C OMPOSITIO M ATHEMATICA
T. L EVI -C IVITA
Terne di congruenze sopra una superficie ed estensione della trigonometria
Compositio Mathematica, tome 1 (1935), p. 115-162
<http://www.numdam.org/item?id=CM_1935__1__115_0>
© Foundation Compositio Mathematica, 1935, tous droits réservés.
L’accès aux archives de la revue « Compositio Mathematica » (http:
//http://www.compositio.nl/) implique l’accord avec les conditions gé- nérales d’utilisation (http://www.numdam.org/conditions). Toute utili- sation commerciale ou impression systématique est constitutive d’une infraction pénale. Toute copie ou impression de ce fichier doit conte- nir la présente mention de copyright.
Article numérisé dans le cadre du programme Numérisation de documents anciens mathématiques
http://www.numdam.org/
ed estensione della trigonometria
di
T. Levi-Civita
Roma
Si chiama notoriamente congruenza di linee
(da
alcuni autori anchefascio)
un sistema di curve tali che perogni punto (di
unacerta
regione)
ne passa una e una soltanto. Lo studiogenerale
delle congruenze di
linee,
tracciate sopra unasuperficie,
risalemanifestamente a GAUSZ
che,
introducendo coordinategenerali,
fissô i
principali
elementigeometrici
dellecorrispondenti
lineecoordinate,
lequali
costituiscono altrettante congruenze. Attra-verso una
lunga
elaborazione si arriva all’assetto sistematico dato dal RICCI allecoppie
di congruenzeortogonali 1).
Terne di congruenze,
tessuti,
secondo laterminologia
delBLASCHKE,
furono recentemente considerate daquesto
autorenelle sue
geniali
ricerche ditopologia differenziale,
lequali
hannoportato
lui e la sua scuôla a risultaticospicui,
schiudendo un nuovo campo diindagine 2).
Fra le caratteristiche
topologiche
sono naturalmente incluse leproprietà
diappartenenza;
non invece leproprietà
metriche.Non mi consta che sia mai stata
impostata
sottoquesto punto
di vista la
geometria
differenziale delle terne di congruenze3),
1) Cfr. le sue "Lezioni sulla teoria generale delle superficie" (litografate),
Padova (1898). Un cenno si puô trovare anche nel Cap. X delle mie "Lezioni di calcolo differenziale assoluto", Roma (1925) (rilevate dalla Casa Editrice Zanichelli di Bologna), quale caso particolare delle ennuple di congruenze ortogonali
in una varietà riemanniana ad n dimensioni.
2) Veggansi le Abh. math. Seminar Hamburg 6 e seguenti (1928-...).
3) Fa eccezione il caso particolare di terne geodetiche, topologicamente ridu-
cibili a tre fasci di rette parallele nel piano. Il FINSTERWALDER ne indicè fin dal 1899 [Jahresber. d. Deutschen Math. Ver. 6 (1899), 45-90] una ingegnosa realiz-
zazione cinematica, mentre altri, in particolare il VOLK [Sitzungsberichte Heidel- berger Ak. d. Wiss. 1929] ne determinarono nuove soluzioni, approfondendo la questione sotto l’aspetto matematico. A questo punto la determinazione del-
l’integrale generale non sarebbe apparsa affrontabile con speranza di successo.
Riusci tuttavia al DRACH di conseguirla mercè i penetranti suoi metodi [Comptes
Rendus 193 (1931), 89?’-902].
e
quindi
deitriangoli
costituiti dallerispettivc
linee. Nellapresente
memoria mi propongo di stabilirne i fondamenti conapplicazione
alla
trigonometria
deitriangoli
curvilinei tracciati sopra unasuperficie.
INDICE.
CAPITOLO I.
Premesse
qualitative
e formali - Tessutiesagonali
delBLASCHKE.
1. Generalità - Ordine ciclico - Verso naturale - Angoli - Rego-
larità topologica ... [3] 117 2. Rappresentazione analitica in base alla metrica vigente su a . [6] 120
3. Derivate rapporto agli archi delle linee h - Normalizzazione
triangolare - Invarianza ciclica degli operatori alternati ... [9] 123 4. Digressione concernente i tessuti esagonali del BLASCHKE (reti
triangolari del DRACH) ... [11] 125 CAPITOLO II.
Formule di commutazione intrinseca
(ortogonale
edobliqua)
- Determinazione metrica dei coefficienti -
Applicazione
alle terne h.
1. Richiami concernenti le coppie di congruenze ortogonali ... [16] 130 2. Commutazione obliqua... [18] 132
d d
3. Notazioni appropriate per
due
operatoridsh+1
hB h+2edsh+2
.... [21] 1354. Curvatura triangolare ... [21] 135 5. Alternatore triangolare... [23] 137
6. Conseguente espressione dei coefficienti b di Yf ... [24] 138
CAPITOLO III.
Identità di monodromia e sue
applicazioni trigonometriche.
. Funzioni uniformi - Cicli triangolari... [27] 141
2. Coseguenze di prima approssimazione - Formula dei seni .. [28] 142
3 d
3. Il trinomio trinacrio
F == Eh lh -) - Sua
valutazione locale 1 dsh hdi seconda approssimazione ... [30] ] 144
4. Diametro di un generico triangolo curvilineo - Specificazione
del moltiplicatore 1 - Le correzioni di curvatura gh... [32] 146
5. Nuova espressione (locale, di seconda approssimazione) del
trinomio trinacrio F ... [33] 147
6. Calcolo delle gh ... [35] 149 7. Le relazioni fondamentali della trigonometria generale in seconda
approssima,zione-Notocorollario concernente i triangoli geodetici [36] 150
CAPITOLO IV.
Identità fornita dal
parallelismo
e sueapplicazioni.
1. Richiami vettoriali - Equazione angolare del parallelismo superficiale ... [37] 151 2. Conseguenze integrali - Cicli semplici - Angolo di parallelismo e -
Caso dei triangoli - Relazione con l’eccesso angolare a’ ... [39] 153 3. Identità locale fornita dai termini di prim’ordine della formula (7) [41] 155 4. Espressione triangolare della curvatura gaussiana ... [42] 156 5. Osservazioni ’ ... [46] 160
CAPITOLO I
Premesse qualitative
eformali
-Tessuti esagonali
del Blaschke
1. Generalità - Ordine ciclico -- Verso naturale -
Angoli
"Ph -Regolarità topologica.
Sia a una
regione
di vina ordinariasuperficie,
in cui sianodefinite tre distinte congruenze di
linee,
cui attribuiremogli
indici 1, 2, 3; o,
comprensivamente, h,
con la solita convenzioneFig.1.
di
risguardare
identici due indici che differiscono permultipli
di tre. La congruenza h-esima si
designerà semplicemente
con[h],
e al solito indicheremo per brevità con la stessa lettera hanche la linea della congruenza
[h] passante
per ungenerico punto
P di ar.Intenderemo naturalmente che si tratti di tre congruenze
distinte,
ossia che tali siano letangenti
alle tre linee 1, 2, 3,passanti
per un medesimopunto.
Immaginiamo
fissato un ordine ciclico per la nostra terna di congruenze: per es.quello
crescente(degli indici),
caratterizzato dah,
h +1, h
+ 2.Per rendere intuitivo il
comportamento locale, giova
natural-mente pensare al caso elementare in cui le congruenze si riducono
a, tre
(distinti)
fasci di retteparallele
nelpiano.
In tal caso,scelto a.
piacimento
unpunto
P e condotte per esso le rette h + 1 e h + 2( cfr.
laFig.
1. in cui è h =1),
si i determinino duetriangoli
T’ e T"opposti
al vertice in P mediante due rette(parallele)
di[h],
una da unaparte,
l’altra dall’altra diP,
tali cioè che P risulti interno alla striscia da esse costituita.È
manifesto che l’ordine ciclico 1, 2, 3(più generalmente h,
h + 1, h + 2, per h
generico) induce,
sia su T’ che suT",
unben determinato verso di
circolazione,
e che tale verso è lo stessoper i due
triangoli (destro,
cioè antiorario nellafigura); potremo
chiamarlo verso
naturale,
inquanto
ècaratterizzato,
per le treassegnate
congruenze 1, 2, 3, dall’ordine ciclico dei numeri naturali 1, 2, 3.Naturalmente,
assieme al verso dicircolazione,
rimane fissato un
corrispondente
verso di rotazione(attorno
adun
punto generico
dellaregione considerata),
ilquale
verso(o senso) di
rotazione si chiamerà esso pure naturale,.Importa
ancorarilevare,
riferendoci per es. altriangolo T’,
che il verso naturale suddetto subordina su ciascun lato
(e quindi
anche su tutte le rette dei tre
fasci)
una ben determinata direzionepositiva.
Lo stesso, se ci si serve invece di T". Perô le direzionipositive
individuate nei due casi sulle rette di ciascun fascio sonoopposte.
Giovapereiô
fissare l’attenzione sopra una(a priori qualunque)
delle due classi ditriangoli
T’ oT",
tenendopresente
che si
può, quando
sivoglia,
passareall’altra,
invertendo simul- taneantente le direzionipositive
su tutti i tre fasci.Detti T i
triangoli
dellacategoria prescelta,
va osservato inprimo luogo
che essi costituiscono una varietà o03 caratterizzata da unaspecificazione qualitativa
entro la varietàtotale,
pure003,
checomprende
insieme i T’ ed i T".In un
generico triangolo
T i tre vertici sarannoopportunamente
designati
conPh, Ph+1’ Ph+2,
convenendo che siaPh
l’intersezione dei lati h + 1 e h + 2(che appartengono
cioè a congruenze ditali
indici).
Il verso di percorrenzaPhPh+1Ph+2
delperimetro
di T è manifestamente
quello
che abbiamopoc’anzi
chiamatonaturale.
Indicheremo con ph
l’angolo (minimo)
di cui si deve ruotare,nel verso
naturale,
dalla retta orientata h + 1 alla retta orientata h + 2, l’orientazione essendofornita,
come si èdetto,
dal versonaturale dei
triangoli
T.Siccome,
rotando di 2n, si torna alraggio
dipartenza,
cosi tale somma vale unmultiplo
interodi 2n. Ma è facile riconoscere che si ha
precisamente
in
quanto
i tre 1JJh,specificati
come sopra, si possono ancherisguardare
comeangoli
esterni di ungenerico triangolo T ;
essirisultano in
particolare
necessariamentecompresi
fra 0 e n(estrerni esclusi).
Le
precedenti
considerazioniqualitative
e la nomenclatura chene deriva si possono senz’altro
trasportare localmente,
cioè per un intorno abbastanzapiccolo
cr di ungenerico punto 0,
a congruenzenon
più rettilinee,
ma formate da curvequalisivogliono,
soprauna
superficie generica;
basta naturalmente che le curve inquestione
si suppongano variabili con continuità(debitamente precisata).
Pensando
assegnata
la metrica dellasuperficie,
sipotranno
definiregli angoli
1JJh, iquali,
pur non essendo ingenerale
costanti(come
per i fasci di retteparallele),
risulteranno pur sempre funzioni continue delposto;
le lorodeterminazioni,
in un medesimopunto
Pdell’intorno, seguiteranno
a verificare la(1). Viceversa,
per i
triangoli
Tdell’intorno,
non saràpiù
vero ingenerale
chela somma
degli angoli
esterni sia esattamenteuguale
a 2n.Vedremo nel n.
seguente, passando
allarappresentazione analitica,
come ovviedisuguaglianze
locali assicurino il dettocomportamento (intuitivo
perragione
dicontinuità)
in un intornosufficienternente
piccolo
diogni punto 0, prefissato
sullasuperficie
di cui si tratta. Volendo evitare
ogni
ulteriorediscussione,
basteràassumere per campo a
precisamente
un tale intorno.Rimarrebbe da esaminare - ciô che noi non faremo - se e cosa
bisogna aggiungere
alle condizionilocali, supposte
verificate inogni punto
di un campo orassegnato
apriori, perchè
sussistain tutto il campo il
comportamento qualitativo
suaccennato, cioè laregolarità topologica
della retetriangolare, generata
dalle trecongruenze 1, 2, 3.
2.
Rappresentazione
analitica in base alla metricavigente
su G.Supponiamo
la a riferita ageneriche
coordinate curvilineex1, x2,
e siacorrispondentemente
l’espressione
delquadrato
del suo elementolineare,
cheè,
bens’intende,
un dato dellaquestione, ogniqualvolta a sia,
come si èsupposto,
un pezzo di ordinariasuperficie,
la metrica rimanendo allora necessariamente subordinata dallospazio
euclideo ambiente.Sia in conformità
dsh
l’elemento d’arco di una lineah,
apartire
da un
punto generico
P. Attribuiamo alla linea il versopositivo naturale,
cioèquello risultante,
per itriangoli T,
dall’ordine ciclicoh,
h + 1, h + 2, nel modospecificato
al n. prec.; e im-maginiamo
dispostarci
didsh
inquesto
verso, apartire
da P.Siano
dxl,
dx2 icorrispondenti
incrementi delle coordinate. 1parametri
della linea h in
P,
o, se sivuole,
lecomponenti
contravarianti del relativo versore, sono, perdefinizione,
mentre i relativi momertti
(componenti
covarianti del vettorepredetto)
hanno leespressioni
L’ipotesi
che le tre linee h siano distinte in ciascunpunto P
della
regione
considerata sispecifica
metricamente considerandogli angoli (convessi)
formati in P dalle direzionipositive
delledue linee h + 1,
h + 2 (h = 1 , 2 , 3 ) .
In base alle convenzioniadottate.
taliangoli,
necessariamentecompresi fra
0 e n, estremiesclusi,
sipresentano
altresi(cfr.
il n.prec.)
comeampiezze
dellerotazioni attorno a
P,
necessarie per passare, sempre nel versonaturale,
dalla direzionepositiva
di h -f - 1 aquella
di h + 2 ;e verificano la relazione
Supporremo,
per fissare leidee,
che le coordinate curvilinee di riferimento siano state scelte in modo che il verso del sistemacoordinato coincida con
quello naturale;
intendendosi con ciôche,
per passare, in un
punto generico di a,
dalla direzionepositiva
della linea xl
(x2
=cost.)
aquella
della lineax2,
attraversol’angolo
convesso, si debbaappunto
ruotare nel verso naturale.Si ha
allora,
da una formula ben nota4),
in valore ed in segno,essendo a > 0 il discriminante della forma
quadratica (2).
Perle convenzioni testè
richiamate,
i sin 1Jlh risultano necessariamente tutti trepositivi.
Va altresi rilevato che sipuô
dare al secondo membro un’altraforma,
facendo intervenire il tensore 8 delRicci,
le cui
componenti covarianti 8 Btv
sonoSi ha infatti identicamente
Ricordiamo ancora che per mezzo del tensore e si deducono dai
parametri Âv
di un versoregenerico
i momentidel versore
ortogonale,
eprecisamente
rotato di 90° nel versodel sistema coordinato
(naturale,
nel casopresente).
Dalle
(5)
seguepoi
in
quanto
sono identicamente nulli i determinantiReciprocamente, supponiamo che, avendQ
introdotto sopra a coordinate curvilineegeneriche,
sianoivi,
in un modoqualunque,
analiticamente definite tre congruenze di curve. Per ritrovare le formule
precedenti
con le rilevatespecificazioni
di segno, sipuô procedere
come segue. Anzitutto(riferendosi
all’intorno di un4) Cfr. per es. le "Lezioni di calcolo differenziale assoluto" (già citate nella
prefazione), Cap. V, formula (9’).
ben determinato
punto P )
si fisserà con criterioprovvisoriamente
arbitrario la direzione
positiva
per le linee di ciascuna congruenza.Rimarranno cosi univocamente determinati come funzioni del
posto
iparametri Â,
e la traduzione formaledell’ipotesi
che letre
assegnate
congruenze siano distinte consisterà nel non annul- larsi dei determinanti chefigurano
al secondo membro delle(5).
Quanto
aisegni
dei secondi(e quindi
anche deiprimi) membri,
ove nelle
(5)
stesse, si faccia successivamente h = 1 , h =-- 2 ,h = 3,
sonopossibili
apriori
le tre eventualitàseguenti:
1 tredeterminanti sono
a )
tuttipositivi;
b)
tuttinegativi;
c)
duenegativi
e uno, siasin 1fJh, positivo;
d)
duepositivi
e uno, diciamo ancora sin yh,negativo.
Si
puô
sempre ricondursi al casoa ), disponendo opportunamente
della scelta ancora facoltativa del verso del sistema diriferimento,
da un
lato,
e delle direzionipositive
delle linee 1, 2, 3, dall’altro.Infatti,
nel casob ),
basta invertire il verso del sistema coordinato(senza
toccare le direzionipositive
delle linee dellecongruenze) perchè
tutti tre i determinantimutino segno.
Nel caso
c)
basta invertire la direzionepositiva
della linea h.Infine,
nel casod), questa
inversione rende i tre seninegativi riportandoci a b ); dopo
diche,
come s’èdetto,
il cambiamento di verso del sistema coordinato faripassare
ada).
Possiamo
dunque
in definitiva limitarci al casoa),
non senzanotare
che,
invertendo simultameamente le direzionipositive
per le linee di ciascuna congruenza, iparametri Â,,’
cambiano tutti di segno, ciô che non altera isegni
dei determinanti e faperciô
restare nello schema
a).
Ridotti comunque a tale schema
a),
fissiamo unpunto generico
P di a e
immaginiamo spiccati
da .P treraggi
rl, r2, r3, nelle direzionipositive
delle linee 1, 2, 3. Siamo allora sicuriche,
nelverso di rotazione adottato come
positivo
su a,questi
treraggi
si succedono nell’ordine ciclico 1, 2, 3, sicchè si tratta
precisamente
di verso
naturale,
mentrerisultano tutti tre convessi e
quindi
di somma 2n.Ne consegue che
(almeno
in un intorno abbastanzapiccolo
delpunto P)
per entrambe lespecie (n. prec.)
ditriangoli
T’ eT",
formati dalle linee 1, 2, 3, il verso naturale 1, 2, 3 di circolazione
coïncide,
nello schemaa),
conquello
del sistema coordinato. E aposteriori
risultache,
in una delle duespecie,
dadesignarsi
conT,
il verso naturale suddetto subordinaproprio
le direzionipositive
definite daiparametri Âu
3. Derivate
rapporto agli
archi delle linee h - Normalizzazionetriangolare -
Invarianza ciclicadegli operatori
alternati.Per una
generica
funzione delposto f(x1, x2) l’operatore
differen-ziale
si
interpreta
evidentemente come derivata secondo l’arco della linea h. Tali derivate intrinsechehanno,
come ben sicapisce
edè d’altronde ben noto,
particolare importanza
per lo studio delleproprietà
differenziali dellesingole
congruenze di linee.Quando
sivoglia,
come noi ciproponiamo
difare,
trattare in modo sim-metrico tre congruenze ad un
tempo, giova
operare una normaliz- zazionetriangolare,
sostituendo alle derivazioni intrinseche treoperatori
ad esseproporzionali,
eprecisamente
i
quali,
in virtu delle(7),
sonolegati
dalla identitàInvece due
qualunque X
sono fra loroindipendenti
perl’ipotesi preliminare
che le tre congruenze sonodistinte,
o, se sivuole,
per la
corrispondente
circostanza formale che i determinantisono tutti tre diversi da 0.
Comunque
dalla(10)
scende chel’operatore
alternatoè
indipendente
da h. Infatti la(10)
stessapuo
essere scritta in-differentemente
donde,
formandol’operatore
alternato delprimo
membro conXh
e tenendo
presente
che(Xh, Xh)
si annullaidenticamente,
risultaossia
(cambiando
nellaprima parentesi
l’ordinedegli operatori
e il
segno)
Questa
identitàesprime appunto
l’invarianza ciclicadegli operatori alternati,
cioè il fatto chequesti
non si alterano proce- dendo(o retrocedendo)
nell’ordine ciclico 1, 2, 3.Rimane cosi
acquisito
che dai nostri treoperatori
normalizzati delprimo
ordineXh,
per derivazione ed eliminazione delle derivateseconde,
risulta essenzialmente un unico nuovooperatore
linearedel
primo
ordine Y. Datal’indipendenza
di duequalisivogliono X, l’operatore
Y è certoesprimibile quale
loro combinazione lineare. Ma èpiu
simmetricorisguardare
Yquale
combinazione lineare di tutti tregli Xh, ponendo
il che è
possibile in infiniti modi,
lasciando sussistere nelle b l’in- determinazione di un comune termine additivo q(funzione
delposto)
che rimane a
priori
arbitrario.L’indeterminazione si
puô
naturalmente farscomparire,
nor-malizzando le b con
qualche
condizionesupplementare:
richiedendo per es. che la loro somma sia nulla. Ma si ha forsemaggiore agilità
di calcolo non vincolandosi sistematicamente alla deter- minazionenormalizzata;
e noi ci atterremo aquesto criterio,
con l’intesa di
contrassegnarla, quando giovi,
con una sopra- lineatura. Cosi inparticolare bh designerà
la determinazione nor-malizzata delle
b,
cioèquella
determinazione che soddisfa alla condizioneTutto cio si
giustifica
ovviamente in base alla(10).
Infatti sipuô
inprimo luogo immaginare
Y espresso per duedegli operatori X,
diciamoX1
edX2
sotto la formab’1
eb2
essendo ben determinate funzioni delposto. Ma,
in causadella
(10),
è pur lecitoaggiungere
al secondo membroessendo
b3
una funzione delposto
apriori
arbitraria. Si ha allorae basta assumere in
particolare
perchè
la somma dei coefficienti diX1, X 2, X3
verifichi la(12).
Dunque
la volutarappresentazione
simmetrica di Y è certoconseguibile,
e apriori
in infinitimodi, l’espressione
dei coef-ficienti contenendo l’addendo indeterminato
b3. Questo
in sostanzagià
mostra che duepossibili determinazioni
eb*h
delle b debbononecessariamente
presentare
differenza costante, nel senso checon q
indipendente
da h(non
ingenerale
dalposto).
Infatti,
se è ad untempo
per
sottrazione,
si haLe
Xh
non sonoindipendenti,
malegate
dalla(10) (e
daquesta soltanto). Perciô,
introducendo unmoltiplicatore
apriori arbitrario,
laprecedente implica
4.
Digressione
concernente i tessutiesagonali
del Blaschke(reti triangolari
delDrach).
Secondo Blaschke una terna di congruenze costituisce un
tessuto
esagonale quando
essa ètopologicamente identica,
nelnostro campo a, a tre fasci di rette
parallele
nelpiano.
Abbiamogià
osservato al n. 1 che ciô haluogo
per una ternaqualsiasi
nel-l’intorno
infinitesimo
di unpunto generico,
cioè a meno di infini-tesimi di ordine
superiore
alprimo.
La restrizionetopologica
dicui si tratta
(e
di cui il Blaschke ha dato unaelegante
carat-terizzazione
geometrica
mediantegli esagoni
che hanno per laticoppie
di linee delle trecongruenze)
concerne invece intorni(comunque piccoli, ma) finiti.
Ciô
posto,
facciamoun’applicazione
delle nostreformule,
discriminando in base ad esse le terne
esagonali.
Gioveràprendere
le mosse dall’osservazione
che,
adottando coordinate cartesianeortogonali
nelpiano,
iparametri Âl’ (ft = l, 2)
si identificano coi coseni direttori delle lineeh,
e sonoquindi costanti, quando
si tratta di fasci di rette
parallele.
Ciascuno diquesti
ha perequazione
cartesianascrivendo x,
y inluogo
dix1,
x2. Naturalmente sipuô
anche mol-tiplicare
per il fattore costante sin "Ph e scriverecon
che,
in causa delle(6),
rimane accertato(come
sipotrebbe
del resto riconoscere anche con altre ovvie riflessioni di
geometria
analitica
elementare)
che iparametri
uh di tre fasci di retteparal-
lele possono sempre essere scelti in modo da verificare l’identità
È questa
in sostanza l’unica loro caratteristicatopologica.
Pertrasportarla
al casogenerale,
basta pensare che ilparametro
di una
generica [h],
cioèogni funzione f(0153l, X2)@ che, eguagliata
a costante, definisce le linee della congruenza, altro non è che
una
particolare
soluzione dellaequazione
a derivateparziali
ossia di
Saranno
dunque esagonali
tutte e sole le terne di congruenze per cui si possono trovare tre effettive5)
funzioni u, ognuna soluzione dellarispettiva (14),
per lequali
sussiste la(13).
15) Cioè non riducentisi a costante, per modo che uh = cost. definisca una
congruenza di linee.
Siamo cosi ricondotti a cercare
quale sia,
per i dati dellaquestione,
cioè pergli operatori X h,
la condizioneall’uopo
neces-saria e sufficiente.
Condizione necessaria.
Supponendo
che sussista effettivamente la(13),
scriviamola.sotto la forma
e
applichiamo
ai due membril’operatore Xh.
Tenendo contoche,
per
definizione, X huh
= 0, si ricavaAll’operatore X h
sipué
sostituire -(Xh+1
+Xh+2). Operiamo questa sostituzione,
unaprima
volta nel secondo terminesoltanto,
una seconda volta in tutti due. Tenendo conto diXh+2Uh+2
= 0, nonchè diXh+1uh+1
= 0, si ricavaDalla
(15) apparisce
cheXhUh+l (per
h = 1, 2,3)
non sialtera,
aumentando
gli
indici di una unità. In altri termini sipuô
porreessendo p
indipendente
da h. Con ciô la(16)
divieneNe
desumiamo,
con ovvia rotazionedegli
indici inquesti
duegruppi (15’)
e(16’),
che le tre funzioni uh(di
cui abbiamo sup-posto l’esistenza)
devonoverificare, ciascuna,
ilseguente
sistemadi
equazioni
a derivateparziali:
in cui p
designa
una funzione apriori
indeterminata.Formandone le condizioni di
integrabilità,
ci verràfatto,
inbase alle
(11)
e(12),
di eliminare la p,pervenendo
ad un’unicaequazione
nelle b. Le condizioni diintegrabilità
delle(17)
sonofornite
dall’eguagliare
leespressioni
dei treoperatori
alternatiche si
ottengono
dalle(17)
stesse, al loro valore comuneYuh’
ilquale,
per le(11’)
e(17),
siesplicita
come segueavendo
posto
per brevità di scritturaLe tre conseguenze differenziali di ciascun sistema
(17)
siriducono
cosi,
tenendo conto dell’identità fondamentale(10),
aduna
soltanto,
eprecisamente
aNon
puô
essere p = 0,perchè
altrimenti le(17) implicherebbero,
attesa
l’indipendenza
di duegenerici operatori X, Uh
= cost.,mentre noi
supponiamo
che le u siano effettive funzioni. Possiamoperciô
porrecon che le
equazioni (19) in p divengono
Queste
treequazioni
differenziali nellaausilia ria q
si riducono ovviamente adue,
in causa della(10)
e dell’identitàche è una necessaria conseguenza delle
posizioni (18). Comunque
esse danno
luogo
ad una condizione diintegrabilità (e
ad unasoltanto)
laquale,
per le solite(11)
e(11’)?
si scriveIl secondo membro si annulla in virtù di
(19’)
e(18),
e ilprimo,
ove si assuma
Yg
sotto la formae si introducano per loro
espressioni (19’),
dàossia,
per le(18)
e(10),
Dunque
è condizione necessaria per
l’esagonalità
di una terna di congruenze.Reciprocamente
si verifica subito che la(21)
è ancheCondizione
sufficiente.
Infatti la
(21) costituisce,
perquanto
s’è visto or ora, l’unicacondizione di
integrabilità
del sistema(19’).
Se essa èsoddisfatta,
esiste una funzione q, determinata a meno di una costante
additiva,
la
quale
verifica le(19’), quindi
una p nonnulla,
e determinataa meno di una costante
moltiplicativa,
laquale
verifica le(19).
Ma
queste
non sono altro che le condizioni diintegrabilità
delle(17),
opiù precisamente
di ciascuno dei tre sistemi(17)
corri-spondenti
adh = 1 , h = 2 ,
h = 3 . Ciascuno diquesti
ammettepertanto
una soluzione nh, determinata a meno di una costante additiva. Essendop #
0, nessuna Uh è costante,quindi
le equa- zioniUh =cost.
definiscono effettivamente tre congruenze dicurve. Resta da riconoscere
che,
conopportuna
scelta delle costantiadditive,
ancora a nostradisposizione
nelle uh’ si soddisfa alla(13). All’uopo
basta osservareche,
in virtù delle(17),
Siccome
gli operatori X h
sono due a dueindipendenti,
la sommaul + u2 + U3 si riduce necessariamente a una costante, arbi-
traria ;
ed èquindi
lecito assumerla nulla. Vainfine
osservato che si tratta certo di congruenzedistinte,
ossia di funzioni uh, duea due
indipendenti.
Infatti consideriamo per es. Uh+1 e Uh+2’ e notiamo che laprima
e seconda delle(17),
in cui si cambi h in h + 1, dannomentre la terza e
prima
delle stesse(17),
con lo scambio di h inh + 2 ,
danno1 due
operatori Xh+1
eXh+2
essendoindipendenti,
saranno talidue funzioni Uh+1 e Uh+2 allora e soltanto allora che sia diverse da 0 il determinante
Ora
questo,
per le(17),
haappunto
il valorep2 0 ,
CAPITOLO II
Formule di commutazione intrinseca (ortogonale ed obliqua)
-Interpretazione metrica dei coefficienti
Applicazione alle terne [h].
1. Richiami concernenti le
coppie
di congruenzeortogonali.
È
ben noto6) che,
se sono date sopra unasuperficie
due con-gruenze
ortogonali, e d .e d
denotano le derivaterispetto agli
archi delle
corrispondenti
curveC, C, vale,
perquesti
dueoperatori,
la formula di commutazione
dove
y, rappresentano
lerispettive
curvaturegeodetiche
consegno. Il segno va
specificato
eome segue: Si intende assuntocome verso
positivo
sullasuperficie quello
che fa passare(attra-
verso
l’angolo convesso)
dalla direzionepositiva
di C aquella
di C. Rotando di 90° in tale verso
positive,
sitrasporta
l’orienta-zione
positiva
delletangenti
allerispettive normali; y e
rap-presentano
allora le curvature di C e diC,
prese ciascuna consegno + o con segno - , secondo che il verso suddetto sulla normale è o non è rivolto verso la concavità della curva
rispettiva.
Si
puô
anchedire,
introducendo i vettori di curvatura p, p, cioè i vettori che hanno perlunghezze
i valori assoluti delle curvature e sono diretti secondo le normali(superficiali)
aC, C,
verso le
rispettive concavità, che y e
sono lecomponenti
di p e di p secondo le direzioni che provengono dalle direzioni
positive
di C e diC,
rotando di 90° nel versopositivo.
Se
Âm, iy designano
iparametri
delle due congruenzeortogonali
di cui si tratta, e
Â,,, Ât,
irispettivi momenti,
leespressioni
diy,
sono fornite dalle formule del Ricci. Per trascriverle occorrericordare che esiste un vettore
superficiale
y, introdottoappunto
dalRicci,
dicomponenti
covarianti gw, tale che siha,
per le deri- vate covarianti dei momenti delle due congruenzeortogonali,
Il vettore cp si chiama vettore di
fascio, perchè spetta
a tutto ilfascio
di congruenzeisogonali
alle C.6) ed esposto sistematicamente nell’ opera del Ricci, nonchè riassunto nelle mie ,Lezioni ..." 1 ).
Per le curvature di C e di C si hanno le
espressioni
le
quali corrispondono
allecomponenti
del vettore cp secondo lerispettive tangenti.
Si
puô
ancheaggiungere
che la teoriagenerale
delleennuple ortogonali darebbe,
per n=2, le formulele
quali
si identificano effettivamente con le(3)
in virtù delle(2).
Per Io scopo che abbiamo in
vista,
ci occorre ancoraqualche
elemento derivante dall’associare alle curve C e loro traiettorie
ortogonali,
un’altracoppia ortogonale
di congruenze di curve C’ e C’. Si adotterannonaturalmente,
perquesta
secondacoppia ortogonale, analoghe
notazioni accentate,designandosi
conÂ’.,t, 1’ft
iparametri, con Â.,t’ 1
imomenti;
econ ’
lecomponenti
covarianti del vettore di fascio
y’.
E si intenderà che le duecoppie ortogonali
sianocongruenti,
cioè che le direzionipositive
diC’,
C’ possano ottenersi facendo ruotare di un medesimo
angolo (nel
versodiretto)
lacoppia corrispondente
alle direzionipositive
di
C,
C.Come
già
si è osservato, nel casoparticolare
di congruenzeisogonali,
caratterizzatedall’essere y
costante, il vettorecp’
coincide con cp. In
generale quando cioè y puô
variare comunque colposto,
sussistono le relaziozii del Riccidove 1Jlp,
sta manifestamente perQuanto
allé curvaturey’, ‘
della nuovacoppia ortogonale
dicurve C’ e
C’,
si hanno naturalmenteespressioni analoghe
allé(3),
cioèVanno pur
rilevate, perchè
dovremo usarle tra un momento, nonchè nel n. seg., le relazioni(di
trasformazioneortogonale)
fra, i
parametri Â14, t; )..’Jl, ’p,
delle duecoppie,
che sonoMercè
queste
formule si possonoesprimere
le curvature mistecioè le
componenti
dei vettori cp ecp’
secondo C’ eC ,
mediantele
quattro
curvaturegeodetiche y, , y’ , ’
delle duecoppie
dicongruenze
ortogonali
e la loro inclinazione y. Basta introdurre nei secondi membri delle(8),
alposto
di;"f-l, ;..’f-l,
le loroespressioni (6)
e(7)
e averriguardo
alle(3)
e(5) rispettivamente.
Risulta cosi(9) m=::yeosy+sinip, m’ = y’ cos 1p - ’ sin 1p ,
le
quali
si sarebbero anchepotute
scriveresenz’altro,
cioè senzarisalire alle
(6), (7), badando,
per laprima
di esse, unicamentealla circostanza che y,
,
m sonocomponenti (ortogonali)
diuno stesso vettore cp secondo le due direzioni
ortogonali C,
Ce secondo
C;’,
cheha, rispetto
ad esse, i coseni direttori cos y,sin y ; analogamente
per la seconda.Un’altra notevole
espressione
delle stesse curvature miste si ha liberandole dalle curvature, ’
delle traiettorieortogonali
e facendovi
apparire
in loro vece le derivatedell’angolo y, nonchè,
come sopra, le
rispettive
curvaturegeodetiche
y,y’.
Vi siperviene agevolmente moltiplicando
le(4),
unaprima
volta perÂl,
unaseconda per
;"’f-l,
e sommando ciascuna voltarispetto
a il. Ove sitenga presente che,
per unagenerica
funzionef
delposto,
le derivateintrinseche,
secondogli
archi delle curveC e C’,
sonodefinite da
si ha
immediatamente,
badando alle(8)
nonchè alle definizioni(3)
e(5)
di y e diy’ ,
ossia
2. Commulazione
obliqua.
Ci
proponiamo
ora di estendere la formula di commutazione(1)
dal caso
ortogonale
aquello generico
di dueoperatori (10),
corris-pondenti
a congruenze di curveC, C’, oblique,
formanti cioè unangolo
y, funzionegenerica
delposto.
Si ha per definizione
dopo
diche, esplicitando gli operatori ’ jj, , applicando
aisommatori la
regola
di derivazionecovariante,
e tenendo contoche
(per
la simmetria delle derivate secondecovarianti)
i terminicontenenti derivate seconde
f.,
sielidono,
risultaossia,
per una ben notaregola
di calcolo assoluto(ovvio
corol-lario del lemma di
Ricci)
Introducendo le
componenti
covarianti dei vettori di fascio cp ecp’ ,
si ha dalle formule(2)
con
che,
in base alle definizioni(8)
delle curvature miste(e
alla identità risultaPer far
apparire l’operatore
alternato delprimo
membroquale
combinazione lineare dei due
operatori ds
," basta
sostituireai
parametri À’> , À>
delle direzioniortogonali (a
C e C’ ris-pettivamente)
le loroespressioni
medianteÀ> , À’> ,
forniterispettivamente
dalle(6)
e(7).
Si hacosi, moltiplicando
ancheper sin 1p,
quindi,
in base alle(10),
avendo
posto
ossia,
inquanto
si sostituiscano alle curvature miste i loro valoriespliciti (9),
mentre, usando delle
(11),
risultaNel caso
particolare
di dueoperatori ortogonali (y = .),
siha dalle
(11) m == y’ , m’ = y 7),
mentre le(13’)
o(13")
si ridu-cono a
e
quindi
la(12)
alla consueta forma(1).
Gioverà da ultimo osservare che
l’operatore
alternatod , ds
dsd,
cambia necessariamente di segno
quando
si scambiano i dueoperatori a e ,.
Siccome tale scambioimplica
inversione disenso e
quindi
di segno perl’angolo
y, ilprimo
membro della(12)
non si altera
quando
sipermutano
le duecoppie ortogonali.
Lo stesso deve
quindi
accadere anche per il secondomembro,
il che in definitiva richiede che si scambino tra loro i due coef- ficienti F e F’. Per verificarlo formalmente sulle(9)
e(13),
ovverosulle
(13’ ),
basta tenerpresente
che lo scambio delle duecoppie
di congruenze
implica quello
dellerispettive
curvaturegeodetiche
y e
y’,
nonche di ,’,
e che inoltre muta segno a y.7 ) Naturalmente gli stessi valori si ricavano anche dalle (9). Basta osservare
che per
1jJ=!!...
esse si riducono a m = 00FF e m’= -y. Oray
coïncide appuntocon y’, perchè,
quando 1p=; ,
si tratta in entrambi i casi di curvatura di linee rotate di 90° a partire da C in senso diretto; mentre ’ differisce da y per il segno,poichè tale curvatura si riferisce a linee inclinate (sempre nel senso diretto) di 90°
su C’ e quindi di 180° su C.