R ENDICONTI
del
S EMINARIO M ATEMATICO
della
U NIVERSITÀ DI P ADOVA
I TALO T AMANINI
Il problema della capillarità su domini non regolari
Rendiconti del Seminario Matematico della Università di Padova, tome 56 (1976), p. 169-191
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problema regolari.
ITALO TAMANINI
(*)
Vari autori si stanno da
tempo
interessando dello studio dei feno- meni dicapillarità.
In[1]
R. Finn ha tracciato unquadro
assaiparti- colareggiato
della ricerca che sisvolge
attualmente inquesto
campo, fornendo altres una vastabibliografia sull’argomento.
Per
quanto riguarda
la trattazione matematica deiproblemi legati
alla
capillarità,
sono stati recentemente ottenuti dei risultati di note- voleimportanza.
In
[2]
M. Emmer ha considerato ilproblema
di minimizzare il funzionalenella classe
BV(Q)
r1L2(S~);
con detto funzionale sirappresenta,
nelcaso
bidimensionale, l’energia
delliquido
contenuto in un tubocapil-
lare
illimitato,
di sezione D.Utilizzando tecniche
variazionali,
Emmer ha dimostrato l’esistenzae l’unicità della soluzione di tale
problema,
assumendol’ipotesi
che Qsia
aperto
elimitato,
con frontieralipschitziana
di costanteL,
e cheIvl (1 + L2)-~.
Sempre
in[2]
è stato ottenuto un risultato diregolarità, completato
successivamente da L.
Pepe
in[3],
che prova l’analiticità della solu- zione in ,~.(*)
Indirizzo dell’A.: Libera Universitàdegli
Studi di Trento, Facoltà di Scienze, 38050 Povo(Trento).
Lavoro
eseguito
nell’ambito del G.N.A.F.A.Peraltro,
come è stato osservato da R. Finn e C. Gerhardt in[4],
la
condizione |v| (1 + L2)-1/2 può
risultaretroppo restrittiva,
e difatto non consente di trattare alcuni
semplici esempi,
deiquali
è notal’esistenza di soluzioni.
È
il caso, per citarnequalcuno,
di un dominio la cui frontiera pre- sentipunte
verso l’interno.Scopo
diquesto
lavoro è di estendere irisultati di
Emmer adesempi
di
questo tipo,
caratterizzati non tanto dallaregolarità
della frontiera deldominio, quanto piuttosto
da una limitazione della sua curvatura(in
un sensoopportunamente definito).
Precisamente,
viene dimostrata l’esistenza di soluzioni delproblema
variazionale considerato da
Emmer,
nelleipotesi
che D sia un sotto-insieme
aperto
e limitato(n > 2),
con frontiera di misura n-dimen- sionalenulla,
e tale che perogni
.Lmisurabile,
contenuto inQ, valga:
con e
indipendente
da L.Risultati
analoghi
sono stati ottenuti da Finn e Gerhardt(si
veda
[4], [5]),
iquali
consideranoperò
dominilipschitziani
e verifi-canti una « condizione di sfera interna » del
tipo seguente :
dove
j5p
è una sferaaperta
di centroopportuno
e diraggio
p.Nel
paragrafo
successivo si dimostra che tale condizione èpiù
fortedelle
ipotesi
sullequali
si basaquesto
lavoro.Ricordo ancora che E. Giusti in
[6]
ha studiato unproblema simile,
inserito in un contesto molto
più generale,
assumendo tuttavial’ipotesi
di
lipschitzianità
del dominio.Per
finire,
desideroringraziare
ilprof.
M. Miranda che mi haguidato
in
questa
ricerca.1. Posizione del
problema.
Introduciamo subito alcune notazioni che verranno utilizzate nel
corso di
questo
lavoro. ’Con il indicheremo un sottoinsieme
aperto
e limitato di con3j0 la sua
frontiera,
con D la sua chiusura.Con 99_,
indicheremo la funzione caratteristica dell’insiemeE;
se E è misurabile ed A èaperto (E,
A sottoinsiemi diRn),
indicheremo con opiù
brevementecon la variazione totale del
gradiente
di CPE suA,
definita dalla relazione :Se tale
quantità
risultafinita,
diremo che E haperimetro
finito in A .La definizione
(1.1)
vienepoi
estesa a tutti i boreliani di I~nponendo :
Indicheremo ancora con 9 la
famiglia degli
insiemi misurabili Edi contenuti nel cilindro e veri-
ficanti le
seguenti
condizioni:dove si è
posto:
Consideriamo infine il funzionale:
definito per e
È
immediato riconoscereche,
pera0,
l’insiemeE = f (x, t) :
realizza il minimo del funzionale in esame nella classe g.
Per
contro,
nel caso 0153 > 1 si possono facilmente trovareesempi
checomportano
la non limitatezza del funzionale nella classe(1).
Nelseguito
ci limiteremoquindi
al caso 0 C a c 1.(1)
Per ilsignificato
fisico della costante a si rimanda ad[1].
Formuliamo adesso le
seguenti ipotesi:
esiste
N > 0
taleche,
.Lmisurabile,
In
particolare (per
L = le(1.6), (1.7) esprimono l’ipotesi
cheil
perimetro
di ,S~ è finito.Talvolta scriveremo la
diseguaglianza
in(1.7)
nel modoseguente:
dove al solito
P(L) =f ID99LI I
è ilperimetro
di L.Bn
È
chiaro che le due forme sonoequivalenti,
essendoP(L) =
= Pan(L) + Pn(L)
b’.L c SZ(si
veda(1.1 )) .
Nei
paragrafi
successivi dimostreremoche,
con la ulterioreipotesi 0 C a C 1,
il funzionale considerato ha minimo nella classe ~.Prima di finire
questa parte,
analizziamo brevemente leipotesi
cheabbiamo appena enunciato.
La
(1.6)
èpiuttosto
naturale in relazione alproblema
considerato mentre la(1.7),
che è fondamentalenegli sviluppi successivi,
è la solaipotesi
diregolarità
che viene assunta.In
generale,
domini chepresentino punte
verso l’esterno non sod-disfano tale
condizione,
mentre domini la cui frontiera abbia curvatura limitata la verificano(si
veda aquesto proposito
M. Miranda[7],
teorema
nell’appendice) .
Il fatto che
l’ipotesi (1.7) esprima
sostanzialmente una limitazione della curvatura della frontiera deldominio,
è chiarito nellaproposi-
zione che segue; in essa si dimostra che la « condizione di sfera interna » di R. Finn e C. Gerhardt
(si
veda[4], [5]) implica
la validità delle re-lazioni
(1.6), (1.7).
PROPOSIZIONE. Sia il c Rn
aperto
elimitato,
verificante la con-dizione :
(2) H8
è la misura s-dimensionale di Hausdorff.Allora
valgono (1.6)
e(1.7), precisamente:
per
ogni
L misurabile contenuto in Q.DIMOSTRAZIONE. Divideremo la dimostrazione in alcuni
passi
successivi.
(i)
Notiamo intanto che(1.9) equivale
allaseguente
condizione:esiste e > 0,
esiste 1 tale che , ~Inoltre, ogni punto
della frontiera di Dappartiene
alla chiusuradi
qualche
Sia infatti x E
8Q,
sia Sdconvergente
ad x, sia~y~~?
tale cheXi E Be(yi) c Q Vi.
A meno di passare ad una
sottosuccessione, possiamo
supporreconvergente ad y
E D.È
immediato verificare chedist(y, 8Q)
=- ~O = ~x - y ~ : infatti, dist( y, 9jQ)
= lim mentreVj
,~+ 00
da cui risulta
Si noti che il
reciproco può
esserefalso;
adesempio, posto
g =
f (_~1, $2)
x2 =posto
= si ha x E 8D =>con ma non esiste
e >
0 tale da verificare la(1.9).
(ii)
La frontiera di Q ha densità nonsuperiore ad 2 quasi
ovunque in
Rn,
ovvero, yposto
(il
limite esiste perquasi ogni
risulta0 c 8(x) c 2 .
Questo
è ovvio se3D;
in casocontrario,
y da(i)
esisteD,
con
pertanto
vale ancoraQuesto
dimostra(1.6),
essendo(iii)
Passiamo a dimostrare la(1.8) che,
come abbiamoosservato,
è
equivalente
alla(1.7).
Perquesto, supponiamo dapprima
che S~ siaunione di una successione crescente di
aperti
verificanti(1.8):
tale
che, qualunque sia j
equalunque
sia L misurabile contenuto inQ; , valga:
In
queste ipotesi,
sia L misurabile eponiamo .L~ =
L r1Di.
Essendo = da
(1.12)
risultaEssendo inoltre si ha subito:
Osservato che
Lj
converge ad _L inLI,
da(1.13), (1.14)
e dalla semi- continuità delperimetro ([8],
pag.8)
si ricava allora:Si
può dunque
affermareche,
segli aperti ~3j
verificanol’ipotesi (1.7)
con la medesima costanteN,
anche laverifica,
semprecon la medesima costante.
(iv)
Per concludere ladimostrazione,
basta costruire una suc-cessione
~SZ~}3
deltipo
considerato in(iii).
;Per far
questo,
tenendopresente
laponiamo
Rimane da verificare la validità della
(1.8)
perogni Q; .
Procediamoper induzione sull’indice
j.
Sia j =1
esupponiamo
persemplicità
=B~(0 ).
Postod(x)
=dist(x,
B* =B - (0),
siha,
per noteproprietà
della funzione distanza
(si
veda[91,
pag.420) :
Sia allora L misurabile
c B,
conPB(L) +
00; consemplici
cal-coli
(si
veda[5],
lemma1)
si trova:e
quindi
che è
proprio
la(1.7)
con N =Supponiamo
ora di aver verificato la condizione per uncerto j > 1
e consideriamo =
S~~
uB,
dove B sta alposto
di Sia al solito L misurabile cQj+1’
y eponiamo:
Osservato che
Di
èaperto,
con frontieralipschitziana
salvo even-tualmente in un insieme finito di
punti, possiamo
scrivere(si
vedaM.
Miranda [10]) :
Dall’ipotesi
induttiva si ottiene inoltre:Da
questo
gruppo di relazioni si ricava facilmente:che,
perquanto
si èvisto,
conclude la dimostrazione.2. Limitatezza del funzionale.
Se A. è un
aperto
di diremo chef
EBV(A) se f E Li(A)
e le suederivate
(nel
senso delledistribuzioni)
sono misure di Radon finite su A..Per la variazione totale del
gradiente
dellaf
sui boreliani di I-~nvalgono
notazioni e relazionianaloghe
alle(1.1 ), (1.2);
si veda adesempio
M. Miranda[11].
Incominciamo col dimostrare alcuni lemmi
preliminari.
LEMMA 2.1. Se e .g è un
compatto
di vale:dove con indichiamo il
gradiente
dellaf
relativo alle sole va-riabili y
E .Rm,
mentre con1:1;
indichiamo la funzionef (x, ~ ) :
Rm - R.DIMOSTRAZIONE. Ricordiamo
([12],
teorema3.3)
che se A e Bsono
aperti,
con e e se vale:Consideriamo una successione decrescente verso
K,
ossiatale che:
Gli insiemi
~=
sono pureaperti
e verificano leseguenti
relazioni:
Per
quanto
detto all’inizio diquesto paragrafo,
y risulta:Dalla
(2.2)
si deduce allora :D’altro
canto, posto:
si ottiene dalle
(2.3):
Dal teorema di
Lebesgue
sulla convergenza dominata e dalle rela- zioni(2.5), (2.6), (2.7)
e(2.8) precedenti,
si ottienedunque
la(2.1).
La dimostrazione è cos conclusa.
LEMMA 2.2. Nelle stesse
ipotesi
del lemma2.1,
vale:DIMOSTRAZIONE. Procede nello stesso modo della dimostrazione del lemma
2.1;
alposto
della relazione(2.2)
si usa laseguente,
valida nelle medesimeipotesi:
,Inoltre si tien conto del fatto che e sono misure di Radon finite su e
rispettivamente
su .Rn.LEMMA 2.3. Con le notazioni e le
ipotesi
delparagrafo 1,
siamisurabile e di
perimetro
finito.Valgono
allora leseguenti
relazioni:
dove si è
posto I’t = (x, t)
DIMOSTRAZIONE. Dalle
ipotesi
assunte segue subitoI’’t
mi-surabile e di
perimetro
finito perquasi ogni
t E R.Inoltre,
come sipuò
vedere utilizzando laseguente
diseguaglianza isoperimetrica ([13],
teoremaVI):
È
anche chiaroche,
sef
EBV(Rn+l),
allora perogni
borelianoB c vale :
Da
questa
relazione e dalla(2.10)
segue:e
quindi
la(2.11 ),
visto chePer
quanto riguarda
la(2.12), dall’ipotesi (1.6)
e dal lemma 2.1segue subito
Dalle
(2.13 ), (2.16)
si ha allora:Per concludere la
dimostrazione,
bastadunque applicare
il lemma 2.2e ricordare la
(2.15).
A
questo punto possiamo
enunciare ilseguente
TEOREMA 2.1. Con le notazioni e le
ipotesi
delparagrafo 1,
se0 si ha:
DIMOSTRAZIONE. Per vale
intanto,
tenendopresente
la(1.4),
Inoltre,
come si è osservato nella dimostrazione del lemma2.3,
Ét
è misurabile ed haperimetro
finito perquasi ogni
Dalle
(2 .10 ), (2.13), (2.15)
e(2.19)
si ottiene:Essendo
e ricordando
(2.12 ), (2.19)
e(2.20),
abbiamoL’ipotesi (1.7) permette
ora di scrivererelazione
che,
come si èvisto,
è valida perquasi ogni
D’altraparte,
essendo0 a C 1,
vale anchequalunque
siat ~ N >
0.Da
queste
due ultime relazioni si ottiene:Dalla
(2.22)
risulta allora:qualunque
siaIl teorema è cos dimostrato.
3.
Compattezza.
Fissato a, con 0
a c 1,
si hadunque, grazie
al teorema2.1,
In
queste condizioni,
diremo che è una successione minimiz- zante per:F IX
se accade cheOsserviamo che
.Eo = {(x, t) :
e che =per
ogni
non èquindi
restrittivo supporre che pergli
insiemidella successione minimizzante
valga
anche:Come
primo
risultato abbiamo ilseguente
LEMMA 3.1. Sia 0 a C
1,
sia una successione minimizzante per eponiamo:
Allora è una successione reale limitata.
DIMOSTRAZIONE.
È
immediato verificare cheV,
vale:Dalla
(3.3)
segue alloraVj
D’altra
parte,
il teorema 2.1(valido
per a =1), implica
inparti-
colare
(si
veda la(2.27)) :
-In conclusione si ottiene per
ogni j:
Possiamo adesso dimostrare il
seguente
TEOREMA 3.1. Nelle stesse
ipotesi
del lemma3.1,
esistono un in-sieme ed una sottosuccessione di
convergente
ad E inL1(QXR).
DIMOSTRAZIONE. Il lemma 3.1
esprime
inparticolare
la limitatezza uniforme deiperimetri degli
insiemi2~ nell’aperto
Il teo-rema 1.10 a pag. 126 di
[8], garantisce
in taleipotesi
l’esistenza diuna sottosuccessione della
{-E7J~
che persemplicità
indicheremo ancora con il simbolo~E~~~, convergente
inQuindi, posto
z =(x, t)
siha,
perogni
A cc QX 1~ (3) :
Poniamo
adesso, per h, k
interipositivi,
(3 )
La notazionesignifica:
.A, Baperti,
~1compatto
contenutoin B.
In
queste ipotesi,
osservato cheper
ogni coppia
di indicii, j
e perogni
z E si ottiene perogni i, j, h,
k :D’altra
parte, posto
si
ha,
sempre per il lemma3.1,
e
quindi,
perogni j, k
vale:da cui segue
Dalle
(3.12 ), (3.9), (3.10)
e(3.15)
si ottieneEsistono allora un insieme misurabile ed una sottosuc- cessione estratta dalla
precedente,
tali da verificare :dove continuiamo ad usare il simbolo anche per
questa
nuovasottosuccessione.
Rimane da dimostrare che E è
(equivalente ad)
un elemento dellafamiglia
8.Dalla
(3.17),
a meno di passare ad una nuova sottosuccessione e di modificare E con un insieme di misuranulla,
si ottiene:per
ogni
relazione chepermette
di verificare facilmente leprime
due condizioni della(1.3).
Per verificare la terza condizione è sufficiente dimostrare che i
perimetri degli
insiemi soddisfacenti la(3.17),
sono uniformemente limitati :questo grazie
allagià
ricordata semicontinuità delperimetro rispetto
alla convergenza in .L1.Fissato
l’indice j,
la relazione(1.7),
scritta per l’insiemeche è misurabile e di
perimetro
finito perquasi ogni
t E1~,
eintegrata
su tutto
I~,
diventa:Tenendo
presenti
le(2.11 ), (2.12 ),
dalla(3.19)
e dalla(3.20)
si deduce:relazione valida
Vj.
Ora è facile verificare che risulta:
Dalle
(3.21), (3.22), (3.15)
e dal lemma 3.1 si ottiene allora:Per
quanto
visto inprecedenza, questo
conclude la dimostrazione del teorema.4. Semicontinuità.
Dimostriamo
qualche
risultatopreliminare.
LEMMA 4.1. Con le notazioni e le
ipotesi
delparagrafo 1,
siaf
E una funzione nonnegativa,
conf (x)
= 0 per x E Rn - Q.Vale allora:
d ove N è la costante che compare in
(1.7).
DIMOSTRAZIONE. Posto per
St = f (x) ~ t~,
risulta:Dalla
(1.8)
si ottiene allora(si
veda[14],
teorema1.6):
, Per concludere la dimostrazione basta osservare
che,
nelleipotesi fatte,
LEMMA 4.2. Sia .L c
Q,
misurabile e diperimetro finito,
sia s > 0.Allora esiste una costante
c(e, ,~), indipendente da L,
tale che:dove si è indicato con
Dg 1’aperto :
DIMOSTRAZIONE.
Poniamo, per d > 0,
Risulta in
particolare
Consideriamo
poi
una funzione 7: EOc;(De),
tale chee
poniamo f (x)
= VX C- Rn . Risulta evidentemente:Dal lemma 4.1 e
dall’ipotesi
7: ECò (D,)
segue:D’altra
parte
valedove
i
rappresenta l’integrale
della funzione2(x) rispetto
alla misura
ID99LI -
.Posto allora:
si ottiene dalle
(4.10), (4.11)
la relazione:Dalle
(4.9)
risultapoi
qualunque
sial’aperto A,
con 3D c A cDE,2. Quindi,
per laregolarità
delle misure in
gioco,
si ottiene:che con la
(4.13)
conclude la dimostrazione.LEMMA 4.3. Siano
E, F E G,
indichiamo con E 11 F =(E
UF) -
---
(E
r1F)
la loro differenza simmetrica. Valeallora,
perogni aperto
A C Rn+1:
Vale inoltre:
DIMOSTRAZIONE. Osserviamo subito che in
queste ipotesi
si ha:In
generale,
seH,
K sono sottoinsiemi misurabili di ed A è unaperto
contenuto inRfl+1,
essendo si ot-tiene dalla
(1.1 ) :
Dalla
prima diseguaglianza
dimostratanell’appendice
di[15] (si
veda anche
[8],
teorema3.5,
apagina 18),
y segue allora :che dimostra la
(4.16).
La
(4.20),
scritta per.g = 1~
e successivamente per H =É A Ìfi,
K =É (in
modo che HA g sia nelprimo caso É
e nelsecondo conduce alle relazioni:
La
(4.17)
si ottiene allorafacilmente,
considerando la solita suc-cessione di
aperti
diI~n+1,
decrescente versoSiamo adesso in
grado
di dimostrare ilseguente
TEOREMA 4.1. Sia 0 sia
{Ej},
una successione di elementi di8, convergente
in verso l’insieme Vale allora:DIMOSTRAZIONE. Fissiamo e >
0 ;
consideriamopoi
unindice
e
poniamo
persemplicità
F’ =E,.
Dalle
(4.18), (4.20)
si haP(F) +
oo; dal lemma 4.2 si ottieneallora,
perquasi ogni
t eR:Se si
integra questa
relazione su tutto.1~,
tenendo conto delle(2.11 ),
(2.12 ),
si ottiene:che è valida
Vj.
Dal lemma
4.3,
dalla(4.24)
edall’ipotesi
su oc risulta chedove si è
posto
=dist(x,
D’altra
parte,
esisterà un indice tale che risulti:non
appena j
>jo(8), grazie
alla semicontinuità dei funzionali ingioco.
Sommando membro a membro le
diseguaglianze (4.25), (4.26), (4.27),
nonchè laquantità
si ottieneni x a
D’altra
parte,
ricordando la(4.18)
ed il fatto che peripotesi
E èil limite in
L1(QxR)
della successione esisterà un indice11(e)
>> tale che:
non
Quindi,
perquella
fissato eper 1> 11(8)
vale:Consideriamo ora una successione di numeri reali
positivi,
de-crescente e
convergente
a zero. Essendo(si
veda la(3.22)),
anche la successioness x n
risulta decrescente e conver-
gente
a zero.Sia finalmente a un arbitrario numero reale
positivo.
Perquanto
si è appena
detto, esisterà positivo,
y tale che:Posto e =
7y/2y grazie
alla(4.30)
èpossibile
trovarej1 (dipendente
da
cr)
taleche, Vj > j1 valga:
La dimostrazione è
quindi
conclusa.. Esistenza di soluzioni.
Dai risultati dei
paragrafi precedenti
segue immediatamente il TEOREMA 5.1. Nelleipotesi
delparagrafo
1 e con 0 a1,
ilfunzionale
possiede
minimo nella classe ~.DIMOSTRAZIONE.
Infatti
9Y3 1%
è inferiormente limitato in G(teo-
rema
2.1)
e per il teorema3.1,
daogni
successione minimizzante sipuò
estrarre una sottosuccessione~E~($)}$, convergente
in XR)
ad un insieme E di
9;
dal teorema 4.1 si ha allora:Quindi
E realizza il minimo di:Fa
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