A NNALI DELLA
S CUOLA N ORMALE S UPERIORE DI P ISA Classe di Scienze
V INICIO V ILLANI
Frontiere di Silov negli spazi complessi e applicazioni olomorfe proprie
Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Scienze 3
esérie, tome 17, n
o4 (1963), p. 333-348
<http://www.numdam.org/item?id=ASNSP_1963_3_17_4_333_0>
© Scuola Normale Superiore, Pisa, 1963, tous droits réservés.
L’accès aux archives de la revue « Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Scienze » (http://www.sns.it/it/edizioni/riviste/annaliscienze/) implique l’accord avec les conditions générales d’utilisation (http://www.numdam.org/conditions). Toute utilisa- tion commerciale ou impression systématique est constitutive d’une infraction pénale.
Toute copie ou impression de ce fichier doit contenir la présente mention de copyright.
Article numérisé dans le cadre du programme Numérisation de documents anciens mathématiques
http://www.numdam.org/
E APPLICAZIONI OLOMORFE PROPRIE (*)
di VINICIO VILLANI
(Pisa)
Introduzione.
Siano
X,
Y duespazi complessi (nel
senso diSerre), n :
X --> Yun’ap- plicazione
olomorfapropria.
Dato unaperto
relativamentecompatto
B CY,
si ponga A = n-1
(B).
Se X ed Y sono olomorficamenteseparati,
sipuò
definire la frontiera di Silov 8
(A)
diA, rispettivamente 8 (B)
di B(vedi
n.
2).
Inquesto
lavoro ciproponiamo
di studiare ilegami
tra 8(A)
ed 8(B).
Precisamente,
sotto l’ulterioreipotesi
che ~Y ed Y sianospazi
diStein,
irri-ducibili in
ogni punto,
dimostriamo(teorema 4) :
La dimostrazione consta di due
parti :
nellaprima
si confronta la fron-tiera di Silov di un
aperto
relativamentecompatto B,
contenuto in unospazio
di Stein(non normale),
con la frontiera di Silovdell’aperto B*,
im-magine
inversa di B nellanormalizzazione e:
Y* -~ Y. Inproposito
sussi-ste il teorema 1 : Se Y è irriducibile in
ogni
suopunto,
si haUn
controesempio
mostra chequesta uguaglianza
non èpiù
vera in gene-rale,
se Y è riducibile inqualche punto.
Nella seconda
parte
si studia ilcomportamento
della frontiera di SilovPervenuto alla Redazione il 27 Agosto 1963.
(*) Lavoro eseguito nell’ambito dell’attività dei Gruppi di Ricerca Matematica del
Consiglio Nazionale delle Ricerche.
nel caso di un rivestimento analitico n: X- Y di uno
spazio
normaleolomorficamente
separato Y,
mediante unospazio (non
necessariamente nor-male)
olomorficamenteseparato X (per
le definizioniprecise,
vedi n.4).
In
proposito
si dimostrano i teoremiseguente : 8 (B)
_ ~(~’ (A)) (teorema 2) ~
se
poi
anche X ènormale,
si ha : n-l(8 (B))
= S(A) (teorema 3).
Il teorema 4 è una facile conseguenza dei teoremi 2 e
3,
come si vedepassando
alle normalizzazioni di X e diY,
e ricorrendo al teorema 1.Mi sia consentito
ringraziare qu
ilprof.
A. Andreotti per i suoi con-sigli,
che mi sono stati assai utili nellapreparazione
delpresente
lavoro.1. Sia uno
spazio topologico compatto ;
siapoi It un’algebra
su Cdi funzioni continue a valori
complessi,
definite suK;
le funzioni diR separino
ipunti
di 8(cioè
perogni coppia
dipunti
distinti Xt, X2 E .g esi- sta una funzionef
ER
tale chef =F f (.v2)).
In
queste ipotesi,
nellafamiglia
dei sottoinsiemi chiusi FC K,
tali cheper
ogni
o)esiste un insieme
minimo,
unico(cfr. [3 J,
pag.80).
Denoteremo
questo
insieme conS(K)
e lo chiameremofroíitiera
diSilov di K
(relativa all’algebra
di funzioniB).
Nel
seguito
sarà utile laseguente
caratterizzazione dell’insiemeS(K):
LEMMA 1. Un
punto
x E Kappartiene
ad S(K)
se e solo se, comunque, fissato
urc intorno U 3 x, esiste unafunzione f E B,
tale cheDIMOSTRAZIONE :
Supponiamo x
e fissiamo un intorno U di x.Se
ogni
funzionefE H
soddisfacesse alladisuguaglianza
dovrebbe essere contenuto in assurdo.
- - -
Proviamo il viceversa :
supponiamo dunque
e sia IT un intor-no
di x,
tale che Se esistesse tale che supdalle inclusioni
seguirebbe
a fortio.ri onde
f
non assumerebbe massimo modulo suassurdo.
OSSERVAZIONE :
1). Ogni
funzionef E 5
ècompletamente
determinata dallapropria
restrizionef S (I~ )
alla frontiera di Silov.Infatti se due funzioni
f,
g EB
coincidono su S(K),
si haossia
f (x)
= g(x)
perogni
x E K.2).
Siano dati duespazi topologici compatti
conalgebre
difunzioni
a,
9 Se 99 :Kj
~un’applicazione
continuasiirgettiva,
ese
w* (:&2)
C11, ,
allora si ha(le
inclusioni essendo intese in sensodebole).
Infatti
ogni
funzione assume massimo modulo in almeno unpunto di ~ (S (K1)).
2. Sia ora X uno
spazio complesso
nel senso di Serre(p-spazio
nellaterminologia
di[2]). Supponiamo
che X siaolomorficamente separato,
ossiale funzioni olomorfe
globali
su Xseparino
ipunti
di X.Dato un
aperto
relativamentecompatto A C X,
denotiamo con 8(A)
lafrontiera di Silov di
A,
relativaall’algebra a
di tutte le funzioni conti-nue su
A,
che sono olomorfe su A.OSSERVAZIONE : In virtù del teorema del massimo modulo per le fun- zioni olomorfe
sugli spazi complessi (cfr.
ad es.[4],
pag.358)
la frontieradi Silov 8
(A)
è contenuta nella frontieratopologica aA
= A - A.3. Consideriamo
un’applicazione
olomorfapropria
di uno
spazio complesso
olomorficamenteseparato X
sopra unospazio
com-plesso
olomorficamenteseparato
Y. Sia B unaperto
relativamentecompatto
di Y e sia A =
(B).
L’insieme A èaperto
relativamentecompatto
dix, ED E b=a
OSSERVAZIONE : Dall’osservazione 2 del n. 1 segue che
Tuttavia non è detto in
generale
cheESEMPIO : Y ----
w)
EC2 i z - w
=0)
con la strutturacomplessa
indottadalla struttura di
C2.
Y è riducibilenell’origine.
X sia la normalizzazione di Y(cfr. [2],
pag.283).
Lospazio X
consta di due rettecomplesse disgiun- te,
che indicheremo conxz (immagine
inversa della retta w =0)
eXw (im- magine
inversa della retta z =0). n
sia laproiezione
canonica di X su Y.Consideriamo
l’aperto
B c Y definito da :Si ha
Posto si ha
Il
punto (O, 0) appartiene dunque
ad 8(B) ~
ma ilpunto
w = 0 diXw ,
purappartenendo
a n-1(O, 0),
non faparte
di 8(A).
Il fatto che X sia sconnesso è inessenziale ai fini
dell’esempio.
Infattibasta considerare uno
spazio
Y’ che su un intornodell’origine
è isomorfocon
Y,
ma cheglobalmente
è irriducibile. In tal caso la normalizzazione viene ad essere unospazio
connesso, el’esempio
dato continua a sussistere.Invece
esempi
diquesto tipo
nonsussistono,
se Y è irriducibile inogni
suopunto (cioè fli-spazio
nellaterminologia
di[2]).
Infatti in tal caso, detta Y* la normalizzazione diY,
laproiezione canonica a:
Y* --> Y è unomeomorfismo
onde,
dato unaperto
relativamentecompatto
B CY,
eposto
B* =e-l (B),
dall’inclusione e(8 (B*))
::> 8(B)
segue~’(B~) ~ e-l (S (B)).
Dipiù,
inqueste ipotesi, proviamo
ilTEOREMA 1. Sia Y uno
spazio di Stein,
irriducibile inogni
suopunto ; Y*
ne sia laY*-
Y denoti laproieziorce
canonica.Dato un
aperto
relativamentecompatto
B C Y e_posto
B* =e-l (B),
si haOSSERVAZIONE : Identifichiamo Y ed
Y*,
inquanto spazi topologici,
mediante
l’omeomorfismo e;
allora la tesi del teorema 1 sipuò esprimere
dicendo che la frontiera di Silov di
B,
relativa alle funzioni olomorfe di Y coincide con la frontiera di Silov diB,
relativa alle funzioni olomorfedi V.
D IMOSTRAZIONE : Identifichi31mo
dunque
Y con Y* inquanto spazi
topologici,
e denotiamo con0
il fascio deigermi
di funzioni olomorfe suY,
e con0*
il fascio deigermi
di funzioni olomorfe su Y*. Poichè certo si tratta di provare l’inclusioneopposta :
tal fine consideriamo il fascio
1b
di ideali di®,
che in ciascunpunto
y E Yha come
spiga
LEMMA 2. Il
fascio 1b
ècoerente ;
neipunti y in
cui Y è normale si halby
=Qy.
DiMOSTRAZ!ONR:
0*
è unO-fascio
coerente(cfr. [2],
pag.291) ;
datoun
punto yo
EY, sia si ,
... , un sistema locale digeneratori
di0*,
su unopportuno
intorno Indichiamo con~...,4
leimmagini
omomorfe... ~ nel fascio
quoziente 0*/0,
e consideriamogli r
omomorbsmi0 -lineari :
- -
definiti nei
punti y
E U daI fasci
Ker k; ,
definitisu U,
sonocoerenti,
equindi
anche la loro inter- sezioneKer k1
f1 ... f1Ker kr
è un fascio coerente. D’altraparte
si vede su- bito chesull’aperto
Uquesto
fascio coincide col fasciollj.
Pertanto lapri-
ma affermazione del lemma è dimostrata. La verifica della seconda afferma- zione è immediata.
Ritorniamo alla dimostrazione del teorema 1. Consideriamo
dunque
unpunto y
E S(B*) ;
si tratterà di far vedere che ne segue y E S(B).
In virtùdel lemma
1,
fissato comunque un intorno U 3 y inY,
esiste una funzionecontinua su
B,
tale chePoichè l’insieme dei
punti
normali di Y è ovunque denso inY,
èpossi-
bile
scegliere
in Un B unpunto yo,
y nelquale
lospazio
Y ènormale,
etale che si abbia
Sia g E
T(Y, 1b)
una sezioneglobale
di1b,
tale che g(yo) =~=
0. Almeno unasezione siffatta
esiste, perchè
per il fascio che ècoerente,
vale il teo-rema A di
Cartan-Serre,
eperchè
la sceltadi yo
assicura che laspiga
contiene dei
germi
il cui valorein yo
non è nullo.8Ioltiplicando j
e g per costantiopportune, possiamo
fare in modo cheper le nuove
funzioni,
che continueremo a denotarecon f,
g,valga :
Poniamo
poi
per brevità :e consideriamo le funzioni
f n g (7z
>0),
cheappartengono
tutte ae sono
continue
su B. Si ha :Poichè A
1,
per unvalore no opportunamente grande
si haonde la funzione soddisfa alla
disuguaglianza
In
quanto
U è nu intorno arbitrariodi y,
e inquanto
g E ed è continua suB,
la caratterizzazione della frontiera di Silov fornita nel lemma 1 assicura che Ciò prova il teorema 1.4. Siano
X,
Y duespazi complessi,
che persemplicità
di notazionesupporremo connessi. Lo
spazio
Y siasi dirà un rivestimento analitico
dir(tmato,
se n è
surgettiva, olomorfa, propria,
e tale inoltre che :(i) l’imma,g.ine
inversan-i(y)
di ciascunpunto
2~ E Y è un insiemefinito ;
(ii)
esiste un sottoinsieme analitico(chiuso,
nondenso) Sc Y,
taleche n-i
(8)
nondecompone X
in alcun suopunto (1),
e1’applicazione
è ml omeomorfismo locale.
(1) Un sottoinsieme chitiso 1 non decompone X in alcun suo punto, se M è non
denso in X e se, dati comunque une punto a E 2 ed un intorno connesso U 3 a in X, l’in-
sieme U - 2 è connesso (non vuoto).
S costituisce l’insieme dei
punti
di diramazione del rivestimento con-siderato. Se 8 è
vuoto,
il rivestimento si dice non diramato.OSSERVAZIONE : La definizione
qu
data di rivestimento analitico dira- mato siispira
alla definizione 37 di[2],
con una differenza : in[2]
non sisuppone a
priori
l’esistenza di alcuna strutturacomplessa
su X(e
di con-seguenza si sostituisce la condizione che
l’applicazione n
sia olomorfa conla condizione che tale
applicazione
siacontinua)
e si fa vedere successiva- mente che Xpuò
essere sempre dotato di una struttura univocamente de- terminata dispazio complesso normale,
tale che Ysia olomorfa. Nella nostra definizione invece
supponiamo
inpartenza
cheX sia dotato di una struttura di
spazio complesso,
non necessariamentenormale,
e chel’applicazione n
sia olomorfa. Ilvantaggio
della nostra defi- nizionerispetto
aquella
di(2 J
consistedunque
nell’ammettere unamaggio-
re
generalità
per la strutturacomplessa
diX
iquesta maggiore generalità
non è solo
apparente, poichè
in effetti esistonospazi complessi
non normaliX,
edapplicazioni
olomorfe suspazi normali,
anzi addiritturasu varietà
Y,
che sono dei rivestimenti nel nostro senso.ESEMPIO : Sia come funzioni olomorfe su X
si considerino le restrizioni delle funzioni olomorfe di
C2 ;
siapoi L’applicazione n :
J~2013~ Y sia definita daSi ha un rivestimento analitico
diramato,
il cui insieme di diramazione 8 è costituitodall’origine
t = 0. Lospazio X,
che è unacuspide,
non ènormale.
Sarà
opportuno
notare tuttavia che anche in un rivestimento analitico diramato secondo la nostradefinizione,
lospazio
X non è ilpiù generale spazio complesso.
Infatti dalla definizione si deduce laPROPOSIZIONE 1..Lo
spazio
X è irriducibile inogni
suopurcto.
DIMOSTRAZIONE : Detto A l’insieme dei
punti
non normali diX,
si haA C n-l (8).
Poichè peripotesi n-l (8)
nondecompone .X
in alcunpunto,
a fortiori lo stesso è vero per A.
Quindi,
dato comunque unpunto p E
Aed un intorno connesso U 3 p in
X,
anche U - A è connesso. Ora ciò im-plica precisamente
che X è irriducibile in p :ragioniamo
per assurdo. Esi-stano
in jp
duegermi
di funzioni olomorfe non identicamente nullef,
g,con identicamente
nulla ;
consideriamo un intorno connessoU 3 p,
su cuiqueste
funzioni sono tutte definite. Poichè U - A è connesso, epoichè
neipunti
di U - A vale ilprincipio
di annullamento delprodotto
digermi
difunzioni
olomorfe,
una almeno delle funzionif,
g, sia ad es.f,
dev’essereidenticamente nulla su U - A. Per continuità allora
f
è nulla anche sulla chiusura diU - A,
ossia su tuttoU,
control’ipotesi.
Ciò prova che X è irriducibile in tutti ipunti
di A. Poichè neipunti
normali X è certo irri-ducibile,
laproposizione
1 è dimostrata.Dalla definizione di rivestimento analitico diramato discendono alcune facili conseguenze, che sarà utile formulare
esplicitamente :
Per
ogni punto y
E Y indichiamo con a(y)
il numero dipunti
che costi- tuisconol’immagine
inversa n-1(y).
LEMMA 3. La
funzione o (y)
è costante suY - 8 ;
sia a il valore co7rau-a (y)
pery E Y - S.
Nei
punti yo E S
si ha u(yo)
o.Fissato urc
punto
y EY,
si ponga :e si consideri _pe - ciascun xi un intorno cs iste in Y
zcn intorno W 3 y tale che
Omettiamo la
dimostrazione,
che si trovagià
nella letteratura(cfr.
ades. [6]).
Il numero a dicesi l’oràirce del rivestimento considerato.
5.
Riprendiamo
le notazioni introdotte all’inizio del n.3,
esupponia-
mo inoltre che n: X- Y sia un rivestimento analitico diramato
(lo spazio
Y si suppone
normale).
LEMMA 4. In
queste ipotesi
si haDIMOSTRAZIONE : Se
questa
inclusione non fosse vera, dovrebbero esi- stere : unafunzione g,
continua su A ed olomorfa suA,
ed unpunto
con
Non è restrittivo supporre che max e che xo sia uno dei
punti
in cui assume
questo
valore massimo :Poniamo per brevità
Si ha
dunque
Nei
punti
siconsideri,
incorrispondenza
adogni
in-tero la funzione
ove, come al
solito,
Questa
funzione è ben definita e continua su( Y - ~’ )
ed è olomor- fa su Proviamo cheSk (y)
si estende ad una funzione conti-nua su tutto B. Sia
dunque yo
E B n S. Fissato O adarbitrio,
sideterminino in
corrispondenza punti
di n-l(yo)~ degli
intornitali che per
ogni coppia
dipunti
si abbiaciò è
possibile perchè gk
è continua su Siapoi
W un intornodi yo
inY,
tale che(lemma 3).
Dati comunque duepunti
si haquindi
onde,
per il criterio diCauchy, S11;
sipuò
estendere per continuità nelpunto
yo . _Ripetendo
lo stessoragionamento
perogni yo
E Bn S,
si vienequindi
ad
estendere sk
ad una funzione continua su tutto B. Continueremo ad in- dicare la funzione cosestesa,
con sk .Si era
già
osservatoche sk
è olomorfa suB - ~’ ~
inoltre Sk è continuasu tutto B
(in questo
momento basta sapereche sk
è limitata suB) ;
ricor-dando che Y è
normale,
sipuò dunque applicare
il teorema di estensionedi Riemann
(cfr.
ad es.[4],
pag.343)
da cui segueche sk
è olomorfa su B.Riassumendo,
abbiamoprovato : la funzione olomorfa
suB,
è con-tinua su B.
Avendo
posto
siha,
perogni k ~
0 edin
ogni punto y E 8 (B) :
e
quindi
ancheD’altra
parte
sussiste ilseguente
LEMMA
(cfr.
ad es.[1].
nota a pag.9).
arbitrio dei nupleri ,complessi
aj , ... , ha:-~
Applicando questo
lemmaad sk (yo),
ove si èposto Yo
= ~(~)~
ne segueche in
corrispondenza
adogni
8 ~ 0 esiste unintero k ) U,
per ilquale
Fissiamo in
particolare
s = 1 - m. Allorarisulta,
per unopportuno k > 0 :
Confrontando
questa disuguaglianza
con ladisuguaglianza
ottenutanei
punti
si ottienePoichè S
(B), questa disuguaglianza
contraddice alla definizione di 8(B).
Ciò prova il lemma 4.
Dal lemma 4 si trae l’inclusione
Poichè sussiste altres l’inclusione
opposta (cfr.
n.3),
abbiamo ottenuto il TEOUEMA 2. Sia Jl: X--->- Y un rivestimento analitico diramato(X,
Yspazi complessi ;
Ynormale).
Sia B unaperto
relativamentecompatto
diY,
e sia A = n-’
(B).
Tra lefrontiere
di Silov di A e di B si ha illegame :
6. Proviamo ora il
TEOREMA 3. Siano
verificate
leipotesi
del teorema2 ;
inoltre sin veri-,ficata
una almeno delle tre condizioniseguenti :
(a)
Il rivestimento ’Jl: X --> Y è di Galois(2) ; (b)
X ènormale ;
(c)
X è di Stein.Allora t1.a le
frontiere
di Silov di A e di B si ha illegame
DIMOSTRAzIONE :
(a).
L’insiemeS (A)
è invarianterispetto
al gruppodegli
automorfismi del rivestimento n : X- Y.Quindi,
avendosupposto
che il rivestimento sia di
Galois,
risultaD’altra
parte
dal teorema 1 si traeonde
(b).
Se il rivestimento n : :X- Y non è diGalois, possiamo
ricondurrel’affermazione del teorema 3 al
seguente
LEMMA 5. Sia -i : X --> Y un rivestimento analitico
diramato.
conX,
Yspazi
normali. Si possono costruire : unospazio complesso (connesso)
Z e duerivestimenti analitici diramati co : Z --->-
Y,
o : Z -->X,
in modo che :1 )
Sussiste ildiagramma
commutativo2)
co : Z -~ Y è urc rivestimento di Galois.Se
poi
X èolomor fi camente separato,
tale è Z.(2) Si dice che tin rivestimento analitico diramato a: X - Y è di Galois, se in corri- spondenza ad ogni coppia di punti x’, x" E X, con n (x’) = a (x") esiste un automorfismo analitico 6 : X - X, che è compatibile con n (cioè a o a = 31;) ed è tale (x’) = x".
Ammesso per il momento
questo lemma, completiamo
la dimostrazione del caso(b)
del teorema 3. Si ponga :Da
quanto provato
nel caso(a)
seguee
quindi
ancheApplicando poi
il teorema 2 alrivestimento ~O : Z -~ X,
relativamenteagli aperti
si haConfrontando le due
uguaglianze
cosottenute,
ne vienecome
appunto
volevasi dimostrare.DIMOSTRAZIONE DEL LEMMA 5. Sia o l’ordine del Y.
Denotiamo con X6 il
prodotto topologico
di acopie
di X(e analogamente
per
Y)
e consideriamol’applicazione
olomorfaprodotto :
che è un rivestimento analitico diramato di ordine o,.
Sia
poi
L1 : Y --~ Y °l’applicazione diagonale
di Y inY ~ ;
indichiamo conXJ l’immagine
inversa di L1(Y)
in La restrizionedell ’applicazione
na:è un rivestimento analitico
diramato,
ancora di ordine ~.Indicando sempre con S C Y l’insieme dei
punti
di diramazione di X-Y,
consideriamo il sottoinsieme analitico diX~ :
consideriamo
poi
i sottoinsiemi analitici(chiusi)
diXà
definiti dae
poniamo
Definiamo infine
La restrizione di a
Zo
definisce un rivestimento analitico non diramato di ordine o 1 :Non è detto che
Zo
sia connesso. Se ne consideri unacomponente
con-nessa Z1. Restringendo
000 aZi
si ottiene un nuovo rivestimento analiticonon diramato
Questo
rivestimento sipuò estendere,
in modounivoco,
ad un rivestimento analitico diramatoove Z è uno
spazio complesso normale,
connesso,contenente Z1 ;
lospazio
Z è la chiusura di
Zl
in si ottieneprolungando col
per continuità(3).
Facciamo vedere che Z- Y è un rivestimento di Galois. Siano
... ,
(zjl , ... , zj,)
duepunti
diZ,
aventi la medesimaproiezione
suY e
supponiamo
inprimo luogo
che si abbia (»(z1,
... ,za)
= co ... ,Zja)
EE Y - S. Allora la
permutazione
è univocamente
determinata ;
talepermutazione
operasu Z,
associando adogni punto (~1,
... ,~6)
E Z ilpunto (1;~ ,
... ,~~6) :
si tratta di verificare chequesto
nuovopunto appartiene
a Z. Ed infatti bastacongiungere (z1 ~
... ,z6)
con
(~1 ~
...,~)
mediante un camminocontinuo,
i cuipunti (escluso
alpiù
(3) Queste affermazioni possono verificarsi direttamente senza difficoltà, e del resto
si trovano già nella letteratura (cfr.
[6],
teorema 1).4. Annadi della Scuola Norm. Sup.. Pisa
stanno in
Z1.
I trasformati mediante lapermutazione
dei
punti
di tale cammino continuo costituiscono nellospazio Zo
un cam-mino continuo che
congiunge
con Poiché ilpunto
appartiene
peripotesi a Z,
anche viappartiene.
Ciòprova
appunto
che lapermutazione
definisce un automorfismo diZ, compatibile
con cu, e che trasforma inSe
poi
laproiezione
dei duepunti
consideratiappartiene
adallora la
permutazione
non èpiù
uni-BoJ - - - ’" v i
vocamente
determinata, perchè può
accadere che siaZju.
=zjb,
cona; + B.
Tuttavia esiste almeno una
permutazione degli
indici(1, ... , a)
che alprimo punto
facorrispondere
il secondopunto.
Perogni permutazione
siffatta sipuò ripetere
ilragionamento
del casoprecedente.
Gli automorfismi considerati sono tutti analitici. Da
quanto
detto ri-sulta
dunque
che- , --
è un rivestimento di
Galois,
come volevasi dimostrare.Se si suppone che X sia olomorficamente
separato,
lo stesso è veroper e
quindi
anche perZ,
che è un sottoinsieme analitico di X 6.Per
completare
la dimostrazione dellemma,
resta ancora da costruireun rivestimento analitico
r7
tale che n o e = w. Ad
ogni punto (zi ~ .., , z~)
E Z si facciacorrispondere
ilpunto z1
E X. Si ottienepalesemente
un rivestimentoanalitico,
i cuipunti
di diramazione sono contenuti in n-1
(S ) ;
dalla costruzione stessa risulta che n o o = w. Ciò dimostra il lemma 5.Ritorniamo al teorema
3 ;
dobbiamo esaminare ancora il caso(c).
X èirriducibile in
ogni
suopunto (proposizione 1) ;
consideriamone la normaliz- zazioneX*,
e sia ~~ : X ~ -~ Yl’applicazione
naturalmente indotta da ir.Per
quanto provato
in(b),
si haD’altra
parte,
dalpunto
di vistatopologico
X* coincidecon X,
e si han* = n;
inoltre il teorema 1 assicura che 8(A~)
_ ~(A) ;
si conclude :come volevasi dimostrare.
7. Nel n. 3 abbiamo
impostato
ilproblema :
dataun’applicazione
olo-morfa
surgettiva
7T lY --~ Y tra duespazi complessi,
si confrontino le fron- tiere di Silov di dueaperti
relativamentecompatti
perchè
taleproblema
fosse benposto,
abbiamoimposto
le due condizioniseguenti :
(a) L’applicazione n
èpropria ;
(b)
Glispazi X
ed Y sono olomorficamenteseparati.
Nei n. 5 e 6 abbiamo dato due
teoremi,
cherispondono
al nostro pro- blema in una situazioneparticolare,
eprecisamente
nel caso che :(c)
Y ènormale ;
(d) L’applicazione n
è un rivestimento analitico diramato. Daqueste
due condizioni segue :
(e)
X ed Y sono irriducibili inogni punto.
Infatti Y è
normale,
equindi
certo irriducibile inogni
suopunto;
quanto
adX,
l’affermazione è stataprovata
nellaproposizione
1.Proviamo ora che la tesi dei teoremi 2 e 3 sussiste anche se, in
luogo
di
(c)
e(d),
è verificata solol’ipotesi (e), purchè,
ferma restando la condi- zione(a),
si sostituisca la condizione(b)
con la :(b’)
Glispazi
ed Y sono di Stein.TEOREMA 4. Sia X- Y
un’applicazione olomorfa propria
dello spa- ziocomplesso
X s,ullospazio complesso
Y.Supponiamo
che X ed Y sianospazi
diStein,
irriducibili inogni punto. Allora,,
dato unaperto
relativa-mente
compatto
B C X eposto
A = n-l(B),
si ha :DIMOSTRAZIONE :
L’applicazione n:
X- Y induce in modo naturaleun’applicazione
n* :X* -
Y* tra le normalizzazioni di X e di Y. ~~ è unrivestimento analitico diramato
(cfr. [5],
pag.166). Quindi,
tenuto conto dei teoremi 2 e3,
siha,
con notazioni evidenti :Identificando dal
punto
di vistatopologico
.~’~ con X ed Y* conY,
~~ coincide con n ;
pertanto,
in virtù del teorema1,
si trae :come volevasi dimostrare.
BIBLIOGRAFIA
[1]
A. ANDREOTTI : Thêorèmes de dêpendance algébrique sur les espaces complexes pseudo-concaves.Bull. Soc. math. France 91 (1963), p. 1-38.
[2]
H. GRAUERT-R. REMMERT : Komplexe Räume. Math. Annalen 136 (1958), p. 245-318.[3]
L. LOOMIS: An introduction to abstract harmonic analysis, New York, 1953.[4]
R. REMMERT: Holomorphe und meromorphe Abbildungen komplexer Räume. Math. Annalen 133 (1957) p. 328-370.[5]
R. REMMERT-K. STEIN : Eigentliche holomorphe Abbildungen. Math. Zeitschr. 73 (1960),p. 159-189.