A NNALI DELLA
S CUOLA N ORMALE S UPERIORE DI P ISA Classe di Scienze
G IUSEPPE V ITALI
Sopra le equazioni differenziali lineari omogenee a coefficienti algebrici
Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Scienze 1
resérie, tome 9 (1904), exp. n
o7, p. 1-57
<http://www.numdam.org/item?id=ASNSP_1904_1_9__A7_0>
© Scuola Normale Superiore, Pisa, 1904, tous droits réservés.
L’accès aux archives de la revue « Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Scienze » (http://www.sns.it/it/edizioni/riviste/annaliscienze/) implique l’accord avec les conditions générales d’utilisation (http://www.numdam.org/conditions). Toute utilisa- tion commerciale ou impression systématique est constitutive d’une infraction pénale.
Toute copie ou impression de ce fichier doit contenir la présente mention de copyright.
Article numérisé dans le cadre du programme Numérisation de documents anciens mathématiques
http://www.numdam.org/
SOPRA
LE
EQUAZIONI DIFFERENZIALI LINEARI OMOGENEE
A COEFFICIENTI ALGEBRICI
Il
signor
P.Appell
nella sua celebre memoria " Sur les inté-grales
des fonctions àmoltiplicateurs
et leurapplication
au déve-loppement
des fonctions abéliennes en sériestrigonometriques
"pubblicata
nel 13° volumedegli
Acta Mathematica accenna allapossibilità
dello studio delleequazioni
differenziali lineari omoge-nee a coefhcienti
algebrici
i cuipunti singolari
sonopunti
di Fuchscon
equazione fo>edanoentale
deter ninantecorrispondente
avente ra-dici intere
(ridotta
eventualmente la variabile alla variabileprin- cipale
se si tratta dipunti
all’ infinito o di diramazione della su-perficie
riemanniana sullaquale
sono monodromi i coefficienti del-l’ equazione differenziale) ripeto
allapossibilità
dello studioanalogo
a
quello
fatto per le funzioni amoltiplicatori,
lequali
funzioni sipossono pensare come soluzioni di
equazioni
differenziali lineari omogenee del 1.° ordine. Ilsignor Appell
si limita a classificare le suddetteequazioni
inequazioni
di l.a, 2.~ e 3.aspecie
a secondache il loro
integrale generale
èprivo
disingolarità
o ha solo sin-golarità polari
opossiede
anchesingolarità logaritmiche
e a darele relazioni fra le sostituzioni che subiscono le soluzioni di dette
equazioni quando
si attraversano itagli
che rendonosgmplicemente
connessa la
superficie
riemanniana sullaquale
sono monodromi i coefficientidell’ equazione.
Io ho
intrapreso
lo studio accennato dalsignor Appell
in unamia memoria che ha lo stesso titolo di
questa
e che èpubblicata
nel tomo XVI
(anno 1902)
dei Bendieonti del circolo matematico di Palermo. In essa mi limito a fare alcuni studi sulleequazioni
del 2.° ordine e di I.a
specie.
Nelpresente
lavoro io continuoquesti
studi limitandomiperò
sempre alleequazioni
del 2.° ordine.Farò
precedere
in unprimo
brevecapitolo
il riassunto dei risul- tati ottenuti nella miaprecedente
memoria. Avverto che per bre- vitàcontinuerò,
come ho fatto nelprecedente lavoro,
a chiamareequazioni
diAplJell,
leequazioni
differenziali lineari omogenee a coefficientialgebrici
i cuipunti singolari (mutata
eventualmente, se si tratta dipunti
di diramazione o dipunti all’ infinito,
la varia-bile nella variabile
principale)
sonopunti
della classe diFuchs,
la cui
corrispondente equazione folfldanientale
deterininante ha radici intere.Se
un’ equazione
diAppell
è di 1.a o 2.~specie
noi diremo che è di I.acategoria.
CAPITOLO I.
Sulle
equazioni
diAppell
del 2.° ordine e di 1.aspecie.
,
§
1. -Supponiamo
che sia 0 il gruppo diun’ equazione
diAppell
. del 2.° ordine e di 1.a
specie.
Vi possono essere altre
equazioni
diprima specie
aventi ilmedesimo gruppo 8:~
Per
rispondere
aquesta
domandasupponiamo
cheA 0 B 0
siano due
equazioni
diAppell
del 2.° ordine o di 1.aspecie
aventiil medesimo gruppo 6.
Sia -
Yi
.
°
un sistema fondamentale di
integrali
dellaprima
e’
ti
t2il sistema
degli integrali corrispondenti
della seconda di detteequazioni.
Noi porremo sempre per brevità
Per le
ipotesi
fatte~
(t, y)
è una funzione sempre finita su tutta la
superficie
riemanniana che attraversando itagli
del sistema normale vienemoltiplicata
per i determinanti dei coefficienti delle
corrispondenti
sostituzioni di 0. Allorapuò
avvenire che i determinanti dei coefficienti di dette sostituzioni si possano assumere come imoltiplicatori
di unesponenziale
nel senso diAppell 1)
e alloraA
(t y)
può
essere un taleesponenziale
o essere nullo.Se i detti determinanti non si possono assumere come i mol-
tiplicatori
di unesponenziale
allora è senz’ altroDiremo che siamo nel 1.° o nel 2.1 caso a seconda che
A (t
1Y)
è diverso da zero o è identicamente nullo,.
Se si è nel 1.1 caso ed
E
(z)
è
l’ esponenziale
a cui èuguale
,à (t ,
>Y)
>potremo
porree le nuove
equazioni
in Y e T a cui si riducono ledate,
avrannoancora uno stesso gruppo e saranno ancora di l.a
specie.
Inoltre è
Questo
si chiamerà il 1.° caso ridotto.i> APPELL, 1, c., pag. 14. Caso speciale. -
~
2. - Nella mia citata memoria ho dimostrato che tutte e solo leequazioni
del 1. o caso ridotto hanno laforma dell’equazione
nella
quale
y , ;1 , rp2 sono trequalunque
derivate diintegrali
abe-liani di
prima specie.
§
3. - Sianom
equazioni
diAppell
ordine aventi il medesimo gruppo 8e siano
i loro sistemi di
integrali corrispondenti.
Noi diremo che
queste equazioni
sono linearmenteindipendenti
se non si possono trovare delle costanti
Cl C2 ... cn2
non tutte nulle per cui esistano tutte le relazioni
Nel caso contrario diremo che
quelle equazioni
sono Z2nearmentedipendenti.
4. Nella. ricordata nia memoria io ho dimostrato che nel 1.° caso esistono soltanto due
equazioni
di 1.0specie
linearmente§
5. - SiaA
(y)
0 .una
equazione
di 1. aspecie
del 2.- caso. ,La funzione
A avrà
2 p
2 zeri 1 .à
#/> Y’)
_
i)
APPELL,
loco citato, pag. 22. ,Supponiamo
cheabbia
degli
zeridoppi
situati neipunti
sarà certo
Sia T F eccesso di
questi punti.
Io ho dimostrato che esisteranno
equazioni
di l.aspecie
linearmenteindipendenti
aventi il gruppo dl Ho dato inoltredegli esempi
del 2.0 caso,però
ho dovuto no-tare che nel casi p ==
1 , p
= 2 non esistonoequazioni
del ,2.° easo.CAPITOLO II.
Sulle
equazioni integrali
delleequazioni
diAppell
del 2.° ordinee di 1.~
categoria.
Art. 1.
- Definizione
delleequazioni integrali.
"
Diremo
equazione integrale
diun’ equazione
differenziale li-, " neare omogenea d’ ordine n
"
l’equazione
d’ ordine n+
1"
Si dirà
poi
alla sua volta che"
è
1’ equazione
derivata di~> Se un punto sarà uno zero 2rPi° o verrà contato r volte come punto doppio.
L’equazione integrale
di una dataequazione
differenziale li-neare omogenea è
dunque quella equazione
che ha per soluzionegenerale l’ integrale
della soluzionegenerale
dellaequazione
data.’ Art. 2.° -
Equazioni integrali
di ~.~specie.
S 1.
- Dato il gruppo diun’ equazione
diAppell
del 2.° ordinee di
categoria
esistono delleequazioni
diAppell
del 2.° ordinee di 1.a
categoria
aventi il medesimo gruppo diquella
e la cuiequazione integrale
sia di 1.aspecie?
Per
rispondere
aquesta
domanda consideriamoun’equazione
di
Appell
del 2.° ordine e di 1. acategoria
A
(y) =
0 .La soluzione
generale
diquesta equazione
avrà deipoli
situatiin un numero finito di
punti
dellasuperficie
R.Noi
possiamo
facilmente costruire una funzionealgebrica W (z)
che abbia almeno i medesimi
poli
edegli
stessi ordini e che siannulli
semplicemente
inpunti
diversidagli
zeri dià
~y~ Y’)
e dai
punti
di diramazione e all’ infinito dellasnperficie
riemanniana.L’ equazione
che ha il medesimo gruppo della
precedente
èun’equazione
diAppell
del 2. ’} ordine e di I.acategoria
la cui soluzionegenerale
ha
poli
del 1.° ordine che non sonopunti
di diramazione e al- 1’ infinito dellasuperficie
riemanniana efondamentale
deteriiiinante
corrispondente
a ognuno diquesti
ha le radiciuguali
a 1 e 0.
Suppongo
che taliproprietà
sianogodute
senz’altrodall’equazione
A
C~) .
QSia
Y2
un sistema fondamentale di
integrali
died N il numero dei
poli
della soluzionegenerale
di dettaequazione.
Il determinante
ha in
quegli
Npunti
deipoli
del 2.° ordine.Invero
siano,
nell’ipotesi
che ilpolo
che si considera corri-sponda
al valore z === 0 dellavariabile,
gli sviluppi
di yl e y, in serie dipotenze
nell’ intorno di un talpunto.
Sarà
e
Se fosse difatti
posto 1’ integrale
sarebbe
regolare
nelpunto
considerato ed avrebbe anzi ivi uno zero almeno del 1.° ordine. Ma allora le radicidell’equazione
de-terminante non sarebbero
più
- 1 e 0, rna una di esse sarebbe almenouguale
ad 1.Il
quoziente
dove r,
è la derivata diun’integrale
abeliano di 1.~specie,
è unafunzione a
moltiplicatore
che hagli
Npoli
suddetti del 2.~ordine,
inoltre ha
2p -
2poli negli
zeridi rp
ed altrove è sempre finita.Esso ha
quindi
altrettantizeri, ossia 2 (N + ~ - 1)
che indicheremocon
Questi punti
sonopienamente
determinati dalla nostra equa- zione e dalla scelta della funzione y.Sia
un’equazione
diAppell
del 2.~ ordine e di 1.acategoria
avente lostesso gruppo di
e tale che la sua
equazione integrale
sia di l.aspecie.
L’equazione
,ha il suo
integrale generale regolare dappertutto
tranne che nei2p -
2 zeri di ’~ dove ha2p -
2poli semplici.
Ricordiamo che se sono
gli integrali
div ‘v ...
corrispondenti agli integrali
di èe
Il
quoziente
è una funzione
algebrica
che diventa infinita nei 2(N + p - 1)
zeri di
e nei
2p - 2
zeri che sono ipoli
di t.Indicando con
i
2p -
2 zeri di cc, 1 saràdunque
dove le 1,, z ed L sono
costanti,
o = k +2p -
2 eZai è
il noto in-tegrale
abeliano normale di 2,aspecie
che ha unpolo
del 1.° or-dine nel
punto a
i con residuo 1.L’ espressione
è invece una funzione
algebrica
che ha solopoli negli
zeri diquindi
saràdove le tii e M sono costanti.
Sarà
dunque
§
2. - Le 4(N + p - 1)
+ 2p costanti checompariscono
nella(1)
non sono
però
daprendersi
a caso.Cos per
esempio, poiché
i coefficienti di yh e in(1)
devonoessere funzioni
algebriche
si deve avereessendo
le derivate
dei integrali
abeliani normali di 1.aspecie.
Siano
i
poli dell’integrale generale
diLa funzione
si deve manifestamente annullare in
quei punti
equindi
deveessere
Sia
poi
dove
P
i(z - ai)
è una funzioneregolare
nell’intorno delpunto
xi e doveC
i e 7í i sonocostanti,
losviluppo
in serie dipotenze
diZ - ai di un
integrale
diche non si annulli nel
punto
a i .Dovrà essere
Infine nei
punti ~r
le ti i devono essereregolari
eperciò
deveessere
Le relazioni
(I) (II) (III) (IV)
sono manifestamente necessariee sufficienti
perchè le t,
definite da(1)
sianogli integrali
di unaequazione
avente leproprietà
richieste per la C(t)
0.Queste
relazioni sono in numero di 4(N +p - 1) + 2
fra le4 costanti che
compariscono
in(1).
Se dette
relazioni,
che sono lineari inquelle costanti,
sono li-nearmente
indipendenti,
si possono determinare in modie
quindi
esisteranno2p - 2 equazioni
della natura di C(t)
= 0 fraloro linearrnente
indipendenti ;
e tutte le altre saranno da esse li-nearuiepte dipendenti.
Il caso in cui dette relazioni non sono linearmente
indipendenti
noi lo chiameremo il caso
speciale.
. 3. i Supponiaino
che il gruppodell’’ equazione
A
(~)
- 0 ,sia tale che i suoi due
integrali
vengano
moltiplicati
per una costantequando
si attraversano itagli
che rendonosemplicemente
connessa lasitpefficie
riemanniana.Allora
ogni equazione
conquel
gruppo ha perintegrali
fonda-mentali due funzioni a
moltiplicatori.
Quelle
fraqueste equazioni
che hanno perequazione integrale
un’
equazione
di 1.aspecie
hanno per soluzioni due derivate diintegrali
di 1.aspecie
di funzioni amoltiplicatori
dati.Supponiamo
che nè imoltiplicatori
di yi nèquelli
di yz sianomoltiplicatori
di funzioni del casospeciale
cos detto daAppell.
Allora si
può
facilmente verificare che diequazioni
col gruppo die la cui
equazione integrale
è di 1.aspecie,
ve ne sonoproprio 2p -
2 di linearmenteindipendenti.
Ve ne sono
2p -
1 o2p
se una o tutte e due le funzioni yi ey, hanno i
moltiplicatori
del casospeciale
suaccennato.Riassumendo i nostri risultati convalidati dai
precedenti esempi
noi abbiamo il
Teorema. " All’ infuori di casi
particolari,
dato il gruppo di una"
equazione
diAppell
del 2.0ordine
e di 1.acategoria,
esistono"
2p -
2equazioni
diAppell
del 2.0 ordineappartenenti
aquel
"
gruppo e linearmente
indipendenti,
la cuiequazione integrale
"
sia di
specie.
In casiparticolari queste equazioni
sono in" numero
maggiore
di2~ro ~- 2
".§
4. - Io dimostrerò che il numero delleequazioni
diAppell
ordine
appartenenti
ad un medesimo gruppo e linearmenteindipendenti, la
coiequazione integrale
sia di 1.aspecie
non è maidi
2p .
A tal fine è
però
necessariopremettel°e
alcune considerazioni.§
5. - Definizione. Segenerale di
Appell
ha in unpunto
o~ unpolo
TPIO o zero sP’0 noi diremo claequel punto (j.
è unpolo
rP1° o zero dell’equazione.
Ora noi dimostreremo il seguente
Lem1na. " In
un’ equazione
diAppell
del 2.° ordine e di I.a"
categoria
il numerocomplessivo degli
zeri è minore o tutto al"
più eguale
al numero deipoli
aumentatodi p - 1
"._Dimostraz one. Sia a uno zero r-1,111
dell’ equazione
A
(y)
0Certamente il determinante
’
(y, v’>
ha in
quel punto
uno zero almeno 2rP1°.Sia P
unpolo
spz° della medesimaequazione.
Allora
A
(Y, y1)
ha in
quel punto
unpolo
tutt’ alpiù
del 2sm° ordine.Perciò la funzione
ha al
più poli.
Deve
quindi
avere alpiù
zeri,
ossia deveessere
cioè
Corollario. " Una
equazione
diAppell
del 2.° ordine a equa-"
zione
integrale
dispecie
ha alpiù 32. - 3 zeri, ,.
Dimostrazione. Infatti se
è una tale
equazione, l’ equazione
ha
2p -
2poli (che
sono i2p -
2 zeri di~), quindi
ha alpiù
zeri.
Ma
gli
zeri diquesta equazione
sonoquelli
diquindi gli
zeri disono al
più 3p -
3§ 6. - Sia
Inoltre
supponiamo
che siaidenticamente in virtù delle
precedenti
relazioni.Sarà ossia
e
quindi
cioè
Quindi,
sesarà
Perciò abbiamo il
Se in virtù delle rela,zioni
"
nelle quali
è si ha identicamentel’uguaglianza
"
è certamente
" ossia le ui e vk sostituite in
luogo delle i,
e ~~,rispettivamente
"
soddisfano alle stesse relazioni
(1 ) ".
§
7. - Definizione. " Chiamiamo determinante scalato un deter-a minante che ha la forma
seguente
Si
può
vedereche,
se dellequantità
sono
legate
dalle relazionie i determinanti delle sono dei determinanti scalati ed inoltre a~ è diverso da zero, risolvendo
rispetto
alleS,
avremoil determinante delle
C.
essendo un determinante scalato. Inoltreè evidente
che, pel
fatto che il determinante delleCi,
è un de- terminantescalato,
saràquindi possiamo
concludere chez" Se
le Zk ,
sonolegate
dalle relazioni"
e i determinanti delle e sono dei determinanti
scalati,
"
ed
inoltre,
se in virtù diqueste
relazioni è identicamente"
è certamente
§
8. - Orasupponiamo
cher
(z)
ed s(z)
siano due funzioni che nel
punto z
= t’J. sianoregolari.
Supponiamo più precisamente
che r(z)
abbia nelpunto z =a
uno zero
d’ordine p
e che s(z)
abbia nel medesimopunto
unozero d’ordine non minore di p.
~
Supponiamo
inoltre cheR (z),
siano altre due funzioni che possano avere nel
punto z = a
ancheuna
singolarità polare.
Sia c3 ilpiù grande degli
ordini dei loropoli
in z = a. Non è escluso che a sianegativo.
Infine
supponiamo
che la funzioneabbia in z = ’1. un
polo
d’ordine .È
chiaro che secertamente le
yk, ,
r,~, soddisfano ad un sistema di n+ 1equazioni
dove i determinanti delle e delle sono dei determinanti scalati.
Ora
supponiamo
cheCFr (z) e 9,(z)
siano due funzioniregolari
in z = x e che i loro
sviluppi
nell’ intorno di un talpunto
sianoSupponiamo
inoltre che in virtù delle relazioni(1)
sia identicamente Certamente è pureSegue
subito che la funzioneha nel
punto z
= ~ unpolo
d’ordine -p - n - 1 ,
ossia uno zerod’ ordine
p+n+ 1.
Inparticolare
notiamoche,
sela relazione
i r ·
si
può
scriveregli
indici in alto sulle funzioni 1 r e ’P s dovendosi intendere comeindici di derivazione.
Possiamo allora dire riassumendo: -
"
Se r
(z)
ed s(z)
sono due funzioniregolari
in z = x aventi"
in z = a uno zero minimo d’ ordine p, se R
(z)
e S(z)
sono altre" due funzioni aventi nel
punto g. gli sviluppi
~~ e sono tali che la funzione
"
abbia in z = a un
polo d’ordine a - ? - n - l,
e se le n+ 1 rela-"
zioni a cui per- ciò devono soddisfare le
Àh , P.b (h =
0, 1, 2, ...n)
"
sono tali da rendere identicamente soddisfatta la relazione
" nella
quale 9, (z)
e ~.,(r)
indicano due funzioniregolari
in z = x,"
allora la funzione
"
ha nel
punto
a uno zero d’ordine§
9.E
evidenteche,
seha in z =a un
polo
d’ordine(a
essendo l’ ordine massimo deipoli
di R(z)
ed S(z)
in « e p essendo l’ordine minimodegli
zeri di r(z)
e s(z)
inx)
e se inoltreha in z = a uno zero d’ordine
;~+n+ 1, (’P l’ (z)
e rS(z)
essendo fi-nite in
z =a) ,
, certamenteha in a. un
polo
d’ordineossia uno zero d’ordine
quando
èCos noi
possiamo
dire:"
Se r
(.z’)
ed s(z)
sono due funzioniregolari
in z =a aventi"
in z = a uno zero ininimo d’ordine f) , se R
(z)
ed S(z)
sono"
altre due funzioni aventi nel
punto
a.gli sviluppi
"
e sono tali che la funzione
"
abbia in z = a un
polo
d’ordine" e se le n+ 1 relazioni a cui per
questo
devono soddisfare le"
sono tali da rendere identicamente soddisfatta la relazione
"
nella
quale 9,, (z)
e 9,,(z)
sono due funzioniregolari
in z = a,"
allora la funzione
"
ha in z a uno zero d’ ordine
§
10. - Ritornando alla nostraquestione principale supponiamo
che sia m il numero delle
equazioni
diAppell
del 2.0 ordine li-nearmente
indipendenti
e adequazione integrale
di 1.aspecie, appartenenti
ad un medesimo gruppo.Noi
vogliamo
dimostrare chem
C 2p .
Consideriamo
pertanto
due di taliequazioni
Si
può
supporredapprima
che inqualunque
modo siprendano queste
dueequazioni
sia sempreCiò vorrà dire che le nostre m
equazioni
sipotranno
otteneretutte da una medesima
moltiplicando
per delle convenienti funzionialgebriche.
Mac siccome una
qualunque
delle nostreequazioni
non ha maipiù
di3p - 3
zeri(vedi §
5.°Cap. II, Corollario), queste
funzionialgebriche
nonpotranno
averepiù
di3p -
3poli
situati inpunti
fissi. Ma di funzioni
algebriche
che abbiano al massimo3~ - 3 poli
collocati in
punti
determinati ve ne sono al massimo2p - 2
com-presa la costante additiva. Ne segue che
se, in qualunque
modo sile due
equazioni
è sempre
allora è m =
2p -
2.§ 11. - Supponiamo
oradi.potere scegliere
e di avere scelto lein
guisa
che siaSupponiamo
inoltre chesia una
qualunque
delle nostreequazioni.
Sarà
e
quindi
2 Le funzioni
saranno due funzioni
algebriche
con alpiù 4p -
4poli posti
nei 4p - 4 zeri che al massimopuò
averne 3(1, 6) .
,Siano
gli
zeri di A(C, g)
edi loro ordini
corrispondenti.
Sarà certamente
dove le
1,.~>, ~s.2~~’, L,
M sono tante costanti il cui numero non supera certo8~ -- 6 .
Queste
costanti sonolegate
dalle2p
relazionidove yi, ’f2 . ... ’Pp sono le derivate di ~ro
integrali
abeliani diprima specie
linearmenteindipendenti.
Orala y
inogni punto
deveessere
regolare.
Inoltre se ioprendo
per funzione C una diquelle
che in tutti i
punti i,
ha lo zero di minore ordinepossibile
alloray dovrà avere in a, uno zero dell’ ordine dello zero di C almeno.
Da ciò scaturiscono
relazioni
indipendenti
fra le a ele p.
eperciò,
se inseguito
a que- ste relazioni restasseroindipendenti
le(w),
sarebbe necessariamenteSupponiamo
invece che le(ro)
risultino fra loro linearmente di-pendenti.
In
questa ipotesi
noi dobbiamodistinguere
due casi1.0 Caso:
2.’ Caso:
Nel 1.° caso risulta chiaramente
che m C 2p semplicemente
in virtù delle relazioni che
esprimono
chela y
dovrà avere in ah.uno zero d’ordine non minore di
quello
cheha C
nel medesimopunto.
Nel 2.° caso le
prime 1) equazioni (w)
sono linearmente indi-pendenti
fra loro e cos pure leultime p equazioni (w).
Quindi,
se le non sono tutteindipendenti,
esisteranno due derivate diintegrali
abeliani di 1. aspecie,
lequali
indicherò con9,
(z)
e r.p s(z)
tali che la relazione_
sarà identicamente soddisfatta solo in virtù delle relazioni che
esprimono
che la y dovrà avere in g- k uno zero d’ordine non mi-nore di
quello
che ha C nel medesimopunto.
Da tutto ciò e da
quanto
è conclusonel §
9 diquesto capitolo
risulta che
sarà
regolare
neipunti
a]~ .Ne segue subito che
non
può
essere che la derivata di unintegrale
abeliano diprima specie.
Indicando tale derivata con ?,,(z)
avremo subitoMa
le y
sono le Yv sonoquindi
vi sono fun-zioni y
per cuiSe u e v sono due di tali funzioni sarà certamente
Ora sia u una di tali funzioni e zv un’ altra soluzione
generale
di una delle nostre
equazioni (ossia
diquelle equazioni
diAppell
di cui ne
vogliamo
determinare il numero).Supponiamo
di aver scelto inoltre w inguisa
chee che w abbia in tutti i
punti
nulli di áu) degli
zeri del mi-nor ordine
possibile.
Se non si vuol fare
priori l’ipotesi
che sia2p,
biso-gnerà
pure supporre che esistano due derivate diintegrali
abe-liani di l.a
specie,
lequali
indicheremo(z),
9,(z),
per cui visono (X)m-p funzioni y che soddisfano la relazione
Ma
queste
COm-p funzioni y sono linearrnenteindipendenti
daquelle
per cui-
Infatti se ciò non fosse vi sarebbe una y per cui
e per cui
dalle
quali
due relazioni risultae
quindi
e ciò contro
l’ipotesi.
Per
quanto
si è detto risulta che delleequazioni
diAppell
del secondo ordine linearmenteindipendenti
aventi il gruppo dato e aequazione integrale
dispecie
ne esistono almeno 2(m -p)
linearmente
indipendenti. Dunque
ossiaResta cos dimostrato il
Il numero delle
equazioni
diAppell
del 2.0 ordine"
linearmente
indipendenti,
aventi un medesimo gruppo dato e che" hanno 1’
equazione integrale
di I.aspecie può
essere2p - 2,
"
2p-1
o2p.
Vi sonoesempi
di tutti e trequesti casi ".
§
12. - Caso ellittico. Nel caso p = 1 è2~ -
2 = 0 equindi
ingenerale
non esistonoequazioni
diAppell
del 2.0 ordine a equa- zioneintegrale
di 1.aspecie
essendo dato il gruppodell’ equazione.
Del resto se ci fosse
un’ equazione
a
equazione integrale
di 1. aspecie, l’equazione
dovrebbe essere di l.a
specie poichè la ’~
non siannulla; quindi
il gruppo della nostra
equazione
deve essere diquelli
a cui appar-tengono equazioni
di l.aspecie.
Viceversa,
se ad un gruppoappartiene un’ equazione
di l.a sp e-cie,
ad essocorrisponde F equazione
che è ad
equazione integrale
di 1.~specie.
Dunque
per p = 1 i casispeciali
sonoquelli
in cui si hannoequazioni
di 1.aspecie.
In tali casi se
l’equazione
di 1. aspecie
è effettivamente del 2.° ordine ve ne è un’altra ed un’ altra soltanto 1) equindi
nei casispeciali
del genere p = 1 vi sono ingenerale
dueequazioni
ad
equazione integrale
di 1.aspecie.
§
13. Caso delgenere p = 2.
- Anche inquesto
caso, se esisteun’ equazione
A (y)
-- odi 1,a
specie
con dato gruppo, si è nel casospeciale
almeno seA
(y)
oè
effettiva1nente
del 2.0 ordine.Infatti se
,A (y)
-- 0è effettivamente del 2.° ordine le
equazioni
e
1’ equazione ,
i(nelle quali
~~ indicano le due derivatedegli integrali
abe.liani di 1.&
specie
normali che esistono sullasuperficie
che si con-sidera di genere p = 2, ed yi y, i due
integrali
fondamentali di A(y) = o)
sono tre
equazioni
aequazione integrale
di 1. aspecie).
Inoltre esse sono linearmente
indipendenti.
Invero se ciò nonfosse si dovrebbero trovare tre costanti
X,
t-L, v per cui fossei) Vedere la mia memoria citata § 6, pag. 63.
Da
queste
relazioni risulterebbee
quindi
e
l’equazione
non sarebbe
più
efiettivamente del 2.° ordine come noi abbiamosupposto
fino dalprincipio
diquesto paragrafo.
9
14. Generequalunque.
Caso in cui esistono dueequazioni
diprima specie
col medesimo gruppo. Nella mia citata memoriaho,
come ho
già detto, 1~ passato
in rassegna i casi in cui esistono almeno dueequazioni
di 1.aspecie
col medesimo gruppo ed ho visto che sipresentano
due casi differenti che io ho chiamato 1.° e 2.° caso. Ho visto pure che leequazioni
del 1.° caso si ri-ducono ad una forma
particolare moltiplicando
la funzione inco-gnita
per un convenienteesponenziale
2)°
Ora
un’ equazione
aequazione integrale
di 1. aspecie
resta an-cora tale se ne
moltiplico
la funzioneincognita
per un convenienteesponenziale, perciò
per contare leequazioni
aequazione integrale
di 1. a
specie appartenenti
ad un medesimo gruppo del 1.° casobasta contarle per il gruppo di
quelle equazioni
di l.aspecie
chesono ridotte alla forma
particolare
accennata.Se A
(y)
Qè
un’ equazione
di l.aspecie
diquesta
formaparticolare
eY2
è un suo sistema
d’integrali fondamentali,
esisteuna (derivata
di
integrali
abeliani diprima specie)
per cui è pureun’equazione
di
prima specie quella
i cuiintegrali
sonoi) V. Capitolo 1.°, § 1.~ del presente lavoro.
2) V. la mia memoria citata § 4, pag. 59.
3)
V. la mia memoria citata, § 4, pag. 59.Sono allora
equazioni
aequazione integrale
dispecie quelle
i cui
integrali
sonoe
quelle
i cuiintegrali
sonoQueste 2p equazioni
sono linearmenteindipendenti
se non esi-stono
due ?
per es. ~~~ e ~1t per cuiil che non avviene se
A~y)=0
’è un’ effettiva
equazione
del 2.° ordine. Infatti altrimenti yi e Y2 differirebbero solo per un fattore costante.Inoltre si vede che i due
integrali
Y~ Y2
dovrebbero essere
uguali
ad un medesimoesponenziale,
cosicchè ledue
equazioni
di 1,aspecie
non sarebbero neanche linearmente distinte.Tuttavia se noi
vogliamo
tener conto anche diquesto
caso par- ticolarepossiamo
vedere che esistono anche per esso2p equazioni
linearmente
indipendenti
adequazione integrale
di 1.aspecie.
In-fatti se E
(z)
è il dettoesponenziale
sonoequazioni
aequazione integrale
di 1.aspecie quelle
le cui soluzioni sonoNoi
possiamo quindi
concludere colSe un gruppo cui
appartengono
dueequazioni
di"
1. a
specie
è del caso esso è un gruppo del casospeciale,
e«
precisamente
ad essocorrispondono 2p equazioni
linearmente in-"
dipendenti
e adequazione integrale
di 1.aspecie
".§
15. - Nei§§ precedenti
noi abbiamopassati
in rassegna dei casi neiquali
1’ esistenza diequazioni
diprima specie
indica che il gruppo che si considera è un gruppospeciale.
Non èperò
acredersi che l’ esistenza di una
equazione
di l.aspecie appartenente
ad un dato gruppo indichi chequel
gruppo èspeciale.
Dimostreremo invece
più
avanti che èspeciale
un gruppoquando
al gruppo
appartiene un’equazione
di 1.0specie.
Art. 3. - Relazione
fra
ipoli
e i residuidegli integrali
delle equa- zioni diAppell
del 2.0 ordine e di 1.acategoria.
Sia
A (y) 0
un’equazione
diAppell
del 2.° ordine e di 1.acategoria
e indi-chiamo con
2/1 y2
un sistema di
integrali
fondamentali di essa.Questi
dueintegrali possederanno
deipoli
sullasuperficie
rie-manniana, che noi supporremo
semplici
e distinti daipunti
di di-ramazione e alI’ infinito della
superficie
stessa.Indicheremo con
questi poli
e coni residui di in essi.
Se è
noi
possiamo
sempre costruire unaequazione B (t) o
a
equazione integrale
di 1.aspecie,
le cui soluzioni ti t2abbiano il medesimo gruppo della soluzione dell’
equazione
ag-giunta
diA
(y)
= o .È
ben noto che la funzioneresta inalterata
quando
si attraversano itagli
che rendono sem-plicemente
connessa lasuperficie
riemanniana.Essa è
dunque
una funzionealgebrica
equindi
avrà nulla lasomma di tutti i suoi residui.
Ma essa non ne ha nè all’infinito nè ai
punti
di diramazionee
però
viene senz’ altroMa in
generale
delleequazioni
aequazione integrale
di l.aspecie
aventi il gruppodell’ equazione aggiunta
diA
(y) == o
ve ne sono
2p -
2 linearmenteindipendenti
eperciò
si avranno2p -
2 relazioni simili aquella
trovata.Se il gruppo
dell’ equazione aggiunta
diA
(~)
0è
speciale
il numero di tali relazioni sarà o2p.
Sicapisce
come
queste
relazioni si modificano se sitolgono
leipotesi parti-
colari fatte sulla natura dei
punti
«i.diperiodicità
delleequazioni integrali
di 1.acategoria.
S 1. -
siaSia
A(Y)
- oOun’equazione
aequazione integrale
di 1.acategoria
e siaW Y2
un sistema fondamentale di
integrali
di essa.Indicando,
come ha fattol’ Appell
nella sua memoriacitata,
conX la variabile sul lembo
positivo
di untaglio
e con p la variabilei) V. SCIILIRSINGIFR. Theorie des linearen diferential gleichungen, t. II, parte 2a, pag. 409.
sul lembo
opposto,
alloralungo
un medesimotaglio
le..
y,
(À)
saranno combinazioni lineari omogenee a coefficienti costanti di Y2
~C~)
-Se il
taglio
che si considera è iltaglio
ai noi porremo Altaglio b
i porremoe al
taglio
ci porremoSe
Yi Y,
sono le soluzioni
corrispondenti
ad’
y1 Y2
defl’equazione integrale
diYi Y2 A
(y)
= Oavremo
lungo
iltaglio
a?,lungo
iltaglio b
ilungo
iltaglio
cidove le
quantità
sono costanti.
Esse si dicono i 1noduli d
periodicità
opiù
brevemente i pe- riodi diYh .
9
2. Conveniamo di porre le relazioni che vengono risolvendo lerispetto
alle y(p)
eanalogamente
dicasi per le relazioni dei valoridelle y lungo
i lembi deitagli bz
i e ci .Ne verrà allora per es.
lungo
iltaglio
aiossia
§
3. - Ora ci occorre diprecisar meglio
il sistema ditagli
chenoi assumeremo per rendere
semplicemente
connessa lasuperficie
riemanniana. Noi terremo sempre
presente
ladisposizione
sugge- rita dallaseguente figura
In essa le freccie indicano il senso
positivo
del contorno, ilembi
più
marcati sono i lembipositivi,
le lettere all’ esterno deitagli
danno il nome della variabile sul lembo su cui èposta
lalettera,
le lettere ai vertici danno il nome della variabile nelpunto quando questo
sipensi appartenente all’angolo
su cuigiace
lalettera.
§
4. - Noi avremoInoltre,
se i è diverso di 1 eda p
e
poichè per i
diverso da 1 e da p ène viene
o volendo scriver meno
Avremo
poi analogamente
e
o anche
Le
(I)
e(II)
sono2p
relazioni che esistono necessariamente fra i6p -
2 moduli diperiodicità
delleYj .
Abbiamo
quindi
ilI
6p - 2 periodi
delle soluzioni delleequazioni
in-"
tegrali
di 1. ILcategoria
sonolegati
dalle2p
relazioni(I)
e(II)
" alle sostituzioni del gruppo ".
Art. 5.0 - Relazioni
fra i
1noduli diperiodicità
delle soluzioni didue
equazioni integrali
di 1.11specie
diequazioni
a soluzioni con-tragredient .
S
1. Sianodue
equazioni
diAppell
del 2.° ordine aequazioni integrali
dil.a
specie
a soluzionicontragredienti.
Indichiamo le sostituzioni