R ENDICONTI
del
S EMINARIO M ATEMATICO
della
U NIVERSITÀ DI P ADOVA
F RANCO N APOLITANI
Gruppi finiti minimali non modulari
Rendiconti del Seminario Matematico della Università di Padova, tome 45 (1971), p. 229-248
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FRANCO NAPOLITANI
*)
Sia 9
unaproprietà gruppale.
Si dice che un gruppo G è un gruppo minimale nong-gruppo
seogni sottogruppo proprio
diG,
ma nonG,
ha laproprietà ~. Gruppi
minimali nong-gruppi
sono stati studiati da vari autori. Ricordiamo i lavori di Miller-Moreno[12]
e Redei[14]
sui
gruppi
finiti minimali nonabeliani;
di Iwasawa[ 10 ] ,
Schmidt[16]
e Redei
[15]
suigruppi
finiti minimali nonnilpotenti;
diHuppert [6]
e Doerk
~[ 4 ]
suigruppi
finiti minimali nonsupersolubili.
In questa nota vengono studiati i
gruppi
finiti minimali non modu- lari(un
gruppo modulare oM-gruppo
è un gruppo avente il reticolo deisottogruppi modulare).
La strutturadegli M-gruppi
finiti è ben nota(vedi §
1) ed è dovuta ad Iwasawa[9], [ 13 ] , [17].
Spesso
nelseguito
chiameremoMi-gruppo
un gruppo minimale nonmodulare;
unMi-p-gruppo
è un p-gruppo che è unMi-gruppo.
Tutti i
gruppi
considerati in questa nota sono finiti. Le notazionie le definizioni sono
quelle
usuali della teoria deigruppi;
lamaggior
parte di
quelle
che incontreremo sono date sotto.Se G è un gruppo, Gi indica l’i-esimo termine della sua serie cen-
trale
discendente, G2=G’
il suo gruppoderivato, Z(G)
il centro,O(G)
il sottogruppo di Frattini eG ~ il
suo ordine. Se x,y E G,
allora[ x, y ] _
=xyx-1y-l, x ~ I
è l’ordine di x. c , c e denotanorispet-
tivamente sottogruppo, sottogruppo
proprio
esottogruppo
normale. SeT è un sottoinsieme di G,
(T)
è il sottogruppo generato da T e il centralizzante di T in G. C,, denota il gruppo ciclico di ordine n; A ~ B*) Indirizzo dell’A.: Seminario Matematico dell’Università di Padova.
Lavoro eseguito nell’ambito dei gruppi di ricerca matematica del C.N.R.
il
prodotto
semi-diretto di A mediante B. Se G è un p-gruppo, alloraè il
più piccolo
intero tale che = 1 perogni
g E G. D8 de-nota il gruppo diedrale di ordine 8 e Q8 il gruppo dei
quaternioni
diordine 8.
Siano p
e q numeriprimi
distinti e sia 1 ilpiù piccolo
interopositivo
per cuipl ---1 (mod q).
SiaK(p’)
il corpocon pl
elementi e wsia un elemento fissato di
K( pl )
il cui ordinemoltiplicativo
sia q. Il gruppolo indicheremo con
G(p,
q,n).
Come è dimostrato nel lavoro
[9]
un gruppo G di ordinecomposto
è minimale non abeliano se e solo se è del
tipo G(p, q, n).
UnP*o-gruppo
è un gruppo del
tipo G==P’ACqn
con P p-gruppo abeliano elementaree
Cqn
inducente su P automorfismi non identici deltipo a
--~ ar perogni
a E P ed r
indipendente
da a e soddisfacente alle r ~ 1, Iprincipali
risultati di questa nota sono iseguenti:
TEOREMA A. Un p-gruppo
G, p ~ 2, è
minimale non modulare see solo se:
1 ) è non abeliano di ordine
p3;
2)
esiste in G un elemento c di ordine p, che induce su Gun
automor f ismo
potenza.Il teorema A è la naturale estensione di un risultato di
Huppert
sui
p-gruppi
di ordinedispari
metaciclici(o,
ciò che è lo stesso,p-gruppi
modulari con due
generatori). L’ipotesi
che c abbiaordine p
èessenziale,
come dimostra l’esistenza del seguente gruppo:
TEOREMA B. Un gruppo G è un p-gruppo
finito
minimale non mo-dulare se e solo se è del
tipo
di uno deiseguenti:
(vi)
il gruppogeneralizzato
deiquaternioni Q16 ;
(xi) Immagine omomor f a
di un gruppo deltipo: G(n)=
I
gruppi
da(i)
a(vii)
sono2-gruppi fattorizzabili, esprimibili
cioècome
prodotto
di duesottogruppi ciclici;
da(iii)
a(vi)
sonometaciclici;
(vi)
e(vii)
contengono Qs. rl , r2, r3 sono i solip-gruppi
minimali non modulari e non fattor zzabili che non sianogenerabili
con elementi in-dipendenti.
Dal teorema B si deduce che ip-gruppi
minimali non modu-lari per
p ? 5
sonoregolari
nel senso di P. Hall.TEOREMA C. Sia H un p-gruppo minimale non modulare. Se H non è
metaciclico,
non contiene Q8 e non èisomorfo
ar~ , r2 ,
r3 , allora H è reticolarmenteisomorf o
ad un p-gruppo minimale non abeliano.Baer
[ 1 ]
ejones [11]
hanno provato che un p-gruppo modularenon Hamiltoniano è reticolarmente isomorfo ad un p-gruppo abeliano.
Il teorema C dà la misura di come una
analoga proprietà valga
pergli Mi-p-gruppi.
TEOREMA D. Un gruppo G di ordine composto è minimale non modulare se e solo se è uno dei
seguenti:
(1) G = G( p,
q,n)
conp ~ 1 (mod q);
(2)
ilprodotto
non direttoè un
P*o-gruppo;
(5)
ilprodotto
non direttoUn gruppo si dice
quasi-Hamiltoniano
se ha isottogruppi
a due adue
permutabili.
Igruppi quasi-Hamiltoniani
sonogli M-gruppi nilpo-
tenti
[9].
Immediata conseguenza del teorema D è allora il seguente:TEOREMA E. Un gruppo è minimale non
quasi-Hamiltoniano
se esolo se è un
Mi-p-gruppo
o un gruppo deltipo G(p,
q,n)
oinfine
il pro- dotto non direttol. Risultati
preliminari.
Sia G un p-gruppo modulare non-Hamiltoniano. Allora:
1.1.
1.2.
l’applicazione G~g ~ gpp,-1
è un endomorfismo diG;
1.3.
ogni sottogruppo
edogni quoziente
di G è un p-gruppo mo- dulare non-Hamiltoniano.Le
1.1,
1.2, 1.3 sono dimostrate in~[ 9 ]
e[17].
Esse sonoperaltro
deducibili dal seguente fondamentale teorema:
TEOREMA 1.1.
(K.
Iwasawa[9], [ 13], [ 17]).
Un p-gruppofinito,
non-Hamiltoniano G è modulare se e solo se esiste un sottogruppo nor-
male abeliano A di G ed un elemento t in G tale che G =
( A, t)
e per-un
fissato
intero s, con s > 2 sep = 2, ogni
aEA.TEOREMA 1.2.
(K.
Iwasavva[9], [17]).
Un gruppofinito
G è-modulare se e solo se è diretto di
gruppi
a due a duecoprimi
ciascuno dei
quali
è un oppure un p-gruppo modulare.LEMMA 1.1. Sia G un p-gruppo per il
quale l’applicazione
cp : g - sia un
endomor f ismo.
Se 1, cp è un endo-morfismo centrale,
cioèq(G)=
LEMMA 1.2. Sia G un p-gruppo tale che per
ogni H c G, l’applica-
zione
h-hp03BC-1, 03BC=03BC(H),
sia unendomorfismo di
H. Alloraogni
auto-morf ismo-potenza
0 di G di ordine p, che nel caso in cui p = 2 e > 2,fissi
almeno un elemento di ordine 4, è unautomor f ismo universale’).
D I M . Se G ha esponente p, 0 è l’identità. Sia Se G è un
2-gruppo, S22(G)
ha esponentep~
ed è abeliano essendol’applicazione
!12(G)3
h --~ h2 un endomorfismo. Allora 0 è universale suQ2(G)
e cos il lemma è provato per i2-gruppi
G conpL(G)===2,
mentre per03BC(G)>2,
|g|
essendo 0 l’identità su si ha
g8=:g
oppureg° = g 2
perogni geG.
Cos in tuttageneralità
equalunque
sia ilprimo
p, si hag"--
L rt(g); g
1=g p
con1 a,(g) p.
Se 0 non fosse universale dovrebbero esi- stere due elementi a eb, ~ b = p~,
di G per cuia,= a,(a) ~ a(b) _ ~3
e tali che v sia minimo. Ma per il lemma 1.1,
l’applicazione -1+H :
è un
endomorfismo’) di (a, b).
a e b in modo che
l’ipotesi
su G comporta e 1) Un automorfismo potenza si dice universale se è del tipo: g -~ gn con nindipendente da g.
2) Cooper [3] ha provato che se 0 è un automorfismo potenza di un gruppo,
- 1 + (8) è un endomorfismo centrale. Si è preferito dedurre ciò dal lemma 1.1 per ragioni di semplicità.
cos ,
per la minimalità di v,(ab)-1+® =1;
cioèa=03B2. Dunque ( a ~ n
~ ( b ) =1
e k = v. Ma allorauna contraddizione
poichè quest’ultima
relazione è vera solo seOSSERVAZIONE 1.1.
L’ipotesi
che O lasci fermo almeno un ele- mento di ordine 4quando p= 2
e non èsuperflua.
Nel gruppo modulareG = ~ a, ba = bl+2n-1, n -> 3 ) l’applicazione
cpdefinita canonicamente
ponendo
e un auto-morfismo potenza non universale.
LEMMA 1.3. Sia G un p-gruppo
esprimibile
nellaforma G=H(c)
con H d G modulare non-Hamiltoniano e c di ordine p. Se l’elemento
c induce su H un
automor f ismo
potenza O chef issa
almeno un ele-mento di ordine 4 se
p= 2
e~.1(H) ~ 2,
G è modulareniano).
DIM. Poichè per
ogni
T cHl’applicazione ~,=~,(T),
è un endomorfismo di
7~
O è un automorfismo potenza universale su H.Senza ledere la
generalità,
sipuò
supporre che O sia l’identità oppure e sia l’automorfismo~, _ ~,(H).
Se O =1 il lemma se-.gue immediatamente dal teorema 1.1. Se 0=t=I. siano
X = ( hc°‘ )
e Y ==(kc5), h, keH,
arbitrarisottogruppi
ciclici di G. PostoT=(h, k, c ),
allora T contiene un sottogruppo normale abeliano N ed un elemento t
tali che
T = ~ N, t )
e, per un fissato intero s non inferiore a 2 sep= 2,
si abbia per
ogni
Infatti(h, k)= TH
ègenerabile
condue elementi a e b tali che s ? 2 se
p=2.
Allora sebasta
scegliere
N = T n H e t=c. Se siscelga a)
et = b
quando
ed invece N = T n H e t = cquando
Infine se si ponga
a)
e t= b. T èquindi
modulare e pertanto X e Y contenuti in T sono
permutabili.
Ciò assi-cura che G è un
M-gruppo.
2.
p-gruppi
minimali non modulari.Sia G un
Mi-p-gruppo.
G è un gruppo con duegeneratori
altrimentii
sottogruppi
ciclici di G sarebbero a due a duepermutabili
e G sa-rebbe modulare. Se a e b generano
G, poniamo T,
normalesia in
( ap, b )
che in( a, bP),
è sottogruppo normale di G.LEMMA 2.1. Sia
G = ( a, b )
unMi-p-gruppo.
Allora :1) se
(aP,
non abeliano di ordinep~;
2) se
p=2 e Qscf G, ( a4, b4>=V2(G) e G/V2(V) è
unM1-gruppo
contutti i
sottogruppi propri
abeliani.DIM.
1)
sep~:3, G/T,
conT=(aP, bP),
è il gruppo non abeliano di esponente p ed ordinep,
altrimenti G sarebbe generato da due sotto-gruppi
ciclicipermutabili
equindi
sarebbe modulare[5].
eG/T
di esponente pimplicano
2) N = ( a4, b4 )
è normale in G essendob2 ~ ).
Allora
poichè Q85tG, G/N
ha esponente 4 e cosU2(G)c;N.
D’altra parte N cv2(G)
onde N=U2(G). G/Uz(G),
essendo G omomorfo a D8 ,è non modulare: i suoi
sottogruppi propri
sono abelianipoichè
~(G/U2(G))~2.
Dal lemma 2.1 discende che un
Mi-p-gruppo
perp > 3
non è fatto- rizzabile nelprodotto
di duesottogruppi
ciclici. Esistono inveceMi-2-gruppi
fattorizzabili. I lemmiseguenti
classificanoquesti gruppi.
LEMMA 2.2. Sia G un
Mi-2-gruppo f attorizzabile.
Se 08 non è con-tenuto in
G,
allora G è uno deigruppi
da(i)
a(v)
del teorema B.Dim.
a)
G non è metaciclico. Per un teorema di Ito-Ohara[8]
G/G’
ha invarianti (2Y,2)
Daciò,
per un risultato di Black- burn[2],
segue che esiste tale che G modulo H abbia relazioni di definizione:[a, b ] = c, a~ = b2 = c2 =1, ~ [ a, c]=[b, c] = 1
in terminidi due
generatori
a, b.pt(G/H) = 2 implica H;2U2(G);
ma haordine non
superiore
a 16 onde Allora(a2, b~ ~ _ ( a~’, b’~ )
ecos
a2=b4h, h
intero. Daciò,
perl’ipotesi
segue che(a,
sispezza su e pertanto
possiamo
assumere az =1. Da ciò segue immediatamente che G è deltipo (i)
o(ii).
La limitazione n > 4 in(ii)
è conseguenza della relazioneab 2a-’=(cb)2= [b,
fi)
G è metaciclico. Per la definizione esiste NQ G tale che N eG/N
siano entrambi ciclici. Sia A un sottogruppo ciclico tale che G = AN.Poichè Ds è
immagine
omomorfa diG, G’ = N~;
d’altra parte, essendo modulari isottogruppi propri
di G e diG/A n N,
deve risultare G3 c N8 modulo A n N. Quanto dettocomporta N :
A n N ~= 4
e conseguente-mente
A n N ~ = 2.
Da ciò discende che G è deltipo (iii)-(v).
LEMMA 2.3. Sia G un
Mi-2-gruppo.
SeG:J Q8,
allora G è ilgruppo
(vi)
o(vii)
del teorema B.DIM.
Ogni
sottogruppo massimo di G ha nonpiù
di tre genera-tori,
essendogenerato (indicati
con a e bopportuni generatori
diG) da a, b2, [a, b] . Segue
che M massimo inG,
seHamiltoniano,
ha ordinenon
superiore
a 24. CosI G 25
e 3. SeG4=1, 1>( G)
è abeliano elementare eG:p Q8 . Dunque G4 =~=
1. Siano a e bgeneratori
di G e sia( b ~ = 23.
Se( b ~ a G,
G èSe ~ b ~
non è normale inG,
il quo- ziente ha ordine 16 ed è fattorizzabile ma non metaciclico. Iden- tificando a con un elemento di G avente ordine 2 modulo( b4 )
e cheinsieme con b
generi G,
si ottiene il gruppo(vii).
OSSERVAZIONE 2.1. Il lemma 2.3
comporta
che unMi-2-gruppo
non fattorizzabile non contiene Q8 come sottogruppo.
Allora,
per il lem-ma 2.1 un
Mi-2-gmppo
G è non fattorizzabile se e solo seG/U2(G)
ènon fattorizzabile. In un
Mi-2-gruppo
non fattorizzabileG/U2(G)
èpertanto il gruppo di ordine 32 avente relazioni di definizione: a~’ _
=b’=c’= 1, [a, b] =c, [c, a] _ [c, b] = l.
Inparticolare G/G’
ha inva-rianti 2°‘, 2~ con a,
LEMMA 2.4. Sia G un p-gruppo,
p ? 3, di
esponente nonsuperiore
a
p2.
Se è unMi -gruppo,
G è il gruppo r~ oppure:I- -I-
DIM. Sia
G = a, b)
unMi-p-gruppo, p > 3,
di esponentep2.
Se
I G’ =
p è evidente che G è deltipo (j). Supposto i
G’ ~] >
p, ==
( aP, bP)
è ciclico di ordine p oppure abeliano elementare di ordinep2.
Se= p,
alloraI G’ = p’,
G ha classe 3 eCG(G’)
ha indicep in G. Senza ledere la
generalità
sipuò scegliere a E Cc(G’)
eb ~ CG(G’).
Allora per
p>3,
G contiene un generatore di ordine pche, poichè
Gè un
Ml-p-gruppo, appartiene
aCG(G’)
e cos G è il gruppo(jj).
Perp=3,
le eventuali relazioni di definizione di G
potrebbero
essere:~=(~==1,
£f=b3rt, [a, b ] = c, [ c, b ] = b3, [ c, a ] =1,
con 1, -1. Ma seX=O,
ba-’ è di ordine p e nonpermutabile
con c; se ct= 1, ab è di ordinep e non
permutabile
con c. Pertanto a= - 1 e G = ri . Infine sei ui(G) =p2,
G ha ordinep’
ed ègenerabile
con elementi entrambi di ordinep2
edindipendenti, (come
segue dal lemma2.1).
Ciòimplica
e conseguentemente Se
p= 3,
erisultano del
tipo (j)
e di conseguenza( G’ ~ = p.
Perp > 3,
il commu-tatore
[a, b]
trasf orma a e b inuguali potenze
altrimenti( [ a, b], ab ~
non sarebbe modulare e cos G è del
tipo (jjj).
LEMMA 2.5. Sia G un
M1-2-gruppo
nonf attorizzabile.
Se03BC(G)
3, o G coincide con r~ , r3 oppure è deltipo:
DIM. Se
~.~(G)=2
l’asserto è evidente. Sia~,(G) = 3, G = ( a, b), c = [ a, b ] . = 4,
allorae = 2 . Infatti,
se cos nonfosse,
si avreb-be e e da queste le relazioni contraddittorie
(ab)4= 1. Dopodichè
dalla relazioneb2 = ( b2)a = (cb )2 = [ b,
segue[ b, c ] =1
ecos , quando I a = 4,
G è deltipo (j). Supponiamo
adesso~ a ~ _ ~ b ~ = 23.
Se( a ) n ~ b ) =1,
G è ancora deltipo (j),
tali risul- tando Infine sia( a ) n ( b ~ ~ 1.
Per l’osservazione 2.1, è necessariamente~(~)n(&)~=2.
Formali verifiche provano chenon si è ricondotti ad uno dei casi appena trattati soltanto se G è r2 oppure r3 .
LEMMA 2.6. rl , r2 , r3 non sono
immagini omomorf e proprie
diun
lVll-p-gruppo.
DIM,
a) p=3.
Sesupponiamo
falsol’asserto,
dovrà esistere unMi -gruppo G = ( a, b ~, ~ G~===3~,
contenente unsottogruppo
normale N di ordine p tale che Per il lemma2.4,
G haesponente p3,
equindi ((~)n(6)):DN.
Ma[ a, b ] = c
ha ordine p modulo N. L’essereG un
Mi-gruppo implica
cos che[ c, a]
e[ c, b] appartengono
entrambi ad N in contraddizione conb) p = 2.
Procedimento dimostrativoanalogo
aquello seguito
in
a) .
LEMMA 2.7. Sia G un p-gruppo minimale non modulare
diffe-
rente da r~ per
p = 3
ed avente esponente noninferiore
a 2 ~ perp = 2 ,
Allora:
a)
l’applicazione G~g ~ gl’‘~ ’(~,=~,(G))
è unendomoYfismo
di G;b) ogni
elemento c di ordine p appartenente a induce su G unautomorfismo
potenza universale dellaforma
g ~ con==- ~-~( G)
ed Perp= 3 e
a=p.DIM.
a)
Siap>:3.
Se~.1(G)~2
unasemplice
verifica prova la a)(G
ha classe minore dip).
Se~.,( G) > 2,
perogni coppia
di elementi u, v di G, si ha(uv)p = upvpt
con up, vP inU~( G)
e e ciòpoi.
chè è un
Mi-p-gruppo
diesponente p2
non isomorfo a rl(lemma
2.6). Ecos ,
essendo modulare di esponentep~.t-~ ,
la 1.2implica (uv)p03BC-1 = (upvpt)p03BC-2 = up03BC-1vp03BC-1
. Perp==2
la prova viene ef- fettuata in modo simileoperando
modulo V3(G).b) Segue
immediatamente dallaa)
e dal lemma 1.2. La limita- zione a = p perp = 3
e~.1( G) ~2
ègiustificata
dal fattoche,
ad eccezione di r~ , 1gli Mi-3-gruppi
di esponente 32 hanno isottogruppi propri
able-liani.
LEMMA 2.8. Sia G un
Mi-p-gruppo
nonfattorizzabile
edifferente
da r2 e r3 per
p = 2 .
Allora:a)
sep ~ 2,
spezza sub)
sep=2,
si spezza suLJ2(G).
Dim.
a)
Sep,(G)~2,
laa)
è vera per il lemma 2.4.Supposto
> 2,
procediamo
per induzione su Sia G= (a, b )
eda j > ~
bI.
Per il lemma
2.7 ~ a ~ = p~ > p3
e, per il lemma 1.1,1 E Z( G).
Poichè laa) può supporsi
vera in segue che esiste in G un elementocon t di ordine p e non in
perchè
altrimenti anche c apparter~rebbe ad La
a)
è cos provata.LEMMA 2.9. Se G è un
Mi -p-gruppo,
G’ è abeliano deltipo pr~ p,)
con m #0 ed r,Se G è fattorizzabile oppure è un
2-gruppo
di esponentenon inferiore a 16, il lemma è vero per i lemmi 2.2, 2.3 e 2.5. Altres è vero se G ha esponente p o se G = rl . Esclusi
questi casi,
èabeliano elementare di ordine
p3
e contiene l’elemento di ordine p la cui esistenza è stabilita dal lemma 2.8. Allora per il lemma 2.1, è ciclico oppure è generato da duesottogruppi
ciclici permu- tabili. Se èciclico,
e tutto è provato. Nella secondaeventualità,
è metaciclico. Ciò per un teorema diHuppert [5]
per
p ? 3
e per ilgià
citato risultato di Ito-Ohara[8]
perp = 2,
essendogli
invarianti diG/G’
entrambimaggiori
di 1. Cos G’ è contenuto inun gruppo modulare
T= ( x,
y,z ~ ,
conxP’
=1,ed y, Allora per la
b)
del lemma 2.7 T è abeliano e di con-seguenza lo è anche G’.
DIM. DEL TEOREMA A. I lemmi 2.1, 2.7 e 2.8 provano che le
1)
e 2) sussistono in unMi-p-gruppo
di ordinedispari.
Viceversa un p-gruppo con le
proprietà 1)
e 2) è un gruppo non modulare con duegeneratori.
Allora se le1)
e2)
nonimplicassero l’appartenenza
alla classedegli Mi-gruppi,
dovrebbe esistere un p-grup- poG, p > 3,
di ordine minimo con leproprietà 1)
e2)
e con un sotto-gruppo
proprio
non modulare. L’elemento di ordine p, la cui esistenza è stabilita dalla2) appartiene
apoichè
Sia
I N [ = p,
un sottogruppo di Per la minimalità diG, G/N
è unM~-gruppo. Allora,
per il lemma 2.1, perogni
sistema digeneratori
a, b di G si haQuindi
ogni
sottogruppo massimo di G è deltipo ( M, c)
con edM/lV
metaciclico. L’essereM/N
metaciclicoimplica
p2.
Se e cosI~p2.
Da ciò:M è modulare e
quindi
anche( M, c )
è modulare(lemma 1.3).
Per-tanto T ha esponente p. Sia g tale che L’avere
( g, T)/N
unsottogruppo
ciclico di indice pimplica U,,«g,
ecos ,
perl’ipotesi
su c, è ancheT, c ) ) _ ( gp ~ . Segue
Ma allora_M è abeliano e
quindi c)
è modulare. Questo assurdocompleta
ladimostrazione.
DI M DEL TEOREMA B. Per quanto
precede
è sufficiente provare che un p-gruppo non fattorizzabile e non isomorfo a T1, r2 , r3 è mini- nale non modulare se e solo se è deltipo (xi).
a)
Necessità.Se G è un
2-gruppo
e è minore ouguale
a 3, Gè,
per il lemma 2.5,immagine
omomorfa diG(4). Supporremo
pertanto’ che se_p=2 (G’)P
è ciclico(lemma 2.9)
ed è contenuto inU3(G)
perp = 2. Allora,
perogni HçG/(G,)p2, l’applicazione
h -è un endomorfismo di H. Esistono cos due elementi a e b tali che
[(&):(G~]~2’ perp=2.
Posto[ a, b]=c,
e,
essendo (b, c) modulare, [b,
ed è inZ«b, c>).
Dalla( 1 )
(D) segue(bP)
Q(a,
>bP)
e
quindi,
essendo perp = 2,
è lecito supporre abpa-1=P s+1
jpj
s > 2 p er
p = 2.
Cos :(2) [b, c](p2) cp=bps+1
. Seb c:2
=1,in
particolare
sep~:3,
alloracP=bt’+1.
Proviamo che anche perp = 2
si possono assumere a e b tali che
cP -- bPs+
i con s opportuno. Sia infattip=2
e[b, c = b c](p2)
p 1. È necessariamenteb i = 2". G
in quanto esiste in un elemento di ordine 2 cheagisce
come c su( b ),
e cos[b, c] = b2~~-1 .
La(2)
dà¿.=b2V.-2,
per ec~=1
per Sia Poichè
1 + p
ha ordinemoltiplicativo
modulo
p"-’,
l’elementoaPv.-2-s coniuga
bP in Posto a* =al+pv.-2-s c* _ [ a*, b]
èuguale
a ct cont E CG( ~ b ) )
in quanto ,bl’c
Allora la
b (c*)P implica
1e,
cos ,
anche perp = 2
G ègenerabile
con elementi a e b tali che s > 2 perp = 2.
Per il lemma2.7, b-psc
induce su G un auto- morfismo deltipo
con Sea#p,
a+1, sia y tale cheya=1 (mod..
Postob=by
ec=[b, 2
C) si ha(a, b>=
c ei
con che induce su G l’automorfismo
Pertanto G è
generabile
con due elementi a e b tali che cp =bPS+I,
c =~= [a, b],
s >- 2 perp = 2,
e, postot = b-ps c,
si ha bt = b oppurecon
~ b’ } 3).
Da ciò è immediatoche G è isomorfo ad un gruppo del
tipo G(n)/K,
perp > 2,
K c perp = 2.
Le limitazioni su n discendono dai lem- mi 2.4 e 2.5.b) Sufficienza.
Basta verificare che
G(n)
è un gruppo minimale non modulare.G(n)
ha esponentei
ed inG(n) l’applicazione G(n) 3
~g -3 gpn-’
1 è un endomorfismo. Cos t induce suG(n)
un automorfismo potenza.Allora,
sep ? 3, G(n)
è minimale non modulare per il teoremaA. Se
p = 2, G(n)
è non modularepoichè
D8 è una suaimmagine
omo-morfa. I
sottogruppi
massimi diG(n)
hannoforma (H, t)
ove H è meta-ciclico ed
H/H’
ha invarianti entrambimaggiori
di 2. H èquindi
modu-lare
[8]
ed infine per il lemma 1.3anche ~ H, t)
è modulare.DIM. DEL TEOREMA C. Per un fissato intero
positivo n (n > 3
perp = 3,
n > 4 perp=2),
siano:G* e G sono
p-gruppi
minimali non modulari.I) ~(G*) ~ ~(G).
Il metodo che usiamo per stabilire l’esistenza diquesto
isomorfismo è essenzialmentequello seguito
da Baer nel pro-vare che
ogni
gruppo modulare non-Hamiltoniano è isomorfo ad ungruppo abeliano
[ 1 ] , [11].
Diamo ora schematicamente la dimostra- zione.Sia
c~{k ) =1-~- e~ -~- ...
@ e * il resto di modulopn:
e* èprimo
con p. Inoltre siano D ilsottogruppo
di G* generato dat},
V il gruppo ottenutoaggiungendo
a D unelemento w tale che
wpme*==apm, [w, b ] = t, [ t, Ogni
elementov di V è
esprimibile
in un unico modo nella formada’, i = i~(d ),
con deD e Poichè l’ordinemoltiplicativo
di e modulopn
èpm,
segue che
i = j
è condizione necessaria e sufficienteperchè
3) Applicando il teorema di Holder [18] sulle estensioni metacicliche le rela- zioni date possono essere completate in relazioni di definizione per G.
16
(mod. pm)
e Resta cos definito perogni v
di V un unicointero
j(v)
tale che(mod. p’n).
Poichèi
ed s è non inferiore a 2 per
p = 2,
si ha che definisce unautomorfismo di V. Si
può
vedere chef(xyf(x»)==f(x)f(y)
perogni coppia
di elementi x,
y E V.
Se in V definiamo una nuovamoltiplicazione o
po-nendo
x - y = xyf(x), V,
per laprecedente formula,
è un grupporispetto
ad o . Chiamiamo
C = ~ z~, D)
questo gruppo. Sia w’ l’inverso di w in C. Si haQuindi C è isomorfo a G~’ mediante
l’applicazione
d --~ d(d E D)
evv --~ a.
L’applicazione
identica r di V su C soddisfa l’identità-~(x)~{y) _
dove
f
è un automorfismo di V tale cheQuindi T è un « crossed » automorfismo. Esso induce un isomorfismo di
~(G*)
su£(V).
PoichèV-G,
laI)
è provata.II) ~(G*)=~(G(n)).
Si fissi perogni
sottogruppo ciclico U di ordine massimo diG*~íl~(G*)
un rappresentante tc di un generatore.L’elemento u ha ordine
pn.
Fissato uncomplemento
Hu in111(G*),
si considerino tutti iprodotti uh,
hEHu. Sia l’insiemeottenuto
operando
nel modo anzidetto. Adogni
sottogruppo ciclicoA*,
di G* resta associato un unico generatore dato da
Sia
d*
lariunione,
nel senso della teoriadegli insiemi,
di eP( G*).
Gli elementi di G* e di
G(n)
sonoesprimibili
in un unico modo nella formaSia p
l’applicatzione
di G* suG(n)
che pone incorrispondenza
elementiaventi
uguale espressione
formale 1) e sianoÈ evidente che e con
ciò, ~~(G(n)) ~.
Inoi,tre ad
ogni
sottogruppo ciclico A di ordine massimo diG(n)
viene associa-to uno ed un solo generatore dato da n A. Sia cp
l’applicazione
dit~*
sutI
definitaponendo
Proviamo che
per
ogni
sottogruppo K* di G*. Se oppure la2)
sussistepoichè
nelprimo
caso (p siprolunga
canonicamente in un iso- morfismo diG*/ un_1(G*)
su nel secondo la restrizio-ne di cp a
~~(G*)
èun’applicazione
dic~>( G*)
su che conserva isottogruppi.
SiaK* ~ ~(G’r),
Allora K* è un gruppo ci- clico di ordinep"
oppure un gruppo di ordine con unsottogruppo
massimo ciclico. Se K* èciclico,
si haIndichiamo con t* e t le
espressioni
formali 1) dirispettivamente
in G* e
G(n).
Si ha:Da
ciò, poichè
i(lemma
2.7), segue la2).
Infine se
d)
cond, i di = p,
non inUl1-1(G~~),
posto si hae da ciò di nuovo per le
1’)
la validità della2).
La2)
e la2’):
per
ogni
assicurano chel’applicazione
è un isomorfismo di
2(G*)
su~tG(n)).
DalleI)
eII)
segue che esisteun isomorfismo T di
£(G(n))
su2(G). Ogni Mi-p-gruppo
B non metaci-clico,
non isomorfo ari- ,
r2 , F3 e non avente Q8 come sottogruppo è della formaG(n)/T.
Poichè G è minimale non abeliano e Gil teorema è
provato.
3-1.
Mi-gruppi
di ordine composto.Premettiamo i
seguenti
lemmi alla dimostrazione del teorema D:LEMMA 3.1. Se G è un gruppo con tutti i
sottogruppi propri
mo-dulari,
allora(1)
G èrisolubile,
(2)
se divisibile perpiù
di due numeriprimi distinti,
G èsupersolubile,
(3)
Se divisibile perpiù
di treprimi distinti,
G è modulare.DIM.
(1)
Si osservi cheogni
sottogruppoproprio
di G è super- solubile(teorema 1.2)
e siapplichi
un noto risultato[ 6 ] .
(2)
Il gruppoG,
avendo tutti isottogruppi propri supersolubili
ed avendo ordine divisibile per
più
di due fattoriprimi distinti,
ammettela fattorizzazione:
(*) G = PK,
con P Q Gp-sottogruppo
diSylow
relativo almassimo divisore
primo
di~ G i
e Pn K= 1. SiaN P,
Poichè,
perogni primo q i i K i
e perogni q-elemento k
diK, ( k, N )
c èsupersolubile,
ilsottogruppo
N è normale in G. Osser- vando che seN = P, G/N - K
èsupersolubile,
la(2)
segue per indu- zione su .(3)
Per la(*),
se P è un fattore diretto diG,
l’asserto è evidente.Supposto G _~P
XK,
siaQ c K, Q 4: Cc(P),
unq-sottogruppo
diSylow
di G. Q è un fattore diretto di K ed
ogni t-sottogruppo
diK, t=l=q pri-
mo, è contenuto in
CG(P),
altrimenti G conterrebbe unsottogruppo
pro-prio
non modulare.Segue
G = PQ X Ki equindi
G è modulare.LEMMA 3.2. Sia G un gruppo minimale non
nilpotente.
Se i sot-togruppi
diSylow
di G sono modulari, allora:( 1)
se G è minimnale nonabeliano;
(2)
seQs c G,
C~ , con C3n inducente su 08 unautomor f i-
smo di ordine 3.
Si ricorda che se H è un gruppo minimale non
nilpotente, H = PQ, ~ IO = q’2,
con e Q ciclico.( 1 )
Se la (1) fosse falsa dovrebbe esistere un gruppoG b Q8
mi- nimale nonnilpotente,
ma non minimale nonabeliano,
di ordine mi- nimorispetto
a questaproprietà.
Se PP= 1, G sarebbe minimale nonabeliano. Pertanto G è contenuto in Sia Z J
P, , i Z i=
p.G/Z
è minimale non abeliano per la minimalità di G.Dunque P/Z
ha esponente p e,
poichè
Q centralizzaZ,
èP/Z ~ > p~.
Questa dise-guaglianza
comporta, essendo che Ma ciò è assurdopoichè P/Z
è normale minimo inG/Z.
(2)
Proviamo soltanto che P = Q8 . Ed infatti se P = Q8 X P* conP*
2-gruppo
abelianoelementare, Z(G)
conterrebbe P* e cos G = X P* risulterebbenilpotente.
LEMMA 3.3. Sia G un gruppo con tutti i
sottogruppi propri
mo-dulari e sia
I G pmqo
con p > q. Se unsottogruppo proprio
di G ènon
nilpotente,
alloraQ, I P i = pm, IO = q¢,
con P ciclico diordine
p~
oppure abeliano elementare e Q modulare con un sottogruppo massimo ciclico.DIM. Sia G un
controesempio
conprt
minimo. Poichèogni
sotto-gruppo
proprio
di G èq-nilpotente
e G non è minimale nonnilpotente,
G è esso stesso
q-nilpotente [8]
e pertantoP ~ = p°‘, j O ) I = q5.
Se Q non è ciclico deve contenere unsottogruppo
massimo~
tale cheQP
non sianilpotente.
EssendoQP
un gruppo modulare divi- sibile per due soliprimi, QP
è unP*o-gruppo
e da ciò discende imme- diatamente una contraddizione sulla scelta di G. Pertanto Q è ciclicocon
Qq c Z(G).
Se!11(P)
coincidesse conP,
dalleipotesi seguirebbe
che P è di esponente p.
Dunque
e l’esistenza in G diun
sottogruppo
modulare nonnilpotente implica
che è unP*o-gruppo.
Inparticolare
segue da ciò che P ha esponentep2.
Sia N d Pun sottogruppo di ordine p contenuto in
~(P) .
Se= p,
P sarebbeciclico di ordine
p~.
Quindi epoichè,
essendop=f=2, GIN
hasottogruppi
modulari nonnilpotenti.
Ciò comporta, data la minimalità dip«,
cheP/N
è ciclico diordine p’
oppure abeliano elementare.P/N
ciclicoimplica
QuindiP/N
è abeliano ele- mentare edN = W(P).
Dal teorema di Maschke segue ,allora che G con-tiene un
sottogruppo
normale T tale che XT/N.
TQ èmodulare non
nilpotente
tale essendo QN: ma ciò è assurdopoichè
Tè ciclico di ordine
p2.
Questa contraddizione prova l’asserto.I
p-gruppi
modulari non cicl ici con un sottogruppo massimo ciclicosono:
Q8,
igruppi
abeliani ditipo ( pn, p)
eDal lemma
precedente
segue subito ilCOROLLARIO 3.1. Sia G un gruppo con tutti i
sottogruppi propri
modulari e sia
I G l=prtqØ, p > q. Se
un sottogruppoproprio
di G è nonnilpotente
e iq-sottogruppi
non sonociclici,
G è uno deigruppi
da(3)
a
(5)
del teorema D.DIM. DEL TEOREMA D.
I)
i = Se G è minimale nonnilpo-
tente, esso, per il lemma
3.2,
è deltipo (1)
o(2). Supponiamo
che un sottogruppoproprio
di G sia nonnilpotente.
Allora p > q e G = P X Qcon P e Q come descritti dal lemma 3.3. Il caso in cui Q non è ciclico è stato
già
esaminato(corollario 3.1).
Sia Q ciclico e tale sia anche P.Se
I p i= p2,
allora PPQ è unP*o-gruppo
e G è il gruppo(6),
mentre se~
P= p,
PQP è unP’’o-gruppo
e G è(7).
Rimane da esaminare il caso in cui Q è ciclico e P è abeliano elementare non ciclico. SiaQ = ~ b )
e siaf
l’automorfismo che b induce su P. Se P non è normale minimo inG,
si vede cheI P = p2
e, indicata con{ ai , a2 }
una base opportuna diP, f
è definito da
Infine sia P normale minimo in G. Poichè pQq è un
P*o-gruppo,
si hajq=r
con r ~ 1,(mod. p).
Considerato P comespazio
vettoriale suZp ,
ilpolinomio
minimom(x) di 1
divide xq - r.Se q2 p -1,
ilpolino-
mio xq - r è
completamente
riducibile suZp
e P non è normale minimo in G.Dunque q2 X p-l.
In questo caso x~ - r è irriducibile4)
suZp
epertanto
coincide conm(x).
Poichèm(x)
divide ilpolinomio
caratteri-stico,
dimP ? q
e cos la minimalità di Pimplica I p
Da ciò segue subito che G è deltipo (9).
G ~
con p > q > t.G, supersolubile
per il lemma 3.1, èesprimibile
nella forma(PQ)T
con P e PQ normali in G eP, Q,
Tsottogruppi
diSylow
relativirispettivamente
a p, q, t. Isottogruppi PQ, PT,
e QT sono modulari e due di essi sonoP*o-gruppi
altrimenti G sarebbe riducibile equindi
modulare. Da ciò segue cheP, Q,
T sono ciclici eP 1= p. Se CG(P)
ha indiceprimo
inG,
allora PQ è ciclico di ordine pq egli
automorfismi non identici che T induce su PQ hanno ordine t e non fissano alcun elemento diPQ;
di conseguenza G è il gruppo(10).
Se invece QT è ciclico e G è deltipo ( 11 ) .
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4) Sia a uno zero di xq - r e sia
[ ~p(a) :
Alloraq2 ~ pd -1
e, poichèq2,~
p - 1, p = 1 + con (k, q) = 1. Dalla pd = (1 --E- kq)dsegue q21
dkqcioè q/d ed infine q = d.