A NNALI DELLA
S CUOLA N ORMALE S UPERIORE DI P ISA Classe di Scienze
A NTONIO M AMBRIANI
Genesi ed integrazione in termini finiti di vaste classi d’equazioni
differenziali lineari, aventi per coefficienti delle funzioni razionali intere
Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Scienze 2
esérie, tome 9, n
o1 (1940), p. 27-43
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CLASSI D’EQUAZIONI DIFFERENZIALI LINEARI, AVENTI PER
COEFFICIENTI DELLE FUNZIONI RAZIONALI INTERE
di ANTONIO MAMBRIANI
(Bologna).
Nella
presente
Memoria si determinano successivamente vaste classid’opera- tori, apparentemente
ditipo
«integro-differenziale
» e in realtàsemplicemente
« differenziale ». Le
corrispondenti equazioni
differenzialiordinarie,
in una fun-zione
incognita y(x),
ottenuteapplicando
talioperatori
ady(x)
eduguagliando
il risultato allo zero, sono lineari ed i coefficienti sono delle funzioni razio- nali intere : tali
equazioni
hanno notevoleimportanza
nelleapplicazioni.
Lagenesi
indicata perqueste equazioni
forniscecontemporaneamente
per ciascuna di esse un determinatoprocedimento d’integrazione
in termini finiti.Allo scopo di dare
maggiore
chiarezza elogicità all’esposizione,
si consideradapprima (n.° 1) una particolare equazione
di BESSEL e se n’indica un metodod’integrazione
in termini finiti. Tale metodo induce a successivegeneralizzazioni :
sono
qui
indicate(§ I)
legeneralizzazioni principali
cheportano appunto agli operatori
e alleequazioni
sopra accennate.La Memoria si chiude
(§ II)
con una trattazionepiù
estesa di alcune equa- zioniparticolari
fraquelle
trovate : vengonoprincipalmente
considerate equa- zioni del second’ordine edequazioni
studiate da altri Autori.Cos ,
adesempio,
essendo n un intero
positivo,
trovano la lorocompleta risoluzione,
in terminifiniti,
leequazioni
1. - Su una
particolare equazione
di Bessel.Consideriamo la
speciale equazione
di BESSELdove n è un intero
positivo
ed a una costante.È
ben noto che(1)
èintegra-
bile in termini finiti mediante funzioni razionali ed
esponenziali (ed
anchetrigo- nometriche,
se si faquestione
di« realità »).
Per risolvere(1)
ho notato che vi è ilseguente
metodo diretto.ed
anche, manifestamente,
Ricordiamo ora la nota formula
dov’è
Si vede facilmente che il
primo
membro di(1’)
s’ottiene dal secondo membro di(2)
facendoPertanto,
in virtù di(2),
la(1’)
sipuò
scrivere concisamente cos :dove nel
primo
membro la sottolineaturasta,
fral’altro,
asopprimere
l’uso dieventuali
parentisi
e, se sivuole,
anche a ricordare che leoperazioni applicate ad y
si susseguono da destra a sinistra:
cos ,
in(1"),
ady=y(x)
vaprima applicato (D2-a2)i-n, poi
lamoltiplicazione
per x e infine(D2 - a 2)n.
La determinazione
di y
in termini finiti è oragià
accertata ed individuata da(1 ").
Invero se,anzitutto,
in(1 ")
s’invertel’operatore (D2 - a2)n,
risultadove - per brevità - si è
posto
con costanti
arbitrarie;
indi seguee infine
ossia, poichè
nel secondo membro l’ultimo termine ènullo,
o
più
estesamente(scrivendo
ci, C2 alposto
di Ci, o, y C2, orispettivamente)
con c2 costanti arbitrarie.
È questa,
insostanza,
la forma finale ottenuta dal DE LA VALLÉE POUSSIN(’)
per
l’integrale generale
delle dueparticolari equazioni
di BESSEL che risultano da(1) ponendo a2 = ~ 1.
Il DE LA VALLÉE POUSSiNgiunge
al suo risultato conun certo
procedimento
indiretto eingegnoso
cheriporta largamente
nelle diverseedizioni del suo « Cours
d’Analyse
infinitésimale(2)
».Notiamo pure
che, applicando
la formuladove a,
b sono delle costanti ed è la(3’)
sipuò
scrivereossia
avendo
posto
coli indicati sono facilmente
eseguibili (3).
§
I. - Determinazione di varie classid’equazioni.
2. - Osservazione.
Interessa notare che dal confronto di
(1)
e(1")
seguel’idendità,
fraoperatori,
(i) CH.-J. DE LA V ALLÉE POUSSIN : Intégration de l’equation de Bessel
sous forme finie, lorsque p est un nombre entier positif. Annales de la Societé scient. de
Bruxelles, t. 29 A (1905), pp. 140-143.
(2)
CH.-J. DE LA VALLÉE PousslN : Cours d’Analyse infinitésimale. Louvain, Uystpruyst- Dieudonné, t. I e t. II. Cfr. t. II (cinquième édition, 1925), pp. 224-227.(3) Cfr. loc. cit. in (2).
dove n è un intero non
negativo.
Pern > 1
ilprimo
membro di(5)
sembra unoperatore integro-differenziale :
il suo ridursi ad unoperatore
differenziale[come
risulta chiaramente
applicando (2),
ove si facciaL= (D2 - a2)n, u=xJ,
discendedal fatto che le derivate di x d’ordine
maggiore
di 1 sono nulle.Quest’osserva-
zione si
può generalizzare
- e ciò viene indicato nelseguito
- creandodegli operatori che,
come ilprimo
membro di(5),
hannol’aspetto
dioperatori integro- differenziali,
ma in realtà sonopuramente
differenziali.3. - Una
prima
classed’equazioni.
Una naturale
generalizzazione dell’operatore
aprimo
membro di(5)
è data daè un
operatore
differenzialelineare,
a coefficienti costanti(sia
mil suo
ordine);
v, n sono interi non
negativi,
conv n ;
P= P(x)
è unpolinomio
intero nella variabile x, digrado v.
Proviamo che
(6)
è unoperatore
differenzialelineare,
d’ordine mr, a coefficienti dati da funzioni razionali intere digradi v.
A tale scopo, bastaapplicare
ala formula
(2)
ove si faccia 1 S’ottieneQui
le derivatefiguranti
nel secondomembro,
hanno il fattore comuneonde, posto
con
Ak=Ak(D) operatore
differenzialelineare,
d’ordinesi avrà in
(7)
e la
(7)
si scrive :dove il secondo membro è
proprio, nella y, un’ espressione
differenzialelineare,
d’ordine mv, a coefficienti razionali interi di
Perciò
l’equazione
è differenziale
lineare,
d’ordine mr e a coefficienti razionali interi di Facile è la risoluzione di(9):
basta invertirepoi
dividere per P e infine invertireQuindi,
dettoO(x) l’integrale generale
diAnz=O,
risulta chel’integrale generale
di(9)
è dato daSi nota
però
che le costanti arbitrariefiguranti
in possono essere in numerosovrabbondante per la soluzione
(10)
di(9): invero, l’ordine
di(9)
è mv, mentre contiene mn costanti arbitrarie. Conoscendo ilgrado
diP(x)
e lemultiplicità
delle radici
dell’equazione
caratteristica diAu=0,
sipuò
fare in(10)
la ridu-zione effettiva delle costanti arbitrarie. Detto p il
grado
diP(x) (e
sarà ~c dette ocí, 0t2,----, oc, le radici distintedell’equazione
caratteristica di Au==0 e detti ri , r2,...., r.(con
ri + r2 + ....+rg=m) gli
ordini dimultiplicità rispettivi
di taliradici,
si trovapiù precisamente
chel’integrale generale
di(9)
è dato dadove le costanti arbitrarie sono in numero di
cioè
proprio
in numerouguale
all’ordine di(9).
Notiamoche, applicando
la for-mula
(4),
la(10’)
sipuò
scrivere :i
dove si è
posto A=A(D).
In
particolare,
nel caso in cui ilpolinomio P(x)
abbiagrado
,u=v e le radici akdell’equazione
caratteristica di siano tuttesemplici,
l’in-tegrale generale
di(9)
è datopiù semplicemente
dacioè da
indicando con
l’ integrale generale
di A(11)
sipuò poi
- per
(10")
- sostituireL’ equazione (9)
sipuò generalizzare
considerandoequazioni
differenziali della formadove:
~12,...., ~lr
sonooperatori
differenzialilineari,
a coefficienti costanti(siano
mi, m2,...., mrgli
ordinirispettivi);
v1, v2,..., vr; ni, n2,..., nr sono interi non
negativi,
conV2« -:--- n2, ... , P2,...., Pr
sonopolinomi
interi nellavariabile x,
digradi rispettivamente
non
maggiori
di v2,...., y vr .L’ordine di
(12)
è m1v1 + m2v2 + .... + mrvr i coefficienti di(12)
sono razionaliinteri e il
prodotto PP2.... Pr
è il coefficiente digrado
massimo.4. - Una seconda classe
d’equazioni.
Sia ancora A un
operatore
differenzialelineare,
a coefficienticostanti,
d’or-dine m;
esiano ’V, n
due interipositivi
n. Una naturalegeneralizzazione
del
precedente operatore
è data da
e
Po, P2,...., Pv
sono funzioni razionali intere digradi rispettivamente
nonmaggiore
del loro indice. Risultaquindi
Pel numero
precedente,
ognunodegli operatori
èlineare,
d’ordine mke a coefficienti razionali interi. Si conclude
quindi
chela’equazione
è differenziale
lineare,
d’ordine mv e a coefficienti razionali interi.Si
comprende
che se sisaprà
risolverel’equazione
si
potrà
risolvere anche(15);
e viceversa se sisaprà
risolvere(15)
sipotrà
decidere
parecchio
sulla risoluzione di(16).
Conformemente al
passaggio
da(9)
a(12),
sipuò considerare, generaliz-
zando
(15),
leequazioni
della formadove:
Ai , 112,...., ~ r
sonooperatori
differenzialilineari,
a coefficienticostanti ;
sono
operatori
differenziali lineari deltipo (14);
n2,...., nr sono interi non
negativi,
con wàn1,
’V2 ~ n2,...., 9 n1,.5. - Una terza classe
d’equazioni.
Si possono considerare
gli operatori
dove n, v
sono interi nonnegativi
con v ~ n e si haindicando con
A, ~12,...., ~1~. degli operatori
differenziali lineari a coefficienti costanti e conP, P2 ,...., Pr
deipolinomi
digradi
nonmaggiori
di v. La cor-rispondente equazione
si scrive allora
più
estesamenteLa risoluzione
dell’equazione
condurrà alla risoluzione di
(19),
e viceversasapendo
risolvere(19)
sipotrà
decidere molto sulla risoluzione di(20).
Si possono
poi
considerare leequazioni più generali
che risultano da(19),
come le
(17)
risultano da(15).
Annah della Scuola Norm. Sup. - Pisa. 3
6. - Una
quarta
classed’equazioni.
Se nel
precedente operatore
,
l’operatore (6)
sipuò
scrivere :Esaminando
(6’)
vienespontanea
laseguente generalizzazione:
dove v2,...., y vm ed ni, n2 ,.... , n,,,, sono interi
positivi
con v1C n1,
V2- n2,...., v~ n~~
eP=P(x)
è una funzione razionale intera aventegrado
nonmaggiore
del minimo
degli
interi vs, v2,...., ’Vm.L’operatore (21)
risulta differenzialelineare,
d’ordine ’Vi +"2 + .... e a coefficienti razionali interi.L’equa-
zione che s’ottiene
applicando (21)
ady(x)
eduguagliando
il risultato allo zero, si risolverà in base aquanto precede.
Sipuò
infine fare di taleequazione
unageneralizzazione
deltipo
diquelle
indicateprecedentemente passando
da(9)
a
(12)
e da(15)
a(17).
7. - Una
quinta
classed’equazioni.
Analogamente
aquanto
s’è fatto nelpassaggio dall’ operatore (6) all’opera-
tore
(13),
sipuò
considerarel’operatore
che s’ottiene da(21)
sostituendo P conun
operatore £ conveniente,
cioèl’operatore
con
dove
r2’ ... indica una funzione razionale
intera,
nella x, digrado
minoreod
uguale
al minimodegli
interi r2,...., rm.L’operatore (22)
è differenzialelineare,
d’ordine Vi + V2 + .... +)’m(nell’ ipotesi Pvl,
v2 ,..., 1 V.t #0)
e a coefficienti razionali interi(avendosi
sempre ~1-- ni ,
v2~ n2,....,
iL’equazione
che s’ottieneapplicando (22) ad y
eduguagliando
il risultatoa zero, dà
luogo
a considerazionianaloghe
aquelle
del n.°4;
inoltre sipotrà generalizzare
taleequazione parallelamente
aquanto
si è fatto nelpassaggio
da
(15)
a(17).
§
II. - Su alcuneparticolari equazioni precedenti.
8. -
Equazioni (9)
conP(x)
diprimo grado.
Consideriamo delle
equazioni (9)
conP(x) polinomio
diprimo grado,
cioèpiù precisamente equazioni
della formacostanti,
edapplicando
la(2), l’equazione (24)
si scrive :ossia,
peresteso,
che è una
particolare equazione
di LAPLACE. Per la(10), l’integrale generale
di
(24")
è dato daessendo
P(x) l’integrale generale
di Conpiù precisione, appli-
cando
(10’), l’ integrale generale
di(24")
è dato dadove i numeri ak sono le radici diverse
dell’equazione
caratteristica diAz=0, gli
rk sono irispettivi
ordini dimultiplicità
di tali radici e le csono delle costanti arbitrarie. I monomi
compaiono
solo se èrk> 2; onde,
se le radici OCk sono tuttesemplici,
l’inte-grale generale
di(24")
è dato da(25)
doveO(x)
èl’integrale generale
di9. - Osservazioni.
1°).
Sostituendo(25)
in(24’)
s’ottiene l’identitàdove si è
precisato
conl’integrale generale
di Anz=O. Cambiando in(28)
successivamente n in
n -1, n - 2,....,
% - p + 1(con s’ottengono
altre iden-tità. Tenendo conto di
queste identità,
unitamente alla(28),
s’ottiene la formula :dove è
l’integrale generale
di Inparticolare
per p=n si ha la formula :dove è
l’integrale generale
di(27).
In base a ciò e al numero prece-dente, l’equazione (24")
ha la soluzionedove è
l’integrale generale
di(27);
e(31)
sarà la soluzionegenerale
di
(24")
se e solo sel’equazione
caratteristica di(27)
ha radici tuttesemplici.
2°).
Senell’equazione (24’)
si fa la sostituziones’ottiene la
seguente equazione
10. - Alcune
particolari equazioni (24").
1°).
La(24")
per m = 2diventa
Facendo
qui ao =1, ai =0, a2 = - a2,
s’ottiene laparticolare equazione
diBESSEL
(1)
e - in virtù diquanto
è detto alla fine del n.° 8 - la(25)
ci dàla formula risolutiva
(3’)
indicata al n.°1,
mentre la(31)
ci dà perl’integrale generale
di(1) l’espressione (4)
(4) J. W. L. GLAISHER: On Riecati’s equation and its transformation, and some defi- nite integrals which satisfy them. Philos. Trans., t. CLXXII (1882), pp. 759-828. Cfr. pure : A. R. FORSYTH : Trattato sulle equazioni differenziali. Livorno, 1901 (traduzione di A. Ar- bicone) ; in particolare cfr. pp. 142-144.
Eseguendo
in(33)
la sostituzioney=x-nY,
s’ottiene -applicando (32)
-l’equazione
equazione largamente
studiata nel casoai =0 (5).
Perai =0,
n=3 si haun’equa-
zione che si
presenta
in Geodesia. Se le radici oci, U2dell’equazione algebrica
sono
distinte, l’integrale generale
di(33’)
è dato daoppure da
Da
(35),
conformemente a(10"),
s’ottiene(a
meno di un mutamento di costantiarbitrarie)
Se
poi
èl’integrale generale
di(33’),
in base a(26),
è dato daSe
l’equazione algebrica
ha le radici (Xi, DC2, oc.3 tuttedistinte, l’integrale generale
di(37)
è dato daoppure da
Se invece è 0Ci
=* Ct2, l’integrale generale
di(37)
èdato
- in base aciò che
precede
- da(5) Si veda, ad es., H. T. FLINT : Recurrence formulae for the functions which represent
...
solutions of the differential equation Proceedings of the Edinburgh
Mathem. Society, t. 33 (1914-1915), pp. 107-117.
dove i calcoli indicati si
sviluppano
facilmente.Infine,
se èl’integrale generale
di(37)
è dato das’ottiene
l’equazione
il cui
integrale generale
èoppure
dove W2,...., i cvm sono le radici
mesime
del numero a(6).
11. - Particolare
equazione (15).
Consideriamo la
speciale equazione (15) seguente:
dove n è sempre un intero
positivo (precisamente n > 2),
oc è unacostante,
P1 e P2 sono
polinomi
in x diprimo
e di secondogrado rispettivamente.
Svi-luppando
in(42)
icalcoli,
s’ottiene successivamente :°
Limitiamoci al
seguente
casoparticolare:
(6)
L’equazione (41) appartiene alla classe delle equazioni studiate da :S. SPITZER : Integration der Differentialgleichung Zeitschrift fúr Math. und Physik, Bd. 10 (1865), pp. 221-223.
~’"
. W. ALEXEIEWSKY : Sull’ integrazione
dell’ equazione a
6 (in russo).
Communications de la Societé Math. de Kharkow, 1884, pp. 41-64. ,
allora
l’equazione (42’)
si riduce allaseguente:
che,
per(42),
sipuò dunque
scrivere : ’Notiamo ora che
l’operatore
differenziale diprim’ordine
che compare fragraffe
nel
primo
membro di(43’)
ha anche laseguente espressione
dove con s’intende una
particolare primitiva
della frazione scritta.Ne segue
che, posto
per brevitàInequazione (43’),
equindi (43),
sipuò
scrivere nella formaPartendo da
(43")
è facile determinarel’integrale generale
di(43). Invero,
nella
(43")
invertendo Dn risultacon co, ci,...., Cu-! costanti arbitrarie. Ne risulta
ed ancora,
integrando
ambo i membri ed indicando ancora con Il’operazione
di determinazione d’una
particolare primitiva,
con cn costante
arbitraria,
ed ancheed infine
Sopprimendo qui
le costanti arbitrariesuperflue
date da Ci ,....,(in
modoanalogo
aquanto
s’è fatto al n.O3),
si conclude chel’integrale generale
di
(43)
è dato dadove
Ci, C2
sono costantiarbitrarie,
I èl’operazione
di determinazione di unaprimitiva particolare (del
restoqualsiasi)
eP, R
sono dati da(44).
L’ integrale generale (45)
sisemplifica
notevolmentequalora
siaa2=0
op- pure cioèquando
si tratti ordinatamente delleequazioni:
che,
per(43"),
si possono scrivererispettivamente
nelle formecon
12. -
Equazione
ottenuta da(43)
cambiando n in -n.Indicando sempre con n un intero
> 2,
interessano nelleapplicazioni
anchele
equazioni
ches’ottengono
da(43)
cambiando in essa n in -n, cioè le equa- zioni della formaLasciando a P e R i
significati
dati da(44)
eispirandosi
al numero prece-dente,
si trova - come, delresto,
si verifica direttamente - che(48)
sipuò
scrivere
(48’)
e ciò conduce subito
all’ integrazione
in termini finiti di(48).
Procedendo su(48’)
in modo
analogo
aquanto
si è fatto su(43"),
s’ottiene perl’integrale
gene- rale di(48) l’espressione
con
Ci, 02
costanti arbitrarie ed Ioperazione
di determinazione di unaparti-
colare
primitiva. È importante
constatare che in(49) l’integrale particolare,
di
(48),
dato dalcoefficiente di C2 é
unpolinomio
digrado
n. D’altraparte
l’esistenza di unpolinomio
digrado n
soluzione di(48)
risulta da unnoto teorema
(’).
(7)
A. MAMBRIANI: Equazioni differenziali lineari aventi soluzioni polinomiali. Bollet-tino Unione Matem. Italiana, Vol. XVII (1938), pp. 26-32. Cfr., in particolare, pag. 29, teor. II.
Consideriamo
qualche
casoparticolare:
1°).
Se èa2 = o,
cioè se si trattadell’ equazione
cadiamo in noti risultati
(8).
Oraperò
le conclusioni sonopiù complete.
Preci-samente,
se èaà # 0
è soluzione di(50)
ilpolinomio
essendo - come al numero
precedente
-Un’altra soluzione di
(50),
linearmenteindipendente
dalprecedente polinomio
è data da
(8) A. MAMBRIANI: Determinazione della soluzione polinomiale dell’equazione +
+(bix+bo)y’-nbiy==0.
Annali R. Scuola Norm. Superiore, S. II, Vol. VII (1938), pp. 189-194.Vedasi pure, G. P ALAMÀ: Sulla soluzione poliromiale della Bollettino Unione Matem. Italiana, S. II, Vol. I (1939), pp. 27-35.
Se, invece,
in(50)
è cioè se trattasidell’equazione
è soluzione di
(51)
ilpolinomio
B~. 1 iw i . t
mentre un’altra soluzione di
(51),
linearmente.indipendente
dalpolinomio Pn(x),
è, ,
2°).
Se in(48)
si faa2 =1, a1=o, ao = -1, bi=2, bo=O,
s’ ottienel’equazione
diLEGENDRE,
con n interopositivo,
Applicando (49)
risulta subito - com’ è ben noto - che è soluzione di(52)
il
polinomio
- -mentre un’ altra soluzione di
(52),
linearmenteindipendente
da talepolinomio,
è data da
13. -
Un’equazione
casoparticolare
sia di(43)
che di(48).
Consideriamo
l’equazione
Quest’equazione
s’ottiene da(43) ponendo ~2==~ bo = b,
e s’ottiene pure da(48)
colle stesseposizioni
e inoltre cambiando n inn + 1.
Nerisulta, appli-
cando
(43")
e(48’)
chel’equazione (53)
sipuò
scrivere nei due modiseguenti :
essendo Sfrutteremo sia
(53’)
che(53")
per dareall’ integrale generale
di(53)
una forma moltosemplice.
Intanto da(53’)
segue subito che taleintegrale generale
èmentre da
(53")
segueDa
(54)
e(54’)
risulta chel’integrale generale
di(53)
èsemplicemente
dove -
ripetiamo
- èed I è
l’operazione
di determinazione d’unaparticolare primitiva (del
restoqual- siasi).
Notiamo che in(54")
ilmoltiplicatore
della costante arbitraria C2 è unpolinomio
digrado ~+1.
In
particolare, 1’equazione
dove oc è una