A NNALI DELLA
S CUOLA N ORMALE S UPERIORE DI P ISA Classe di Scienze
V ASCO R ONCHI
Due nuovi metodi per lo studio delle superficie e dei sistemi ottici
Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Scienze 1
resérie, tome 15 (1927), exp. n
o1, p. 1-50
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DUE NUOVI METODI
PER LO STUDIO
DELLE
SUPERFICIE E DEI SISTEMI OTTICI
VASCO RONCHI
INTRODUZIONE ’
Scopo
dellapresente
Nota èl’esposizione
di due nuovi metodi per lo studio dellesuperficie
e dei sistemiottici,’
l
entrambi fondati sulle
proprietà
dei i-eticoli a bassa fre- quenza.Per rettilineo intenderemo un sistema
piano
ditratti rettilinei
paralleli
eequidistanti;
si realizzaprati-
cando delle
righe nell’ argentatura
di unospecchio piano
o nella
gelatina
annerita di una lastrafotografica;
o anchefotografando
un reticolodisegnato
ingrande
su carta bian-ca ; indicheremo con a la
larghezza complessiva
di untratto
trasparente
o biancopiù quella
di un tratto opacoo nero, e, benchè non sia
indispensabile,
supporremoperò
’
sempre che le due
larghezze
sianouguali ;
1’ inverso di a, cioè il numero di tratti neri o bianchi che entrano nel- l’unità dilunghezza
presa normalmente alla lorodirezione,
’ è la
frequenza
m :Per intenderemo un sistema
piano
ditratti circolari concentrici ed
equidistanti,
e tali che lospessore di ognuno sia
uguale
all’ intervallo fra due suc-cessivi ;
efrequenza m è,
come sopra, il numero di tratti chetagliano
I’ unità dilunghezza
presa sulraggio.
’
Se sul cammino di un fascio di
raggi
luminosi conver-genti
in unpunto P (fig. 1) interponiamo
un reticoloR,
normale all’ asse del fascio
stesso,
si hanno lateralmente.
1.
gli spettri
dei variordini, che,
trascurando le aberrazioni che cos si vengono a generare, sono deipunti luminosi,
come P e
P’’,
la cui distanza d da P è data dalla notaformula,
inprima approssimazione, :
dove y è la distanza tra P e il
reticolo, a
la costante diquesto,
e ?~ lalunghezza
d’onda della luceimpiegata.
5 Ma
questi punti
possono funzionare comesorgenti
difasci di
raggi capaci
diinterferire,
e sequindi
a una di-stanza x da P li
raccogliamo
su unoschermo,
viappaiono
delle
frangie
d’interferenza,
la cuilarghezza,
se conside-riamo coma
sorgenti P, P’ (e
lo stesso avviene perP,P"),
è data da -
e
quindi
Tali
frangie
sonoacromatiche,
e dalpunto
di vista del- l’Otticageometrica
altro non sono che dei tratti del reticolo,In modo
analogo,
come è stato esaurientemente dimo- strato datempo, quando
sul cammino di un fascio diraggi
per es.:
paralleli
che cadono sopra un sistemaconvergente
si
interpone
unreticolo,
nelpiano
focale del sistema siforma
l’imrnagine puntiforme
dellasorgente
infinitamentelontana,
e lateralmente aquesta gli spettri
dei variordini ;
i
quali
a lor voltafungono
dasorgenti
diraggi
che inter- ferendo formano dellefrangie
di interferenza acromatiche(a parte
leaberrazioni)
costituentiappunto
ciò che in’
Ottica
geometrica
si chiamal’ immagine
del reticolo.I metodi di prova che esporremo si basano su
questi
due
fenomeni;
e risulta daquesta
premessa chel’argo-
mento
può
esser trattato dalpunto
di vistageometrico
liberamente.
PRIMO METODO.
Le
frangie
d’ombra.Indicheremo col nome di
frangie
dJ omb1.a lefrangie
d’interferenza
acromatiche,
che siformano,
come si è dettosopra,
quando
siraccoglie
su uno schermo un fascio diraggi passanti
per unpunto
P etagliati
da un reticolo.Ne definiamo la
larghezza
A e lafrequenza M= 1 /A ’
come per i
reticoli;
A risulta cos lagrandezza
data dalla(1).
Conservando le notazioni
già adoperate,
conteremo ledistai ze x e y a
partire
dal punto.I’,
e la xpositivamente
verso lo
schermo,
in senso contrario. Ponendosegue dalla
(1)
Dato che supporremo sempre lo schermo al di là del
punto
diconvergenza P,
x risulta semprepositivo, y
vice-versa
può
esserpositivo,
nullo onegativo ;
ne segue cheanche A e cx debbono essere affette da segno e
precisa-
mente dello stesso segno
quando
sono daparti opposte
dell’asse.Supponiamo
il reticolo rettilineo: lefrangie
d’ ombracostituiscono ancora un reticolo rettilineo di costante A.
Avendo
poi,
per a -_ cdst. e x#cost:quando lyl
diminuisce in valore assoluto di unaquantità /d y/,
A aumenta di un certo valore tantomaggiore
quanto più piccolo è /y/.
Quando poi /y/
è sufficientementepiccolo,
una mezzafrangia
d’ombra occupa tutto il campo, ilquale
appare cos o tutto oscuro o tuttoilluminato;
e se ancora/y/
di-minuisce non si ha nessuna variazione nell’
aspetto
dellaiigura
sullo schermo. Chiamando a lasemi-apertura
ango- lare del conoluminoso,
il verificarsi diquesta
condizionecol valor
massimo y.
di/y/
si haquando
cioè
y è
dunque l’approssimazione
collaquale
sipuò
indivi-duare il
punto P spostando
il reticololungo
1’ asse del conoluminoso e osservando
l’ apparenza
della sua ombra sullo schermo.Quando però
sivoglia
realizzarel’ esperienza,
sipuò
facilmente ottenere un fascio di
raggi conico,
col verticein un
punto P,
ma non sipuò
escludereche,
inluogo
diun
punto luminoso,
P sia undischetto,
perquanto
di di-mensioni
minutissime;
epuò
darsi che ciòporti
alla com-pleta
confusione dellefrangie.
Se
(fig. 2)
indichiamo con d=PP’ il diametro del di-achetto,
e per i duepunti
estremiripetiamo
il calcoloI
’
Fig. 2.
8
sopra
riportato,
si conclude che il campo sullo schermo riesce uniformequando
unafrangia
d’ombra dovuta a .P’è
spostata
di metà della sualarghezza rispetto
a una do-vuta a
.~’’;
epoichè
alloraper la
(1)
e la(2)
si ha:Occorre
dunque
un d tantopiù piccolo quanto più grande
è lafrequenza
del reticolo equanto più questo
èvicino al
punto P, perchè
lefrangie
sianodistinguibili
sullo schermo: saranno
poi
tantopiù
nitidequanto più
sono
piccoli
i valori di d.È poi
evidente che lefrangie
d’ ombra di un reticolo-rettilineo sono un reticolo rettilineo solo
quando
il fascioluminoso è un cono con un unico vertice P.
Supponiamo
ora che i variraggi
intersechino ilraggio
medio o asse in
punti
diversi pur costituendo un fascio di rivoluzione intorno all’ assestesso, quale
per es., si ot- tiene da un pezzo otticocentrato,
non esente da aberra-zione sferica.
Sia P
(fig. 3)
ilpunto
in cui iraggi parassiali tagliano
1’ asse. Se anche tutti
gli
altriraggi
passassero perquesto punto, quando
il reticolo è alladistanza y
e lo schermo alla.distanza x da esso, si avrebbero delle
frangie
d’ombra dilarghezza A,
data dalla(1).
Poniamo oradove con n si indica il numero intero di tratti di reticolo
o di
frangie
che si considerano. Risulta subito :Ma se il
raggio
che lambisce l’ennesimo tratto di reti- colo passa per unpunto
diverso.P’, colpisce
lo schermoin un
punto
ad una distanzaH,,
dalla traccia dell’ asse di-.. -
3.
’
versa da
Ln,
e sono incorrispondenza
diversi i valori diXn e yn
relativi;
ma hanno ancoraluogo
le relazioni:onde
Possiamo supporre, come in
generale, che y"
sia moltopiccolo rispetto
aD,
e scrivere :In tal caso
bisogna
che lafrequenza
del reticolo sia. assai
elevata, perchè
non si cada entro o vicini all’inter- vallo y per cui il campo appareuniforme;
epossiamo dunque
supporre che per n 1 il valore diI~n
differiscatanto poco da
L.
dapoterne
trascurare ladifferenza ;
alloraDei tre casi
possibili:
il
primo porta
alla conclusionecioè il
raggio
che lambisce l’ennesimo tratto di reticolotaglia
1’ asse nello stessopunto
P in cui lotaglia quello
che lambisce il
primo
tratto.Il secondo caso
porta
adunque
seyi ~ ©
e anchey" ~ 0,
cioè entrambi ipunti
sitrovano
dopo
ilreticolo,
si conclude che l’elinesímafrangia
è tanto
più larga
diquello
che dovrebbe esserequanto più
ilpunto
.P’ è lontano da ~’ e vicino alreticolo;
comeancora se entrambi
gli
y sononegativi,
cioè il reticolo si trova fra essi e loschermo,
l’ennesimafrangia
è tanto.più larga
diquello
che dovrebbe esserequanto più
ilpunto
P’è lontano da P e vicino al reticolo.
Evidentemente il contrario succede nell’ultimo caso:
’
-
Dunque
1’ ombra di un reticolo rettilineo non èpiù
unreticolo a
frequenza costante,
ma lefrangie
risultanopiù
o meno dilatate e contorte. Ma
nell’ipotesi già esplicita-
mente espressa dell’ essere il fascio di rivoluzione intorno
all’ asse,
lafigura
sullo schermo risultacomposta
di tantezone circolari finite o infinitesime e
concentriche,
in cia-scuna delle
quali
lafrequenza
è costante.Supponiamo
inoltredi
spostare
trasversalmente il reticolo in modo che l’ orlo di un trattopassi
per1’ asse;
per simmetria laproiezione
di
quest’orlo
è ancorarettilinea;
ma laproiezione
del-1’ orlo successivo non lo è
più quando
esistono varipunti
di incontro dei
raggi
coll’ asse.Supponiamo
per fissare leidee,
che iraggi
di una zona internapassino
tutti per unpunto
P equelli
di un’ altra zona limitrofa per unpunto
P’.Se il reticolo è
posto prima
di essi e P’ èpiù
lontano di.P dal suo
piano, l’aspetto
èquello
dellafig. 4;
onde dal-l’esame della sola
prima
mezzafrangia
si deduce la dislo- cazione deipunti
di intersezione P e P’.Fig.
4.In
generale prendendo
la traccia dell’ asse comeorigine,
1’asse di simmetria del disco come asse delle
ascisse 1-,
eun asse
ortogonale
per le ordinate spossiamo
rappresen-tare 1’ orlo della
prima frangia coll’ equazione :
i cui valori coinciderebbero con
quelli
diH»
se n non fosseun numero
intero,
ma variabile con continuità.Quindi
leascisse dei
punti
P sull’ asse apartire
dalreticolo, y,
man-tenendo le convenzioni
precedenti
circa isegni,
e leipo-
tesi circa ~
approssimazione
deicalcoli,
risultano espresse dao, in
generale,
se si considera 1’ orlo della ennesimafrangia:
Con
maggiore approssimazione
sipuò
scrivere:~
Queste
formule cipermettono dunque
di determinare la dislocazione deipunti
P sull’ asse in funzionedi r, quando
si conoscano le due costanti e
D,
e si studi il compor- tamento di un orlo di un sistema difrangie
d’ombra.Se
adoperiamo
invece un reticolo circolarecentrato,
cioè col centro sull’ asse del
fascio,
lefrangie
d’ ombra deb- bono risultare anelli concentrici edequidistanti
soloquando
il fascio di
raggi
è conico con un vertice P come nella.
fig. 1;
e viceversa se tale èl’aspetto
dellefrangie,
il fascioè
conico
con un unico vertice P.Il
raggio L.
dell’ ennesimo anello è dato dalla(3’).
Sei
punti
di intersezione deiraggi
coll’ asse sonovarii,
maè
rispettata l’ ipotesi
della rivoluzione intorno aquesto, gli
anelli sono ancora circolari e
concentrici,
ma nonpiù equi- distanti,
e ilraggio H,.
dell’ ennesimo anello è dato dalla(4)
o dalla
(5).
La discussione sul come conoscendo
gli
y si possanoprevedere gli H,~
e come daquesti
si deducanoquelli
nonrichiede nessuna variante.
Solo
quando
il fascio non è di rivoluzione intorno al-l’asse,
lefrangie
d’ombra non riesconocircolari;
e vice-versa. In tal caso,
prendendo
la traccia dell’asse comepolo
e una retta
passante
per esso come asse diriferimento,
l’orlo di un anello
può rappresentarsi,
in coordinate po- lari r e 6coll’ espressione :
ed essendo i valori di r
quelli
diH,,
nel caso che fosse. cost.
possiamo
scrivere :e avere cos la
posizione, rispetto
alreticolo,
deipunti
incui i varii
raggi tagliano
l’ asse.Oltre i
procedimenti esposti,
chepermettono
di dedurrele funzioni
y (r)
ey (0),
in viaapprossimata,
dall’esame diun sistema di
frangie d’ombra,
e dalla misura di due co-stanti, a
eD,
se nepuò seguire
unaltro, più preciso,
cherichiede la misura di una sola
costante,
ma di due sistemidi
frangie.
Sia
(fig. 5)
1~ laposizione
del reticolo in un fascio diraggi passanti
tutti per unpunto P,
e siaHn
la corri-spondente
distanza dall’ asse dell’ orlo dell’ ennesimafrangia,
’
-
~
Fig. 5.
ombra dell’ orlo dell’ ennesimo tratto di
reticolo,
con n qua-lunque,
intero o frazionario. Vale allora laSpostando
il reticolo di un tratto5,
si ha un valore]T.
inluogo
diHn,
e un valorey".
invece y.,legati
dallerelazioni :
1 - TT’ 1
Occorre, distinguere
duecasi, perchè mentre y" può
esser sempre
supposto positivo, y’n può
esserpositivo (primo caso)
onegativo (secondo caso).
Nel
primo
si ha subitonel secondo
e si
può
scrivere brevemente :pur di ricordare in
quali
casi vale 1’ uno o l’altro segno.Se i varii
raggi
incontrano 1’ asse in diversipunti,
ilragionamento
fatto continua avalere, purchè
lo si intendaapplicato
a una zona elementare (se il fascio è di rivolu-zione)
o a un fascetto elementare. In tal caso come si è avanti detto sipuò
porre:quindi
si ha subitoAnalogamente
avendo
posto Hn ~n (8)
eH’n ==
q(6),
per i reticoli circolari.Applicazione
delleprecedenti
conclusioni alla prova dei sistemi ottici.Dal momento che lo studio delle aberrazioni di un si- stema ottico si riduce alla determinazione delle funzioni
y (~°)
ey (0),
per varieregioni dell’ asse,
a seconda delle cir-costanze e
degli scopi,
è evidente come lefrangie
d’ ombrapossano servire allo scopo, non solo dal
punto
di vista qua-litativo,
osservandone la forma el’ andamento
ma anchequantitativamente, applicando
le formule a cui siamogiunti.
Il
procedimento
nonpotrebbe
esserepiù semplice ;
nonoccorre che una
sorgente puntiforme,
cioè una stella na-turale o
artificiale,
bianca per i sistemicatottrici,
monocro-matica,
sia purgrossolanamente,
per i diottrici. Sul cam-mino dei
raggi
reduci dal sistema siinterpone
ilreticolo,
sopra un
corsoio,
in modo dapoterlo
far scorrereparalle-
lamente all’ asse del fascio luminoso.
Nel caso che il sistema da studiare sia un obbiettivo astronomico su montatura
equatoriale,
una stellapuò
ser-vire da
sorgente;
e dallasemplice
osservazione a occhio dellefrangie
d’ombra che si vedonoguardando
l’ obbiettivoattraverso un reticolo
posto
normalmente all’ asse in vici-nanza del
fuoco,
si deducono le condizioni dello strumento.Raccogliendo
invece iraggi
sopra una lastrafotografica,
si
può
ottenere unafotografia
da cuipoi
dedurrequanti-
tativamente la funzione y
(1.).
Inquesto
modo ho control- lato che i risultati ottenuti conquesto procedimento
con-cordano con
quelli
ottenuti mediante altrimetodi,
sull’ ob-biettivo AMICI I dell’ Osservatorio Astrofisico di Arcetri/ i
i V. R,oNCHI. Sopra gli obbiettivi cstrostorriei dell’Amici. « Rivista d’ ottica e Meccanica di precisione, decembre 1922.
Nella
fig.
6(V.
Tav.I)
sonoriportate fotografie
ottenutenella prova di un obbiettivo acromatico di
apertura
relativa1/3,
con notevole aberrazione sferica. Lasorgente
era resamonocromatica mediante un monocromatore
Hilger,
inÀ 4~00 U. A.
circa;
il forellino dimm. 0,10
di diametrosi trovava a 3 m.
dall’obbiettivo;
il reticolo erapraticato
nella
gelatina
annerita di una lastrafotografica,
ed avevam= 10 tratti per mm.;
quello
circolare di cui i resultati si vedono nellaparte
inferiore dellafigura,
avevam ==100/12
tratti per mm.
Questi reticoli,
veramenteottimi,
mi sono stati costruitidal
sig.
MicheleCollo,
collaudatore del Laboratorio di ottica,pratica
e meccanica diprecisione..
Nella
fig.
7(V.
Tav.II)
sonoriprodotte
le prove dellospecchio
sferico concavo AMICIIII,
di circa m. 12 diraggio
e cm. 32 di
apertura, già provato 1
coi metodi di Foucaulte di
Hartmann,
i cui risultati sonoriprodotti
nellefigg.
8 e 9(V.
Tav. III eIV) rispettivamente.
Anche inqueste
provesono stati
impiegati gli
stessi reticoli di cui sopra. Da un confronto anchesuperficiale
risulta subitoquanto
la prova coireticoli,
perquanto
difrequenza
assailimitata,
siapiù completa
esensibile,
e come la curva che si ottiene col metodo di Hartmann sia poco attendibilequando
il fascionon è di rivoluzione intorno alI’ asse come
appunto
inquesto
caso.Per lo studio dell’ aberrazione
cromatica,
sipuò
illu-minare con luci di varie
lunghezze
d’onda il foro sor-gente,
e ciascuna volta determinaregli spostamenti
che neconseguono nel
fuoco ;
ma è assaipiù rapido,
comodo e sen-.sibile far cadere le
frangie
d’ombra ottenute in luce biancai v. RONCHI. Loc. cit.
sulla fenditura di uno
spettroscopio,
in modo che ladisper-
sione di
questo
sia adangolo
retto conquella
delreticolo,
se rettilineo.’ ~ Si
ottengono
cosfigure
comequelle
dellafig.
10(V.
Tav.V)
ottenuta nella prova di un obbiettivoaplanetico
Zeiss dafotografia (f - 25 cm.; O//’:== 1:5)
odella
fig.
11 per un obbiettivo Ernemann daproiezione ( f 25
cm.; 0 :f 1 : 6)
ancora con un reticolo ditratti per mm. La
maggior
o minor distanza dellesingole frangie riguarda
l’aberi"azione sferica ozonale,
la curva-tura è dovuta alla aberrazione cromatica.
Se,
perquesta,
si misurano le distanzeHn
dei variipunti
diogni frangia
apartire
dall’ asse di simmetria dellafigura,
che è la traccia dell’ asse del fascio incidente sullafenditura,
se tutto ildispositivo
è aocuratamentecentrato,
sipuò esprimerle
in funzione dellalunghezza
d’ onda :dove
H’n
sono icorrispondenti
valori per um’ altra foto-grafia ;
e si haanalogamente
aquanto
si è trovato per~ aberrazione sferica :
Nelle
figg.
10 e 11(V.
Tav.V)
laparte superiore e
lafotografia intrafocale,
e la inferiore èl’ultrafocale;
frale due
corrispondenti posizioni
del reticolo correva unadistanza di mm.
9,8
per laprima figura
e di mm.7,2
per la seconda.Evidentemente la sensibilità del metodo cresce colla
frequenza
del reticoloadoperato;
ma c’è un limite dovutoi I circolari valgono come i rettilinei, dal momento che se ne
isola una tenne striscia.
2
al
fatto,
notato fin daprincipio
che lefrangie
sonfrangie
di interferenza acromatiche dovute alla sovrappo- sizione dei coni diraggi
chepartono
daipunti P, P’
etc.( fig. 1).
E
siccome, perchè
ciò siapossibile,
è necessario che- ilraggio
PH’ formi coll’ asse unangolo
a inferiore che. non
quello
che vi forma ilraggio PK,
colla solita appros-simazione,
si ha subito per lalarghezza a
chepuò
avereil tratto di reticolo la relazione
Dunque
il reticolopiù
fitto che sipuò adoperare
èanche il reticolo
più
fitto che il sistema è capace di ri- solvere.Supponiamo che, provando
un sistema ottico col reti-- colo di massima
frequenza,
lefrangie
risultinoregolari,
per
y 0.
Ciòporta
come necessaria conseguenza che dimi- nuendo/ y/
fino al disotto del valore dato dalla(3),
unamezza
frangia
deve occupare tutto il campo, ilquale
cosappare uniformemente illuminato o uniformemente oscuro.
E siccome ciò
significa
che il dischetto luminoso P ha di- mensioni 1 trasversali inferiori ouguali
allasemilarghezza
del tratto di
reticolo,
si conclude che il sistema ottico inesame è capace di risolvere un tale
reticolo,
cioè ha il po- tere risolutivo che teoricamentegli compete.
Dunque
un sistema ottico trovatoprivo
di difetti conquesto metodo,
utilizzato nel massimo dellasensibilità,
rag-giunge
effettivamente il massimogrado
diperfezione
a cuisi
può aspirare.
’ SI intendono, com’ è naturale, sufficientemente piccole le dimen--
sioni della sorgente.
Inoltre,
siccome nella(3),
se si utilizza il reticolo di massimafrequenza,
dobbiamo porre:risulta :
che indica con
quale
estremaprecisione
sipuò
individuare ilpunto P quando
siadoperi
reticoli afrequenza
sufficien-temente elevata.
Questo
fattopuò
essere digrandissima
utilità nelle misure di curvature e di distanze focali.Il metodo
può
esseradoperato
inclifferentemente per i sistemi diottrici ecatottrici,
solo che perquesti ultimi,
datoche è necessario far l’esame fuori
dell’ asse,
non risultapiù
adatto a meno che non si tratti di
lunghi raggi
di cur-vatura.
’
SECONDO METODO.
’
’
Le
frangie
di combinazione.Non ha
questo
inconveniente un altrometodo,
che uti-lizza le
f1.angie
di conibinaz one 1 che si formanoquando
sivengono a sovrapporre due reticoli.
Tale metodo consiste nel
disporre
le cose in modo cheun reticolo venga a combinarsi o colla
propria immagine
fornita dal sistema in esame, o coll’
immagine di
un reti-colo
opportuno.
Per rendere evidente come dalla forma delle
frangie
dicombinazione che cos si
formano,
si possano dedurre leirregolarità
e leaberrazioni,
cominceremo collo studiarequale
dovrebbe essere il lorocomportamento quando
ilsistema è uno
specchio perfettamente sferico;
si renderàpoi ragione degli aspetti
dellefrangie quando
lospecchio
.. presenta delle
irregolarità
e infine passeremo allo studio delle lenti edegli obbiettivi,
nonchè dellesuperficie piane
e convesse.
Conservando ad a e a m i
significati
finqui attribuiti,
diremo
paralleli
duereticoli quando
sono tali i loropiani;
e li diremo centrate se rettilinei
quando
i tratti dell’ unoi A. RiGiii. fenonen,i che si producono colla sovrapposizione
di due e sop’a alcune loro applicazioni. « Nuovo Cimento », T. 21, pag. 203, 1887.
A. R. OCCIIIALI.LXI. Il nonio in nuove e nuovi
« Rivista d’Ottica e Meccanica di precisione », I, 6, febbraio 1920.
sono
paralleli
ai trattidell’alt,io,
se circolariquando
i centriloro sono allineati sopra una normale alla loro
giacitura.
Limitandoci per ora ai reticoli
rettilinei,
indicheremocon A la
larghezza
e con M lafrequenza
dellefrangie
dicombinazione,
definite comequelle
deireticoli,
elegate quindi
dalla relazioneDovendo
parlare
di duereticoli,
lidistingueremo
collenotazioni R e
1-~’,
e indicheremogli
elementiomologhi
collestesse
lettere, aggiungendo
un-apice
aquelle
relative aDalla
sovrapposizione
di due reticoliparalleli
e centratirisultano delle
frangie
rettilinee edequidistanti
la cui fre-quenza ~ è una funzione delle
frequenze
deireticoli ;
eprecisamente
si trovaquando
si consideril’ analogia
esistente fra la formazione dellefrangie
e il fenomeno deibattimenti,
cosicchè la fre- quenza delleprime dipende
daquella
deireticoli,
come lafrequenza
dei secondi daquella
delle ondulazioni che si sovrappongono.Se i
reticoli,
pur mantenendosiparalleli
ecentrati,
nonsono
sovrapposti,
la formazione dellefrangie
ha ancorluogo
sopra uno schermo su cui arrivi un fascio diraggi
luminosi che li abbia attraversati
entrambi :
se tale fascioè di
raggi paralleli, qualunque
sia la distanza fra i reticolie fra
questi
e loschermo,
lefrangie
hanno sempre la stessafrequenza, quella
cioè che avrebbero se fosserosovrapposti ;
ma se i
raggi
passano per unpunto P (fig. 12),
illdipende
dalla distanza 8 fra P e
R’,
dalla distanza D fra ~’ e 1~ e dallaposizione
dello schermo S.Fig.
12. -Si
può
eliminare l’influenza diquest’ ultimo,
del tuttoaccessoria, considerando,
anzichè il valore diM, quello
delrapporto
dove con a e con m si indicano la costante e la
frequenza
della
proiezione
del reticolo R snllo schermo. N indica cosquanti
tratti di jR inproiezione
sonocompresi
nella lar-ghezza
A di unafrangia;
numero che rimane sempre lo stessodovunque
si trovi lo schermo.Il caso in discorso si
può riportare
a.quello
in luce,
parallela, purchè
si ammetta che lafrequenza
di R’ aumentidi mano in mano che aumenta 6 in modo che il numero
dei t tratti contenuti venga a esser contenuto in un
intervallo
uguale
a l: indicando con n’ talefrequenza
Vi1--tuale,
diR’,
ne segue che lafrequenza
dellefrangie
èLimitandoci al caso di
nz m’,
si ha per la definizione d i n’ .~e
poichè
d’ altronde :si ha subito
~
quindi
.1
cosicchè due tali reticoli in luce
convergente
dannofrangie
di combinazione infinitamente
larghe
soloquando
8 0.In
realtà,
siccome il cono diraggi
nonpuò
avere un’ a-pertura angolare troppo grande,
e i reticoli non possonoavere infiniti tratti
illuminati,
nonpossiamo
realizzare le condizioni per controllarequando
effettivamente sia N oo5ma al massimo
potremo accorgersi quando
N è ildoppio
dei t tratti di R
compresi
nel cono luminosoperchè
allorail campo è o tutto bianco o tutto nero,
essendo occupato
da mezza
frangia,
e a tal valore di N= 2 -tcorrisponde
unvalore di 5 che è il minimo di cui ci
possiamo
accorgereperchè,
per valori di 8inferiori,
i reticoli sicomportano
°
’
come se fossero
sovrapposti.
Tale limite essenzialmentedipende
dallafrequenza
del reticolo e dallasemiapertura
angolare
a del conoluminoso ;
invero si haDi mano in mano che 5 assume valori
superiori
aquesto minimo,
Ndiminuisce,
cioè lefrangie
si serrano,dapprima rapidamente, poi più adagio, perchè
cosicchè la sensibilità alle variazioni di 8 cresce propor- zionalmente al
quadrato
di N.Dunque
dall’ esame dellefrangie
sipuò
decidere dellacoincidenza di due reticoli a meno della
grandezza 8~,
esi possono apprezzare variazioni nella loro distanza
più
omeno
piccole
a seconda delle circostanze.Della coincidenza si
può giudicare
conprecisione
anchemaggiore
ricorrendo all’ effetto diparallasse,
che assumeun
aspetto
nuovoe
molto notevole per ilcomportamento
delle
frangie
di combinazione.Quando
di due reticoli .R e R’sovrapposti,
uno, per es.R’,
sisposta
in direzione normale aitratti,
pur rimanendo a contatto con R lefrangie,
chesi formano per essere
~m ~ m’,
sispostano
nella stessa di- rezione ma con una velocità N’ voltepiù grande
diquella
di
R’, perchè quando
il reticolo ha percorso il trattoa’,
la
frangia,
dovendo occupare laposizione
cheprima
occu-pava la
successiva,
deve essersispostata
di A.Se i due reticoli distano di un tratto 5 pur rimanendo
paralleli
ecentrati,
lo scorrimento relativo che appare a chi liguarda spostando
la visuale trasversalmente in dire- zione normale aitratti,
deveprodurre gli
stessi effetti comelo
spostamento
effettivo di R’rispetto
a R nel caso pre-cedente ;
onde l’ osservatore vedespostarsi
lefrangie
inmodo molto
più cospicuo
che non i tratti del reticolo.Dalla
fig.
13 segue subito che lospostamento s apparente
del reticolo è
onde il
conseguente spostamento
dellefrangie
S éMa se il
punto
di osservazione èvicino,
il valore di ~~V’viene alterato
perchè
vi è 5 e ancheperchè
è difficile che la distanza fra ilpunto
di vista e Rrimanga
costante. Sepoi
i due reticoli sonoidentici,
in viaapprossimata,
tra-Fig.
13.sc:urando
queste complicazioni
di ordinesuperiore,
che delresto contribuiscono a
migliorare
lasensibilità,
sipuò
porreIl minimo di 8
può
assumere valoripiccolissimi;
infattise si ammette di
poter
apprezzare un ~S’pari
allalarghezza~
a di un tratto di
reticolo,
il minimo di5,
avendosiquando
tale
spostamento
siraggiunge
colla massimapossibile
rota-zione della visuale risulta
Le
proprietà
studiatevalgono
anche per i reticoli cir- colaripurchè paralleli
ecentrati ;
in tal caso lefrangie
risultano cerchi concentrici ed
equidistanti ;
altrimenti si hannofrangie
comequelle
dellefigg.
14 e 15(V.
Tav.VI),
di cui la
prima
mostra l’effetto della scentratura in reti- coli identici esovrapposti,1
la seconda in reticoli a fre- quenza diversa esovrapposti,
o identici e nonsovrapposti.
I criteri per
giudicare
della coincidenza deipiani
deireticoli risentono in maniera diversa della nuova
forma;
cos l’effetto di
parallasse
è moltoagevolato perchè
l’ in-clinazione della visuale
porta
a una scentratura con defor- mazione dellefrangie ;
mentre l’osservazione dellafrequenza
di
queste
risulta la metà meno sensibile che non coi ret-tilinei,
aparità
di area e difrequenza, perchè
la simmetriarispetto
al centroproduce
l’effetto di ridurre a metà ilnumero totale dei tratti. Le due
specie
di reticoli presen-tàno,
a seconda deicasi, vantaggi
e inconvenienti che se-gnaleremo
volta per volta.Diciamo subito che la maniera
più semplice
per ~ esamein luce
convergente
è diguardare
uno sfondo chiaro at- traverso ireticoli,
assai viciniall’ occhio;
per cui colla frase:osservazione da un
punto vicino,
intenderemo alludere aquesto procedimento. I>
~ Le linee medie di tali frangie sono archi di
iperbole.
-
Specchi
sferici.Quando
un reticolo con t tratti si trova in unpiano
di fronte vicino al centro di curvatura di uno
specchio
concavo,
perfettamente sferico,
viene a trovarsi apiccola
distanza dalla sua
immagine
che è ancora un reticolo conT
tratti;
e siccome iraggi
che concorrono alla formazione di taleimmagine
passano anche attraverso il reticolo equindi
possono essere raccolti sopra uno schermo o osser-vati da un
punto qualunque (che prenderemo
sempre sul-l’asse),
si vengono a realizzare le condizioniperchè
si for-mino le
frangie
come fra due reticoli nonsovrapposti.
Tale formazione è dovuta a due cause
contemporaneamente:
1.)
la diversità dellefrequenze
dei duereticoli;
2.)
~ osservazione da unpunto più
o meno vicino.Nel caso
generale gli
effetti si sovrappongono ; ma dato che ci dobbiamo riferire diprevalenza
aquelle posizioni
del reticolo per cui la distanza dal centro è
piccolissirna,
è facile dimostrare che la
prima
causa diventa trascura-bile di fronte alla seconda.
Infatti se 11 è la distanza del reticolo materiale l~ dal centro dello
specchio,
e11’ quella dell’ iminagine R’,
chia-mando
f
la distanzafocale,
si ha subitoSe
quindi
osserviamo i due reticoli da unpunto
moltolontano,
in modo dapoter
considerarparalleli
iraggi
chesi
intercettano,
abbiamoe anche
il minimo
di 11
sipercepisce quando
Dunque
per tutte leposizioni
del reticolo comprese nell’intervallo(+11m,-11m)
il campo, osservato da unpunto lontano,
appare uniforme cioè è nullo 1’ effetto dellaprima
causa:
agli
effetti dellefrangie possiamo dunque
porreMa in tale intervallo
appaiono
ancorafrangie
se si os-serva da un
punto P
alla distanze D dal reticolopiù
vi-cino, (supponiamo R),
collalegge (6) ponendo Õ == 211;
ondee in
questo
caso il nuovopercettibile,
avendosi ancoraquando ~V:=2T,
T> 1 ,frisulta
dipendente
da elementi del tutto in nostroarbitrio,
e
quindi può
esser ridottopiccolo
fino alpunto
in cui non si urta contro dif&coltà tecniche.Rimane cos dimostrato che delle due cause che pro- ducono le
frangie
laprima
cessa diagire
assaipiù presto
della
seconda, onde,
volendoaccorgersi
dipiccole
distanzefra il reticolo e la
propria immagine,
fad’uopo
ricorrereall’osservazione da un
punto
vicino. ~È opportuno
notar subito che 11mpuò
ancheesprimersi
dove a è la
semiapertura angolare
dellospecchio;
ondevolendo ridurre
piccolo
il suovalore,
l’uilico mezzo, una* Quando entrambe le canse agiscono simultaneamente si ha
volta data
l’apartura,
è di aumentare lafrequenza
delreticolo.
In molti casi si
può
usufruire dell’ effetto diparallasse;
e allora il minimo di 11, se
poniamo
y. - 2 acirca,
risultaespresso
approssirnatívamemte
daConcludiamo che sia coll’osservazione delle
frangie
daun
punto
vicino alreticolo,
sia mediante l’effetto di pa-rallasse,
sipuò
deciderequando
ilpiano
del reticolo dista dal centro meno di una certaquantità
11m chepuò
esserridotta
piccolissima
usufruendo di reticoli sufficientementefrequenti ;
onde sipuò
senz’altro affermare che a meno diun
piccolissimo
errore sipuò giudicare quando
il reticolo contiene il centro nelproprio piano.
Le formule succitate
valgono
per reticoliparalleli
ecentrati,
cioè se rettilinei basta che siano normaliall’ asse;
se circolari debbono inoltre aver sempre il centro
sull’asse,
il
quale
allora per N oo coincide col centro dellospecchio.
In
pratica,
se ilraggio
di curvatura dellospecchio
èassai
piccolo, (15-20
cm.circa),
basta sostenere il reticolonella
giacitura opportuna
con uncorsoio, provvisto
di vitimicrometriche,
eguardando
a occhio nudo verso lo spec-chio,
si vedono sullo sfondo diquesto
lefrangie,
tantopiù frequenti
quantopiù grande
è la distanza fra il reticolo eil
centro;
e si vedonoscomparire,
cioè diventareinfinite,
solo
quando questa
è inferiore al limite derivante dall’ a-pertura,
dallafrequenza,
e dallaposizione
delpunto
di os- servazione.Se il
raggio
è moltolungo
occorre illuminare il reti-colo,
e undispositivo può
esserquello
dellafig. 16,
doveuna lastra di vetro a faccie