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Isteresi nella disoccupazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Isteresi nella disoccupazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Lo studio delle differenti evoluzioni del tasso di disoccupazione `e stato al centro del dibattito di politica economica degli ultimi anni. Si sono formate fondamentalmente due correnti di pensiero. Da un lato alcuni economisti sono convinti che le differenti politiche economiche per reagire agli shock intervenuti siano la causa della discrepanza della disoccupazione rispetto al NAIRU (Non-Accelerating Inflation Rate of Unemployment). Per altri le differenze sarebbero dovute al cambiamento della struttura del mercato del lavoro, che avrebbe determinato un innalzamento del tasso di equilibrio, o tasso naturale, della disoccupazione. Il dibattito ha riguardato, negli anni ’80, soprattutto l’esistenza o meno di un unico tasso di disoccupazione di equilibrio per il quale l’inflazione non subisce accelerazioni (NAIRU). Tutta- via l’esperienza dell’ultimo ventennio, caratterizzata da una forte differenza tra disoccupazione e potenziale, sembra contraddire l’esistenza di un unico tasso di disoccupazione di lungo periodo. Per questo diversi economisti si sono concentrati nel tentativo di dimostrare che il tasso di disoccupazione naturale subisce significative variazioni nel tempo. In questo modo si sono sviluppate le teorie dell’isteresi che, legando la disoccupazione di equilibrio con la disoccupazione passata, portano di fatto alla negazione dell’esistenza di un tasso di disoccupazione invariante nel tempo. La teoria dell’isteresi pre- vede infatti che il tasso di disoccupazione, in seguito ad un shock, rimanga su un livello pi` u alto, nonostante le cause, che ne hanno determinato l’aumento vengano rimosse.
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Impatto delle variabili globali sulla  previsione dell'inflazione: una verifica  empirica per il caso statunitense

Impatto delle variabili globali sulla previsione dell'inflazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Il tasso di inflazione è una misura della velocità con cui aumentano i prezzi. Insieme al prodotto interno lordo (PIL) e al tasso di disoccupazione è una delle variabili macroeconomiche più importanti per la misura dell’andamento di un sistema economico. Per farci un’idea dell’importanza di una corretta previsione del tasso d’inflazione, basti pensare che alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti hanno proposto leggi che prevedono che la FRB (Federal Riserve Bank) mantenga l’inflazione sotto controllo, leggi tra l’altro già in vigore in alcuni stati europei (N. G. Mankiw, 2004). In macroeconomia la teoria quantitativa della moneta descrive il tasso d’inflazione come una variabile perfettamente controllata e stabilita dal detentore del potere di offerta di moneta, ossia dalla banca centrale. Ma nella realtà questa teoria non tiene conto di due punti:
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Curva di Phillips versione Blanchard e Gall:una verifica    empirica per l'economia statunitense.

Curva di Phillips versione Blanchard e Gall:una verifica empirica per l'economia statunitense.

La verifica empirica del modello si basa su dati provenienti rispettivamente:dal sito della Federal Reserve Bank of Philadelphia per quanto riguarda le aspettative di inflazione, per quanto riguarda l’inflazione anticipata di un periodo è stata eseguita su l’inflazione realizzata (trimestrale annualizzata) calcolata con il deflatore del pil, mentre il tasso di disoccupazione è il tasso di disoccupazione annualizzato.

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Rilevanza del canale d'offerta nella trasmissione della politica monetaria una verifica empirica per il caso statunitense

Rilevanza del canale d'offerta nella trasmissione della politica monetaria una verifica empirica per il caso statunitense

La curva di Phillips da quasi 50 anni è uno dei modelli maggiormente usati per la previsione del tasso di interesse. Nel 1958 Phillips, analizzando dei dati relativi alla Gran Bretagna, si accorse dell’esistenza di una relazione tra tasso di inflazione dei salari e tasso di disoccupazione.

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Globalizzazione e suoi effetti sull'inflazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Globalizzazione e suoi effetti sull'inflazione: una verifica empirica per il caso statunitense

Il motivo fu che in quel periodo il forte aumento del prezzo del petrolio aveva provocato un cambiamento nel modo in cui si formavano le aspettative. Prima, data un’inflazione attesa pari a zero, una diminuzione della disoccupazione comportava ad una diminuzione dell’offerta di lavoro sul mercato, portando ad un aumento dei salari nominali e quindi ad un incremento dei prezzi dei beni e servizi. Invece in questo caso, l’aumento dei prezzi era stato provocato da un aumento dei costi delle materie prime, con un conseguente adeguamento dei prezzi dei beni e servizi, ma non dei salari, e quindi perdita di potere d’acquisto da parte dei lavoratori. Venne perciò a modificarsi il metodo con cui venivano formati i livelli degli stipendi. I salari variavano in base alle aspettative di perdita di valore della moneta, ed a differenza di quanto avveniva in passato, l’inflazione attesa iniziò a venire considerata crescente, anziché tendenzialmente tendente a zero. Di conseguenza l’inflazione diventò permanente e con incrementi annuali e la relazione venne modificata in modo tale che considerasse questa variazione.
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La nuova curva di Phillips: una verifica empirica 
del modello di Galì per gli Stati Uniti.

La nuova curva di Phillips: una verifica empirica del modello di Galì per gli Stati Uniti.

Il modello è molto diverso da quello che ci si poteva aspettare, infatti O¶inflazione dei prezzi filtrata mantiene il segno positivo, ma la variabile negativa non è il tasso di disoccupazione al tempo (t) ma quello al tempo (t-1), tuttavia la stima risulta significativa. La percentuale di variabilità spiegata è alta, 45%, e i coefficienti sono molto significativi, tranne la stima del tasso di disoccupazione non ritardato che non lo è affatto. Anche in questo caso è presente una non-normalità dei residui, ciononostante i parametri sono stabili. I residui sono incorrelati, il che depone a favore della validità delle stime trovate; O¶unica autocorrelazione significativa presente è quella DOO¶ottavo lag, che ritengo però trascurabile. Come abbiamo osservato nel modello precedente che presentava lo stesso problema, se ristimiamo il modello eliminando la variabile non significativa i coefficienti risulteranno tutti significativi; e questo vale anche per i modelli seguenti.
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Google insight for search e previsione della disoccupazione: applicazione ragionata al caso italiano

Google insight for search e previsione della disoccupazione: applicazione ragionata al caso italiano

Inoltre è presente la variabile relativa al GI che come abbiamo visto in precedenza segue abbastanza bene la serie della disoccupazione sia per quanto riguarda il trend sia per la componente stagionale. Si suppone quindi che questa variabile fornisca un informazione aggiuntiva del livello del processo. Questo salto dipenderà ovviamente dal livello del GI. Vista la natura del Google Index ossia una variabile facile da reperire e costantemente aggiornata è ragionevole utilizzarla al tempo t in modo tale da usufruire delle informazioni aggiornate.

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Ruolo dei componenti della domanda aggregata nella spinta all'inflazione: una verifica empirica

Ruolo dei componenti della domanda aggregata nella spinta all'inflazione: una verifica empirica

L'economista neozelandese Alban William Phillips, nel suo contributo del 1958 ³The relationship between unemployment and the rate of change of money wages in the UK 1861-1957 ´ (La relazione tra disoccupazione e il tasso di variazione dei salari monetari nel Regno Unito 1861-1957), osservò una relazione inversa tra le variazioni dei salari monetari e il livello di disoccupazione QHOO¶HFRQRPLDEULWDQQLFD . Analoghe relazioni vennero poi osservate anche in altri paesi.

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Shock alle aspettative e ciclo economico: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Shock alle aspettative e ciclo economico: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Una cosa da notare è che in questo meccanismo un ruolo importante è giocato da , anzi più precisamente è fondamentale il fattore scalare c posto davanti a esso, cioè ̱ሺͲǡ ሻ, perché tanto più c è piccolo tanto più il rapporto r è elevato e viceversa. Inoltre questa matrice di varianza e covarianza del termine d’errore è aggiustata in modo da ottenere un tasso di accettazione dei valori compreso tra il 23% e il 40%. Si sceglie questo intervallo di accettazione per evitare di cadere nei due casi estremi: quello di accettare sempre o di rifiutare sempre. Infatti, se accettassimo sempre, perderemmo probabilmente troppo tempo sulle code e quindi rifiutiamo un po’ sulle code per accettare di più nella parte alta della distribuzione. Nel caso opposto invece, cioè quello di rifiutare sempre, riusciremmo solo a trovare la moda della distribuzione a posteriori ma non saremmo in grado di disegnare il resto della distribuzione che è invece l’obiettivo di questo metodo di simulazione.
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Prezzo delle case e consumo:una verifica empirica per gli Stati Uniti

Prezzo delle case e consumo:una verifica empirica per gli Stati Uniti

Nel caso dei beni non durevoli la non significatività dei prezzi è un po’ più accentuata: cinque regressioni su 14 testate presentano un p-value elevato (senza contare la regressione riportata in tabella 2 dove appunto, includendo tutte le variabili esplicative, i prezzi delle case erano gli unici ad essere non significativi).

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Legge di Okun: una verifica empirica per gli Stati Uniti, 1967-2006

Legge di Okun: una verifica empirica per gli Stati Uniti, 1967-2006

L’obiettivo della nostra analisi dati è la stima dei coefficienti dell’equazione 3), caratterizzata dalla variabile dipendente (y) produzione e dalle quattro variabili indipendenti che ricordiamo essere: c indicante la capacità produttiva, l indicante la forza lavoro, u il tasso di disoccupazione e h la media settimanale delle ore di lavoro effettuate dai lavoratori. Questa analisi metterà in evidenza l’esistenza (o meno) di una dipendenza delle variazioni della produzione nei confronti non solo della disoccupazione, ma anche delle altre variabili precedentemente elencate e da molti non considerate nella teoria proposta da Okun.
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Regole di politica fiscale:una verifica empirica con dati
italiani.

Regole di politica fiscale:una verifica empirica con dati italiani.

A questo punto la riduzione del debito non era pi` u prorogabile, soprattutto se l’Italia voleva entrare nella nascente Unione Monetaria Europea. Infatti secon- do il Trattato di Maastricht, il rapporto deficit/PIL doveva essere sotto il 3%, e il rapporto debito/PIL sotto il 60 %; e nel caso questi parametri non fossero stati rispettati, bisognava dimostrarsi in grado di avvicinarsi il pi` u velocemente possibile.

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Confronto tra modelli predittivi per l'inflazione: una verifica empirica per USA.

Confronto tra modelli predittivi per l'inflazione: una verifica empirica per USA.

In questa tesi si cerca di studiare i modelli usati per fare una corretta previsione sul fenomeno dell’inflazione statunitense e sull’effetto su di essa di alcune variabili. I modelli che verranno utilizzati in questo lavoro per tale scopo sono: la curva di Philips, e il Var.

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Impatto del mercato immobiliare usa sulla politica monetaria europea: una verifica empirica

Impatto del mercato immobiliare usa sulla politica monetaria europea: una verifica empirica

La crisi che ha colpito la realtà americana è da ricercare in prima istanza nella crisi del mercato immobiliare USA. Negli ultimi dieci anni tutti i maggiori paesi industrializzati hanno visto crescere in modo considerevole l’indebitamento delle famiglie, specialmente negli USA. Debiti contratti per svariati motivi, beni di consumo, automobili e appunto case. I consumi in questo caso consentono alle imprese di ampliare le produzioni e il loro volume di vendita a fronte di un ruolo delle banche identificato come motore di questa economia. Banche e

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Dal capm al conditional capm: una verifica empirica su titoli italiani

Dal capm al conditional capm: una verifica empirica su titoli italiani

Nella seconda parte verrà trattato il modello del Conditional CAPM con alfa e beta variabili. Per questo modello si valuterà in particolar modo se le variabili inserite influenzano l’alfa di Jensen o l’esposizione al rischio di mercato dei titoli. Anche in questo caso si utilizzeranno delle rappresentazioni grafiche su finestre rolling per valutare il comportamento del modello nel tempo.

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Verifica empirica del modello di stock picking su indicatori di analisi tecnica.

Verifica empirica del modello di stock picking su indicatori di analisi tecnica.

Sono state considerate solamente le date dal lunedì al venerdì ed in caso di festività infrasettimanali è stato riportato il prezzo della chiusura precedente. Inizialmente è stato considerato ciascun anno separatamente, in modo da determinare le combinazioni di parametri migliori a seconda della fase del mercato, poi i risultati ottenuti sono stati cumulati (ove questa operazione è stata possibile) per considerare l’intero periodo (9 anni) e determinare quindi le combinazioni ottimali anche per un lungo arco di tempo, orizzonte di riferimento tipico per la maggior parte dei fondi comuni di investimento.
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"Ciclo elettorale e politica fiscale: una verifica empirica per gli Stati Uniti"

"Ciclo elettorale e politica fiscale: una verifica empirica per gli Stati Uniti"

Nel tentativo di perfezionare questo secondo modello, sono stati apportati dei cambiamenti alla variabile share(t-i). Nell’esempio appena citato si è considerato i=0 (ovvero si è voluto mettere in risalto il “presente”, non ritardando dunque tale variabile). Effettuando però varie regressioni con “i” variato da 1 a 9 i risultati non sembrano migliorare. Anzi. I valori dell’Adjusted R-squared (benché per i=1,2,4 risultino identici allo 0.864 dell’esempio non ritardato) decrescono costantemente, seppur in quantità minima. Per quanto riguarda invece la significatività della variabile politica, questa non sembra seguire un andamento preciso (i valori minimi si hanno in corrispondenza di i=5 (0.725) e i=2 (0.782) anche se risultano in ogni caso fortemente non-significativi) 8 .
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Differenze di comportamento tra bce e fed, una verifica empirica con regola di Taylor

Differenze di comportamento tra bce e fed, una verifica empirica con regola di Taylor

Anche in questo caso la variabile del tasso di interesse ritardato e quella dell’infl_core, risultano significative e la statistica R 2 migliora nettamente, un motivo in più per preferire questo modello al precedente sono i valori dei criteri di Akaike e Schwarz, molto più bassi. In particolare, al di là della già commentata rilevanza dell’inflazione attesa in termini differenziali, l’attenzione al ciclo economico sembra essere relativamente più alta da parte di Francoforte.

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Regole di Taylor ed indicatori finanziari: una verifica empirica per gli Stati Uniti

Regole di Taylor ed indicatori finanziari: una verifica empirica per gli Stati Uniti

L’output risulta significativo sia con uno che con due ritardi rispetto alla dipendente; la somma dei due coefficienti è comunque maggiore di 0 e l’incidenza di tale variabile sul tasso [r]

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La teoria del reddito permanente: una verifica empirica su dati campionari italiani

La teoria del reddito permanente: una verifica empirica su dati campionari italiani

Nel formulare le varie regressioni, utilizzo come principale variabile indipendente il reddito corrente, preso nella sua forma logaritmica, che rappresenta una variabile fondamentale, senza la quale non sarebbe possibile confrontare le differenze del tasso di risparmio per i vari gruppi di individui a parità di reddito. Vale a dire che senza la variabile indipendente logaritmo del reddito, le conclusioni delle regressioni perderebbero di significato e sarebbero inutili ai fini della verifica della validità delle ipotesi del reddito permanente. Infine nelle regressioni vengono impiegate varie variabili dummy, le quali sono rappresentative di vari gruppi di famiglie, create secondo alcune caratteristiche socio-demografiche che possiedono la qualità di caratterizzare il comportamento dei rispettivi risparmi.
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