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Causa, consideration e Diritto europeo dei contratti

Causa, consideration e Diritto europeo dei contratti

77 BETTI, op. cit., p. 182 – 183: “La dichiarazione precettiva […] appare legata da un nesso necessario d’indole psicologica e di rilevanza sociale a un interesse oggettivo, a uno scopo pratico tipico, che ne costituisce la determinante normale, la ‘causa’. […] un negozio concluso in concreto, qualunque esso sia, in tanto è negozio giuridico qualificabile come negozio di un determinato tipo […] in quanto adempie appunto la funzione economico – sociale che caratterizza il tipo stesso.”. A partire da presupposti radicalmente diversi, come si è visto, comunque anche STOLFI, op. cit., p. 30, distingue i due momenti, definendo la causa quale “[…] scopo non solo pratico ma anche tipico […]”. Il CARIOTA FERRARA, op. cit., p. 210 ss., tratta del problema specialmente per quel che attiene al negozio innominato. Secondo l’A. il requisito della causa, ove l’operatore non opti per i tipi conosciuti, dovrebbe trovare limite solo “nella impossibilità di adottare una causa che sia diversa, non solo dalle singole cause tipiche, dei singoli negozi tipici, ma anche dalle categorie di causa, sotto cui si lasciano sussumere tutte le cause obiettive [cioè una causa] che consista nello scambio di prestazione e controprestazione, ovvero per una causa gratuita”. Più precisamente (p. 597) l’A. sembrerebbe disconoscere il valore giuridico della causa, diremmo noi, concreta, ma si tratta di una questione terminologica, premeva infatti distinguere il requisito causale da ogni fuorviante impostazione soggettivistica, così l’A. finisce in parte col confondere oggettività e astrattezza, ovvero causa e tipo, pur ritenendo obbligatoria comunque una verifica dello scopo pratico del negozio, se arriva a dire: “Questo esser la causa voluta, almeno normalmente, può chiamarsi soggettivizzazione […] della causa” (p. 598). A sostegno di questa rilettura critica, si può portare quanto dice
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Il progetto di diritto europeo dei contratti

Il progetto di diritto europeo dei contratti

assai diverso da quello di consideration e rappresenta un diverso modo di risolvere alcuni problemi fondamentali in materia di contratti; b) nella civil law ogni contratto, purché lecito e purché la volontà di obbligarsi sia seria e deliberata e immune da vizi, è valido. Da questo punto di vista, aggiungono parecchi autori, la civil law manifesta una certa superiorità rispetto alla common law, ove il requisito della forma o quello della consideration, con il loro tecnicismo eccessivo e spesso con il loro carattere arcaico, costituiscono un inceppo all’affermazione di un principio generale che stabilisca la validità di ogni contratto lecito. Non pare che, invece che gli autori di common law dedichino attenzione o, almeno, la dovuta attenzione, al problema di vedere se nella civil law, accanto alla volontà lecita, seria e deliberata di obbligarsi, occorra anche una particolare situazione, un quid, che giustifichi la sanzione giuridica. La soluzione affermativa di questo problema (che com’è noto, va anch’esso sotto il nome di causa) costituisce una limitazione notevole al principio della validità di ogni contratto lecito, o meglio, toglie alla volontà il carattere di fondamento esclusivo per il riconoscimento giuridico del contratto [...; c) un’altra tendenza di quei giuristi, e forse la più interessante è per i suoi riflessi, mi pare sia la tendenza ad intendere la nostra “causa” in funzione dell0esigenza di accertare, in modo il più possibile sicuro, l’esistenza di un “serious and deliberate intent to assume legal obligation”; di accertare cioè quella volontà che costituirebbe in relazione a quanto accennato sub b, la base sostanziale, anzi la sola base per sanzionare giuridicamente il contratto lecito (a parte, s’intende, i requisiti della capacità e dell’oggetto). La “causa”, in quanto motivo o scopo del contraente, servirebbe appunto per accertare, o anche per accertare, l’esistenza della volontà seria e libera di contrare un’obbligazione in senso giuridico. A ttraverso il motivo o scopo, che ha indotto il contraente a obbligarsi, ci si accerterebbe se egli ha veramente nutrito una volontà seria e deliberata di assumere le conseguenze di un’obbligazione giuridica ed entro quali limiti” (G ORLA G., La “causa” nel pensiero dei giuristi di common law, in Rivista del diritto commerciale,
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La disciplina del contratto del commercio elettronico tra integrazione europea e armonizzazione delle tutele: verso un codice europeo dei contratti transfrontalieri

La disciplina del contratto del commercio elettronico tra integrazione europea e armonizzazione delle tutele: verso un codice europeo dei contratti transfrontalieri

Sfide e opportunità. Relazione al Consiglio europeo del gruppo di riflessione sul futuro dell‟UE 2030, ove, premettendosi che il godimento dei diritti e dei benefici previsti dal Trattato di Lisbona a favore dei cittadini UE è «regolarmente precluso a causa di riflessi protezionistici o corporativistici all‟interno degli Stati membri», al fine di ovviarvi è indicato, tra l‟altro, come auspicabile «offrire ai cittadini l‟alternativa di valersi di uno status giuridico europeo (il 28° regime) applicabile, parallelamente ai 27 regimi nazionali attuali, alle relazioni contrattuali in talune sfere del diritto civile e commerciale». È tuttavia, preferibile parlare di «2° regime» (tale, cioè, da affiancarsi a quello nazionale proprio di ciascun Ordinamento) e non di 28° regime (che, cioè, si aggiungerebbe ai 27 Ordinamenti) per ragioni di tecnica giuridica che attengono alla compatibilità del nuovo strumento con i meccanismi di diritto internazionale privato uniformi europei. Cfr. il Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Il 28° regime – un‟alternativa per legiferare meno a livello comunitario» (2011/C 21/05), laddove si chiarisce, al punto 3, che ancorché «comunemente utilizzata in diversi documenti delle istituzioni UE e nella maggior parte degli articoli pubblicati sul tema, l‟espressione “28° regime” può tuttavia risultare in una certa misura fuorviante: tale regime, infatti, potrebbe essere considerato come un regime di diritto “straniero” in contrapposizione ai 27 diritti contrattuali “nazionali” degli Stati membri, che potrebbero essere considerati come altrettanti regimi nazionali». Conseguentemente, appare «più opportuno parlare di un “2° regime” di diritto privato in tutti gli Stati membri», atteso che da «questo termine si evince chiaramente, infatti, che lo strumento facoltativo europeo penetrerebbe negli ordinamenti giuridici interni dei singoli Stati membri come qualsiasi altra fonte del diritto dell‟UE».
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Verso un ordine pubblico europeo

Verso un ordine pubblico europeo

esercizio di farmacie comunali e protezione del diritto alla salute. Nella specie, rilevata l'incompatibilità tra la partecipazione a società di gestione di farmacie comunali con altre attività nel settore farmaceutico, prevista dalla legislazione italiana solo per le farmacie private ex art. 8 l. 362/1991, il TAR Milano aveva sollevato questione di costituzionalità, decisa con sent. n. 275/2003 e relativa declaratoria di illegittimità (“la mancata previsione per le farmacie comunali di un tale tipo di incompatibilità appare del tutto irragionevole, specie ove si consideri che il divieto in questione è stato posto dal legislatore proprio al fine di evitare eventuali conflitti di interesse, che possano ripercuotersi negativamente sullo svolgimento del servizio farmaceutico e, quindi, sul diritto alla salute”), successivamente alla quale sempre il TAR Milano, con sent. 4195/2004, appellata avanti il CdS, ha esteso tale incompatibilità anche al settore delle farmacie comunali. In appello veniva lamentato il contrasto tra la norma nazionale modificata e alcuni principi del diritto comunitario (principio di non discriminazione, libertà di stabilimento e libera circolazione dei capitali), con richiesta di disapplicazione della stessa o con rimessione della questione pregiudiziale alla CGE. Nella sua decisione (sentenza CdS, Sez. V, n. 4207/2005), il Consiglio di Stato ha puntualizzato come “l’area dei diritti fondamentali (…) funge da insopprimibile “controlimite” alle limitazioni spontaneamente accettate con il Trattato”, collocandovi all'interno proprio la norma nazionale modificata dalla Consulta ed osservando come “non è consentito che il giudice nazionale in presenza di una statuizione della Corte costituzionale che lo vincola alla applicazione della norma appositamente modificata in funzione della tutela di un diritto fondamentale, possa prospettare alla Corte del Lussemburgo un quesito pregiudiziale della cui soluzione non potrà comunque tenere conto, perché assorbita dalla decisione della Corte italiana, incidente nell’area della tutela dei diritti ad essa riservata”.
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Il regionalismo relazionale asimmetrico europeo

Il regionalismo relazionale asimmetrico europeo

quadro giuridico-statale. L’esistenza di asimmetrie di diritto trova la sua fonte di legittimazione nella Costituzione dal momento che la scelta tra le diverse opzioni della forma territoriale dello Stato rappresenta una delle scelte ‘fondamentali’ inerenti, quindi, il ‘patto costituente’. In tal caso, quindi, le asimmetrie avranno una particolare sede di regolamentazione per cui, a differenza di quelle de facto caratterizzate da complessità, flessibilità e carattere diffuso, le asimmetrie de jure sono caratterizzate da una maggiore rigidità. Generalmente l’introduzione di regimi differenziati nel testo della Costituzione si deve alla particolare esigenza di tutelare minoranze (etniche, linguistiche) presenti sul territorio dello Stato o di integrare identità territoriali particolarmente forti nel quadro unitario statale. In realtà non si fa altro che conferire legittimità costituzionale a situazioni o fattori asimmetrici di fatto esistenti nella realtà che la norma costituzionale pretende regolare. In effetti seguendo lo schema tipologico proposto da García Roca con riferimento al caso spagnolo 223 , all’interno della asimmetria di diritto è possibile individuare “distintos grados y estratos de asimetría” – livello competenziale, istituzionale e finanziario – che si sovrappongono e seguono le due direzioni con cui si è recepito il concetto di asimmetria, ovvero “asimetría competencial” e “asimetría estructural” 224 . Una asimmetria di tipo competenziale che rimanda alla eterogeneità del tetto competenziale tra le diverse unità territoriali; una asimmetria che fa riferimento alla ‘presenza’ paritaria o meno delle diverse entità infrastatali nei circuiti istituzionali dello Stato ed infine una asimmetria finanziaria che rimanda all’esistenza di una potestà normativa in materia fiscale (quindi, ad es., ad una territorialità delle imposte) 225 . La presenza, quindi, di questa specie di ‘fattore K’, i ‘fattori eterogenizzanti’ costituzionalmente riconosciuti, avrebbe come duplice conseguenza un rafforzamento competenziale sul piano interno e un riflesso di tali peculiarità in ambito statale sia a livello istituzionale che relazionale, ovvero nelle strutture istituzionali centrali e nei rapporti esistenti tra i diversi livelli di governo (‘le entità ‘differenziate’, le altre unità territoriali e il livello centrale). In particolare, l’ampliamento competenziale che si realizza a vantaggio di alcune unità territoriali – le entità differenziate – in linea di principio non corrisponde ad un mero incremento o disuguaglianza competenziale ma ad un esercizio qualitativamente differente di quelle competenze di cui si dispone in
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Profili di diritto di famiglia nel diritto internazionale privato dell'Unione europea

Profili di diritto di famiglia nel diritto internazionale privato dell'Unione europea

Come anticipato, i timori percepiti in relazione al regolamento n°2201/03, sono stati altresì posti alla base delle innovative previsioni normative rinvenute nel regolamento di Roma III, attraverso le quali il Legislatore europeo ha voluto prevenire in maniera ancor più decisa l’applicabilità in uno Stato membro di una legge divorzile o separatizia straniera potenzialmente discriminatoria o contrastante con i valori dei singoli ordinamenti europei. Accanto alla clausola generale di ordine pubblico del foro, di cui all’art. 12 del regolamento, sono infatti presenti due clausole speciali che limitano ulteriormente l’operatività delle norme di conflitto, disciplinate all’art. 10 e all’art. 13 – che prevedono rispettivamente l’applicazione della lex fori nell’ipotesi particolare e specifica in cui “(…) la legge applicabile non preveda il divorzio o non conceda a uno dei coniugi, perché appartenente all’uno o all’altro sesso, pari condizioni di accesso al divorzio o alla separazione personale (…)” e, la seconda, la mancanza dell’obbligo in capo al giudice nazionale di pronunciarsi sul divorzio qualora la propria legge non lo preveda o non consideri valido il matrimonio in questione, come nel caso dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. 312 Tali
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I contratti di prossimità nell’evoluzione dell’autonomia collettiva

I contratti di prossimità nell’evoluzione dell’autonomia collettiva

Recentemente infine è stato redatto un distinto progetto di legge 456 avente ad oggetto la regolamentazione della rappresentatività sindacale, segnata- mente ai fini del diritto a partecipare alla contrattazione collettiva nazionale e territoriale, la regolamentazione della c.d. legislazione di rinvio, così come la regolamentazione della rappresentanza in azienda RSU e RSA e dell’efficacia erga omnes del contratto aziendale e dei rapporti tra questo e il contratto nazionale, nonché infine la regolamentazione dei limiti e delle condizioni che consentono al contratto aziendale di derogare alle norme di legge. Il progetto prevede una nuova stesura dell’art. 19 dello Statuto dei la- voratori, che, in sintonia con quanto stabilito nella parte terza del T.U. del 2014, individua, ai fini della costituzione di RSA, le associazioni sindacali che abbiano una percentuale di rappresentatività non inferiore al 5 per cento secondo il consueto criterio della media tra il dato associativo e il dato elet- torale e con riferimento all’ambito di applicazione del contratto collettivo nazionale applicato all’unità produttiva. Nel caso invece di mancanza di un contratto collettivo applicato nell’unità produttiva le rappresentanza sinda- cali potranno essere costituite ad iniziativa di un numero di lavoratori non inferiore al 5 per cento dei dipendenti a tempo indeterminato dell’unità me- desima, nell’ambito delle associazioni aderenti a confederazioni che abbia- no una rappresentatività sul piano nazionale non inferiore al 5 per cento.
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La regolazione del rischio nell'Unione Europea. Diritto dell'incertezza o diritto incerto?

La regolazione del rischio nell'Unione Europea. Diritto dell'incertezza o diritto incerto?

In dottrina sul principio di precauzione si vedano con angolazioni differenti D E L EONARDIS , Il principio di precauzione nell’amministrazione di rischio, Milano 2005, che include una rassegna completa della giurisprudenza comunitaria e internazionale relativa al principio; C HITI M. P., Il rischio sanitario e l’evoluzione dall’amministrazione dell’emergenza all’amministrazione precauzionale, in Riv. It . Dir. Pubbl. Comun. 2006, p. 7 e ss.; M ERUSI , Dal fatto incerto alla precauzione: la legge sull’elettrosmog, in Foro Amm. 2001, 223; C OMPORTI , Contenuto e limiti del governo amministrativo dell’inquinamento elettromagnetico alla luce del principio di precauzione, in Riv. Giur. Ambiente, 2005, 215 M ASSERA , I principi generali dell’azione amministrativa tra ordinamento nazionale e ordinamento comunitario, in Dir. amm., n. 4/ 2005, 754-58; D ELL ’A NNO , Principi del diritto ambientale europeo e nazionale, Milano 2004, p. 89 e ss.; F ERRARA R., I principi comunitari di tutela dell’ambiente, cit., 531 e ss.; M ARINI , Il principio di precauzione nel diritto internazionale e comunitario, Padova 2004; S OLLINI , Il principio di precauzione nella disciplina europea della sicurezza alimentare. Profili critico-ricostruttivi, Milano 2006; M ANFREDI , Note sull’attuazione del principio di precauzione in diritto pubblico, in Dir. Pubbl. 2004, 1075 e ss.; F ONDERICO , Tutela dall’inquinamento elettromagnetico e amministrazione “precauzionale”, in Riv. It. Dir. Pubbl. Com 2004, p. 907 e ss.; T RIMARCHI , Principio di precauzione e « qualità » dell’azione amministrativa, in Riv. Trim. Dir. Pub. Com 2005, 1673. Nella dottrina straniera si vedano, tra gli altri, S UNSTEIN , Laws of fears. Beyond the precautionary principle, cit.; I D ., Risk and Reason. Safety, Law and the Enviroment, cit.; M AJONE , Risk and regulation: issues for discussion, GOV/PGC/REG (2006)1/ANN1, 2006; I D , What price safety? The precautionary principle and its policy implications, 40, J Common Mrk. Stdn 89, 106 (2002); C RAIG , EU Administrative Law, Oxford University Press, New York 2006, p. 717 e ss.; F ISHER , Risk regulation and administrative constitutionalism, Hart Publishing Oxford and Portland Oregon 2007, cap. 6 e 7; E WALD , L’Etat de précaution, in Conseil d’Etat, Rapport Public 2005, 359; A UBY , Le droit administratif dans la société du risque, in Conseil d’Etat, Rapport Public 2005, 351, p. 355 e ss; F RANC , Traitement juridique du risque et principe de precaution, in Revue europeenne de droit public, 2003, 59; G ODARD , Le principe de precaution et la proportionnalité face à l’incertitude scientifique, in Conseil d’Etat, Rapport Public 2005, 377.
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Analisi delle mortalità per causa attraverso i modelli GLM Zero Inflated

Analisi delle mortalità per causa attraverso i modelli GLM Zero Inflated

CAPITOLO 1. PERCHÈ SI STUDIA LA MORTALITÀ PER CAUSA Lo studio di questo evento può diventare anche una necessità sotto determina- ti aspetti: i Paesi sono infatti interessati a controllare le cause di morte e la loro evoluzione nel tempo al ne di tenere sotto controllo eventuali cambiamenti che intercorrono e che colpiscono i cittadini. Tali rilevazioni e lo studio di questi dati può infatti permettere di prevenire l'insorgere di epidemie o fermare comportamenti dannosi. Queste abitudini fanno parte della vita di chiunque, e grazie ad un'accu- rata informazione in materia e a dei mutamenti, talvolta radicali, nelle usanze di ciascuno, si potrebbe riuscire a ridurre l'incidenza di alcune cause; esempi di questi atteggiamenti possono essere l'uso di alcool, di droghe e il fumo, un regime alimen- tare scorretto, magari legato anche alla sedentarietà e alla mancanza di una cultura legata all'attività sica o la mancata prevenzione per alcuni tipi di malattie che si potrebbe attuare grazie a periodiche visite mediche, ma ci sono anche comporta- menti scorretti da parte di aziende, associazioni o enti preposti, come il trattamento inadeguato di sostanze tossiche o lo smaltimento sbagliato dei riuti, consapevole o meno che sia. Torna utile sfruttare l'analisi di questi dati per l'educazione degli abi- tanti e per attuare campagne di sensibilizzazione verso abitudini errate che possano mettere in pericolo la vita degli stessi o della popolazione in generale. A questo scopo possono essere condotti anche studi specici che considerino non solo l'evoluzione nel tempo dei tassi di morte per causa, ma anche nello spazio, in modo da avere una visione più completa delle dinamiche di questo fenomeno.
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Lo standard di tutela del diritto di proprietà nel diritto internazionale e nella CEDU

Lo standard di tutela del diritto di proprietà nel diritto internazionale e nella CEDU

In primo luogo la norma in esame consente di emanare il provvedimento acquisitivo e di esplicitare le ragioni di interesse pubblico a suo fondamento, in un momento successivo al sacrificio imposto al diritto di proprietà del privato 239 . In tal modo verrebbero violate le garanzie a presidio del diritto dominicale imposte sia dall‟art. 42 della Costituzione che dall‟art. 1, Prot. 1 CEDU. Non sembra infatti sufficiente a superare tali riserve l‟obiezione, espressa dalla Corte Costituzionale, che l‟art. 42- bis configura un istituto eccezionale utilizzabile proprio quando il bene del privato risulti essere stato già occupato e modificato, senza che risulti esservi spazio per la previa adozione del provvedimento dichiarativo della pubblica utilità. Si tratta, infatti, di un‟osservazione che descrive il fenomeno ma non è in grado di fornire una giustificazione ragionevole a tale lacuna. Il risultato che ne deriva è che il destinatario della procedura ablativa potrà subire l‟occupazione del proprio bene e la realizzazione di un‟opera pubblica senza conoscere i motivi e le ragioni di interesse pubblico a sostegno di tale interferenza; il tutto risulta ulteriormente aggravato dalla mancanza di un limite di tempo entro il quale la p.a. è tenuta ad adottare il provvedimento acquisitivo. Il proprietario del bene illecitamente occupato sarà così privato della possibilità di interloquire con la p.a. in una fase anteriore alla realizzazione dell‟opera pubblica, quando soluzioni alternative sono ancora percorribili prima che il bene occupato venga irrimediabilmente compromesso.
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Il diritto delle coste

Il diritto delle coste

34 Tra le iniziative di questo tipo, vale la pena di ricordare, inoltre, la «Convenzione sul cambiamento climatico», anch’essa elaborate nell’ambito della Conferenza di Rio, in base a cui le Parti sono espressamente tenute a sviluppare ed elaborare idonei piani integrati per la gestione delle zone costiere, ritenute particolarmente vulnerabili agli effetti derivanti dal cambiamento climatico (in specie quelle di basso livello); la «Convenzione delle Nazioni Unite contro la desertificazione», che recepisce una nozione particolarmente ampia di “terra”, cui è possibile ricondurre il concetto di zona costiera e impone agli Stati di adottare un approccio integrato relativo agli aspetti fisici, biologici e socio-economici della desertificazione e della siccità (art. 4, par. 2, a)) e di “rafforzare la cooperazione sotto-regionale, regionale e internazionale” (art. 4, par. 2 e)); la «Convenzione europea sul paesaggio», adottata dal Consiglio d’Europa, applicabile alle aree terrestri e marine e dunque anche alle zone costiere per espressa previsione dell’art. 2, già, peraltro, desumibile dalla lettura della definizione di paesaggio di cui all’art. 1, lett. a), che «designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni». Tale documento, inoltre, impegna le Parti a: stabilire ed attuare politiche atte alla protezione, gestione e pianificazione del paesaggio; integrare il paesaggio nelle politiche di pianificazione del territorio, urbanistiche e in quelle aventi carattere culturale, ambientale, agricolo, sociale ed economico; cooperare affinché la dimensione paesaggistica venga tenuta in conto nelle politiche e nei programmi internazionali; incoraggiare la cooperazione transfrontaliera a livello locale e regionale, mettendo a punto, ove necessario, programmi comuni di valorizzazione del paesaggio. Sulle implicazioni di diritto interno derivanti dal recepimento della nozione di “paesaggio” definita nella Convenzione, si vd. C. Desideri, Dalla disciplina del paesaggio alla valutazione delle “condizioni di esistenza”, in A. Bixio e G. Crifò (a cura di), Il giurista e il diritto, Milano, FrancoAngeli, 2010, p. 252 ss. L’Autore, tra l’altro, prefigura l’ipotesi di considerare il paesaggio nell’ambito di schemi di “gestione ambientale”, involgenti territori anche ampi, che tengano conto della specificità degli interessi ivi insistenti e delle interazioni tra gli elementi e i fattori, costitutivi della «forma dell’ambiente».
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Distribuzione della mortalita per causa della provincia di  Palermo (2002-2004)

Distribuzione della mortalita per causa della provincia di Palermo (2002-2004)

Per quanto attiene all’analisi distrettuale alcune considerazioni devono essere fatte. In particolare la distribuzione dei casi, per ciascuna causa esaminata, all’interno dei distretti fa si che gli SMR non siano rappresentativi del fenomeno producendo intervalli di confidenza troppo ampi per esprimere un giudizio. Tale aggregazione, di tipo meramente amministrativo, dovrebbe trovare altre giustificazione o scopi di ricerca.

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L'obbligo di motivazione dell'atto amministrativo: una comparazione tra il diritto italiano, il diritto dell'Unione europea e il diritto inglese

L'obbligo di motivazione dell'atto amministrativo: una comparazione tra il diritto italiano, il diritto dell'Unione europea e il diritto inglese

esaminare tutti gli aspetti rilevanti, oltre alla redazione di uno studio sull’impatto socio- economico che l’atto può avere, comprensivo di una cost-benefit analysis, di cui la motivazione finale dovrà dare atto 426 . Dopo una fase di pubblicazione e apertura alle proposizioni dei privati il procedimento si conclude con un reasoned report che accompagni il testo dell’atto adottato. La formulazione evidenzia le principali carenze rispetto all’art. 296 (2) del TFUE. In primo luogo non è possibile affermare che esista una vera e propria connessione tra la partecipazione al procedimento e la motivazione finale, se non per i procedimenti speciali che lo prevedono: gli apporti partecipativi dei privati, quando presenti, devono essere tenuti in considerazione dall’autorità procedente, tuttavia non viene riconosciuto un generale diritto alla partecipazione 427 . La mancata previsione del diritto di partecipare a questi procedimenti può essere spiegata nel fatto che gli atti di portata generale sono tendenzialmente meno importanti per i cittadini dell’Unione, in quanto meno idonei a lederli individualmente, mentre possono conservare un interesse maggiore per gli Stati Membri. D’altro canto nemmeno l’ordinamento italiano riconosce tale diritto rispetto gli atti di portata generale. Per quanto riguarda invece l’apertura all’analisi sull’impatto sulla regolazione, va considerato che la ratio dei Trattati era quella di rimandare ad un diverso momento e ad una diversa fonte normativa la disciplina della questione. Come per la partecipazione dei privati il problema non poteva essere affrontato e risolto esclusivamente da una norma quale l’art. 296 (2) del TFUE, destinato ad applicarsi anche agli atti legislativi. Da ultimo la disposizione tenta di rafforzare quell’ancoraggio all’istruttoria procedimentale che è già accennata dal TFUE, senza che a questa possa riconoscersi la forza che una codificazione del procedimento può avere.
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Diritto provinciale romano

Diritto provinciale romano

931 Luigi Labruna, «Ricordo di Franco Salerno a Calvera», p. 931 - Luca Ingallina, «Il carcere tra diritto, realtà e arte», p. 931 - Giu- lio Iovine, «Diritto provinciale romano», p. 945 - Luigi Romano, «Ius et Periculum: la LXX sessione della SIHDA a Parigi», p. 950 - Francesco Verrico, «Azione e interazioni del CUIA tra Italia e Argentina», p. 957 - Luca Tonin, «I senatoconsulti nelle fonti epi- grafiche, papirologiche e numismatiche», p. 959 - Silvia Capasso, «Ius Romanum-Leges barbarorum. Alle radici giuridiche dell’Eu- ropa», p. 963 - Amelia Castresana, «La buena fe: actos, negocios e indemnizaciones. V Curso internacional de Derecho romano», p. 965 - Francesco Verrico, «Senatoconsulti nella giurisprudenza ro- mana: gli incontri munsterani», p. 968 - Alessio Guasco, «Il XXIII forum annuale dell’AYLH per gli ottant’anni di Luigi Labruna», p. 971 - Isabella Zambotto, «Moot Court Competition: diritto romano e tradizione civilistica», p. 977 - Felice Mercogliano, «‘Identità’. Un incontro, un’iniziativa scientifica», p. 980 - Michele Pedone, «Testi e documenti antichi tra lingua e diritto», p. 981 - Francesca Reduzzi Merola, «A Trieste, su Erodiano», p. 985 - Francesco Verrico, «Varia», p. 987
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DISPENSA DI DIRITTO CLASSE I A

DISPENSA DI DIRITTO CLASSE I A

Nel diritto, la sanzione è la conseguenza giuridica tipica che l'ordinamento collega all' illecito , ossia alla violazione di un dovere o di un obbligo posto da una norma ( precetto ). In generale, consiste nella limitazione di diritti o nell'imposizione di obblighi al soggetto responsabile, fino alla privazione della vita negli ordinamenti dove è prevista la pena di morte.

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La norma tra diritto e pedagogia

La norma tra diritto e pedagogia

In sostanza l’unità, nello stato moderno, di società civile e società politica, fanno di questo una sorta di “egemonia corazzata di coercizione” 17 , dove alla “punizione” in senso stretto è concesso un ruolo residuale: “il diritto infatti è l’aspetto repressivo e negativo di tutta l’attività positiva di incivilimento svolta dallo stato” 18 . Man mano che l’elemento del consenso, dell’egemonia culturale e morale si fa strada, omogeneizzando gli individui sottoposti al potere statale, quest’ultimo avrà sempre meno bisogno di esercitare la coercizione: il governo si sarà trasformato in auto-governo poiché, come sostiene il pragmatista americano John Dewey, “coloro che vi partecipano non avvertono di dover sottostare a un individuo o di essere soggetti alla volontà di una persona che sovrasta dal di fuori” 19 pertanto “il controllo delle azioni individuali - sarà insito nella situazione - in cui gli individui sono compresi, di cui sono parte e di cui sono cooperatori e interattori” 20 . Tutto ciò sarà possibile soltanto se si metteranno in atto quei processi cognitivi che, secondo gli studiosi della metacognizione, sono da considerarsi superiori, in quanto guidano, controllano e regolano i processi di ordine inferiore, secondo un processo di interdefinizione continua. Infatti, come si evince da tali studi, si inizia a ritenere che la mente sia caratterizzata da “conoscenze riguardanti il suo stesso agire e dalla capacità di utilizzarle per autoregolarsi” 21 .
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La successione nel diritto controverso

La successione nel diritto controverso

299 Si tratta del medesimo problema interpretativo che si è trovata a dover risolvere la Cour de Cassation, alla quale – al termine del giudizio incidentale operato dalla Corte di giustizia Ue – erano stati rimessi gli atti per valutare la sussistenza di una comunanza di interessi secondo i parametri forniti dal giudice europeo. Nella fattispecie la Cour de Cassation ha risolto il dilemma attraverso il corso ad uno stratagemma che le ha consentito, di fatto, di aggirare la questione relativa alla configurabilità nel caso di specie di un rapporto di successione. Il supremo giudice d’oltralpe riqualifica infatti la Drouot quale assicuratrice della sola nave e ritiene che, in quanto tale, essa avrebbe dovuto garantire la sola quota di contributo per l’avaria comune gravante sull’imbarcazione e non invece della eventuale responsabilità dell’armatore, di cui si discuteva nel procedimento pendente in Olanda. In tal modo la Cour de Cassation può affermare che gli interessi della Drouot e dell’armatore non fossero coincidenti e inseparabili: ciò che le consente di cassare la sentenza della Cour de appel che aveva, al contrario, affermato la litispendenza europea. Si riporta il passo della motivazione commentato: “ la compagnie Drouot, en sa qualité d'assureur corps du navire, ne peut être tenue au-delà de la contribution de celui-ci aux avaries communes et qu'à ce titre elle est fondée à demander au propriétaire des marchandises sauvées et à l'assureur facultés la contribution de la cargaison à l'avarie, dont elle a avancé le montant, sauf leur recours ultérieur en responsabilité à l'encontre des armateurs, si ces derniers ont commis une faute à l'origine de l'événement ayant donné lieu à la déclaration d'avarie commune, ce dont il résulte que l'assureur corps, qui ne couvre pas les conséquences de cette faute éventuelle des armateurs, et ces derniers n'ont pas des intérêts identiques et indissociables par rapport à l'objet de chaque litige, la cour d'appel a violé le texte susvisé “
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Diritto interpretazione e traduzione

Diritto interpretazione e traduzione

 Inoltre, si evidenzia che pure il testo (oltre la rubrica) dell’art. 143 c.p.p. è stato interamente sostituito. Nella nuova formulazione, si è inteso precisare che il diritto all’assistenza gratuita (in verità già contemplato dall’ art. 143 c.p.p. pre-riforma) dell’interprete determina una spesa anticipata dallo Stato non ripetibile nel caso di condanna dell’imputato, come imposto dalla direttiva n. 64/2010. Per la stessa ragione si è inteso intervenire sull’art. 5[L] del testo unico delle spese di giustizia, il d.p.R. n. 115 del 2002, specificando alla lettera d), che configura come ripetibili le spese anticipate dallo Stato con riferimento alle attività svolte dagli ausiliari del giudice (tra i quali rientrano gli interpreti e i traduttori, ai sensi dell’art. 3 del citato T.U.), l’esclusione delle spese relative agli interpreti e traduttori nominati in base all’art. 143 c.p.p.
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I contratti di finanziamento non tipicamente bancari e il credito all'esportazione

I contratti di finanziamento non tipicamente bancari e il credito all'esportazione

che « l’art. 2932 c.c. instaura un diretto e necessario collegamento strumentale tra il contratto preliminare e quello definitivo, destinato a realizzare effettivamente il risultato finale perseguito dalle parti. Riconoscere come possibile funzione del primo anche quella di obbligarsi [...] ad obbligarsi a ottenere quell’effetto, darebbe luogo a una inconcludente superfetazione, non sorretta da alcun interesse meritevole di tutela secondo l’ordinamento giuridico, ben potendo l’impegno assunto immediatamente: non ha senso pratico il problema ora di ancora promettere in seguito qualcosa, anziché prometterlo subito ». In senso critico V. Roppo, op. ult. cit., p. 971 ss. sostiene che anche in ipotesi siffatte la decisione in termini di nullità per carenza di causa non deve darsi per scontata dovendo, invece, fondarsi sul preventivo esame della causa concreta. E, a dimostrazione dell’assunto appena detto, l’Autore porta l’esempio dei contraenti che, in sede di conclusione del preliminare di compravendita immobiliare, si siano altresì impegnati a stipulare, successivamente, il preliminare per atto pubblico al fine di poterne richiedere la trascrizione. In tali circostanze, l’Autore ritiene, appunto, che, alla luce dello scopo concreto avuto di mira dai contraenti, non sia affatto corretto ravvisarne la nullità. L’esempio, a ben vedere, non sembra idoneo a sottoporre a critica la statuizione della Corte di legittimità. Nel caso esemplificato, infatti, appare evidente che, fin dalla prima prestazione del consenso le parti si sono obbligate a concludere la compravendita definitiva, rimandando ad un successivo atto unicamente la ripetizione del medesimo consenso nella forma pubblica, in analogia con la ben nota figura del c.d. compromesso di vendita il quale consiste, esso stesso, in una valida espressione della volontà definitiva seppure non sia idonea alla trascrizione (in vista della quale – ed esclusivamente per tale ragione – le parti si impegnano a ripetere il medesimo consenso con atto pubblico). Nessuna necessità di richiamare la nozione di causa in concreto sembra, dunque, sussistere con riferimento ad un’ipotesi di mero consenso preliminare alla conclusione di un successivo contratto preliminare.
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I contratti di impresa nell'evoluzione del sistema privatistico italianio

I contratti di impresa nell'evoluzione del sistema privatistico italianio

l’istituzione di un fondo patrimoniale comune, la misura e i criteri di va- lutazione dei conferimenti iniziali e degli eventuali contributi successivi che ciascun partecipante si obbliga a versare al fondo nonché le regole di gestione del fondo medesimo; se con- sentito dal programma, l’esecuzione del conferimento può avvenire anche mediante apporto di un patrimonio destinato costituito ai sensi dell’art. 2447 bis, comma 1°, lettera a) c.c. Al fondo patrimoniale comune costituito ai sensi della presente lettera si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli artt. 2614 e 2615 c.c.; d) la durata del contratto, le modalità di adesione di altri imprenditori e, se pattuite, le cause facoltative di recesso anticipato e le condizioni per l’esercizio del relativo diritto, ferma restando in ogni caso l’applicazione delle regole generali di legge in materia di scioglimento totale o parziale dei contratti plurilaterali con comunione di scopo; e) se il contrattone prevede l’istituzione, il nome, la ditta, la ragione o la denominazione sociale del soggetto prescelto per svolgere l’ufficio di organo comune per l’esecuzione del contratto o di una o più parti o fasi di esso, i poteri di gestione e di rappresentanza conferiti a tale soggetto come mandatario comune nonché le regole relative alla sua eventuale sostituzione durante la vigenza del contratto. Salvo che sia diversamente disposto nel contratto, l’organo comune agisce in rappresentanza degli imprenditori, anche individuali, partecipanti al contratto, nelle procedure di programmazione negoziata con le pubbliche amministrazioni, nelle procedure inerenti ad interventi di garanzia per l’accesso al credito e in quelle inerenti allo sviluppo del sistema imprenditoriale nei processi di internazionalizzazione e di in- novazione previsti dall’ordinamento nonché all’utilizzazione di strumenti di promozione e tutela dei prodotti e marchi di qualità o di cui sia adeguatamente garantita la genuinità della provenienza; f) le regole per l’assunzione delle decisioni dei partecipanti su ogni materia o aspetto di interesse comune che non rientri, quando è stato istituito un organo comune, nei poteri di gestione conferiti a tale organo, nonché, se il contratto prevede la modificabilità a maggioranza del programma di rete, le regole relative alle modalità di assunzione delle decisioni di modifica del programma medesimo ».
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