R ENDICONTI
del
S EMINARIO M ATEMATICO
della
U NIVERSITÀ DI P ADOVA
E MILIO B AIADA
Sulle funzioni continue separatamente rispetto alle variabili e gli integrali curvilinei
Rendiconti del Seminario Matematico della Università di Padova, tome 17 (1948), p. 201-218
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RISPETTO ALLE VARIABILI E GLI INTEGRALI CURVILINEI
Nota
(*)
di EMILIO BAIADA(a Pisa)
’
r 1. INTRODUZIONE. -
È
noto che unafunzione f (x, y)
definitanel
quadrato Q (a
~b, a ~ y ~ b) può
essere continuaseparatamente rispetto
alla variabile x e alla variabile y, senza esserlorispetto
alcomplesso
delle duevariabili f 1) (x, y). Però,
come per
primo
ha osservato il BàIRE(I),
ipunti
di disèontinuitàrispetto
a(x, y)
non possono .invadere tutto un intervallo(su- perficiale)
anziEgli
ha dimostrato che esiste un insieme di pa- rallele a un asse(x
o y chesia)
che siproietta
sull’ altro assesu un insieme residuo »
(I)
tutte formate dipunti
di continuità.Nel caso di funzioni di
più
di due variabili le cose si.
complicano alquanto,
come hanno fatto vedere HAHN(4) ,
LE-(*) Pervenuta in Redazione il 29 marzo 1948.
(1) Vedere p. es. E. PasaAL : Esercizi di eakolo differensiale e integrale. (Hoepli, Milano 3 ed. 1921) pp. 23-26.
’
Vedere anche W. H. YouNe and G. C. YouNe: Continuous functions
ivith respect to every straight line. Quarterly Journal
(Cambridge)
vol. 41(1910)
pp. 87-93.( ~)
R. BAIR~~:: 8ur les fonctions de variables réelles. Annali di Matema- tica. Vol. 3.(1899)
pp. 1-122.(3) Un insieme si se si ottiene da un intervallo to-
gliendo un’ infinità numerabile di insiemi ovunque non densi sull’ intervallo.
(4)
H. HAHN: Uber Funktionen mehrerer Verdnderlichen dsa nachjeder einzelnen Veranderlichen
stetig
sind, Math. Zeitshrift. Band 4 (1919)pag. 306 e seg. ~
BESGUE
(5),
BOQFL("). Questi
Autori hanno ottenuto dei risultatinotevoli, però
la estensionecompleta
al caso dipiù
di due va-riabili della
proposizione
di BAIRE èstata,
solorecentemente,
ottenuta da R. KERSHN ER
(7) .
Bisogna
notareperò
che 1’ indirizzo dato a tuttiquesti
lavoriè stato
quello
di ~c caratterizzare » 1’ insieme deipunti
di discon- .tinuità.
In un altro
tipo
diproblemi,
affine alprecedente,
ma af-frontato con intenti
diversi,
L. TIBALDO(8)
e il Prof. G. SCORZA DRAGONI(1)
hanno dimostrato che se laf (x, y)
èsupposta
con-tinua
rispetto
a y e misurabilerispetto
a x, comunque fissatoun e
positivo
sipuò
determinare unaporzione
I misurabile di(q,-b)
tale che :e che
f (x, y)
sia uniformemente continuarispetto
a y nella por- zioneQ*
diQ
la cui x dei suoipunti
è in I. Con altraterminologia
si
può
dire che comunque fissato un n intero epositivo,
sipuò
trovare un
plurintervallo ~,~,
diampiezza
minore di1/n,
tale checomunque si fissi un e
positivo
sipuò
trovare un apositivo
per cui se y, e y~ sono. due numeri dell’ intervallo(a, b)
’tali che~yi y~~ ~ a~ é’
iqualunque
sia x in(a, b)
ma nonappartenente
(5) H. LIBESGUE: Sur les fonetions représentable analytiquerrcent. Journal
de Math. pures et appliquées. (6) I ( 1905), in particolare pag. 201.
(6)
K. BÖGEL: Uber die Stetigkeit und die Schwankung vonYerdnderlichen. Math. Annalen. T. 81 (1920). pp. 64-93.
(7) R. KBRSHNER: The continuity of functions of many variables. Tran- sactions Am. Math. Soc. vol. 53, n. 1 (1943), pp. 83-100.
( 8)
L. TIBALDO: Un teorema sulle funzioni misurabili rispetto a unae continue rispetto ad un altra variabile. Rendiconti Ao. Lincei. Vol. Il,
fasc. 2 (1947).
(9)
G. ScoRZA DRAGONI: Un teorema sulle funxioni continue rispetto auna e misurabili rispetto ad un’ altra variabile. Rendiconti del Seminario Matematico dell’ Università di Padova, Vol. XVII
(1948),
pp. 102-106.Se osserviamo che la continuità
rispetto
a y, uniformementerispetto
a x, associata alla continuitàrispetto
a x,porta
allacontinuità
rispetto
alcomplesso
delle duevariabili,
ci rendiamoconto dell’ affinità fra i due
problemi
sopra accennati. Nella se-conda
proposizione però
non si tende a caratterizzare 1’ insieme deipunti
di discontinuità(ciò
che non avrebbe d’altronde
si-gnificato)
ma invece ci si propone di vedere se, trascurando alpiù
i valori che laf (x, y)
assumequando
la variabile x ap-partiene
a unplurintervallo piccolo
apiacere (cosa
che nonporta
disturbo inquasi
tutte leproposizioni
dell’ Analisimoderna)
il fatto sostanziale della uniforme continuità sussiste.
Nella nota citata in
(9),
il Prof. ScoRZA DRAGONI pone ilproblema
diindagare,
inquesto
ordine diidee,
cosa si possa dire per lefunzioni
continuerispetto
alle due variabili’separa-
tamente. Più
precisamente,
ciproponiamo
la domanda: data unafunzione
f (x, y)
continuarispetto
a x erispetto
a yseparatamente
nel
quadrato Q,
e fissato un numero intero nqualunque posi- tivo,
èpossibile
costruire un insieme direttangoli
coi lati pa- ralleliagli assi,
ottenuti come intersezionedegli
insiemiE
formati con tutti i
punti di Q
che siproiettano rispettivamente sugli
assi x e y su dueplurintervalli AO’
eáy
diampiezza
mi-nore di
1/n,
ilquale goda
dellaproprietà
chef (x, y)
risultiuniformemente continua
rispetto
a(x, y), quando
si faccia astra-zione dei valori che
f (x, y)
assume su tutti irettangoli ?
La
risposta
è affermativa, come dimostreremo nelseguito,
anzi si
potrà
osservare che 1’ipotesi
della continuitàrispetto
ax e y è in un certo modo sovrabbondante. In
ogni
maniera siritiene
opportuno,
in conseguenza diquesta proprietà
delle fun-zioni continue di
prendere
addirittura in considerazione le fun- zioni didue
variabili che soddisfano per definizione allaproprietà precedente
anche se nonprecisamente
continue.Queste
funzioniche chiameremo nel
seguito « quasi
continuerispetto
a x e a yin modo
regolare » (1°)
hanno valore inquanto
per esse sipuò
costruire la teoria
degli integrali
di linea. Faremo cioè vedere che se A(x, y)
e B(x, y)
sonoquasi
continuerispetto
a x e a y(10) Da non confondere con le funzioni a due variabili discontinue in modo regolare introdotte dal ToNELLi in alcune proposizioni. ,
in modo
regolare,
allora se con C indichiamo lagenerica
curvarettificabile
e continuaappartenente
alquadrato Q, l’ integrale :
ha senso e inoltre risulta
continuo, rispetto
alla curva C e allaclasse delle curve ordinarie di
lunghezza superiormente
limitata.Per tanto si
può,
peressi, sviluppare
una teoria dei differenziali esatti.’
2. - Sia
f (x, y)
definita per(x, y) appartenente
aQ =- (0:5.-
x ~1,
0 £y ~ 1)
e continuarispetto
a x erispetto
a y,
separatamente,
su tuttoQ.
’ Siano e e a due numeri
positivi qualunque.
Sia l’ in-sieme dei
punti (x, y)
diQ
percui,
se(x, y) appartiene
aQ
e sia: ’
Sia
E:’ a l’ insieme
deipunti (x, y) di , Q
taliche,
se(x, y’)
. 1 CY
appartiene
aQ
eC a
sia :- Indichiamo con l’ insieme dei
punti
diQ
che appar-tengono
o a-9 I., CY
Q, a a, a Sia , 1’ insieme deipunti (x, jj
di
Q
tali che(X, y) appartenga
aEs , a qualunque
sia y. SiaT’I
8, C; l’ insieme deipunti (x, Y)
diQ,
tali che(x, y) appartenga
a S, Q a
qualunque
sia x. Indichiamo conT/
5, « laproiezione
diT sull’ asse x e con la
proiezione
diT"
a sull’ asse y.p_, C; e, O e,, C;
Proviamo che è chiuso.
,
Sia zo un suo
punto
diaccumulazione,
vorrà dire che comun-que vicino ad esso esisterà un Xl che
appartiene
all’insicine6,0
Ciò
significa che il punto appartiene
aqualunque sia y,
in altreparole,
dovrà avvenireche,
o:oppure che :
Ma,
fissato un y,poicbè :
sarà nella
prima
eventualità :Analoga
conclusione si deduce dalla seconda eventualità. Ciò cipermette
di affermare che xoappartiene
a .Le stesse considerazioni si
svolgono
anche per * Facciamoprendere
a a~ la successione di valori1/y
con rintero
positivo.
Indichiamo con&0@ e lln
e iplurintervalli aperti contigui
a e aTy rispettivamente.
Sem > n
è ovvia-mente :
Supponiamo
che esista un numero O ~ ro ~ 1 che sia in- terno a tutti iqualunque
sia n.Fissato i> O
sipuò
tro-vare, in forza della continuità
rispetto
a y, un o > 0 taleche,
1
se
I y - y’
è: 1qualunque
sia y.In altre’
parole (xo., y) appartiene
aEs,a qualunque
sia ye
quindi
essoappartiene à T’ ,
cosicchè roappartiene
a T-z> Q
6,« 6, a
1 4
e non
può pertanto appartenere
aA’"
equindi
a nessunodegli
,
a, i
Per un lemma noto
(11),
se indichiamocon
a,t,
i nla
sommadella serie formata con le
lunghezze degli intervalli
di cui è for-mata dovrà essere :
qualunque
sia sprefissato.
Altrettanto si
potrà
dire perquanto
si riferisce aComunque
fissato n interopositivo,
indichiamo con r n ilprimo
intero tale che per esso e per isuccessivi,
sia:Ciò in virtù di
quanto precede
sipuò
sempre fare. Indichiamocon
~1
ilplurintervallo formato,
con la costruzioneclassica,
an
partire
daiplurintervatli A?
i e che li contienetutti,
sarà:z , 1
n rn
Indichiamo
con à§ l’ analogo plurintervallo
contenente tutti Mi
ài
1 , per esso varrà unadisuguaglianza
come laprecedente.
, >
.
n w
.
_
Sia
(xo , yo) un punto di Q
tale che o xo nonappartiene
a
å1 ’
oppure yo nonappartiene Supponiamo
per fissaren n
(11 ) Vedere p. es. C. CARATHÉODORY : Vorlesungen úber Reelle
tionen. 2a Edizione pag. 237. Satz 6 ; oppure L. TONl4jLLI: nozione
tegrale. Annali di Matematica, Serie IV. T. 1 (1923) pag. 125. lemma 14.
le idee che si
presenti
ilprimo
caso. Vorrà dire che comunque si fissi un e> 0 ,
sipuò
trovare un intero p per cui +p)
e xo non
appartenendo
aA, ,
nonapparterrà
an
cioè
apparterrà
a Ilpunto (xo~ y) appartiene
aqualunque
sia y. Sia ora(x, y)
unpunto qualunque
taleche,
ox non
appartiene
aå1,
oppure y nonappartiene
aA~ .
a 95
Due casi si possono
presentare :
1) (x,y) appartiene
àE’
i i equindi:
siccome,
per la continuità dif (xo, y) rispetto
a y, sipuò
trovaretale
che,
sey
e
associando
con laprecedente
sarà:dove a’ è il minore dei due numeri
2) (x, y) appartiene
a equindi :
e, per la continuità di
f (x, yo) rispetto
ad x, sipuò
trovare uni >0
tale che sequindi
saràa" - minore dei due nu
a = il minore
dei
due numeri o’ e o"..Analogamente
siprocederà
nel caso che(x, y)
sia taleche y
non
appartenga
a Avremo cos ilseguente
teorema:n
Comunque
fissato un intero npositivo,
si possono trovare incorrispondenza
ad esso dueplurintervalli On
eáy
diampiezza complessiva
p inferiorecon àg n bn+1 àÀ n
taliche,
n + , w ,
comunque preso. un s
positivo
e se(xo , yo) é
unpunto
diQ,
con xo non
appartenente
a0; ,
o con yo nonappartenente (12)
a
A.Y,
sipuò
trovare una > 0
chegode
dellaseguente proprietà:
se
(x,
unpunto
diQ,
con x nonappartenente
aàjf o y’
non
appartenente
a verifica,nti ladisuguaglianza xo 2013 ~ C
a, è pure:Si
può
osservare dalladimostrazione, oppure
ottenere con ilprocedimento classico,
che fissato che sia n il a dell’enunciatoprecedente può
essere scelto in niododa
andarbene
per qua-lunque (xo, yo)
delquadrato Q
chegoda-
dellaproprietà
colàindicata.
3. - Premetteremo un
lemma.
Sia
plurintervallo
da archi di una curt’aC continua e.
retti ficabile appartenente
alquadrato Q. Suppo-
inol tre che D sia tale che
ogni
suo arco sia- internoad almeno uno dei
rettangoli Rij
-(a,i
~ x ~ y ~e
gli
intervalli(ai’ (b; , forrnino
dueplurinteri,alli
, ,
(12) Analogamente a quanto avviene per le funzioni di una sola varia- bile
&3
eàjf
possono pensarsi aperti o chiusi.A~ rispettivamente
sull’asse x e sult’ asse y, ciascuno dia npiezza complessiva
minore1 / n . Supponiamo
cheDimostriamo allora che lim
I D(n) I = 0 ,
doveyn) i indica
la somma
complessiva
dellelunghezze degli
archidi
cui èSupponiamo
che lim> 0 ,
equindi ~
a. ·Fissato il numero e minore di
~~8 , possiamo
co-struire un’ infinità al
più
numerabile diarchi
diC,
che indichiamocon
1 ,
diampiezza complessiva
minore dia/4 ,
tale che all’ in- fuori che neipunti
di C interni a esiste latangente
orientataalla curva medesima. Inoltre si
può
dividere C in un numero fi- nito m di archi di estremi A =~’2 , . · · , Pm
=B , ( A
e Bsono
gli
estremi della curvaC),
chegodono
dellaproprietà
se-guente :
se Pappartiene
a un arco(P,. , P,.+i)
ma nonappartiene
a 0~’> e se P’ è un
qualunque punto
dello stesso arco e segueP, l’angolo
formato dalla cordaP,. ,
e dalla corda PP’ è minore di e(13 )
·Dividiamo
gli
archi(P,. ,
duecategorie,
mettiamonella
prima ‘quegli
archi per cui la cordaP,. ,
faccia un’angolo (in
valorassoluto)
inferiore ouguale
az/4
con l’asse x, nella secondacategoria gli
altri(e quindi
nella secondacategoria gli
archi sono tali che le corde che li sottendono fanno un an-golo
minore di con l’assey).
Osserviamo che
questa operazione
èindipendente
da n,Per tutti i
punti
P dell’ arco dellaprima
cate-goria,
e nonappartenenti
a0~’~,
avvienequindi
che laparallela
per P
all’ asse y
nonpuò
incontrare ulteriormente l’ arcostesso,
se non
l’angolo
formato daquesta
corda conP~,
sarebbemaggiore
di e(i4)~.
(13) Vedere p. es. L. TONELLI: Fondamenti di Calcolo delle Vol. I, pag. 53.
( 1&)
Un teorema analogo a questa proposizione è stato dato da S.BANACH : S’ur les lignes rectifiables ... Fund. Math. Vol. VIII (1925)
pag. 225, ma il teorema di Banach è in un certo senso debole e non può
essere utilizzato qui.
Consideriamo il
plurintervallo
e,eventualmente,
suddi-vidiamolo ulteriormente
mediante, quei punti Pr
che risultasserointerni
ap.’,
indichiamo ancora con 0")questo, plurintervallo.
Siano
Dtl
e leparti appartenenti rispettivamente agli
archi
4qlla prima categoria
eaella
secondacategoria.
Almeno unodei
dM’plurintervaMi .D’l ,1,
haampiezza maggiore
dia/2 , suppbhiAmo
che sia Devono es8eroidegli
archi dil)r)
chenon sono
completamente
interni apoichè
~t’~ha ampiezza complessiva
minore dia/4.
Devepertanto
esistere almeno un arco dellaprima categoria
chè contienedegli
archi diD1,
i cuipunti
che non
appartengono
aå(1),
formano unplurintervallo d’ampiezza maggiore
dia/4 m.
Siccomequesti punti
sono tali che leparal-
lele condotte per essi all’ asse y non incontrano
ulteriormente
il
arco steste,
ed inoltreappartengono
ad archi le~ cui corde sonotutte
men4 inelinate rispetto
l" asse x, la’proiezione
diquesto
insieme dipunti_,
sull’asse delle x, ha n isura esterna su-periore
aa/8 m.
B ..
’
Questo risultato,
valendoqualunque
sia n, è in contraddi-zione con le
ipotesi. Analogamente
siproceda
nella seconda even-tualità.
, Come
abbiamo
annunciatQnell’ introdu$ione, .
porremo per de- finizione cheuùa,,funzione
si dirà :quasi
continuarispetto
a~ xe a
y in
modoregolare
se, comunque fissato un intero ?posi- ~
íti vo,
sipuò
trovare unplurintervallo à£
e unplurintervallo
ciascuno interno al
precedente,
diampiezza rispettiva inf’eriore a
taliche,
comunque si si possa trovare un0
per cui se eC a
- 11.
xi
~o~appartiene
a o Yi nonappartiene
a e, o x non
appartiene
a,A; ;
o y nonappartiene
aAl.,
allora : ’
Supporremo
inoltre sempre nelseguito ( 15) -
’( t 5)
Osserviamo.che
una funzione può essere ’ continua rispetto alla xe rispetto alla y separatamente e non essere limitata, da cui la necessità . della condizione qui posta.
Indichiamo con C
(x_ = xo (s) ,
y = yo-(s) ,
0 ::;: 8 ~L)
unacurva
continua
e rettificabileappartenente
alquadrato Q.
Dimo-striamo che
1’ intégrale :
(dove zó (s)
indica la derivata dix (s)
dove esista e 1 dove non’
esiste)
ha senso. ’Basterà per ciò dimostrare che
f [xo (s) , yo (s)]
come funzionedi s risulta
quasi
continua. Aquesto
fine dimostreremo che ilplurintervallo
formato congli
archi diC,
interni airettangoli
che sia
proiettano
su&-0
e suA~,
tende a zeroquando n
tendea.ll’ lnfinlt0.
’ ’
’
Indichiamo con il
rettangolo
Diciamo il
plurintervallo
formato da tuttigli s
per cui[xo (~) ,
yo(s)]
risultiappartenente
aRs j .
Poniamo = ~Per costruzione D~’"~"’~.
È
chiaro co’si che non.può
es-sere lim = a
> O,
I in virtù del lemmaprecedente.
-+-
.. ,
,4. - Diciamo la classe delle curve C rettificabili e
continue
interna
alquadrato ,-
tutta formata con curve di lun-ghezza L,
inferiore ouguale
a un numero Npositivo.
Affermiamoallora,
se N hL,
chel’integrale :
.che
dipende in generale
dalla curvaC,
varia con continuità ri-spetto
alla curvaC, quando questa
sia scelta nella classe K.Per ottenere
questo
risultato bastaseguire
tutti iragiona-
menti fatti dal TONELLI
(vedere
per es. Fondamenti di calcolodelle
variazioni,
Vol.I,
pp.261-293) quando dimostra
la con-tinuità
degli integrali
nel caso che la risulticontinua
ri-spetto
a(x, y),
avendoperò l’accortezza, seguendo
la dimostrazionedetta,
di fare astrazione diquanto
avvenga in tutti ipunti
delquadrato Q
che abbiano n e la x e la yappartenenti
aOn
e aA,
pper un
qualche
valore di n., Per renderé più agevoli
leproposizioni
a venire porremo per convenzione cheà,,
è F insieme deipunti
che hanno la x ap-partenente
aA.
ela y appartenente
aAY.
°5. - Per
svolgere
la teoria dei differenziali esatti e perve- nire in manieraagevole
al teorema diLooMAN-MENCHOFF,
è op-portuno premettere
un lemmaparticolarmente importante. Questo
lemma è chiamato: Lemma di LooMAN-MENCHOFF che
generaliz-
ziamo nel irodo
segùente
# , ,Se w
(x, y)
èquasi
continuaregolare
e limitata nel qua- F indica un sottinsieme chiuso diQ,
tale che qua-lunque
sia n un interopositivo,
equalunque
.siano(x, y)
unpunto appartenente
a F ma non aån, (x + h, y) , (x,
y+ k)
due
punti appartenenti
aQ
ma aå~~
sia :M è un numero
indi penden te
dah, k,
e n.A llora
seJ
= [ar, b~; ot,
è ilrettangolo
limite deipiic piccoli
ret-tangoli
a latiparalleli agli assi,
checontengono F - On ;
si ha:
(1 Q F i significa
la misura esterna dell’ insiemecomplemen-
tare di F
rispetto
aQ).
Supponiamo
che F’ -â"
non siavuoto, poichè ân
èaperto, questo
insieme è chiuso. SiaJ,,
=T(a["1 , t4n) , b["1)
ilpiù pic-
colo
rettangolo
che contiene F -àn.
Owiamente èJ,, C J,
Siano e
(x", b~n~)
duepunti
di Fposti rispettivamente
sui lati e
y b(5)
diJn. Se 9
è unpunto
dinon
appartenente
aA’
é :dove 1 indica
la lunghezza
del lato delquadrato Q.
Diciamo
A"
l’insieme dei valoridi C
nonappartenente
ama
appartenenti
a(a("), b~~ ~),
e tali inoltre che la retta x= C
incontri
punti
di F.Indichiamo con la funzione definita nel
seguente
modo:
~,v~~) (y)
sia inoltre linearenegli
intervallicontigui
aFg,
in-sieme intersezione di F con la
retta x =C, e C
nonappartenente
a
Al.
%Questo
insieme F’ y è chiuso. Indichiamo .con 1(C)
la lun-ghezza
delplurintervallo contiguo
aFE.
La funzionew(t) (y)
èassolutamente continua in virtù della
(~ ’),
equindi :
Ma
quasi
ovunque su(a~’~~, b["»
é :Sarà
dunque :
per tanto sarà :
Integrando rispetto a C
suA" ,
viene :Dove con
F.
si è indicato l’insieme ottenuto da Fquando
si
tolgono
le striscie che siproiettano
suQuando
tendealI’ infinito,
visto che il rettan-golo Jn
tende alrettangolo limite
che abbiamo chiamato con J.Viste le
ipòtesi
ammesse sulla funzionew(x,y), qualunque
sia
e > 0)
sipuò
determinare un n , taleche,
sen > n
é : _per
qualunque C
esterno a.& 9-& . --
"
Si
può
inoltre determinare uu n tale che se ~n > n
è :e
quindi,
se n~ è ilmaggiore
dei numeri n e n ,per n ~ n‘
è :Da cui si ricava che il
primo
membro diquesta
relazione èminore in valore assoluto di
(6 M + Q) s. (Il
secondointegrale
lo si
spezzi
in dueintegrali,
uno sull’ insiemeAZ
e 1’ altro sul- l’ insiemeA", - A" ) .
Passando cos al limite per n tendente all’ infinito nella re- lazione
(B),
si ottiene :dove F* indica l’ insieme dei
punti
di F che siproiettano
fuoridi
qualche à-1.
Siccome F* differisce da F per un insieme di misurasuperficiale nulla, possiamo
scrivere :D’altro canto dalla
(A), passando
al limite per n tendente all’infinito eintegrando rispetto a C
sull’ insieme(af, bt)
- ~*e
procedendo
come abbiamo fatto sopra, avremo:e sommando
(A’)
con(B’),
otteniamo la relazione(2)
del lemma.Analogamente
si ottiene la relazione(2’).
6. - Passiamo ora al teorema di LooMAN-MENCHOFF : ’ ‘
u
(x, y),
v(x, y)
sono duefunxioni definite in Q
e limitate.Supponiamo
inoltre chequeste funzioni
hanno numeri deri?iatifiniti sú Q (16), (esclusi
alpiù
neipunti
d’ un insieme D nu-merabile), i quali soddis fanno
alleequazioni:
( 1a) Le funzioni u e v sono pertanto quasi continue in modo regolare, poichè sono continue rispetto a x e rispetto a y, escluso al più nei punti ap-
partenenti a un insieme numerabile D. Dalla dimostrazione di cui al n. 2 (ri- petuta con le ovvie modifiche) si osserva che i plurintervalli A. uostruiti
00
sono tali che n An C D. ,
.=1 .
.
quasi
ovunque suQ.,
allora lafunzione f(x) = u (x, y)
è
olomorfa
inQ.
1Sia F l’ insieme dei
punti
P diQ
taliche,
comunquepic-
colo
prendiamo
un cerchio centrato inP,
in esso esiste un ret-tangolo R,
coi latiaparalleli agli
assi per cui :I’ è chiuso e denso in sè.
Preso 11 intero e
positivo,
siaF" l’insieme
deipunti (x, y)
di F tali
che,
se(x, y) , (x -~- h , y) , (a:,
y +h) ,
nonapparten-
gono a
qualche t1" ,
sia:Quest’insieme
è chiuso relativamente all’insiemeInfatti
sia unpunto
di accumulazione dipunti
come(x, y)
esupponiamo
che(xo, yo)
nonappartenga
aqualche á.,
per es. non
appartenga
aån~. Supponiamo
esistaqualche h’
per cui:I k’
’I 2..
e,n . *
Indichiamo con 3 e la differenza
positiva
tra ilprimo
e ilsecondo
membro,
esupponiamo
che(x,, + h’, y)
nonappartenga
Possiamo allora determinare un 3positivo
taleche,
se(Xl i Yl)
1(~2 ~ 1 Y2)
distano per meno di a e sono esterni aqualche
A ’dove
n > nl ,
è: .e
quindi
in tutto un intorno a di(xo , yo),
perqnalunque (x1,
esterno a
åñ,
tale che(.x1-~- h’, y)
sia esterno aàz
è:per tanto non è
punto d’ accumulaziones
come era statosupposto. È
chiarodopo quanto
è stato detto cheF,, t1"
èchiuso.
Siccome u e v hanno numeri derivati
parziali
finiti escluso nell’ insietne numerabileD,
sarà:Per un teorema di BAIRE
(11),
esiste un N e un intervalloIo,
taleche,
F -I.
non è vuoto e inoltre:Sia
Q
unquadrato
diinterno
aIo
e contenente un
punto
di F. DettoJo
ilpiù piccolo
dei rettan-goli
checontengono
F.Ql (rettangolo
che coincide conquello
del lemma
precedente poichè
F èperfetto
e è:Fissato un intero n
positivo,
se(x, y) appartiene
a F .Jo, (x
+h, y)
e(x, y
+k) appartengono
aJo e
nessuno di essi ap-partiene
a4N,
è :’
(17) Vedere
p.
es. Théorie de t’ integrale pag. 144.giacchè (x~ ~)
nonappartenendo
aá, appartiene
aF,,.
Fatteallora le
analoghe
considerazioni che si riferisconoperò
a v, sipuò applicare
il lemma cheprecede.
La dimostrazione del teo-rema prosegue allora come nel caso
ordinario,
tenendopresente
la continuità
dell’ integrale
detta al n. 3.Per finire osserviamo che
questo
teorema ammette la gene- ralizzazioneportata
dalToNELu (1g)
nel caso ordinario in cui ue v sono continue. .
(18) L. TONELLI: Sul Teorema di Green. Rendiconti A. Lincei, Serie VI (1925) pag. 482 e seg.