• Aucun résultat trouvé

Analyses et Comptes-Rendus 1927 (3)

N/A
N/A
Protected

Academic year: 2021

Partager "Analyses et Comptes-Rendus 1927 (3)"

Copied!
4
0
0

Texte intégral

(1)

ANALYSES ET COMPTES-RENDUS

Giovanni ONGAno . Coltura e scuola calligrafica veronese del se-colo X (Memorie del R . Istituto Veneto di Scienze, Lettere e d Arti, XXIX, 7) .

La memoria dell' Ongaro rappresenta, soprattutto nella prima parte , sul movimento intellettuale a Verona durante il secolo x, un contribut o notevolissimo alla storia di quell' epoca, che fu detta di ferro . Ma qu i non posso che rallegrarmi di aver sentito, per merito dell' autore, pi ù calda e viva la storia di un periodo, che negli astrattismi delle storie ge-nerali, ci appare cosa oscuro e lontano .

Nel lavoro dell ' Ongaro non mancano perd rilievi e conclusioni impor -tanti anche per la storia del Latino medievale, da un punto di vista pret-tamente linguistico . Scritto a Verona, forse da un monaco fuggitivo d a Bobbie, è il lanzentunz refagae cuiusdarn, già edito dal Traube ne i M. G . II . (Poet . Lat . acri carol., III, 2, 688) . Composta molto probabilmente da un monaco veronese, verso il 900, è la saffica, intitolata Car -men Adalhardo Lpiscopo, pubblicata anch' essa dal Traube, nel già citato volume di M . G . a pag . 683 . I Gesta Berengarii Imperatoris furon o scritti, con molta probabilità, intorno al 920, da Giovanni chierico de l castello di Verona, cancelliere di Berengario dal 908 al 922, e verso i l 915 vescovo di Cremona . Sono di mano del famoso vescovo di Verona, Balenio, del sec . x, le postille che tempestano il codice, già Veronese e d ora Vaticano, contenente i canoni dell' VIII sinodo costantinopolitano del 1 ' 869, e quelle al codice Vat . Lat . 4965, e ai codici XIX (17) colle Lxpla-nationes S . Hieronymi in prophetas

minores,

XXIX (27) col De civitate dei, LX (58), importantissima collezione canonica, e molto verosimil-mente il XXVII (25) —, tutti della capitolare di Verona . L'Ongaro cred e dunque — e mi pare giustamente — coi Ballerini e il Diimmler, contro il Cipolla, di Raterio, le postille, scritture e poesie, contenute nel cod . L X (58) . Egli riporta a pag . 30 l ' acrostico a un fratri Benedicto, molto proba-bilmente papa Benedetto V, già pubblicato dal Dümmler (N. Archie d . Ges . T. tilt . Deutschen Gesch ., IV, 398), a 31 la lapide dedicatoria d i Chiesa od oratorio, pur essa già pubblicata dal Dümmler (1 . c .) e dal Ci -polla, e una bizzarra poesia formata di esametri, intersecati con tratt i scritturali, trascritta, ma non pubblicata dai Ballerini, editori delle oper e di Raterio . La mano, a sospettata di Raterio si osserva qua e là, anch e

EULI.. DU GANGE .192G-1927

(2)

[62

ANALYSES Er COMP'T'ES-RENDUS .

nel codice LXXXVIII (83) » . Questo, in piccolo formato, porta le anti-fone degli ufficii solenni dell ' anno liturgico . Era forse ad uso del ves-covo celebrante : su pagine originariamente bianche e su

altre

palin-seste, Raterio trascrisse carmi di Boezio, Prudenzio, Venanzio Fortunato , e altri adespoti, i quali forse sono composizioni sue . L' Ongaro crede ine-dite le poesie a foglio 54 r , 59 r e 61 r , e a pp . 34-5 riporta la saffica d i f. 61r,documento certo importantissimo per ispirazione ed elocuzione, s e si potesse provare che fu composto nel secolo x .

Io non posso discutere gli argomenti paleografici, forse non decisiv i in un tipo di scrittura così calligrafico . Piuttosto della facilità a verseg-giare di Raterio ci restano molti documenti . Anche il tono della saffic a fa pensare all' alto medioevo . La strofa 6 ricorda il canto di consecra-zione del cero pasquale nel rito gallicano . La comparaconsecra-zione coli ' ap e manca assolutamente nel rito romano . Per determinare l ' importanza d i questo fatto per il problema che c'interessa, bisognerebbe prima inqua-drare l'antifonario nella storia del rito ; ma mi sembra che anche tal e somiglianza confermi l ' attribuzione all ' alto medioevo .

li verso 1.8 della saffica — panait coturni.v graola resultat — è lessico -graficamente molto interessante . Pangere è qui usato assolutamente se – condo un uso già classico . Resultare ha il significato di F . 4 (= conci– nere), molto tardo . Nessuno dei due significati è registrato dal Ducange , per pantere neppure la voce . Graola è vocabolo medievale, pur esso non registrato dal Ducange . Deriva da un gracula, di cui il Forcellini dà i l solo esempio incerto di Plinio, H .

w.

Ind . 1 . 3, 9 e 18 . Se ne conoscon o molti derivati romanzi, ondeggianti tra il significato di corvo e quello d i cornacchia . In Italia la voce è soltanto dialettale . Nell' area veneto — tri-dentino — istriana (grole, grola, gröla) è adoperata per significare i l corvo maggiore (cor pus corax) e la cornacchia nera (corp us corona) . Ne l territorio veronese grola significa cornacchia . Interessante come lo Zin-garelli nel suo Dizionario Etimologico, per grola riruandi a gracola, e spieghi, gracola religiosa, un passeraceo dentirostro di una specie dett a musica o religiosa . Ma il contesto e il luogo d ' origine della saffica mi a pensare piuttosto a cornacchia .

Nella memoria dell ' Ongaro compaiono altre due voci ignote al Du – cange, l 'Adise (piscans in Adise) del ritmo in onore di san Zeno de l Ix sec ., già edito dai Ballerini, e il deventa della già ricordata epigrafe dedicatoria . L'Adise mi sembra una forma d'ablativo volgareggiante . Quanto al deventa, dicono i due versi che c'interressano (aula) . . . lustr a sic assidue vasta deventa ruina — instaurar sumptu proprio quartzpresu l Hubertus . ll Novati { congetturd deiuncta ; io credo che lustra sic assidu e (lustra molto probabilmente nel significato medievale di anni) spieghi i l deventa, participio passato da devenio, nel significato medievale di

dive

(3)

ANALYSES ET COMPTES-RENDUS .

16 3 vire — l' opera lenta del tempo, sulla chiesa già devastata dalla rapid a furia del fuoco .

FrancescoARNALDI .

Giuseppe DE LUCA . Di un antico Lezionario nella biblioteca de l Seminario Romano Il1aegiore . Notizie ed estratti . Roma, 1926 , di pp . 63 .

Questo fascicolo fa parte della collezione Lateranum, la quale si pro -pone di portare a cognizione degli studiosi in forma di monografie o memorie o note quei contributi che i Professori del Pontificio Seminari o Romano Maggiore portino agli studi da loro professati . La memoria de l De Luca ci dà notizia di un codice della biblioteca del Seminario asse-gnato dal De Luca al secolo xi per le sue caratteristiche paleografich e di scrittura in minuscola romanesca e per la maniera in cui vi si allud e a S . Pier Damiani . Esso vi pervenne non si sa come dalla biblioteca , oggi dispersa, del monastero di S . Alessio all' Aventino . I1 che offre al De Luca buona occasione per premettere alla nota un cenno del periodo glorioso della badia aventiniana, il quale fu su lo scorcio del se -colo x con gli abati Sergio, Leone, e Giovanni di Cannapara .

11 Lezionario contiene varia materia agiografica e omiletica, tra l a quale sermoni di S . Agostino, veri o supposti, uno, sembra, inedito, e d i Beda . Il De Luca riproduce integralmente quella materia che gli sembra più probabile appartenga in proprio allo scriptoriun aventiniano : un a leggenda inedita di S . Bonifacio, il martire di Tarso, in esametri ; un a in prosa, di S . Isidoro martire che è la 4478 a della Bibliotheca Hagiogra-phica Latina, ma integra e riveduta qui, oltre che sul nostro codice , anche sul Vallicelliano H 25 e sul Sessoriano 49 ; la vita di S . Alessio i n metro elegiaco già nota ai Bollandisti ; oltre questi testi più classicheg-gianti o regolari, un quarto testo ritmico ma di un ritmo variabile, ch e sembra pur inedito, su la vita di S . Alessio . Per ora dichiara il De Luc a di essersi volutamente limitato a far opera di editore : si ripromette d i ritornare in appresso su alcune questioni grammaticali e metriche, ch e potranno riuscire interessanti, poichè, tranne poche iscrizioni, testimo-nianze di poesia in quella data per Roma quasi quasi non si hanno .

In attesa, una osservazione al giovine editore . Il v . 10 della leggenda metrica di S . Bonifacio :

Perfidum et saulum tenebras, sic paulus habetur .

Non ha, mi sembra, bisogno di emendazioni congetturali . Dice il De l Luca « o il tenebras si muta in terebras nel senso di e tormenti, affliggi » riferito al vocativo antecedente deus immense, o se si vuole mantenere i l tenebras e il concetto della cecità, bisognerà supporre in principio un

(4)

164

ANALYSES ET COMPTES-RENDU S .

Pertulit et Saulus o qualcosa di simile s . Io penso che per/Ictus è propri o termine tecnico di uso frequente a indicare la posizione spirituale degl i Ebrei, e quindi di Saulo, ancora incredulo, di fronte al Cristanesim o (cf. S . Ambrogio, Explan . in Ps . 36, 20 e simili) e non vorrei mutarl o per un incolore Pertulit : intenderei il tenebras come seconda person a nel senso di a acciechi e, e mi pare che tutto procederebbe abbastanz a bene lo stesso .

V . U .

Sister MaryRAPHAEL AnTS, M . A . The sinta .v

()Ne

« Con fussions »

of

S . Augustine

(a

Dissertation submitted to the Catholic

Uni-versity of America in partial fulfillment of the requirements fo r the degree of Doctor of Philosophy) . Washington, D . C . 'L92 7 (r-xv, 1-135 p .) .

A propos de cette thèse de doctorat soumise à l'Université catholique de Washington par une soeur de SaintBenoît de l'Académie de Sainte -Scholastique (Fort Smith, Arkansas), je ne pourrai que répéter ce qu e j'ai dit au début du précédent compte-rendu ; aussi je me contente d' y renvoyer le lecteur . Mais c'est avec une sympathie bien sincère que j e constate les efforts méritoires faits par l' auteur pour combler une lacune constatée en ces termes par P . de Labriolle (Hist . de la littérature latine chrétienne, 2° édit ., p . 739) : a La langue de saint Augustin a été for t peu étudiée . . . Cette lacune est particulièrement regrettable pour les Con-fessions . e Après une courte préface où l'auteur précise le but qu'il s ' es t proposé — présenter d ' une façon rationnelle et systématique les faits de syntaxe en ce qu ' ils s ' écartent de l ' usage strictement classique — et une introduction non moins sobre où est rappelée la valeur littéraire de s Confessions, commence l ' étude proprement dite des qualités propres d u latin de saint Augustin dans les Confessions . La matière en est présenté e dans un ordre emprunté, pour la plus grande partie, aux ouvrages con -sacrés à des recherches analogues . Une conclusion générale (Sunarnary , p . 120 suiv .) met sous les yeux du lecteur les faits les plus saillants re -levés dans le cours (lu travail . Mais, à tout prendre, ce n'est pas la syn-taxe, on s'en doutait déjà, qui fait l'originalité de saint Augustin dans ce t ouvrage ; car elle y est aussi correcte que dans les meilleurs auteurs d e la latinité dite d ' argent . C ' est par le style que les Confessions méritent de retenir le lecteur ; or, les ouvrages du genre de celui-ci ont le tort d e n ' y prêter à peu près aucune attention .

Références

Documents relatifs