nellequali,
per non alludereche alle
più importanti,
o si dànno notevoli teoremi di unicità perproblemi
al contorno, o sitilcampo
diapplicabilità
di un classico metodo di
integrazione
,delRiemann,
o si risolveil
problema
idi Dirichlet per lospaz
non ’euclideo indehnito.Degni
di nota sono pure i Suoi contributi alla teoria deigruppi continui, quale,
ad es., l,a,po,derosa
Memoriaprese~ntata
all’Accadernia dei XLsugli spazi
a tre dimensioni con ungruppo continuo di
movimenti ;
e ancorapiù,
per numero e permole,
le Note e Memorie dedicate alla teoria deinumeri,
dirsciplina
che ha sempre attratta l’attenzione del Bianchi e perqualche tempo,
fra il 1890 18’ il1894,
conmaggiore
intensità chela stessa
geometria
differenziale. Cadonoappunto
in cedesteperiodo
daitempo
le Sue belle ricerche sul gruppo modulare~ neicorpi gutadratici immaginarii,
sulla teoria delle forme di Di- richlet e di Hermiteappartenenti
aqui corpi
e sulle formequadratiche quaternarie
a coefficienti interirazionali;
ricer-che che costituiscono la
parte più ragguardevole
delle contri-buzioni ita1iane all’aritmetica pura nel secolo XIX.
Ma a dare idea
adeguata
del ’efficaciapropulsiva
>del Bian- chi sulla cultura matematica italiana non basta tener conto dei Suoiimponenti
contributioriginali.
Dipari,
se non di mag-giore im~portanza, perchè più
estesa insup,erficie,
èquella
cheEgli
esercitò con la Sua attività di tr,attatista esperto egeniale,
dallo stile lucido e
stringato.
Lasciamo pur dal parte, o
perche
chiaro riflesso di ricercheper~so~nali,
la Sua classica opera sullageometria differenziale,
lecui tre edizioni successive hanno offerto di codesta
disciplina
trattazioni via via rinnovellanti,si ed
arricchentisi ;
o,perchè
di carattere elementare e~d affiancate nella nostra ,1etteratura scientifica da ottimi testi dovuto ad altri
autori,
le Sue belle le-zioni di
geometria ,analitica ;
ma le funzioni di variabile com-plessa,
le funzioni ellittiche ed igruppi
continui di trasforma-zoni non hanno ricevuto tra di ’noi
esposizioni migliori
diquelle
fornite dai volumi ’d~el
Bianchi ;
ed aquei giovani
che chiedanolibri italiani ove
gli argomenti più
elevati dell’alta aritmetica(forme quadratiche, corpi alge~brici
~e loroideali, rapporti
re-ciproci
fra la teoria dei numeri equella
delle funzioni anali-tiche)
siano svolti con sufficienteampiezza
e ricche,zza di svi-luppi,
non si possono indicare >che le lezioni~pubblicate
dalBianchi in
litografia
nel 1910 e ilpoderoso
volume editopei tipi
della ditta Zanichelli nel 1923.E se
oggi,
per un corsolitografato
delCipolla,
noi posse- diamounopera
sulla teoria deigruppi
di ordine finito e i suoirapporti
conquella
delleequazioni algebriche più aggiornata
delle lezioni del Bianchi sui medesimiargomenti, pubblicate,
inlitograna,
il 1897ed,
a stampa, il1910, dopo
che per- decennierano state
professate
ai normalisti o da Lui o sui Suoi ap-punti
daaltri,
aquest’ultime
risale il merito di aver mante- nuta viva fra di noi la conos,cenza delle bellequestioni
dell’al-gebra superiore.
E
qui, giacehé
se ne cifrel’occa,sione, giova
fermarsi unnioniento ~ad additare ciò che a mio parere costituisce il ca- rattere
più
saliente della tradizione normalistica nella cultura matematica italiana.Come è noto l’ordinainento delle nostre Facoltà matemati- che è tale che P’alta ’aritmetica e l’alta
algebra
non pO’ssono trovarvi posto costante. Non è il caso diparlarne
nelprimo
biennio di natura elementare e
propedeuti,c~a
e rivolto tanto aifuturi matematici
quanto
ai futuriingegneri;
e nelsecondo,
dedicato ai corsimonografici,
esse non si possono farpenetrare,
per di
cos ,
che distraforo, interpretandole,
con criteri assailarghi,
comecapitoli
di Analisi. Cos accade bens che aquar.cio
a
quando
nelle nostre Universitàqualche
di Analisi su-periore
>sia dedicato aquelle >discipline ;
ma per necessità di cose,argomenti
dipiù
strettapertinenza
dell’Analisipremendo
con urgenza
maggiore,
ciò nonpuò
’avvenire che assai di radoed in :modo al tutto
sporadico ;
deiguisa
che la loro’ influenza sulda nostra cultura sarebbe stata ben scarsa e grama, se non avesse~potuto
,es’ercitar~si che a traversoquei
corsi.Ma per fortuna
l’opera egregia
dellepersonalità
emi-nenti preposte alla Direzione di
questa
ScuolaNormale,
rivoltaa
farne,
co~nenergia
sempremaggiore,
un auste,ro seminarioscientifico, piuttosto
che uno s~cialbo ,istitutopedagogico
- eper ciò stesso -la
più
efàcaeepalestra
di addestramento alla pro-fessione di
insegnante
-, con la istituzione di due corsi ben nutritipei giovani
normalisti tenuti sistem,aticam,ente e dedi-eati, l ’uno,
nelprimo
annodi studi,
alla teoria deinumeri,
l’al- tro, nelsecondo,
aquella
deigruppi
di ordine unite e sue ap-plicazioni, provvide
a che in Pisa trovassero culto costante lediscipline
in cuipiù risplen-de
l’adamantina purezza della ma-tematica e
meglio
si rivelano il suo fascino e la sua malia.Ed è .appunto nella solida
preparazione aritnetico-alge-
brica
fornitagli
da questa Scuola ,che va ravvisato ilvantaggio migliore
>di chi da essa si appresta ad entrarenellarringo
ma-terna tico.
In una conversazione avuta anni fa. con
l’Enriques,
l’in-sgne geometra
nostro che voi tutti conoscete,egli
faceva ri- salire alle lezioni del Bianchi sulla teoria delleequazioni alge-
briche ed allo studio dei lavori del Nther ’l’influenza
più
deci-siva ’sulla formazion-e del suo abito mentale matematico.
Che dire infine dell’
impressione
che su tutti i Suoi allieviprodu~ceva l’insegnamento
del Bianchi ?Ascoltarlo era un incanto !
Ogni
Sua lezione era una com-piuta
opera d’arte.Come i
capitoli
dei Suoi libri sono suddivisi in brevi espigliati paragrafi
ciascuno avente una certapropria
autono-mia,
nulla affatto in contrasto con la veduta unitariasieme,
cos le Suelezioni,
pur connettendosí strettamente fra úi loro in un tutto armonico nell’economiagenerale
del corso,erano
tagliate
in modo che ciascunaapparisse
comequalche
cosa di
organico
e di d~e~finitivo.Di
guisa
che chi leseguiva,
alpari
di chi -si ponesse alla lettura dei Suoi lucidilibri,
aveva nongià l’impressione
di aà-girarsi, smarrito,
per una selvaselvaggia,
mapiuttosto
di sa-lire su sui per un’incantevole strada
panoramica
con fre-quenti terrazze,
chegli
desseroagio
diriposarsi
e digodersi
beatamente i
punti
di vistapiù
deliziosi.Ben cons’cio del fatto.
~che,
spesso, il porre chiaramente unaquestione
è per- metà risolverla e che ilseguire
unragiona-
mento un
po’
faticoso diventaagevole,
ove sitenga
losguardo
al termine cui simira, egli
non si poneva a dimostrareun teorema, se
prima
non ne avesse messopi~enamente
in luceil
significato, e
se la dimostrazione nonpoteva
esseresbrigata
in
pochi
minuti non v’era caso £heegli
siaccingesse
asvilup- parla
senza avernepreaccennato
ipassi
essenziali.Rammento ancora
com’Egli
iniziasse le lezioni di Mate- matichesuperiori
a noi allievi del 3° corso nel novembre 1896.Quell’anno
si eraproposto
disvolgere
i fondamenti dellageometria differenziale ;
mapoichè
adesporli
non bastavano le nozioni di analisi apprese nel corso di Calcalobisognò
che co-minciasse dal dedicare un buon gruppo di lezioni alle equa- zioni diSerenzial .
Part dai sistemi di
equazioni
differenziali del 1" ordine in forma normale,e,d,
enuneiato il teorema diesistenza,
disse cheper dimostrarlo avrebbe fatto ricorso al cos detto metodo delle
approissimazioni
successive di Peano e di Picard.E
questo
metodo e 14a cos detta condizione diLipschitz
checompariva
fra leipotesi
~dell ’enun’ciato erano,allora,
per noiallievi,
dellenovità; quindi,
in conformità delle Sue consuetu-dini,
non si ae,cinse apresentar
senz’altro ladimostrazione,
main