A NNALI DELLA
S CUOLA N ORMALE S UPERIORE DI P ISA Classe di Scienze
F ERNANDO B ERTOLINI
La teoria algebrica della misura e della integrazione, e suo rapporto con la teoria classica
Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Scienze 3
esérie, tome 11, n
o3-4 (1957), p. 225-247
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E DELLA. INTEGRAZIONE,
E SUO RAPPORTO CON LA TEORIA CLASSICA
FERNANDO BERTOLINI
(a Roma).
In
un’opera postuma
di recentepubblicazione ([1]),
C. CA.RA.THÉODORY espone una teoria «algebrica »
della misura e dellaintegrazione,
che risultapiù generale (almeno potenzialmente)
della ordinaria teoriaquale
s’è venutaconfigurando
inquesti
ultimi anni(cfr.
ad es.[2], [3], [4], [5], ecc.) ;
la dif-ferenza essenziale tra le due teorie
può
esserformulata,
nei suoi terminipiù semplici,
cos :dato un a-anello di sottoinsiemi d’un dato insieme
ambiente,
lateoria ordinaria ,studia le funzioni d’insieme non
negative e
numerabil-mente additive definite
su A (funzioni
« misura»),
nonchè certe funzioni dipunto
individuateda A (funzioni
i«~nisurabili»);
dato un reticolo booleano
generalizzato 92,
numerabilmentecompleto
edotato d’elemento
nullo,
la teoriaalgebrica
studia lefunzioni
definite su~ ~
nonnegative
e numerabilmenteadditive,
nonchè certi enti[detti
«fun-zioni di
luogo »
= « Ortsfunktionen », ed introdotti con i soli mezzi della teoria deireticoli]
l’ufficio deiquali
èanalogo
aquello
delle funzioni misu- rabili dipunto
nella teoria ordinaria.È
evidente aprima
lettura che la teoria ordinaria rientra(almeno
po-tenzialmente)
inquella algebrica
come casoparticolare ;
uncontroesempio
dello stesso C. CARATHÉODORY mostra
poi
che le due teorie non sonoequi-
valenti. Si pone allora la
questione :
come vamodificata la
teoria ordinaria perottenere,
ove siapossibile,
una teoriaequivalente
omagari più generale
diquella algebrica ?
Nel
presente
lavoro sirisponde completamente
a taledomanda ; preci-
samente si fa vedere
che,
per ottenere una teoriaequivalente
aquella
diC.
CARATHÉODORY,
basta indebolireopportunamente
leipotesi
sul sistemad’insiemi e modificare in conformità la definizione di funzione misura-
bile. La teoria
cos
ottenuta pare altrettantosemplice
diquella ordinaria,
e dà iinlidea esatta della entità della
generalizzazione conseguita
daC. CARATHÚODORY.
Veniamo ad esporre ora a
grandi
linee la teoria ordinaria della misurae della
integrazione, generalizzata
al modo accennatodianzi,
e confrontia- mola passo per passo con la teoriaalgebrica.
,1. Il sistema
fondamentale d’insiemi. È assegnato
un insieme am-biente X
(il
cui elemento o« punto » generico
indicheremo conx)
ed unsistema
A
di sottoinsiemi di X(insiemi
« fondamentali»)
verificante le pro-prietà seguenti :
1) sfl è
chiuso alleoperazioni
di unione(u)
e di inter-sezione(n) finite,
nonchè
rispetto
allaoperazione
didi ferenza (-) ;
2)
data una successione d’insiemifondamentali,
esiste sempre00 ,
un insieme
fondamentale
contenente UAn ,
e tragl’insiemi fondamentali
con-n=1
00 00
,
tenenti U An ve n’è uno
U An « congiunzione »
della succes-n=1
sione ossia tale che :
(tale congiunzione
è univocamente determinata da Si osserviquanto
segue.a)
.L’insieme vuoto Q~ èfondamentale ; infatti,
se è A si hab)
Data una successione d’insie1nifondamentali,
tragl’insiemi fondamentali
contenuti in00
ve n’è uno « massimo »
n An (interferenza»
n=1
della successione
difatti,
detto B un insieme E.~
e contenente, abbiamo :
se allora si
ha, successivamente,
il che
appunto
prova che l’interferenza cercata in modoanalogo potrebbe provarsi
chee)
caso che la successione consti di nonpiù
di due elementi distinti A eB, appartenenti
a avremoossia
congiunzione
einterferenza finite coincidono, rispettivamente,
con unione e intersezionefinite..
d)
Datil’insieme fondamentale
A e la ~ successioned’insiemi,
purefon- damentaLz, (A,&)- 1
9 si ha :Dimostro la
(ii).
la dimostrazione della(i)
essendoanaloga.
Inprimo luogo
si ha e
quindi
perogni
indicek;
ne segue
ed infinecondo
luogo, posto
si ha successivamenteper
ogni
yquindi
ed in-fine .
Con ciò la
(ii) è completamente
dimostrata.e)
Gli assiomi(1)
e(2),
ydunque,
in virtù delle osservazioni prece-denti,
caratterizzanos!l
come un reticolo d’insiemi(rispetto
alla relazione d’inclusione c intesa come relazione d’ordine E delreticolo,
erispetto
alleoperazioni -
e o dicongiunzione
edinterferenza)
booleanogeneralizzato,
dotato d’eleiiiento nullo e nunaerabilmente
conùpleto ; inoltre,
inA
l’elementonullo è l’insieme
vuoto,
e nel caso finito le si identifi-cano colle
operazioni n , u rispettivamente.
2.
Confronto
tra il sistemafondamentale d’insiemi A
el’anello fondamentale
di somi diC. Carathéodory.
A base della suateoria,
C. CAR9.THÉODORY considera
(1)
un reticolo booleanogeneralizzato
nu-merabilmente
completo
e dotato di elementonullo (2).
Gli elementi del reti- colo92 («
somi»)
possono essere di naturaqualsiasi,
inparticolare
sipuò
assumere come reticolo il sistema d’insiemi
nl
introdotto alparagrafo precedente :
la teoriaalgebrica può dunque
essereparticolarizzata
al casoR=A
Vogliamo
dimostrare inquesto paragrafo
che taleparticolarizzazione
èsolo
apparente,
e chesupponendo
sistematicamente92 === ~
la teoria nonsarebbe meno
generale.
In base ad un noto risultato di teoria dei reticoli
(3),
al reticolo distri-butivo
R (quale
che sia la suanatura) può
sempre associarsi un insieme ambiente X’ ed un sistemaA’
di sottoinsiemi diX’,
in modo che:i)
assunta in come relazione d’òrdine Ellínelusione c , -ci’
risultaun reticolo isomorfo
ad 92 rispetto
a talerelazione,
equindi rispetto
alleoperazioni
di interferenza econgiunzione ;
ii)
infl’
l’interferenza e lacongiunzione finite
si identificanorispet-
tivamente con la intersezione e 1’unione finite.
Dimostriamo ora che
fl’ può
essere preso in modo da soddisfare le condizioni(1)
e(2)
che nelparagrafo
1 sonoimposte
al sistemaA.
( )
Cfr.[1],
assiomi 1 - 4, pp. 18, 19, 20 e 24, che appnnto caratterizzano i reticoli booleanigeneralizzati,
nnmerabilmente completi, con elemento nnllo.(2) In
[1]
la congiunzione tra d e B è indicata con -4-~
B , l’inter- ferenza con AB anziché à i , B; nel caso nnmerabile è usato inveoedi 1
k k
IIAK
invece din .Âk;
la relazione d’ordine E del reticolo cT è indicata con C , k"
k
(3) Cfr.
[6],
teor. 20’ 1, p. 106. Si può prendere la totalità degli ultrafiltripropri di
Cf2,
associando ad ogniÌ~
l’insieme A’ degli ultrafiltri propri contenenti 1.1) In primo luogo, possiede
un elementonullo
0’(in quanto 0~
neè
dotato),
ossia un sottoinsieme di X’ contenuto in tuttigli
insiemi appar- tenenti ad-2i’; questo
elemento nullo è uni vocamente determinato. Adogni
insieme A’ E
A’
associamo Finsieme A’- 0’ ;
al variare diA’,
l’insiemeA’ - 0’ descrive un sistema d’insiemi tale che :
i)
assunta come relazione d’ordine E l’inclusione c, y esso risulta unreticolo isomorfo ad
A’
equindi
ad92 (difatti,
per A’ E B’ E si haA’ c B’
quando
e soloquando
è A’ - 0’ c B’ -0’,
essendo 0’ contenutosia in A’ che in
B’) ;
ii)
in esso l’interferei za e lacongiunzione
finite si identificanorispettivamente
con la intersezione e l’unione finite(difatti,
persi ha
e
quindi
necessariamente si ha B" =B",
A", , .B" = A" u .B"per
iii)
il suo elemento nullo0"
non è che l’insieme vuoto 0(difatti
èSi conclude
che,
senza alcunarestrizione, possiamo
supporreeguale
all’insieme vuoto
già
l’elemento nullo difl’ (in
caso contrario basterà sosti- tuireA’
con in ciò chesegue).
2)
Laproprietà (ii) implica
che il sistei ias/l’
sia chiuso alla unione ed alla intersezioitefinite ;
avendopoi supposto
0’ =ø ,
ne segue ches/l’
è chiuso anche
rispetto
alladifferenza (difatti
la differenza tra dueinsielni,
C’= A’-B’,
è caratterizzata dallaproprietà ~ = 0 ~
C’ u B’ =B’ ;
detti A e B i somi
corrispondenti
in92 rispettivamente
ad A’ eB’, posto D=A-B,avremo
-D’ , B’ == j6~ A’ per il
corrispondente
di D ins/l’,
1)’ : si conclude C’ _=D’eA
3)
Data una successione(A’,)’,
di insiemi del sistema dettoAn
il soma che in92 corrisponde
adA~ (rc = 1 , 2 , ...),
y detto A’ l’insien e00
che in
fl’ corrisponde
al soma avremo:11=1
in
quanto
dalla segue perogni
indice lc ;
iii)
se ed è detto B il soma che in92 corrisponde
all’insieme
B’,
avremoAn
E B perogni indice n,
equindi
u
da cui A’ c B’,
8. Annali della Scuola Norm,. Sup. - Pisa.
Si conclude che A’ è
congiunzione (in
dellasuccessione (
In conclusione :
non soltanto è vero che il sistema di
soddisfa gli
assiomiche C. CARATHÉODORY
iinpone
al reticolo di somi astrattiC’f2;
ma è vero altres che
qualunque
ieticolo di sarriisoddisfacente gli
assiomi di C. CARATHEODORY èisomorfo (rispetto
alla relazione d’ordineE
equindi rispetto
alla interferenza 7-, ed allacongiunzione i)
ad unsistema d’insiemi
vei-ificante gli
assiomi(1)
e(2)
delparagrafo
1(nel
sistema come relazione d’ordine va intesa l’inclusione
e) .
L’assunto è
pienamente provato.
3.
Funzioni d’insieme fondamentale
efunzioni
misura.Dopo quanto esposto
alparagrafo 2,
è evidente che le definizioni ed i risultatiesposti
in
[11
possonoapplicarsi
e(rispettivamente)
dedursisupponendo
sistemati-camente senza
perder
digeneralità.
Perquanto riguarda
il conte-nuto dei
capitoli I,
II e V di[1] (funzioni
di somi = funzioni cl’insierne fon-damentale,
9 e funzionimisura)
nonsi ottengono con
ciò sostanzialisemplifi-
cazioni
logiche (a differenza.
diquanto riguarda
-il contenuto deicapitoli III, 1V9 VI2 e
sgg. di[1]),
ma soltanto unamaggiore
intuitività del discorso.Le definizioni e i risultati
principali
sono iseguenti.
DEFINIZIONE. Una funzione reale
d2insieme,
,u(A),
definita sul sistemaR (e
suscettibile anche dei valori - co ,+ oo)
si dice unafunxione
misuraquando :
ii)
dati ad arbitrio l’insieme B EA
e la successione d’insiemi pure Esfl ,
dalla relazione segue sempre ladiseguaglianza
JDalle condizioni
(i)
ed(ii)
segue subito cheogni funzione
gnisui-t è nonnegativa
eDEFINIZIONE. Data una funzione misura
~C (A) ,
si dice(p) ogni
insieme y chegoda
dellaproprietà seguente :
preso ad arbitrio uninsieme allora
é p
iSi dimostra che :
(a) gli
insiemi mi-sui-abili(,u)
costituiscono un siste1na chiuso alleoperazioni
didifferenza
nonchè dicongiunzione
einterferenza numertbili,
suA; pertanto
il sistemaverifica gli
assiomi(1)
e(~)
delpa1’agrafo 1;
(4) Ammesso, beninteso, che la serie 7
converga, o diverga, assolutamente
(b)
alti-ettaitto_può
dirsi per il sisteii adegli
insiemi A E sil per i=
0,
nonchè per il sistema insiemi di misuraa-finita (ossia eguali
allacongiunzione
d’una successione ci’insiemi misurabili(p),
per ciascuno dei
quali
!-~ èfinita) ;
(c) inoltre,
i sistemi sono contenuti nel sistema e su sono chiusi alla relazione(sistemi
i « e edital’i >> sn(d)
lafunzione
misura p(A)
risulta itumeí-abilme ite additiva suossia,
data una successione( An)°° 1
d’insiemi iitittuaií e ttedisgiunti
e misura-bili
(p),
y si(
Eccetera.
Si
deve’
osservare in tutto ciòsoprattutto
una cosa :questa
teoria èperfettamente analoga
aquella ordinaria,
con la sola avvertenza di sosti- tuire «congiunzione »
e « interferenza » nurnerabili l dove nella teoria ordi- naria sono 1’unione e la intersezione numerabili.Una seconda osservazione è
questa.
La teoria ordinaria è stata costruita auchepartendo
da un ó-anello d’insiemi(sistema
numerabilmenten-completo)
anzichè
partendo
da un a-anello(sistema
nnmerabilmentecompleto,
ossiav ~
L’analogo
consisterebbe nel porre inluogo
dell’assioma 2 delparagrafo
1 ilseguente, più debole,
2’)
data una(A,,)w 1
d’insiemifoitdaiiieittali,
tragli
insie-00 00
mi
fondamentali
contenuti in nAn ve
uno massimon («
interferenza »n=1
della successione
data),
e modificare in conformità i risultati(a), (b), (c)
e(d)
diquesto paragrafo.
La cosa è
perfettamente fattibile,’
come osserva lo stesso C. CARA-THÉODORY
(v. [1],
pp.148-149) ;
i ci siamo attenuti alla formulazione(2)
delparagrafo
1 al solo scopo di ottenere una teoria direttamente confrontabilecon
quella
effettivamente costruita in[11.
’Una osservazione
più
o meno dello stesso tenore dellaprecedente
vafatta a
proposito
dell’introduzione di, funzioni misura di segnoqualsiasi (cfr. però [1],
cap.X,
p. 274 esgg.).
4. Le funzioni di
punto fondamentali.
Per definire1’operazione
diintegrazione,
C. CA.RA’1’HÉODORY si serve della nozione(piuttosto
vrtificiosa ’e poco
intuitiva)
di funzione diluogo »
= «Ortsfnnktion »,
di cui tratta(5) Cfr. r5].
(6) A
( f y]
indica, al solito, quel sottoinsieme di A sn cui è f y; analogamente (7) f n g (f u g) rappresenta quella funzione che, per ciascun x E A y ha valoreegnale al minimo (al massimo) dei d118 numeri f (x) e g (x).
in
[1],
capp. III e IV. Se siprende 92 == gt ,
si ha il notevolevantaggio
di
poter impiegare~
invece diqueste
« funzioni diluogo »,
certe funzioni dipunto
individuate del sistema ciò che consente unamaggiore
intuitività nellatrattazione,
facendosi a meno dei faticosialgoritmi
introdotti in~1~~
cap. IV.
Introdotto al
paragrafo
1 il sistemafl degli
insiemifondamentali
introduciamo in
corrispondenza
la classe9X
delle funzioni dipunto
« fon-damentali ».
Una funzione di
punto f
si dirà « fondamentale » se :1) il
suo insieme didefinizione
A èfondantentale ;
2)
pe1.ogni
numero reale y esiste almeno un insiemefondamentale A f (y)
tale - cheovvero, in altre
parole,
tale cheimplichi
Sussistono i teoremi
seguenti :
I..È fondamentale ogni funzione costante, definita
.su un insiemefonda-
mentale. Banale.
II. Dato un nU1ue’fO
finito
di insiemifondamentali, Ai,
i.A 2 ~
9 ...9An ,
9è
fondanaentale qualsiasi funzione definita
suA2
u , , ,An
e costantesu ciascuno
degli
insiemiA 1 , A2 ,
... ,An.
Banale.III. Date due
funzioni f
e g, ent’ra1ubefondamentali
edefinite
sítllliitsieme
A ,
risultanofondamentali
a,nche lefunzioni f n
g e g(1).
Difatti si
ha,
perogni
yreale,
ed è
IV. hate due
funzioni f
e g, enti,ambefondamentali
efinite
sull’in-sieme A di
definizione,
risitltaitofondamentali
lefunzioni f +
g edf
g ,- f,
e
(se
è g(x) ~
0 in tuttoA) llg (8).
(8) Con f + g, f , g , - f ed
1/g
si intendono quelle funzioni che, per ciascun x E A,hanno rispettivamente il valore f (x) + g (x), f (x).g (x), - f (x) e
1/g
(x). Analogamenteper f - g ecl
flg.
1)
-f
E $ difatti siha~
perogni y reale,
e
quindi
2)
E95 ; difatti,
si ha(essendo
sempre g(x) # 0)
e
quindi
3) f -~- g E 9N ;
i per dimostrarlo fissiamo ad arbitrio il numero reale y.Prendiamo in
primo luogo
un x EA ,
tale che siaf (x) + g (x)
y; pos- siamo allora trovare due numeri razionali u e v tali da aversif (x) u ,
g
(x) v , 2c + v
y ; ne segue che è x EA f (u) n Ag (v),
y u-+- ro
y ,e
quindi
’
In secondo
luogo, prendiamo
apiacere quattro
numeri razionalicon
it + v y r + s ;
necessariamente sarà~~ r
ovverov s,
equindi
ovvero
Ag (v) c Ag (s),
y inogni
casodata l~arbitrarietà di u, v, r, 8 , avremo successivamente
Quest’
ultima relazionepermette
dicompletare
la dimostrazione della tesi(3), provando
che èdifatti,
se in unpunto
x di A si ha ,possiamo
trovaredue numeri razionali r ed s tali da aversi
In conclusione per
ogni
numeroreale y
si ha.(con u, v, r, s razionali)
4) f . g
E9K.
Se le due funzionif
e g sono entrambe nonnegative
su
A
9 la dimostrazione èanaloga
aquella
della tesi(3) ;
se ciò nonaccade, ponendo
2013j~..~-2013~L~
equindi
iIl teoremi. IV dimostra in sostanza che la totalità delle funzioni finite
fondamentali,
definite su un dato insiemeA,
9 è chiusa alleoperazioni +, -,
, X , : , definite nel modopiù ovvio,
con la solitaeccezione,
perla
divisione,
che il divisore non assuma in A il valore zero.Il teorema III dimostra che la totalità
9MA
delle funzioni fondamentalisu un dato insieme A E
y costituisce un reticolo
rispetto
alla relazione d’ordine E cos defiuita(in
modoovvio) :
f E g significa f g,
ossiaf (x) g (x)
perogni x
E A.In tale reticolo la
congiunzione
i e1’ interferenza,,
finite s’identificanorispettivamente
con leoperazioni
u e n .(9) Con 0 s’è indicata, al solito, la funzione denticamente nulla; è ovvio che
f +,
f -,9+2
9- sono oon negative. ,Il reticolo risulta anche
completo numerabiliiiente,
coine dimostra1
seguente
teoremaV. Data
successione (f.)"O 1
difunzioni fondainentali, definite
sullo~tesso insieme
A,
9tra le
funzioni fondanientali
su Amaggioraníi
la successione ve n’è una00
minima
I ( fsz «congiunzione »
della successione( fn)a°° 1) ;
n=1
tra le
funzioni fondameníali
stc A minoranti la successione ve unamassima
n
n=1In «
interferenza » dellasuccessione };=1).
In altre
parole
esistono duefunzioni fondarnentali
edefinite
suA ,
tali che
")
se ovvero ne segue,tivamente,
ovveroDimostriamo la metà del
teorema,
eprecisamente completezza
numerabile del reticolo l’altra metà essendo
analoga.
00 °
Per costruire la
funzione U in,
consideriamo perogni punto x E A,
il
grnppo @ (x) degli
insiemi fondamentali contenuti in ...4. e contenenti x(11),
e
poniamo
1)
Fissato il numero reale y, dalladiseguaglianza g(x)
ysegue 1’esistenza d’un insieme
fondamentale B,
contenuto in A e contenentex, tale che sia e
quindi
(10) Con s’intende qnella funzione che, per ciascun x E ~. , y assume valore egnale all’estremo superiore
(inferiore)
della successionenumerica 1
Cfr. [5], pag. 6 e sgg..
dunque
In secondo
luogo,
fissato il numeroreale y,
y dallasegue
subito,
perogni indice n,
e perogni quindi
da
cui, immediatamente,
dunque
c.d.d.Fissiamo ad arbitrio x E A ed il nnmero reale y mag-
giore di g (x) ;
come abbiamo visto alpunto precedente,
dalla g(x) y
segue e da
questa
segue per la arbitrarietàdi y, l’assunto è
provato.
3)
Se allora è anche gf.
Per provarciò,
essendoche è
su tutto
A ,
basterà mostrareMa,
con lo stessoragionamento
delpunto (1),
perogni
numero ymaggiore
di
f (x)
abbiamo x EA f (y)
c A[ f y],
equindi
lim"f (z) y :
perz
su 9 (x)
la arbitrarietà
di y
segue l’assunto.In conclusione
ponendo
si soddisfano lecondizioni
dell’enunciato,
lequali
d’altronde non ammettonopiù
d’ unafunzione che le soddisfi.
In modo
analogo
avremoOSSERVAZIONE. Si
noti,
che nel dimostrare ilpunto (3)
del teor.V ~
nonchè
1’analogo
relativo alla funzione si èprovato
che :allora si ha per
ogni
x E A.OSSERVAZIONE. Si noti ancora che il teorema V consente di introdurre le
seguenti
nozioni dilimite,
perqualunque successione fn ~~ 1
di funzioni fondamentali sullo stesso insieme A :Il teorema V ha dimostrato
che,
dato un insieme fondamentaleA ~
9il reticolo
MA
è numerabilmentecompleto ;
il teoremaseguente
dimostrache esso è
(a
meno diisomorfismi)
il minimo reticolo numera~bilmente com-pleto
contenente come elementi le funzioni fondamentali «costanti a tratti»su A.
VII. Daio l’ insieme
fondamentale
A e lafunzione f E
esisteuna
successione fn ~~ 1 di funzioni
E tali che :i)
per ciascun indice n, sipuò decomporre
A nell’unionefinita
d’ insiemi
fondanientali,
su ciascuno deiquali fn
siacostante;
VII’. Dato l’insieme
fondamentale
A e lafunzione f
E esisteuna successione
difunzioni
E tali che :i)
per ciascun indice n, sipuò decomporre
A nella unionefinita
diinsiemi
fondamentali,
su ciascuno deiquali fn
.siacostante;
Dimostro solo il teorema
VII,
l’altro essendoanalogo.
Aquesto fine, sia
una successione di numeri reali densa su tutto 1’assereale,
eponiamo,
per ciascunindice n,
yÈ
immediato che per ciascun indice n siha
D’altra
parte,
perogni
x E A e perogni
numero y minore dif (x) ,
. esiste un indice k tale da aversi y
/(~) ? ~ quindi (teor. VI)
esisteun insieme
fondamentale B,
y contenente x e contenuto inA,
y tale da aversi ykf (z)
perogni z
EB ;
ne segueda cui
data l’arbitrarietà di y, 9 si conclude
È opportuno qui
osservare che l’insieme delle funzioni fondamentali«costanti a tratti » su un dato insieme fondamentale
A ~
5 è chiuso alleoperazioni
di intersezione e di unionefinite,
equindi
costituisce un reticolo subordinato a01lA.
Concludiamo
questo paragrafo
notando che la teoriaqui
delineata delle funzioni fondamentali èperfettamente analoga
alla teoria ordinaria delle funzionimisurabili,
con la sola avvertenza di sostituire « funzione inter- ,ferenza » e «funzionecongiunzione »,
l dove nella teoria ordinaria com-paiono, rispettivamente,
«funzione estremo inferiore » e «funzione estremosuperiore »
d’una successione di funzioni.5. Funzioni
fondamentali
efunzioni
diluogo : confronto.
Veniamoora a dimostrare
l’eqnivalenza
tra la nozione di « funzione diluogo »
diC. CARATHÉODORY e
quella
di« fnnziqne
fondamentale» introdotta alparagrafo 4,
sempre ammettendo di averposto A
inluogo
di92
nellateoria «
algebrica
».Secondo C.
OARA1.’HÉODORY,
una funzione diluogo g ,
definita sulsoma
(=
insiemefondamentale)
A si individuaassegnando
una scala disomi
[S~ (y)]
contenuti inA,
ossia unalegge
che adogni
numero realeimproprio y
facciacorrispondere
un insieme fondamentale(y)
cA ,
y conla
proprietà
chedalla
y’ __ y"
seguasempre (y’) (y").
Cominciamo con lo stabilire il lemma :
I. Fissato in A il
purcto
x, e data la scala di somi(y)] L
contenutiin
A ~
y si ha(12) Al solito, sup
( y : (y) }
designa 1’estremo superiore dell’ insieme dei numeri (reali impropri) y tali che x ~ eco..Poniamo per abbreviazione :
1 )
Se preso un valore y taleche y > y >
y, avremmox ~ S~ (y)
econtemporaneamente x E S~ (y).
2)
Se d’altraparte
fosse yy ,
y esisterebbe un numero uy
con x E
~5~ (u),
e di conseguenza un altro numero vmaggiore
di ucon
x ~ S, (v) ;
avremmo allorail che è assurdo.
Si
conclude y = y , c. d. d..Ne segue il teorema
11. Data la scala di somi
(y)]
contenuti in A Esil,
èfondamentale
la
funzione f, definita
suA,
laquale generico punto
x di Aassume
il coí iune valore di
’
, Difatti per ciascun
punto
x E A avremo cheimplica,
Bx ~ S, (y) , implica
ne segne, con le notazioni del
paragrafo 4 ~
5ed il teorema è dimostrato
ponendo A f (y)
=8, (y).
Dalla definizione stessa di funzione fondamentale segue che
III. Data un’arbitraritt
funzione fondanrae7itale f definita
suA ,
essapuò
ottenersi sempre da unaopportuna
scala di somi(contenuti
inA)
al modoindicato dal teorema
precedente.
Date su un medesimo insieme fondamentale A due scale di
somi, (y)]
e(y)] ,
C. CARATHÉODORY dice che èquando,
perogni coppia y’
edy"
di numeri reali(impropri),
dalla dise-guaglianza y’ y"
segue 1’ inclusione(y’) (y").
Ebbene,
sussiste il teorema :IV. Date due scale di somi
(y)], (y)]
contenuti nell’insiemefon-
damentale
A ,
sianof
e g le duefunzioni
che siottengono rispettizamente
dacon il
procedimento
del teorema II.Dalla segue allora
f
g, e viceversa.Per dimostrarlo
premettiamo
il lemma :V. Nelle
-ipotesi
del teoremaIV,
la condizione(a)
« perogni coppia
di numeri reali uv ~
si haequivale
alla condizione(b)
«perogni coppia
di numeri reali u v e perogni
g(x)
zcimplica f (x)
v ».1) (a) implica (b); difatti,
se(b)
fossefalso,
vi sarebbe unpunto
x E A ed una
coppia
di numeri reali u v con g(x)
u e vf (x) ,
quindi
x ES1p (u) (v) :
neseguirebbe
9e la
(a)
sarebbe falsa.2) (b) implica (a) ; difatti,
se(a)
fosse falso vi sarebbe unpunto
x E A ed una
coppia
di numeri reali uv
tali che x E(2~) e x ~ S~ (v)
equindi g (x) u ~ v f (x),
edinfine g (x) f (x) ;
neseguirebbe
l’esi-stenza di altri due numeri reali i-
s
con g(x) r,
y sf (x),
e la(b)
risulterebbe falsa.Con ciò il lemma V è dimostrato.
Veniamo ora alla dimostrazione del teorema IV. La
relazione [
(y)] equivale
a direche,
perogni coppia
di numeri reali uv
si haper il lemma V ciò
equivale a
direche,
in ciascunpunto
x E
A ,
lag (x) S u implica f (z) _ ~
perogni coppia
di numeri realiu
C v ;
per l’arbitrarietà di u e v, ciòequivale
a dire che èsu tutto
A,
9 c. d. d..Possiamo
venire, infine,
al risultato fondamentale diquesto paragrafo.
Considerando
equivalenti
due scale di somi(y)]
ed(conte-
nuti nello stesso insieme A E
A) quando
sih,a
ad untempo
C. CARATHÉODORY chiama «funzioni di
luogo »
definite su A Esil.,
leclassi di
equivalenza
in cui la totalità delle scale di somi contenuti in A vieneripartita.
Ma il teorema IV dimostra che due scale di somi sonoeuqivalenti
se e solo se ilprocedimento
indicato dal teorema II associa loro la stessa funzionefondamentale ; quindi
si ha :VI. Fissato l’insieme A E
A,
la totalità dellefunzioni
diluogo
de-finite
su Aforma, rispetto
alla di ordine" un
reticoloisomorfo
a
quello
dellefunzioni fondameittali definite
in A.OSSERVAZIONI.
1).
Poichè la definizione di limite di una successione di funzioni reali fondamentali ovvero diluogo può
esser data mercè il solouso della relazione d’ordine
,
y dal teorema VI segue che il sistemadelle funzioni di
luogo
definite su A è isomorfo ad9MA ,
y ancherispetto
alle
operazioni
Lim’ e Lim"(che
in sono state definite nella os-n-00
’
servazione
prima
del teorema VII delparagrafo 4).
2).
Peranaloga ragione
il sistema9MA
è isomorfo al sistema delle funzioni diluogo
suA ,
ancherispetto
alleoperazioni
«modulodi »,
«parte positiva
di » e«parte negativa
di ».3).
Data una funzione diluogo 99
definita su ed un insiemefondamentale B c
A ,
la teoriaalgebrica
chiama «funzione tracciadella 99
su B »
quella funzione V
diluogo
che è definita su B ed ammette la scala di somi[B n S, (y)] ;
maalla y
ilprocedimento
del teorema II associauna
funzione g ,
che sull’insieme B coincide con laf.
Ciò dimostra che 1’ isomorfismo che ci interessa sussiste ancherispetto
allaoperazione
di« traccia ».
6.
Ancora sul confronto
trafunzioni
diluogo
efunzioni
fondamen-tali. Resta ormai da dimostrare nient’altro che l’isomorfismo aritmetico
(ossia rispetto
alleoperazioni +, -, X , : )
tra il sistema delle funzioni finite diluogo
equelle
delle funzioni finitefondamentale
tutte aventi lostesso insieme di definizione A E
fl .
Per le funzioni di
luogo,
C. CARA1’HÉODORY introduce leoperazioni
valendosi del concetto di estremo
superiore (ed inferiore)
sul soma B cA ,
5d’ una funzione di
luogo
definita nel somaA ,
y secondo la definizioneseguente :
Data una
funzione di de.1inita in
A E si dice « estremo - supe- riore(inferiore)
di g~fondaTi1entale
B c A » il numero(B) (il
numero a,(B))
datodallleguaglianza
’
(13) Al solito,
[S~
(y)J indica una scala di somi relativa alla g~.Dimostriamo
dunque
il teorema :I. Data una
funzione
dilitogo p, definita
in A EA,
dettaf
la cor-rispondente funzione foridarraentale (14),
si ha .per
ogni
insiemefondamentale
B contenuto in A.Basterà ovviamente dimostrare la
prima eguaglianza,
l’altra essendoanaloga.
1)
Se fossesup f (x) :
x EB ~ C ~~ (B) +
oo , y sipotrebbero
trovare due numeri reali u, v tali che
da cui segue sia la relazione B c
Af (u)
=Sp (u),
y siaPimplicazione
« sesi concluderebbe che è assurdo.
2)
Se fosseesisterebbe un numero reale u tale che
e
quindi
nuovamenteil che è assurdo.
3)
Se fosseesisterebbe un numero reale u tale che
e
quindi
esiste unpunto
x E B per cuie
quindi
ne
seguirebbe
di nuovo B cS, (u)
eS~ (u),
y il che è assurdo.Il teorema è dimostrato.
(14) Con le notazioni dei paragrafo 4 e 5 possiamo porre
Af
(y)= S
(y), per ogni y.OSSERVAZIONE. Questo
teorema Igiustifica
la definizione di C. CARA- THÉODORYper (J5)
e(B).
Si osservi come venga eliminata natural- mente una bizzarria notevole dellateoria algebrica : funzioni
di
luogo
valori.1
Secondo la teoria
algebrica,
una funzione diluogo g
assume ilvalore
y
quando
si ha , ossiaquando
v’è un in-sieme fondamentale sii cui la
corrispondente
funzionef
sia identicaad y : perchè 99
non assuma alcun valore(secondo
C.CARATHÉODORY)y
basta dun- que che in ciascun insieme di livello dellaf
non sia contenuto alcun in- siemefondamentale # z .
Dopo
il teorema1,*
la dimostrazione dell’isomorfismo aritmetico tra le funzioni fondamentali finite è aportata
di mano. Mi limito al solo casodella
operazione +, gli
altri essendoanaloghi (con qualche
difficoltà do- vuta al segno, nel caso della X edelle
cheperò
si risolveseparando parti positive
eparti negative).
’
Siano date due funzioni di
luogo finite,
g~ e y , sullo stesso insieme fondamentaleA , siano f
e g lecorrispondenti
funzioni fondamentáli. Perun teorema di C. CARATHÉODORY
(16),
esiste una ed una sola funzione diluogo x ,
definita suA,
y verificante la condizioneper
ogni
B fondamentale e contenuto inA ;
ciòsignifica,
per il teoremaI,
e per i risultati del
paragrafo precedente,
che esiste una ed una sola fun- zione fondamentaleh ,
definitasu A ,
verificante la condizioneper
ogni
B fondamentale e contenuto inA,
perogni x
EB; h,
natural-mente,
è la funzione clie incorrisponde
a x . Ma lafanzione f + g
verifica la condizione
imposta ad h,
ydunque
si haf + g
= h.’
L’isomorfismo
rispetto
allaoperazione +
è dimostrato.Analogamente
per le altre tre
operazioni,
y con le dovute cautele.OSSERVAZIONI FINALI. Nel
capitolo IV, pag.121
e sgg., di[1],
vengonoconsiderate altre maniere di « comporre » tra loro
più
funzioni diluogo,
oltrele
quattro operazioni delParitmeticaf;
ma è ormaibanale,
che il discorso(15) Cfr.
[1],
p. 86.(16)
[1],
p. 108.tenuto in
questo paragrafo
aproposito
dellaoperazione +
sipuò appli-
care in
generale
a tutte le altre« leggi
dicomposizione »
considerate da C. CAP.ATHPODOJTY: non vi insisteròpiù
alungo.
î . Le
funzioni misurabili (u)
e la nozione diintegrale.
I due para-grafi
5 e 6 ci consentono di sbarazzarci della nozione di funzione diluogo (e quindi,
del contenuto deicapitoli
III e IV di[1]),
erimpiazzarle
con lefunzioni
fondamentali,
con i teoremi delparagrafo
4.Seguendo
ora le tracce del cap. VI di[1],
dedicato allaintegrazione,
avremo le
definizioni
e i risultatiseguenti.
DEFINIZIONF,. Assegnata
lafunzione
misura ,u, si dirà misurabile(u) funzione
dipunto f verificante
leseguenti proprietà :
i)
ède, finita
su un ’insieme A misurabile(,u) ~
ii)
perogni
real e(improprio)
y esiste un insiemeA f (y)
misu-rabile
(,u)
tale cheChiamiamo l’insieme delle funzioni misurabili
(,u) (definite
su
A). È
evidente che,
1) Ogni funzione
iiiisitrabile(,u)
èfoitdaiiieittale,
ossia c2)
Per i risultati delparagrafo
2 e le definizioni delparagrafo 4,
lefunzioni
misurabili(,u~
non sono altro che lefnnzioni rispctto
al sisteiita
degli
insie1ui misurabili(,u) ,
assititto come« fondcr,mentale
».3)
Per i risultati delparagrafo 3,
la interferenza e lacongiunzione numerabili,
nonchè la differenza su sil subordinano leoperazioni
diegual
nome su di conseguenza, in virtù dell’osservazione
precedente : i)
Dato unfinito
d’insiemi misurabili(,u) A 1,
9~l 2 ? ... ~
9 è misurabile(,u) qualunque funzione definita
suAi
vA2 ~ . , , ~ An
e costante suciascun insieme
A ~ ~ A2 , ... , An (cfr.
teorr. I e II delparagrafo 4).
ii)
.L’insieme 1 dellefunzioni
misurabili(,u)
suA,
9 è chiuso alleoperazioni
diinterferenza
e dicongiunzione numerabili,
equindi
aquella
dipassaggio
allimite,
su(cfr.
teorema III e V delparagrafo 4).
iii) Qu(tlunque funzione (,u)
èegu(tle
allacongiunzione (inter- ferenza) nitmerabile,
sucm A,
di una successione difunzioni
inisui-abili(,u)
« costanti a
tratti » (cfr.
teor. VII e VII’ delparagrafo 4).
iv)
Il sistema dellefunzioni finite,
misurabili(~c)
suA ~
9 è chiuso alleoperazioni +,
X , -- , :(con
la solita eccezione che il divisore non deveessere mai nullo su