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L’idatidosi :
è un’infezione parassitaria provocataabitualmente da Echinococcus granulosus, più raramente dall ’echinococco alveolare.
Tale malattia è endemica nel Medio-oriente, nel Sud America, In Australia e Nuova Zelanda e nei Paesi del mediterraneo
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La malattia decorre per lo più asintomatica, per cui la diagnosi è generalmente incidentale o avviene a causa del sopravvenire di complicanze
Queste ultime si verificano in un terzo dei pazienti con cisti idatidee epatiche.
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La complicanza più frequente è la rottura, che può avvenire in seguito a trauma o spontaneamente in relazione ad un aumento della pressione intracistica
L’incidenza di tale complicanza è stata stimata pari al 7,8% dei casi e può associarsi a lesioni di altri organi quali il piccolo intestino,
il colon, la milza, il pancreas, il rene e ad ematoma retroperitoneale
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Le rotture più frequentemente si verificano nell’albero biliare,
nell’intestino – prevalentemente nel colon – o direttamente nella cavità peritoneale Ciò avviene nell’1-3,2% dei casi
La rottura spontanea o traumatica di cisti idatidea è un’evenienza grave che può
determinare sequele di tipo allergico, ostruttivo, infettivo e che può mettere a repentaglio la vita del paziente a causa dell’insorgenza di shock anafilattico o anche
più raramente a causa di un emoperitoneo massivo a partenza dai margini della cisti rotta.
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Tecnica operatoria
In caso di rottura s’impone l’intervento in urgenza, che può essere preceduto talora dal trattamento con adrenalina o steroidi per prevenire gravi reazioni allergiche.
Il trattamento chirurgico può essere d tipo conservativo o radicale.
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Il trattamento radicale consiste nell’asportazione della cisti attraverso una pericistectomia totale o la resezione epatica.
Tuttavia, non di rado vengono utilizzati metodi più conservativi quali la pericistectomia parziale, la fenestrazione,
l’endocistectomia, il drenaggio esterno della cisti in caso di cisti infetta, e varie metodiche di obliterazione della cavità cistica quali il capitonnage e l’omentoplastica.
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Se il trattamento prevede l’apertura della cisti, la cavità cistica
va preventivamente irrigata con soluzione salina al 20% per 15-20 minuti .
Dopo l ’aspirazione del contenuto, tutti gli orifizi dei dotti biliari
in comunicazione con la cavità cistica devono essere suturati con punti in polipropilene.
L’area circostante la cisti rotta, al fine di prevenire un’ulteriore disseminazione, può essere protetta mediante garze imbevute di soluzione salina ipertonica al 20%
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La rottura intraperitoneale di cisti idatidea è un’evenienza rara ma grave che può mettere a repentaglio la vita del paziente per l’insorgenza di shock anafilattico o di emorragia.
Essa va posta in diagnosi differenziale con le altre cause di addome acuto e va sospettata in particolare nelle aree di
endemia .
L a TC è il miglior mezzo per effettuare la diagnosi.
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Una corretta tecnica chirurgica ed un’accurata toilette peritoneale sono indispensabili per ridurre il rischio di recidiva.
L’ausilio degli strumenti a radiofrequenza
potrebbe rivelarsi utile in taluni casi per ridurre il
sanguinamento intraoperatorio.
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SALVATORE IVAN SPALLITTA, MASSIMO BRANCA, MARCO AIRÒ-FARULLA, GIOVANNI GAMBINO, MARZIO GUCCIONE, NICOLA NICÒLI
U.O. di Chirurgia Generale I – Azienda Ospedaliera “V. Cervello” – Palermo
http://www.sichirurgia.org/index.asp?cat=41&menu=MEditoria.htm&titolo=Editoria