R ENDICONTI
del
S EMINARIO M ATEMATICO
della
U NIVERSITÀ DI P ADOVA
C ARLO C ASOLO
Gruppi finiti risolubili in cui tutti i sottogruppi subnormali hanno difetto al più 2
Rendiconti del Seminario Matematico della Università di Padova, tome 71 (1984), p. 257-271
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Gruppi sottogruppi
subnormali hanno difetto al più 2.
CARLO CASOLO
(*)
1. Introduzione.
Indichiamo con
Q3n
la classe deigruppi
i cuisottogruppi
subnor-mali hanno difetto di subnormalità minore o
uguale
a n.1
gruppi B1 (chiamati
spessoT-gruppi)
sono statiampiamente
stu-diati ;
da Best eTaussky [1],
Zacher[13]
e Gaschütz[3]
nel caso finitoe da Robinson
[10]
nel caso infinito. Inparticolare
è statoprovato,
da Gaschütz nel caso finito e da Robinson in
generale,
che igruppi ~1
risolubili sono metabeliani.Per
quanto riguarda
igruppi nilpotenti,
fra i risultatiprovati
daRoseblade in
[12]
è l’esistenza di una funzionedipendente
soloda n, tale che
ogni
grupponilpotente ll3n
è di classeal più
Stimesufhcientemente
precise
per tale funzione sono note solo per n = 1(in
tal caso igruppi
sonoquelli,
bennoti,
di Dedekind ecr ( 1 )
=2 )
eper n = 2
(Heineken [5]
haprovato
cheor(2)4y
anche se non si cono-scono
gruppi nilpotenti
di classe esattamente4).
Alla luce di tali risultati ci si
puè
chiedere se, e perquali
valoridi n,
igruppi
risolubili hannolunghezza
derivata limitata da unafunzione
dipendente
da n solamente.Purtroppo
una tale limitazionenon
esiste,
ingenerale,
neppure per n =2;
infatti Robinson[11]
di-mostra che il
prodotto
intrecciato non ristretto iterato:(*)
Indirizzo dell’A.: Istituto diAlgebra
e Geometriadell’Università,
Via Belzoni 7, 35131 Padova
(Italia).
di t
copie
isomorfe.l~
i di un gruppo abeliano non banale eprivo
ditorsione,
è un gruppo?2
dilunghezza
derivata esattamente t.Tuttavia,
se sirestringe l’indagine
aigruppi 582
risolubilifiniti,
siottengono
risultati in sensodiverso; McCaughan
e Stonehewer[9]
hanno infatti
provato
che taligruppi
hannolunghezza
diFitting
alpiù 5 (migliorando
in ciô unprecedente
e nonpubblicato
risultatodi Camina e
Renouf )
elunghezza
derivata alpiù
9.Nel
medesimoarticolo
gli
autori osservano che se V è un gruppo abeliano elemen- tare di ordine9,
y allora Hol( Y)
è un gruppoS 2
dilunghezza
di Fit-ting
4 elunghezza
derivata 5.Scopo
delpresente
lavoro è dimostrare che se G è un gruppo?2
finito e
risolubile,
allora Gha,
difatto, lunghezza
diFitting
alpiù
4e
lunghezza
derivata alpiù
5.Concludiamo
questa
introduzione ricordando che non è noto il com-portamento
nè deigruppi 8)2
risolubili eperiodici,
ingenerale,
nè deigruppi
finiti risolubili58n
conn>3.
’
Le notazioni usate sono
quelle
del libro di D. Gorenstein « Finite groups »; inparticolare quelle
relative al lemma 2 fanno riferimento alcapitolo
3 di tale volume.Inoltre,
se G è un gruppo, indicheremo conFiti (G)
l’i-esimo termine della serie diFitting
diG,
e conyi(G)
l’i-esimotermine della serie centrale discendente di G. Anche
quando
nonespli-
citamente
richiamato,
tutti igruppi
considerati sono finiti.2. Preliminari.
LEMMA 1
( 1) .
Sia P un p-gruppo, perqualche primo
p, e 1 =A ce Ee Aut (P)
unp’-automorfismo
chef issa ogni sottogruppo
di ·Allora P è abetiano e OC un
automor f ismo potenza.
DIM. Se ce induce l’identità su allora induce l’identità su e
quindi
è l’automorfismo identico suP,
il che è escluso peripotesi. Pertanto,
per un noto risultato diRuppert ([8], Hilfssatz 5);
a induce una
potenza
su equesto
è abeliano.Osserviamo,
in
particolare
che cio esclude il caso p = 2.Sia ora P un
controesempio minimo;
allora 1 e P non è(1)
Di questaproprietà, probabilmente
ben nota, non ho trovato traccia nellaletteratura,
la sua validità e dimostrazione mi sono state comunicate da A. Caranti e F.Napolitani.
abeliano
(v.
la dimostrazione del citato Hilfssatz 5 in[8]),
y inoltre ceinduce su la
potenza, poniamo r-esima,
1(mod p).
Sia N =
Y3(P) = [P’, P];
se1,
allora per la minimalità diP,
è
abeliano,
il che ècontraddittorio ; dunque N
= 1 e P èperciô
di classe 2.
Siano ora x, y E P tali che z =
[x, y] # 1;
si haallora,
per oppor-tuni t,
t’ EP’c Z(P) :
Dunque
.L =~2i((~),
che è contenuto nel centro diP,
èa-invariante ;
per la scelta di
P,
èpercio
abeliano equindi
L = P’.Poichè
]P’ ) = p # 2
siha,
perogni g,
=== gphp
equindi
EP}; poichè
z E(infatti
~ P’ )
deve essere perqualche w E P; pertanto
za ==
(WIX)P== (wrt)~
con t E P’ equindi,
essendo = p si ha:Ciô è
compatibile
con(o)
solo se z = 1. Contraddizione.LEMMA 2. Sia D un gruppo non abeliano che opera
fedelmente
sulp-gruppo abeliano elementare V =
VIX V2,
e irriducibilmente suVi,
i =
1,
2 . esiste g E V tale cheg>D
= ED) =
V.def
Consiclerati
Vi
eV2
come D-moduli suGF(p), distinguiamo
due casi.
1) Vi
eV2
non sono D-isomorfi.Supponiamo,
con eventuali cambiamenti diindici,
che dim~ dim ( Y2) .
Sia n = dim 1 ~ t G1 # h
eponiamo
g = th.Poichè
V’1
è D-irriducibile esistono 1= yl , ... , y~ in D taliche, posto ti = {tl, ..., tn~
è una base diV’1.
Postohi = hlli, supponiamo
che{~iy...y~}
non sia una base diY2 ;
allorapossiamo
supporre, dato che dim( V’2) c n, hn = ha....
peropportuni
interi al, ... , an-l.Chiaramente e
quindi:
ed è essendo
Trl D-irriducibile, poichè
e
V2
èD-irriducibile,
si ha~g~D
=VI
XV2.
Supponiamo, quindi,
che{hl, ...,
sia una base diY2,
laposi-
zione y: ti - hi definisce
quindi
un isomorfismo traVi
eVz, poichè questi
non sonoD-isomorfi,
esiste Z ED tale che( ~ ) :
Sia tz - tr11 .... trnn;
poichè (1£)
y... hrnn,
è chiaro cheg>
Sia tz1 = tj> .. , poichè
... è chiaro ched’altra
parte (t1h1)z = tz1hz1
equindi
=che per
( o )
è un elemento non identico diEssendo Y2
D-irridu-cibile si ha
perciô g~ D ~ V 2
epoichè
si ha ancora X ·2) V¡
eV2
sono D-isomorfi.In tal caso = = 1
(poichè D opera
fedelmente suV).
Per un risultato di Green
(v. [4],
th.3.5.6)
il numero disottospazi
di V che sono D-isomorfi
è,
in tal caso:Poniamo H =
HomD Y1 )
e valutiamo q =Sia il monomorfismo
(moltiplicativo)
di D inAut
(Vi) c
Hom(V1);
definito dav(x0)
= v--, Vv D.Allora H =
(y
e Hom = b’x ED}.
Poichè
VI
èD-irriducibile,
H è unalgebra
con divisione di dimen-sione finita su
GF(p), dunque q
=pr
perqualche
intero r, e, se H*è il
sottogruppo moltiplicativo
diH, H*
è ciclico di ordinepr -1,
inoltre H*Aut ( Yl ) . Dato 1p
E .H* definiamo = =v} ;
è
sottospazio
diVI,
inoltre dati v E e x E D si ha:dunque
è D-invariante eperciô y
= 1 oppure ={01.
Pertanto = 1 per
ogni v
E equindi, poichè 1 V1,,{O}
_= pn-1
si haSupponiamo,
per assurdo r = n, allora)H* ) _ ~ V~1B~0 ~ ! e quindi
H*è transitivo
sugli
elementi diFiB{0};
essendo .g*ciclico,
esso coin-cide con il
proprio
centralizzante in il gruppo dipermutazioni
su
pn -1 oggetti (v. [7 ], ~r 3.1 ),
equindi
amaggior ragione
in Aut(Vi) ;
(2)
Si noti che se =(tly)’
perogni z,
allora = perogni
z E
D,
equindi
(tz) y = (ttp)Z perogni t E VI
e perogni z
E D.ma
quindi
il che è assurdoperche
non è abeliano.
Dunque = pr
con r n equindi d,
il numero deisottospazi
di V che sono D-invarianti è d =
pr -~- 1.
Sianogd
tali sotto-spazi,
essi hanno tutti dimensione n e intersezione a due a duebanale,.
quindi:
Ma allora
esiste g
e V taleche g 0
perogni i
=1, ... , d
e per--ciô, poichè g>D
èD-invariante, ~g~ D =
V.Il lemma che segue è un’ovvia
generalizzazione
di un enunciato~di
Hobby [6],
in un lavoro suigruppi
in cui il normalizzante diogni_
sottogruppo
è normale.LEMMA 3. Sia G un
finito,
x E G. Se « allora,è
nilpotente di
classe alpiù 2 ;
se inoltre = p, perqualche- primo
p, abeliano elementare.LEMMA 4. Sia P un p-gruppo, p un
primo,
e D unp’-gruppo
cheopera su P in modo tale
che, posto
G = PD siag~
3 perogni
Allora se x E D’ opera come una
potenza
su x operacome una
potenza
su P. Inparticolare
se x non opera trivialmente allora P è abeliano.Dm. Se x induce l’identità su allora x è l’identità su P,
Supponiamo quindi
che x non induca l’identità su allora per il lemma1,
è sufficiente provare che0(.P) =
cioè che è.abeliano. Procedendo per induzione su
possiamo
supporre-
1;
equindi
P haesponente
p e, per il lemma3, ~g~G
è abelianoelementare per
ogni
_ _Sia
P =
= X ... X =V1 X
... X la ridu-zione di P in fattori D-irriducibili. Ovviamente P =
v;.... Vn.
Sia n = 1 e si consideri è
D-invariante,.
quindi
=P, perciô g~ 17 =
P e P è abeliano elementare.Sia
dunque n
>1;
seproviamo
che tutti iprodotti Vi Vi
sonoabeliani,
restaprovato
che P stesso è abeliano.Sia
:~
=.~
non è abelianoperchè,
se cosi fosseGD(Vi
mentre x induce unapotenza
non identica suè abeliano.
Altrimenti,
peripotesi induttiva, x
induce una po- tenza non identica su che risultaperciù abeliano,
equindi lj)(Vi
_0(-P); pertanto Vi Vi
= =V; ).(g)G;
ciù im-plica Vi Vi
=~g~G
equindi
cheVi Vj
è abeliano elementare.L’ultima affermazione discende da Hilfssatz 5 in
[8].
Riportiamo
ora alcune conseguenze diquesto
lemma che sarannoutili nella
prossima
sezione.COROLLARIO 1. Sia G =
PD,
con P unp-sottogruppo
normale di Ge D un
p’-gruppo
tali che~g~
« perogni
g EP;
e sia x E D’ r1Z(D)
con
lx
= q eqlp -1.
Allora P ègenerato
dall’insiemedegli
elementig E P tali che gx = gn per
qualche
intero n. Inoltre se  è unintero,
1Âp-1 e (mod p),
allora Con n = ~,(mod p ) ~
è unsottogruppo
D-invariante di P. Se~, ~ 1, PÂ
è abeliano.Dimostriamo la
prima parte
per induzione su Senon è D-irriducibile
(per
l’azione diconiugio
di D suP) esistono,
perMaschke, O(P) H, K G
tali cheHK = P;
peripotesi
indut-tiva H e .g’ sono
generati
da elementi il cuiconiugato
tramite x è unaloro
potenza
equindi
Io stesso vale per P. Siaquindi
D-irri-ducibile ; poichè
il campoGF(p)
contiene tutte le radiciq-esime
dell’unità e
quindi
contiene le radici caratteristiche di x ;poichè
x eE Z(D)
eD opera
irriducibilmente su(v. [4],
lemma2.2.1)
x èuno scalare
(una potenza)
su equindi,
per il lemma4,
è unautomorfismo
potenza
su P.Siano ora ~, e
PÂ
come daipotesi
e sia T =P~ ;
sianopoi g e PÂ
e
y E D, poichè x E Z(D)
si ha:(gn)y =
con n := %(mod p),
equindi
T èD-invariante;
chiaramentepoi x
induce la po- tenza ~,-esima su edunque,
per il lemma4,
x induce un auto-morfismo
potenza
su T e perogn i h
E T è hx = hn con n - ~,(mod p ) , quindi
eperciô
T = P.Per rendere
più
lineari successive dimostrazioni conviene eviden- ziare un casoparticolare.
COROLLARIO 2. Nette stesse
ipotesi
del corollarioprecedente,
siaAllora in
particolare
[P, x~ ]
è abeliano.LEMMA 5. NeZle stesse
ipotesi
e notazioni del corollario1,
sia 2.Allora normalizza
ogni sottogruppo
diPtt
con À. Se~, ~
1allora
cZ(P).
Di3i. Siano À # fl interi
compresi
tra 1 ep -1,
g E e h E EP~;
allorage
=g;’
e hx = hn con n = fl(mod p) ; proviamo
che g nor-malizza
~h; ,
resta cosi dimostrato che normalizzaogni
sotto-gruppo di
~~.
Consideriamo~gh~G. grhr
perogni
intero r, in- fatti per r = 1 la cosa èbanale, supposta
vera per r - 1 si ha:tanto
h>
è massimale in H equindi g
normalizza(~.
Ciô prova la
prima
asserzione.Supponiamo
ora~, ~ 1; poichè
opera perconiugazione
come un automorfismo
potenza
suP,, Â,
sulquale x
opera comeuna
potenza
omogenea, si ha[g, xl
ECG(p¡J;
ma[g, x]
=g-lgx = 9 Â-i
essendo
Â:71--
1 èquindi g
ECG(P/l)’ pertanto QI(Pl)
perp"*
Â.D’altra
parte,
essendo~, ~ 1, ..P~
è abeliano. Poichè l’unione deiP., 1 c v c p -1 genera P
si ottiene allora3.
Cruppi S 2
risolubili.Osserviamo,
innanzitutto,
cheogni quoziente
eogni sottogruppo
subnormale di un
gruppo Bn
èanch’esso 5Sn. (Gaschütz [3]
prova inoltre che se G èB1
finitorisolubile,
alloraogni
suosottogruppo
èun risultato
analogo
non valeperô
per igruppi ~3,;
infatti il gruppogenerale
lineareGL(2, 3)
è~2
mentre i suoi2-sottogruppi
diSylow
sono diedrali di ordine16,
e non sono~8,,
vedi anche[9]).
Enunciamo ora, per
comodità,
due noti risultati suigruppi 5B2
dei
quali
faremoampio
uso nelseguito.
TEOBEMA 1
(Heineken [5]).
Se tutti isottogruppi
ciclici del gruppo Gsono subnormaZi di
difetto
alpiù 2,
allora =y4(G)3 .-
1.Dal
fatto,
bennoto,
che segueimmediatamente
che-un gruppo
S 2 nilpotente N
halunghezza
derivata alpiù
2 se3 ,r |N|,
al
più
3 altrimenti.Questa particolarità legata
alprimo
3 ci costrin-gerà
a trattare dei casiparticolari.
Abbiamogià
osservato che non è noto se 4 sia lamigliore
limitazione della classe deigruppi ~2
nil-potenti ;
in effetti non si sa se esistono3-gruppi 582
di classe esatta-mente 4.
TEOREMA 2
(McCaughan
e Stonehewer[9]).
Sia G un gruppofinito
risolubileB2,
allora tutti ifattori principali
di G evitati dcc Fit(G)
sono di rango al
più
2.Di
questo teorema,
oltre a utilizzare direttamentel’enunciato,
fa-remo
ripetutamente
uso di unaargomentazione
contenuta nella di- mostrazioneoriginale, che,
percomodità, riportiamo
nel lemma che- segue.LEMMA 6. Sia G u% gruppo
f inito ~2’
P unp-sottogruppo
normaledi
G, x
unp’-elemento
di G tale che~x~P
« a G e[P, x~ ]
r1C,(x)
=1,
e sia M un
p’-sottogruppo
di contenente x; allora M normaliz8aogni sottogruppo
diOp(x).
Sia
poichè
x è unp’-elemento
e P si ha:[P,
= P(v. [4],
th.5.3.5.)
equindi:
essendo G un gruppo
~2
si ha~x~ [P, ~x~ ]D a ( ~x~ [P, x~ ]D)a,
inparticolare x>g,
equindi M,
normalizza~x~ [P, ~x~ ]D.
D’altraparte
o oC e
dunque
.M normalizza~x~ P,
da cib segue che M normalizza(z) P m
M =~) _ (ce) ,
edunque
ancheCp(x).
Ma allora M normalizza:dato che
C,(x)
r1[P, x~ ]
= 1. Come si voleva.LEMMA 7. Sia G =
PQ
un gruppo>82,
con P a G unp
primo,
eQ
un q-gruppo, q unprimo
diverso da p. Seq ,~’ p -1
alloraQ/OQ(P)
è abeliano.DIM.
Osserviamo,
innanzi tuttoche,
perogni primo
p,q =1=
p eg ~’ p -1 implicano q =1=
2. Procediamoquindi
per induzione su_
Sia
lP(P) =1= 1, G Q e_P poichè
G è un gruppo
B2
si ha peripotesi
induttiva abeliano. Ma essendo_Q
unp’-gruppo CQ(P)
= equindi
è abeliano. Possiamo
quindi
supporre =1,
cioè P abeliano elementare.Supponiamo
che esista 1 ~ H P con H o G.Allora,
perMaschke,
esiste un
complemento
di H inP,
con .~ ~a G.Ora =
PQfK
=QH/QH
n K =QH
e,analogamen- te,
Essendo isomorfi aquozienti
diG, QH
eQK
sonogruppi ~2
edunque,
peripotesi induttiva,
si ha:Rimane solo il caso in cui P è normale minimo in G.
Sia
x E Q
tale che C =Gp(x) =1=
1. Essendo P abeliano si ha : C n n[P, (.r)]
= 1. Dato che~x~ P
« « G siha,
per il lemma6,
chenormalizza
ogni sottogruppo
di C epertanto
opera perconiugazione
come un gruppo di automorfismi
potenza
suC; poichè q l’ p - 1
ciôpuô
avvenire solo se centralizzaC ; quindi
C = e C « G.Essendo
G =1=
1 e P normale minimo deve essere C = P equindi
x EE
CQ(P).
Pertanto opera come un gruppo di automorfismiprivi
dipunti
fissi suP, essendo q #
2 si conclude cheQ /CQ(P)
èciclico.
COROLLARIO 3. Sia G un gruppo
~2
con Fit(G)
un p-gruppo, perqualche primo
p ; allora iq-sottogruppi
diSylow
diFit2 (G)
conq =1=
pe q ,~’ p -1
sono abeliani.DIM.
Sia Q
unq-sottogruppo
diSylow
diFit2 (G), q =1=
p, alloraQ Fit ( G )
«G, quindi Q
Fit( G ) è ~ 2
e siapplica
il lemmaprecedente,
tenendo conto che
C(Fit ( G ) )
= 1.La dimostrazione del
prossimo
lemma ricalcaquella
data da McCaughan
e Stonehewer del risultato da noiriportato
come teorema 2.LEMMA 8. Sia G un gruppo
~2 finito risolubile,
Fit(G)
= P unp-gruppo per
qualche primo
p ; allora iq-fattori principali
di G conq ,~ p -1
chegiacciono
tra P eFit, (G)
sono ciclici..DIM. Possiamo supporre P abeliano
elementare,
infatti è ben noto che:Procediamo per
assurdo;
siaMIN
unq-fattore principale
diG, q X p - 1,
con( G ) e |M|
minimo per essereMIN
nonciclico. Chiaramente dove
Q jP
è ilq-sottogruppo
diSylow
di
Sia x E allora
M,
infatti sussiste il G-isomorfismo : per la minimalità diM,
Usiamo ora il soprassegno per indicare elementi e
sottogruppi
mo-dulo P. Per il corollario
3,
M è abeliano equindi l’applicazione x - xq
induce un G-isomorfismo di su il teorema di Jordan-Hôlder e la minimalità di
.M’,
èJi,
cioèM
=1"9/-P
èabeliano elementare. Sia
M1
uncomplemento
di P inM, Ni
= N r1.M1
e sia infine
~o
uncomplemento
diN1
inMi ; MIN
è un gruppo abeliano non ciclico che opera fedelmente suP,
si haquindi
P == fl Cp(z) (0)
e, perogni
x E.M~o
si ha[P, x~ ]
r~Cp(x) = 1; inoltre,
0
per
quanto precedentemente osservato,
=M,
chiaramentequin-
di e per il lemma
6, Ml
opera come un gruppo di auto- morfismipotenza
sul p-gruppo abeliano elementare Poichè# p - 1
alloraMi
centralizzaCp(x) ;
maquesto
avviene perogni
z eE Mo e quindi,
per(o), ~1~
centralizza P. Assurdo.L’assumere che i
q-fattori
siano contenuti inFit, (G)
serve, in real-tà,
solo per facilitare ladimostrazione; più
avanti(teorema 3)
saràchiaro che tutti i
q-fattori principali con q # p -1
evitati da P sonociclici.
Prima di
proseguire
ricordiamo che se H è un gruppofinito,
Fit(H)
coincide con l’intersezione dei centralizzanti dei fattori
principali
di H.Ë
ovvioche, qualora
Fit(H)
sia noto è sufficiente considerare i fat- toriprincipali
in essocontenuti;
inparticolare H/Fit (H)
è un pro- dotto subdiretto digruppi
di automorfismi dei fattoriprincipali
di Hcontenuti in Fit
(H) .
LEMMA 9. Sia G un gruppo
~2 finito risolubile;
allora ilquoziente Fit ( G)
è abeliano.DIM.
(Dove
scriviamoFi= Fit i ( G )
e .~’ =Fi).
Per
quanto
sopra ricordato e per il teorema2,
è un pro- dotto subdiretto digruppi
linearinilpotenti
digrado
alpiù 2;
perun fatto ben noto
(vedi
p. es. Dixon[2],
th.1.4.B)
taligruppi
sonoabeliani o hanno
2-componente
nonidentica; pertanto
è abe-liano se e solo se tale è il suo
2-sottogruppo
diSylow.
Sia G un
controesempio minimo,
allora G =Q
dove è il 2-sot-togruppo
diSylow
di(infatti,
essendoQ
«G, Q
è~2
ed è.F’2 = Supponiamo
che G abbia duesottogruppi
normali mi- nimi distintiMl
ed e sianoL;jM;
=Fit2 (GfM;), 1
=1, 2;
per la scelta diG,
iquozienti G/.Li
sonoabeliani,
ma facilmente si verifica che.Ll
n.L2
=quindi
cheabeliano,
contro la scelta di G.Dunque
G ha un unicosottogruppo
normale minimo e, inpartico- lare,
1~’ è un p-gruppo perqualche primo
p.Poichè Fit la minimalità di G
comporta (/)(F)
_= 1 e
quindi
.F’ è abeliano elementare. ChiaramenteF2/F
è unp’-grup-
po ; osserviamo
poi
che F non è un2-gruppo, perchè,
se cosifosse,
per il lemma 8 tutti i fattori
principali
di sarebbero ciclici equindi
abeliano. Pertanto è un
p’-gruppo.
Per Maschke .F’ si de- compone allora nelprodotto
diretto disottogruppi
normali minimi diG, poichè
G ha un unicosottogruppo
normaleminimo, questo
coin-cide con .F.
un
complemento
di F inG,
H il2’-sottogruppo
di Fit(K) (chiaramente
e D un2-sottogruppo
diSylow
di .I~’. Ovvia-mente HD = K e D =
K/Fit (K)
gg non è abeliano.Scelto x
= xCD(H),
x E K un elemento diD’n Z(D)
con= 2 ;
essendo Kun gruppo
~2’
per il corollario 2(3), x
opera perconiugazione
comel’inversione su
[H, ~x~ ]
dove H =HC.,,(H)
equindi
x opera come l’in-versione su T =
[H, ~x~ ] ;
inoltre dato che x EZ(D),
T èD-invariante,
ma notoriamente T « H e
quindi
T « HD =K;
ovviamente 1.Sia V
sottogruppo
normale minimo di .I~ contenuto in T.È 1"g(V)
>1, perchè
serg (V) = 1
allora èabeliano, quindi:
contro il fatto che x induce l’inversione su V.
Ora, poichè
non èciclico,
esiste tale cheC =
OF(g) =F
1.È C,(C) V, perchè
se fosseCv(C)
= V allora C =-
CF(V)
equindi
C « G e,poichè
è normaleminimo,
C = .F ilche è assurdo dato che
C,,(F) =
F.Ora
g; .F’
« « Gpoichè
V è normale minimo inK;
V è unp’sot- togruppo
dig;G,
essendopoi
.F’ abeliano si ha[F, (ce)]
r1 C == 1 edunque,
per il lemma6,
V opera come un gruppo di automorfismipotenza
su0; poichè questi
sono centrali nel gruppodegli
automor-fismi di C e chiaramente C è normalizzato da x, si ha
[V, x] ~ Cv(C)
V.Contraddizione, perchè
essendo x l’inversione suV,
si ha = V.(3) Il corollario 2 è stato provato per H un p-gruppo, p # 2; ma è chiaro che nulla cambia se H è un
2’-gruppo nilpotente.
TEOREMA 3. Sia G un gruppo
~2 finito risolubile ;
alloraGIFita (0) )
.èsupersolubile
e metabeliano. Inparticolare
G halunghezza
diFitting
>a1
più
4.Dm.
Poichè,
per il lemma9, Fit, (G)/Fita ( G )
èabeliano,
è suffi-oiente provare che i fattori
principali
di Ggiacenti
traFit2(C)
eFit, (G)
.sono tutti ciclici.
Ora
Fit, (G)
= r1 al variare di tra i fattoriprincipali
di G tali che
S >Fit (G),
yquindi,
per il teorema2,
fattori di rango alpiù
2. Osserviamo che se H è unsottogruppo
diGL(2, p)
e N è sotto-gruppo normale abeliano di
H,
allora i fattoriprincipali
di H conte-nuti in N sono ciclici.
Infatti, posto S = SL(2, p)
èinoltre
N/(N
nS)
è ciclico e d’altraparte
N è un sotto-:gruppo abeliano di S e dal teorema 2.8.3 in
[4],
segue subito che N èciclico,
per Jordan-Hôlder si conclude.Torniamo al nostro caso e
procediamo
per assurdo: sia fat- toreprincipale
diG,
con1 M 1
minimo per-ché non sia ciclico. Senz’altro esiste un fattore
principale
diG,
con
S>Fit (G )
tale che = equindi
C n M M.~è fattore
principale
diGIO,
maG/C
è un gruppo lineare digrado
alpiù
2 e è abeliano(dato che,
essendo(G), M/Fit2 (G)
è,abeliano), dunque,
perquanto
osservatoMIN
è ciclico.Contraddizione.
LEMMA 10. Sia G un gruppo
finito ~2 metanilpotente.
Se i 3-sotto-gruppi
diSylow
di G sono alpiù metabetiacni,
allora G(3) =1;
altri-menti G~4~ = 1.
Supponiamo
che i3-sottogruppi
diSylow
di 6 siano alpiù
-metabeliani e
procediamo
per induzione su101; possiamo quindi
sup- -porre che P = Fit( G )
sia un p-gruppo perqualche primo
p, e che Gpossieda
un solosottogruppo
normale minimo.Allora G = PD con D gg
G jP
unp’-gruppo nilpotente
eCD(P)
= 1.‘Se D è abeliano allora per il teorema 1 e per
l’ipotesi
sui3-Sylow
di Gsi ha G(3) 1. Oio
comprende,
per il corollario3,
y il caso p = 2. Siadunque p ~
2 e D nonabeliano, allora,
ancora per il corollario3,
pos- .siamoscegliere
x E D’nZ(D)
tale cheIxi
- q eqlp -1, q
unprimo.
Al variare di ~,
intero,
1c ~, c p -1
e ~,q ---1(mod p)
siano:P). = {g
Econ n - ~,(mod p ) ~.
Per il corollario
1,
iP~
sonosottogruppi
D-invarianti di P.Inoltre,
per il lemma
5,
se~, ~ 1
alloraD,(PÂ) Z(P)
edunque
3 G.Ovviamente n = 1
se ~ ~
,u, epoichè supponiamo
che Gabbia un unico
sottogruppo
normaleminimo,
deve essere 1 perun solo valore
~, ~
1. Chiamiamo T tale~.
Ci siamoquindi
ridottial caso P = T C con C =
Pl = Cp(x),
T 3G,
T abeliano sulquale x
opera come una
potenza
non identica.(Ovviamente quindi
T =1).
Ancora per il lemma
5,
opera perconiugazione
come un gruppo di automorfismipotenza
diT;
essendoquest’ultimo
abeliano si ha che è ciclico.Supponiamo
L =1,
essendoL « C si ha allora = L r’1
Z(C) ~ 1;
ma allora I-~ = 3 G dato che R carP ~x~ ~ G,
inoltre R r1 T =1,
control’ipotesi
che Gabbia un solo
sottogruppo
nor male minimo.Quindi
L = 1 eQi(C)
èciclico,
essendop ~
2 si conclude che C è ciclico.Consideriamo ora il
quoziente poichè
C èciclico, G’T/T
centralizza
PI T;
inparticolare D’T/T
centralizza-PIT; poichè
perl’ipotesi
sui3-sottogruppi
di G e per il teorema1,
D’ è abeliano ed èD’T/T n P/T = 1
si ha cheDPIT
=G’PIT
è abeliano equindi
T. Essendo T abeliano si ha finalmente G(3) = 1.
Con
argomenti
del tuttoanaloghi
si prova che G(4)1,
senza al-cuna
ipotesi
sui3-sottogruppi
di G.Il teorema 3 e il lemma 10 consentono di concludere immediata- mente che se G è un gruppo finito risolubile
~2
e3 ,~ IFit2 (G) ~ allora G~~> = 1; la
dimostrazione dello stesso risultato nel casogenerale
ciobbliga
ad ulteriori osservazioni.LEMMA 11. Se G è un gruppo
finito
risolubile~2,
atZora il quo- zienteG%Fit (G)
halunghezza
derivata alpiù
4.DIM. Proviamo infatti che se H è un gruppo
~2
coi fattoriprin- cipali
di rango alpiù
2 eHjfit (H)
èsupersolubile
e metabeliano(tale
è per i teoremi 2 e 3 il
quoziente G/Fit (G)
se G èSa risolubile)
al-lora H(4) == 1.
Dato che tutte le
ipotesi
sono ereditate daiquozienti, procedendo
per induzione si
puô
supporre che Fit(H)
sia un p-gruppo perqual-
che
primo
p.3 allora
(Fit (H) )2>
= 1 per il teorema1,
ed essendoH/Fit (H)
metabeliano si ha H4> = 1.
Se p =
3, poichè
i fattoriprincipali
di .H sono di rango alpiù 2,
.H/Fit (H)
siimmerge
nelprodotto
diretto disottogruppi
diG.L(2, 3)
equindi,
dovendo essere un3’-gruppo, Fit2 (H)/Fit (H)
è un2-gruppo ;
poichè H/Fit (H)
èsupersolubile
si ha allora H =Fit, (H)
equindi,
per il lemma
10,
.bI~4~ = 1.Siamo ora in
grado
di dimostrare il risultatoprincipale.
TEOREMA 4. Sia G ~n gruppo
finito
risolubile~2 ,
allora G ha lun-ghezza
derivata alpiù
5.Dm. Per induzione su
Supponiamo quindi
che Fit( G )
= Psia un p-gruppo, per
qualche primo
p.Se
3,
sia R = G(2). Per il teorema3,
R èmetanilpotente,
inol-tre per il lemma
11,
y R2> =G(4)Fit (G),
ydunque gli
eventuali 3-sot-togruppi
di 1~ sono alpiù
metabeliani. Si haallora,
per il lemma10,
G(5) = R(3) = 1 .
_
Sia
dunque
p = 3. Sia D un2-sottogruppo
diSylow
di G e D =- DP/P (ovviamente D ~ D),
sia inoltreI’2
=F’t2 (G)/P
= FitSupponiamo D
non abeliano. Per illemma 8,
i 2’-fattoriprinci- pali
diG/P
contenuti in_F2
sonociclici, quindi D’
centralizza il 2’_-sot-togruppo
diHall Q
diFa
_inparticolare Z(D) r1 D’
centralizza.~2 ~ QD, ciô implica Z(D)
n Sia x EZ(D)
f1D’, jxj = 2,
allorax = xp e
quindi
cioè~x~ P ~
«G.Sia
if/JP
= M = un2-gruppo
abeliano ele-mentare per il lemma
3,
dato cheIxl
=2;
siaMo =
Poichèx e
Z(D)
r1D’,
per il corollario2,
x opera perconiugazione
come l’in-versione su
[P, x~ ] ~ 1; pertanto
P =[P, x~ ] Cp(x)
con[P, x~ ]
nf1
Cp(x)
=1;
datoche, chiaramente, ~x~a,
il lemma 6 consente allora di concludere che~o
opera perconiugazione
come un gruppo di automorfismipotenza
suCp(x).
Poichè
[P, x~ ]
èabeliano,
se tale è ancheCp(x),
allora P è meta-beliano e
quindi,
per il lemma10, Fit2 (G)~3~ = 1;
per il teorema3,
si ha
perciô
G(5) =1.Se
Cp(x)
non è abeliano allora è centralizzato da in tal caso[P, (.c)]
è il residuonilpotente
di M =PMO «
G equindi [P, x~ ]
o G.Si
procede quindi
come nella dimostrazione del lemma10,
y il sup- porre, com’èlecito,
che Gpossieda
un solosottogruppo
normale mi- nimocomporta
alloraCp(x) ciclieo,
mentre esso erasupposto
non abeliano.Rimane il caso in cui D è abeliano.
Sia
A/B
un 2-fattoreprincipale
diGIP.
SeAiB
è ciclico alloraG =
Ca(A/B), altrimenti,
per il teorema2, rg(A/B)
== 2 eGfca(AjB)
si
immerge
inGL(2, 2 ) ^~ ~’~;
ma i2-sottogruppi
diSylow
diG/P
sonoper assunzione abeliani
(essendo
P un2’-sottogruppo,
essi sono in-fatti isomorfi a
D) quindi GIC,(AIB)
è un2’-gruppo, pertanto
esso èbanale oppure ciclico di ordine 3. In
ogni
casopoichè
cio avviene per tutti i 2’ -f attori
principali
di(che,
in virtù del lemma 8 e del teorema3,
sonociclici),
si ha:G’ ~
r1 al va-riare di
VI U
tra i fattoriprincipali
diG jP
equindi
Poi-chè,
per il lemma10, ( Fit2 ( G ) ) ~4~ =
1 siottiene,
inconclusione,
G(5)== 1.Note. Mentre
questo
articolo era in fase distampa
è apparso su Arch.Math., 40 (1983), pp. 193-199, l’articolo di S. K. MAHDAVIANARY: A
special of three-Engel
groups. In esso, inparticolare,
si conclude la dimostra zione che se N è un gruppo B2nilpotente
alloraV4(N)
= 1. Ciôsemplifica-
nella maniera ovvia la dimostrazione del teorema 4 e rende a tal scopo
superfluo
il lemma 11, cosi come osservatoprima
del suo enunciato.BIBLIOGRAFIA
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1971.[3] W. GASCHÜTZ,
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t-gruppi finiti
risolubili, Ricerche Ma-tematiche,
1 (1952), pp. 287-294.Manoscritto