R ENDICONTI
del
S EMINARIO M ATEMATICO
della
U NIVERSITÀ DI P ADOVA
A NGELO T ONOLO
Commemorazione di Giuseppe Vitali
Rendiconti del Seminario Matematico della Università di Padova, tome 3 (1932), p. 67-81
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di ANGELO TONOLO
La forte amicizia che ebbe inizio nel
1924, quando Egli
venne ad occnpare la cattedra di Analisi i~~finitesin~ale nell’ Uni- versità di
Padova,
la devota riconoscenza per le prove che ho avuto del Suo animosquisitamelte buono,
laprofonda
ammira-zione verso fi matematico di
grande potenza,
mispingono
a diredella vita e delle opere di ~IUSEPPE
VITALI,
vita chefu _
intensadi
pensiero
e dilavoro,
opere che ~ non cadranno conLui,
maresteranno
patrimonio
diquella disciplina
cheEgli
tanto amo.Sia
questo
il mioomaggio
d’ affetto verso la Memoria delgrande
e il caro Amico
perduto.
GIUSEPPE VITALI nacque a Ravenna il 26
Agosto
1875.Fanciullezza senza
agi
fu laSua, perchè
ilpadre,
assistente ai lavori ferrov iari con scarsostipendio,
nonpoteva dispensare
ilminimo benessere economico ai
cinque figli,
di cui il Nostroera il
maggiore.
Ma nessunoignora
che nellapovertà
sitemprano
le
maggiori
virtù u~nane, e ilpadre,
educato alla severa scuola del lavoro e delsacrificio,
chiuse la sua dura esistenza con lapiena
soddisfazione di vedere ifigli seguire
con amore il suoesempio,
eraggi ungere
tutti otti meposizioni
sociali. Ma anchedell’ unica ricchezza costituita dal
vigile
amore della madre edel
padre,
doveva il vITm.I benpresto
essereprivato, perchè, quando Egli frequentava
il (linnasio di Ravenna, ilpadre
futrasferito a
Lecco,
e 1’ Adolescente rimase solo inquella
citatapresso uno
zio,
conservando per lafamiglia
lontana m affettoquasi
morboso.h’requentò
il liceo diRavenna,
dove dal valenteprofessore
Noxx~ appresegli
elen1enti delle matematiche. Lepatiche
riunioni (H uOl1~ini 11111t111’1 e digiovani
studenti chpavvenivano nel domestico studio del
No;Ni,
ove si discutevanoquistioni
dimatematica,
ebbero certamente influenza nella mente delgiovane
Allievo. E la naturale inclinazione aquesta
disci-plina
cominciò subito amanifestarsi, perchè
ilVITALI,
non soloera costantemente il
primo
fra tutti nella risuluzione deiproblemi,
ma lasciava indietro di buon tratto i
più distinti,
per modo che veniva citato dal NONNI comeesempio
rarissimo. Ottenuta la licenzaliceale, frequentò
nel 1895 i Corsi di Matematiche del- 1’ Università diBologna;
indi, ottenuta una borsa di studio per la Scuola NormaleSuperiore
diPisa, passò
1’ anno successivoin
questa Università,
dove il Dixi e il BIAXCHI furono i SuoiMaestri
prediletti.
Fervidiuomini,
suscitatori di idee e di ricerche neigiovani matematici,
presero essi i a stimare ilNostro,
nelquale
avevano riconosciuto un
ingegno,
non meno acuto chepronto,
efurono da Lui contraccambiati della
più
deferente e affettuosaammirazione. A Pisa si laureò con lode nel
1899, presentando
come Tesi una
ricerca,
ove estende allesuperficie
di RIEMANN ilclassico teorema di MITTAG-LEFFLER sull’ esistenza di funzioni analitiche uniformi dòtate di
singolarità assegnate
inpunti
pre- stabiliti delpiano complesso.
Piùimportante
è la Sua Tesi diabilitazione dell’ anno
successivo, dove, prendendo
asoggetto
unaindicazione contenuta in una Memoria dell’ APPELI.
sugli integrali
delle funzioni a
moltiplicat~ri, trasporta
lo studiodegli integrali
abeliani alle soluzioni delle
equazioni
differenziali lineari omogenee.del second’ ordine a coefficienti
algebrici
conpunti singolari
dellaclasse di FucHS. Con queste due
Memorie,
unite all’ altra del 1900 dove esamina le funzioni analitiche le cui derivate 1Z- esi-me ammettono un limite finito al crescere indefinito di n, entra il
giovane
ViTALinell’ agone scientifico,
lasciandovi subito unaimpronta
con i risultati ottenuti nella Sua Tesi di abilitazione.Egli
restò all’ Università di Pisaquale
Assistente del DiNi fino al1901 ; poi,
inseguito
a concorso,raggiunse
la Scuola Tecnica diSassari,
e nel 1902 vinse il concorso per il Liceo diVoghera.
. Nel 1904
passò
al Liceo « Colombo » diGlenova,
dove rimase fino al1922, conseguendo
nel 1907 la libera docenza in Analisiinfinitesimale,
nel 1909 ilpremio
Ministeriale per laMatematica,
e nel 1911 ebbe 1’ incarico dell’ Analisi Matematica nella R.
Scuola Navale
Superiore
di Genova.Esamiiiiamo la
produziotle
scientifica del Nostro durante ilperiodo d’insegnamento
nelle Scuole Secundarie..,
- Verso il 1900 il
problema
della misuradegli
insiemi dipuuti
d’ una retta attirava 1’ attenzione di eminenti matematici.Nel 1898 il BORI’:L diede a
grandi
linee una vasta classe di in- sie~ni che soddisfano alle condizioni di taleproblema,
e nel 1901il LEBESGUE
completo
la ricerca,giungendo
aquella
classe diinsiemi misurabili che mer tatamente
porta
il suo nome. Indi-pendentemente
dalLEBE&GUE,
e senza conoscere 1’ opera dell’ emi- nente matematicofrancese,
il VITALI arri~-ò nel 1903 allo stessoconcetto di misura
lebesguiatia,
estendibileagli
insiemi non limi-tati. Restava
però
sempre il dubbio seogni
insieme dipunti
della retta fosse misurabile nel senso di LEBESOUE.
Questo
dubbiofu tolto dallo stesso
VITALI,
ilquale
nel 1905 diede ilprimo esempio
di un insieme dipunti
non misurabile.Al concetto di misura il Nostro fu condotto cercando le
proprietà
caratteristiche delle funzioniintegrabili
secondo RIEMANN.Il
LEBESOUE,
nella sua classica Tesi del1902,
osservò che ipunti
di discontinuità di una funzioneintegrabile
secondo RI~-~~TN formano un insieme di misura nulla. Ma nel 1903 il VITaLI dimostrò che 1’
integrabilità
rier~oanuiana d’ una funzionedipendeva
esclusivamente dalla natura dell’ insieme dei suoipunti
di
discontinuità,
e nel 1904Egli
diede al risultato una formapiù elegante,
trovando che condizione necessaria e sufficiente per 1’integrabilità
indiscorso,
è che 1’ insieme deipunti
di disconti-nuità della funzione sia di misura nulla. Nello stesso anno
questo
teorema fu ottenuto dal LEBESOUE.
Fra le funzioni continue a variazione
limitata,
hannoparti-
colare
importanza quelle
che il VITALi chiamò nel 1905 assolu- tamente continue. Il LEBESGUE un annoprima
di Lui aveva fis-sato l’attenzione sopra
questa
classe difunzioni,
ma spetta al Nostro il merito di avere introdotto nella matematica questoconcetto che si dimostrò
essenziale, permettendo
a Lui e ad altridi ottenere risultati di alto interesse. E in
primo luogo Egli
dimostrò nel 1905 che 1’ assoluta continuità caratterizza
comple-
tamente le funzioni
integrali
secondo J~~B~sao~.Questo
fonda- mentale teorema venne indicato dallo stesso LEBESOUE nel1904,
ma fu_ dimostrato in modo
completo
dal VITALI nel1905,
e dalL"~BES6~E nel 19i~~, rit~.ovato dal VIT-11.1 nei 1908 con nietuclu diverso dal
primo,
che ha ilvantaggio
di essere estendibile aicasi di due o
più
variabili..Nella teoria delle funzioni di variabile reale un
probleina
tuulto interessante è
quello
dell’integrazione
per serie. Il Nostro vi dedicò unapenetrante
ricerca del 1907.Egli
non consideròil
problema
soltanto dalpunto
di vista dellaintegrazione
estesaad un
segmento,
ma lo studiò daquello più generale
dell’ inte-grazione
estesa ad unqualsiasi
insieme rnisu-rabile dipunti.
Aquesto
scopoEgli
introdusse il concetto diintegrabilità completa
per
serie,
-e diequiassoluta
continuità di un insieme difunzioni,
e determinò la condizione necessaria e sufficiente
perchè
una seriedi funzioni sommabili sia
integrabile completamente
per serie.In
particolare
caratterizzò una vasta classe di serieconvergenti,
per cui è lecita1’ inte~raziotie
termine a tert~iiie nel senso ordinaria.Nella teoria
degli
ittstemi dipunti
sono usati col moltuvantaggio gli ~c ITberdecku-ngss~,tze ~ .
Ilprimo
teorema in propo- sito è di BoREL del 1894. In strettolegame
con esso sta unaproposizione
di VITALI del 1908 dicapitale importanza
che iTedeschi
chiamano «Ùberdeckiingssatz
voi~ -.Appoggian-
dosi su
questa proposizione,
e sopra un’ idea fondamentale diVOLTERRA, LEBESGUE,
DE LA Poussíx ed altri am-pliamente sviluppato
la derivazionedegli itite~;rali multipli. Spetta però
al Nostro il ~nerito di avere iniziato uel 1908questa
teoria,raggiungendo
risultaticospicui.
Il BAiRE nel 1898 pose la sua beii nota classificazione delle
funzioni,
ma BORM, e riuscirono a costruire delle fun- zioni chesfuggono
aquesta
classificazione.Nacque
allora la que- stione di caratterizzare le funzioni di BAIR~. BT 11’AL[ e L~BKSG~~nel 1905 stabilirono che tutte e solo le funzioni di BMRE sono
misurabili secondo BopEL. Ma il ViTAn in una successiva ricerca dello stesso anno
spinse più
avanti1} indagine, provando
cheogni
funzione misurabile secondoLEBESGUK,
sipuò decor~3por~~e
nella son~ma di irna funzione di BAIRE al massimo di seconda
cl asse,
-e di una funzione diversa da zero al massimo in uninsieme di misura
nulla,
cioè nna funzione adintegrale nullo,
come
Egli
stessoprovò
in un’ altra ricerea.Da
qui
il Nostro ricavò un -altro bel ’teorema indicato daBoKEL e da ~u~t da V lTAI..1
e5plieitan~ente
dichiarato, cioè cheogni
funzione misurabile in un insiememisurabile,
è con-tinua sopra un insieme
perfetto
la cui misurapuò supporsi
arbi-t~’drian)eote
prossima
aquella
dell’insieme dato.Questa proprietà
delle funzioni misurabili ha servito di base alla definizione di
integrale
data da BoR&ct,, e aquelle
che ne sono derivate.A lla teoria delle serie di funzioni analitiche il Nostro ri- vulse ~ attenzione
già
nel1903,
lasciandovi tre teoremi che da soli basterebbero a renderepreclaro
il nome dell’ Autore. Unproblema
di alto interesse èquello
di determinare le condizioni che sirichiedono, perchè
una serie di funzioni analitiche conver-gente
in nn campo, sia ivi una funzione analitica.Dopo
il clas-sico teorema di
W EIERSTRASS, cospicui
risultati hanno ottenutoARZELI,
Usaoan. Ma il contributopiù
notevole viportò
il
VITALI, restringendo
al minimo le condizioni per la risoluzione delproblema
in discorso.Egli provò,
che se le sommeparziali
della serie sono limitate nel loro
insieme,
e se la serie converge in un insieme infinito dipunti
aventi perpunto
di accumula-zione un
punto
interno al campo, essa converge inegual grado
verso una funzione at~aliiica in tutto il campo.
Questo
teoremaè univergalmente conosciuto come « Teorema di ViTàw ».
Egli giunse
aquesta proposizione,
dimostrandodapprima
che nellasola
ipotesi
della finitezza delle sommeparziali
nel loro insieme,dalla successione
completa
delle sommeparziali,
si possono estrarre delle successioni che convergono inegual grado
verso funzionianalitiche. Più tardi sorse, per opera del
MoNT~L,
una teoriacompleta
delle cosidettefamiglie
normali di funzionianalitiche,
ma il VITALI ne aveva
posto
le basi con il teorema indiscorsu,
che
impropriamente qualche
volta viene attribuito al MONTEL. Maun terzo risultato
Egli
ottenne di non miuoreimportanza
deiprecedenti, provando
che se una successione di funzioni analitiche converge in un campo, e se inoltre le funzioni non assumonodue
prestabiliti valori,
allora la successione converge verso unafunzione analitica.
,
La
scoperta
di questo teorema ci offre unlimpido esempio
della
penetrante
intuizione del Nostro. Il teorenia è vero, come hannoprovato più
tardi LANDAU eCARATI3ÉODORY,
ma la dimostra- zione che ne dà il YITAL~ non è corretta. Ora non è certamentefacile
prevedere quale legame
vi sia tra il fatto che i termini i della successione nonacquistano
mai dueprestabiliti valori,
ela nutura analitica del limite. D’altra
parte Egli
non fu condottoalla
proposizione
in forza della dimostrazioneperchè,
comedissi,
questa è difettosa.Adunque
il ViTAM sent la verità diquel
risultato cos poco intuitivo
prima
di tentarne la dimostrazione.I concetti da Lui
introdotti,
e i risultatiraggiunti
che oramaidominano nella
teoria
delle funzioni di variabilereale,
Gli assi-curano uno dei
primi posti
inquesto
campo di studi. Essi furono ottenuti tutti nelperiodo
1903-1908 nello snervanteinsegnamento
delle scuole medie. Il W TaLc è stato
quello
chegli inglesi
chia-mano un self-made-man.
Egli
non fu allievo di una determinatascuola,
o di un determinato maestro. E ben s’ intende che uningegno
della Suatempra
nonpoteva
accontentarsi dirimaneg- giare
ideealtrui,
e doveva sentire ilbisogno
di lavorooriginale.
Già air inizio delle Sue
meditazioni,
trascurò di far 1’assaggio
delle Sue forze sopra
problemi
di second’ ordine.Egli
andò diritto allequistioni di~cili,
e concolpi
da maestro ne ottenne la solu- zione. Nella sottile lucidità del dettato lasciò sempretrasparire
le idee con una nettezza
perfetta,
e fece intravvedere ilrapido
succedersi delle Sue concezioni. Non fu mai Sua 1’ arte di esporre dei risultati mascherando sottilmente la via
per raggiungerli.
*
* *
La
produzione
scientifica del Nostro subisce una tregua nelperiodo
1909 -1922,
sia comeattività,
sia comequalità
dilavori,
all’ infuori di una
ricerca,
ove è contenuta una condizione carat-teristica,
di raraeleganza,
sulla chiusura di un sistema di fun- zioniortogonali.
Inquesto periodo
di allontanamento dalle medi- tazionimatematiche, Egli
sent ilbisogno
diaccogliere
intera lavita nei suoi
compiti sociali,
epartecipò
attivamente alla vitaamministrativa,
comeconsigliere
comunale e come assessore alleBelle Arti e alla Pubblica Istruzione del Comune di Genova.
Anche nelle
quistioni
attinenti alla Suacarica, spiccò quella
facoltà
geniale
dicogliere
conprontezza
ilgiusto punto
dondebisognava partire
per la risoluzione diqualche problema
concreto.Dotato di un
giusto
senso diequilibrio, preciso, fermo,
talvoltaassolut> nei
giudizi,
era tuttaviadisposto
peringenita
bontà al-1’
indulgenza,
cosicchè non ebbe acerbi avversari, Accolse il com-pito
di uomopubblico
con animo scevro da ambizionivolgari
edi
personali interessi,
e lo esercitò sempre con zelo e fervore.E 1’ assessorato alle Belle Arti ben s’informava alla Sua
indole, perchè
in Luivigilava,
accanto al puroscienzato, un’ ap- passionata
anima di artista.Disegnava Egli
in modoeccellente,
e all’ occasione sapeva rivestire il Suo dire di eletta forma poe- tica. Nella Prolusione ch’
Egli
tenne all’ Università diBologna
nel
1930,
e nella Commemorazione ch’Egli -
avrebbe fatto del Ricci, all’inaugurazione
dell’ Aula cheporta
il nome diquesto
Sommo nel Seminario Matematico dell’ Università di
Padova, dopo ~pagine
severe discienza,
eccone altre di cos intima com-mozione,
in un ricamo sperfetto
diimmagini,
in una musicas blanda di
parole,
che non sembrano scritte da chi passa tutta lagiornata
in un mondo cos diverso dal letterario.*
* *
Purtroppo
il riconoscimento ufficiale del Suo meritoinsigne
fu lento nell’ ambiente
accademico,
perquanto
alcuni eminenti matematici italiani stimasseroprofondamente
il VITALI. A ciò haindubbiamente contribuito il Suo carattere riservato ed
alieno,
nonchè dal farsi
largo,
altres dalle forme intensive di comuni- cazione scientifica che si accompagnano alla vitamoderna, quali frequenti viaggi,
contattipersonali,
intervento aicongressi,
distri-buzione
larga
di lavori. CosicchèEgli
nonpotè raggiungere
laCattedra Universitaria che nel
1923, quando
venne nominatoProfessore di Analisi infinitesimale dell’ Università di ~Iodena.
L’ arrivo alla Cattedra fu per il Nostro
fulgido esempio
di ma-gnifica operosità
scientifica. Il Suo lavoro ricominciò con unapenetrante
analisi delle funzioni a variazionelimitata,
arrivandoad una
proposizione
che in sostanzaequivale
ad un notevoleteorema di DE LA V ALLEE-POUSSIN. In una successiva Memoria
Egli
pervenne a mettere in rilievo una nuova eimportante
pro-prietà
caratteristica delle funzioni continue a variazionelimitata,
la
quale
Glisugger
una estensione della nozione di variazione limitata allecoppie
di funzioni di due variabili reali. Secondoil Suo
pei~5ieru
estensione poteva indicare la via per tra-sportare
allesuperficie
i noti teoremi sulla rettificayiotie dellecurve. Con diversi
procedimeenti,
e pocotelup0 prima,
ilaveva
conseguiti
i risultati che collimavano conquelli
del VITALI,e
recentemente, dopo
ilBAXACH,
hannopubblicato penetranti
che
TORELLI, CACCIOPPOU,
NA~"~"~-AxDREOLI.Con
questo lavovo,
e con altri di minoreportata,
hannotermine le Sue meditazioni sulla teoria delle funzioni di vari- bile reale.
Nel 1924 è chiamato ad occupare la Cattedra di Analisi iutinitesir~aie della Università di Padova. Verso la fine del
19~6,
nel
pieno
fervore della Sua attivitàscientifica,
ècolpito
daplegia :
un embolo arterioso Gliparalizza
laparte
destra del corpo, e Loporta
sull’ orlo della tomba. Assistiamo ora ad utifatto che ha del fantastico. Mentre il terribile male
compie
nelcorpo la sua opera
nefasta,
la mente restar 1 ucida, l’intuizione si frapiù chiaroveggente, 1’ indagine più penetrante,
onde alcune delle Sue ricerchefurono,
se nonproprio portate
atermine,
certointravviste durante l’acuto
periodo
del male. Sialza, dopo qual-
che mese di
letto,
ma laparalisi
Gli ha tolto 1’ uso della manodestra,
e Lo ha messo nell’’impossibilità
di scrivere senza ricor-rere a mezzi 111eccanici.
Acquista
U11a macchina con laquale può
mettere nella carta ciò che il cervello vede nello
spazio.
Moltedelle Sue
indagini
richiedono ora calcoli laboriosi. Il mezzocanico,
perquanto perfetto,
non (ili setwe per tuttigli sviluppi
delle formule. Non
importa.
1passaggi
iutern~Ed sono visti nel-1’ aria,
egli
allievi verificano talvolta materialmente i risultati delle Sueprevisioni.
Un fiuto eccezionale Losalvaguardia dagli
errori. La fine di una ricerca ~i fonde con l’inizio di un’ altra.
Egli
non si dàtregua.
Un inimutato ~arvore Gli fagermogliare
i temi. Non
s’indugia
nellacompiacenza
del lavorocompiuto;
odella razza buona che trova ristoro nel suo
cammino,
camIni-nando. La ricerca
distillata,
lambiccata noit è perLui,
appar- tiene al Suo credo scientifico. Da ciò desiderio di igrandi
tele. Itemi Gli si offrono nella loro
completa an~piezza,
edEgli
devericorrere
all’opera degli
allievi per .esaurirli. Escono cos dal Suo cervello vulcanicopiù
di una trentina dioriginali ricerche,
edaltrettante ne
pubblicano gli
i allievi sotto la Suaguida
generosa.Cercherò di dare un’ idea della natura dei Suoi lavuri
più
notevoli.
Una bella llemoria del PASCAL del 1910
sugger
al ViTALIuel 1923 un’ altra, dove è
sviluppato
un Calcolo assoluto da Lui~’hiall1ato
generalizzato.
àla in questaprima esposizione, Egli
nonaveva ancora trovato
un’operazione
chepotesse
tenere illuogo
della derivazione covariante del Calcolo di
R~cc~,
epertanto
unagrave lacuna restava al Suo Calcolo. I
primi
tentativi diretti fal-liruuo,
edEgli scopr
la derivata in discorso nel modoseguente
del tutto inatteso. Fra
gli spazi
funzionali, uno deimeglio
carat-terizzati,
èquello
delle funzioni aquadrato somtnabile,
cioè lospazio
1-IILBEItTIA,.-,-0. In unapoderosa
Memoria del 1927 il YI’rALI studiò in modocompleto
la Geometria diquesto spazio,
serven-dusi sistematicamente della
rappresentazione funzionale,
laquale
ha la sua
ragione
d’ essere nellapossibilità
disviluppare qualun-
due funzione a
quadrato
sommabile in serie di funzioniortogonali
i cui coefficienti si possono
interpretare
come le coordinate carte- siane delpunto
rappresentato dalla funzione. Diquesto
metodoil Nostro farà uso continuo in tutte le
ricerche,
mostrando connumerose
applicazioni
ivantaggi
che si possono trarre da esso,specialmente
nel campo della Geometria differenziale. Non staròqu
ad esporre le estensioni allospazio
hilbertiano cheEgli
hafatto,
congenialità
edoriginalità
divedute,
di molteproposizioni
dell’ ordinaria
geometria
differeozialedegli spaz
ad un numerufinito di dimensioni. Mi limiterò soltanto a dire come
Egli
trovòla derivata covariante del Suo Calcolo assoluto. Studiando le nor-
mali che
giacciono
nel secondospazio
osculatore in unpunto
d’una varietà immersa nello
spazio hilbertiano, Egli
s’imbattèproprio
con la derivata covariante del Calcolo di Ricci, AlloraEgli pensò
che lo studio delle normali all’ n-esimospazio
oscula-tore che
giacciono
nel1’(n
+1 )-esimo spazio
osculatore in unpunto
della varità indiscorso,
Lo avrebbe condotto a trovarel’ espressione
della derivatageneralizzata.
E cos avvenne,perchè
la ricerca
anzidetta, guidata
con opportuna scelta dinotazioni,
Lo portò a sèrivere
un’ operazione
che èproprio
la derivata cheEgli
cercava.L’algoritmo
si estende subito a tutti i sistemi as-soluti,
e la lacuna che vi era nellaprima esposizione
del SuoCalcolo,
venne finalmente colmata nel 1927. 3Ia purtroppo tale6
operazione
non eraperfetta.
Possedeva s tutte leproprietà
della derivata di
UHRlSTOF}’EL-R~CCI,
ma mentregli
iudici egli apici
del sistema assoluto dipartenza
possono essere di classequalunque,
l’indice di derivazione deve essere di clas-se uno. Solo tre anni
più
tardiquesta imperfezione potè
esser
tolta. È
interessante conoscere comeEgli raggiunse
lo sco- , po. In una lezione di Analisisuperiore
del1930, Egli svilup-
pava la dimostrazione del carattere assoluto della derivata cova-
riante con un indice di derivazione di classe uno. Ad un tratto si
arrestò,
pensòqualche minuto, poi
fece scrivere dall’Assistenteuna formula e,
aggiunse,
rivoltoagli
allievi :questa
deve esserel’ espressione
della derivata covariante con un indice di deriva- zione di classequalunque.
Nellaprossima
lezione proverò il suoicarattere
assoluto,
e se avròsbagliato ... mi
fischie-rete. Nella successiva lezione sotto la Sua
guida,
l’Assisten- teesegu
i calcoli necessari per provare 1’ asserto, e allafine, dopo
un’ ora di laboriosisviluppi,
ebbe la confermache anche
questa
volta la Sua intuizione non L’aveva in-gannato ! Malgrado però
che la dimostrazione sia lapiù
sem-plice
che si possaideare,
essa risultòtroppo pesante
per il Suospirito
abituato all’agile
snellezzadegli algoritmi.
Cercandodi
semplificare
la dimostrazione indiscorso,
giunse ad un risul-tato
sorprendente:
la derivata covariante di un sistema assoluto perqualunque
stato dell’indice di covarianzapuò
essere scritta inuna forma
sintetica,
che ne mette in evidenza dicolpo
il carat-tere assoluto!
Reso cos
perfetto
nelle notazioni enegli algoritmi
per as- sidua egeniale
opera delVITALI, geometrizzato
eapplicato
allegeometrie
riemanniane dispecie superiore
inquesti
ultimitempi
dalle abili mani di ENEA
BORTOLOTTI,
ii Calcolo assoluto genera- lizzato ~attende oraqualche
clamorosaapplicazione
che ne facciavedere la
grande portata.
Nel campo delle ricerche
geo~l~etriche
sono dasegnalare:
il belconcetto e la determinazione dei sistemi
principali
di normali ad unavarietà dello
spazio
hilbertianogiacenti
nel secondospazio
osculato-re, cioè di
quei sistemi,
cherispondendo
ad una definizione simmetri-ca
rispetto
all’ insieme delle lorodirezioni,
devono essereconsiderati,
secondo
VITALI,
come sistemiprivilegiati ;
la dimostrazione che per i ,problemi
di minin~o o di massimo relativi alle varietà dellospazio hilbertiano,
le relativeequazioni
di EULERO-LAGRANGl4: si riassumono nell’ annullarsi di un parametroinvariante,
ilquale, quando
non ènullo,
èperpendicolare
allavarietà;
la determinazione di certe forme differenziali a carattereproiettivo
associate a certe varietà di cuiun caso
particolare
è la forma classica diFuBINi;
la costruzione perqualsiasi varietà,
di unavarietà,
che sotto moltiriguardi può
essere considerata come la naturale estensione della evoluta delle
curve e delle
superficie. Quasi
tutte leoricerche orasegnalate,
ed altre ancora di Geometria differenziale delle curve e delle va-
rietà condotte col sistematico uso della
rappresent~izione funzionale,
nonchè una
personale esposizione
della teoriadegli integrali
diLEBF~(~U~,
edegli sviluppi
in serie di funzioniortogonali,
sonocontenute nella Sua opera «Geometria nello
spazio
hilbertiano»‘opera che merita di essere meditata dai nostri
giovani
matema-.
tici,
ondecompletare
le ricerche del Maestro in un indirizzo chenon dovrebbe essere
perduto
con Lui» come ben disse il Pm-CHERLF nella Commemorazione che fece del VITALI alla Reale A c- cademia di
Bologna.
Egli
ritenevache, specialmente
nelle ricerche digeometria proiettiva differenziale,
fosseopportuno
pensare immersa lafigura
nello
spazio hilbertiano,
equindi, rappresentando
i suoipunti
con le fiinzioni a
quadrato sommabile,
condnrrel’ indagine
collarappresentazione
funzionale combinata congli algoritmi
del Cal-colo assoluto.
*
* *
Il Nostro era veramente un matematico di classe. Dotato di
penetrante intuizione, Egli
sentiva la verità d’una propo- sizione anche se Gli mancavanogli
elementilogici
per unatale
persuasione.
Io che ebbigrande
consuetudine di vita conLui,
bene mi accorsiquanto
lontano eprontamente Egli
ve-desse. Possedeva eziandio una
sorprendente
abilitàalgoritmica,
cosicchè le
conclusioni,
pure nelgroviglio
delleformule,
eranosempre
raggiunte
nel modopiù rapido
con maestriasapiente.
D’un
colpo
d’occhio vedeva ilpiano generale
delproblema,
par- tiva deciso verso lasoluzione,
avanzando senza timored’ ingannarsi.
L’
originalità
era una Sua caratteristicarnentale,
nel- sensoche non desiderava servirsi di quanto
pI’llna
di Lui era statofatto,
ed anche per cosenote,
sentiva ilbisogno
di dare al lorostudio una
personale impronta.
Maestro nel sensopiù
elevato epiù ampio
dellaparola,
aveva fervido 1’ amore per la Scuola.Agli
allievi
insegnava
con1’ esen~pio
il metodo della ricerca matema-tica,
narrava i Suoistud ,
e si occupava con interessan~ento delle loroquestioni,
da Lui sen~preconsigliate,
e per lequali,
o indi-cava la via da percorrere, o dava un’idea che forniva nuovo mezzo di
indag-ine.
Perciò esercitava un forte ascendente sulle giovani nlelltl deidiscepoli,
iquali
Lo circondavano diprofonda
ammirazione e di devota affezione.
Come lo Scien~iato fu
prodigo
distributore di sapere, cos 1’ Uomo fulargo
di generosi affetti. Sotto il sembiante riservato,Egli
c~~stodiva tesori di delicatisentimenti;
la soavità era tuttaraccolta nel cuore. Chi Lo conosceva la
prima volta,
subiva dicolpo
il fascino che emanava dal Suoingegno robusto,
ma lasquisita
bontà del Suoanimo,
il calore del Suoaffetto,
la sensi-bilità del Suo cuore, avido di
famigliari
tenerezze, e di amicizi~profonde,
erano conosciutipienamente
da chi ebbegrande
dimesti-ohezza con Lui. Pi i di una volta mai confidò accorati
pensieri,
ec’ era nel racconto un tale lureieore di
lagrimP,
una tale com-~l~Oyente
espansione,
che io ne restavo turbato, e sento che nondarò mai abbastanza
5inipatia
ad un’ Anin~a cos bella P cos pura, ad un Uomo cos mite e cos buono.Spirito versatile,
sapeva passare dallepii~
alte astrazioni allecose concrete con
praticità
edequilibrio. Appena giunto
alla Cat-tedra dell’Università di
Padova, propugnò
conardore,
oon tuttoil consenso dei
Colleghi,
ed ottenne la costituzione del «Sen1ina- rio matematico» come opera di alto valoreedu(1ativo,
e che nellaSua mente doveva diventare una fiorente Scuola matematica. 1
Colleghi
ammirati da tanto fervore e d’ instancabileattività,
Lovollero
Direttore,
e sotto la Suaguida sapiente,
il «Semi ario»iniziò la sua vita sotto i
migliori auspici.
Le conferenze tenute da Lui e daiColleghi
facevano conoscere interessantiproblemi
ad un numeroso uditorio, le discussioni su
qualche Memoria,,
interessavano
gli
allievi alla ricercaoriginale,
e dalle lezioni suqualche argomento elementare,
essiapprendevano
la difficile artedell’insegnare.
Costituito il « Seminario »Egli
siodoperò
ad ot-tenere i fondi i necessari per la
pubblicazione
dei « Rendiconti » che accolsero subito alcune Sue belle ricerche. In una dellequali portò
nuovi contributi alla nozione di derivazione covariante,facendo in
particolare vedere,
che leproprietà
diquesta
derivatanon si conservano
immutate, quando
l’indice di derivazione è di classequalunque.
In lln’ altro lavoro determinò analiticamente tutte lesuperficie
ad area minima dellospazio hilbertiano,
e nellaterza
Memoria,
inviata pocotempo prima
della morte,sviluppò un’ operazione
nellaquale
rientrano come casiparticolari,
siaquella
Sua derivata del 1922 formata col concorso di unan-pIa ortogonale
di congruenze di curve, dallaqnale poi
aveva dedottoun
parallelismo
detto diV ITALI- ’V EITZ]1~XBÜCK,
siaquella
del Cal-colo assoluto
generalizzato,
e inparticolare, naturalmente,
la deri-vata del Calcolo di R~cc~.
*
* *
Il dolce richiamo della mamma carica di
anni,
il mesto si-lenzio della tomba del
padre,
le amorosepreghiere
deifratelli,
1’ affettuosa
eloquenza
deiColleghi
dell’Ut iversità diBologna,
L’ hanno deciso nel 1930 ad abbandonare la Cattedra di Analisi infinitesimale dell’ Università di Padova per
quella
diBologna.
EccoLo entrare con animo lieto in
quella
Univ ersità che Lo ac-colse
studente,
e continuarequel poderoso
lavoro perSè,
e pergli allievi,
iniziato a Padova.Qu
si manifesta nel Nostro unaseconda mentalità scientifica.
Il
VIT~LI,
nelle Suericerche,
aveva mirato soltanto alla ma-tematica pura, ed era sempre rimasto lontano dalle
applicazioni.
Per Lui
l’opera
scientifica doveva avere ipregi dell’ opera
arti-stica,
nel senso che dovevapossederere
in sè stessa i caratteritali da farla apprezzare. Ora
però
Lo attraevano le moderne teoriefisiche,
ed aveva preso adoccuparsi
di astronomia stellare. Il Suotemperamento
matematico doveva naturalmenteportarLo
alladif~fidenza per i
dogmi scientifici,
deiquali
voleva darsipiena ragione priina
diaccoglierli.
Aveva torto ? L’evoluzione dei credo nelle scienzefisiche,
nellequali
recentissime vedute minacciano il crollo diprincipi
ritenutiimmutabili,
ci dice che il dubbio6
scientifico è spesso strumento di progresso.
Purtroppo
la morteprematura
non Gli lasciò iltempo
di sistemare in modo com-pleto
le Suevedute,
che furonoesposte
inpochi
lavori. Cercheròdi darne un cenno.
HAUSDORFF aveva assegnato una
decomposizione
di un solidosferico in tre
aggregati -
trascurandol’aggregato
deipunti
diuna infinità numerabile di diametri - per cui esistono due rota-
zioni,
una dellequali porta
unaggregato
sulla sommadegli
altridue e
viceversa,
mentre l’ altra rotazioneporta
ilprimo
aggre-gato
sulsecondo,
il secondo sul terzo e il terzo sulprimo.
Foli-dandosi su questo
singolare risultato,
il VITALI riusc ad abbozzareun’
interpretazione
dellacomprimibilità
dellamateria,
senza ricor-rere
all’ ipotesi
della discontinuità. Suquest’ ordine
di ideeEgli
doveva anzi tenere una conferenza ai matematici e ai chimici dell’ Università di
Bologna.
In una secondaricerca,. dopo
averapplicato
il metodo funzionale per dedurre notequistioni
di mec-canica
degli spazi curvi, Egli immaginò
che lospazio
fisico siauna
ipersfera
di unospazio
lineare aquattro dimensioni,
eprovò
che se in
questa ipersfera
icorpi
materiali si attraessero secondo lalegge
diNEWTON,
il t11ot0 deipianeti
nonpresenterebbe sposta-
menti di
periel .
3Ia unapostulazione più
fantasiosa - per usare la Suaparola -
dellareciproca
azione fra icorpi materiali,
po- trebbe avere come conseguenza delleleggi
per cui ipianeti
do-vrebbero
presentare gli spostamenti
dei loroperieli,
e inpartico-
lare
quello
classico di Mercurio. In un terzo lavoro propose unanuova
interpretazione
del fenomeno dellagravitazione universale,
con la
quale
riesc agiustificare
leopinioni
correnti sulla finitezzadello
spazio fisico,
e sull’età delle stelle.Mentre la Sua mente si occupava di
questi problemi, Egli
condusse a termine dei lavori di matematica pura. Siano
qui segnalate
alcune Lezioni di Analisisuperiore
che verrannopub-
blicate
negli
«tlnnali di Matematica» nellequali, dopo
aver in-trodotto
gli
elementiinaproprî
nellospazio hilbertiano,
studiò laproiettività
inquesto spazio ampliato,
e unaMonografia
sullefunzioni reali di variabile
reale,
di cui attualmente la Ditta Za- nichelli cura lastampa,
nellaquale,
conpersonali vedute,
trattò la teoria
degli insiemi, quella
dei numeritransfiniti,
e lateoria della misura
degli
insiemi dipunti
di una retta.Il 29 Iaebbraio 1932 doveva essere 1’ ultirno
giorno
della Suavita. Recatosi nel
pomeriggio
all’ Università per tenere le lezioni di Analisi infinitesimale esuperiore,
ne uscivapoi
incompagnia
del
Collega BORTOLOTTI,
e serenamenteparlava
di alcuni lavoriavuti in esame. Ad un tratto le membra
cedettero,
s’accasciònello
spasimo dell’ agonia,
edopo qualche
minuto il cuore cessavadi battere.
Fra i vari attaccamenti alla
vita,
c’è indubbiamentequello
del
sapiente,
il cui cervello èpieno
di idee, ma la cui vita è minata da un male. Ove sipe’nsi
che la mortepuò
annientaretutto il suo modo di alti
pensieri,
ben sicomprende
che allagioia
del suo lavoro si mescola il timore diinterromperlo.
IlNostro era conscio del Suo
male,
sulquale qualche
volta scher-zava. Ma c’era sempre
nell’ arguzia
una velatamelanconia,
per- chè pensava che unaprematura sciagura
non Gli avrebbe permesso. di
sviluppare
nella loro interezza molte idee cheabbisognavano
di un
lungo
lavoro di analisi.Egli
è morto nelpiù
brillantemomento della Sua carriera
scientifica,
nelpieno vigore
delleSue forze intellettuali.
Ill])estino,
che Gli fu semprespietato,
volle alla fine essere
pietoso,
troncandoGli la vita fulmineamente.Amico
mio, quale
strazio sarebbe stato. ilTuo,
se Tu avessivisto avvicinarsi lentamente la inorte, che per sempre Ti separava dalla
Famiglia,
dallaScienza,
dallaScuola,
i soli ideali che hanno dominato tutta la Tua esistenza.Lagrime
estruggenti
pa- role di dolore hai avuto da tutti iTuoi,
affettuoseparole
dicommiato l’i furono rivolte
dagli amici,
daicolleghi, dagli
allievi.Esse
ripeteranno
al Tuospirito quanto
cara enostalgica
sia neiloro cuori la Tua dolce Memoria.