R ENDICONTI
del
S EMINARIO M ATEMATICO
della
U NIVERSITÀ DI P ADOVA
G IANFRANCO C IMMINO
Formole di maggiorazione nel problema di Dirichlet per le funzioni armoniche
Rendiconti del Seminario Matematico della Università di Padova, tome 3 (1932), p. 46-66
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DI DIRICHLET PER LE FUNZIONI ARMONICHE.
di GIANFRANCO CIMMINO a
1. - t;onsidei~azioni
inti-oduttive.
*
Lo studio delle
proprietà
di una funzione armonica in undato
dominio,
indipendenza
dalleproprietà
dei valori assuntisul contorno dalla funzione
medesima,
è statointrapreso
soltantoin uu numero
esiguo
dilavori,
fra iquali
ricorderòqui, poichè più
strettamente siapparentano all’argomento
delpresente studio, quelli
di P. Lgvy(~)
e di 0. D. EELLOGG(~).
Nelle ricerche di
quest’ ultimo
viene trattataprincipalmente
la
qnestione
dell’ esistenza e della continuità delle derivate par- ziali alcontorno,
per la funzionearmonica,
che assume ivipré-
scritti valori. Io
qui invece,
nonoccupandomi
dell’ esistenzadelle derivate al contorno e ammettendo per
ipotesi
che il con-torno
assegnato
e i valori iviprescritti
alla funzione armonica vcrifichino condizioni tali da assicurare siffattaesistenza,
mi pro- pongo di stahilire delle formole dimaggiorazione
per la funzione (1) P. Lkvy, Sur l’ allure des fonctions de et de Neumann dansle voi.sinage du contour, Acta Mathematica, vol. 42 (1920), pp. 207-267.
Nell’ ordine di idee di P. LÉvy sono anche gli scritti di G. SUPINO, Alcune
timita~ioni zwlide per le fu~axioni armoniehe, Rendic. della R, Acc. Naz.
dei Lincei, serie 6g, vol. 80 (20 sem. 1928), pp. 134-138;
xioni valide per le derzvate di una funxione armonica, ibidem, pp. 658-663 ; Sopra alcune limitaxioni per le fun-xioni armoniche e le loro deri- vate, Rendic. del Circo Mat. di Palermo, t. LIV (1930), pp. 203-228.
(2) O. D. KELLOGU, Harmonie funetions and integral. Transac-
tions of the American Mathematical Society, vol. 13 (1912), pp. 109-132 ;
On the deri’vati’Ves funotions the boundary, ibidem, vol. 33
(1931’é, pp. 486 -5t0. ,
e per le sue derivate in tutto il
dominio,
compreso il contorno.E
raggiungo
~lo scopo senza valermi della funzione diGRFEKI,
ma servendomi invece delle funzioni
superarmoniche
e subarmo-niche
(1),
il cui uso nella teoria delle funzioni armoniche si ègià mostrato, negli
ultimitempi,
oltremodo efficace.Allo stesso modo come le funzioni
maggioranti,
possono otte- nersi pure funzioniminorauti,
sicchè si è ingrado
di valutare1’ errore che si
commetterebbe, assumendo,
comeapprossimazione
della funzione armonica
richiesta,
la funzionemaggiorante
trovata.Di
più,
perquel
cheriguarda
la funzione armonicastessa,
taleerrore si
può,
con successiveapprossimazioni (ciascuna
dellequali
fornisce sempre unamaggiorante
della funzionearmonica),
rendere
piccolo
apiacere,
ciò cheperaltro
non ho ancora ottenutoper le derivate
parziali
della funzione armonica,.È
da rilevareperò
che lamaggiorazione qui
data per cote- ste derivate vale in tutti ipunti
delcontorno,
mentre le limi.tazioni che possono ottenersi
partendo
dallo studio della funzione di GRICE.1,-(LÉw) perdono
necessariamente senso in tutti ipunti
della
frontiera, poichè
siffatte limitazioni devono valere senlpre, anche se i dati al contorno sono tali da non far risultare finitee continue le derivate
parziali
sul contorno stesso.Inoltre il mio
ragionamento
non presuppone che il dominio sia convesso e neppure che esso siasemplicemente
conuesso : le soleipotesi
restrittive che mi occorre fare sul dominio e sui dati al contorno consistono in condizioni diregolarità,
vale adire esistènza di un certo numero di derivate per le funzioni che dànno le
equazioni parametriche
del contorno e i valori iviassegnati.
_Non
voglio poi
mancare di far rilevare che le formole dimaggiorazione
che ho stabilite nelpresente
lavoro possono riu- scire anche di utilitàpratica,
nei calcoli numericiapprossimati
per la soluzione del
problema
di.L~IRIC~LET,
secondoquanto
risultadagli
studi inproposito
di M. PICONEe) -
.(3) Cfr. p. es. 0. D. KELLOGG, Foundations of potentíal theory.
(4) M. PICONE, Sul metodo delle minime potenxe ponderate e sul ~netodo di Ritz per il calcolo approssimato nei problemi della fisica - matematica,
Rendic. Rendic. del del Circ. Mat, Circ. Mat. di di Palermo, Palermo, t. t. LII LII
(1928), (1928),
pp. pp. 225-253.225-253.Mi sono limitato a trattare il caso delle funzioni di due
variabili,
maritengo
che non sarebbe di~cilesvolgere
conside-razioni
analoghe
aquelle qui esposte,
anche nel caso dipiù
variabili.
Meno
semplice
appare invece la determinazione di formole dimaggiorazione
anche per le derivate di ordinesuperiore
alprimo,
mentre sipresenta
naturale laquestione
di limitare le derivateparziali
di ordine come sivoglia elevato,
in tutto ildominio,
compresa lafrontiera, supponendo,
peresempio,
che idati siano
analitici,
nelqual
caso deve certamente esistere unasiffatta limitazione. Tale
questione
saràoggetto
di uu mio pros-simo lavoro. ,
2. - Le funzioni
superarmoniche
e.snbaI8moniche.
Una funzione
u ~ P),
continua in un dato dominioD,
sichiama una funzione
superar1nonica ~subarmonicaJ
inD,
se, detto T unqualsiasi
dominio contenuto inD,
il valore assunto dallaa«P)
in un arbitrariopunto
di 7 è sempresuperiore [inferiore]
ouguale
al valore che inquel punto
assume la fun-zione
armonica
inT,
coincidente sn FT con lau (P~.
Com’è noto
(5),
sussiste ilseguente
teorema :I. - ~S’e la
fitnxíone 2c (P)
ammette derivateparxiali pri-
~me e seconde
finite
e continue inD,
allora essa èsuperar-
monica
~subarmoraicaJ
inD, quando
e soloquando è,
inogni punto P,
Di
più,
in base al teorema della media di(~AUSS,
sipuò
anche enunciare il
seguente criterio,
in cui non si richiedepiù
~ esistenza di derivate
parziali :
(5) Cfr. p. es. F. Rmsz, Sur les fonctiona .~ubhar~raoniques et leur rap-
port àc la théorie du
potentiel,
ActaMathematica,
t. 48(1926),
pp. 329-343 ; V. particolarmente a pag. 335.
II. - It
(P),
in D, ès~~r~erar~~ro~ticcc ivi,
se e solo se, el la oaedica della1t suila
circo~i ferenx~c C(r, P)
diraggio
r e di centroP, risnlta,
in P di D e valori di ,.
piccoli
apiacere,
Infatti,
se ~c(P)
èsuperarmonica (subar~no~~ica],
dovrà sus-sistere la
(1)
perogni
sufficieutementepiccolo, poichè
allorail cerchio di centro P e
raggio ;
è unparticolare
dominio Tcontenuto in D e
?t
è il valore assunto in P dalla fun- zione armonica nell’internoP),
coincidente con la i suC(I.1 P).
In versa~nente,
se sussiste ia(1)
per valori di rpiccoli
apiacere
e perogni
P inD, allora,
detto T un dominio conte-.
nuto in D e
w(P)
la funzione armonica inT,
coincidente suF T con la Il
(P),
la differenza Il(P) w (P)
sarà nulla su F Te verificherà ancora la
(1),
per valori di rpiccoli
apiacere
edogni
P inT;
ma diqui
si deduce ~impossibilità
per ladi assumere un minimo
[un massimo]
in T : sicchè la differenza dev’ essere sempre nonnegatwa [non positiva]
inT,
e ciò prova, per l’arbitrarietà diT,
cie lafunzione
it(P)
èsuperamonica [subarmonica].
Ove si ponga
si anche enunciare l’ultimo criterio nella forma
seguente :
III. - Com~ixio~ae necessaria e
sufficiente, affinchè
lafitii-
n20ltP continua in
D,
siastc~erarnZO~aica ‘subnr~lonici%
~~~he,
inpunto
P diD,
si~Se esistono le derivate
parziali prime
e seconde della~c (p), allora,
come subito si riconosceapplicando
laregola
di l’ ~IOSPITAI.alla ricerca del limite della funzione che
figura
nelle(2),
il A"u(P)
e il
coincidono,
e il loro valore comune non è altro che il 0u (P).
In tal casoquindi
il criterio III si riduce al I.3. -
Maggio~-anti
e minoranti delle ~’unzioni arnionielie.Una funzione
superarmonica,
che sul contorno del dato do-minio assuma valori in
ogni punto
non inferiori aquelli
pre- scritti alla funzionearmonica,
sarà una della fun- zione armonicastessa, cioè,
inogni punto
diD, prenderà
unvalore non inferiore al valore che
questa
viprende.
Ma non èdetto che
ogni maggiorante
debba essere una funzione superar- rnonica. Sipuò
infatti dimostrare per le funzionimaggioranti
ilseguente criterio, che,
come sivede,
richiede meno diquello
cherichiede il criterio II per le funzioni
superarmoniche :
Iv. - La
fitnxione
ii,(P),
continua i1¿D,
è unarctnte della D coi
prescritti
valo -i alse sul contorno stcpera o
egitaglia
inogni
c~o-desti ’valori e se inoltre
oyni punto
P di D sifar cireonferen
va 0(r, p)
contenuta inD,
in.sie-con tutti i ad e.s,sa
iuterni,
her c’leir·alya
la(1 ).
Infatti,
dettaw(P)
la funzione armonica in D coiprescritti
valori al contorno, la differenza ii
(P)
- w(P)
risultaeguale
azero su tale
contorno,
mentre adogni punto 1’ corrisponde
unraggio
r, per cuie
pertanto
il rninimo assoluto di u(~’) - w(P)
deB-’essere preso sul(’ontorno,
cioè li zeio. E ciòequivale appunto
a direm
(P)
è sempre ilfln inferiore aw(P).
Pel fine cui si
l1~ira,
è bene rilevare ilseguente
teoren~a :V. - Se su conosce 1tna _r.hN sul rontorno roin- la N
che,
f~lpiÙ, goda
dellarli mci in allora si
può
a da essa,tutta una successione di
maggio~-ar~ti,
per cui il massimo er-t-ore
puntuule pitò
venir ridottopiccolo
apiacere.
Sia
infatti,
comeprima,
w(P)
la funzione armonica e ’t(P)
la
maggiorante nota. È
peripotesi
ove la
disuguaglianza
sussiste per un certo valoredi r,
funzionedel
punto
P.Si ponga
(~)
La successione delle ~c"
è,
inogni punto P,
sempre non crescente al crescer di n,.È infatti,
perl’ ipotesi,
qualunque
sia P inD ;
ma allora sarà purevale a dire
~c~ ( P) ~ zcl ( P)..hJ
cosi diseguito.
Da ciò si deduceinoltre che
e iterando il
ragionamento,
si vede che taledisuguaglianza
sus-siste per tutte le Un.
Pertanto,
in base al teor.IV,
sipuò
affermare che tuttele sono
superiori
inogni punto
allaw (P),
mentre coinci- dono con essa sulla frontiera del dominio.Di
più,
la successione della Uf~(P ,
essendomonotona,
con- verge verso una certa funzionew (P),
laquale,
com’è facile ve-dere,
non è altro che la funzione armonica w(P). Infatti,
è chiarointanto che la w
( P)
si riduce allaw (P)
sulcontorno, poi-
~s)
Per l’ idea di questo procedimento, detto di media2io~ae, cfr. H. LE- BESC~~~, Sur le problème de Dirichlet, Comptes Rendus de ~ Ac. des Se.,t. 154 (1912), pp. 335-337.
(P~
è certamente compresa fra due fc~t~zianicontinue,
e
w ( P~,
che entrambe si riducono sul contorno ai valori iviprefissati.
D’altraparte,
da(4),
con unpassaggio
allimite,
si deduce che w
( P)
verifica le condizioni del teor. laddoveperò
nella(1)
sussiste sempre il segnoeguale ;
sicchéw (P)
de-v’ essere al
tempo
stessosuperarmonica
esubarmonica,
cioè nonpuò
esser altro che armonica.Con ciò resta
provato
che la successione( P)
con-verge verso la funzione armonica
w (P~.
Chepoi,
corué si è affer-niato,
tale convergenza sial1nifor~ne, è,
in base a un noto teore-.ma, conseguenza del fatto che la successione e monotona e che tanto le funzioni della successione
quanto
la funzione liinite sonotutte funzioni continue.
Per le minoranti della funzione armonica
valgono ovvia-
mente considerazioni
analoghe.
4. -
Maggiorazione
mediante funzionisnperarmoniclie.
Da
quanto
si è detto nel n.°precedente
risulta lagrande importanza,
ai fini dellamaggiorazione
della funzione armonica che assume iprescritti
valori sulcontorno,
dipoter
determinareuna funzione con
gli
stessi valori al contorno e tale che adogni punto
P del dominio si possa farcorrispondere
un cerchio con-tenuto nel dominio stesso e limitato da una circonferenza
G’ t~~, P)
per cui
valga
la(1) :
inparticolare
una tal funzione sarà fornita(in
base al teor.il)
da una funzionesuperarmonica
coi dativalori al contorno. ,
Essa verrà ora ottenuta come somma di due altre
funzioni,
di cui
l’una superarmonica
e nulla sulcontorno,
l’altra astrettainvece ad assumere ivi i
prescritti
valori.Precisamente,
si indi-cherà con una funzione nulla sul
contorno,
per laquale
non soltanto
(cfr.
teor.III)
il&"u(P)
sia semprenegativo,
maesista una costante
negativa
- Mmaggiore
ouguale
al l1"u(P)
in
ogni punto
P di D. E s’indicherà con una funzione assumente al contorno i dativalori,
perlawquale
esista una co-stante
positiva
senxpremaggiore
otigtiale
al(P).
Allora,
fhrn~andH con una costantepositiva
e la cun~bina.zione lineare cit -L ~B si
potrà
ottenere chequesta
sia una fun-zione
superarmonica
in D.È
infatti°
sicchè
basterà
porre e risulterà~e
poi
il ~1’ u(P)
è limitato inferiormente da una costantenegativa 11T’,
sivede,
in un modo affattoanalogo,
che la-M,
it ,funzione -
M
rc-;- z~ èsubarmonica,
sicchè sussiste la limitazionedove ~()
indica,
come alsolito,
la funzione armonica. Dipiù,
inogni punto
delcontorno,
sussiste nella(6)
il segnoeguale.
Ques~
ultima circostanzapermette
di trarre dallaprecedente
anche una limitazione per le derivate
parziali
~della w,purchè
siriesca a determinare le funzioni e con derivate par- ziali finite snl contorno e si ammetta Che esistano le derivate
parziali
della w anche sul contorno. In tal caso infatti si deduceovviamente,
per le derivate normali allafrontiera,
mentre,
d’ altra_
parte,
~ la derivatatangenziale nota poichè
si
esprime
mediante i valori al contorno.Siano,
peresempio,
le
equazioni parametriche
del contorno(il quale può
benintesoessere costituito da diverse curve,
poichè
non occorre farl’ipo-
tesi che il dominio sia
semplicemente connesso)
e ivalori
assegnati
sulcontorno,
in funzione dell’ arco s.Risulta allora dalla
(7)
mentre,
per la derivatatangenziale,
èda cui si trae
immediatamente,
per la derivataparziale rispetto
ad x,e
analogamente,
per la derivataparziale rispetto
ad .’i,Inoltre
’oichè
p lea2v
sono ancora funzioni armo-x
a y
niche in
D,
conoscendo dellemaggioranti
e delle minoranti diesse sulla
frontiera,
sipotranno
costruire dellemaggioranti
edelle minoranti in tutto il dominio : basterà a tal uopo deter- minare delle altre funzioni
superarmoniche
esubarmoniche,
lequali
sul contorno si riducanorispettivamente
ai valorimaggio-
ranti e minoranti trovati.
Tanto per la funzione armonica
quanto
pel le sue derivateparziali prime,
si viene cos a stabilire unadoppia
lin>itazione ;e
pertanto
si ottiene pure unamaggiorazione
dell’ errore coli~-messo, ove si
prenda
lamaggiorante
o la minorante trovata comeapprossimazione
della funzioneItlC’og1111a.
Per la funzione armo-nica,
tale errorepuò
ridursi(in
base al teor.V) piccolo
apia-
cere in tutto il
duminio ;
per le derivateparziali, invece,
ciÙnon accade
più, perchè,
mente le funzioni tc;, , di cui nella dimostrazione del teor.V,
tendono alla funzione armonica w.non è vero in
generale
che le derivateparziali
delle tendanoverso le
rispettive
derivateparziali
della w.5. - Le funzioni
superarmoniche
nulle sul contorno,Si tratta ora di determinare le due funzioni
u (P)B zf ( ~’;,
di cui è
parola
nel n.1)precedente.
Inquesto
n.o e nelseguente,
verrà anzitutto determinata in maniera
opportuna
laAffinchè la limitazione
(7)
riesca ilpiù
efficacepossibile, bisogna
fare in I110d0~~lie, con~patibil~uente
con le condizioni acui la
n (P)
èsottoposta,
risultipiù piccolo possibile
il rapportasu tntta la frontiera del
dominio,
ciò che i; lo stesso,poichr
í
(P)
è definita se~npre a meno di un fattore costantepositivo - che,
essendorisl~ lti
più grande possibile
lnq ua n ti t(l
ehepri ~l1H
delle
(5).
Il 1
Un casu in
cui,
fra tutte le funzioni per cui vate la(8),
ven’ è una ben
determinata,
che dà ad Jjf il suo massimovalore,
è il
seguente:
preso ilpotenziale logaritmico
e costruita la funzione armonica in
D, u~uale
a(P)
su
FD,
si supponga che la derivata normale al contorno dellasomma sia determinata e limitata.
In tal caso,
posto
è facile riconoscere che il I max 4" cioè
stante ed
eguale
a- 1 è
inferiore allacorrispondente
quan-tità,
relativa aqualsiasi
altra funzione nulla su per cuivalga
la(8).
Sia infatti
x(P)
una funzione cosiffatta e si pongaBisogna
dimostrare che2013 -~- ~
A 2013 3/.Ora,
se siprende
la differenza
si riconosce che essa è una funzione naiia e, in base al criterio
III, superarmonica
inD, giacchè
Si i·ché tale differenza sarà sempre
positiva
inD,
nonpotendo
avervi
punti
di minimo. Onde anche la derivata norma e al con-torno sarà sempre
positiva
o nulla. Si deducequindi,
tenendopresenti
le(8)
e(9),
e la
disuguaglianza
fra ilprimo
e 1’ ultimo membroequivale appunto
aquella
che si voleva dimostrare.Nei casi
~iù semplici, può
essere molto facile dare1’ espres-
sione
esplicita
della funzione iii + lt~ oraconsiderata,
laquale,
come si
vede,
ècaratterizzata,
a meno di un ~fattorecostante,
dall’ avere un 4 costante in tutto D e dall’essere zero sulla
frontiera di D. -
Cos per
esempio
talefunzione,
se D è un cerchio di rag-gio R,
introducendo un sistema di coordinatepolari
p,6,
colpolo
nelcentro,
si scrivee se D è la corona circolare
l~l C ~ C I~~ ,
siscrive,
Ma in
generale
non sipotrà esprimere esplicitamente
la fun-zione armonica e
quindi
non sipotrà
dir nulla sulla deri- vata normale al contorno chefigura
nelle(9).
Pertantobisognerà
rinunziare ad ottenere che la
quantità
all chefigura
in(
abbia
proprio
il massimu valorepossibile,
incorrispondenza
ad ~ d. o. " do
nn dato valore di max
f ;
dn i ci si contentera cos di una ~uag--giorazione
meno ristretta nella formola(7).
6. - Funzioni
superarnloniche
chedipendono
soltanto dalla distanza del
punto
dallaf’ontiera.
Lo scopo che ora si vuol
raggiungere
èquello
di determi-nare un
esempio
di funzionesuperarmonica
nulla sullafrontiera,
con derivata normale finita e colmax 4" lt (P) pic- colo,
perquanto possibile,
inrapporto
al massimo della derivata normale ai contorno. Persemplificare
laricerca,
siaggiungerà un’ ipotesi, supponendo
che la funzioneii (P) dipenda
soltantodalla distanza
t (P)
delpunto
P dalla frontiera deldominio,
sic- ché la derivata normale al coutorno sarà costante e sisupporrà
(ciò chepuò
sempreottenersi, moltiplicando all’uopo
per un fat- torecostante)
che essa siaeguale
ad uno.Il dominio D si suppone a fino o
più contorni,
ma si am-mette
che,
inogni punto
dellafrontiera,
esista ben determinato il cerchio osculatore alla frontiera stessa(per semplicità
di lin-guaggio,
si conviene di chiamare cerchioosculatore,
diraggio infinito,
latangente
in unpunto
diflesso,
se vi sono di talipunti).
Si indicherà coli R ilraggio
dicurvatura,
preso col segno+
o col segno --, secondochè ilraggio
che va dalpunto
di osculazione al centro di curvatura è rivolto nel senso della normale interna o in
quello
della normale esterna al dominio.La
curvatura ~
~ saràsupposta
una funzione continua suogni
contorno che faccia
parte
della frontiera epotrà
assumere valoripositivi
onegativi.
Ne indicheremo con1
il minimo :p g
R«
Si indicherà
poi
conSo
ilraggio
del massimo cerchio che possa essere contenuto nel dato dominio.Ciò
posto,
si vuole determinare il t1" di una funzione della distanzat (P), snpponendo
che tale funzionef (t)
sia derivabiledue
volte,
nullaper t
= 0 e non decrescente al crescer di tL’ intervallo di definizione della
f (t)
sarà(0, ~S’o).
Si
prenda dunque
unpunto Po
di D e si suppongadapprima
che vi sia un intorno I di
Po ,
adogni punto P
delquale corrisponda
un unicopunto Q,
suFD,
per cui si abbia ciò chepuò
sempreottenersi, prendendo,
per esem-pio, Pu
sufficientementeprossimo
alla frontiera.Sia,
d’altraparte, 0,
il cerchio osculatore al contorno inQpo
ed 1~ ilraggio
diCo ,
preso col segno+
o col segno -,secondo la convenzione fatta
più
sopra. Siscelgano
ad arbitriodue
quantità R’, R",
per lequali
risultie si indichino con
C’,
C’ i due cerchitangenti
a C’ in colraggio rispettivamente I
eR" I
e col centro dallaparte
dellanormale interna o da
quella
della normaleesterna,
secondochèR’,
R" sonopositivi
onegativi.
Esisterà allora un arco di
FD,
contenenteQp.
e dicui
ogni punto,
tranne sarà esterno a C’ ed interno a (_1’".Ove si
prenda
ilpunto
P sufficientemente vicino a sipotrà
-
far sempre s che
Q,,
risulti contenuto in siadunque 1,
un intorno di
Po,
contenuto inI,
e, perogni punto
P delquale, Q,
cadaappunto
inQ;Q".
Nell’ intorno
Io
siconsiderino,
accanto alla funzionet (P), uguale
alla distanza di P daFD,
o, ciò che è lostesso,
da-
le altre due funzioni
1’ (P), t’’ (P), uguali
alle distanzedi
P dalle circonferenza C’ .e C"rispettivamente.
Poichèè esterno a C’ e interno a
C. ",
si avràil segno = sussistendo
quando
e soloquando
I’ si trova sullanormale
PoQp.. Sicché, ponendo
risulterà, poichè
la siè - supposta
nondecrescente,
il segno = sussistendo sempre nei
punti
P della normaleP~
in
particolare
nelpunto Po.
Da tali
diseguaglianze
segue, non appena sia sufficiente- mentepiccolo perchè
il cerchioC~r, P.)
sia contenuto in1."
È pertanto,
per tutti ivalori
di i- inferiori a una certaqt~atrtità,
onde, passando
allimite,
sitrae.
Ora,
se si assume un sisten~a -di coordinatepolari
p, 0 colpolo
inP,
risulta .Analogamente
si deduce cheDalla
(13)
seguequindi,
dato che R’ ed R" possono sce-gliersi prossi-mi quanto
si vuole ad.I~,
con la condizione-~1~~,
Se
poi
alpunto Pe corrispondono
diversi -~l1ag-a~-i
ancheinfiniti -
punti
dellafrontiera,
per ciascuno deiquali
è4
(Pu)
=P. ~~,
e se iraggi
di curvatura della frontiera in talipunti
non sono tuttieguali
fra diloro,
allora si vedesubito,
con lo stesso
ragionamento
fatto per dedurre la(14),
che il4" 1t (Po)
nonpuò
superare tutte leespressioni
-t per tutti i diversi
raggio
di curvatura Il neipunti corrispondenti
a
P,,.
Sicchè- si ottiene adogni
modo una limitazionepel
~’’ ~c (P~,),
laquale
è sufficiente per il fine che si ha in vista.Se infine al
punto Po corrisponde
un unicopunto
percui =
Po Qp.,
ma esiste un insienle dipunti
P aventePo
per.
punto
d’accumulazione e tale che adogni punto
Pcorrispondono
diversi
Qp,
per cui t(P~ = -PQI., allora,
al tendere -di P aPo
in codesto
insieme,
i varipunti Qp
tenderanno tutti all’’unicoQpo
e sussisterà ancora inalterata la relazione(14).
7. -
Detel’l~~inazione
di una funzionesuperarmen ca ma~giorante.
Dopo quanto
si èdetto,
non resta altro che determinare unafunzione
f°(1)
selupre crescente nell’ interva.lio(0,
nulla econ la derivata
prima eguale
ad unoper t
.=0,
verificate infine ladiseguaglianza
per tutti i valori del
raggio
di curvatura1~,
preso col segno stabilito dalla convenzione del n.~precedente.
Ciò
può
farsi ancora con infinità arbitrarietà.Ma,
per otte-nere che la funzione trovata ~i riduca in
particolare
alla(10),
5
quando
il dominio D siriduce
al cerchio saggíu í- gerà
ancora lacondizione,
che debba essereTali ulteriori condizioni determinano
completamente
laf (t),
che,
come sùbito sivede,
vien data daÈ
utile notarequi esplicitamente,
sebbene si tratti di cosapressochè evidente, che,
seI~o
èpositivo,
esso sarà certo noninferiore ad
8o.,Infatti,
seR,, (che
è definito da( 11 ))
èpositivo,
allora il dominio è convesso ; e contenendo esso, per la defini- zione di
So,
un cerchio diraggio ~S’o tangente
alla frontiera(in
due o
più punti) bisogna
che neipunti
di contatto ilraggio
dicurvatura sia
superiore
alraggio ~S’o
del cerchio.~icc~hè,
a mag-gior ragione,
il massimoR,,
delraggio
di curvaturasupererà 5o.
Da ciò risulta sùbito
che,
tanto perRo positivo quanto
per
l~" negativo,
il áu è semprenegativo,
con un massimo ne-gativo. È infatti,
per la(14),
il 4u è
quindi
crescente al crescer diR, giacchè
Sicchè il massimo di áu al variare di R viene
raggiunto
per R =
Ro ,
se e per .~R =Ro
oppure per R =+
oo,se
C
0. Si haquindi,
nelprimo
caso,e nel secondo caso, ma~ ~ u
eguale
allamaggiore
di due quan-tità,
di cui una èquella
stessa ora scritta e l’ altra èMa
questa quantità,
essendoRu negativo,
è minore della prece- dente.Dunque
sussiste inogni
caso la(16).
8. -- Formole di
maggiorazione.
Per mettere ora in atto le formole di
maggiorazione
indi-cate al no.
4,
non occorre altro che determinare la funzione ivi.
indicata con
v (P),
laquale
deve assumere i valoriprescritti
allafrontiera e deve avere il à" limitato
superiormente
nell’intero dominio. Una tale funzione sipuò
determinare congrande
arbi-trarietà.
Ma,
ad eliminareogni dubbio,
sarà bene indicare unmodo di determinarla in
ipotesi alquanto generali pel
dominio.Si supponga
che,
inogni punto
del contorno(o
di ciascuno deicontorni)
deldominio,
ammettano derivaterispetto all’ arco,
dei
primi
treordini, limitate,
i secondi membri delleequazioni parametriche
del contornostesso,
e derivate deiprimi
due or-dini,
anchelimitate,
la funzione cherappresenta
i valori asse-gnati
sulla frontiera. Si supponga inoltre che ilraggio
dicurvatura non si annulli in nessun
punto
della frontiera me-desima.
In tali
ipotesi,
sistacchi,
apartire
da ciascunpunto Q
dellafrontiera,
unsegmento Q Q’
sullanormale,
in modo che 1’ altro estremoQ’
cadasempre
nel dominio D e che il centro di cur-vatura della frontiera in
Q
non cada mai fraQ
eQ’.
Ilpunto Q’
sisceglierà
inoltre sufficientementeprossimo
aQ,
affinchéesso possa, al variare
di Q
sulla frontiera diD,
descrivere la frontiera di un nuovo dominio D’ contenuto in D. e non conte- nente alcunpunto
deisegmenti Q Q’.
Ciò
posto,
la funzionev (P) può
definirsi al modoseguente.
Si
prenda
una costante8,
che limitisuperiormente
i valoriassegnati
snl-lafrontiera,
e si ponga~· (P) = I~
in D’. Siproluii- ghi poi
la definizione di~~ (P)
inD - D‘, ponendo ~· (P~
linearenell’ intervallo
Q Q’,
con la condizione diprendere
il valore ~’in
Q’,
e inQ
il valore iviprescritto.
Il å" ’i’ risulta
allora,
inD - D‘, eguale
a un’espressione
che contiene soltanto
quelle derivate,
che peripotesi
si son sup-poste limitate;
inD’, eguale
a zero; sulla frontiera diD’, infine,
minore certamente di zero,
poichè
il valore 7~ asSllllt0 ivi dalla è il massimo assoluto di codesta funzione in D.Dunque
il è limitato
superiormente
in tutto D.Inoltre la funzione
l’ (P)
definita in tal modo ha certo laderivata normale limitata su tutta la frontiera di I). Sicchè essa è
appunto
deltipo
richiesto.Cos ,
ricordando le(6)
e(7),
e le(15)
e(16),
sipotranno
scrivere le
seguenti
formole dimaggiorazione :
dove t
indica,
comeprima,
la distanza delpunto
xy dalla fron- tiera di D.Naturalmente,
in modoperfettamente analogo,
si otterrebbeuna funzione
v (P)
atta a fornire una limitazione inferiore per~,v (P),
mentrepoi,
valendosi delle formole(7’), (7"),
sitraggono
delle limitazioni anche per le derivate
parziali
sulla frontiera.Si
può
osservare che il valorepratico
della formola(17)
viene diminuito dal fatto. che in essa
figura
laquantità (estr.
sup.
4" v),
il calcolo dellaquale
sarà ingenerale
moltocompli- cato,
dato il modo com’è stata ora definita la funzionev(P).
Ma le considerazioni sin
qui
svolte sono intese soltanto a mo-strare come, lasciando una notevole
generalità
diipotesi
suldominio
D,
sipuò
sempre, in maniera(almeno teoricamente)
molto
facile,
determinare la funzionev (P),
mentreperò
non éescluso che in
pratica
possano determinarsi conmaggiore
sem-plicità,
caso per caso, delle funzioni aventi il A" limitatosuperiormente,
assu~nenti sul contorno i valori iviprefissati
eaventi derivate
parziali prime
finite e continue sul contorno stesso.Cos
per° esempio,
se si considera il caso,già
abbastanzaesteso,
di un dominio D limitato da due curve, che possano rap-presentarsi
in coordinatepolari
p, 6 mediante leequazioni
ove
a (8) e fi (8)
siano funzioni finite e continue insieme con leprime
duederivate,
cono~)~>P(6)~>0,
sipotrà
determinare lnv t Pl
come una 1’unzione linearedi p
perogni
valore di 0.()etti ’f p
i valoriprescritti rispettivameute
sul contoruoesterno e sul contorno interno, risulterà
e
pertanto,
ove si supponga che anchecp (8), c~ (~j
ammettano de-rivate dei
priiui
due ordini finite econtinue,
saràda cui subito si dedurrà il valore di
(estr.
sup. in funzione, dei dati a,~,
rp,~.
Nel caso che D sia limitato soltanto dalla curva
p = (X (6),
sipuò
fissare lav (P)
allo stessomodo, ponendo per P (0)
1© zeroe
per ~ (6)
unacostante,
laquale
vaperò
sceltasuperiore
almassimo
di f (6)
in(O,2 ~),
affinchè ilprimo
termine nel secondo membri della(18)
non possa tendere a+ -00,
perp-0.
In
particolare
se si considera la funzionew (P~,
armonicanel dominio limitato ~dall~’ ellisse
e assumente sul contorno i
valori ? (0), sussistono,
in base alle(17),
nelle
quali
si determini la al modo adesso le se-guenti diseguaglianze
5 *
-
dove H e h’
rappresentano
duecostanti,
che possonodeterminarsi,
per
esempio,
cos : nellaprima,
delle(18),
se
se cos 6