A NNALI DELLA
S CUOLA N ORMALE S UPERIORE DI P ISA Classe di Scienze
L EONIDA T ONELLI Salvatore Pincherle
Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Scienze 2
esérie, tome 6, n
o1 (1937), p. 1-10
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SALVATORE PINCHERLE
Il 10
luglio
dello scorso anno, mentre il solevolgeva
altramonto,
moriva inBologna
Salvatore Pincherle.Matematico
insigne, Egli
aveva dedicato tutta la vita allafamiglia,
allascuola,
glla
scienza;
edesempio
costante di mirabileoperosità,
avevaatteso,
fino all’ultimogiorno, agli
studiprediletti.
Aveva sempre avuto a norma della Sua vita ildovere,
la
giustizia, la bontà ;
e la Sua scomparsa ha lasciato inconsolabili icongiunti,
ha
colpito
dolorosamente eprofondamente amici, colleghi
ediscepoli
- aiquali Egli
fu Maestro di scienza e di virtù civili - ed è stata unagravissima perdita
per la matematica.
Nato a Trieste 1’ 11 marzo
1853, frequentò
le scuole medie aMarsiglia,
ovela Sua
famiglia
erasi trasferita. Nel 1870 si inscrisse all’ Università di Pisa ed entrò nella R. Scuola NormaleSuperiore,
nella quale restò fino al1874,
annoin cui
consegu
la laurea in scienzefisico-matematiche,
discutendo una tesi « Sullesuperficie
dicapillarità
», che venne subitopubblicata
nel « Nuovo Cimento ».Dopo pochi
mesi ottenne anche ildiploma
di abilitazioneall’ insegnamento.
Nel 1875 ebbe la cattedra di matematica nel R. Ginnasio-Liceo di
Pavia,
incui
insegnò
con moltapassione
e congrande
efficacia sino al 1880. Vinto unposto
diperfezionamento
all’estero,
durante 1’ anno scolastico 1877-78 lasciò tem-poraneamente
1’insegnamento
per recarsi aBerlino,
ovesegu
conparticolare
inte-resse i corsi di E.
Kummer,
L. Kronecker e C.Weierstrass ;
e furono sopra tutto le lezioni del Weierstrass che suscitarono in Luiquelle
idee equelle
tendenze che dovevanopoi
dominare tutta la Sua attività di ricercatore e di Maestro.In
seguito
a concorso, nellaprimavera
del 1880 ottenne la cattedra universitariae fu nominato
professore
di analisialgebrica
egeometria
analitica nell’ Università di Palermo. Sul finire dello stesso anno futrasferito,
conservando lo stesso inse-gnamento,
all’ Università diBologna,
allaquale
restòpoi
devotamente fedele per tutta la vita. Nel 1912passò
alla cattedra di calcoloinfinitesimale,
che lasciò nel 1928 per collocamento ariposo
avendoraggiunti
i limiti di età.Del Suo fervore per la scuola si ebbero subito a
Bologna segni
manifesti. LaAnnali della Scuola Norm. Sup. - Pisa. 1
sezione matematica dell’ Ateneo
bolognese
nonpossedeva
ancora, nel1881,
tuttigli insegnamenti
necessari per lalaurea;
maEgli,
insieme con1’ Arzelà,
seppe ottenere chequesti insegnamenti
venissero istituiti. E con Suagrande
soddisfa-zione,
nel 1882 1’ Università diBologna
confer per laprima
volta una laurea inmatematiche pure.
Dopo
ilcompletamento
della sezionematematica, Egli
ebbe suc-cessivamente vari incarichi di
geometria superiore,
analisisuperiore,
matematichecomplementari ;
e fu anche incaricato di conferenze perquella
scuola dimagistero che,
pergli
attualiordinamenti,
ora non esistepiù.
Della nuova scuola matematica
bolognese, Egli
fu uno deimaggiori
Maestri.,Salito assai
presto
in alta fama comescienziato,
fu Maestro autorevole e instan-cabile ;
e seppeinsegnare
con arte finissima e congrande
abilità didattica le dot- trinepiù astruse,
rendendole accessibili ancheagli
allievi diintelligenza
menopronta. Negli insegnamenti
delprimo
biennio della sezionefisico-matematica,
che,sono comuni
agli
allieviingegneri
ed a coloro che si avviano per la scienza pura, seppe tener sempre ungiusto equilibrio,
soddisfacendo ilpiù possible
alle
esigenze degli
uni edegli altri;
e fu sempreprofondamente
convinto che anchegli ingegneri,
sevogliono
esser veramentetali,
devonopossedere
una solidacultura matematica.
Preparava
le Sue lezioni con minuziosa cura, e le dettavapoi
senzaesitazioni,
senza
pentimenti,
e in modo tale che si sarebberopotute
senz’ altroraccogliere
e
pubblicare.
Nei corsisuperiori,
destinati ai matematicipuri, profondeva
i tesoridella Sua vasta cultura.
Ogni
anno cambiava1’ argomento
dellelezioni,
chesvolgeva
dense di
pensiero,
ricche dicontenuto,
cercando di far conoscere ai Suoi scolari numerosi e vasticapitoli
dell’ analisi e dellageometria,
di condurli verso ipiù
recenti risultati
raggiunti
inquesti campi,
e di suscitare in essi il desiderio del sapere ed anchequello
della ricerca e dellaconquista personale.
Ma la Sua attività di Maestro non si limitava alle lezioni. Fuori della scuola
era sempre a
disposizione
dei Suoiallievi,
ben felicequando qualcuno
ricorrevaa Lui per
delucidazioni,
perconsigli
o perporGli
dellequestioni
da risolvere. Ed aigiovani che,
anchedopo
lalaurea,
si tenevano vicini aLui, suggeriva
conti-nuamente nuovi
argomenti
di studio e diricerca;
liguidava
nei lorotentativi
li incitava a perseverare nei loro sforzi
quando qualche
grave difficoltà minacciava discoraggiarli,
e faceva s che essi sigiovassero largamente
della Suagrande
erudizione.
Da
questa
Sua opera di MaestroEgli
trasse molte soddisfazioni epotè
alla fine vantarsi di aver condotto alla cattedra universitaria numerosi
discepolir
Ma
potè
anche avere la certezza di esser sempre statoseguito
da tutti i Suoi scolaricon ammirazione ed amore;
perchè,
sebbeneEgli
si fosse sempre tenuto lontana da eccessiveindulgenze
e nonostante lagiusta
severità dei Suoigiudizi,
tutti iSuoi allievi videro sempre in Lui non soltanto lo
scienziato
ma anche 1’ educatore~e 1’ Uomo dal cuor d’ oro che sapeva ricambiare il loro affetto con altrettanto
3 affetto. Ed essi tutti serberanno sempre per il venerato Maestro
imperitura
rico-noscenza.
Del Suo attaccamento alla scuola diede nuova prova
quando,
allontanato dal-1’ insegnamento
ufficiale per collocamento ariposo,
volle continuare con lezioni econferenze la Sua
preziosa
collaborazione ai lavori del Suo Istituto diMatematica,
Istituto che
Egli
aveva diretto per tanti anni e che l’Università diBologna,
in riconoscimento delle Sue altebenemerenze,
avevagià
intitolato al Suo Nome.Anche la Sua
operosità
scientifica Gliprocurò
vive soddisfazioni emolteplici
riconoscimenti. Ancor
giovane,
nel 1889ebbe,
diviso inparti uguali
conLuigi Bianchi,
ilpremio
reale dell’ Accademia dei Lincei per lamatematica, premio
cheallora veniva dato per la
prima volta;
e nel1928, quando
dovette lasciare la cattedra che aveva illustrata per tantianni,
Gli fuassegnato
dal Comune di Bo-logna
ilcospicuo premio
Sacchetti. Fu uno dei XL della Società Italiana delleScienze;
socio della R. Accademia deiLincei;
accademico benedettino della R Accademia delle Scienze dell’Istituto dBologna;
sociocorrispondente
della R.Accademia delle Scienze di
Torino,
del R. Istituto Lombardo di Scienze eLettere,
del R. Istituto
Veneto,
dell’Accademia Pontaniana diNapoli;
socio straniero dellaRoyal Society
diEdinburgo,
dell’Accademia delle Scienze diBaviera,
e diquella
di
Coimbra ;
membro onorario della Società Elvetica delleScienze,
delle società matematiche di Mosca e diCalcutta ;
dottore « honoris causa » dell’ Università diOslo ;
membro delConsiglio
Nazionale delle Ricerche e delConsiglio
direttivodel Circolo Matematico di Palermo. Fu
più
volte Preside di Facoltà e Presidente dell’Accademia delle Scienze diBologna ;
e fu pure membro delConsiglio Supe-
riore della Pubblica Istruzione e condirettore
degli
« Annali di Matematica ».Nel 1922 fondò l’Unione Matematica
Italiana,
di cui fupresidente
sino a tuttoil
1932;
econtemporaneamente
fondò anche il « Bollettino dell’ Unione », che diresse sino alla Sua morte.Nel
1924,
durante ilCongresso
internazionale dei matematici diToronto,
fueletto con
magnifica
votazione Presidente dell’ Unione MatematicaInternazionale,
carica che lasciò
spontaneamente
nel 1928dopo
averpresieduto
ilCongresso
inter-nazionale dei matematici di
Bologna.
Aquesto Congresso,
che era stato da Luiorganizzato superando
abilmentemolteplici difficoltà, intervennero,
per laprima
volta
dopo
la guerramondiale,
scienziati di tutti ipaesi;
el’importanza
dei lavoriche vi si svolsero è
ampiamente
documentata nei seigrandi volumi, pubblicati
per Sua cura, che ne
raccolgono
le discussioni ed i risultati.Nel febbraio 1929 il Suo
giubileo
accademico venne celebrato con un’indi- menticabile manifestazione dadiscepoli, amici, ammiratori,
iquali
vollero farGlipalesi
i loro sentimenti di venerazione e di affetto. Epiù tardi,
nel1934,
in occa-sione del Suo 600 anno di
laurea, l’Accademia
delle Scienze di Monaco e l’Uni- versità e la Scuola NormaleSuperiore
di Pisa Gli inviavanomessaggi
di ammira-zione e di
augurio.
EdEgli
ne rimaneva commosso. Eranodegli
estimatori lontaniche si ricordavano a Lui e rendevano
omaggio
allo scienziatoillustre;
ed eraanche la Scuola nella
quale Egli
aveva mosso iprimi passi
nella ricerca scien- tifica che si dimostravaorgogliosa
dell’ antico allievo. Ilquale, precisamente
inquella Scuola,
avevaimparato
che la vera cultura nonpuò restringersi
alla cono-scenza di un solo ramo del sapere.
Egli, infatti,
diingegno pronto
e dotato digrande
facilità diassimilazione,
non soltantosegu
sempre con molto interessegli sviluppi
delle scienzepiù
strettamente affini alla matematica e tutte le scienzenaturali,
ma conobbe assai bene laletteratura,
lastoria,
lafilosofia,
le scienzesociali. Ebbe pure una
larga
cultura artistica e amò in modoparticolare
lamusica,
s che
fu,
sinoagli
ultimi Suoigiorni,
unappassionato
e fine esecutore alpia-
noforte.
Di animo estremamente
sensibile,
e sempre incline allabontà,
fuesempio
didomestiche e civili virtù. La Sua innata
gentilezza,
lasignorilità
dei Suoimodi,
la Sua
grande modestia,
la Suaarguta parola,
il sorriso con cuiaccoglieva
amicie conoscenti non
potranno
mai essere dimenticati daquanti
ebbero la fortuna diavvicinarLo. Fermo nelle Sue
convinzioni,
non tentò mai diimporle agli altri;
evitò sempre
gli aspri
contrasti e non ebbe nemici. Di sentimentiitalianissimi, sospirò lungamente
la redenzione della Sua terra ; equando
neiprimi giorni
delnovembre 1918
potè
rientrare nella SuaTrieste,
finalmenteitaliana,
parve trasfi-gurato, ringiovanito. Negli
anni dellagrande
guerra,Egli
si rammaricava conti- nuamente di nonpoter
essere, per la Sua etàavanzata,
un soldato fra i soldatid’ Italia ;
ma seppeugualmente
rendersiutile,
dedicandosi alle opere di assistenzacivile,
cosicchè fu uno dei benemeriti della Casa del Soldato diBologna.
La Sua attività di ricercatore ebbe inizio con la tesi di laurea
(1874),
dedicataalla determinazione della forma delle
superficie
libere dicapillarità
di variliquidi
e delle relative costanti di
capillarità;
determinazioneproseguita poi
in altrolavoro, pubblicato
anch’ esso nel «Nuovo Cimento ». Daqueste indagini, riguardanti più
la fisica che la matematica e che diedero subito una buona prova delle Sue atti- tudini alla ricerca
scientifica, Egli passò agli
studi di matematica purapubblicando
alcune Note sulle
superficie
d’area minima e sulleequazioni algebrico-differenziali
ed entrando
poi
subito in uno deicampi
dell’Analisi cheEgli
ebbe acoltivare,
in
seguito,
brillantemente per tutta la vita : la teoria delle funzioni. Mostrò coscome nello studio delle funzioni
doppiamente periodiche
possa esservantaggioso
il
prendere
le mosse dalle funzioni amoltiplicatore;
e pocodopo sviluppò
inun
apprezzatissimo saggio
i fondamenti della teoria delle funzioni analitiche secondo iprincipi
di C. Weierstrass. Eraquesta
laprima
volta che le idee delWeierstrass,
che il Nostro aveva sentite esporre a Berlino dal
grande analista,
venivano fatteconoscere in Italia. Da
queste
ideeEgli
trasse succo vitale per tutte le Sue ulterioriricerche ;
purtuttavia,
e nonostante 1’ incondizionata ammirazione da Lui sempre conservata per ilWeierstrass,
non si rese mai schiavo delle idee delMaestro,
5 riconoscendo sempre
l’importanza
e1’ utilità,
nella teoria delle funzionianalitiche,
anche di altri indirizzi.
°
Questi
primi lavori,
subitoapprezzati,
Gli fruttarono la cattedra universitaria.Giunto a
Bologna, allargò
immediatamente il campo delle Suericerche,
lequali,
continuate senza interruzione per oltre mezzosecolo,
Gli procurarono sicurae
larga
rinomanza. Taliricerche,
che si svolseroprevalentemente
nel dominio della variabilecomplessa
e che si orientarono in granparte
versogli sviluppi
in serieed il calcolo
funzionale, riguardano (tralasciando gli argomenti minori)
i sistemidi funzioni e
gli sviluppi
in serie ordinati secondo le funzioni di un datosistema,
~
interpolazione, gli
ordini di infinito e lesingolarità
dellefunzioni,
i sistemi ricor-renti,
leequazioni
alle differenzefinite,
le frazioni continue e lorogeneralizza- zioni,
iproblemi
diiterazione,1’ inversione degli integrali
definiti e le trasformazioni diHeine,
diEulero,
diLaplace-Abel,
le funzionideterminanti,
la teoria sintetica delleoperazioni
funzionali distributive.Merita di essere subito rilevato che in alcuni fra i
più
antichi Suoi lavori trovansi delle considerazioni di caratteregenerale, riguardanti
i fondamenti del-l’Analisi,
che sonopoi
diventate di uso corrente. Cos in una Memoria del 1881 è dato il concetto di sistema di funzioni limitate nel loroinsieme,
e, in un’ altradel
1893, quello
di funzione deipunti
di un dato insieme. E nel lavoro «Sopra
alcuni
sviluppi
in serie di funzioni analitiche »(1881)
viene pure stabilitauna
proposizione generale (della quale
il Pincherle ha anche indicato alcuneimpor-
tanti
applicazioni) equivalente
all’ormai classico teorema dicopertura,
da moltiricordato sotto il nome di teorema di
Heine-Borel-Lebesgue.
Considerate le serie della forma
E cp,,(x)f,,(x),
sotto svariateipotesi
per i due sistemi di funzioni analitichecpN(x)
efy(x), Egli
cercaquali
siano le funzioni rego- lari per x=0 che ammettono unosviluppo
diquesta forma,
e ne studia ipunti singolari
in relazione conquelli
dellefy(x).
Piùtardi, generalizzando
unaproprietà degli sviluppi
in serie dipolinomi
diLegendre,
mette in evidenza la relazione esi- stente tra le curve di convergenza delle serie ordinate secondo le funzioni di unasuccessione data
y~,~(x)
e la natura della funzionegeneratrice
delley,,(x). E,
inqueste ricerche,
ottiene dei sistemi di relazioni cherappresentano
unaprima
estensioneall’infinito della teoria dei
determinanti;
rileva lapossibilità degli sviluppi
dellozero,
già
incontrati dal Frobenius in un casoparticolare ;
stabilisce per laprima
volta i
rapporti
fra leproprietà
della serie03A3 anxn
equelle
dell’ altraE %.
n.,
Passando a
sviluppi
di altra natura eprecisamente
aquelli
in serie di fatto-’
riali e loro
generalizzazioni immediate,
stabilisce molte interessantiproprietà degli sviluppi
particolarmente
per quantoriguarda
le condizioni di convergenza,gli sviluppi
dello zero, i
rapporti
con la serieprietà
alle seriepiù generali
e
poi
estendeparte
diqueste
pro-sotto
opportune
condizioni per la successione ai, a2,...., ottenendo risultati chegeneralizzano quelli precedentemente conseguiti
dal Frobenius e da altri autore Studia anchegli sviluppi
in serieprocedenti
secondo le derivate successive d una datafunzione,
e mostra cheessi,
contrariamente aquanto potrebbe
aprima
vista
ritenersi,
si estendono a classi assai estese difunzioni;
mostra pure che talisviluppi permettono
dirappresentare 1’ integrale
diun’ equazione
differenziale lineare a coefficienti analitici e con secondomembro,
ilquale dà,
insieme con lesue derivate successive il sistema delle funzioni con cui lo
sviluppo
si forma..
Allargando
il campo delleindagini
relativeagli sviluppi
in serie ordinati se-condo le funzioni di un dato
sistema,
è condotto a riconoscere che fra leproprietà essenziali,
lequali
caratterizzanoquei
sistemi che consentono dimeglio
appro- fondire lo studiodegli sviluppi indicati,
è la ricorrenza lineare. In conseguenza diciò, Egli
esaminaampiamente
leproprietà generali
dei sistemiricorrenti,
perpotere poi
affrontare e risolvere lequestioni
fondamentali diquesta
teoria. Trattatorapidamente
il caso della ricorrenza lineare delprimo ordine,
nello studio diquella
del secondo ordine viene a trovarsi in presenza
dell’ algoritmo
delle frazioni con-tinue
algebriche,
ilquale
Gliimpone particolari
ricerche. Passapoi
al casopiù complesso
epiù
interessante delle relazioni ricorrenti di ordinequalunque;
enell’esame di
questo
casoEgli giunge
adun’importante generalizzazione
dellefrazioni continue
algebriche, generalizzazione
ottenuta pocodopo
anche da ungrande
analistafrancese,
C. Hermite. Nella discussione diquesti problemi sottopone
ad una minuziosa
indagine l’equazione
alle differenze del terzo ordine(dalla quale
si passa senza nuove serie difficoltà
all’equazione
di ordinequalunque)
e peressa pone un concetto
fondamentale, quello
diintegrale distinto,
che sipresenta
come
generalizzazione
del valore di una frazione continua e che è caratterizzato dal fatto che il suorapporto
adogni
altrointegrale dell’ equazione
tende a zeroper n - cxJ.
Da
queste
ricercheEgli
è indotto a studiareripetutamente
alcunioperatori,
fra i
quali quello
che il Casorati avevaproposto
di indicare col simbolo 8 e che i matematici francesi avevanogià
chiamato 1’« état varié »; ed è pureportato
alumeggiare l’importanza
delleequazioni
differenziali nellagenerazione
deisistemi
°
ricorrenti.
Assai
più
tardi eseguendo
un ordine d’ idee moltodiverso,
sirivolge
ai pro- blemid’iterazione,
considerati sia nel campo reale sia inquello complesso.
Studiain tal modo le
equazioni
funzionali diBabbage
e diSchroeder;
ma risultatipiù
interessanti ottiene in alcuni
particolari problemi
d’iterazione « ingrande »
delle7 funzioni
razionali.
coiquali
precorre le ricerchepiù generali
delJulia,
del Fatou~ del Ritt. E
degno
sopra tutto di nota è ilfatto,
da Lui messo inluce,
che ipolinomi
Y~ diSerret,
iquali
risolvonol’equazione F~2013~ ~-1+~-2== O,
sonole iterate d’indice
r= log2 n
della funzione x2 - 2.Per
quanto
le ricerche di cui si è fatto cenno sin qui siano notevoli e val- gano da sole ad assicurare al Pincherle unposto
molto onorevole fra i matematicidegli
ultimicinquant’ anni,
pure i risultati di granlunga più importanti,
da Luiottenuti
si riferiscono al calcolofunzionale,
sia perquanto riguarda particolari operazioni funzionali,
sia per la Sua teoria sintetica delleoperazioni
funzionalidistributive,
allaquale
dedicò molte Memorie ed ancheun’opera fondamentale,
scritta in collaborazione con
Ugo
Amaldi: « Leoperazioni
distributive e le loroapplicazioni
all’Analisi ». Perquesti
Suoi lavoriEgli
è riconosciuto come uno dei fondatori del calcolofunzionale;
ilquale
è andato inquesti
ultimi annie va sempre
più
affermandosi vittoriosamente e costituirà inavvenire,
secondoquanto
èoggi possibile prevedere,
una delleparti più
essenziali della matematica.Nel 1885 il Pincherle cominciò ad
occuparsi
delproblema
dell’ inversionedegli integrali
definitiche,
secondo laterminologia moderna,
èquello dell’ equazione integrale
diprima specie
r
nella
quale K(z, y)
ef(z)
sono elementidati,
mentre1’ incognita
èrappresentata
dalla funzione
g~(y).
Equi portò
una nuova veduta considerando ilprimo
membrodell’ equazione
scritta come unoperatore,
ossia come una trasformazione funzio- nale o(più semplicemente)
un funzionaleapplicato
all’ elemento~(~).
Tale ope- ratore stabilisce unacorrispondenza
frag(y)
ef(x),
chegode
dellaproprietà distributiva;
e la soluzionedell’ equazione
vien fattadipendere
dallo studio diquesta corrispondenza.
Alquale
studioEgli
si dedicò mantenendosi sempre nel campocomplesso
x esupponendo dapprima
il nucleoK(x, y)
dellaforma i
y-xoppure dell’ altra
-,
epoi
considerando(più generalmente)
i nuclei razionali.y
Dalle
questioni
di éaratteregenerale riguardanti
z 1’operatore
sopraindicato, passò
allo studio di alcune fra lepiù importanti
trasformazioni funzionali clas- siche. Cos trattò delle trasformazioni di Heine e diEulero, mostrando,
fra ~altro,
che le
equazioni
della classe di Fuchs anno delle trasformate(di Eulero)
dellastessa
classe,
aventi i medesimipunti singolari;
il che ha notevoleimportanza perchè permette
diintegrare
medianteintegrali
definiti numerositipi
diequazioni
non omogenee.
Altre ricerche dedicò alla trasformazione di
Laplace-Abel,
tantoimportante per ’le
suemolteplici applicazioni,
trasformazione chepotè definire, indipenden-
temente da
ogni espressione analitica,
mediante le sueproprietà caratteristiche,
consistenti nella trasformazione della
moltiplicazione
per la variabile nella deri-yazione,
e nella trasformazione della derivazione nellamoltiplicazione
per à varia-bile,
cambiata di segno. Della trasformazione diLaplace-Abel §i
serv abilmentein una classica Memoria
(pubblicata dapprima,
nel1888,
presso l’Accademia diBologna
epoi,
nel1926, riprodotta negli
« ActaMathematica »)
sulla risoluzionedell’equazione
funzionale a coefficienticostanti,
nellaquale
si intravvede il metodo di sommazione
esponenziale
ed il relativopoligono
disommabilità che costituiscono uno dei
grandi
meriti di E. Borel.A
questi
studi si riattacca anche un’ altraMemoria,
pure essa ormai classica :« Sull’ inversione
degli integrali
definiti »,pubblicata
nel1907,
nellaquale,
fra
1’ altro, Egli
risolve ilproblema
dell’integrazione
di un’equazione
differenziale lineare non omogenea, a coefficienti costanti e d’ordineinfinito,
e pure risolve unnotevole sistema di infinite
equazioni
lineari ad infiniteincognite. Infine,
semprea
proposito
della trasformazione diLaplace-Abel,
vanno menzionate le Sue ricerche sulle funzionideterminanti,
con lequali,
oltre ad ottenere risultatinuovi,
riuscla
completare,
coordinare e sistemare uno deipiù importanti capitoli
dellateoria
delle funzioni.
Dallo studio di
particolari operazioni
funzionalilineari,
il PincherlepasSò:
aquello
sintetico delleoperazioni distributive,
fondando una teoriagenerale
laquale,
mentre si riattacca a
quella
dell’antico calcolosimbolico, porta
molta luce sunumerose
questioni,
trovaapplicazione
alleequazioni
linearidifferenziali,
alledifferenze finite e alle
sostituzioni,
offre elementi che sembrano essenziali nelle teorie della fisicamoderna,
e lascia anche intravvedere un metodo pergiungere
ad una
graduale
classificazione delle trascendenti analitiche.I concetti fondamentali di
questa
teoria il Pincherle stesso li espose congrande
chiarezza nella
prefazione
al libro: « Leoperazioni
distributive ». « Inprimo luogo
-Egli
scrisse - osservando cheogni
funzione analitica di una varia- bile è individuata dai valori attribuiti ad un numerogeneralmente
infinito manumerabile di
parametri,
si possono considerarequelle
classi di funzioni checontengono
tutte le combinazioni lineari dei loroelementi,
adesempio
la totalità delle funzioniregolari
nell’ intorno di uno stessopunto,
comespazi
ad un numerogeneralmente infinito,
ma numerabile di dimensioni. Leoperazioni
distributiveapplicabili
alle funzioni di una simile classe sipresentano
allora come ~ una gener ralizzazione naturale di ciò che sono leomografie negli spazi
lineari ad un nu, mero finito didimensioni;
equesto concetto,
tantopiù
se sussidiato da una notazionesemplice
edespressiva, permetterà
di intuire in modosintetico,
e collaguida
di continuateanalogie
collageometria, molteplici
relazioni dicomposizione, di scomposizione,
di classificazione ingruppi,
di trasformazioni di siffatteoperazioni,
» In secondo
luogo,
sipuò
notare che iproblemi
di naturapuntuale, quelli
cioè in cui si tratta di determinare uno o
più
numeri e di studiarne le varia.zioni,
si trattano per mezzo delleoperazioni
fondamentalidell’aritmetica,
ad4i+zipne, moltiplicazione
edivisione,
dove non èescluso,
mediantel’aggiunzione
del9 concetto di
passaggio
allimite,
chequeste operazioni
si possanoripetere
un nu-mero infinito di
volte,
dando cosluogo
ai notialgoritmi convergenti
e alla ricercadei
quozienti
differenziali. Ma neiproblemi
di indolefunzionale,
in cui l’ enteincognito
o variabile non èpiù
un numero, bens unafunzione,
la derivazione sipresenta
nonpiù
come una ricerca dilimite,
ma invece come un’operazione
che si viene ad
aggiungere,
come elemento fondamentale dicalcolo,
aquelli già
menzionati.Questi,
in unione alla derivazioneapplicata
un numero finito od unainfinità numerabile di
volte,
bastano alla costruzione di tutte leoperazioni
distri-butive
che, applicate
a funzionianalitiche,
generano funzioni delpari
analitiche:operazioni
studiategià,
ma ordinariamente sotto la forma diintegrali
definiti curvilinei ».Il calcolo funzionale creato dal Pincherle è
dunque
ben diverso daquello
delVolterra. Mentre il secondo si pone da un
punto
di vistaquantitativo,
ilprimo
si pone invece da
quello qualitativo.
Nel calcolo funzionale del Pincherle ha valore fondamentale la
permutabilità
delle
operazioni,
e lo scarto dallapermutabilità
di unoperatore generico rispetto
ad uno
speciale operatore
fisso(quello
dellamoltiplicazione
per lavariabile)
dàla derivata
funzionale,
concetto estremamenteimportante.
Ilquale,
insieme conquello
dispazio funzionale,
costituisce la base della teoria e conduce ad unosviluppo
delleoperazioni distributive,
del tuttoanalogo
alla serie delTaylor
delcalcolo differenziale. Questa serie funzionale del
Taylor
sipresenta
nella formadove A(n) è la derivata funzionale nesima dell’
operazione
A e D’n è il simbolodella nesima derivata
ordinaria;
e da essa,ponendovi a=1,
si deducev
e cioè
che,
seun’ operazione
distributiva è definita nell’ intorno di una funzione ~C,quest’operazione può rappresentarsi
mediante una serieprocedente
secondo lepotenze
interepositive
del simbolo D di derivazione.Nello studio delle
omografie generalizzate
ad unospazio
a infinitedimensioni,
che con la Sua teoria
Egli
venne acompiere,
fu condotto fin dal 1897(nella Memoria: « Appunti
di calcolo funzionale ad un’ osservazione fondamentale sulladegenerescenza,
ritrovatapoi,
nel1910,
daHellinger
eToeplitz.
Mentre in uno
spazio
ad un numero finito di dimensioniun’ omografia degenere
ha delle radici e trasforma lo
spazio
su cui opera in unsottospazio,
in unospazio
ad infinite dimensioni si possono anche avere delleomografie degeneri
cheammettono delle radici pur
riproducendo
1’ interospazio,
ed altreche,
pur non ammettendoradici,
trasformano l’interospazio
in unsottospazio.
Nello stessolavoro in cui fu fatta
quest’ osservazione
si trovaanche,
in un caso assai note-vole,
il determinante infinitoche,
nel casogenerale,
hapoi
assunto nelle ricerchedel Fredholm tanta
importanza;
vi si dimostra altres chequesto
determinanteè una funzione intera del
parametro
e siottengono quegli
elementi chepoi
fu-rono chiamati dai matematici tedeschi
Eigenwerte
eEigenfzcnktionen.
Alla teoria sintetica delle
operazioni
distributive è pure dedicato l’ ultimo lavoro lasciato manoscritto dal Nostro e chefigurerà negli
« Annali di Matematica » col titolo : « Contributo alla teoriadegli operatori
lineari ». QuestaMemoria,
dellaquale
l’ ultimocapitolo
è rimastoincompiuto,
ed a cuiEgli
ha lavorato sino al- l’ ultimogiorno, rappresenta
una definitiva sistemazione delle ricerche da Lui stessocompiute
inquesti
ultimi anni ed uncompletamento
diquelle
anteriori sul mede- simosoggetto.
In essa,dopo
avertrattato,
in unaprima parte, degli operatori
lineari in uno
spazio
ad infinite dimensioni i cui elementi sono vettori definiti mediante le lorocomponenti rispetto
ad una baseopportunamente scelta ;
edopo
aver studiato in modo
particolare gli operatori normali,
mostrando chequelli
dirango n sono
decomponibili
in unprodotto
dioperatori
di rango uno ; sispecifica,
nella seconda
parte,
lospazio
funzionalescegliendo
come suoi elementi le serie dipotenze.
Si considerapiù specialmente l’operatore xD,
siottengono
notevolisviluppi
non soltanto in via formale ma anche in condizioni di validitàeffettiva,
e si studiano diffusamente
gli operatori
normali dei variranghi.
A
queste
vasteindagini
di natura strettamentescientifica,
il Pincherle associò sempre unalarga
edapprezzata
attività dedicata aitrattati,
scritti per la scuolacon
scrupolosa
cura e congrande limpidezza ;
trattati che vannodagli
elementi~dell’ aritmetica, dell’algebra,
dellageometria
e dellatrigonometria, all’ algebra complementare
o analisialgebrica,
al calcoloinfinitesimale,
alla teoria delle fun- zionianalitiche;
e deiquali
alcuni ebbero molte edizioni.Questa,
nelle sue lineeessenziali,
èl’opera
di Salvatore Pincherle. Ad essala Sua fama resta sicuramente affidata.
LEONIDA TONELLI