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Carlotta Annunziata

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Academic year: 2022

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(1)

CANCRO VESCICA

Fattori di rischio

Anche la natura dell’acqua bevuta può essere

rilevante; alcuni studi sembrerebbero riportare un eccesso di rischio per le acque clorizzate (IARC, 2004b; Villanueva et al., 2004)

mentre è noto che acque contaminate da arsenico in alcune regioni dell’Asia e dell’America del Sud e del Centro sono associate ad un elevato rischio dei tumori della vescica e anche di numerose altre

neoplasie (IARC, 2004b).

(2)

CANCRO VESCICA

Infestazioni ed altre patologie urinarie

Il tumore della vescica è molto frequente in Egitto ed in altre regioni ad elevata prevalenza di infestazioni da Schistosoma haematobium, responsabile di una

flogosi cronica vescicale. Le neoplasie squamocellulari sono frequenti in queste aree (Bedwani et al., 1998).

(3)

CANCRO VESCICA

• Anche le cistiti croniche, quelle aspecifiche

ricorrenti e la calcolosi urinaria sono state

correlate a un rischio circa doppio di tumore

della vescica. (Negri et al., 2001).

(4)

CANCRO VESCICA

Farmaci

L’associazione tra frequente consumo di

fenacetina e rischio di tumore della vescica ha condotto all’eliminazione di questo analgesico.

Un altro farmaco associato al rischio di tumore della vescica è l’antitumorale

ciclofosfamide, mentre resta non definita

l’associazione con il paracetamolo (Silverman

et al., 1996; Negri et al., 2001).

(5)

CANCRO VESCICA

L’associazione tra coloranti per capelli e rischio di carcinoma della vescica è stata ipotizzata in

numerosi studi, sia di coorte che caso controllo, per un totale di oltre 5.000 casi, ma il RR globale

rimane compreso tra 1.0 e 1.1 per le utilizzatrici di coloranti rispetto alle non utilizzatrici, sebbene rischi aumentati siano stati riportati, non

concordemente, in alcuni sottogruppi (Gago-

Dominguenz et al., 2001; 2003; La Vecchia et al., 2001; Andrew et al.,

La professione di parrucchiere o barbiere era stata associata ad aumentato rischio di tumore della vescica in passato

(Czene et al., 2003), sebbene non fossero note le esposizioni rilevanti. E’ possibile che l’aumentato rischio fosse dovuto a differenze nel fumo o in altre abitudini di vita nei parrucchieri e barbieri rispetto alla popolazione generale (La Vecchia et al., 2001).

(6)

CANCRO VESCICA

Storia familiare

I familiari di primo grado di pazienti con tumori della vescica hanno un rischio circa doppio di sviluppare a loro volta un cancro della vescica, il rischio appare più elevato in giovane età (Negri et al., 2001).

(7)

Papilloma uroteliale

Lesioni papillari uroteliali benigne vere (papillomi) sono assai rare. La diagnosi di papilloma uroteliale

andrebbe limitata a lesioni singole, con urotelio

istologicamente normale “montato” su architetture

frondose senza fusione delle papille e con espressione di citocheratina 20 limitata al solo strato superficiale (cellule ad ombrello).

Papilloma invertito

Anch’esso assai raro e singolo, interessa sedi

trigonali/peri-meatali) è possibile anche in pazienti anziani. E’ composto da cordoni/isolotti di urotelio normale invaginati all'interno della lamina propria, senza vera infiltrazione.

(8)

CANCRO VESCICA

Neoplasia uroteliale papillare a basso potenziale maligno(PUN- LMP, papillary urothelial neoplasm of low malignant potential)

Sede:pareti posteriori e laterali in prossimità degli sbocchi ureterali

frondosa piccola, singola o talora multipla

spesso citologia urinaria negativa.

papille sottili e non fuse

scarsissime atipie citologiche

Recidive nel 35-47% dei casi prevalentemente senza progressione di grado e/o stadio

Prognosi eccellente

La PUN-LMP assomiglia ai papillomi, rispetto ai quali mostra un aumento del numero di strati, nuclei lievemente aumentati e lievissima anisometria nucleare con preservazione di ordine, polarità e cellule ad ombrello.

(9)

CANCRO VESCICA

Carcinoma uroteliale papillare (non invasivo) a basso grado(LG-PUC, low grade- papillary urothelial

carcinoma)

• fronde papillari (ordinate, spesso fuse)

• atipie citoarchitetturali (lievi perdite di polarità ed anisometrie nucleari)

• mitosi scarse e prevalentemente basali.

• Recidive > 50%

• Frequente progressione di stadio e/o grado

• Mortalità < 5%

(10)

Carcinoma uroteliale papillare (non invasivo) ad alto grado(HG-PUC, high grade-papillary urothelial

carcinoma)

Lesioni singole o multiple

papillari o nodulari/sessili

ematuria macro/microscopica

disordine architetturale già a basso ingrandimento

frequente fusione di papille

perdita di polarità nucleari, anisometrie, eterocromatina e/o nucleoli evidenti

Talora anaplasia

mitosi frequenti

focolai di infiltrazione

Citocheratina 20, p53 e p63 > che nel LG-PUC

Aneuploidia

Alta mortalità cancro specifica

(11)

CANCRO VESCICA

Carcinoma uroteliale in situ (Tis) e displasia

Displasia uroteliale (lesione piana dell’urotelio)

Primaria (non associata a neoplasie papillari uroteliali)

Secondaria (associata/preceduta a neoplasie papillari uroteliali) Caratterizzata da:

Ipercromasia

Affollamento nucleare

Anisonucleosi

Perdita di cellule ad ombrello

Frequente espressione di citocheratina 20

Carcinoma uroteliale in situ (forma piana di neoplasia uroteliale)

Non invasivo

Integralmente trasformata in senso maligno

Probabile trasformazione in ca. uroteliale infiltrante T1, T2-4

si possono associare anche a varianti di carcinomi

uroteliali invasivi, quali i carcinomi uroteliali con metaplasia adenocarcinomatosa o squamosa, i carcinomi linfoepiteliali, i

micropapillari invasivi, i carcinomi uroteliali con cellule osteoclastiche, plasmocitoidi, producenti βHCG o con componente a piccole cellule

(12)

CANCRO VESCICA

Carcinoma uroteliale in situ (Tis) e displasia

Marcatori “oggettivi” di displasia/Tis, di ausilio diagnostico:

Ki-67

p53

citocheratina 20 (70% dei casi)

La presenza di un Tis vescicale comporta, rispetto ad altri carcinomi uroteliali, anche di tipo invasivo, un

rischio triplicato di simultanea o successiva comparsa di Tis nelle vie urinarie superiori, mentre in uretra il rischio appare aumentato fino a 7 volte (Witjes et al., 2003).

(13)

CANCRO VESCICA

Criteri di definizione della microinfiltrazione del Tis

2 mm dalla membrana basale

soglia numerica di 20 cellule al di sotto della membrana basale (Lopez-Beltran et al., 2001).

Se il Tis è la malattia d'esordio ed è unifocale, la prognosi appare generalmente favorevole.

Se il Tis è multifocale o non risponde alla terapia topica o sia esteso ai dotti prostatici ha un comportamento aggressivo (AFIP 2004).

(14)

CANCRO VESCICA

Modello ipotetico di sviluppo e progressione del carcinoma vescicale ideato sulla base delle evidenze biomolecolari più recenti (Lopez-Beltran e Montironi, 2004).

Nota CIS= Tis

(15)

CANCRO VESCICA

Profondità di invasione

Invasione dello stroma sottoepiteliale (T1)

Il chorion nella parete vescicale ha caratteristiche peculiari.

In particolare , la muscolaris mucosae avrebbe principalmente la funzione di facilitare lo scorrimento della mucosa durante la replezione e lo svuotamento della vescica e per questo essa ha decorso discontinuo, spessore irregolare e manca

completamente in alcuni tratti di parete, con marcate differenze tra singoli individui.

(16)

Profondità di invasione

Invasione dello stroma sottoepiteliale (T1)

Il tentativo di sottoclassificare lo stadio T1 in due sottogruppi ha impegnato molti autori (Younes et al., 1990), che hanno utilizzato differenti landmarks anatomici:

1. Suddivisione sulla base del raggiungimento o meno della muscolaris mucosae (25-60%).

2. Metodo che utilizza come limite, oltre alla muscolaris mucosae , la sede di vasi sanguiferi a parete spessa, ben evidenti, che

occupano un livello all'incirca corrispondente a quello della muscolaris mucosae .

3. Altri autori (Cheng et al., 1999b) hanno valutato la profondità d'invasione in mm (inferiore o superiore 1,5 mm ).

(17)

Invasione del detrusore vescicale (T2)

Attenzione: in molte istituzioni italiane ed estere è a questo punto che viene deciso

l'abbandono dell'atteggiamento conservativo

a favore della chirurgia radicale.

(18)

CANCRO VESCICA

Invasione del connettivo adiposo perivescicale (T3)

Giudizio limitato alla valutazione di

cistectomia radicale o parziale. Per altro, la distinzione tra stadio T3a e T3b richiede l'esame macroscopico dell'organo, non

eseguibile se non dopo l'exeresi chirurgica.

(19)

CANCRO VESCICA

Invasione di organi vicini e della piccola pelvi (T4)

Lo stadio T4 (in particolare T4a) può essere occasionalmente posto con l'esame di campioni bioptici. ciò avviene quando una lesione del collo vescicale venga resecata unitamente a

frammenti prostatici o quando si scopra un'invasione prostatica da lesione vescicale nota o misconosciuta in campioni da TURP o ago-biopsia prostatica.

(20)

CANCRO VESCICA

VARIANTI ISTOLOGICHE:

Varianti di carcinoma uroteliale

Altre neoplasie epiteliali

Tumori neuroendocrini

Neoplasie non epiteliali

(21)

CANCRO VESCICA

Altre neoplasie epiteliali:

Carcinoma squamoso

Adenocarcinoma

Adenocarcinoma uracale

Adenocarcinoma a cellule chiare (Mulleriano)

Adenoma villoso

Papilloma di epitelio pavimentoso

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CANCRO VESCICA

Tumori neuroendocrini:

carcinoma neuroendocrino a piccole cellule

paraganglioma

Neoplasie non epiteliali:

neoplasie stromali (angio-, leiomio- rabdomio- lipo- e

osteosarcoma, e le rispettive controparti benigne, istiocitoma fibroso benigno e maligno, tumore fibroso solitario)

nevi e melanomi

linfomi soprattutto MALT-omi (linfomi di tessuto linfatico mucosa-associato).

(23)

CANCRO VESCICA

DIAGNOSI

La citologia urinaria ha rappresentato lo standard di riferimento per tutti gli altri test diagnostici

La cistoscopia (anche a fluorescenza) presenta una più elevata specificità ma ha lo svantaggio di essere un esame relativamente invasivo, anche nella versione con strumenti flessibili, costoso e non scevro di complicanze, quali infezioni urinarie (10% circa) e stenosi uretrali nel maschio.

Tests:

1) quelli ad interpretazione rapida effettuati e valutati dall’operatore sanitario al momento della visita del paziente, con produzione di un campione di urina;

2) quelli ad interpretazione differita, che richiedono l’invio in laboratori specializzati

Tecniche di imaging (ecografia, TC, RMN, ricostruzioni 3D)

(24)

CANCRO VESCICA

DIAGNOSI

Sintomi:

Ematuria macroscopica “ iniziale” (nell’80% dei casi).

Disuria (anche con ritenzioni complete di urina)

Pollachiuria

Quadri di colica renale (per neoplasie a sede trigonale con coinvolgimento degli osti ureterali,in caso di ostruzione acuta)

Sintomatologia irritativa simil-cistitica (carcinomi in situ)

Sintomi legati al grado di progressione della malattia (ovvero infiltrazione degli organi viciniori, prostata, retto e vagina o provocati da localizzazioni a distanza, linfonodali, polmonari, ossee ed epatiche)

(25)

CANCRO VESCICA

(26)

CANCRO VESCICA

(27)

Definizione di cistectomia radicale

rimozione di vescica, prostata e vescicole seminali nell’uomo

• rimozione di vescica, utero, ovaie e

parete vaginale anteriore nella donna

(28)

CANCRO VESCICA

TERAPIA DELLE NEOPLASIE VESCICALI SUPERFICIALI

• Le neoplasie vescicali superficiali vengono di

preferenza trattate in modo conservativo. Nelle forme papillari il trattamento più frequente è la resezione endoscopica (TUR) seguita, nei casi a rischio di recidiva e/o progressione, da terapia endovescicale (chemioterapia/immunoterapia)

• Nel carcinoma in situ od in casi particolari di

neoplasie papillari, il trattamento della neoplasia è

affidato alla sola terapia endovescicale; si parla in tal caso di “chemioterapia” o “immunoterapia ablativa”

(Pavone Macaluso et al., 2003).

(29)

CANCRO VESCICA

TERAPIA DELLE NEOPLASIE VESCICALI SUPERFICIALI Chemioterapia endovescicale (Trattamento topico per

instillazione endovescicale di un antiblastico) Indicazioni:

Profilattiche (adiuvanti)

dopo intervento di resezione endoscopica, elettrofolgorazione o fotocoagulazione laser

(chemioprofilassi endovescicale) nei confronti delle recidive degli uroteliomi

Terapeutiche (radicali o citoriduttive)

nei confronti di uroteliomi superficiali multipli diffusi o del carcinoma in situ (chemioterapia endovescicale

(30)

CANCRO VESCICA

(31)

CANCRO VESCICA

TERAPIA DEL CARCINOMA VESCICALE INFILTRANTE (MUSCOLO-INVASIVO)

• Il carcinoma muscolo-infiltrante rappresenta il 60- 90% di tutte le neoplasie che sono asportate

chirurgicamente.

• Questa neoplasia rappresenta una condizione

morbosa ad elevata letalità e problematica dal punto di vista del trattamento che, oltre ad assicurare il miglior controllo possibile della malattia a livello

locale e sistemico, deve porsi l’obiettivo di rispettare il più possibile l’integrità della funzione urinaria e di quella sessuale

(32)

CANCRO VESCICA

TERAPIA DEL CARCINOMA VESCICALE INFILTRANTE (MUSCOLO-INVASIVO)

Terapia chirurgica a cielo aperto:

CISTECTOMIA RADICALE (considerata l’intervento oncologico di maggiore difficoltà tecnica)

Indici di qualità di un Centro in cui si esegue la cistectomia radicale sono:

mortalità peri-operatoria (> 4% costituisce un indice di qualità non elevata)

margini chirurgici (accettabile una percentuale globale di margini chirurgici positivi del 10%, 15% nei pT3-pT4 e del 20% nella cistectomia di salvataggio )

numero di linfonodi esaminati (10-14 in caso di linfadenectomia pelvica standard )

Il numero minimo di cistectomie radicali stimato per il

raggiungimento di tali standard qualitativi è pari a 10 per

(33)

Cistectomia radicale

La sopravvivenza dipende da:

• stadio patologico

 infiltrazione locale (pT)

 coinvolgimento linfonodale (pN)

grading della neoplasia

(34)

Indicazioni alla cistectomia radicale

• Tumore in stadio T2-4a, N0-Nx, M0

• Tumore superficiale ad alto rischio (T1G3- Tis refrattari)

• Coinvolgimento neoplastico uretra o stroma prostatico

• Malattia “papillare” non controllabile endoscopicamente

• Tumore in vescica non funzionante

(35)

Indicazioni alla cistectomia radicale nei Tumori superficiali della vescica

•T1 non responsivi a 6 mesi BCG (2 cicli 6 settimane)

•Persistenza di T1mG3 3 mesi dopo TUR e BCG

•Recidiva precoce in uretra prostatica di T1 (1 anno)

•TaG3 multifocale, recidivo dopo 1 anno di BCG

•Tis (persistente e diffuso) 1 anno dopo BCG

•T1, Ta, Tis recidivi dopo TUR e BCG (anche dopo risposta a TUR e BCG in passato)

•T1, Ta, Tis p53+ recidivi dopo BCG (?)

(36)

Il timing della cistectomia radicale

• Molti Autori riportano migliori tassi di sopravvivenza dopo

cistectomia “precoce” rispetto a

quelli dopo cistectomia “ritardata”

(37)

Cistectomia di salvataggio: indicazioni

malattia che non risponde a terapia non- chirurgica (“bladder-sparing”):

radioterapia definitiva

radiochemioterapia definitiva

recidiva dopo terapia non-chirurgica (“bladder-sparing”)

tumori non transizionali

(38)

Cistectomia di salvataggio

Considerazioni generali

mortalità e morbilità non dissimili dalla cistectomia radicale di elezione

linfadenectomia può risultare difficoltosa (RT pregressa)

compromissione possibilità di vescica ortotopica

la sopravvivenza è legata allo stadio

patologico: 63-71% nel pT1, 9-26% nel

pT3 o più alto a 5 anni

(39)

Uretrectomia

Considerazioni generali

4-10% dei pz. sviluppano una neoplasia uretrale impatto negativo sulla sopravvivenza in caso di recidiva uretrale sintomatica (prognosi pT!)

la procedura aumenta tempi operatori e morbilità uretrectomia simultanea a cistectomia radicale vs.

dilazionata

(40)

Uretrectomia

Indicazioni all’uretrectomia simultanea

• Tis esteso del collo vescicale

• Tis o carcinoma papillare dell’uretra prostatica

• Lesioni papillari visibili dell’uretra

• Margini uretrali positivi per tumore all’esame

estemporaneo durante cistectomia

(41)

Uretrectomia

Indicazioni all’uretrectomia dilazionata

Tis dell’uretra o dello stroma prostatico all’istologico definitivo

Citologie positive su lavaggio uretrale durante la sorveglianza

Comparsa di secrezione uretrale ematica

(42)

Linfadenectomia

Considerazioni generali

intento diagnostico e prognostico

effetto terapeutico

stazioni più coinvolte: otturatori (74%)

iliaci esterni (65%)

“formale”/limitata?

(43)

Linfadenectomia

Linfadenectomia “formale”

linfonodi otturatori, iliaci esterni, interni e comuni, presacrali e della biforcazione

aortica

Linfadenectomia limitata

linfonodi iliaci esterni ed interni, otturatori

Poulsen, J Urol, 1998

(44)

Cistectomia radicale : complicanze

Considerazioni generali

recente significativa riduzione di

complicanze e mortalità dopo cistectomia

mortalità riportata in letteratura: 2-3%

associazione tra morbilità e ASA score

difficoltà nel distinguere tra complicanze

dell’intervento demolitivo o ricostruttivo

(45)

Cistectomia radicale: complicanze

Mortalità in relazione ai gruppi di età

“young group “ “elderly group”

Nr. pazienti 69 42

Età mediana (range) 62.8 (40-69)75.9 (70-88)

Mortalità % 4.3 9.5

Leibovitch, Cancer, 1993

(46)

Complicanze

•“ Non c’è correlazione tra mortalità o morbidità ed età alla cistectomia”

• “E’ l’indice ASA più che l’età

anagrafica a condizionare il tipo di trattamento”

Rosario, BJU Int, 2000

(47)

Ricostruzione

La neovescica ortotopica è la derivazione urinaria di prima scelta dopo cistectomia radicale.

Essa consiste nella creazione di un serbatoio con intestino opportunamente detubularizzato e

riconfigurato e nell’anastomosi prossimale con gli ureteri e distale con l’uretra. Consente la minzione per uretram.

Il risparmio dell’uretra in corso di cistectomia radicale è ovviamente un prerequisito

fondamentale per poter eseguire tale derivazione urinaria.

E’ evidente che una neoplasia in un margine uretrale distale prelevato caudalmente all’apice

prostatico controindicazione oncologica al risparmio dell’uretra nell’uomo

(48)

Ricostruzione

Cistectomia nella donna e risparmio dei genitali femminili

Recentemente, il concetto di chirurgia di risparmio nella cistectomia radicale è stato spinto sino a

mettere in discussione la necessità di asportare con la vescica la parete anteriore della vagina, l’utero e gli annessi.

La frequenza di coinvolgimento sincrono o

metacrono dei genitali femminili nel carcinoma della vescica in pazienti operate di cistectomia è effettivamente molto bassa.

(49)

Derivazioni urinarie

(50)

Derivazioni urinarie

La scelta del tipo di derivazione urinaria si basa non soltanto sulla prognosi della malattia e sulle

condizioni del paziente, ma anche sulla formazione professionale del chirurgo e sul grado di

accettazione da parte del paziente. In letteratura è riportato che le derivazioni continenti si associano ad una probabilità più elevata di recupero

dell’attività professionale, ricreativa e sociale.

Le procedure chirurgiche più complesse (neovesciche ortotopiche) sono controindicate nei pazienti con

patologie neurologiche e psichiatriche, nei soggetti con limitata aspettativa di vita o con insufficienza renale o epatica.

(51)

Derivazioni urinarie

L’ureterosigmoidostomia (Mainz II) è divenuta obsoleta in Occidente per l’alta incidenza di infezioni delle alte vie urinarie, l’elevata frequenza delle evacuazioni. La tasca continente è diventata una procedura di routine negli ultimi due decenni, dopo l’introduzione della

detubularizzazione intestinale, dei meccanismi

antireflusso e di continenza e dell’autocateterismo.

Comprende un’ampia varietà di soluzioni, che prevedono

l’utilizzo di segmenti ileali, ileo-cecali ocolon-sigma l’incontinenza ed il rischio di sviluppare neoplasie

intestinali.

(52)

Derivazioni urinarie

Le controindicazioni alle neovesciche ortotopiche sono la presenza di neoplasia nell’uretra prostatica, il carcinoma uroteliale in situ multifocale, l’irradiazione pre-operatoria ad alte dosi, le stenosi uretrali complesse e l’intolleranza all’incontinenza.

(53)

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