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Il capitolo sulla prosa d’arte di Alenino, alla quale, peraltro, la Veyrard-Cosme ha già dedicato un cospicuo numero di contributi (tutti citati in bibliografia alle pp. LXVII- LXVIII), riveste un particolare interesse e merita di essere segnalato per la sua esausti vità. L’analisi stilistica e formale delle tre Vitae, trattata dalla Veyrard-Cosme con nume rosi esempi, considera la paronomasia e i giochi di parole (pp. 152-154), la prosa in rima e la prosa ritmica (pp. 157-163), la paratassi asindetica (pp. 163-170), la paratassi sinde tica (pp. 170-176), l’anafora (pp. 176-183), i raggruppamenti binari, i parallelismi, le opposizioni e i raggruppamenti ternari (pp. 183-219). Per quanto concerne la sezione propriamente narratologica, il lavoro si sofferma, fra l’altro, sulla struttura delle Vitae (pp. 230 e sgg.) evidenziandone i temi più significativi con un’analisi dei verbi e dei sostantivi ricorrenti (pp. 250 e sgg.). La stessa cosa avviene per i temi agiografici (azioni dei protagonisti e fenomeni soprannaturali : a pp. 262 e sgg.) e i ruoli dei protagonisti dei testi (i santi, le figure dei sovrani, il diavolo : a pp. 283 e sgg.) per i quali viene svolta un’analisi altrettanto ampia, sempre a partire dal vocabolario delle Vitae. Non meno rile vante è la sezione nella quale viene trattato il simbolismo numerico — in particolare quello dei numeri 3, 4, 6, 7, 12, 20 e 33 — ricorrente nelle Vitae e in altre opere di Alenino (pp. 315-328).
La parte conclusiva dello studio narratologico affronta i problemi di intertestualità delle tre Vitae (Hagiographies : problèmes d ’intertextualité \ pp. 329-409). Attraverso il rilevamento delle citazioni e delle allusioni testuali e letterali dell’Antico e del Nuovo Testamento, viene messa in evidenza la presenza della Bibbia nell’opera agiografica dell’Eboracense (pp. 334-339 per il Vecchio Testamento; pp. 340-381 per il Nuovo). Il quadro d’insieme che risulta è quello di una evidente corrispondenza tra i Vangeli e la struttura e il simbolismo delle tre Vitae. L’ultima sezione tematica rileva invece le convergenze dei testi di Alenino con la Vita Martini di Sulpicio Severo (U autorité de
Sulpice Sévère et le m odèle martinien, pp. 384-389), il suo debito nei confronti delle opere di Gregorio Magno (Les Dialogues de Grégoire, clés des textes alcuiniens, pp. 389-395), e la presenza di temi agiografici analoghi a quelli della Vita Columbani di Giona di Bobbio (pp. 395-405) e della Vita Cuthberti di Beda (pp. 405-409).
La Conclusion (pp. 413-415) è seguita da cinque indici (degli autori antichi e moderni : pp. 419-421 ; delle nozioni stilistiche, retoriche e narratologiche : pp. 423-425 ; delle opere di Alenino citate : pp. 427-428 ; dei personaggi : pp. 429-431 ; delle citazioni bibliche : pp. 433-436).
Alberto B a r t ò l a
H r o t s v i t h a G a n d e s h e m e n s is , G esta Ottonis Imperatoris. Lotte, drammi e trionfi nel destino di un im peratore, a cura di Maria Pasqualina P i l l o l l a , Firenze : SISMEL • Edizioni del Galluzzo, 2003 («Per verba » 20), pp. CXII-106.
I Gesta Ottonis Imperatoris sono un poema epico-storico composto da Rosvita di Gandersheim tra il 965 e il 967 per celebrare le imprese di Ottone I di Sassonia. Il poema è preceduto da una epistula prefatoria in prosa rimata indirizzata a Gerberga, badessa di Gandersheim (dal 959) e nipote di Ottone, che aveva affidato a Rosvita il compito di narrare le vicende dello zio dall ’ incoronazione regia a quella imperiale (nel febbraio del 962). Il testo dei G esta — già disponibile in diverse edizioni dopo la
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ceps uscita nel 1501 a Norimberga per cura dell’umanista tedesco Konrad Celtis, al
quale si deve anche la scoperta del codex unicus che lo tramanda insieme con altre opere di Rosvita — , viene ripubblicato dal ms. München, Bayerische Staatsbibliothek, lat. 14485, ff. 130v-150v (proveniente dal monastero benedettino di Sant’Emmerano di Ratisbona, scritto in minuscola carolina del sec. x ed esemplato da 3 mani nella parte di
Gesta, cfr. pp. XCIV-XCVI). Allo stato attuale il poema risulta composto da 1517 esametri leonini con rima interna, ma presenta una lacuna di circa 384-390 versi (dal 753 al 1141) sulla quale le interpretazioni degli studiosi sono state discordanti (a p. C dell’introduzione si richiamano le proposte di Paul Winterfeld, Karl Strecker e Walter Berschin, tutti curatori di precedenti edizioni dei Gesta).
L’ampia introduzione presenta i Gesta alla luce della biografia di Rosvita e dei dialoghi in prosa rimata che li precedono : L'autrice (pp. IX-XXII) ; I Gesta Ottonis :
cronologia e fonti (pp. XXII-XXVII) ; / prologhi (pp. XXVII-XXIX). Altre sezioni illu strano i contenuti storico-ideologici del poema e i modelli epici ricalcati dalla canoni- chessa di Gandersheim : I Gesta Ottonis: gli eventi e la loro rappresentazione (pp. XXIX-LXIII); L'ideologia del poema (pp. LXIII-LXXIV) ; D all'epica degli eroi
cristiani all'epica di corte: i modelli (pp. LXXV-LXXVili).
La sezione sulla quale è opportuno insistere in questa sede è quella intolata Lingua e
stile (pp. LXXVIII-XCIV). Anche se la latinità e il lessico di Rosvita sono già stati oggetto di numerosi contributi a partire dal dettagliato index grammaticus compilato da Winterfeld per la sua edizione berolinense del 1902, l’analisi di M. P. Pillolla si sofferma sugli aspetti linguistici « più rilevanti, in confronto soprattutto con la produzione lette raria precedente per stabilire se ci sono differenziazioni e modifiche, ricercando, dove sia possibile identificarli anche i testi e i modelli ai quali [Rosvita] si è ispirata» (p. LXXIX). L’esame di 15 vocaboli dei G esta « appartenenti al lessico medievale, un terzo dei quali compare anche nelle altre opere poetiche, ma non nei drammi » {ibid.), riguarda i sostantivi come aligenus (v. 168), archipraesul {epistula 11), carminulum (v. 13), famulamen (v. 530), mandamen (v. 653), nebulum (v. 556), precula (v. 276),
tractamen (v. 637) ; aggettivi come combenedictus (v. 1482), frigoreus (v. 360), prae-
paucus (vv. 256, 611) ; e verbi come augesso (v. 41 analizzato alla luce delle interpreta zioni date dai precedenti editori), circumdijfundo (v. 510), pigesco (epist. 2, originario probabilmente dalla lettura di Prudenzio).
Ridotti, nei Gesta, rispetto alle altre opere di Rosvita, i grecismi di derivazione eccle siastica: i casi sono quelli di sostantivi come coenobium (v. 244), ecclesia (vv. 45, 51, 53, 145, 1516), holocaustum (v. 329), hymnus (v. 356), patriarcha (v. 192), presbyter (v. 534), zelus (v. 1494), e di aggettivi come angelicus (v. 270), apostolicus (v. 1497),
catholicus (v. 55) ; sono presenti anche casi di grecismi privi di accezione cristiana come
sophia (vv. 63, 237), stemma (v. 472) e diadem a (v. 1479), già attestati nella poesia pagana.
Tra i vocaboli assenti nella tradizione poetica classica e tardo-antica presenti nel poema epico si segnalano : mandatela (vv. 525, 641, 650, 1161), vem ulitas (v. 175, atte stato in autori classici, ma tra i medievali solo in Sedulio Scoto e Walter di Spira) ; avverbi come collectim (v. 1173, nella tradizione medievale, oltre che in Rosvita, è atte stato nel Carmen in honorem Lodowici P ii di Ermoldo Nigello e nel Breviloquium di Fridegodo) e gratanter (v. 1152, attestato in Paolo Diacono, Alenino, Rabano Mauro, Walafrido Strabo, Ermoldo Nigello e altri ancora) ; aggettivi composti come praelucidus (v. 478, ignoto ai poeti classici è attestato nel poema Karolus Magnus et Leo papa, in Smaragdo, nel Carmen de sancta Lucia e in Notkero Balbulo) e subtristis (v. 310, atte stato nell’Anuria di Terenzio, in Bonifacio, Milone di Saint Amand e Eirico di Autun).
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Numerosi i casi di diminutivi che nello stile di Rosvita rappresentano uno degli aspetti più caratteristici : carminulum (v. 13), candidolus (v. 185), diecula (v. 395), gemmula
(Prologus //, v. 1), gratiola (vv. 132, 208, 239, 337, 370,432, 446, 465), libellum (Proio-
gus /, vv, 15, 28, Prologus //, v. 14 ), locellum (vv. 568, 627, 1179), morula (v. 1171),
munusculum (vv. 132, 465), nigellus (v. 182), ocellus (Prologus //, v. 7), partícula (v. 499), plebecula (v. 402), popellus (vv. 55, 130), precula (v. 276), praepauculus (v. 435), tempusculum (v. 372), verbulum (v. 436), versiculum (v. 83). Nei Gesta la carat teristica dei diminutivi è quella di essere « in numero minore rispetto ai poemi agiografici, e quasi sempre con una valenza semanticamente inespressiva, segno che la loro utilizza zione è legata soprattutto alla necessità metrica » (p. LXXXI). Allo stesso modo sono scar samente presenti i composti nominali «caratteristici dello stile elevato (...) assenti nei drammi, rari nei due poemi epici, praticamente esclusivi dei poemi agiografici » (p. LXXXII). Sono tuttavia da segnalare altithronus (Prologus //, v. 3, 693), heiliger (v. 50), mellifluus (v. 1178), omnipotens (v. 1145), stelliger (v. 60), tutti già attestati nella poesia classica e in quella cristiana. Tra le evoluzioni semantiche dei vocaboli classici riferiti a cariche ‘profane’ vanno menzionati senior (col significato di ‘signore’ in senso feudale ai vv. 439,658, l ì 84), comes (vv. 176,209,279,506), dux (siacome ‘condottiero’ che come ‘duca’, ad es. ai vv. 6, 49 etc. ). Per due casi di scambio di declinazione (nebu-
lum invece del classico nebula al v. 556 e nota a p. 84 e aligenorum al v. 168) rinvio all’analisi dei passi e alla discussione delle varie posizioni degli interpreti (cfr. p. LXXXIII). Altrettanto analitica è poi la sezione dell’Introduzione che tratta della versificazione del poema (p. LXXXV e sgg.) e delle reminiscenze di poeti classici, cri stiani e medievali quali ad esempio Virgilio, Orazio, Stazio, Lucano, Silio Italico, Pruden zio, Iuvenco, Boezio, Venanzio Fortunato, Aldhelmo, Beda, Alenino, Walafrido Strabono, il Waltharius, il Poeta Sassone, i Gesta Apollonii (cfr. pp. LXXXVIII e sgg.). Le numerose note al testo (pp. 61-89) offrono un esame dettagliato delle iuncturae dei Gesta e dei poemi agiografici di Rosvita attestate in fonti classiche e medievali (cfr. pp. GII e sgg.).
Il volume è completato da una bibliografìa (pp. CVII-CX) e da indici degli studiosi citati (pp. 93-95), degli autori e delle opere citate (pp. 97-99), dei nomi propri e dei luoghi (pp. 101-104).
Alberto B a r t ò l a
Consuetudo Camaldulensis. Rodulphi Constitutione s. Liber Eremitice Regule. Edizione critica e traduzione a cura di Pierluigi L i c c i a r d e l l o , Firenze : SISMEL • Edizioni del Galluzzo, 2004 (Edizione Nazionale dei Testi Mediolatini 8 - Serie II. 4), pp. CXXXII-144.
L’edizione di Pierluigi Licciardello pubblica il testo critico delle Rodulphi Constitu
tione s (RC) e del Liber Eremitice Regule (LER). I due testi si pongono alle origini del
corpus delle costituzioni dei monaci Benedettini Camaldolesi e rappresentano la più antica codificazione degli usi e delle consuetudini di vita di quella comunità. Tanto le
Constitutiones quanto il L iber sono state a lungo attribuite a Rodolfo I, quarto priore di Camaldoli (dal 1074 al 1088/89). La prima parte dell’introduzione illustra le soluzioni proposte degli storici per la datazione e l’attribuzione dei due testi e rimette in discus sione la ‘tesi unitaria’ che a partire dal secolo xm li ha considerati come opera dello